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Tag: Natale

la storia dei Re Magi 🌠

C’erano una volta tre re…

I Re Magi sono delle figure importantissime del Presepe e tra le più significative.
Scopriamo la loro storia…

Quando ero bimba e facevamo il presepe in casa, i Re magi venivano posizionati lontani dal centro della scena. Con il passare dei giorni si avvicinavano e comparivano di fronte alla capanna solo il 6 gennaio, giorno del loro arrivo.

Di loro, nei Vangeli ufficiali, si dice solo questo.

«Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo»

(Matteo 2,2)

Ma allora, perché i Re Magi sono così cari alla tradizione cristiana e non mancano mai nel Presepe? Anzi, Gasparre, Melchiorre e Baldassarre sono una parte indispensabile di ogni presepe di Natale e sono tra le figure più significative.

Proviamo a raccontare la loro storia…

Non si sa se i Re Magi siano davvero esistiti, perciò le interpretazioni e le congetture su di loro sono davvero tante…

La loro storia ha probabilmente origine nel Vangelo di Matteo. Lì si può leggere che saggi, maghi e astrologi arrivarono dall’Oriente per rendere omaggio a Gesù Bambino. Come i pastori, seguirono la stella che splendeva in cielo e che li guidò fino alla capanna di Betlemme.

Il termine Magi è un titolo che serve a indicare il ruolo dei sapienti. Anticamente venivano chiamati così gli scienziati, alchimisti e guaritori ma soprattutto custodi del sapere astronomico.

E Matteo nel Vangelo lo conferma: hanno seguito un segno celeste e si mettono in viaggio per fare visita con dei doni al bambino indicato dalla Stella Cometa.
E hanno l’umiltà di riconoscere la grandezza del fatto che un astro del cielo si sia mosso solo per indicare la nascita di un bambino.

I loro nomi forse ci possono dire da dove arrivano…

Gasparre, Melchiorre e Baldassarre sono i nomi che tradizionalmente diamo ai Magi qui in Italia e, analizzandoli bene, possiamo farci un’idea più precisa della zona da cui forse potrebbero provenire…

Gaspare deriverebbe dal greco Galgalath, che significa “signore di Saba”, un regno leggendario che si sarebbe trovato nell’attuale Yemen. Spesso è raffigurato di carnagione molto scura e porta in dono la mirra, simbolo associato alla sofferenza successiva di Gesù, in alcune interpretazioni.

Melchiorre sarebbe la versione italianizzata di Melech, che anticamente indicava il titolo di “Re” nella zona dell’attuale Israele e Libano. E infatti, in quanto re, dona a Gesù l’oro.

Baldassarre deriva sicuramente da Balthazar, nome del mitico re di Babilonia. In antico siriano significa anche “Dio salvi il re” e porta l’incenso, simbolo divino.

Però in altre zone del Medio Oriente, i nomi sono diversi: In Siria, per esempio, sono identificati con Larvandad, Hormisdas e Gushnasaph.

Perciò il mistero non si risolve e potremmo semplicemente pensare che, a seconda della tradizione di riferimento, i nomi cambino.

Ma erano davvero in 3?

Anche questo non è indicato in nessun testo ufficiale, ma il 3 è un numero importante nel simbolismo religioso e dell’essere umano in generale.

Basti pensare alla Trinità Cristiana o alla trinità egizia di Horus, Iside e Osiride.
Anche la filosofia indiana conosce l’essere, il pensare e la beatitudine e il numero 3 ha un ruolo importante anche nelle fiabe tradizionali (tre desideri, tre fratelli…)

Nel caso dei Magi ci sono anche altri riferimenti importanti. Infatti i Magi potrebbero rappresentare le tre fasi della vita – la giovinezza, l’età adulta e la vecchiaia -, le tre razze bibliche discendenti dai figli di Noè o anche i tre continenti noti nell’antichità – Africa, ‘Asia e Europa.

Ma c’è una leggenda che narra l’esistenza di un quarto re Magio che aveva deciso di portare a Gesù bambino una collana di perle.

Durante il viaggio, però, iniziò a donare una perla ad ogni persona bisognosa che incontrava, finché le perle finirono e lui decise di interrompere il suo viaggio visto che non aveva più nessun dono da dare a Gesù.
Ma Gesù Bambino gli apparve in sogno ringraziandolo per aver aiutato tutte quelle persone e premiando quindi la sua generosità.

Ma quando si festeggiano i Re Magi?

Tradizionalmente i Re Magi arrivano a Betlemme il 6 Gennaio, in corrispondenza dell’Epifania, ovvero il giorno dell’Apparizione del Signore.

E’ festeggiata non solo dalla Chiesa Cattolica ma anche da quelle protestante, anglicana e ortodossa fin dal IV secolo.

Le usanze per questo giorno sono tante e diversificate, a partire dai canti che fin dal XVI secolo i ragazzi delle scuole di canto cantavano bussando alle porte delle case.

Con i loro “carol” raccontavano la vita di Gesù e la casa veniva benedetta disegnando una croce sulla porta, in cambio i bambini ricevevano noci e mele.

E, sempre sulla porta, venivano scritte le lettere C, M e B che da un lato stanno per il latino “Christus mansionem benedicat”, (ovvero: Cristo benedica questa casa), ma sembrano anche le iniziali latine dei nomi Caspar, Melchior e Balthasar.

In Spagna e in Russia, ad esempio, i doni ai bambini non vengono portati da Babbo Natale ma proprio dai Re Magi (in effetti, chi più di loro sarebbe indicato a fare questo?) perciò la “festa della famiglia con i regali” si svolge solo in questo giorno.

In Germania, però, l’Epifania è anche la fine del periodo natalizio. Molte famiglie smontano il loro albero di Natale dopo il 6 gennaio.

Ma anche in Italia in realtà: “l’Epifania tutte le feste si porta via” è un detto che conosciamo tutti…

Ma c’è un’usanza super golosa: la torta dell’Epifania, un tradizionale dolce festivo preparato solo per il 6 gennaio.

Anche se le ricette sono molto diverse da luogo a luogo, tutte le torte hanno una cosa in comune: all’interno della torta viene cotto un ciondolo portafortuna a forma di mandorla, moneta, fagiolo o figura di porcellana.

Solo uno dei commensali lo troverà e sarà il re di famiglia per quel giorno. Si tratta di una vecchia usanza molto diffusa nei Paesi Bassi e in Svizzera, ma anche in Inghilterra, Francia e Spagna.

Insomma, questi Re Magi hanno molta importanza nel periodo natalizio e, anche se forse non potremo mai sapere chi fossero e da dove venissero, siamo tutti d’accordo sul fatto che, senza di loro, il Natale e il Presepe non sarebbero gli stessi.

Abbiamo scritto una tenera e dolce storia, incentrata sull’attesa dell’arrivo dei Re Magi, che si intitola proprio “L’arrivo dei Magi” e siamo sicuri che vi piacerà molto!

A presto!

La storia degli elfi di Babbo Natale 🧝

11709,

Ma secondo voi, come fa Babbo Natale da solo a leggere letterine, preparare doni e consegnarli in una sola notte?

Senza dimenticare che deve anche badare alle renne e fare manutenzione alla slitta, perché non può rischiare che non funzioni nella notte di Natale…

Chi indovina? Ma certo! Non lo fa da solo ma si fa aiutare, e i suoi aiutanti sono gli elfi!

Noi siamo abituati a immaginarli come piccole creature, vestite di verde o di rosso, con lunghe orecchie appuntite, che hanno proprio il compito di realizzare i giocattoli, che poi Babbo Natale distribuisce ai bimbi di tutto il mondo, e di curare le renne della sua slitta.

Ma sono sempre stati così?

Gli elfi sono creature che arrivano dalla mitologia nordica. A quel tempo si credeva che, con i loro poteri magici, proteggessero le case delle persone buone dalla cattiva sorte, facendo scherzi poco simpatici alle persone cattive.
Ad esempio, facevano fare loro brutti sogni o gli facevano venire il singhiozzo!

Nei paesi scandinavi questa funzione ce l’avevano gli “gnomi di casa”, che avevano anche il compito di difendere le case dagli spiriti malvagi.

L’accostamento di queste creature al Natale avviene fin da subito in Islanda: la tradizione vuole che 13 folletti, chiamati «i giovani del Natale» (Jólasveinar), scendessero dai monti uno dopo l’altro a partire dal 12 dicembre per combinare scherzi agli abitanti del paese.
In origine erano piuttosto spaventosi, ma col passare del tempo questi folletti sono diventati più benevoli e oggi i bambini lasciano le loro scarpe fuori di casa sperando che i folletti ci lascino dentro un regalino o un dolcetto, uno per ognuno di questi 12 giorni.

Nella tradizione germanica ci sono i Krampus, veri e propri diavoli metà uomini e metà capre, che ogni anno accompagnano San Nicolò e cercano bambini cattivi da tormentare…
(Abbiamo scritto anche un bell’articolo proprio sulla storia di San Nicola)

Esistono anche versioni in cui lo stesso Babbo Natale viene ritenuto un elfo!

Ma il nome “Elfo di Natale” è nato intorno alla metà del XIX secolo, quando queste creature non proprio gentili hanno iniziato ad essere ritratte come buone e ad essere accostate a Babbo Natale.
Questo accadde perché scrittori famosi iniziarono a dipingerli come aiutanti simpatici di Babbo Natale e non più come folletti antipatici.
Ed ecco che, insieme alle tradizioni natalizie che abbiamo ancora oggi, nacquero finalmente gli Elfi di Babbo Natale.

Ma chi sono questi Elfi di Babbo Natale?

Sono gli aiutanti di Babbo Natale! Sono piccoli e vivono al Polo Nord, nella sua casa. Sono creature magiche e sorridenti che indossano abiti rossi e verdi con bordi bianchi, stivali e berretti a punta. Hanno anche le orecchie a punta.

Gli elfi aiutano Babbo Natale a preparare i giocattoli per i bambini buoni di tutto il mondo. Non è un compito molto semplice perché i giocattoli cambiano in continuazione, soprattutto quelli tecnologici… perciò devono tenersi continuamente aggiornati per preparare tutto come si deve e fare in modo che i giocattoli siano perfetti.

Ma, oltre ad aiutare Babbo Natale nel suo laboratorio, gli elfi si prendono cura anche delle renne e della sua magica slitta.

Hanno quindi l’incarico di addestrare e nutrire le renne, oltre a mantenere pulite le stalle perché, la vigilia di Natale, Rudolph e i suoi compagni devono essere al top della forma per compiere il loro dovere la Notte di Natale (la loro simpatica favola la trovate nella nostra Storia di Rudolph la renna).

Ci piace immaginare che Rudolph possa persino avere un elfo personale che gli lucida il naso ogni giorno per essere sicuro che si illumini sempre rosso e splendente!

Ma con tutto il lavoro che devono fare per preparare il Natale, gli elfi di Babbo Natale si prendono mai una pausa?
Certo, ma non subito: una volta che il Natale è passato, ci sono ancora alcuni giorni di lavoro: Babbo Natale non è perfetto e potrebbe mescolare i regali, quindi gli elfi si occupano di scambiare i regali sbagliati o magari di sostituire qualcosa che, durante il trasporto, si è un po’ danneggiato.

Poi finalmente si godono un po’ di meritata vacanza. Dove? Nessuno lo sa… magari vanno a fare visita ad altri cugini elfi che vivono in foreste e montagne vicine e lontane, oppure in fiumi e laghi. Ma dopo un po’ rientrano tutti a casa da Babbo Natale per iniziare piano piano a prepararsi per il Natale successivo.

Ma quanti sono gli elfi che vivono con Babbo Natale?

Bè, questo non si sa… c’è chi dice che siano 13, altri dicono che siano solo 9. Di sicuro Babbo Natale li ha scelti per bene e ha creato una squadra super affiatata in grado di coordinarsi al meglio e andare sempre d’accordo.
E di alcuni di loro sappiamo anche i nomi!

Alabaster Snowball (Alabastro Palla di neve) è il responsabile della lista “Buoni o cattivi” di Babbo Natale, quindi ha un ruolo davvero importante, dovendo tenere Babbo Natale sempre aggiornato.

Bushy Evergreen (Folto Sempreverde), invece, è l’ingegnere che ha ideato la macchina per fabbricare i giochi di Babbo Natale e renderli magici.

Pepper Minstix (Pepe Minstix) è il guardiano della sicurezza del villaggio di Babbo Natale e fa in modo che resti sempre nascosto agli esseri umani, mentre Shinny Upatree (Splendente SuUnAlbero) è il più anziano del villaggio e ha partecipato direttamente alla sua fondazione!

Sugarplum Mary (Mary Caramella) dirige la produzione di dolcetti e, infine, Wunorse Openslae (Difficile da tradurre, è un possibile gioco di parole che ricorda i cavalli “horse” e la slitta “Sleigh”) ha il compito di occuparsi delle renne nonché della slitta, visto che l’ha inventata lui ed è l’unico che ne conosce tutti i magici meccanismi.

Elf on the shelf

Ma gli elfi hanno anche il tempo di venire a fare scherzi ai bimbi durante il mese di dicembre?
Bè, secondo me chiamano a raccolta un po ‘dei loro amici e li mandano nelle case dei bambini…

L’ “Elf on the shelf” arriva in casa attraverso una misteriosa e segreta porta in miniatura, e ci resta per tutto il mese di dicembre. Quello che l’elfo combina in quei giorni è raccontato molto bene nel libro “The Elf on the Shelf: A Christmas Tradition”.

Di giorno, questo elfo resta immobile e osserva tutto quello che succede in casa. Di notte, si anima e comunica col Polo Nord attraverso la magica porticina, per raccontare tutto quello che ha visto a Babbo Natale.
Poi, prima che i bambini si sveglino, l’elfo torna a nascondersi in un posto nuovo, lasciandosi trovare in pose divertenti e facendo scherzi. Eh sì, perché gli elfi sono anche burloni e un po’ pasticcioni, e combineranno di sicuro qualche piccolo guaio in casa, facendosi però perdonare grazie a qualche bigliettino o, addirittura, qualche piccolo dono per i bimbi.

C’è anche un libro in italiano da leggere per accogliere l’elfo, “Che la magia abbia inizio:… Attenzione elfo in arrivo!”, di Martina Caterino e Monica Pezzoli, potrebbe essere utile per rendere il soggiorno dell’elfo un momento magico per tutta la famiglia!

Ora non vi resta che vedere se avete un piccolo elfo nascosto in un angolo di casa, che prende nota di tutto quello che fanno i bimbi, e magari leggere una delle nostre fiabe di Natale, oppure ascoltare le bellissime audiofiabe di natale, di sicuro piaceranno anche all’elfo! 😉

A presto!

La storia di Babbo Natale 🎅

La sera della Vigilia di Natale, tutti i bimbi si infilano nei loro letti e si addormentano con nel cuore la speranza di trovare, al mattino, dei regali ad attenderli.

E quei regali saranno comparsi perché un signore senza età vestito di rosso li ha portati, grazie alla sua magica slitta trainata dalle renne, che lo trasporta per tutto il mondo a compiere la sua missione: rendere felici i bambini.

Guarda l’articolo raccontato da Silvia e William, oppure leggilo più sotto!

Ma è sempre stato così?

Bè… no, non è sempre stato così.
Noi siamo abituati a immaginare Babbo Natale come un anziano signore corpulento, gioviale e occhialuto, vestito di un rosso, che la sera della vigilia di Natale sale sulla sua slitta trainata da renne volanti e va di casa in casa per portare i regali ai bambini, calandosi attraverso il camino.

Ma questo è il Babbo Natale moderno come ci piace immaginarlo oggi.
In realtà la figura di Babbo Natale nasce da altre tradizioni precedenti che si sono fuse e mescolate fino a creare questo personaggio così caro a tutti noi.

Ma allora Babbo Natale non esiste?
Bè, questa domanda non è corretta, perché Babbo Natale è esistito davvero, circa 1700 anni fa, e si chiamava San Nicola. Puoi scoprire tutta la sua storia a questo link.

In ogni caso, una delle prime rappresentazioni moderne di Babbo Natale risale al XVII secolo: era descritto come un signore barbuto e corpulento, con un mantello verde lungo fino ai piedi e ornato di pelliccia. Impersonava la bontà del Natale e somiglia molto allo Spirito del Natale presente, che troviamo in “Canto di Natale” di Dickens.

Il nostro Babbo Natale, però, in America si chiama anche Santa Claus e questo nome deriva proprio da San Nicola: lo si scopre subito quando si legge che Babbo Natale in olandese si chiama Sinterklaas o anche Sint Nicolaas. Non a caso Santa Claus viene anche chiamato con diverse varianti, tipo Saint Nicholas o St. Nick.

Concentriamoci un po’ su Sinterklaas, che è il personaggio che davvero può darci la chiave per capire quale sia l’origine del nostro Babbo Natale…

Sinterklaas e l’origine di Babbo Natale

Gli abiti di Sinterklaas sono simili a quelli di un vescovo: porta in testa una mitra rossa con una croce dorata e si appoggia ad un pastorale, proprio come San Nicola. Sinterklaas vola sui tetti grazie ad un cavallo bianco e il suo aiutante Zwarte Piet (Pietro il moro) scende nei comignoli per lasciare i doni ai bambini, a volte dentro alle loro scarpe. Tutto questo accade la notte tra il 5 e il 6 dicembre, notte molto importante per i bimbi che attendono il suo arrivo.

Nel corso del tempo gli eventi vollero che gli olandesi occupassero alcuni dei territori del Nord America e, ovviamente, portarono con sè tutte le loro tradizioni.
Ed è qui che Sinterklaas si trasforma in Santa Claus come lo conosciamo oggi.

Una parte essenziale di questa trasformazione è stata opera di Clement Clarke Moore, scrittore e linguista di New York, il quale nel 1823 scrisse la poesia “A Visit from St. Nicholas”. In questa poesia, San Nicola veniva descritto come un elfo rotondetto, con barba bianca e vestiti rossi con orlo di pelliccia bianca, mentre trasporta un sacco pieno di giocattoli su una slitta trainata da renne.
Qualche anno più tardi, sulle riviste che venivano stampate e diffuse, iniziarono a comparire veri e propri disegni di Babbo Natale, raffigurato con giacca rossa, barba bianca e stivali.
Ed ecco che la trasformazione finalmente fu completata!

Ma dove vive Babbo Natale?

Se Babbo Natale è molto legato alla figura di San Nicola, è anche vero che è inscindibile da quella degli elfi della mitologia del Nord Europa, perciò piano piano si è imposta la tradizione che lo vede vivere e lavorare proprio lì.

Ecco allora che il cavallo bianco di San Nicola viene sostituito dalle renne. La renna è un animale con importanti ruoli notturni e, nella mitologia scandinava, simboleggia anche la luna: è quindi perfetta per trainare la slitta di Babbo Natale nella lunga notte della Vigilia.

Le renne all’inizio erano 8, tutte elencate nella poesia “A Visit from St. Nicholas”: Fulmine, Ballerina, Saltarellino, Freccia, Cometa, Cupido, Tuono, Lampo.

Poi si è aggiunta anche Rudoplh, che con il suo naso rosso illumina la via durante le tempeste di neve e si assicura così che i doni arrivino a tutti i bambini.
(Se vi va potete leggere la nostra simpatica fiaba di Rudolph la renna)

Si dice che Babbo Natale viva al Polo Nord, più precisamente in Lapponia al villaggio di Rovaniemi, ma non tutti sono d’accordo. Per gli abitanti degli Stati Uniti, la sua casa si trova in Alaska, mentre per i canadesi la sua base è nel Nord del Canada.
Secondo i norvegesi la sua residenza è Drøbak, dove si trova l’ufficio postale di Babbo Natale. Altre tradizioni parlano di Dalecarlia, in Svezia, mentre altre della Groenlandia. In alcuni paesi viene talvolta fatto abitare addirittura in Cappadocia.

La sera della vigilia di Natale i bambini lasciano sempre uno spuntino per Babbo Natale, così che possa ristorarsi un pochino durante il suo lungo viaggio: a volte è un bicchiere di latte, altre dei biscotti un pezzo di torta. E lo stesso vale per le renne, che trovano sempre delle carote e dell’acqua da bere. Ed è la stessa cosa che si fa per Sinterklaas e il suo cavallo, il quale a volte riceve anche un po’ di fieno.

Ecco che abbiamo scoperto come Babbo Natale, in realtà, esista da 1700 anni, solo che con il tempo è cambiato assieme alle tradizioni che ruotano intorno a lui, semplicemente perché il tempo è passato.

Ma perchè arriva nella notte tra il 24 e il 25 Dicembre?

Ci manca ancora un piccolo pezzetto: come mai Sinterklaas porta i doni la notte tra il 5 e il 6 dicembre, mentre Santa Claus fa il suo viaggio la notte tra il 24 e il 25?

Bè, anche qui c’è una spiegazione: quando nel XVI ci fu la Riforma Protestante, al popolo fu proibito venerare i santi, ma gli adulti volevano lo stesso trovare un modo per far recapitare ai bambini i loro regali a dicembre.

Il compito venne affidato a Gesù bambino, affiancato da una figura misteriosa che entrava nelle case infilandosi attraverso i camini. La leggenda narra che fosse un demone con intenzioni poco amichevoli, che però Gesù aveva convertito e convinto ad aiutarlo a portare i regali ai bambini buoni.
Piano piano questo demone divenne sempre più buono, e anche se all’inizio non aveva le fattezze del moderno Babbo Natale, piano piano Gesù bambino e Babbo natale iniziarono a fare la consegna dei doni entrambi nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.

Wow, che racconto bellissimo questo delle origini di Babbo Natale…
Quante storie vere e leggende si sono unite per creare questa tradizione, che rende magico il Natale per tantissimi bambini in tutto il mondo.

E poco importa che sia vero oppure no, che ci crediamo oppure no, in fondo il bambino che vive in noi ha sempre bisogno di un po’ di sogni e magia e Babbo Natale ne ha tantissima da regalare a tutti quanti.

Quindi, aspettando che la notte tra il 24 e il 25 dicembre passi Babbo Natale a portare i regali, potete leggere una delle nostre fiabe di Natale, oppure ascoltare le bellissime audiofiabe di natale 😉

A presto!

La storia di San Nicola 🎁

San Nicola è il santo che ha ispirato la figura di Babbo Natale, e questa è la sua storia…

Lo sapete che non tutti i bambini aspettano Babbo Natale e Gesù Bambino per ricevere i regali?

In molte case, la notte tra il 5 ed il 6 Dicembre passa San Nicola, conosciuto anche come San Nicolò!

Chi è San Nicola?

San Nicolò è un anziano signore dalla lunga barba grigia, vestito da vescovo che, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, riempie di regali i bambini.

San Nicola è vissuto veramente: fu il vescovo di Myra, città nell’attuale Turchia, durante il III-IV sec. Fu molto importante perché il suo nome compare nei registri del consiglio di Nicea, una “riunione” di vescovi che allora discutevano su come porre le basi per la religione cristiana.

Per tutta la vita si prese cura della sua comunità e si narra che abbia continuato anche dopo la morte, avvenuta in modo semplice e non da martire. Morì infatti di vecchiaia nella sua Myra e pare che dalle sue reliquie sgorgasse un olio profumato dai poteri miracolosi, che veniva distribuito alla popolazione.

Le sue spoglie rimasero a Myra fino a circa il 1100 d.C., quando un gruppo di marinai provenienti da Bari prelevò parte dei suoi resti e li portò via per salvarle dalla presa musulmana di Myra.

Ma anche un gruppo di veneziani riuscì a portare via una parte delle sue reliquie, perciò il culto di San Nicola è molto radicato anche a Venezia e nei territori che un tempo erano sotto il suo dominio.

Venezia e Bari si sono contese per anni la proprietà della vera salma di San Nicola, finché non è stato fatto il test del DNA da cui si è scoperto che… tratta della stessa persona!
Il santo divenne, però, il patrono di Bari e lì è festeggiato più volte durante il corso dell’anno.

Le opere buone di San Nicola

Ma come mai è diventato così caro ai bambini e alle loro famiglie?
Ci sono molte versioni su come questo sia successo, alcune più dolci altre un po’ più cruente… ma una delle più belle racconta che questo vescovo abbia donato tre sacchi di monete d’oro a tre bambine povere.

Il primo sacco lo lasciò di notte attraverso una finestra aperta. La notte seguente fece la stessa cosa. La terza notte, dal momento che trovò la finestra chiusa, calò il sacco attraverso il camino… (questa cosa non vi suona nuova, vero?)

Con questi tre sacchi la vita di queste bambine e della loro povera famiglia cambiò in meglio! Divenne perciò il protettore delle fanciulle in età da marito e, per quanto riguarda i bambini più piccoli, si narra che ne salvò tre da un macellaio riportandoli a casa sani e salvi.

Così San Nicola è diventato il protettore dei bambini e porta sempre regali a quelli più buoni… quindi praticamente a tutti! 😉

Questa tradizione è particolarmente sentita in Trentino ed in Friuli Venezia Giulia, ma è diffusa in molte altre zone d’Italia e nel resto del mondo.

Le feste per San Nicola

Ad Ortisei, in Val Gardena, come Cortina d’Ampezzo in provincia di Belluno, la sera del 5 Dicembre, il Santo percorre le vie cittadine regalando dolci e caramelle, e bussa alle porte per premiare i bambini buoni o rimproverare bonariamente i bambini un po’ più birbanti.

Ad accompagnarlo ci sono anche alcuni diavoletti, i Krampus, che muniti di corde e catene hanno il compito di cercare i bambini “monelli” e dare loro una punizione adeguata.
Questa sfilata è molto conosciuta e attesa da tutti i bambini della zona (ma anche dai grandi ;-))

A Narni invece, in provincia di Terni, si organizzano grandi banchetti e la popolazione, vestita in abiti medioevali, attende l’arrivo di San Nicola ed il suo sacco pieno di dolci e regali.

A Lecco i bambini scrivono una letterina da lasciare sul tavolo della cucina. Al suo posto la mattina del 6 dicembre trovano una mela, biscotti, dei regali e, se sono stati un pochino “cattivelli”, del carbone dolce.

San Nicola viene festeggiato anche a Friburgo, a Magonza, a Bruxelles, a Nancy, dove il corteo a lui dedicato è certamente il più importante di tutta Europa.

Ad Amsterdam, in Olanda, sapete come viene chiamato San Nicola? Sinterklaas!
E il suono di questo nome ricorda qualcosa…
San Nicola è molto venerato anche in Russia, tanto che alcuni hanno cercato di spostare le sue origini proprio in questo paese, e spesso è raffigurato con la pelle scura, perciò si è anche pensato che fosse nato in Africa.

A Bari San Nicola viene festeggiato anche a maggio: per tre giorni consecutivi si celebra l’arrivo delle sue spoglie in città, con la rievocazione del suo arrivo in barca e addirittura una processione in mare: la statua del Santo viene portata al porto, dove viene imbarcata su un peschereccio che la ospiterà per tutta la giornata, circondato da un via vai di barchette che arrivano per onorare il Santo.

Ed è anche il protettore dei marinai, grazie ai miracoli da lui compiuti quando i marinai in difficoltà lo invocavano.

San Nicola è quindi un Santo che è entrato nel cuore di tante tante persone e che viene venerato in molte occasioni diverse.

Ma la sua storia, per noi, è particolarmente interessante perché ci sono tante somiglianze con quella di un altro personaggio molto caro ai bambini…

Abbiamo infatti parlato di doni ai bambini e di un sacco calato attraverso il camino… e se gli mettiamo una lunga barba bianca, un bel vestito rosso e una magica slitta che serve a fare il giro del mondo in una sola notte, abbiamo già capito di chi stiamo parlando…

Ma com’è che San Nicole è Diventato Babbo Natale? Scoprilo nel nostro articolo “La storia di Babbo Natale“, resterai stupefatto!

Quindi, aspettando che la notte del 6 dicembre passi San Nicola, potete leggere una delle nostre fiabe di Natale, oppure ascoltare le bellissime audiofiabe di natale 😉

A presto!

La storia di Santa Lucia 👁

Tutti a nanna, arriva Santa Lucia!

Santa Lucia bella
dei bimbi sei la stella,
tu vieni a tarda sera
quando l’aria si fa nera.
Tu vieni con l’asinello
al suon del campanello,
e le stelline d’oro
che cantano tutte in coro:
“Bimbi, ora la Santa é qui…

Quelli che avete appena letto sono i primi versi di una famosa filastrocca dedicata ad una Santa molto importante, soprattutto per i bambini, in molte zone d’Italia e del resto del mondo.
Stiamo parlando proprio di Santa Lucia, la protettrice della vista. E sapete perché è amata così tanto dai bambini?
Per chi di voi ancora non lo sapesse, l’avrà sicuramente intuito: Santa Lucia porta sempre dei regali!

Da Siracusa (che è la città in cui Lucia nacque nel III sec. e la cui festa è tra le più importanti dell’anno) a Bergamo, fino ad arrivare in Svezia, la sera del 12 Dicembre, i bambini preparano una tazza di latte, un piattino con qualche biscotto, un po’ di fieno per l’asinello che accompagna Santa Lucia e corrono subito a letto.
Devono subito addormentarsi perché Santa Lucia non vuole che i bambini la vedano.

La tradizione vuole addirittura che Santa Lucia butti della cenere negli occhi dei bimbi che cercheranno di vederla mentre arriva con i suoi doni…

Al loro risveglio, i bambini troveranno la tazza ed il piattino vuoti ed il fieno sparito, ma, in cambio, ci saranno dolci e regali.
Ma come fa Santa Lucia a sapere cosa portare ad ogni bambino?
Semplice, esattamente come lo sa Babbo Natale: ha letto la letterina che ciascun bambino le ha scritto.

E arriva per moltissimi bambini in Italia…

A Bergamo, una delle città italiane in cui Santa Lucia è quasi più attesa di Babbo Natale, già all’inizio di Dicembre i bambini scrivono una letterina alla Santa raccontando i loro desideri promettendo di essere più buoni ed ubbidienti.

La devono poi portare nella Chiesa di Santa Lucia, in centro città, così la Santa la può leggerle.
Ma non è detto che porti i regali richiesti… se non si è stati abbastanza buoni, Santa Lucia lascerà un bel po’ di carbone! (Ma di quello dolce 😉)

Ma anche a Verona la mattina del 13 Dicembre è tanto attesa dai bambini. La tradizione veronese ci fa fare un viaggio nel tempo e ci porta nel XIII secolo e ci fa capire come probabilmente è nata questa tradizione…
Vi ricordate che all’inizio abbiamo detto che Santa Lucia è la protettrice degli occhi?

La leggenda narra che a Verona nel XIII secolo, scoppiò in Dicembre un’epidemia che chiamarono del “male agli occhi”, che colpiva soprattutto i più piccoli. La popolazione decise di chiedere la grazia a Santa Lucia portando i bambini, scalzi e senza mantello, nella chiesa a lei dedicata.

Ma fuori casa faceva tanto freddo e i bambini non volevano uscire.
Allora le mamme e i papà, fecero loro una promessa, molto utilizzata anche ai nostri giorni:
”Se fai il bravo, ti prendo un regalo!”.

I bambini si decisero quindi ad andare in chiesa e l’epidemia di lì a poco finì.
Da allora, la notte del 12 dicembre, Santa Lucia passa con il suo asinello a portare i regali, mentre il 13 i bambini vengono portati in chiesa per la benedizione degli occhi.

E se ci fate caso “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”, si festeggia proprio il 13 Dicembre. In realtà il giorno più corto dell’anno sarebbe il 21 dicembre, solstizio d’inverno, ma questo detto popolaro è nato quando Santa Lucia si festeggiava proprio a ridosso del solstizio, e la poca luce di un giorno così corto potrebbe simboleggiare il vederci poco.

Mentre in giro per il mondo…

Prima abbiamo scritto che la festa di Santa Lucia è molto sentita anche in Svezia.
Ci sono diverse versioni su come questa festa di origini italiane sia arrivata in Svezia.

E’ noto che l’aristocrazia svedese nel ‘700, la mattina del 13 dicembre si facesse servire la colazione a letto dalla figlia maggiore vestita da Lucia. Questa tradizione proseguì, tanto che nel 1927, un quotidiano di Stoccolma, lanciò un concorso tra i lettori per votare la “Lucia” più bella.

Da allora, ogni anno, in ogni città svedese, si incorona una Lucia.
Sempre il 13 dicembre in tutta la Svezia, ma anche Norvegia e Finlandia, si svolgono processioni guidate da una bimba con delle candele accese ornate di ghirlanda sulla testa seguita da damigelle e paggetti, tutti in abito bianco con in testa una coroncina di stelle dorate.
E tutti donano biscotti allo zenzero e focaccine allo zafferano, cantando Luciasangen, la canzone di Santa Lucia, che altro non è che la versione svedese della canzone napoletana Santa Lucia.

Ma dovete anche sapere che la festa di Santa Lucia è arrivata addirittura in Brasile!
Ce l’hanno portata agli inizi del ‘900 gli emigranti italiani.
Anche lì, la notte del 12 Dicembre, i bambini preparano un piatto con biscotti e fieno e vanno a nanna in attesa, la mattina seguente, di trovare i regali tanto desiderati.

Quindi, aspettando che la notte di Santa Lucia arrivi, potete leggere una delle nostre fiabe di Natale, oppure ascoltare le bellissime audiofiabe di natale 😉

A presto!

Il Presepe e la sua storia 🌠

E’ la notte di Natale dell’anno 1223…

Da dove nasce la tradizione di fare il presepe prima di natale?
Oggi faremo un altro dei nostri viaggi nel tempo alla scoperta di qualcosa di speciale.
E questa volta possiamo davvero definire “speciale” il protagonista del nostro viaggio.

Guarda l’articolo raccontato da Silvia e William, oppure leggilo più sotto!

In questo periodo dell’anno è presente in molte case, nelle Chiese, nelle piazze, nelle vetrine dei negozi. Realizzato con materiali semplici oppure ricercati, a grandezza naturale o piccolissimo (alcuni addirittura dentro il guscio di una noce).
Può essere “vivente”. Può essere moderno oppure tramandato di padre in figlio, con statuine che vengono conservate con la massima cura perché ricche di ricordi.

Potremmo andare avanti ancora per chissà quanto, ma ma adesso scopriremo come è nato…

Il Presepe e la rappresentazione della Natività

Torniamo alla notte di Natale del 1223 ed incontriamo un giovane che ha un posto nel cuore di tutti noi, un giovane che sarebbe poi diventato uno tra i Santi più amati, San Francesco d’Assisi. Sì, dobbiamo proprio a San Francesco la nascita della tradizione del presepe a Natale.

Nel 1219 era partito per l’Oriente come Crociato ed aveva visitato i luoghi in cui Gesù aveva vissuto. Tra questi luoghi c’era Betlemme, il villaggio in cui Gesù era nato. Betlemme lasciò un segno importante in San Francesco, tanto che una volta tornato in Italia, pensando a quel luogo così importante, decise, insieme ai frati che predicavano con lui, di provare a celebrare il Natale in modo diverso dalla tradizione precedente.
E questo modo diverso, nuovo, non poteva che essere la rappresentazione della Natività.

Il primo Presepe della storia

All’epoca, il Papa in carica era Onorio III, il quale fu subito d’accordo con questa proposta.
Il luogo prescelto per il primo presepe fu Greccio, un borgo medievale (si trova nella provincia di Rieti ed oggi è annoverato tra i borghi più belli d’Italia) alle pendici del monte Lacerone, che a San Francesco ricordava in qualche modo la vera Betlemme.

Venne preparata una mangiatoia e portati un bue ed un asinello, che secondo la tradizione si trovavano vicino al bambino. Non c’erano statue, non c’erano raffigurazioni di altro tipo, ma si dice che quella notte di Natale del 1223, insieme ai frati e a San Francesco, fossero presenti alla celebrazione uomini e donne provenienti non solo da Greccio, ma anche dai paesi vicini.

Nel luogo in cui avvenne la rappresentazione, in seguito venne costruito un Santuario, il Santuario del Presepe, la cui cappella è stata realizzata nella grotta usata da San Francesco. Quel Natale in seguito, ha portato alla rappresentazione della Natività come la conosciamo noi oggi, con immagini e simboli, che ogni anno ricreiamo nelle nostre case.

Semplicità di casa

In ogni presepe tradizionale compaiono una grotta o una capanna, la mangiatoia in cui fu deposto il Bambino dalla sua mamma, Maria e da suo papà, Giuseppe, il bue e l’asinello, gli angeli, i pastori e le pecore.

La statuina di Gesù, di solito, viene messa nella mangiatoia la notte di Natale, tra il 24 ed il 25 Dicembre. Mentre bisognerebbe aspettare il 6 Gennaio per veder comparire le statuine dei tre Re Magi, che arrivarono ad adorare Gesù il giorno dell’Epifania.

Questo è quello che simpaticamente possiamo considerare il “modello base”, al quale la fantasia popolare, oppure la tradizione locale, ha da sempre aggiunto una miriade di particolari, a volte molto suggestivi.

Il paesaggio viene arricchito con cieli stellati, con ruscelli o laghetti (io, da piccola, a casa dei miei nonni, mettevo uno specchio in mezzo al muschio e ci mettevo a nuotare delle piccole ochette. E voi?), e delle piccole casette per ricreare l’atmosfera dei borghi. E non ci sono solo pastori tra le statuine, ma anche altri personaggi che svolgono i più diversi mestieri.

Presepi speciali

Sapete che esistono dei presepi molto particolari?
A Bologna, nella Basilica di Santo Stefano è conservato il presepe, con statue “a tutto tondo”, più antico di cui si abbia notizia. Venne scolpito, usando legno di olmo e tiglio, verso la fine del XIII secolo, ma venne poi colorato nel 1370.

Dopo aver subito vari restauri nel corso dei secoli, nel 2006, a Natale, è stato messo in una teca protettiva di vetro, perché lo si possa continuare ad ammirare in tutto il suo splendore.

Lasciamo Bologna ed andiamo a Roma dove, in Santa Maria Maggiore, è conservato il più antico presepe in altorilievo. E’ stato scolpito da Arnolfo di Cambio e risale al 1289!

Restiamo in Centro Italia e andiamo ad Urbino dove, tra le meraviglie artistiche della città, c’è anche un presepe del 1555 in stucco, pietra pomice e tufo, con statue a grandezza naturale. Lo si può visitare nell’Oratorio di San Giuseppe ed è collocato in una cappella il cui soffitto è stato rivestito anch’esso di stucco e tufo per ricreare una grotta.

E se volessimo andare a visitare uno sterminato presepe, con statuine di ogni tipo che raffigurano anche i personaggi famosi di oggi? Basta andare nella…

La via dei Presepi di Napoli

A Napoli, in Via San Gregorio Armeno, dal 1700 questa strada è nota in tutto il mondo per le botteghe artigiane in cui si realizzano statuine per il presepe. Si possono visitare tutto l’anno, ma è durante il periodo natalizio che vengono realizzate delle vere e proprie esposizioni. E si possono acquistare delle vere e proprie opere d’arte!

Per creare i presepi ci sono artigiani incredibilmente abili. Accanto a questa abilità, troviamo spesso una notevole eccentricità, che ci fa trovare, vicino alle statuine “classiche”, anche altre che ripropongono personaggi famosi e protagonisti della cronaca mondana.

Napoli è molto legata alla tradizione del presepe, tanto che esiste il cosiddetto “presepe napoletano”, diffuso in tutto il Sud dell’Italia. Si tratta di presepi ambientati in paesi o città, particolarmente ricchi di personaggi (soprattutto in terracotta), con scene decisamente sfarzose ed elaborate.

Ci sono anche dei personaggi ricorrenti come la zingara (che prevede la passione di Gesù), i dodici venditori (che rappresentano i mesi dell’anno), il vinaio, il pescatore e Benino, un pastorello che dorme e che, nei sogni, dà origine al presepe.

Statu(in)e vive!

Ma il presepe non è solo realizzato con le statuine.
In tutta Italia è diffusa, come accennato all’inizio, la tradizione del presepe vivente. In qualunque regione vi possiate trovare, sono sicura che sono molti i paesi che, coinvolgendo gli abitanti del luogo, mettono in scena delle vere e proprie rappresentazioni teatrali per raccontare la Natività.

Incredibilmente suggestivo è quello messo in scena a Matera, in Basilicata. Dentro un centro storico che ricorda Betlemme, ogni viuzza è animata da artigiani e da pastori che indicano al turista la via verso la grotta della Natività.

Molto coinvolgente è anche quello di Dogliani, in provincia di Cuneo. Pensate, ben 350 figuranti animano il centro storico del paese trasformando le abitazioni in tante piccole botteghe.

E a San Biagio, in provincia di Mantova, sono 150 gli abitanti del paese che ricreano un vero e proprio villaggio attorno alla capanna di Gesù.

Sarebbero ancora tantissimi i luoghi da visitare e non solo in Italia (la tradizione del presepe è diffusa praticamente ovunque), perché ogni paese ha il suo presepe tradizionale in chiesa o in piazza.

E quasi in ogni casa, ogni anno accanto all’albero illuminato, c’è un presepe magari realizzato dai bimbi di casa, cosa che aggiunge magia alla festa più attesa dell’anno.

E aspettando che questo momento magico arrivi, potete leggere una delle nostre fiabe di Natale, oppure ascoltare le bellissime audiofiabe di natale 😉

A presto!

I mercatini di Natale e la loro magia 🎄

Odore di vin brulé, luci scintillanti, addobbi, decorazioni di Natale e in sottofondo la dolce nenia delle zampogne… E’ la magia dei mercatini di Natale, e ora vi raccontiamo la loro storia…

La festa più amata dai bambini si sta avvicinando e non c’è occasione migliore per trovare specialità gastronomiche ed ogni tipo di oggetto che riguardi il Natale. Luci, palline per l’albero, statuette per il presepe e decorazioni di ogni tipo ci fanno immergere nell’atmosfera natalizia che i bambini aspettano tutto l’anno, ma che anche noi adulti amiamo.

Non c’è luogo migliore dei Mercatini per trovare originali idee regalo e gustare tipiche specialità gastronomiche.
Ma vi siete mai chiesti quale sia la loro origine? Dove furono messe le prime casette di legno e le prime bancarelle? Beh, sapete che noi di fabulinis siamo molto curiosi, quindi vogliamo portarvi indietro nel tempo per scoprire la storia dei Mercatini di Natale!

Questo viaggio inizia in Germania tanto tempo fa…

Nel secolo XIV (quindi stiamo parlando del 1300 più o meno…) tra Germania ed Alsazia (Francia) sembra che sia stato organizzato il primo mercatino di cui si abbia notizia e si chiamava Mercato di San Nicola, Santo che si festeggia il 6 Dicembre e che è molto amato in Germania.

Ma il primo “vero” Mercatino di Natale documentato è stato fatto a Dresda, sempre in Germania, nella regione della Sassonia. Un documento che risale al lunedì che precedette il Natale del 1434 (avete letto bene: 1434!), parla di un mercato di dolci tipici tedeschi, gli Striezel, tanto che il mercato stesso si chiamava Striezelmarkt.

Ma accanto ai mastri pasticceri, c’erano anche gli artigiani del luogo che esponevano le loro “creazioni” legate all’Avvento ed al Natale. Le loro opere erano decisamente costose e per questo motivo solo le classi più agiate se le potevano permettere. Ma il Mercatino era talmente bello, che la sua fama uscì dai confini della Sassonia ed iniziò a richiamare visitatori anche da altre regioni della Germania.

La tradizione si diffonde in Germania

Nel corso dei decenni, la tradizione del Mercatino di Natale si diffonde su tutto il territorio tedesco e non solo. Il Mercatino di Strasburgo, per esempio, risale al 1570, e quello di Norimberga al 1628.

Al Museo Nazionale di Norimberga è conservata una scatola in abete rosso con la scritta: ”Donato alla Regina Susanna Harßdörfferin da Susanna Eleonora Erbsin (o Elbsin) in occasione del Mercato di Natale del 1628”.

Avete notato che non si parla mai di Mercato di San Nicola? Infatti, con la Riforma Protestante di Martin Lutero nel 1517, si decise di togliere tutti i riferimenti ai Santi e chiamare questi mercatini semplicemente “Christkindlmarkt”, ossia Mercato di Gesù Bambino.

Alcuni sostengono addirittura che fu proprio in questa occasione che Lutero suggerì che i bambini ricevessero regali da Gesù Bambino in occasione del Natale.

Il Mercato di Gesù Bambino divenne poi quello che tutti chiamiamo Mercatino di Natale e la tradizione è proseguita nei secoli, fino ad oggi. In Germania i Mercatini sono diffusi su tutto il territorio, ma i più famosi restano sempre quelli di Dresda e di Norimberga. Pensate, ogni anno sono circa due milioni le persone che li visitano!

A questi si sono poi aggiunti quelli di Augusta e di Colonia, che ne ospita addirittura sette, in diverse zone della città. Uno di questi sette Mercatini lo possiamo visitare su di una barca navigando sul fiume Reno!

C’è poi quello di Dortmund, con più di tre milioni e mezzo di visitatori, che si aggirano incantati tra circa trecento casette di legno e bancarelle. Il tutto sotto la magia di una albero di Natale alto 45 metri!

E in Italia?

Si deve arrivare fino al 1990, quando gli organizzatori del Mercato di Natale di Norimberga, decisero che Bolzano, nell’Alto Adige, fosse la sede perfetta per ospitare il primo Christkindlmarkt “ufficiale” italiano.

Ed in pochissimo tempo si è affermato come una delle mete preferite dai turisti in questo periodo dell’anno. Persone di tutte le età in cerca di decorazioni natalizie in legno, in feltro, in vetro, immersi nel profumo di strudel di mele, di Zelten (un dolce tipico tirolese a base di frutta secca), di Lebkuchen (famosi biscotti speziati).

Volete sapere una curiosità che riguarda questi biscotti?
Al Mercatino si impara anche questo: secondo la tradizione, vengono preparati in cinque forme diverse, una per ogni città dell’Alto Adige. E così Bolzano diventa un angioletto speziato, Bressanone un agnello, Brunico una stella, Merano una campana e Vipiteno una torre.

In realtà però, in Alto Adige come in altre zone, la tradizione di particolari mercati nel periodo dell’Avvento era già consolidata da molto tempo. I contadini che vivevano sulle montagne scendevano a valle in questo periodo, cercando di vendere, in mercati appositamente organizzati, oggetti intagliati nel legno, lavori fatti a maglia e prodotti agricoli di vario genere. Nelle città di fondo valle vivevano i commercianti, gli artigiani e gli impiegati in grado di acquistare questi prodotti.

Ma la tradizione vuole che questi mercati diventassero un’occasione di festa per tutti. Ciascuno, infatti, partecipava con ciò che aveva a disposizione. Chi metteva a disposizione il luogo più adatto, chi le luci, chi le decorazioni. Addirittura si organizzavano piccoli cori e concertini.

Atmosfera natalizia…

Questa tradizione è ancora fortemente sentita da queste comunità ed è per questo motivo che, soprattutto in queste zone, i Mercatini di Natale sono diventati un appuntamento importante, praticamente imperdibile! Ma ve ne sono su tutto il territorio italiano, perché ormai ogni città, grande o piccola che sia, ci fa immergere, con queste casette di legno, nella magia del Natale.

Tra profumi e decorazioni, tra prodotti di artigianato, dolci tipici, cori e luci accese e anche un po’ di vin brulè per non sentire il freddo, lasciatemelo scrivere, i Mercatini contribuiscono a creare parte di quella magia che rende il Natale la festa più attesa dell’anno, e non solo dai bambini, vero?

A questo punto non resta altro da fare che visitare il mercatino di Natale più vicino! 😉

E aspettando che arrivi il Natale, potete leggere una delle nostre fiabe di Natale, oppure ascoltare le bellissime audiofiabe di natale 🎅🎄

A presto!

Frasi belle e Aforismi sul Natale 🎅🎄

Le più belle frasi, citazioni e aforismi per rendere magico il Natale

Regala una frase gentile ai tuoi bambini per il periodo di Natale. 🎄 Qui troverai le più belle da dedicare non solo ai più piccoli, ma a tutte le persone che ami di più 🥰


frase bella per Natale
L’infanzia è credere che con un albero di Natale e tre fiocchi di neve tutta la terra viene cambiata.
André Laurendeau
frase bella per Natale
Vorrei poter mettere lo spirito del Natale all’interno di un barattolo e poterlo tirare fuori mese per mese, poco alla volta…
Harlan Miller
frase bella per Natale
Se ci diamo una mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno.
Gianni Rodari
frase bella per Natale
Il Natale non è una data, bambini, è uno stato d’animo.
Mary Ellen Chase
frase bella per natale
Del Natale amo la meraviglia negli occhi dei bambini, gli abbracci sinceri e le promesse mantenute.
Fabrizio Caramagna

 

frase bella per Natale
È il Natale nel cuore che infonde il Natale nell’aria.
William Thomas Ellis
frase bella per Natale
Il Natale esisterà sempre finché ci teniamo cuore a cuore e mano nella mano.
Dr. Seuss
frase bella per Natale
Il Natale è magia, è lo stupore negli occhi dei bambini.
Anonimo
frase bella per Natale
se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero.
Charlotte Carpenter
frase bella di Natale
Natale è una parola che trasmette felicità solo a pronunciarla. Il più grande augurio che possa farti è che sia Natale ogni giorno!
Anonimo

 

frase bella di Natale
Il Natale viene a insegnarci come trovare la gioia di donare felicità e la gioia di essere gentile.
Gertrude Tooley Buckingham
frase bella di Natale
È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano.
Madre Teresa Di Calcutta
frase bella di Natale
Il Natale è l’amore in azione. Ogni volta che amiamo ogni volta che doniamo, è Natale.
Dale Evans Rogers
frase bella di Natale
Natale è fare qualcosa di extra per qualcuno.
Charles M. Schulz
frase bella di Natale
Il cuore del Natale è amore.
Ada V. Hendricks

 

frase bella di Natale
Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l’anno.
Charles Dickens
frase bella di Natale
Il Natale agita una bacchetta magica sopra il mondo, e per questo tutto è più morbido e più bello.
Norman Vincent Peale
frase bella di Natale
Il Natale è quel periodo dell’anno in cui la gente scende nel rifugio della famiglia.
Byrn Rogers
frase bella di Natale
Quand’ero bambino, erano la luce dell’albero di Natale, la musica della messa di mezzanotte, la dolcezza dei sorrisi a far risplendere il regalo di Natale che ricevevo
Antoine de Saint-Exupèry
frase bella di Natale
Gli occhi dei bambini che brillano sono le vere luci del Natale.
Anonimo

 

frase bella di Natale
Non importa cosa trovi sotto l’albero, ma chi trovi intorno.
Stephen Littleword
frase bella di Natale
Natale non è tanto aprire i regali quanto aprire i nostri cuori.
Janice Maeditere
frase bella di Natale
Il vero spirito del Natale alberga nel tuo cuore.
Babbo Natale, dal film Polar Express
frase bella di Natale
È Natale ogni volta che facciamo nascere l’amore nei nostri cuori
Anonimo
frase bella di Natale
Buon Natale a tutti, grandi e piccini, l’importante è sentirsi bambini!
fabulinis
frase bella di Natale
L’umanità è una grande e immensa famiglia. Troviamo la dimostrazione di ciò da quello che sentiamo nei nostri cuori a Natale
Papa Giovanni XXIII

Canto di Natale 🕯 di Charles Dickens

Lo Spritito del Natale vive in ognuno di noi, basta saperlo ascoltare.

Canto di Natale di Charles Dickens è uno dei racconti di Natale tra i più famosi e commoventi, incentrato sulla conversione dell’arcigno Ebeneezer Scrooge da vecchio avaro ed egoista a uomo generoso e altruista pronto ad aiutare il prossimo. Ci penserano lo spirito del suo ex socio in affari e tre bei fantasmi a riportarlo sulla retta via.

🎨 Disegno da colorare! 🖌

Alla fine del racconto troverai anche il disegno da colorare del Canto di Natale!

Canto di Natale 🕯 racconto completo


Indice dei capitoli

  1. Primo canto: il fantasma di Marley
  2. Secondo canto: il fantasma del Natale passato
  3. Terzo canto: il fantasma del Natale presente
  4. Quarto canto: il fantasma del Natale futuro
  5. Quinto canto: lo spirito del Natale

Canto di Natale 🕯 PRIMO CANTO:
Il fantasma di Marley


Sette anni erano passati da quando Jacob Marley era morto, eppure il suo socio in affari Ebeneezer Scrooge non era per nulla cambiato. L’unica cosa a cui teneva per davvero erano i soldi.

Anche nel giorno della vigilia di Natale, il vecchio e avaro Scrooge se ne stava seduto nell’ufficio della “Scrooge & Marley”, una ditta di cambi e prestiti, tutto preso dai suoi affari.

Era una giornata nebbiosa e cupa, fuori faceva molto freddo e nell’ufficio di Scrooge non faceva molto più caldo rispetto all’esterno.
Scrooge teneva sempre un occhio sul suo commesso, Bob Cratchit, che era intento a copiare delle lettere, riscaldato da un unico pezzo di carbone che ardeva nella stufa. La cassetta del carbone era nell’ufficio di Scrooge, e lui non avrebbe dato al commesso un altro pezzo per tutto il resto della giornata.

– Buon Natale, zio! Un allegro Natale! Dio vi benedica! – gridò una voce allegra.
Era la voce di Fred, nipote di Scrooge, piombato nell’ufficio così all’improvviso che lo zio non lo aveva sentito arrivare.
– Bah! – disse Scrooge – sciocchezze!
– Come, zio, Natale sarebbe una sciocchezza?! – esclamò Fred.
– Al diavolo il Natale con tutta l’allegria! – ribatté Scrooge – Cos’altro è il Natale se non un giorno in cui ci si trova più vecchi di un anno e nemmeno di un’ora più ricchi?!

– Ma perchè siete così amaro, ricco come siete? – continuò il nipote.
– E che ragione hai tu di esser così felice, povero come sei?! – lo zittì Scrooge.
– Ma zio, il Natale… – lo pregò Fred.
– Nipote! – lo rimbeccò Scrooge – Tu festeggia il Natale come vuoi tu, che io lo festeggio come voglio io! – sentenziò Scrooge.
Fred non si perse d’animo e per rallegrare lo zio lo invitò a cena il giorno di Natale, come aveva fatto per tutti i Natali precedenti.
Ma Scrooge rispose di no a tutte le suppliche di suo nipote e infine lo salutò facendogli capire che la conversazione era finita. Così Fred se ne andò, scambiandosi gli auguri con Bob Cratchit.

Poco dopo, entrarono nell’ufficio due distinti signori per raccogliere denaro da dare ai poveri che non avevano un posto dove andare in quel freddo inverno.
Scrooge li accolse in malo modo, non diede loro nemmeno un soldo bucato e anzi, chiese sarcasticamente ai due gentiluomini di lasciare l’ufficio. I due, capito che non avrebbero ricavato nulla, se ne andarono.

Quando fu il momento di chiudere l’ufficio, Scrooge si rivolse al suo impiegato, Bob Cratchit:
– Vuoi tutto il giorno libero domani, vero?
– Se per lei va bene, signore – rispose l’impiegato.
– Non va bene e non è giusto – disse Scrooge – dopotutto, devo pagarti la giornata anche se non lavori. Ma se così deve essere, vedi di iniziare a lavorare molto presto la mattina seguente…
Cratchit promise che l’avrebbe fatto e i due tornarono ognuno a casa propria.

Scrooge viveva tutto solo in una casa vecchia e decrepita. Quella sera il cortile sembrava più buio e scuro del solito e, quando Scrooge cercò di aprire la porta, ebbe l’impressione di vedere nel battiporta dell’ingresso il viso del suo vecchio socio in affari Marley, morto sette anni prima.

La cosa lo scosse per un attimo, ma Scrooge non si lasciava spaventare facilmente e, strizzati gli occhi, si accertò che il battiporta fosse tornato quello di sempre. Ripresosi da quella singolare visione, aprì ed entrò chiudendo a chiave la porta, cosa che di solito non faceva.
Ancora sgomento per l’accaduto, Scrooge fece il giro delle stanze per controllare che tutto fosse a posto.

Non trovò nulla di diverso dal normale, perciò si infilò la camicia da notte e le pantofole e si mise seduto comodo davanti al fuoco del camino a sorseggiare una tisana.
Improvvisamente, proprio quando stava iniziando a rilassarsi, Scrooge udì un rumore cupo, come se qualcuno stesse trascinando delle pesanti catene.

Il rumore saliva per le scale di casa e si faceva sempre più vicino, fino a sembrare appena dietro la porta della stanza, dove cessò di colpo. Scrooge si voltò. Uno spettro stava attraversando la porta e, per la paura, il suo viso diventò bianco tanto quanto lo spettro.
– Ma io ti conosco! Sei il fantasma di Marley! – esclamò Scrooge.
Era proprio lo spettro del suo vecchio socio in affari.

– Cosa vuoi da me? – continuò Scrooge con tono di freddo distacco.
– Sono Marley, e sono venuto per darti un avvertimento… le vedi queste pesanti catene che mi cingono il corpo? Me le sono fabbricate io in vita grazie alla mia avarizia e taccagneria. Non ho mai pensato ad altro se non al mio tornaconto, e questo è il peso che debbo pagare per la mia misera vita egoista.

Scrooge tremava mentre il fantasma continuava a parlare.
– Ora sono qui per avvertirti: tu hai ancora una possibilità, Ebenezer. Questa notte, già dal primo rintocco delle campane, tre spiriti verranno a farti visita. Se non vuoi fare la mia stessa fine, seguili e ascoltali.
Non appena ebbe detto queste parole, il fantasma di Marley scomparve, e la notte tornò tranquilla.

Scrooge andò subito a letto, e forse per la stanchezza della giornata e le troppe emozioni appena vissute, cadde subito in un sonno profondo.

… continua nel SECONDO CANTO

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Il rapimento di Babbo Natale 🎅😈

E se Babbo natale non può consegnare i regali, cosa succede?

I diavoletti hanno deciso di rapire Babbo Natale per far arrabbiare tutti i bambini del mondo, ma il loro astuto piano non andrà come previsto…

Ispirata al racconto di Frank Baum, già autore de “Il mago di Oz” (che potete leggere anche nella nostra versione di fabulinis) questa fiaba vi terrà compagnia in attesa della magica notte di Natale.

🖌 Disegno da colorare 🎨

Alla fine del racconto troverai anche il disegno da colorare del rapimento di Babbo Natale!

🔊 Audiofiaba 😴

Nella pagina delle Audiofiabe, puoi ascoltare il rapimento di babbo natale raccontata da William!

Il rapimento di Babbo Natale 🎅😈 – racconto completo


Babbo Natale viveva nella Valle Ridente insieme ai suoi cari amici folletti e fate che, dentro alla sua grande casa sempre sommersa dalla neve, fabbricavano i giocattoli da regalare ai bambini.

In tutta la Valle Ridente di Babbo Natale la felicità regnava sovrana.

Tutta questa felicità fa pensare che il caro buon vecchio Babbo Natale, così gentile e
affettuoso, non abbia nemici. E invece non è così!

Rintanati nelle cinque grotte delle montagne intorno alla Valle Ridente, vivono cinque piccoli Diavoletti, a cui Babbo Natale non piaceva per niente.

Ciascun Diavoletto viveva in una grotta tutta sua, e ognuno di loro aveva una caratteristica ben precisa; c’era il Diavoletto dell’Egoismo, il Diavoletto dell’Invidia, il Diavoletto dell’Odio, il Diavoletto dell’Inganno e infine il Diavoletto del Pentimento.

Questi Diavoletti delle caverne, pensando di avere un buon motivo per non amare il caro Babbo Natale, un giorno si riunirono per discutere la questione.

‒ Sono davvero arrabbiato! ‒ disse il Diavoletto dell’Egoismo ‒ Babbo Natale distribuisce così tanti bei regali di Natale a tutti i bambini, che diventano felici e generosi e non ascoltano più i miei consigli egoisti.

‒ Sto avendo lo stesso problema ‒ rispose il Diavoletto dell’Invidia ‒ I più piccoli sono così contenti di Babbo Natale, che in effetti riesco a convincerne pochi a diventare invidiosi.

‒ E questo mi fa infuriare! ‒ dichiarò il Diavoletto dell’Odio ‒ Perché se un bambino non prova egoismo o invidia, non può diventare odioso…‒

‒ E non pensa a ingannare il prossimo… ‒ aggiunse il Diavoletto dell’Inganno.

‒ Se è per quello ‒ disse il Diavoletto del Pentimento ‒ se nessun bambino ha bisogno di voi, figuratevi di me…

‒ E tutto a causa di Babbo Natale! ‒ esclamò il Diavoletto dell’Invidia ‒ Sta semplicemente rovinando il nostro lavoro. Bisogna fare qualcosa subito!

Approvarono tutti queste ultime parole e decisero di cercare di turbare le belle convinzioni di Babbo Natale con le loro cattiverie, per farlo diventare molto meno buono…

Così il giorno dopo, mentre Babbo Natale era impegnato al lavoro, circondato dai suoi piccoli assistenti, il Diavoletto dell’Egoismo gli spuntò vicino ad un orecchio e gli disse:

‒ Questi giocattoli sono meravigliosi! Perché non li tieni per te? È un peccato darli a quei ragazzi che li rompono e li distruggono così in fretta.

‒ E’ una cosa senza senso! ‒ disse Babbo Natale ‒ se riesco a renderli felici anche per un solo giorno all’anno, sono contento.

Il Diavoletto capì che non sarebbe riuscito a far cambiare idea a Babbo Natale e tornò dagli altri dicendo:

‒ Ho fallito, perché Babbo Natale non è affatto egoista.

Il giorno seguente il Diavoletto dell’Invidia fece visita a Babbo Natale e gli disse nell’orecchio:
‒ I negozi di giocattoli sono pieni di giocattoli belli quanto quelli che stai facendo tu. Li vendono per denaro, mentre tu non ottieni nulla per il tuo enorme lavoro.

Ma Babbo Natale si rifiutò di essere invidioso dei negozi di giocattoli.

‒ Il mio lavoro è fatto di amore e gentilezza, mi vergognerei di ricevere denaro per i miei piccoli doni. E poi io faccio i regali una volta sola l’anno, ma durante tutto l’anno i bambini devono divertirsi in qualche modo. I negozi di giocattoli sono in grado di portare molta felicità ai miei piccoli amici. Mi piacciono i negozi di giocattoli e sono felice di vederli prosperare.

Il Diavoletto dell’Invidia andò via sconsolato. Così il giorno dopo il Diavoletto dell’Odio entrò nell’affollata officina e disse all’orecchio di Babbo Natale:

‒ Nel mondo ci sono molte persone che non credono in Babbo Natale! Dovresti odiarle da tanto sono cattive!

‒ Ma io non li odio! ‒ esclamò positivamente Babbo Natale ‒ Queste persone non mi fanno nessun male, semplicemente rendono infelici se stesse e i loro figli. Preferirei di gran lunga aiutarle in qualche modo piuttosto che ferirle.

I Diavoletti capirono che, cercando di instillare sentimenti cattivi in Babbo Natale, non avrebbero ottenuto nulla. Così abbandonarono le parole dolci e decisero di usare la forza.

Era risaputo che Babbo Natale, finchè si trovava nella Valle Ridente, era ben protetto dalle fate e dagli elfi. Ma alla vigilia di Natale guidava le sue renne nel grande mondo, portando una slitta carica di regali per i bambini. Era questo il momento migliore per colpirlo. Così i Diavoletti prepararono i loro piani e aspettarono l’arrivo della vigilia di Natale.

La luna splendeva grande e bianca nel cielo, e la neve giaceva fresca e scintillante sul terreno, mentre Babbo Natale si allontanava a tutta velocità dalla Valle Ridente per andare nel grande mondo.

Assieme a lui erano partiti quattro fedeli aiutanti elfi, che stavano seduti sotto il sedile di guida, felici ed emozionati.

Babbo Natale rideva, fischiava e cantava per la gioia. Perché in tutta la sua vita allegra questo era il giorno dell’anno in cui era più felice, il giorno in cui con amore donava i tesori della sua bottega ai bambini.

Improvvisamente, però, accadde una cosa strana: una fune schizzò al chiaro di luna, un grosso cappio si posò sulle braccia e sul corpo di Babbo Natale e si strinse, legandolo stretto. Prima che potesse resistere o anche solo gridare, fu strattonato via dal sedile della slitta e ruzzolò con la testa in avanti in un cumulo di neve.

Le renne che trainavano la slitta non si accorsero di nulla e continuarono il loro viaggio, allontanandosi velocemente. Neppure gli elfi si accorsero di nulla, da sotto il sedile non potevano vedere cosa fosse successo.

I Diavoletti tirarono fuori Babbo Natale dal cumulo di neve e lo legarono per bene, per portarlo nelle loro grotte nascoste sulla montagna

‒ Ah, ah, ah! ‒ risero i Diavoletti con gioia crudele ‒ Cosa faranno adesso i bambini? Come piangeranno e si arrabbieranno quando scopriranno che non ci sono giocattoli sotto i loro alberi di Natale! Vedrai come esploderà in loro l’egoismo, l’invidia, l’odio e l’inganno!

Intanto i piccoli elfi sistemati sotto il sedile di guida iniziarono a sentire la mancanza della voce allegra di Babbo Natale, e siccome lui cantava o fischiava sempre durante tutti i suoi viaggi, il silenzio faceva intendere che qualcosa non andava.

Sporsero la testa da sotto il sedile e videro che Babbo Natale era sparito, nessuno stava guidando il volo delle renne.
Il più vicino alle briglie le prese in mano e gridò alle renne di fermarsi.

‒ Che cosa facciamo adesso? ‒ chiese uno di loro.

‒ Dobbiamo tornare subito indietro e trovare Babbo Natale ‒ disse il secondo con molta determinazione.

‒ No, no! ‒ esclamò il terzo ‒ Se ci fermiamo a cercarlo o torniamo indietro, non ci sarà tempo per portare i giocattoli ai bambini prima dell’alba, e questo addolorerebbe Babbo Natale più di ogni altra cosa.

‒ Hai ragione, dobbiamo prima compiere la nostra missione, poi cercheremo Babbo Natale! ‒ concluse l’ultimo.

Così presero le redini della slitta e ripartirono a tutta velocità per consegnare i regali a tutti i bambini del mondo.

Ma gli elfi non conoscevano bene i bambini quanto Babbo Natale. Quindi non c’è da meravigliarsi che abbiano commesso alcuni piccoli errori.

Ad una bambina che voleva una bambola consegnarono un un tamburo. Mentre un bambino che voleva degli stivali di gomma nuovi per giocare all’aperto, ricevette una scatola da cucito piena di fili colorati e aghi.

Se avessero fatto molti di questi errori, i Diavoletti avrebbero realizzato il loro malvagio scopo e reso infelici i bambini. Ma i piccoli amici di Babbo Natale si impegnarono moltissimo, cercando di concentrarsi su quello che Babbo Natale in persona avrebbe fatto, e commisero meno errori di quanto ci si potesse aspettare in circostanze così insolite.

Lavorando il più rapidamente possibile, riuscirono a distribuire tutti i regali e a tornare nella Valle Ridente. Dopo aver messo le renne e la slitta nella stalla, il piccolo popolo degli elfi e delle fate cominciò a chiedersi come avrebbe potuto salvare Babbo Natale. Tutti si resero conto che la prima cosa da fare era scoprire cosa gli fosse successo e dove si trovasse.

Tutte le fate cominciarono a sorvolare la Valle Ridente e i suoi confini, finché una di loro non notò un andirivieni strano tra le caverne dei piccoli Diavoletti. Si intrufolò in una grotta senza farsi vedere e scoprì… Babbo Natale legato come un salame! Subito tornò indietro a riferire quanto aveva visto.

Babbo Natale per tutta la notte appena trascorsa non era stato per niente allegro. Sebbene avesse fiducia nel buon cuore dei suoi piccoli amici bambini, non poteva non essere preoccupato per la delusione che una notte di Natale senza regali avrebbe portato loro.

I Diavoletti, che lo sorvegliavano a turno uno dopo l’altro, non mancavano di prenderlo in giro, e all’alba del giorno di Natale, il Diavoletto dell’Inganno gli disse:

‒ I bambini si stanno svegliando Babbo Natale! E non stanno trovando regali sotto l’albero! Vedrai come verranno a cercarci tutti i bambini arrabbiati!

Ma Babbo Natale lo guardò senza dire nulla. Vedendo che Babbo Natale non avrebbe risposto ai suoi scherni il Diavoletto dell’Inganno se ne andò e chiamò il Diavoletto del Pentimento a prendere il suo posto.

Quest’ultimo Diavoletto non era così sgradevole come gli altri. A volte era gentile, e la sua voce aveva un tono dolce e cortese.

‒ Buongiorno Babbo Natale ‒ disse ‒ ormai è mattina e la notte di Natale è andata. Non potrai più far visita ai bambini per tutto un intero anno.

‒ Vero ‒ rispose Babbo Natale quasi allegramente ‒ La vigilia di Natale è passata, e per la prima volta in molti secoli non ho portato i regali ai bambini.

‒ I piccoli saranno molto delusi ‒ mormorò il Diavoletto del Pentimento, quasi con rammarico ‒ È probabile che il loro dolore renda i bambini egoisti, arrabbiati, invidiosi e pieni di odio, e verranno a cercare noi Diavoletti. Poi forse qualcuno verrà anche da me, ma sai sono poche le persone che si pentono per davvero…

‒ Ma tu non ti penti mai? ‒ chiese Babbo Natale, curioso.

‒ Oh, sì, a volte capita ‒ rispose il Diavoletto ‒ Anche adesso mi pento di aver contribuito alla tua cattura. Naturalmente è troppo tardi per rimediare al male che ti abbiamo fatto; ma il pentimento, sai, può venire solo dopo un pensiero o un’azione cattiva, perché all’inizio non c’è niente di cui pentirsi.

‒ Ho capito ‒ disse Babbo Natale ‒ se non si fa del male, nessuno viene mai a cercarti per parlare con te. Sei sempre tanto solo…

‒ Vero… ‒ rispose il Diavoletto pensieroso ‒ tu però sei qui con me e mi stai parlando senza odio o rancore perchè non hai fatto alcun male… è la prima volta che succede… per dimostrarti che mi pento sinceramente ti permetterò di scappare.

Questo discorso sorprese molto Babbo Natale, finché non rifletté che era proprio quello che ci si poteva aspettare dal Diavoletto del Pentimento. Il tipo si diede subito da fare per sciogliere i nodi che legavano Babbo Natale quindi gli fece strada attraverso un lungo tunnel finché entrambi emersero dalla Grotta del Pentimento.

‒ Spero che mi perdonerai ‒ disse il Diavoletto ‒ Non sono un cattivo ragazzo e credo che pentirsi ogni tanto faccia molto bene alle persone.

Babbo Natale annusò l’aria fresca con gratitudine.
‒ Non porto rancore ‒ disse con voce gentile ‒ e sono sicuro che il mondo sarebbe un posto molto triste senza di te. Quindi buon Natale a te!”

Con queste parole uscì per salutare il luminoso mattino, e un attimo dopo stava fischiettando verso la sua casa nella Valle Ridente.

A camminargli incontro sulla neve c’era una colonna di elfi circondati dalle fate, partiti per salvare Babbo Natale dalle grinfie dei Diavoletti.

Non appena lo videro gli corsero incontro e iniziarono a ballare e danzare di gioia

‒ È inutile dare la caccia ai Diavoletti ‒ disse Babbo Natale ‒ Saranno pure fastidiosi, ma hanno anche loro un compito in questo mondo, e non si possono togliere di mezzo…

Gli elfi raccontarono a Babbo Natale di come avevano distribuito i giocattoli. Raccontarono anche dei piccoli errori che erano stati commessi.

Babbo Natale si mise a ridere sonoramente, poi li abbracciò tutti ringraziandoli per il grande lavoro fatto, ordinando prontamente di andare a sostituire o aggiungere regali là dove ce ne fosse stato bisogno. Così che anche quei pochi bimbi delusi dal regalo sbagliato, diventarono felici.

Per quanto riguarda i Diavoletti delle Caverne, si riempirono di rabbia e dispiacere quando scoprirono che la loro astuta cattura di Babbo Natale non era servita a nulla per colpa degli elfi.

In effetti, nessuno in quel giorno di Natale sembrava essere diventato egoista, invidioso o pieno di odio.

Fu così che i Diavoletti delle caverne non tentarono mai più di interferire con la consegna dei regali di Babbo Natale, ma si limitarono a brontolare mentre guardavano i bambini di tutto il mondo diventare molto felici nel giorno di Natale.

⚜ Fine della fiaba ⚜

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