fabulinis

Menu

Tag: natura

La grande diga 🌊


Il pianeta è ammalato, chi riuscirà a salvarlo?

In questa bella fiaba a sfondo ecologico, che Rossana Costantino ha voluto regalare a tutti noi, tutti gli animali riuniti prendono in mano le sorti del nostro pianeta, e decidono di trovare una “cura” ai danni prodotti dalla troppa plastica che ormai rischia di avvelenare tutti noi.

La grande diga 🌊 storia completa


Un giorno i rappresentanti di tutti gli animali del mondo decisero di riunirsi in una assemblea generale: il pianeta si era ammalato, e la malattia si chiamava “plastica”.
Naturalmente la causa della tragedia era la cattiva condotta dell’uomo, storicamente poco attento al rispetto della natura.
A sollevare la questione erano stati i pesci, poi gli uccelli marini, poi gli orsi polari, le foche, e in poco tempo tutte le specie capirono che dovevano lottare insieme per la sopravvivenza.

Un capodoglio che aveva ingerito grosse quantità di plastica, prima di morire, arenato in spiaggia, aveva sussurrato ad un gabbiano: “salvate il mondo”.
L’uccello, con il cuore spezzato, volò per giorni per diffondere il messaggio del povero cetaceo.
Tutti gli animali capirono che era tempo di unire le forze, e dai poli all’equatore ci fu un movimento epocale, alla ricerca di una misura straordinaria.

La plastica era ovunque, in frammenti, in agglomerati, in grosse isole galleggianti, e avanzava, minacciosa, letale.
Molte creature trovarono la morte in mezzo alla plastica: alcune mentre la combattevano, altre, ignare, mangiandola, altre ancora intrappolate nei sacchetti: era la fine.
Ci fu un grande scompiglio tra gli animali più astuti e intelligenti: i delfini cercarono di insegnare alle altre creature acquatiche a riconoscere il pericolo, gli albatros organizzarono squadre di soccorso e sulla terra, i lupi e le volpi, ormai alleati, pianificarono strategie difensive.

Ma non era sufficiente allearsi e combattere: bisognava estirpare il male.
Tutti i rappresentanti, durante l’assemblea generale, avevano proposto una soluzione.
Gli animali di grossa taglia avevano pensato di trasportare la plastica in un’isola deserta, ma anche quella era una soluzione temporanea, perché le maree avrebbero sparpagliato di nuovo l’immondizia in ogni luogo.
I pesci, rischiando la vita, volevano seppellire la plastica negli abissi, ma anche dal fondo sarebbe emersa, tornado a galla minacciosa.

Gli uccelli volevano impiegare la plastica per fare un enorme nido, ma il pericolo era evidente: i piccoli, una volta schiuse le uova, avrebbero mangiato i frammenti, e avrebbero fatto la stessa fine delle altre vittime.
Le povere tartarughe, con il guscio deformato dalle trappole di plastica, avevano proposto di formare una barriera tra la spiaggia e il mare, ma le onde, con il tempo, avrebbero distrutto tutto.
Le scimmie, ormai esperte nel riutilizzo dei rifiuti, avevano proposto di costruire delle città in plastica, ma anche in quel caso, molti animali potevano rimanere soffocati o intrappolati nelle strutture: del resto gli animali non sono esperti in opere ingegneristiche.

In realtà, come osservò un orso bruno attempato, un animale esperto in ingegneria poteva essere coinvolto: il castoro.
I castori non sono animali famosi per la loro astuzia, per cui non si erano pronunciati durante l’assemblea.
Timidi, simpatici e impacciati, i castori avevano già combattuto una guerra infinita contro il bracconaggio: infatti la loro pelliccia è molto pregiata.

Tuttavia i castori non si erano mai lasciati abbattere, e continuavano senza sosta a costruire dighe principalmente per due motivi: per proteggere le loro tane costruite sull’acqua e per difendersi dai predatori, grazie ai fossati che si formano dalla stagnazione dell’acqua intorno alle strutture.
Gli animali presenti in assemblea proposero di costruire le dighe in plastica non solo per formare una protezione efficiente per le tane che ospitano i castori, ma anche per impiegare tutto quel materiale sparso in ogni angolo della terra.

Il più anziano dei castori, convocato urgentemente in assemblea, abbozzò un progetto: formare una specie di stagno grazie a bottiglie e sacchetti di plastica, poi costruire una rete di canali molto fitta per conservare il cibo da consumare nel periodo invernale e infine articolare le vie di fuga e le varie tane.
Per realizzare un progetto così laborioso i castori avrebbero dovuto contare su tutti gli animali: gli elefanti per trasportare tutto il materiale, i pellicani e i cormorani per raccogliere i sacchetti, tutti i roditori per modellare la plastica cercando di non ingerirla, e tanti altri esemplari per coordinare i lavori in tutto il pianeta.

L’assemblea durò per giorni, fino a quando il re, il leone, che fino a quel momento era stato in silenzio, seduto sul trono, malinconico per quanto stava accadendo al regno animale, posò la sua corona e indossò un elmetto da operaio.
Ci fu un grande stupore per quell’insolito gesto, ma poi il leone sorrise, e con il cuore pieno di fiducia pose la sua grossa zampa sulla spalla del vecchio castoro e disse: “che tutti gli animali possano salvare il mondo, e che la diga sia l’opera più importante della storia”.

Passarono di lì alcuni uomini, minacciosi, con un fucile in mano: avevano visto tutti quegli animali e volevano portare a casa dei trofei.
Uno di loro, però, fece un passo indietro vedendo un leone con l’elmetto da operaio in compagnia di un vecchio castoro, e cercò di capire.

Per un uomo non è facile cogliere tanto amore in un solo gesto, riconoscere l’umiltà di un re che ripone la sua fiducia in un goffo roditore con la coda larga e piatta, notare che gli attriti tra creature diverse possono essere messe da parte per qualcosa di tanto importante come la sopravvivenza.

I suoi compagni alzarono il fucile, e allora il leone si mise davanti al castoro, per fare scudo con il suo corpo.
Solo allora gli uomini si fermarono, pronti ad ammirare tanto coraggio.
Faceva caldo, tanto caldo.
Prima di andare via, tirarono fuori dell’acqua dagli zaini, e una volta dissetati, consegnarono le bottiglie di plastica ai castori.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rossana Costantino per aver condiviso con tutti noi questa bella fiaba a sfondo ecologico.


Su Amazon abbiamo poi trovato questi altri prodotti molto carini:

L’uccellino sopra il pino 🐦🌲


Se cerchiamo di andare oltre le apparenze forse troveremo un tesoro…

“L’uccellino sopra il pino” è un racconto breve che può aiutare noi genitori a spiegare ai bambini quanto sia importante andare oltre alle apparenze. L’uccellino non lo fa, e si perde un tesoro…

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba dell’uccellino sopra il pino:

L’uccellino sopra il pino 🐦🌲 storia completa


C’era una volta un uccellino che, dopo aver volato tutto il giorno, decise di prendersi una piccola pausa. Andò così a riposarsi sopra il ramo di un pino.
L’uccellino, che era ancora giovane ed inesperto, vide sui rami delle belle pigne e pensò che fossero i frutti dell’albero.

– Adesso mi faccio una scorpacciata di questi frutti! – disse. Prese una pigna nel becco e cominciò a masticarla, ma con sua grande sorpresa non ne riusciva a mangiare nemmeno un pezzettino.
– Com’è possibile che questo frutto abbia un gusto così simile al legno?! – si chiese perplesso l’uccellino, e ci riprovò.

Ma niente, il gusto di quelle pigne era veramente amaro e legnoso, per non parlare poi di quanto fossero dure.
– Hai dei frutti molto belli albero mio, ma sono disgustosi e duri come la pietra!
Il pino che fino a quel momento era stato calmo e buono, sentendo quelle parole si arrabbiò molto. Iniziò a scuotersi così forte che l’uccellino per la paura si alzò in volo.

– Le mie pigne non sono fatte per essere mangiate – disse allora il pino – ma al loro interno contengono un gran tesoro.
– Sarà – ribatté l’uccellino che stava volando in cerchio sopra l’albero – ma a me non piacciono, tientele pure! – e volò via.
Il pino un po’ risentito, ma sollevato dal fatto che il piccolo e insolente uccellino fosse andato via, si rimise a godersi sereno la giornata.

Poco dopo sotto i rami del pino passò un bambino, che notò subito un sacco di pigne cadute per terra.
Quando il pino aveva fatto scappare l’uccellino, aveva fatto cadere anche molte delle sue pigne.
Il bambino si chinò a raccoglierle, e da alcune uscirono i pinoli, i semi contenuti nelle pigne.

– Quanti pinoli! – esclamò il bambino – la mamma ci potrà fare una torta buonissima! – e ne raccolse più che poteva.
Il pino guardò felice la scena e pensò che il bambino aveva compreso bene il valore delle sue pigne.

E fu così che l’uccellino se ne andò via a stomaco vuoto ed il bambino si riempì la pancia con la squisita torta ai pinoli fatta dalla sua mamma.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


Su Amazon abbiamo poi trovato questi altri prodotti molto carini:

La fata del lago ⭐


Cantare ci rende più felici, e quando non si canta più arriva sempre la tristezza…

Come in ogni fiaba che si rispetti anche in questa c’è una creatura magica, una fata, che ha il potere di aiutare gli uomini.
E lo fa attraverso il canto e la sua voce, esattamente come noi adulti facciamo con i bambini quando raccontiamo una storia o cantiamo una ninna nanna. E se la voce viene a mancare? Diventa tutto più difficile, ed è per questo che il silenzio spesso ci mette tristezza.
Ma la nostra fata saprà far ritornare il sorriso ed il buonumore a tutti.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della fata del lago:

La fata del lago ⭐ storia completa


C’era una volta un lago dove, nascosta dentro una grotta, viveva una splendida fata.
Nessuno degli abitanti della valle però l’aveva mai vista, perché era abilissima a nascondersi e se necessario a trasformarsi in qualche animaletto per sfuggire dalle persone.
Tutti però l’avevano sentita cantare, la sua voce era così bella e armoniosa che, anche le più dure giornate di lavoro, sembravano più leggere ascoltandola.

Un giorno due piccoli pastorelli che stavano controllando le loro pecore, sentirono la voce della fata cantare. Era così vicina che i due si nascosero dietro un albero per paura di essere visti, ed infatti dopo un attimo comparve nel prato la bellissima fata dai capelli color blu come il mare.
Il più piccolo dei due esclamò:
– E’ la fata del lago!

Il più grande non fece in tempo a tappargli la bocca che la fata si girò verso di loro, sorpresa.
La fata, a questo punto fugge via veloce e si rifugia dentro al bosco.
I due pastorelli cercano invano di rincorrerla, ma lei è troppo veloce e dopo poco non riescono più a vederla, era sparita.
I due tornarono a casa di corsa, volevano raccontare a tutti dell’incontro con la fata, ma appena entrarono in casa sentirono il papà che diceva alla mamma:

– Oggi ad un certo punto la fata del lago ha smesso di cantare… non l’abbiamo più sentita, arrivare a fine giornata senza il suo canto è proprio dura…
I due pastorelli si guardarono i faccia, forse la fata aveva smesso di cantare proprio per colpa loro, pensarono entrambi, e se ne stettero zitti zitti.

E infatti da quel giorno la fata non cantò più, e tutti gli abitanti della valle si sentivano sempre più tristi e stanchi dal duro lavoro.
Il canto della fata mancava a tutti.
I due pastorelli pensarono di averla combinata proprio grossa, e decisero di rimediare.


Su Amazon abbiamo trovato questi altri prodotti molto carini:

Si misero a cercare la grotta della fata per tutto il lago, finché un giorno mentre ne stavano esplorando una, sentirono dei singhiozzi di pianto provenire dal fondo.
– Signora fata del lago? – disse il più grandicello dei due pastorelli.
– Non avvicinatevi! Cosa volete da me?! – rispose piangendo la fata.
– Volevamo solo scusarci per l’altra volta, non era nostra intenzione farle prendere paura…

– Non ho preso paura… è solo che voi mi avete vista!
– Ci scusi se l’abbiamo vista, eravamo solo curiosi e…
– Ma perché non vuole essere vista? Lei è così bella! – interruppe il pastorello più piccolo.
– Non è vero! – rispose la fata, piangendo ancora di più – sono orribile!
I due pastorelli si guardarono in faccia meravigliati.

– No, no signora fata, lei è proprio bella! – continuò il più piccolo.
– Come fai a dire che sono bella con questi orribili capelli blu! Tutte le altre fate hanno i capelli color dell’oro, io invece ho i capelli color del mare… – e scoppiò in un altro pianto.
I due pastorelli rimasero ammutoliti per quella strana spiegazione. Per loro due la fata era la donna più bella che avessero mai visto.

– Mi creda signora fata che per noi lei è bellissima… e poi la sua voce lo è ancora di più, da quando non la sentiamo più cantare, tutti gli abitanti della valle sono più tristi…
La fata pian piano smise di piangere.
– Davvero senza il mio canto tutti gli abitanti della valle sono più tristi?
I due pastorelli annuirono con forza.

La fata stette un attimo in silenzio.
– E davvero nonostante i miei capelli color del mare voi pensate che io sia bella?
I due pastorelli annuirono con ancor più forza.
La fata li guardò negli occhi, non mentivano.
– Se promettete di non dire a nessuno dove sta la mia grotta, tornerò a cantare per tutti gli abitanti della valle.
– Promettiamo! – dissero in coro i due pastorelli.

La fata sorrise, e i due pastorelli pieni di felicità e orgoglio per aver risolto la questione, si misero a saltare e gridare di gioia.
I due salutarono la fata e corsero subito verso casa, e già dopo pochi passi, sentirono alle loro spalle la meravigliosa voce della fata riprendere a cantare.

Tutti gli abitanti della valle, sentendo di nuovo il canto della fata, si fermarono ad ascoltare incantati. Di colpo erano di nuovo tutti felici, e quella sera stessa fecero una gran festa in onore della fata, con canti balli e un gran banchetto.
E i due pastorelli erano i bimbi più felici di tutti.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


Su Amazon abbiamo poi trovato questi altri prodotti molto carini:

Lo sposo di Topina 🐭


Quale sarà lo sposo migliore per la piccola Topina?

Questo racconto breve e divertente racchiude un insegnamento importante, forse più per i genitori che per i piccoli: a volte, nella foga di volere il meglio per i nostri figli, noi genitori dimentichiamo di ascoltare il loro parere. Lo si fa in buona fede, ma ogni tanto forse è meglio fermarsi e rifletterci sopra.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba dello sposo di Topina:

Lo sposo di Topina 🐭 storia completa


C’era una volta una Topina che viveva ancora coi genitori. Per loro era la miglior Topina del mondo, e adesso che si era fatta grande avrebbe dovuto meritare un marito speciale.
Se per il papà di Topina bastava un bravo e gentile topino come marito, per la mamma invece un topo non era abbastanza, lei voleva di più.
La mamma di Topina non voleva che cercasse come marito un topo qualunque, per lei voleva il meglio del meglio! Così iniziò a discuter col papà, e furono urla e grida.

– Ma cosa hai contro un bel topino giovanotto, onesto e lavoratore? – chiedeva il papà alla mamma.
– Mia figlia è troppo bella e intelligente e non sposerà mai un topo! Per lei esigo qualcuno di eccezionale! – rispondeva lei.
– E allora se vuoi qualcuno di eccezionale perché non chiedi al Sole!?
La mamma di Topina ci pensò su e disse:
– Sì, credo che il Sole sia un marito all’altezza della mia piccola.
– Allora andiamo a chiedere al Sole – rispose sconsolato il papà.
– Andiamo!

Peccato che nessuno dei due chiese il parere a Topina, che sospirò e li seguì senza dire nulla.
Andarono quindi dal Sole.
– Signor Sole – disse la mamma – guarda la nostra piccola, non pensi che sia una ragazza degna di sposare una persona eccezionale e forte come te?
Il Sole, che di sposarsi non aveva nessuna intenzione, rispose:
– Vedo, la piccola Topina è sicuramente una delle più belle che io abbia mai visto, però vi devo deludere, c’è qualcuno che è più forte di me ed è…

Proprio in quel momento un Nuvolone coprì il Sole, che non riuscì a finire la frase.
Mamma e papà topo capirono che il Nuvolone era più forte del Sole, e gli chiesero se voleva sposare la Topina.
– Io non mi merito la vostra splendida figliola – rispose il Nuvolone – c’è qualcuno che è più forte di me ed è il vento!


Su Amazon abbiamo trovato questi altri prodotti molto carini:

All’istante iniziò a soffiare un forte vento che spazzò via il Nuvolone e fece rotolare tutti i topini fino a fermarsi contro un muro poco più in là.
La famiglia dei topini si rialzò pulendosi i vestiti e ricomponendosi i capelli scompigliati dal vento, e mamma e papà topo gli chiesero se voleva sposare la loro Topina.

– Veramente io non sono all’altezza di sposare la vostra incantevole Topina, c’è qualcuno che è ancora più forte di me, ed è il muro contro cui siete andati a sbattere, nemmeno io posso far nulla per abbatterlo.
Mamma e papà topo si girarono allora verso il Muro. Era un muro umido, fatto di pietre e mattoni tutto coperto di muschio.

La mamma di Topina stava per chiedergli se voleva sposarla quando Topina, che fino ad allora era rimasta zitta e tranquilla, esplose dicendo:
– Eh no! Un vecchio e ammuffito muro no! Va bene il Sole, va bene il Nuvolone e va bene anche il Vento, ma un umido muro fatto di pietre e mattoni non lo sposerò mai!

Il povero Muro, che era lì da secoli ed aveva resistito a qualsiasi tipo di intemperia, ci rimase un poco male a vedersi descritto così, ma disse:
– Vostra figlia ha ragione, è vero che io son più forte del vento impetuoso, ma c’è qualcuno che è ancora più forte di me!
– E chi sarebbe? – chiesero in coro mamma e papà topo.
– Un topolino! – rispose il muro.

Mamma e papà topo si guardarono in faccia increduli.
– Solo un topolino può scavare dentro di me e passarmi attraverso – continuò il muro.

Il papà di topina sorrise e anche la mamma fu finalmente convinta che un bel topino era lo sposo migliore per Topina.
I tre tornarono a casa felici e contenti, e così Topina fu libera di scegliersi come sposo il topino che più le piaceva.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


Su Amazon abbiamo poi trovato questi altri prodotti molto carini:

Il corvo e la volpe 🐦🦊


Bisogna stare sempre attenti a chi ci fa troppi complimenti…

Questa è una favola classica che risale ad Esopo, e come tutte le favole ha una morale che spiega ai bambini qualcosa di importante, di cui si deve fare tesoro.
L’insegnamento è molto chiaro: non bisogna cedere alla vanità e restare umili anche se qualcuno ci fa bellissimi complimenti, perché potrebbero non essere sinceri e avere un secondo fine.
Come per la volpe protagonista: non le interessa per nulla la bellezza del corvo, lei vuole solo rubargli il formaggio!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de il corvo e la volpe:

Il corvo e la volpe 🐦🦊 storia completa


C’era una volta un corvo che, fermo su un ramo, si guardava intorno in cerca di qualcosa da mangiare.
L’occasione arrivò presto.

Non molto lontano, una famigliola stava facendo un bel picnic, e in un angolo, sopra il telo steso a terra, aveva messo un bel cesto pieno di pezzi di formaggio.
Il corvo si lanciò in picchiata, con una rapida mossa prese un pezzo di formaggio e volò via lontano, sopra il ramo di un alto albero. Era tutto contento.

Sotto il ramo dove si era posato il corvo, stava passando una volpe, che notò subito il pezzo di formaggio nel suo becco. Si sedette lì sotto e pensò: “Quanto mi piacerebbe mettere le zampe su quel pezzo di formaggio…”. Ma il corvo era su un ramo troppo alto e lei non ci sarebbe mai arrivata con un salto. Forse, però, poteva farcela usando la sua astuzia. Si sa, le volpi sono molto furbe.

– Buongiorno signor corvo, ma che belle penne che hai! – disse la volpe.
Il corvo, sentendo queste parole, guardò giù e la vide. Conoscendo il tipo, il corvo si fece subito sospettoso. “Come mai la volpe mi fa questi complimenti?” si chiese; ma la volpe continuò:
– Hai anche un gran bel portamento!

Al corvo iniziò a piacere tutta questa adulazione. “Be’, effettivamente ho delle bellissime penne nere” pensò, e iniziò a sbattere le ali per metterle bene in mostra.
– E che bel becco che hai, sembra proprio il becco di un re!
Al corvo non pareva vero di ricevere tanta attenzione. Sentir lodare il suo becco, poi, era una cosa bellissima.


Su Amazon abbiamo trovato questi altri prodotti molto carini:

– Se solo potessi sentire una dolce melodia provenire da quel becco… vorrei proprio sentire che meravigliose canzoni puoi cantare… – continuò la volpe con un tono sempre più adulatorio.
Il corvo era al settimo cielo per la felicità. Dopo così tanti complimenti doveva dimostrare alla volpe quanto bravo era nel canto, così aprì il becco e:
– Cra! Cra! Cra!

E mentre il corvo cercava di dare sfoggio delle sue abilità di cantante, il pezzo di formaggio scivolò via dal becco. La volpe, che aspettava lì sotto, aprì la bocca e il formaggio ci finì dritto dritto dentro.

La volpe, tutta contenta per essere riuscita a guadagnarsi il pranzo usando solo la sua astuzia, salutò con la zampa il corvo, ringraziò e se ne andò via per il sentiero del bosco.
Il corvo, poverino, era rimasto con le ali e il becco aperti per la sorpresa. “Dovevo stare più attento” pensò mentre guardava la volpe allontanarsi.

“La prossima volta che qualcuno mi farà così tanti complimenti non mi lascerò ingannare così facilmente. Cercherò di capire se sono complimenti sinceri o se sono solo un modo per ottenere qualcosa da me”. E volò via, in cerca di qualcos’altro da mangiare.

Morale: non bisogna mai fidarsi di chi fa troppi complimenti.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


Su Amazon abbiamo poi trovato questi altri prodotti molto carini:

Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


La volpe e la cicogna 🦊


Chi la fa l’aspetti… e i proverbi non mentono mai!

Le favole di Esopo hanno sempre qualcosa da insegnarci, questa ad esempio spiega che, se si fa uno scherzo a qualcuno, bisogna essere pronti anche a riceverlo. Magari può essere utile se si ha a che fare con qualche bimbo a cui piace scherzare ma che poi si arrabbia quando è il suo turno di ricevere uno scherzo…

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de la volpe e la cicogna:

La volpe e la cicogna 🦊 storia completa


C’erano una volta una Volpe e una Cicogna, che avevano fatto amicizia. La Volpe allora pensò di invitare a pranzo la nuova amica.
Ma quando dovette decidere cosa preparare, la Volpe pensò bene di fare un piccolo scherzetto alla signora Cicogna.

Preparò un succulento brodino di verdure, e lo servì su un un bel piatto di porcellana, con i bordi molto bassi e invitò la Cicogna ad assaggiarlo.

La cicogna, sentito il profumino del brodo, si sedette a tavola e cercò di bere il brodino ancora fumante.
Ma con il suo lungo e appuntito becco la Cicogna non riusciva a bere dal piatto basso che la volpe le aveva preparato.

La Volpe, che si stava divertendo un sacco alle spalle della cicogna, la invitava a bere e faceva finta di non capire coma mai non le piacesse.

La cicogna aveva ben capito lo scherzo della Volpe ma decise di far buon viso a cattivo gioco.
– Scusami signora Volpe, ma oggi non mi sento molto bene, penso tornerò a casa a riposare – disse la cicogna congedandosi dalla volpe.

Qualche giorno dopo fu la cicogna a invitare la Volpe a pranzo.


Su Amazon abbiamo trovato questi altri prodotti molto carini:

La cicogna aveva preparato un magnifico piatto a base di pesce ma lo aveva messo in un vaso trasparente dal collo lungo e stretto, dove il suo becco riusciva ad entrare alla perfezione.

Ma il muso della volpe invece era troppo grosso per arrivare fino in fondo, e più la volpe cercava di infilarcelo, più si arrabbiava.

L’odorino invitante del pesce che non avrebbe potuto mangiare, la stava facendo uscire di testa, finché ad un certo punto, stufa di essere presa in giro, sbottò:
– Mi hai ingannata Cicogna mia! Hai messo il cibo in questo vaso dal collo lungo e stretto di proposito per non farmi mangiare! Io me ne vado!

La cicogna guardò la volpe con aria soddisfatta e le rispose:
– Chi la fa, l’aspetti!
E continuò a mangiarsi beata il suo bel pranzetto a base di pesce.

Morale della favola: se prendi in giro qualcuno ricordati che poi prenderanno in giro anche te!

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


Su Amazon abbiamo poi trovato questi altri prodotti molto carini:

Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


Il cavallo e l’asino 🐎


L’unione fa la forza, dice il proverbio, e condividere le fatiche con gli altri è sicuramente un vantaggio per tutti quanti…

E’ difficile che i bambini collaborino tra di loro (e soprattutto con noi) per fare le cose faticose, ma questa favola di Esopo può aiutarti a spiegargli che dare una mano a chi è in difficoltà non solo è un bel gesto, ma potrebbe anche evitare di fare uno sforzo più grande in futuro.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de il cavallo e l’asino:

Il cavallo e l’asino 🐎 storia completa


C’erano una volta un cavallo e un asino che vivevano nella tessa stalla.
Il loro padrone voleva bene ad entrambi, e non mancava mai di attenzioni verso ciascuno di loro.
Però, quando si trattava di portare i sacchi di farina da vendere giù al mercato, sulla groppa del cavallo, fiero ed altezzoso, ne caricava solo un paio, mentre sulla groppa dell’asino buono e mansueto, ne caricava molti di più.

All’asino andava bene così, lui ci era abituato e sapeva che quello era il suo lavoro. In più ammirava veramente la bellezza del cavallo, e quindi si era convinto che fosse giusto preservare il suo splendore non caricandolo di troppi pesi.

Un giorno però, andando al mercato, il loro padrone non si rese conto di aver caricato troppo l’asino, così che dopo pochi chilometri l’asino cominciò a camminare con fatica.

Il padrone purtroppo era tutto preso dal parlare con un suo amico che faceva la stessa strada, e non si rese conto di quanta fatica facesse l’asino, così l’asino si rivolse al cavallo.

– Cavallo, amico mio – disse l’asino – mi potresti dare una mano? Ho il fiato corto e faccio fatica a camminare, prenderesti uno dei miei sacchi di farina?
Il cavallo lo guardò a malapena e fece finta di non aver sentito.

L’asino continuò il suo faticoso cammino sbuffando.
Dopo un po’ però le gambe gli cominciarono a traballare.
– Cavallo, amico mio, ti prego dammi una mano, non ce la faccio a portar tutto questo peso, tra poco cadrò…
– Se il padrone ti ha caricato di tutti quei sacchi è perché sa che li puoi portare – rispose stizzito il cavallo.

L’asino abbassò la testa e continuò a camminare.
Ma non ce la faceva davvero più.


Su Amazon abbiamo trovato questi altri prodotti molto carini:

– Cavallo amico mio, ti supplico, prendi almeno uno dei miei sacchi e aiutami.
– No! – rispose secco il cavallo – tieniti i tuoi sacchi e non mi disturbare più!
E, per sottolineare il fatto che non lo avrebbe aiutato, allungò il passo distanziandolo di una decina di metri.

L’asino allora decise che ne aveva abbastanza e si lasciò cadere al suolo con un sordo tonfo.
Solo allora il padrone si accorse di quello che stava succedendo.

– Povera bestia mia, che stupido sono stato a caricarti di così tanti sacchi, aspetta ora te li tolgo di groppa – e così fece.
– Tieni anche un po’ d’acqua e riposati qui all’ombra dell’albero – continuò il padrone.
Finalmente l’asino aveva un po’ di pace e ristoro.

– Cavallo, vieni qua! – ordinò il padrone – ora i sacchi di farina li porterai tutti tu!
Il cavallo spazientito ed infuriato per la cosa non poté che obbedire al padrone che gli caricò sulla groppa tutti i sacchi di farina.
“Che stupido che sono stato” pensò il cavallo “Se avessi ascoltato l’asino e l’avessi aiutato prendendomi uno dei suoi sacchi di farina, adesso non farei tutta questa fatica…”

E proseguirono il viaggio, il cavallo sbuffando dalla fatica e della sua stupidaggine, e l’asino finalmente con la groppa libera e senza pesi godendosi la passeggiata fino al mercato.

Morale della favola: meglio condividere le fatiche con gli altri prima che tutte le fatiche ricadano solo su di noi.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


Su Amazon abbiamo poi trovato questi altri prodotti molto carini:

Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


La lepre e la tartaruga 🐇🐢


Chi va piano va sano e va lontano dice il proverbio…

La lepre e la tartaruga è una favola che ci dà due importanti insegnamenti: il primo è che non bisogna mai sottovalutare gli altri avendo la presunzione di essere migliori, il secondo è che con calma e pazienza si possono raggiungere molti traguardi. L’ha scritta Esopo secoli fa, ma il suo insegnamento è sempre valido.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de la lepre e la tartaruga:

La lepre e la tartaruga 🐇🐢 storia completa


C’era una volta una lepre che si vantava di correre più veloce di tutti quanti, e ogni volta che poteva prendeva in giro la povera tartaruga, che invece camminava sempre piano piano.
– Guarda come sei lenta! – le gridava – nel tempo in cui tu fai un passo, io sono già dall’altra parte del bosco!
La tartaruga non faceva troppo caso alle parole della lepre, e continuava tranquilla per la sua strada.

Un giorno la lepre era più antipatica del solito, e anche la buona e brava tartaruga alla fine si decise a risponderle.
– Non vantarti troppo, anche la lepre più veloce del mondo può essere battuta, sai?
– Ah sì? E da chi mai potrei essere battuta? Vuoi provare a battermi tu?
– Perché no?! – rispose la tartaruga.
– Allora ti sfido! – disse la lepre mettendosi a ridere di gusto.

Il giorno dopo, al mattino presto, i due si incontrano, si misero d’accordo sul percorso da fare e, dopo uno sguardo di sfida, partirono come due missili verso il traguardo.
Solo che la lepre, dopo un paio di balzi, si rese conto di essere talmente avanti rispetto alla tartaruga che decise di fermarsi: la tartaruga aveva fatto solo pochi centimetri.
La lepre quindi, vedendo quanto era lenta la sua avversaria, decise di fare un sonnellino, tanto in un paio di balzi l’avrebbe sicuramente ripresa.

Dopo un po’ si risvegliò di soprassalto: aveva sognato che la tartaruga era già al traguardo! Cercò subito con lo sguardo la sua avversaria ma la vide pochi metri più in là, nemmeno a un terzo del percorso. La lepre si rilassò subito e, certa ormai che la tartaruga non avrebbe mai potuto vincere vista la sua lentezza, pensò di andare a fare uno spuntino.
Ogni tanto seguiva con lo sguardo la tartaruga, ma era già mezzogiorno e la tartaruga era a poco più di metà del percorso.


Su Amazon abbiamo trovato questi altri prodotti molto carini:

La lepre decise, quindi, di andare a pranzare da alcuni suoi amici. Mangiò e si divertì a parlare con loro del più e del meno senza preoccuparsi: la tartaruga era ancora molto lontana dall’arrivo…
Dopo mangiato, e tranquillizzata dalla grande lentezza dell’avversario, la lepre decise di fare un altro sonnellino, decisamente più tranquillo del precedente.

Anche fin troppo tranquillo, perché quando si svegliò stiracchiandosi, era già il tramonto!
Venne presa dal panico. Cercò disperata la tartaruga, ed eccola là: era a pochi centimetri dal traguardo!
La lepre partì come una furia, correndo disperata per riagguantare la tartaruga, ma ormai era troppo tardi: quando arrivò al traguardo la tartaruga era già lì ad aspettarla.

La lepre capì di aver sottovalutato quella sfida, e che in realtà avrebbe dovuto impegnarsi di più. Per essere davvero sicura di vincere, avrebbe dovuto arrivare subito al traguardo, così poi poteva andarsene dove voleva.
– Non essere triste amica mia – le disse la tartaruga – tutti possiamo perdere una volta nella vita, e comunque ricordati che chi va piano, va sano e va lontano!

Morale: se si è troppo presuntuosi e si crede di essere migliori degli altri, si rischia di restare senza niente in mano… ma c’è un altro insegnamento: a volte ci vuole molta calma per ottenere ciò che si desidera.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


Su Amazon abbiamo poi trovato questi altri prodotti molto carini:

Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


La cicala e la formica 🐜


Bello cantare e non far nulla tutta l’estate, ma poi arriva l’inverno, e la cicala cosa farà?

La cicala e la formica è una favola famosissima, scritta da Esopo e arrivata a noi grazie a Jean de La Fontaine. La morale della favola ci insegna che se si vuole arrivare preparati ad affrontare i momenti difficili, è necessario prima impegnarsi. Noi di fabulinis ti abbiamo preparato la nostra versione, e ci piace anche citare Gianni Rodari che ha scritto:

Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende…
regala!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de la cicala e la formica:

La cicala e la formica 🐜 storia completa


C’era una volta un’estate calda calda, e una cicala a cui non piaceva né sudare né far fatica. L’unica cosa che le piaceva fare era cantare tutto il giorno.

Sotto il ramo dell’albero dove stava sdraiata comoda la cicala, passava avanti e indietro una formica, tutta indaffarata a portare sulla sua schiena un sacco di cose: pezzetti di cibo, sassolini, legnetti ecc.
La cicala, vedendo quanto era sudata la formica, iniziò a prenderla in giro:
– Vieni quassù con me, signora formica. Fa più fresco e, mentre ti riposi, cantiamo insieme qualche canzone – e, così dicendo, iniziò a cantare.

– Grazie mille per l’invito, signora cicala, ma io sono molto indaffarata a mettere via provviste per l’inverno e a sistemare la mia casetta per proteggermi dal freddo, quando arriverà – e, così dicendo, continuò ad andare avanti e indietro per il prato, indaffarata.
– Ma l’estate è ancora lunga – continuò la cicala – e l’inverno ancora lontano. Non preoccuparti adesso, ci sarà tempo più avanti per mettere via le provviste!

La formica scosse un po’ la testa e continuò imperterrita il suo lavoro, senza più badare alla cicala.
– Fai come vuoi, formica mia. Io intanto mi godo questa meravigliosa giornata standomene qui rilassata a riposare – e la cicala riprese a cantare un’altra canzone.

Ma i giorni e poi i mesi passarono veloci, ed ecco che, puntuale, arrivò l’inverno, col suo freddo e col suo ghiaccio.
La cicala vagava per i campi e i prati arrabattandosi come poteva, recuperando qua e là qualcosa da mangiare e riparandosi dal freddo dove capitava.


Su Amazon abbiamo trovato questi altri prodotti molto carini:

Vagando vagando, una sera in cui il buio era sceso molto presto, incontrò una piccola casetta con la finestrella illuminata. La cicala aveva tanta fame e tanto freddo, così bussò alla porta.
La porta si aprì ed uscì la formica. Quella era la sua casetta costruita con fatica durante tutta l’estate, dall’interno si sentiva arrivare un bel calduccio e un odorino di cibo molto invitante.

– Buonasera signora cicala, cosa ti porta qui da me?
– Buonasera signora formica – rispose tutta infreddolita la cicala, tremando nel leggero cappottino che aveva addosso. – Ho freddo, ho fame e non ho un tetto dove passare la notte.

La formica guardò la cicala con compassione.
– Ah signora cicala, come ricordo bene le calde giornate d’estate in cui, mentre io faticavo per metter via provviste e costruirmi una casa, tu, beata sul tuo ramo al fresco e all’ombra, cantavi cantavi e cantavi… Beh, facciamo così: entra, per questa volta ti aiuterò e ti darò da mangiare e un letto per dormire. Tu però prometti che la prossima estate mi aiuterai a far provviste.

La cicala, imparata la lezione, promise che avrebbe fatto la brava e ringraziò di cuore la formica per l’aiuto.

Morale: chi non fa nulla, non ottiene niente, è per questo che bisogna impegnarsi.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


Su Amazon abbiamo poi trovato questi altri prodotti molto carini:

Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


La volpe e l’uva 🦊🍇


Capita a tutti di fallire in qualcosa, ma non per questo bisogna svalutare le cose, o peggio le persone, per dei limiti che sono solo nostri

La volpe e l’uva è una favola famosissima, che può dare un insegnamento molto importante: non bisogna disprezzare qualcosa solo perché non lo si può ottenere, come fanno le persone che non ammettono di non riuscire in qualcosa. Piuttosto sarebbe meglio impegnarsi di più per raggiungere l’obiettivo, con molta pazienza e umiltà.
Questa favola scritta da Esopo è arrivata a noi grazie a Fedro e a mille versioni successive, qui trovi la nostra versione.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de la volpe e l’uva:

La volpe e l’uva 🦊🍇 storia completa


C’era una volta una volpe che vagava tranquilla per il bosco. Aveva appena bevuto ad un ruscello e si stava avventurando in cerca di cibo verso i campi coltivati, appena fuori dal paesello vicino.

Era già mattina inoltrata, e la fame iniziava a farsi sentire con sonori brontolii provenienti dal pancino.
Ad un certo punto, dopo aver camminato per un po’, vide una bella vigna piena di bellissimi grappoli d’uva.

La volpe controllò che non ci fossero pericoli in vista e si avvicinò furtiva ad uno dei grappoli, quello che le sembrava più vicino.
Non c’era nessuno nelle vicinanze. Era il momento perfetto per fare un bel salto e prendersi il grappolo d’uva!

La volpe quindi prese la rincorsa e… hop! Fece un balzo cercando di afferrare coi denti il grappolo, ma niente: non ci arrivò.
La volpe allora prese un po’ più di rincorsa e hop! Fece un altro balzo, ma anche questo non era abbastanza alto per riuscire ad arrivare al grappolo d’uva.
La volpe allora provò a prendere una rincorsa ancora più lunga e hop! Niente, non arrivò a prendere il grappolo d’uva.
Intanto il suo pancino brontolava sempre più dalla fame.


Su Amazon abbiamo trovato questi altri prodotti molto carini:

La volpe provò e riprovò. Le mancava sempre un soffio per prendere il grappolo d’uva ma non c’era verso, non riusciva ad arrivarci.
Stremata dalla fatica e dalla fame, la povera volpe guardò se nella vigna c’erano altri grappoli, magari più bassi, da poter prendere. Ma niente, erano tutti più in alto di quel grappolo che lei aveva cercato con tutte le sue forze di acciuffare.

La volpe diede un ultimo lungo sguardo al bel grappolo d’uva che tanto aveva sognato di mangiare, e per non ammettere di non essere riuscita nella sua impresa, si disse:
– Meglio così, tanto di sicuro quel grappolo era ancora acerbo e mangiarlo mi avrebbe solo fatto venire mal di pancia! – anche se sapeva benissimo che non era vero.

Così, sconsolata e ancora più affamata, ritornò con la coda tra le gambe nel suo boschetto. Si mise a caccia di qualcos’altro da mangiare, cercando questa volta di adocchiare qualcosa che avrebbe sicuramente preso.

Morale: è facile e tipico di chi è arrogante disprezzare ciò che non può avere. Meglio impegnarsi con umiltà per ottenerlo.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


Su Amazon abbiamo poi trovato questi altri prodotti molto carini:

Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


Share