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Tag: famiglia

La zia di Adele 🧙‍♀️


Quante sorprese se si ha una zia che in realtà è una simpatica strega!

Questo breve racconto è stato ispirato dalla fiaba russa “Baba Jaga”, nella quale la bimba protagonista viene mandata da questa strega che non è esattamente buona e amichevole…
Noi di fabulinis abbiamo scritto la nostra versione, e la strega cattiva è diventata invece una simpatica zia.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della zia di Adele:

La zia di Adele 🧙‍♀️ storia completa


C’era una volta Adele, una bimba simpatica e piena di vita, talmente piena di vita che ogni sera tornava a casa sempre con qualche rattoppo da fare ai vestiti!
Per Adele, giocare a correre e saltare sui prati con gli amici era la cosa più divertente del mondo.

Solo che una sera la mamma aveva finito il filo per aggiustarle i vestiti, così, il giorno dopo, disse ad Adele di andare dalla zia Greta a chiedere un po’ di filo e anche qualche ago, già che c’era.

Adele era sempre felice di andare dalla zietta Greta. La sua casetta stava sulla collina e la strada per arrivarci passava attraverso un boschetto pieno di alberi alti alti, ma, soprattutto, a casa sua succedevano sempre un sacco di cose strane e divertenti.
C’era una cosa che però Adele non sapeva. Visto che era ancora una bimba, mamma e papà non le avevano detto che in realtà la zia Greta era una strega!

Adele, quindi, si incamminò e passeggiò contenta fino alla casa della zia, che, sentendola arrivare, chiese al gatto di andare ad accoglierla…
Il gatto uscì di casa, corse incontro alla bimba e le si infilò così velocemente tra le caviglie che Adele inciampò e cadde a terra, ma non si fece nemmeno un graffio perché era caduta su della morbida e bellissima stoffa a fiorellini. Adele si rialzò, prese la stoffa e cercò il gatto per poterlo salutare, ma il gatto era sparito… un po’ confusa bussò alla porta.

– Ciao zietta, sono Adele!
– Ciao Adele, che piacere vederti!
– Guarda, ho trovato questa stoffa qui fuori casa – disse Adele porgendogliela.
– Ecco dove era finita… sono sempre la solita sbadata, grazie mille Adele! – La zia Greta abbracciò la nipotina e la fece entrare in casa.

– Vuoi la merenda Adele?
– Siiiiii!! – Adele corse in cucina dove sulla tavola c’erano latte, biscotti e fette con la marmellata. Mentre mangiava i biscotti vide nella scatola qualcosa di strano: erano dei bellissimi nastrini colorati.
– Zia! Zia! Ci sono dei nastrini colorati dentro la scatola dei biscotti! – disse Adele.
– Ah, ecco dove erano finiti, era tutta la mattina che li cercavo! – La zia li prese e li mise accanto alla stoffa.
Adele era tutta contenta, per ben due volte aveva ritrovato delle cose smarrite dalla zia.

– Vuoi del succo di frutta Adele?
– Siiiii!!
La zia Greta le porse un grande bicchiere di succo con una lunga cannuccia da cui Adele iniziò subito a bere. Ma, dopo un paio di sorsi, sentì qualcosa di strano: dalla cannuccia stava uscendo un lungo filo di seta bianco!
– Ma zia! Hai dimenticato del filo di seta nel succo!
– Ahhh, che sbadata la tua zia! Anche questo ho dimenticato in giro oggi… ormai non so più dove ho la testa – le sorrise e tirò il lungo filo di seta fuori dalla cannuccia. Adele la guardava divertita.

– Ecco fatto! – zia Greta arrotolò il filo, lo sciacquò e lo mise in un piccolo sacchetto.
– Ma dimmi Adele, la mamma mi aveva avvertito che saresti passata a prendere alcune cose, cosa ti serve?
– Ago e filo… la mamma mi deve rammendare dei vestiti…
– Ancora?! Sempre a saltare e a correre, vero? – disse la zia ridendo, mentre già preparava una borsa con dentro la stoffa, i nastrini, il filo di seta e qualche ago.

– Tieni questa borsa, portala alla mamma.
– Ma dentro ci sono anche altre cose!
– Non preoccuparti, adesso dammi un bacio e poi vai!
– Va bene… – Adele diede un bacio alla zia e poi corse verso casa.

– Ciao mamma, sono tornata!
– Eccoti! Come è andata dalla zia?
– Bene! E mi ha dato anche un sacco di altre cose oltre all’ago e al filo!
– Tipo? – chiese la mamma.
– Tipo queste! – Adele infilò la mano nella borsa per tirare fuori la stoffa, i nastrini e il filo di seta, ma invece… magia!

Si trovò in mano un bellissimo vestitino a fiorellini, tutto ornato di nastrini colorati e cucito con del filo di seta bianco.
Adele rimase stupita, non aveva capito come la zia avesse potuto infilare di nascosto quel vestitino nella borsa… ma era tanto contenta, non vedeva l’ora di indossarlo e soprattutto… di tornare a far merenda dalla zia!

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Adele e l’albero di mele 🍎


Ma se rubano le mele ad Adele, come può sua mamma farle la torta di mele?

Adele e l’albero di mele è una fiaba che ci insegna a rispettare le cose degli altri, e soprattutto a non essere troppo golosi…

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba di Adele e l’albero di mele:

Adele e l’albero di mele 🍎 storia completa


C’era una volta un bellissimo melo, che faceva bella mostra di sé nel giardino di Adele, una bimba simpatica e piena di vita.
Ad agosto, quando le mele erano belle mature e pronte da cogliere, tutti i bimbi del paese facevano a gara ad arrampicarsi sul melo per farne una scorpacciata.

L’albero di mele per fortuna era fatato, e le sue mele ricrescevano veloci dal mattino alla sera, in continuazione.
La mamma di Adele era ben contenta che i bimbi mangiassero così tanta frutta, e li faceva entrare volentieri nel giardino.

Il problema era che essendo le mele così buone, i bambini oltre a mangiarle, ne portavano via sacchi interi! Così che alla sera non ne restava nemmeno una per farci la torta…
Adele ci rimaneva sempre male, perché desiderava tanto mangiare la torta di mele della sua mamma, ma sua mamma non se la sentiva di impedire ai bambini di prendere le mele da loro giardino.

Cosa potevano fare?

Per fortuna quel giorno passava di lì Greta, la zia di Adele, che in realtà era una strega, ma Adele siccome era ancora piccolina, non lo sapeva!
La zia Greta, vedendo Adele così triste, le chiese cosa non andava, e la piccola le rispose che voleva tanto una torta di mele fatta dalla mamma, ma a fine giornata non c’erano mai abbastanza mele per prepararla.

Greta parlò con la mamma, e insieme decisero che era ora di dare una regolata a tutti questi bimbi ingordi.
Così la zia di Adele prese a passeggiare attorno all’albero di mele, in quel momento sopra i rami non c’era nessuno.

Greta confabulava tra sé e sé con parole strane e magiche, dopo di che toccò l’albero e sorrise tutta soddisfatta! Prese poi un cartello, ci scrisse sopra, “Mangia quante mele vuoi, ma non portarne via più che puoi!” e lo appese davanti al melo.
– Vedrai che già da stasera la mamma avrà tutte le mele necessarie per fare la torta! disse la zia Greta ad Adele.

Proprio in quel momento arrivò nel giardino un bambino che Adele conosceva bene, Lucio.


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– Ciao Adele, salgo su a prender un po’ di mele! – gridò il ragazzo mentre con un balzo saliva sul ramo del melo, senza nemmeno dare bada al cartello.
– Ciao Lucio… – rispose Adele che avrebbe tanto voluto anche lei salire sul melo, ma era ancora troppo piccolina per riuscirci.

Lucio iniziò a mangiare una mela, poi, non visto si riempì le tasche della giacchetta e dei pantaloni. Alla fine, non sapendo più dove metterne, decise di scendere e tornare a casa.
Ma mentre cercava di scendere successe una cosa strana: Lucio rimase completamente appiccicato al tronco dell’albero!

– Aiuto, aiuto! – cominciò a gridare Lucio – son rimasto appiccicato al tronco del melo!
Adele, sua zia e la mamma accorsero.
– Ragazzo mio, quante mele hai mangiato? – chiese Greta.
– Una soltanto! – rispose Lucio.
– E quante mele hai nelle tasche?

Lucio rimase in silenzio, aveva capito che non era giusto approfittarsene, così una ad una tirò fuori di tasca tutte le mele e le diede in mano alla mamma di Adele.
Come per magia Lucio si staccò dall’appiccicoso melo e la mamma di Adele gli mise in mano una delle mele sorridendo.

– Tieni, sei stato bravo, te la meriti.
Lucio ringraziò tutto contento, salutò Adele e corse a casa.
Subito dopo arrivarono altri due ragazzi, che riempiendosi le tasche di mele, fecero la stessa fine di Lucio, appiccicati al tronco del melo.

– Ma il cartello non lo avete letto? – li rimproverò Greta.
I due scossero la testa, svuotarono le tasche e finalmente furono liberi di tornare a casa con un’altra mela in mano.
E così fu per tutti gli altri ragazzi del paese.

A fine giornata il melo era nuovamente senza un solo frutto attaccato ai rami, ma siccome tutti i ragazzi avevano restituito le mele prese in eccesso, adesso Adele si ritrovava con tante di quelle mele che la sua mamma di torte poteva prepararne addirittura dieci!
In men che non si dica nel paese si sparse la voce che dal melo fatato si potevano prendere solo le mele di cui si aveva veramente bisogno.

In questo modo tutti i bimbi e ragazzi dovevano venire più spesso nel giardino di Adele, e così lei si ritrovava sempre con un sacco di amici con cui giocare.
Ma, soprattutto, da quando la sua mamma la sera poteva cogliere le mele di cui aveva bisogno, ogni giorno a merenda c’era sempre torta di mele per tutti!
E Adele e tutti i bimbi erano felici.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Lisa fa’ in fretta! 🚲


Libro per riscoprire la calma al mattino

In molte case, il tempo che passa tra il suono della sveglia e il momento di uscire è spesso molto caotico: bisogna lavarsi, vestirsi, fare colazione ed essere pronti per asilo, scuola o lavoro a seconda dell’età. E noi grandi abbiamo già in testa mille preoccupazioni che ci distraggono o siamo così stanchi da alzarci proprio all’ultimo istante.
Ma i bambini hanno bisogno di tempo e tranquillità…
Se anche tu sei in questa situazione, allora questo libro farà bene a te e alla tua famiglia, visto che affronta questo momento della giornata con dolcezza e magia. E prima di comprarlo, guarda la video recensione, è proprio qui sotto.

Veloce, fa’ in fretta!

‘Fai in fretta che è tardi!’: chi dice questa frase al mattino ai propri bimbi? Tutti, perché noi grandi crediamo che i bambini cerchino ogni pretesto per non uscire o rallentare i preparativi. E se invece il tuo bimbo avesse bisogno di lasciare spazio all’immaginazione? Come Lisa: per lei la coperta è una grotta nella giungla, lo spazzolino è un pennello per dipingere l’arcobaleno, i biscotti sono vagoni di un treno che si tuffa in un burrone di latte. E per sognare così, bisogna fermare il tempo. Questo libro, quindi, serve forse più ai grandi che ai piccoli, per riscoprire con gli occhi di un bambino un momento della giornata che può essere molto caotico ma pieno di magia, se lo si affronta con un po’ meno di fretta 😉.

Di questo libro ci piace:

  • il messaggio: se riusciamo a fare le cose con più calma, tutto diventa più semplice e magari un po’ magico;
  • le illustrazioni delicate che ci portano nel mondo fatto di sogni di Lisa.


Titolo: Lisa fa’ in fretta!
Autore: Silvia Oriana Colombo
Illustrazioni: Silvia Oriana Colombo
Casa editrice: VerbaVolant – 2018
Materiale: pagine di cartoncino sottile
Dimensioni: 28,5×21,5cm circa


Se questo libro ti è piaciuto e lo vuoi acquistare al prezzo più basso, puoi prenderlo su amazon attraverso questo link

Tu avrai tutto il vantaggio del risparmio e del servizio amazon, e così facendo potrai aiutare fabulinis a crescere e a continuare a mostrarti un mondo di libri.
Se sei curioso di sapere come e perché, in quest’altro articolo puoi trovare la spiegazione di come funzionano i link affiliati.


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Dieci dita alle mani 🖐️ dieci dita ai piedini 🐾


Dieci dita, per tutti

“C’era una volta un bambino nato molto lontano. E poi ce n’era un altro, nato molto vicino.
Ed entrambi si sa, come tutti i bambini, hanno dieci dita alle mani e dieci dita ai piedini.”
C’è forse modo più tenero di spiegare ai piccoli l’uguaglianza? Il libro prosegue con esempi di bambini raffreddati o che abitano in tende e città, ma tutti hanno sempre dieci dita. Finché tocca al cucciolo di casa, che in braccio a voi che gli leggete questa filastrocca, si guarderà mani e piedi e, magari chiedendovi di contare, scoprirà anche lui di essere come tutti i bambini con dieci dita alle mani e dieci dita ai piedini.
Nel 2010 questo volume ha vinto il Premio Nazionale Nati per Leggere, e non a caso: oltre alla tenerezza trasmette un’immensa voglia di coccole e di giocare con le manine e i piedini, non è una meraviglia?

Di questo libro ci piace:

  • i disegni tenerissimi, che fanno venire voglia di leggerlo e rileggerlo;
  • il messaggio di uguaglianza, che forse serve più ai grandi che si piccoli…


Dieci dita alle mani dieci dita ai piedini - recensione

Titolo: Dieci dita alle mani e dieci dita ai piedini
Autore: Mem Fox
Illustrazioni: Helen Oxenbury
Casa editrice: Il Castoro, 2009
Materiale: pagine di carta patinata
Dimensioni: 16x20cm circa

Dieci dita alle mani dieci dita ai piedini - recensione

Dieci dita alle mani dieci dita ai piedini - recensione


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Il viaggio della mamma ✈️


Libro per aiutare i bambini ad affrontare il distacco dalla mamma

Se la mamma deve andare via per qualche giorno, il tuo bimbo può avere paura o non capire cosa succede. Ecco che questo libro illustrato lo aiuta ad affrontare al meglio la situazione, mostrandogli tante cose che non si era immaginato.
E prima di comprarlo, sfoglialo con il video della nostra recensione, puoi guardarlo qui sotto.

La mamma va via qualche giorno…

Cosa succede quando la mamma parte per lavoro? Un sacco di cose: c’è una valigia, un viaggio verso l’aeroporto e giorni con papà dove tutto ha un sapore diverso dal solito, ma in fondo è ugualmente bello. E poi comunque la mamma torna, sempre, e riprendere i soliti ritmi è ancora più dolce. Un libro tenero e perfetto per preparare il bimbo ad un distacco di qualche giorno dalla mamma, perché gli mostra che, nonostante la nostalgia gli uni degli altri, i giorni senza di lei possono essere un bel momento per fare cose nuove e diverse, che altrimenti non si potrebbero scoprire. E alla fine ritrovarsi e abbracciarsi sarà ancora più bello.

Di questo libro ci piace:

  • le illustrazioni, semplicissime e chiarissime per un bambino;
  • il messaggio: anche se c’è nostalgia della mamma, con papà si può stare molto bene.


Titolo: Il viaggio della mamma
Autore: Mariana Ruiz Johnson
Illustrazioni: Mariana Ruiz Johnson
Casa editrice: Kalandraka – 2016
Materiale: pagine di carta patinata
Dimensioni: 22,5×22,5cm circa


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La storia del signor Tempo 🕑


Come spegare il concetto di tempo e il passare delle stagioni ai bambini

Con il passare delle stagioni, il mondo si trasforma e scatena la curiosità dei bambini. Questo racconto può aiutarti a rispondere a domande sul come e il perché i periodi dell’anno sono diversi tra loro. E non c’è risposta migliore di una fiaba, visto che ti permette di spiegare al tuo bimbo la realtà e aiutarlo a crescere e comprendere il mondo, senza però allontanarlo dalla sua fantasia.
Qui sotto trovi sia il video che il testo, buon divertimento!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della storia del signor tempo:

La storia del signor Tempo 🕑 storia completa


– Mamma, quanto è lunga un’ora?
– Mamma, quante sono cento ore?
– Ma quando finisce il tempo?…
Chiedeva spesso Dino alla sua mamma.
La mamma, un giorno, decise di rispondergli raccontando la storia del signor Tempo.

C’era una volta, tanto tanto tempo fa, in un paese molto molto lontano, il Signor Tempo. Era un uomo buono ma girava per le vie sempre imbronciato e scontento perché, a suo dire, i giorni trascorrevano tutti uguali. Il suo sogno era quello di creare nelle giornate cambiamenti e varietà, per stupire gli uomini ma soprattutto i bambini.

Decise allora di rivolgersi ai suoi quattro cari amici poiché lo aiutassero a realizzare questo suo grande desiderio. Cosi tutto sarebbe diventato più bello e vivace. Bastò chiamarli a gran voce una volta per vederli arrivare immediatamente: il Vecchio Soffione, il Mago Nevoso, la Strega Terriccia e la Fata Ondina. Lo ascoltarono attentamente mentre esponeva il suo problema e al volo ciascuno di loro aveva già trovato la soluzione.

– Io sono il Vecchio Soffione e la cosa che so fare meglio, come dice il mio nome, è soffiare per far arrivare il vento. Il vento porterà le nuvole in cielo, farà cadere le foglie degli alberi e i ricci con le castagne. I bambini si divertiranno a raccoglierle! Così facendo porterò l’autunno, la stagione delle foglie rosse, gialle e arancioni, della ripresa della scuola e degli animali che vanno in letargo.


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– Io sono il Mago Nevoso e porterò ; con me il freddo e la neve. Arriverà l’inverno, la stagione in cui tutti dovranno coprirsi ben bene. I bambini potranno giocare a palle di neve aspettando l’arrivo di Babbo Natale!

– Eccomi qua, è arrivato il mio turno! Sono la Strega Terriccia, una strega buona s’intende. .. Io gironzolo qua e là sussurrando alla terra, ai fiori, agli alberi e alle tartarughe: “Sveglia. .. sveglia… sveglia”. Tutta la natura, ascoltando il mio richiamo, si risveglia con gioia perché è in arrivo la primavera. La stagione dove tutto rifiorisce, dove tutto si colora! Dove tutti i bambini possono finalmente tornare a giocare nei prati e nei parchi.

– Ora tocca a me! Sono la Fata Ondina. Dopo la primavera io porterò l’estate, la stagione del sole, del mare e del gelato. È il tempo più spensierato e allegro, con i bambini che si godono la vacanza e il caldo.
Il Signor Tempo accolse tutte queste idee e con aria soddisfatta disse:

– Bene, bene. Faremo proprio come voi proponete. Arriverà l’autunno e poi l’inverno. Dopo sarà il tempo della primavera a cui seguirà l’estate. E così Via, in un susseguirsi senza fine. Allora, amici miei, mettiamoci al lavoro! Uno per tutti e tutti per uno!

— Fine della fiaba —
Ringraziamo Gabriella Arcobello per aver condiviso con noi questa fiaba molto educativa.


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Un ciuccio per Babbo Natale 🎅


Come faccio a togliere il ciuccio al mio bambino? Questa domanda tormenta tante mamme e papà, ma questa storia di Natale potrà aiutarvi.

Per molti bambini, infatti, il ciuccio è un oggetto molto prezioso ed amato. Eppure per crescere bisogna lasciarlo andare…
Ma una bella storia con un po’ di magia può far superare al piccolo (e a te…) questa fase delicata: c’è chi lo regala a una fatina o chi lo regala ai delfini al mare.
Noi di fabulinis ti proponiamo questa bella fiaba in cui il ciuccio viene donato a Babbo Natale. L’ha scritta Gabriella Arcobello, psicopedagogista esperta di fiabe, e siamo sicuri che ti aiuterà in questo momento così delicato!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de un ciuccio per Babbo Natale:

Un ciuccio per Babbo Natale 🎅 storia completa


Mancavano solo due giorni al Natale e nella casa di Leo era davvero tutto pronto: il presepe preparato nel camino e pieno di lucine; l’albero con le sue decorazioni scintillanti; il vischio verde, un po’ fatato…
Leo aveva quasi cinque anni e non vedeva l’ora che arrivasse il giorno di Natale.
L’attesa era stata lunga ma eccitante.

In quei giorni, alla scuola materna, spesso sognava ad occhi aperti l’arrivo di Babbo Natale con la sua slitta volante, tirata dalle amiche renne e stracolma di doni e pacchettini.
Con l’aiuto della mamma gli aveva scritto una letterina, chiedendogli un robot, una macchinina, un puzzle e un peluche.
Anche nel paese di Babbo Natale era ormai quasi tutto pronto.

Babbo Natale con i suoi folletti aveva lavorato tanto e a lungo per preparare e confezionare tutti i doni per tutti i bambini della terra. Ora stava facendo le ultime conte, perché guai a dimenticarsi di qualcosa e soprattutto di qualcuno.
Il pianto di un folletto piccolo piccolo però disturbava i suoi calcoli…
Conta e riconta, era costretto tutte le volte a rifare la somma. E questo era un bel problema.

Non la conta, ma quel tenero folletto di pochi mesi che piangeva così tanto: piangeva quando doveva addormentarsi; piangeva quando si svegliava; piangeva quando aveva freddo e piangeva quando aveva caldo; piangeva quando qualcuno gli si avvicinava e piangeva quando qualcuno se ne andava; piangeva, piangeva, piangeva!

Babbo Natale decise che era ora di fare qualcosa per aiutare il suo folletto più piccolo, che si chiamava Tendy.
Aveva sentito dire da qualche parte che, sul pianeta Terra, le mamme offrivano ai bambini un ciuccio per consolarli e per calmarli.
Doveva assolutamente chiedere aiuto a una mamma del pianeta Terra. E fu così che scelse proprio la mamma di Leo.


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Questa gli spiegò che il ciuccio, per i bambini piccoli, è un oggetto morbido che li consola, li distrae e li aiuta ad addormentarsi.
Babbo Natale le disse: «Ora comprendo! Ne vorrei uno anch’io per regalare un po’ di serenità al mio folletto Tendy».
Pensa e ripensa, alla mamma venne un’idea:
– Stai tranquillo Babbo Natale. Chiederò a Leo, il mio bambino, e forse lui potrà aiutarti.

Il giorno dopo la mamma disse a Leo:
– Sai, Babbo Natale stanotte arriverà con i doni. Nel suo paese c’è un folletto piccolo piccolo che ha bisogno di un ciuccio. Che ne dici di offrirgli il tuo? Babbo Natale sarà contento e ti sarà grato per averlo aiutato!
Leo la guardò un po’ perplesso e molto indeciso, perché lui era davvero affezionato al suo ciuccio.

Ma alla fine accettò. La sera, prima di andare a letto, impacchettarono il ciuccio con una bella carta rossa e un fiocco dorato. Lo misero sotto l’ albero, insieme al latte per le renne e a qualche delizioso biscotto per Babbo Natale.
La mattina seguente il pacchettino che aveva preparato era sparito, insieme con il latte e i biscotti.

Leo trovò sotto l’ albero tutti i doni che aveva chiesto; anzi, c’era un pacchetto in più, proprio per lui.
Lo scarto per ultimo e dentro Vi trovò un grande lecca-lecca rosso a forma di cuore, al sapore di fragola.
C’era anche un bigliettino che diceva:
– Grazie Leo! Donando il tuo ciuccio hai fatto una cosa molto generosa. Tu hai un cuore grande grande. Per ringraziarti, io ti nomino mio FOLLETTO SPECIALE del pianeta Terra.
Firmato: Babbo Natale.

— Fine della fiaba —
Ringraziamo la psicopedagogista Gabriella Arcobello per aver condiviso con noi questa fiaba molto educativa.


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Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


Stella di neve ❄


E se un pupazzo di neve diventasse una bambina? Sarebbe un regalo bellissimo, soprattutto per la sua mamma e il suo papà che desideravano tanto avere un figlio.

“Stella di neve” è una rielaborazione della leggenda russa che ha per protagonista Sneguročka, la fanciulla di neve, che nel periodo natalizio porta i doni assieme al Nonno Gelo (il nostro Babbo Natale). Viene citata anche nel cartone animato Masha e Orso nell’episodio intitolato “Buon Natale”, che potete vedere su RaiPlay a questo link.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba di Stella di neve:

Stella di neve ❄ storia completa

C’era una volta un vecchietto ed una vecchina che abitavano in una casetta isolata, in cima ad una collina.
Non avevano avuto figli, e perciò, per passare in tranquillità gli ultimi anni della loro vita, avevano scelto di isolarsi dal resto del mondo.

Passarono molti anni in cui i due, felici, non avevano avuto più contatti con nessuno, finché, in un freddo giorno d’inverno, con la neve alta fino alle ginocchia, andarono a cercare legna nel bosco vicino.
Il buon vecchietto sapeva che nei paraggi c’era anche un piccolo lago, e voleva vedere se era ghiacciato per il freddo.
Una volta arrivati sulle sponde del laghetto, videro che effettivamente era completamente ghiacciato, e ci si poteva camminare sopra!

Ma la vera sorpresa fu quella di vedere un piccolo gruppo di bambini che si divertiva a pattinare, o semplicemente a scivolare il più a lungo possibile senza cadere sbattendo il muso.
Altri bambini, invece, stavano sulla riva facendo pupazzi di neve. I due rimasero lungo a guardare la scena: avrebbero sempre voluto avere dei bambini e vederli giocare in quel modo!

La vecchina guardò suo marito sorridendogli e gli disse:
– Caro, perché non facciamo anche noi un pupazzo di neve come quei bambini?
Il vecchino rispose di sì con un cenno del capo, e subito si misero ad accumulare la neve.

Piano piano quello che doveva essere un semplice pupazzo di neve diventava una figura sempre più elaborate, finché, dopo quasi un’ora di lavoro, il pupazzo somigliava molto ad una bambina con cappellino, sciarpa e guanti.
Era la bambina che avevano sempre sognato di avere ma che non era mai arrivata…

I due vecchi guardavano la loro creazione con le lacrime agli occhi. Quanto avrebbero voluto che fosse reale!
Ma non si erano accorti che, sul ramo di un pino, li stava osservando una fata. Commossa da quella scena emozionante, la fata decise di avverare il loro sogno. Dalle sue mani partì una scintilla che volò leggera leggera fino sulla punta del naso della bimba fatta di neve.

I due vecchini videro quella minuscola stella posarsi sul nasino di neve, e… Meraviglia! Davanti ai loro occhi la bimba di neve, piano piano, stava prendendo colore!
Ma ancora più sbalorditi furono quando la bimba di neve, che ormai era una bimba in carne ed ossa, aprì gli occhi e sorrise loro.

I due vecchini scoppiarono a piangere dalla gioia, l’abbracciarono e la coprirono di baci. Decisero di chiamarla Stella.
Stella era una bimba piena di vita, correva, saltava ed era sempre sorridente. Ma, soprattutto, Stella cresceva in fretta, in un solo anno era quasi diventata una ragazzina, e ai due vecchini non sembrava vero di veder crescere la loro bimba.

A Stella, però, non piaceva l’estate. Si sentiva fiacca e svogliata e non voleva mai uscire di casa; si sentiva meglio e più felice solo quando arrivavano i grandi temporali che rinfrescavano l’aria.

Giunse quindi un altro inverno e poi un’altra estate. I tre vivevano felici e contenti ma, abitando lontani dal paese, Stella passava le sue giornate sempre da sola. Vedendola anche un poco triste, visto che era estate, la convinsero ad andare alla grande festa che si teneva giù in paese, dove alla sera avrebbero acceso anche un grande falò.
Stella non voleva andare, ma dopo le insistenti preghiere della vecchina, si mise il vestitino più bello e prese la strada che portava al paese.

– Ciao mia cara Stella, divertiti stasera!
Stella le sorrise e incominciò a camminare.


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Quel giorno il sole era particolarmente forte e l’aria molto calda, Stella doveva riposarsi spesso all’ombra dei grandi alberi, beveva molto e poi ripartiva.
Giunse in paese, che aveva visto solo un paio di volte in occasione delle feste invernali, quando con la vecchina andava a comprare il cibo.

Il paese era tutto addobbato a festa, e le persone ballavano ad ogni angolo delle strade, molti giovani danzavano a gruppi i balli popolari. Stella si avvicinò a loro, e dopo qualche timido sorriso tra lei ed altre ragazze del gruppo, fu trascinata nelle danze.
Stella ballava e ballava, senza mai fermarsi, finché poco a poco giunse la sera.
L’aria era diventata di colpo fresca e Stella nonostante fosse da ore che ballava, si sentiva ancora piena di energie, e continuava a ballare.

Fu il momento di accendere l’enorme falò per concludere in bellezza la festa del paese; era talmente grande che tutte in cerchio, prendendosi per mano, servivano quasi cento persone per circondarlo.
Stella e le altre ragazze presero a danzare tutta la notte intorno al falò che aveva fiamme alte fino al cielo.

Il falò però era caldo, troppo caldo per Stella, che iniziava a sudare e sentirsi male. Lei non voleva smettere di ballare, ma ad un certo punto, guardandosi le mani, si accorse che erano diventate quasi trasparenti!
Si guardò i piedi ed anche loro erano trasparenti! Si toccò il viso e sentì come se stesse toccando dell’acqua gelatinosa…

Stella si rese conto che si stava lentamente sciogliendo, di quel passo si sarebbe sicuramente trasformata in una pozzanghera!
Raccolse tutte le sue forze e corse fuori dal paese e il più lontano possibile da quel falò, voleva tornare a casa ma era buio e si sarebbe sicuramente persa.
Cercò quindi del refrigerio in riva al fiume immergendosi quasi completamente. Il fiume era freddo, ma per Stella il freddo significava la vita.

Fu in quel momento che capì che non poteva più rimanere in quel paese dove le estati erano così calde e afose. Doveva andare più a nord, verso le terre dei ghiacci, solo lì avrebbe potuto vivere serena ed essere veramente felice.

Poco dopo, sul fiume, comparve un tremulo bagliore. Era la barca di un pescatore che risaliva la corrente.
– Scusi signor pescatore, dove sta andando? – chiese Stella.
– Sto andando verso nord, verso il regno roccioso. Ma tu, che ci fai qui in riva al fiume e a quest’ora della notte?!
– Cerco un po’ di refrigerio… visto che va verso nord posso chiederle un passaggio?

Il pescatore sembrava un po’ confuso, ma le disse che non c’era nessun problema, che l’avrebbe portata fino al regno delle rocce, poi lui sarebbe tornato indietro.
A Stella andava benissimo, saltò sulla barchetta e si sedette rannicchiata sulla panchetta davanti, pensando ai due vecchini, mamma e papà, che non vedendola arrivare avrebbero avuto un grande dispiacere.

Ma Stella sentiva che stava per intraprendere una grossa avventura, l’avventura della sua vita.
Dalla riva del fiume una piccola scia luminosa fluttuò fino a lei, era una piccola fata, che le si posò sulla spalla.

– Ciao, io sono la fata Thea, tu non lo sai ma io ti conosco fin da quando eri piccina…
– Ciao fata Thea, piacere di conoscerti… – Stella e Thea si sorrisero, e capirono che erano destinate ad un lungo e meraviglioso viaggio assieme.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


La Bella e la Bestia 👧🦁


L’abito non fa il monaco, e questa fiaba ce ne racconta uno splendido esempio

la favola de “La Bella e la Bestia” è antichissima, e proprio per questo si è diffusa in tutta Europa con moltissime varianti. Tutti noi ricordiamo il bellissimo film animato realizzato dalla Disney nel 1991, una meraviglia! Tanto che nel 2017 ne hanno fatta una versione con attori veri.
Anche noi di fabulinis abbiamo preparato la nostra un po’ più corta e semplificata rispetto all’originale, così da poter essere letta anche ai bambini più piccoli, speriamo ti piaccia!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de la Bella e la Bestia:

La Bella e la Bestia 👧🦁 storia completa


C’era una volta un mercante a cui la fortuna aveva girato le spalle, ed era caduto in disgrazia insieme alla figlia dolce e gentile che si chiamava Bella.
Un giorno il mercante decise di andare a tentar fortuna in una lontana città, dove aveva sentito che al porto stavano arrivando delle navi piene di merci esotiche.

Prima di partire chiese a Bella cosa volesse per regalo di ritorno dal suo viaggio.
– A me basta solo una rosa, perché la cosa più importante è il bene che ti voglio, papà – rispose Bella.
Il padre commosso, partì per il lungo viaggio, ma purtroppo quando arrivò al porto non riuscì a combinare nessun affare, e riprese il cammino verso casa ancora più povero di prima.

Ma quando ormai mancava poco per arrivare a casa, il padre di Bella fu preso alla sprovvista da una forte bufera.
Si rifugiò dentro l’unico edificio che riuscì a vedere nelle vicinanze, un castello che pareva abbandonato.
Dentro al castello però c’era una bellissima e rigogliosa serra piena di piante e fiori, tra cui anche un roseto. Il padre di Bella si ricordò della promessa fatta alla figlia, e senza pensarci, prese una rosa da portarle in dono.

Ma non appena la colse si sentì afferrare da delle possenti braccia che lo immobilizzarono e lo legarono come un salame. Era il padrone del castello, e la sua faccia era simile a quella di una bestia feroce, come un leone!
– Come osi raccogliere le mie rose! – ruggì la Bestia.
– Mi scusi signore, mi sono rifugiato nel suo castello per ripararmi dalla bufera, e quando ho visto queste magnifiche rose mi son ricordato della promessa che ho fatto a mia figlia…

– Quale promessa? – ringhiò la Bestia.
– Che di ritorno dal mio lungo viaggio al porto le avrei portato una rosa in dono.
La Bestia grugnì.
– Così tu hai una figlia… dovrei ucciderti, ma se in cambio della tua vita, tu porterai la tua figlia qui, lei vivrà per sempre insieme a me e tu sarai libero!

Lì per lì il mercante, non sapendo cosa fare, disse di sì, ma uscito dal castello e imboccato il sentiero di casa si pentì di quello che aveva fatto:
– Saluterò Bella e le dirò quanto le voglio bene, poi tornerò dalla Bestia e affronterò il mio destino.
Così arrivò a casa, abbracciò la figlia e le diede in dono la rosa, dicendole anche che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrebbe visto.

Bella non capiva ed insisteva per farsi spiegare il perché, finché suo padre non le raccontò tutta la storia.
– Ma allora è tutta colpa mia! – disse Bella tra le lacrime.
– Come colpa tua? – le rispose il padre.
– Se io non ti avessi chiesto in dono questa rosa, tu adesso non saresti in questa situazione… non è giusto!
Bella insistette così tanto che alla fine costrinse suo padre ad accompagnarlo al castello della Bestia.
Quando arrivarono fu la stessa Bestia in persona ad aprire il portone.

– Vedo che hai mantenuto la promessa – disse rivolto al padre di Bella, poi con un gesto fulmineo prese con sé la ragazza e chiuse con forza il portone dietro di sé.
Il padre di Bella cercò con tutte le forze di entrare, batté forte i pugni sul portone, prese un lungo bastone cercando di forzare la serratura, ma niente, il portone non si aprì…
Bella ormai era prigioniera nel castello della Bestia, ma contrariamente a quello che pensava, la Bestia non trattò mai male Bella, anzi.


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La bestia era molto premurosa nei suoi confronti, la trattava sempre con gentilezza, aveva sempre un pensiero carino per lei e non le faceva mancare niente.
Ascoltava con attenzione tutte le storie che Bella gli raccontava la sera e poi, con un inchino, si congedava e andava a dormire, per poi farle sempre trovare la colazione pronta al mattino.
Bella amava passeggiare per la stupenda serra fiorita, e la Bestia la accompagnava con piacere. Stare accanto a lei era veramente incantevole, tanto che senza nemmeno accorgersene, se ne innamorò.

Ma a Bella mancavano tanto la sua casa e il suo papà. Una sera la Bestia la vide piangere e le chiese il perché. Quando scoprì il motivo di tanto sconforto le regalò uno specchio magico.
Nello specchio Bella poteva vedere una stanza della sua casa, e di conseguenza come stava suo padre. Ma purtroppo suo padre non stava tanto bene. Si era ammalato e arrivò il giorno in cui Bella nello specchio lo vide immobile a letto.

Bella si disperò e decise di chiedere alla Bestia se poteva tornare a vedere suo padre almeno per l’ultima volta.
– E’ molto malato, vedi? – e fece vedere lo specchio alla Bestia, che grugnì di disappunto.
– E va bene, vai pure, ma se entro una settimana non tornerai, io morirò certamente di crepacuore.
Sentendo quelle parole, Bella capì cosa provava per lei la Bestia.

– Tornerò – disse sorridendo, poi prese le sue cose e uscì dal castello.
Che sorpresa fu per suo padre rivedere Bella, sana e salva e pure ben vestita! La visita di sua figlia gli fece talmente bene che già il giorno dopo stava meglio.
E così fu per tutti i giorni seguenti, tanto che alla fine della settimana il padre di Bella era tornato in piena forma.
– Ora che stai meglio papà, io dovrei tornare al castello.
– Non tornare figlia mia – le disse – se mi sono ammalato è per il dispiacere di non averti qui accanto a me! Rimani qui con me ancora un giorno, così da rimettermi ancora meglio.

Bella esitò un momento, ma non riuscì a lasciare da solo il padre che era così felice di rivederla.
Passò un giorno, poi due e poi tre, e ogni volta suo padre riusciva a trattenerla con la scusa di guarire sempre di più dalla sua malattia.
Ma a Bella la Bestia iniziava a mancare veramente. Solo ora che non era più con lui si era accorta di quanta gentilezza aveva avuto nei suoi confronti e di quanto buono fosse il suo cuore.
E poi il rimorso della promessa non mantenuta era troppo forte, e la sua coscienza non le dava pace. Così quella notte decise di scappare e tornare al castello.

Quando finalmente arrivò, Bella trovò la Bestia per terra agonizzante. Lo prese tra le sue braccia e lo sollevò, ma lui quasi non respirava più.
– Sono tornata! Sono tornata da te! Scusami se ci ho messo così tanto…
La Bestia riuscì ad aprire un poco gli occhi e la guardò con dolcezza.
– Cosa posso fare per aiutarti? – gli chiese con voce tremante Bella.
Bestia fece un lungo sospiro, esitò, finché in un sussurro disse:
– Un bacio… solo un ultimo bacio di addio.

Bella gli prese il viso, lo guardò negli occhi lacrimanti, si avvicinò e lo baciò, chiudendo gli occhi.
Un forte brivido scosse tutto il corpo della Bestia, tanto che Bella si spaventò. Ma la sorpresa fu davvero enorme quando vide che la Bestia si era trasformato in un bellissimo uomo.
– Ma cosa è successo? – domandò Bella incredula ma felice come non mai.
– Col tuo bacio hai spezzato l’incantesimo di una fata malvagia che mi aveva trasformato in Bestia per gelosia… grazie mia Bella…
Bella lo abbracciò forte, lui si sentiva già meglio.

Pochi giorni dopo il Principe che era stato trasformato in Bestia si era rimesso in perfetta salute. Finalmente poteva stare accanto alla sua Bella tenendola per mano senza doversi nascondere per il suo aspetto, e di lì a poco si sarebbero anche sposati.
E vissero tutti felici e contenti.

Questa fiaba ci insegna che non bisogna giudicare solo dalle apparenze, perchè anche sotto un aspetto brutto si può nascondere una bella persona dal cuore d’oro.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com

Se vuoi leggere al tuo bimbo un libro molto particolare su la Bella e la Bestia, ti consigliamo la versione pop-up realizzata da Robert Sabuda, che è bellissima perché dalle pagine si crea come per magia tutto un mondo tridimensionale fantastico!
Leggi qui la nostra recensione 🙂

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I tre porcellini 🐷🐷🐷


Per vincere il lupo non bisogna essere pigri, ma bisogna impegnarsi e fare le cose fatte per bene!

I 3 porcellini è una fiaba classica che si racconta sempre ai bambini, e la ragione è più che valida! Non solo insegna a stare attenti al lupo cattivo, ma anche a fare le cose per bene e senza fretta. L’unica casetta che infatti resiste alla furia del lupo è quella costruita con calma e con solidi e resistenti mattoni. Noi di fabulinis ti abbiamo preparato la nostra versione.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba dei tre porcellini:

I tre porcellini 🐷🐷🐷 storia completa


C’erano una volta tre porcellini, Timmy, Tommy e Gimmy che abitavano tutti ancora nella casa della mamma.
Un giorno la mamma disse loro – siete ormai grandicelli ragazzi miei, penso sia ora che prendiate ognuno di voi la vostra strada e costruiate ognuno la propria casetta!
I tre porcellini, seppur a malincuore, sapevano che era la cosa giusta da fare, erano diventati finalmente grandi e così si fecero forza e prepararono ognuno il proprio bagaglio.

Timmy fece un fagotto con tutti i suoi dolci e il flauto che amava tanto suonare.
Tommy riempì di giocattoli una borsa assieme al suo caro violino.
Gimmy invece preparò la sua cassetta degli attrezzi con tutto ciò che gli sarebbe servito per costruire una solida casetta.
Così si prepararono, salutarono la mamma che augurò loro buona fortuna, e si incamminarono allegri e felici per il sentiero.
– Fate attenzione al lupo cattivo! – si raccomandò tanto la mamma mentre li salutava con una lacrimuccia agli occhi.

I tre porcellini sorrisero, la salutarono ancora e proseguirono nel loro cammino.
Ma dalla collina, nascosto tra i cespugli, qualcuno stava osservando la scena, qualcuno a cui piacevano tanto i porcellini, soprattutto con contorno di patate arrosto… era il Lupo Cattivo!
Dopo un po’ che i tre porcellini camminavano allegramente Gimmy disse:
– Io mi fermerò qui per costruire la mia casetta, qui vicino c’è un ruscello e questi begli alberi mi faranno ombra nei mesi caldi.

– Va bene – risposero gli altri due – noi continuiamo a camminare!
Gimmy li salutò e cominciò a costruire la sua casetta.
Poco dopo Anche Tommy decise di fermarsi – io costruirò la mia casetta qui, dove ci sono tutti questi rami di legno già pronti per essere tagliati, così costruirò la mia casetta di legno!
– Va bene fratellino mio, io proseguo sul sentiero, a presto!

Timmy quindì salutò Tommy e continuò a camminare, finché non vide un bel covone di paglia dorata essiccata al sole.
– Potrei costruire la mia casetta con quella paglia, ci metterei pochissimo così poi potrei subito andare a giocare! – disse, e così fece.
In quattro e quattr’otto, con qualche rametto qua e là, la casetta di paglia era pronta, così potè subito uscire in giardino e mettersi a suonare il suo amato flauto.

Anche Tommy ormai aveva ultimato la sua casetta. Non era molto robusta perché per fare presto e poter andare a divertirsi nei prati, aveva deciso di inchiodare le assi di legna in fretta e furia, giusto per arrivare al tetto e ripararsi dalla pioggia in caso di intemperie.
Non appena finì, prese il violino e cominciò a suonare.

L’ultimo a finire il suo lavoro fu Gimmy, che lavorò fino a sera per costruirsi la sua robusta casetta di mattoni con una bella porta in legno e una grossa serratura.
Ci fece perfino un bel caminetto, per non patire il freddo nelle lunghe giornate invernali.
Solo allora si godette il meritato riposo.


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Il giorno seguente, il Lupo Cattivo, che aveva spiato i tre porcellini per tutto il giorno precedente, si presentò alla casetta di paglia di Timmy e disse con la sua vociona:
– Porcellino, porcellino, posso entrare un momentino?
Ma Timmy, che si ricordava bene delle parole della mamma guardò fuori dalla finestra e disse:
– Non sono mica matto! Tu sei il Lupo Cattivo! – e chiuse anche la finestra pensando così di essere al sicuro.

Ma il Lupo Cattivo si mise a ridere e preso un gran respiro si mise a soffiare così forte sulla casetta di Timmy, che la paglia volò via, e della casetta non rimase nulla…
Timmy corse via più forte che poteva e raggiunse Tommy nella sua casetta di legno.

– Il Lupo Cattivo con un gran soffio ha fatto volar via la mia casetta!
– Non ti preoccupare – rispose Tommy – puoi rimanere nella mia casetta di legno.
Ma poco dopo il Lupo bussò anche lì:
– Porcellino, porcellino, posso entrare un momentino?

I due capirono subito che si trattava del Lupo Cattivo e risposero in coro:
– Non siamo mica matti! Tu sei il Lupo Cattivo!
Ma il Lupo Cattivo si mise a ridere e, preso un gran respiro, si mise a soffiare così forte che anche la casetta di Tommy, con le assi di legno inchiodate in tutta velocità, volò via…
Timmy e Tommy corsero via a perdifiato e andarono da Gimmy, che li accolse subito.
– Tranquilli fratellini miei, questa è una solida casa di mattoni, e il Lupo non riuscirà a spazzarla via.

Infatti poco dopo arrivò il Lupo Cattivo.
– Porcellino, porcellino, posso entrare un momentino?
– Non siamo mica matti! – risposero i tre in coro.
Ma il Lupo Cattivo si mise a ridere e, preso un gran respiro, si mise a soffiare forte, ma così forte che… non successe nulla.
La casetta di mattoni era ancora lì.

Il lupo allora provò e riprovò, ma niente, neanche uno scricchiolio.
– Entrerò dal camino! – disse, e con un balzo era già sul tetto.
Gimmy capì cosa aveva in mente di fare il Lupo e quindi preparò un gran pentolone di acqua bollente sul fuoco del camino, così quando il Lupo Cattivo si calò giù dal camino finì dritto in pentola!

Il Lupo gridò dal dolore e scappò via su per la canna fumaria del camino con la coda tutta scottata!
Da quel giorno nessuno dei 3 porcellini vide mai più il Lupo Cattivo. Anche Timmy e Tommy decisero di rimboccarsi le maniche e costruire ognuno una bella casa di mattoni proprio accanto a quella di Gimmy, così tutti i giorni potevano suonare e ballare:

“Siam tre piccoli porcellini
siamo tre fratellini.
Mai nessuno ci dividerà
tra-lalla-la-là”

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com

Se vuoi leggere al tuo bimbo uno spassosissimo libro che parla di maialini, ti consigliamo di vedere la nostra recensione di Lindo porcello, è bellissimo e ai bambini piace da matti
Leggi qui la nostra recensione 🙂

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