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Autore: William

Filastrocche di Natale 🎅


Mentre si apetta il Natale, e fuori fa tanto freddo, perchè non divertirsi a recitare o cantare delle simpaticissime filastrocche?

In questa pagina raccogliamo alcune bellissime filastrocche a tema natalizio, così da poter passare dei bei momenti insieme ai vostri bambini, ridendo e scherzando con le rime.


Il calendario dell’avvento 🗓

Nel mese di dicembre c’è un calendario speciale
che ci accompagna dal giorno 1 fino a Natale.
Ha ventiquattro finestrelle sigillate
con sorprese che attendon d’essere svelate,
e se sei un bambino fortunato
può capitarti quello con sorprese di cioccolato.
Puoi trovarci un pupazzo di neve, un angioletto,
o una renna che indossa un bel giubbetto.
Quando sta per finire, non rimanerci male,
perché all’ultima finestra ci sarà Babbo Natale,
per questo ogni bimbo è sempre contento
quando conclude il calendario dell’Avvento.

Il vestito di Babbo Natale 🎅

Babbo Natale quest’anno è stanco
del suo solito look rosso e bianco.
Dice: “Nuova vita, nuovi colori,
questi li indosso dagli albori!”.
Così si reca dalla sarta del Polo
che abita in una casa a forma di ghiacciolo
e senza troppi giri di parole
spiega alla fanciulla ciò che vuole.
Per accontentarlo lei fa tutto il necessario
e gli mostra il suo immenso campionario
ma, purtroppo, le è chiaro immediatamente
che non è per niente facile averlo come cliente.
Scarta un vestito verde fatto di pregiate sete
perché quello è il colore dell’abete.
Poi la stoffa gialla alla sartina vieta
perché quello è il colore della stella cometa.
Allontana anche il marrone con un gesto solenne
perché quello è il colore delle renne.
La sarta, con le lacrime agli occhi ed il magone,
gli propone allora un vestito arancione.
Lui lo indossa, poi si guarda allo specchio,
ma dice che il colore lo fa sembrar più vecchio.
Così alla fine decide di mettersi addosso
ancora una volta il vestito bianco e rosso.

L’albero di Natale 🎄

L’albero di Natale si sveglia una mattina
e dice: “Portatemi su dalla cantina!
Voglio esser addobbato, voglio diventare bello,
con ghirlande e festoni fatemi un mantello.
Poi palline, nastri e fili di collane,
sarò la star di casa per parecchie settimane.
Mettetemi addosso tante luci scintillanti
sopra, sotto, dietro e davanti,
e in alto una stella dovrà essere aggiunta,
tutta luccicante, che mi farà da punta.
E se c’è una cosa che proprio mi rattrista
è se non mi piazzate bene in vista.
Per cui datevi da fare, fate in fretta,
perché il tempo di Natale arriva e non aspetta”.

Copyright dei Testi © Monica Sorti


Chi sono

Monica - fabulinis.com

Ciao, sono Monica e scrivo filastrocche. Lo scorso anno ho pubblicato il mio primo libro dal titolo “Animali in Rima”, edito da Favole&Fantasia. Oltre alle filastrocche, scrivo leggende in rima, fiabe e favole. Il tutto nei ritagli di tempo, dato che la mia occupazione principale consiste nel collaborare con un settimanale della mia città. Mi piacciono i gatti, la musica, il calcio e la pizza. E il mondo magico e fantasioso dei bambini. 🤗


L’amico fifone 😱


Il coraggio non ce l’hanno tutti, ma con l’astuzia ci si può salvare la vita!

Questo piccolo racconto farà sorridere te e il tuo bambino: due piccoli amici che vivono una bella aventura, ognuno la affronterà a modo suo, uno in modo un po’ astuto e l’altro un po’… da fifone!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba dell’amico fifone:

L’amico fifone 😱 storia completa


Marco e Stefano erano amici inseparabili, e quel giorno erano andati nel boschetto dietro casa a giocare a fare gli indiani.
Avevano entrambi in mano il loro arco di legno e sulle spalle portavano la faretra con dentro le frecce dalla punta a ventosa.

Marco prese una freccia e la tirò contro un grande albero, ma non prese bene la mira e mancò il bersaglio.
– Guarda qua, ti faccio vedere io come si tirano le frecce! – lo prese in giro Stefano, che prese la mira, tese l’arco e scoccò la freccia. Ma anche Stefano mancò il bersaglio.
Marco si mise a ridere e Stefano, arrabbiatissimo, continuò a lanciare frecce finché non riuscì a prendere il tronco dell’albero.
– Visto che ci sono riuscito! – disse Stefano facendo la linguaccia a Marco.

Marco continuava a ridere e i due presero a rincorrersi per il bosco cercando di lanciarsi le frecce addosso.
Quando, ad un tratto, sentirono un forte rumore provenire da dietro un grande cespuglio.
Marco e Stefano si fermarono ad ascoltare, e d’istinto presero entrambi l’arco e tesero le frecce in direzione del cespuglio.

Un istante dopo, dal cespuglio spuntò il faccione di un orso!

Stefano dalla paura scoccò la freccia che, neanche farlo apposta, finì dritta dritta sul naso dell’orso, e poi scappò a gambe levate lasciando Marco da solo di fronte all’orso.
L’orso, si guardò la punta del naso a cui si era attaccata la freccia con la ventosa, poi guardò l’incolpevole Marco aggrottando le sopracciglia.
Intanto Stefano con un balzo si era rifugiato sopra il ramo di un alberello, su cui purtroppo non c’era posto anche per Marco.


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Marco guardò l’amico e cercò anche lui un albero su cui potersi rifugiare, ma niente, erano tutti alberi grandi e grossi e i rami erano troppo alti per lui.
Non aveva scampo, doveva ingegnarsi in un altro modo, e così gli venne un’idea:

– Mi fingerò morto così non mi attaccherà – si disse, e si buttò a terra chiudendo gli occhi e trattenendo il respiro.
L’orso incuriosito dalla scena uscì dal cespuglio, si tirò via dal naso la freccia e andò verso Marco.

L’orso non era poi così grande, anzi, era abbastanza piccolino perché in realtà si trattava di un cucciolo!
Avanzò verso Marco, ed iniziò ad annusarlo, prima i piedi, poi le mani ed infine il viso. Marco cercava di trattenere il fiato meglio che poteva.
L’orsetto gli annusò per bene il volto, poi il naso, le orecchie e poi… gli diede una gran leccata, e tutto soddisfatto se ne andò via.

Marco finalmente riuscì a prendere aria e fece un gran sospiro di sollievo. Intanto arrivò Stefano che aveva visto tutta la scena dall’albero ed era appena sceso.
– Come stai Marco, tutto bene?
– Sì sì, tutto bene… – disse Marco pulendosi i vestiti mentre si rialzava.
– Bella l’idea di fingerti morto, così l’orsetto se ne è andato via!
– Già…

– E dimmi, ho visto che l’orso ti ha sussurrato qualcosa all’orecchio, cosa ti ha detto?
Marco guardò Stefano e sorrise:
– Beh, mi ha detto di giocare con degli amici meno fifoni la prossima volta!
I due bambini scoppiarono a ridere: Stefano era stato davvero fifone! Ma si volevano bene e continuarono a giocare insieme.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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La fata del lago ⭐


Cantare ci rende più felici, e quando non si canta più arriva sempre la tristezza…

Come in ogni fiaba che si rispetti anche in questa c’è una creatura magica, una fata, che ha il potere di aiutare gli uomini.
E lo fa attraverso il canto e la sua voce, esattamente come noi adulti facciamo con i bambini quando raccontiamo una storia o cantiamo una ninna nanna. E se la voce viene a mancare? Diventa tutto più difficile, ed è per questo che il silenzio spesso ci mette tristezza.
Ma la nostra fata saprà far ritornare il sorriso ed il buonumore a tutti.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della fata del lago:

La fata del lago ⭐ storia completa


C’era una volta un lago dove, nascosta dentro una grotta, viveva una splendida fata.
Nessuno degli abitanti della valle però l’aveva mai vista, perché era abilissima a nascondersi e se necessario a trasformarsi in qualche animaletto per sfuggire dalle persone.
Tutti però l’avevano sentita cantare, la sua voce era così bella e armoniosa che, anche le più dure giornate di lavoro, sembravano più leggere ascoltandola.

Un giorno due piccoli pastorelli che stavano controllando le loro pecore, sentirono la voce della fata cantare. Era così vicina che i due si nascosero dietro un albero per paura di essere visti, ed infatti dopo un attimo comparve nel prato la bellissima fata dai capelli color blu come il mare.
Il più piccolo dei due esclamò:
– E’ la fata del lago!

Il più grande non fece in tempo a tappargli la bocca che la fata si girò verso di loro, sorpresa.
La fata, a questo punto fugge via veloce e si rifugia dentro al bosco.
I due pastorelli cercano invano di rincorrerla, ma lei è troppo veloce e dopo poco non riescono più a vederla, era sparita.
I due tornarono a casa di corsa, volevano raccontare a tutti dell’incontro con la fata, ma appena entrarono in casa sentirono il papà che diceva alla mamma:

– Oggi ad un certo punto la fata del lago ha smesso di cantare… non l’abbiamo più sentita, arrivare a fine giornata senza il suo canto è proprio dura…
I due pastorelli si guardarono i faccia, forse la fata aveva smesso di cantare proprio per colpa loro, pensarono entrambi, e se ne stettero zitti zitti.

E infatti da quel giorno la fata non cantò più, e tutti gli abitanti della valle si sentivano sempre più tristi e stanchi dal duro lavoro.
Il canto della fata mancava a tutti.
I due pastorelli pensarono di averla combinata proprio grossa, e decisero di rimediare.


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Si misero a cercare la grotta della fata per tutto il lago, finché un giorno mentre ne stavano esplorando una, sentirono dei singhiozzi di pianto provenire dal fondo.
– Signora fata del lago? – disse il più grandicello dei due pastorelli.
– Non avvicinatevi! Cosa volete da me?! – rispose piangendo la fata.
– Volevamo solo scusarci per l’altra volta, non era nostra intenzione farle prendere paura…

– Non ho preso paura… è solo che voi mi avete vista!
– Ci scusi se l’abbiamo vista, eravamo solo curiosi e…
– Ma perché non vuole essere vista? Lei è così bella! – interruppe il pastorello più piccolo.
– Non è vero! – rispose la fata, piangendo ancora di più – sono orribile!
I due pastorelli si guardarono in faccia meravigliati.

– No, no signora fata, lei è proprio bella! – continuò il più piccolo.
– Come fai a dire che sono bella con questi orribili capelli blu! Tutte le altre fate hanno i capelli color dell’oro, io invece ho i capelli color del mare… – e scoppiò in un altro pianto.
I due pastorelli rimasero ammutoliti per quella strana spiegazione. Per loro due la fata era la donna più bella che avessero mai visto.

– Mi creda signora fata che per noi lei è bellissima… e poi la sua voce lo è ancora di più, da quando non la sentiamo più cantare, tutti gli abitanti della valle sono più tristi…
La fata pian piano smise di piangere.
– Davvero senza il mio canto tutti gli abitanti della valle sono più tristi?
I due pastorelli annuirono con forza.

La fata stette un attimo in silenzio.
– E davvero nonostante i miei capelli color del mare voi pensate che io sia bella?
I due pastorelli annuirono con ancor più forza.
La fata li guardò negli occhi, non mentivano.
– Se promettete di non dire a nessuno dove sta la mia grotta, tornerò a cantare per tutti gli abitanti della valle.
– Promettiamo! – dissero in coro i due pastorelli.

La fata sorrise, e i due pastorelli pieni di felicità e orgoglio per aver risolto la questione, si misero a saltare e gridare di gioia.
I due salutarono la fata e corsero subito verso casa, e già dopo pochi passi, sentirono alle loro spalle la meravigliosa voce della fata riprendere a cantare.

Tutti gli abitanti della valle, sentendo di nuovo il canto della fata, si fermarono ad ascoltare incantati. Di colpo erano di nuovo tutti felici, e quella sera stessa fecero una gran festa in onore della fata, con canti balli e un gran banchetto.
E i due pastorelli erano i bimbi più felici di tutti.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Dario e il Lupo Grigio 🐺


A volte fidarsi di un lupo può essere la soluzione ad un grande problema…

Dario ha una grande missione da compiere, recuperare il mitico uccello di fuoco, ma durante la sua avventura, incontrerà ben altre creature magiche…

Dario e il Lupo Grigio 🐺 storia completa


C’era una volta Re Alfonso, che coltivava un grande e rigoglioso orto nel suo castello.
Da un po’ di giorni, però, sparivano frutta e ortaggi, e il Re sospettava che dei ladri venissero di notte a rubarli.
Ordinò al contadino che coltivava l’orto di vegliare tutta la notte per sorprendere i ladri. L’uomo si mise di guardia, ma si appisolò quasi subito. Al mattino, però, riferì al Re di essere stato sempre sveglio e di non aver visto nulla. Eppure erano sparite molte pesche…
Il Re incaricò allora di far la guardia lo stalliere, ma anche lui dormì quasi tutto il tempo, e al mattino seguente mancavano parecchi frutti dal pero.

Il Re si rivolse quindi a suo figlio Dario.
– Figlio mio, non mi posso fidare di nessun altro, questa notte ti chiedo di vegliare nell’orto per scoprire chi sono i ladri.
– Certamente! – rispose Dario, che si preparò per la guardia.
Passavano le ore e non accadeva nulla. Gli occhi di Dario si erano chiusi più volte, ma lui li sciacquava con dell’acqua gelida e così si risvegliava.

Finalmente, quasi all’alba, vide un bagliore sul melo. Si nascose per vedere cos’era, e gli venne un colpo: un uccello dalle piume di fuoco stava mangiando le mele!
Si avvicinò più piano che poteva e con un salto cercò di afferrarlo, ma l’uccello di fuoco spiccò il volo e scappò. A Dario rimase in mano solo una piuma sfavillante.

Corse da suo padre a mostrare la piuma e raccontare cosa aveva visto.
Il Re, entusiasta, disse: – Figlio mio, ottimo lavoro! Ho adesso per te una grande missione: trova l’uccello di fuoco e portamelo!
– Certamente! – rispose Dario, che non vedeva l’ora di iniziare quell’avventura.
Corse alla stalla, sellò un cavallo e partì al galoppo.

Dopo un intero giorno di viaggio arrivò ad un bivio con degli strani cartelli. Su quello che indicava la destra c’era scritto: “Avrai salva la vita ma perderai il cavallo”; l’altro diceva: “Freddo, fame e stenti”.
Dario decise di andare a destra: pensò che avrebbe continuato a piedi, se fosse rimasto senza cavallo.
Era quasi notte, Dario stava cercando un posto dove fermarsi; ma ad un tratto, in mezzo alla strada, comparvero due grandi occhi luminosi che subito sparirono. Il cavallo si impennò terrorizzato e Dario cadde a terra. Non capiva cosa stava succedendo, e nel buio poteva solo sentire il cavallo galoppare, ormai lontano.

– Ecco, ho perso il cavallo, proprio come diceva il cartello… fa niente, meglio cercare un posto dove dormire.
Si riparò sotto un grande albero, ma il pensiero di quegli occhi luminosi non lo faceva dormire.
E cominciò anche a piovere, così il nostro Dario si ritrovò al mattino stanchissimo e fradicio, ma raccolse le forze e si incamminò.
Era già mattina inoltrata quando sentì alle sue spalle il rumore di un ramo spezzato. Si voltò e vide un grande Lupo Grigio che lo seguiva. A Dario si gelò il sangue nelle vene, era bloccato dalla paura! Il lupo si fermò e sedette.

– Non preoccuparti ragazzo, non ti farò alcun male: ho appena mangiato un cavallo intero e penso che per qualche giorno non avrò fame – disse il lupo sorridendo e pulendosi i denti con un’unghia.
– Devi esserti mangiato il mio cavallo, è scappato ieri sera – disse triste Dario.
– Oops – esclamò sorpreso il lupo – mi dispiace, non lo sapevo… Ma dimmi, cosa ci fai da queste parti?
– Sono in cerca dell’uccello di fuoco, devo portarlo a mio padre Re Alfonso.
– Ah, l’uccello di fuoco… – annuì Lupo Grigio. – Si dà il caso che io sappia dove trovarlo. Visto che ho mangiato il tuo cavallo e non ho niente da fare, voglio sdebitarmi: ti accompagnerò al castello di Re Vladimiro, che lo custodisce gelosamente. Saltami in groppa, faremo in un attimo!

Dario non sapeva se fidarsi, ma il lupo sapeva dov’era l’uccello di fuoco, quindi salì in groppa e partirono.
Ma Lupo Grigio era un lupo magico! In un batter d’occhio attraversarono pianure, boschi e laghi e poco dopo furono a destinazione.
– Ragazzo, fai come ti dico: le guardie stanno dormendo; tu scavalca quel muro, sali in cima alla torre, prendi l’uccello di fuoco e scappa. Io sarò qui ad aspettarti.

Dario annuì e scavalcò il muro, le guardie dormivano davvero!, corse in cima alla torre, trovò l’uccello di fuoco anche lui addormentato e lo prese. Ma, proprio mentre stava per uscire, vide la bellissima gabbia d’oro e pietre preziose dove veniva custodito l’uccello.

– Sarebbe un peccato non tenere un uccello magnifico in una gabbia altrettanto magnifica… – si disse, e fece per prenderla. Non appena la toccò, l’allarme generale suonò e le guardie lo catturarono.
Fu portato da Re Vladimiro, che volle spiegazioni.
– Tu, Dario, figlio di Re Alfonso, perché ti macchi di un crimine come il furto? –chiese il Re.
Dario, in lacrime, confessò che era stata una richiesta di suo padre.

Re Vladimiro ci pensò un attimo, poi disse: – Ti risparmio la prigione se mi farai un piccolo favore. Re Garbuglio ha un fantastico cavallo dorato che da sempre gli invidio. Se me lo porterai, io darò a te l’uccello di fuoco assieme alla gabbia dorata.
Dario, anche se contro voglia, dovette acconsentire, e, uscito dal castello, cercò il lupo.

– Lupo Grigio, sono rovinato! Adesso devo portare a Re Vladimiro il cavallo dorato di Re Garbuglio…
– Perché non hai fatto esattamente come ti avevo detto io?! – ringhiò Lupo Grigio; ma, vedendo Dario in lacrime, si calmò e disse: – Va bene dai, non preoccuparti, ti aiuterò io, dopo tutto mi stai simpatico. Su, salta in groppa!
Dario salì e in men che non si dica furono al castello di Re Garbuglio.
– Ascoltami bene ragazzo: le guardie stanno dormendo; tu scavalca questa staccionata, vai nella scuderia, prendi il cavallo e scappa. Io sarò qui ad aspettarti.

Dario annuì e scavalcò la staccionata, le guardie della scuderia dormivano davvero!, corse verso il cavallo dorato, ma, mentre stava per montargli in groppa, vide sulla parete delle stupende briglie tutte ornate di gemme preziose.
– Questo magnifico cavallo va assolutamente cavalcato con queste magnifiche briglie… – Non appena le toccò, l’allarme generale suonò e fu catturato.


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Fu portato da Re Garbuglio che volle spiegazioni.
– Tu, Dario, figlio di Re Alfonso, perché ti macchi di un crimine come il furto? – chiese il re.
Dario, in lacrime, confessò che era stata una richiesta di Re Vladimiro.
Re Garbuglio ci pensò un attimo, poi disse: – Ti risparmio la prigione se mi farai un piccolo favore. Re Pastino ha rapito la mia bellissima nipote Aurora e la vuole sposare, ma lei si è sempre rifiutata. Se me la riporterai, io darò a te il cavallo dorato assieme alle briglie di gemme preziose.

Dario, anche se contro voglia, dovette acconsentire, e, uscito dal castello, cercò il lupo.
– Lupo Grigio, sono rovinato! Adesso devo riportare a Re Garbuglio sua nipote rapita da Re Pastino…
– Perché non hai fatto esattamente come ti avevo detto io?! – ringhiò Lupo Grigio; ma, vedendo Dario disperato, disse: – Va bene dai, non preoccuparti, ti aiuterò io. Salta in groppa!
Dario salì e in men che non si dica furono al castello di Re Pastino.

– Questa volta non ti deluderò, dimmi cosa devo fare – disse Dario.
– Stai fermo qui e non muoverti! – rispose Lupo Grigio, e con un balzo scomparve oltre il muro.
Dario rimase immobile, e dopo pochi minuti il lupo ritornò portando Aurora la nipote di Re Garbuglio.
Dario guardò la ragazza e domandò: – Come mai è svenuta ed è legata alla tua groppa?
– L’ho addormentata prima che mi potesse vedere, non volevo che gridasse dalla paura… ma adesso facciamo presto, allontaniamoci e torniamo al castello di Re Garbuglio.

Mentre correvano veloci attraverso boschi e pianure Dario guardava Aurora: era così bella che se ne innamorò perdutamente.
– Lupo Grigio, mi sono innamorato di Aurora, non posso restituirla a Re Garbuglio!
Il lupo si fermò, erano ormai molto vicini al castello e Aurora si stava risvegliando. – Ragazzo, rimani qui con lei, io devo nascondermi: se Aurora mi vede si spaventerà. Nascondila e raggiungimi, ti aspetterò vicino alla porta del castello – e corse via.
Aurora riaprì lentamente gli occhi – Dove sono? E tu… chi sei?! – esclamò impaurita.

– Sono Dario, figlio di Re Alfonso. Ti ho salvata da Re Pastino e riportata da tuo zio, Re Garbuglio.
– Oh no! Io odio Re Garbuglio, ero quasi contenta di essere stata rapita! – disse Aurora molto arrabbiata.
Dario, preso alla sprovvista, non sapeva cosa fare.
– Vieni, nasconditi qui nel bosco e aspettami, io torno subito! – e corse via in cerca di Lupo Grigio.
Lo trovò nascosto dietro un cespuglio molto vicino all’entrata del castello.

– Lupo Grigio, sono rovinato! La bella Aurora odia suo zio e non ne vuole sapere di tornare al castello! Cosa posso fare?!
– Perfetto! – disse Lupo Grigio, che in un attimo si trasformò in Aurora. – Come ti sembro?!
– Ma… sei identico ad Aurora!
– Sono un lupo magico, faccio questo ed altro! – disse. – Adesso andiamo da Re Garbuglio, farò finta di essere Aurora. Tu, invece, non appena avrai il cavallo d’oro, torna dalla vera Aurora, io arriverò poco dopo.
Dario annuì poco convinto.

Si presentarono al Re, che non si accorse di nulla e, come di parola, diede a Dario il cavallo d’oro con le preziose briglie. Uscito dal castello, il ragazzo galoppò da Aurora che aspettava nel bosco.
– Eccomi di ritorno, Aurora. Ho deciso di portarti via con me, se vuoi.
– Va bene, basta che mi porti lontano da Re Garbuglio. – Salì sul cavallo e galopparono verso Re Vladimiro.
Poco dopo, sulla strada, incontrarono Lupo Grigio. Dario disse ad Aurora di non temere, era un amico e lo aveva aiutato molto durante il viaggio.

– Lupo Grigio, come hai fatto a sfuggire a Re Garbuglio?
– Bhè, quando ha cercato di abbracciarmi mi sono ritrasformato in lupo ed è fuggito via dalla paura…
Risero tutti e tre, si rimisero in viaggio e poco dopo arrivarono da Re Vladimiro.
– E’ proprio un peccato doversi separare da questo cavallo – disse Aurora, – è così bello e veloce…
– E’ vero, questo cavallo è il migliore che io abbia mai cavalcato – disse anche Dario. – Lupo Grigio, non è che con una delle tue magie potresti fare in modo di non restituirlo a Re Vladimiro?

Lupo Grigio si mise le zampe sulla testa, disperato: “Ho incontrato due matti”, pensò.
– Va bene, ho capito. Aurora, resta qui col cavallo; Dario, seguimi.
Il lupo si trasformò nel cavallo d’oro e si avviò con Dario alle porte del castello.
Poco dopo Dario tornò da Aurora con l’uccello di fuoco nella gabbia d’oro. Salirono sul cavallo e galopparono verso il castello di Re Alfonso.

Più avanti sulla strada incontrarono Lupo Grigio.
– Lupo Grigio, come hai fatto a fuggire dalle scuderie di Re Vladimiro?
Il lupo sorrise: – Non ti dico la faccia dello stalliere quando si è accorto che stava sellando un feroce lupo come me…
Risero tutti e tre, si rimisero in viaggio e poco dopo arrivarono da Re Alfonso.

– Lupo Grigio, siamo finalmente arrivati al castello di Re Alfonso. Ti ringrazio per l’aiuto, in cambio chiederò a mio padre di darti tutto quello che vorrai – disse Dario.
– Grazie per il pensiero ragazzo, sei molto gentile – disse sorridendo il lupo
– Aurora, vorrei che anche tu venissi a palazzo, mi sono innamorato di te e vorrei averti sempre accanto…
– Mio caro principe, non correre troppo. Accetto volentieri di rimanere con te al castello, ma vedremo se saprai comportarti da vero cavaliere…

Dario arrossì, e tutti insieme si avviarono al castello.
Re Alfonso fu molto contento di veder tornare suo figlio non solo con l’uccello di fuoco ma anche con un cavallo dorato ed una splendida fanciulla che sperava di sposare. Fu meno contento di incontrare Lupo Grigio che, come ricompensa per l’aiuto offerto a Dario, chiese di mangiare ogni giorno i migliori piatti cucinati al castello, e sembrava che il suo stomaco non avesse fondo.
Ma alla fine vissero tutti felici e contenti.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Lo zucchero filato 🍭


Se potessi esprimere un desiderio chiederei… dello zucchero filato! Ma non ditelo ad Alfio…

Come sempre, chi troppo vuole nulla stringe, come dice il proverbio. E questo lo imparerà presto Alfio che, baciato dalla fortuna di incontrare una fata, capirà come la vera felicità sia fatta di piccoli gesti fatti col cuore.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba dello zucchero filato:

Lo zucchero filato 🍭 storia completa


C’era una volta Alfio, un bimbo curioso e un po’ monello, che un giorno stava gironzolando per il boschetto dietro casa.
Era alla ricerca di nuovi sassolini per la sua collezione, quando ad un tratto sentì una vocina che chiedeva aiuto.
Alfio drizzò le orecchie ma non riusciva a capire da dove provenisse quella vocina.

– Devi guardare più in basso! E stai attento a non calpestarmi! – disse la vocina
Alfio, che fino a quel momento stava cercando tra gli arbusti e sui rami degli alberi, abbassò lo sguardo, e quello che vide lo colse di sorpresa.
C’era una piccola fata che aveva un piede bloccato sotto un ramoscello. Per lei era come fosse un tronco, e non riusciva più a volare.

Alfio si chinò per vedere meglio, non aveva mai visto una fata prima di allora, ne aveva sentito parlare solo nelle fiabe.
– Aiutami bimbo, e ti sarò riconoscente – disse la fata.
Senza pensarci Alfio prese il ramoscello e lo scostò, lasciando così finalmente libera la fata.
– Grazie mille bimbo mio, per sdebitarmi ti farò un dono. La persona a cui vuoi bene potrà esprimere tre desideri e vederli realizzati.
– Grazie mille signora fata!
La fata sorrise e sparì volando via nel bosco.

Alfio, tutto contento, corse verso casa, dove incontrò Serena, la sua inseparabile amica che abitava lì vicino.
– Serena, Serena! Non sai cosa mi è capitato!
Serena lo guardò stupita e chiese:
– E cosa ti è capitato Alfio?
– Ero nel boschetto qua dietro e ho incontrato una fata con un piede bloccato da un ramoscello. Io l’ho liberata ed in cambio lei ha promesso che realizzerà tre desideri di una persona a cui voglio bene!


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– Ma è bellissimo! – esclamò Serena – chissà cosa desidererà quella persona… se fossi io adesso vorrei un sacco di zucchero filato!
E come per magia Serena si ritrovò in mano uno stecco con una montagna di zucchero filato sopra.
Alfio, come anche Serena, rimase sbalordito.

– Ma no Serena! Hai sprecato uno dei desideri per dello zucchero filato! Potevi almeno chiedere una cassa di cioccolato!
E arrabbiato come non mai Alfio cercò di strappare lo zucchero filato di mano a Serena, ma per la foga inciampò e si ritrovò per terra con tutto lo zucchero filato tra i capelli.

– Ecco così impari a fare il monello, adesso hai tutto lo zucchero filato appiccicato ai capelli e non si può più mangiare! Ti meriteresti solo zucchero filato al posto dei capelli per punizione!
E come per magia i capelli di Alfio si trasformarono tutti in zucchero filato!
Serena, sempre più stupita e meravigliate, non perse l’occasione: prese una ciocca di zucchero filato e se lo mangiò.

– Ahi! – gridò Alfio – Mi strappi i capelli!
– Ti ho solo strappato dello zucchero filato… ed è pure buono! – si mise a ridere Serena.
– Noo che vergogna! Non posso rimanere così, chissà come mi sgriderà la mamma!
Serena intanto cercava di avvicinarsi per prendere un altro po’ di zucchero filato, ma Alfio scappava.

– Ti prego Serena fammi tornare i capelli come prima!
– Ma così sprechiamo l’ultimo desiderio!
– Ti prego Serena… – Alfio stava per mettersi a piangere.
– E va bene, però mi prometti che dopo mi compri dello zucchero filato!?
Alfio fece di si con la testa.

– Allora, vorrei che ti tornassero i capelli come prima!
E come per magia ad Alfio tornarono tutti i capelli.
Alfio capì che aveva sbagliato a comportarsi così con Serena. Lei desiderava del semplice zucchero filato, e quello le bastava per essere felice.
Così corse in casa a prendere i soldini e poi, mano nella mano, andarono al mercato a prendere lo zucchero filato.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Il sentiero ‘torna indietro’ ↩️


I veri amici non ti abbandonano mai, soprattutto quando ti cacci nei guai…

Il sentiero torna indietro è un racconto breve che spiega ai bambini come per fortuna, nel momento del bisogno e quando si finisce nei guai, ci sono gli amici pronti ad aiutarci, anche se sarebbe meglio non cacciarsi nei pasticci…

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del sentiero “torna indietro”:

Il sentiero ‘torna indietro’ ↩️ storia completa


Adele, Lino e Dino giocavano vicino ad uno stagno.

Lino e Dino erano fratelli gemelli, ma avevano due caratteri completamente diversi. Lino era introverso e tranquillo, Dino era un chiacchierone sempre a caccia di guai.
Adele li conosceva perché erano suoi compagni di classe a scuola, e quel pomeriggio avevano deciso di fare un giretto tutti assieme.

Quindi, corri di qui, corri di là, arrivarono fino allo stagno che c’era appena prima del bosco.
Mamma e papà avevano detto loro di stare attenti a quel boschetto, perché era fatato, e chi ci entrava finiva sempre per cacciarsi in strane situazioni.

Iniziarono a giocare e a lanciare sassi nello stagno per vedere le onde che si formavano sull’acqua. Adele e Lino si divertivano un mondo, ma Dino dopo poco già si era stancato e voleva trovare qualcosa di più interessante da fare.
Si guardò intorno e vide, sopra la foglia di una ninfea, una grossa rana. Ma non era una delle solite rane: era molto più bella ed aveva uno strano ciuffetto rosso sulla testa.

Dino cominciò a tirarle addosso dei sassolini. La rana, che all’inizio saltava di qua e di là per schivare i sassolini, iniziò ad infastidirsi e schizzò dell’acqua verso Dino, che invece si divertiva sempre di più.
Alla fine Dino riuscì a colpirla in testa con un sassolino e si sentì dire:
– Ahi! Smettila di tirarmi sassi, o trasformo te in un sasso!

Dino, che non credeva alle sue orecchie, invece di smetterla, iniziò a lanciare sassolini con maggior foga.
Adele e Lino, sentendo il gran ridere di Dino, corsero verso di lui.
Dino riuscì a colpire di nuovo la rana con un sassolino, ma proprio in quel momento la rana si infuriò.
– Basta! Ne ho avuto abbastanza! Bimbo gradasso, trasformati in un sasso!
E puff ! Dino si trasformò in un gran bel sasso grigio, con striature bianche.

Adele e Lino non credevano ai loro occhi.
– E che ti serva da lezione! – disse la rana che adesso guardava Adele e Lino con aria soddisfatta.
– Lo perdoni signora rana – disse Lino che già stava per piangere – è un combina guai, ma è un bravo fratello!
– Di questo sono sicura, ma se vuoi che tuo fratello riprenda il suo aspetto, devi prendere il sentiero del bosco che porta dalla fata Dorina. Lei sa come farlo tornare come prima. Ma stai attento, perché quello è un sentiero fatato: ogni volta che girerai la testa per guardare indietro, tornerai al punto di partenza!

La rana quindi fece tre balzi e sparì dietro un grosso cespuglio, dove riprese le sue sembianze di Strega.
La rana, infatti, era la strega Greta, zia di Adele (Adele però non sapeva ancora di avere una zia strega), che aveva deciso di dare una piccola lezione a quel monello di Dino e infondere maggiore coraggio a Lino.


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Lino fece un gran sospiro, prese coraggio e iniziò a camminare per il sentiero che portava dalla fata Dorina.
– Stai attento Lino! – gli gridò Adele.
Lino si girò per dirle che sarebbe stato attento, ma come per magia si ritrovò al punto di partenza accanto ad Adele…
Lino riprese il sentiero, e poco dopo vide uno scoiattolo che gli corse tra le gambe. Lui si girò e… puff ! si ritrovò di nuovo accanto ad Adele.

La cosa andò avanti così per almeno una decina di volte. Lino partiva, stava via alcuni minuti, e poi Adele lo vedeva ricomparire sempre lì, accanto a lei e al suo fratello Dino-sasso.
Adele, per la noia, si era seduta sulla riva dello stagno a guardare le libellule.
– Non è colpa mia! – le disse Lino dopo l’ennesima volta che con un puff ! le ricompariva accanto – è che ad ogni minimo rumore io mi distraggo e guardo sempre indietro!

Ad Adele venne in mente un’idea.
– Adesso ti tappo le orecchie con questi fazzolettini di carta, vedrai che così non sentirai più rumori e non sarai distratto.
– Grande idea Adele! – Lino si tappò le orecchie e ripartì più determinato di prima.
Cammina cammina, era ormai nel fitto bosco, dove tutti gli strani rumori di animali e uccelli erano più forti. Ma lui li sentiva appena, e riusciva ad andare avanti senza girarsi. Così, finalmente, arrivò ad una piccola casetta con una porta piccola piccola: era la casetta di fata Dorina.

Lino si tolse i tappi dalle orecchie e bussò.
– Chi è? – chiese la fata andando ad aprire la porta.
– Mi chiamo Lino, mio fratello Dino è stato trasformato in sasso da una rana e solo lei può aiutarmi!
Alla fata sembrò strano che una rana potesse trasformare in sasso i bambini, e intuì che forse era stato uno scherzetto della strega Greta, sua amica… Prese quindi un vasetto, ci versò dentro del liquido verde e lo diede a Lino.

– Tieni ragazzo, versa questa pozione magica sul sasso e vedrai che tuo fratello tornerà in un batter d’occhio quello di prima.
– Grazie mille signora fata! – disse Lino. Prese il vasetto e corse più veloce che poteva verso lo stagno. Ormai i rumori strani e a volte paurosi del bosco fatato gli facevano poca paura.

Finalmente era arrivato da Adele, aprì il vasetto, versò il liquido verde sul sasso e puff ! Dino era di nuovo quello di prima, solo ricoperto dal verde gelatinoso della pozione magica.
– Bleah! – disse schifato Dino, ma poi, ripulitosi un pochino, corse ad abbracciare e ringraziare il fratello per averlo tirato fuori da quel guaio.

I tre bambini tornarono così a giocare assieme, e dal bordo dello stagno una rana dal ciuffo rosso li guardava tutta contenta.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Lo sposo di Topina 🐭


Quale sarà lo sposo migliore per la piccola Topina?

Questo racconto breve e divertente racchiude un insegnamento importante, forse più per i genitori che per i piccoli: a volte, nella foga di volere il meglio per i nostri figli, noi genitori dimentichiamo di ascoltare il loro parere. Lo si fa in buona fede, ma ogni tanto forse è meglio fermarsi e rifletterci sopra.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba dello sposo di Topina:

Lo sposo di Topina 🐭 storia completa


C’era una volta una Topina che viveva ancora coi genitori. Per loro era la miglior Topina del mondo, e adesso che si era fatta grande avrebbe dovuto meritare un marito speciale.
Se per il papà di Topina bastava un bravo e gentile topino come marito, per la mamma invece un topo non era abbastanza, lei voleva di più.
La mamma di Topina non voleva che cercasse come marito un topo qualunque, per lei voleva il meglio del meglio! Così iniziò a discuter col papà, e furono urla e grida.

– Ma cosa hai contro un bel topino giovanotto, onesto e lavoratore? – chiedeva il papà alla mamma.
– Mia figlia è troppo bella e intelligente e non sposerà mai un topo! Per lei esigo qualcuno di eccezionale! – rispondeva lei.
– E allora se vuoi qualcuno di eccezionale perché non chiedi al Sole!?
La mamma di Topina ci pensò su e disse:
– Sì, credo che il Sole sia un marito all’altezza della mia piccola.
– Allora andiamo a chiedere al Sole – rispose sconsolato il papà.
– Andiamo!

Peccato che nessuno dei due chiese il parere a Topina, che sospirò e li seguì senza dire nulla.
Andarono quindi dal Sole.
– Signor Sole – disse la mamma – guarda la nostra piccola, non pensi che sia una ragazza degna di sposare una persona eccezionale e forte come te?
Il Sole, che di sposarsi non aveva nessuna intenzione, rispose:
– Vedo, la piccola Topina è sicuramente una delle più belle che io abbia mai visto, però vi devo deludere, c’è qualcuno che è più forte di me ed è…

Proprio in quel momento un Nuvolone coprì il Sole, che non riuscì a finire la frase.
Mamma e papà topo capirono che il Nuvolone era più forte del Sole, e gli chiesero se voleva sposare la Topina.
– Io non mi merito la vostra splendida figliola – rispose il Nuvolone – c’è qualcuno che è più forte di me ed è il vento!


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All’istante iniziò a soffiare un forte vento che spazzò via il Nuvolone e fece rotolare tutti i topini fino a fermarsi contro un muro poco più in là.
La famiglia dei topini si rialzò pulendosi i vestiti e ricomponendosi i capelli scompigliati dal vento, e mamma e papà topo gli chiesero se voleva sposare la loro Topina.

– Veramente io non sono all’altezza di sposare la vostra incantevole Topina, c’è qualcuno che è ancora più forte di me, ed è il muro contro cui siete andati a sbattere, nemmeno io posso far nulla per abbatterlo.
Mamma e papà topo si girarono allora verso il Muro. Era un muro umido, fatto di pietre e mattoni tutto coperto di muschio.

La mamma di Topina stava per chiedergli se voleva sposarla quando Topina, che fino ad allora era rimasta zitta e tranquilla, esplose dicendo:
– Eh no! Un vecchio e ammuffito muro no! Va bene il Sole, va bene il Nuvolone e va bene anche il Vento, ma un umido muro fatto di pietre e mattoni non lo sposerò mai!

Il povero Muro, che era lì da secoli ed aveva resistito a qualsiasi tipo di intemperia, ci rimase un poco male a vedersi descritto così, ma disse:
– Vostra figlia ha ragione, è vero che io son più forte del vento impetuoso, ma c’è qualcuno che è ancora più forte di me!
– E chi sarebbe? – chiesero in coro mamma e papà topo.
– Un topolino! – rispose il muro.

Mamma e papà topo si guardarono in faccia increduli.
– Solo un topolino può scavare dentro di me e passarmi attraverso – continuò il muro.

Il papà di topina sorrise e anche la mamma fu finalmente convinta che un bel topino era lo sposo migliore per Topina.
I tre tornarono a casa felici e contenti, e così Topina fu libera di scegliersi come sposo il topino che più le piaceva.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Il viandante 🚶


Le fiabe popolari sono piene di spunti e insegnano, tra le altre cose, ad aguzzare l’ingegno per riuscire a cavarsela in ogni situazione.

Il viandante è una rielaborazione dell’antica fiaba “La minestra di sassi” che noi di fabulinis abbiamo riscritto con la nostra fantasia. E’ una fiaba che fa capire cosa significa la condivisione: infatti, se si condivide ciò che si ha, alla fine si è tutti più felici.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del viandante:

Il viandante 🚶 storia completa


C’era una volta un viandante che camminava per i boschi. Quel sentiero lo avrebbe riportato a casa dopo tanti anni trascorsi viaggiando.
Era sera e la stanchezza iniziava a farsi sentire. “Meglio cercare un posto dove poter fermarsi a riposare e mangiare qualcosa” pensò, ma di taverne o locande non ce n’era nemmeno l’ombra.
Finché, cammina cammina, vide una casetta con le luci accese. Si avvicinò: dentro c’era un bel fuocherello che ardeva scoppiettante. Bussò quindi alla porta.

Arrivò ad aprire una vecchietta che lo squadrò dalla testa ai piedi.
– Buonasera – disse il viandante.
– Cosa vuoi da me?! – rispose burbera la vecchietta.
– Cerco solo un po’ di caldo ed un riparo per la notte.

– Questa non è una locanda! E io non ospito estranei! – rispose ancora più arrabbiata la vecchietta.
– Non essere così scontrosa, mia signora, non pensi che sarebbe un mondo migliore se ci aiutassimo l’un con l’altro?
– Ah si? E chi aiuterà me? Io non ho nulla da darti, nemmeno un tozzo di pane…
– Mi basta poter dormire sotto un tetto, non chiedo altro…

Dopo un po’ di insistenza, finalmente, la vecchietta lo fece entrare. Quando fu dentro casa, il viandante si guardò attorno: la casa era pulita, ben tenuta e con dei bei mobili e lui si accorse che la vecchietta proprio povera non doveva essere. Così le domandò:
– Mia signora, lo so che ho chiesto solo un letto per dormire, ma possibile che non ci sia proprio nulla da mettere sotto i denti?
– Non ho da mangiare nemmeno per me, figurati se ho qualcosa da darti…

– Mi spiace molto per te, comunque se tu non hai nulla da dare a me, forse ho io qualcosa da dare a te.
La vecchietta lo guardò con aria interrogativa, così il viandante continuò.
– Viaggiando ho imparato alcuni trucchetti per preparare delle gustose zuppe usando solo alcuni sassi.
– Solo dei sassi? – chiese meravigliata la vecchietta.

– Certo, mi basta solo una pentola piena d’acqua e un mestolo, poi al resto ci penso io.
La vecchietta incuriosita corse a prendere la pentola, la riempì d’acqua e la mise sul fuoco.
A quel punto il viandante tirò fuori dalla tasca alcuni sassolini bianchi tutti lisci e tondi, li buttò nell’acqua della pentola e cominciò a mescolare.


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La vecchietta guardava prima il viandante e poi la pentola curiosa e incredula.
– Sono proprio curiosa di vedere come fai a fare una zuppa con solo dei sassi – disse.
Il viandante sorrise continuando a mescolare – sassi di questa qualità fanno ottime zuppe, solo che stavolta non sono sicuro del risultato – disse con un’aria preoccupata – sai, li ho usati molte volte nei miei viaggi e penso che ormai non diano più il sapore di una volta… se avessi solo una tazza d’orzo per rendere più densa la zuppa…

– Ora che ci penso forse un po’ di orzo dovrei averlo – la vecchietta si alzò, andò alla dispensa e tornò con una tazza piena d’orzo, che il viandante versò nella pentola continuando a mescolare.
La vecchietta era sempre più incuriosita.

– Se avessimo anche qualche patata e qualche carota, questa zuppa uscirebbe veramente buona… ma inutile pensarci – continuò il viandante.
– Forse qualcosa in cantina dovrei avere – disse la vecchietta, che si alzò e tornò con alcune patate, delle carote e anche una cipolla.

Il viandante le buttò in pentola e continuò a mischiare – questa zuppa sarà proprio buona – disse – se ci fosse anche un pochino di carne avremmo un patto degno di una regina!
– Degno di una regina? – esclamò la vecchietta, che subito corse in dispensa e tornò con un bel pezzettino di carne tagliato a cubetti.
Il viandante prese e buttò nella pentola continuando a mescolare. Dopo un po’ disse che la zuppa era pronta, tolse i sassolini dalla pentola, e i due si misero a mangiare.

Fu una cena squisita, una delle migliori che la vecchietta avesse mai fatto.
– No avrei mai pensato che da dei semplici sassolini potesse uscire una zuppa così buona! – esclamò alla fine la vecchietta.
Poco dopo andarono a dormire, entrambi passarono un’ottima notte, e al mattino il viandante trovò pure la colazione pronta!

Quando fu il momento di salutarsi, la vecchietta lo ringraziò immensamente per averle confidato il segreto della zuppa coi sassi.
Il viandante sorrise e le disse:
– Basta avere qualcosa per darle un po’ di gusto!
E si incamminò per il sentiero che lo avrebbe riportato a casa.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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La principessa triste 👸


la semplicità di alcuni gesti arriva dritta al cuore, fa passare la tristezza e ritornare il sorriso.

La principessa triste ci racconta come la felicità va cercata nei gesti semplici che vengono dal cuore, a volte anche involorontariamente, perchè sono quelli che ci faranno sempre sorridere.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della principessa triste:

La principessa triste 👸 storia completa


C’era una volta, nella terra delle Torri, la Principessa Priscilla, una ragazza sempre triste che viveva, guarda un po’, proprio in una torre.

Suo padre Re Garbuglio non sapeva più cosa fare per tirarle su il morale, e aveva promesso di ricoprire d’oro fino all’ultimo capello chiunque fosse riuscito a strapparle anche un solo sorriso.
Da quel giorno una lunga fila di giocolieri, giullari, saltimbanchi e pagliacci provenienti da ogni dove, si era creata ai piedi della torre, ma nessuno era riuscito a far sorridere Priscilla…

Dall’altra parte del regno viveva Fulvio, un bravo ragazzo ma sfortunato con i soldi: ogni volta che riceveva una moneta per i lavoretti che faceva, la perdeva da qualche parte.
E quando succedeva, non si dava pace! Prima dava la colpa alla sfortuna, poi agli gnomi cattivi che gliela sfilava dalle tasche, poi ai lupi magici che abitavano nella foresta, poi alla vicina di casa poco simpatica, ed infine anche al commesso del negozio di alimentari del quartiere.

Un bel giorno Fulvio, disperato e senza più un soldo, si sedette sul ciglio della strada con le mani fra i capelli.
– Povero me, come posso fare? Ogni volta che guadagno una moneta me la rubano sempre… forse è solo colpa mia che sono uno sbadato incredibile ed in realtà le perdo tutte…

Non appena disse quelle parole, e compreso che forse era solo sua la colpa di tanta sbadataggine, sentì cadere qualcosa: era una moneta!
– E questa da dove salta fuori?
La prese subito in mano e se la mise in tasca. In quel momento si accorse che lì aveva un bel buco da cui molto probabilmente erano uscite tante altre monete, e lui non se ne era mai accorto!
– Ecco come mai perdevo sempre le monete… adesso vado a casa e chiudo questo buco nella tasca.

Appena tornato a casa, Fulvio si mise a cercare ago e filo per cucire la tasca bucata. Aprì tutti i cassetti ma non trovò niente. Allora gli venne in mente che forse li aveva messi in una scatolina dimenticata da tanto tempo sotto al letto. Si chinò per guardare lì sotto e cosa trovò? Altre due monete, proprio accanto alla sedia dove ogni sera riponeva piegati i pantaloni con la tasca bucata!

– Lo sapevo io che erano gli gnomi cattivi che mi sfilavano le monete di tasca! O forse mentre piegavo i pantaloni cadevano da sole, e io sbadato non ci ho mai fatto caso… mmh, mi sa che è andata così…
Fulvio, tutto felice per aver ritrovato le tre monete, decise che era meglio andare in città a comprare un paio di pantaloni nuovi, così uscì di casa e si mise in cammino.

Lungo la strada, vicino ad una cascina, incontrò un topino.
– Buongiorno ragazzo mio, dove vai?
– Buongiorno topino, sto andando in città, devo comprare dei pantaloni nuovi perché questi hanno le tasche bucate e perdo continuamente le monete.
Il topino lo osservò con occhietti curiosi, poi gli disse:
– Ragazzo, io posso esserti molto utile giù in città, ma dovrai darmi una moneta.

Fulvio rimase un poco stupito dalla richiesta. Gli occhietti del topino sembravano sinceri e, siccome era di buon cuore, gli diede una moneta. “Per un paio di pantaloni due monete possono bastare”, pensò.
Il topolino prese la moneta, ringraziò e sparì nel campo di grano.
Fulvio, vedendolo sparire, si sentì imbrogliato, ma capì che era stata solo colpa sua se aveva dato ascolto ad un topino sconosciuto. Senza perdersi d’animo continuò il cammino.


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Attraversò una radura e poi un frutteto, dove sopra un ramo stava un uccellino.
– Buongiorno ragazzo mio, dove vai?
– Buongiorno uccellino, sto andando in città, devo comprare dei pantaloni nuovi perché questi hanno le tasche bucate e perdo continuamente le monete.
L’uccellino lo osservò con occhietti curiosi, poi gli disse:
– Ragazzo, se mi darai una moneta posso esserti molto utile giù in città.

Fulvio che era di buon cuore, e soprattutto uno smemorato, guardò l’uccellino. I suoi occhietti sembravano sinceri e gli diede una moneta. “Tanto per un paio di pantaloni una moneta può bastare”, pensò.
L’uccellino prese la moneta, ringraziò e volò via nel cielo azzurro.
Fulvio, vedendolo sparire, si sentì imbrogliato, ma capì che era stata solo colpa sua se aveva dato ascolto ad un uccellino sconosciuto. Senza perdersi d’animo continuò il cammino.

Cammina cammina, arriva alle porte della città. Doveva solo attraversare il ponte sul fiume, dove una volpe rossa stava bevendo tutta tranquilla.
– Buongiorno ragazzo mio, dove vai?
– Buongiorno volpe, sto andando in città, devo comprare dei pantaloni nuovi perché questi hanno le tasche bucate e perdo continuamente le monete.
La volpe lo osservò con occhietti curiosi, poi gli disse:
– Ragazzo mio, io so che un topino ed un uccellino ti hanno chiesto una moneta ciascuno per aiutarti giù in città. Voglio aiutarti anch’io, e soprattutto farti riavere quelle due monete e molte altre. Mi accontento di una moneta, un prezzo onesto per un buon guadagno, non credi?

Fulvio ci pensò un attimo. Guardò bene la volpe: aveva gli occhietti furbi ma allo stesso tempo sinceri, e decise che sì, valeva la pena dare una moneta alla volpe.
La volpe prese la moneta, ringraziò e corse dentro le mura della città, facendogli cenno di seguirlo.
– Eh no, non mi farò imbrogliare ancora una volta! – esclamò Fulvio, e si mise a rincorrere la volpe.

La volpe correva veloce, ma ogni tanto si fermava per essere sicura che Fulvio la stesse seguendo e scattava via di nuovo non appena lui era abbastanza vicino.
Fulvio ormai era senza fiato, ma non si dava per vinto. Corri e corri, arrivò sotto la torre dove passava le sue giornate la Principessa Priscilla, che guardava giù verso tutti i giocolieri, giullari, saltimbanchi e pagliacci che inutilmente cercavano di farla ridere.

Fulvio fu colpito da tutta quella ressa attorno alla torre e si distrasse per guardarla. Così non si accorse di una enorme pozzanghera di fango proprio di fronte a sé. E… badabum! Inciampò e ci scivolò dentro con tutta la faccia!
Quando riuscì a risollevarsi dal fango disse:
– Povero me! Adesso dovrò comprarmi tutti i vestiti nuovi, e non ho una sola moneta!

La Principessa Priscilla, che stava alla finestra, fu colpita dalla scena e si soffermò a guardare cosa succedeva.
Fulvio si alzò cercando di pulirsi come poteva, ma da un angolo della strada comparve la volpe che come un turbine gli girò intorno levandogli tutto il fango dai vestiti. Poi dal cielo azzurro scese in picchiata l’uccellino che gli ripulì il viso e gli risistemò i capelli, ed infine arrivò il topino che con le manine veloci gli lucidò le scarpe.
Fulvio, incredulo, rimase in mezzo alla strada come uno spaventapasseri, e la Principessa Priscilla che aveva assistito a tutta la buffa scena si portò le mani alla bocca e cominciò a… ridere!

Re Garbuglio fu prontamente informato del miracolo finalmente accaduto alla figlia, e ordinò di portare a palazzo il ragazzo che era riuscito nell’impresa.
Fulvio stava già lasciando la città in compagnia della volpe, dell’uccellino e del topino (che nel frattempo gli avevano restituito le monete) che quasi non credeva a quello che le guardie del Re gli chiedevano: andare a corte per essere ricoperto d’oro fino all’ultimo capello!

E fu così che Fulvio si ritrovò molto più ricco di prima, con tre nuovi amici, e con un lavoretto che non gli dispiaceva affatto: continuare a far ridere la Principessa Priscilla!

— Fine della fiaba —
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La storia del signor Tempo 🕑


Come spegare il concetto di tempo e il passare delle stagioni ai bambini

Con il passare delle stagioni, il mondo si trasforma e scatena la curiosità dei bambini. Questo racconto può aiutarti a rispondere a domande sul come e il perché i periodi dell’anno sono diversi tra loro. E non c’è risposta migliore di una fiaba, visto che ti permette di spiegare al tuo bimbo la realtà e aiutarlo a crescere e comprendere il mondo, senza però allontanarlo dalla sua fantasia.
Qui sotto trovi sia il video che il testo, buon divertimento!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della storia del signor tempo:

La storia del signor Tempo 🕑 storia completa


– Mamma, quanto è lunga un’ora?
– Mamma, quante sono cento ore?
– Ma quando finisce il tempo?…
Chiedeva spesso Dino alla sua mamma.
La mamma, un giorno, decise di rispondergli raccontando la storia del signor Tempo.

C’era una volta, tanto tanto tempo fa, in un paese molto molto lontano, il Signor Tempo. Era un uomo buono ma girava per le vie sempre imbronciato e scontento perché, a suo dire, i giorni trascorrevano tutti uguali. Il suo sogno era quello di creare nelle giornate cambiamenti e varietà, per stupire gli uomini ma soprattutto i bambini.

Decise allora di rivolgersi ai suoi quattro cari amici poiché lo aiutassero a realizzare questo suo grande desiderio. Cosi tutto sarebbe diventato più bello e vivace. Bastò chiamarli a gran voce una volta per vederli arrivare immediatamente: il Vecchio Soffione, il Mago Nevoso, la Strega Terriccia e la Fata Ondina. Lo ascoltarono attentamente mentre esponeva il suo problema e al volo ciascuno di loro aveva già trovato la soluzione.

– Io sono il Vecchio Soffione e la cosa che so fare meglio, come dice il mio nome, è soffiare per far arrivare il vento. Il vento porterà le nuvole in cielo, farà cadere le foglie degli alberi e i ricci con le castagne. I bambini si divertiranno a raccoglierle! Così facendo porterò l’autunno, la stagione delle foglie rosse, gialle e arancioni, della ripresa della scuola e degli animali che vanno in letargo.


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– Io sono il Mago Nevoso e porterò ; con me il freddo e la neve. Arriverà l’inverno, la stagione in cui tutti dovranno coprirsi ben bene. I bambini potranno giocare a palle di neve aspettando l’arrivo di Babbo Natale!

– Eccomi qua, è arrivato il mio turno! Sono la Strega Terriccia, una strega buona s’intende. .. Io gironzolo qua e là sussurrando alla terra, ai fiori, agli alberi e alle tartarughe: “Sveglia. .. sveglia… sveglia”. Tutta la natura, ascoltando il mio richiamo, si risveglia con gioia perché è in arrivo la primavera. La stagione dove tutto rifiorisce, dove tutto si colora! Dove tutti i bambini possono finalmente tornare a giocare nei prati e nei parchi.

– Ora tocca a me! Sono la Fata Ondina. Dopo la primavera io porterò l’estate, la stagione del sole, del mare e del gelato. È il tempo più spensierato e allegro, con i bambini che si godono la vacanza e il caldo.
Il Signor Tempo accolse tutte queste idee e con aria soddisfatta disse:

– Bene, bene. Faremo proprio come voi proponete. Arriverà l’autunno e poi l’inverno. Dopo sarà il tempo della primavera a cui seguirà l’estate. E così Via, in un susseguirsi senza fine. Allora, amici miei, mettiamoci al lavoro! Uno per tutti e tutti per uno!

— Fine della fiaba —
Ringraziamo Gabriella Arcobello per aver condiviso con noi questa fiaba molto educativa.


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