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Canto di Natale 🕯 TERZO CANTO

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Canto di Natale 🕯 TERZO CANTO:
Il fantasma del Natale presente


Scrooge si svegliò mentre russava sonoramente, poco prima che l’orologio suonasse di nuovo l’una. Si sedette sul letto e aspettò che arrivasse il secondo fantasma.

La campana rintoccò. Subito dopo la stanza fu nuovamente inondata di luce, ed ecco lì davanti a lui il fantasma.
Aveva capelli ricci, occhi scintillanti e indossava una semplice veste verde con pelliccia bianca. I suoi piedi erano nudi e sul capo portava una ghirlanda di agrifoglio.

– Sono il fantasma del Natale Presente – annunciò a gran voce lo spettro.
Compreso che non avrebbe potuto sottrarsi alla lezione che gli sarebbe stata impartita da quel fantasma, Scrooge disse:
– Spirito, sono pronto, portami dove desideri.

Il fantasma sorrise allegro e portò Scrooge a casa di Bob Cratchit, una piccola dimora molto povera. In cucina si vedeva la signora Cratchit che preparava la cena di Natale. I suoi figli correvano allegramente in giro per le stanze e Bob Cratchit entrò con Tiny Tim sulle spalle. Tiny Tim era il figlio più giovane di Bob Cratchit e camminava con una piccola stampella. Aveva le gambe malate che dovevano venire sorrette da una specie di gabbia metallica, per poter camminare.

– Questo è quello che il tuo fedele dipendente può permettersi con il misero stipendio che gli dai – disse lo spirito.
Scrooge sospirò.
Il pranzo di Natale di casa Cratchit era pronto e tutti si sedettero a tavola. Dato che i Cratchit erano molto poveri, non avevano molto da mangiare per la cena di Natale. Ma nonostante ciò, tutti erano gioiosi e si sentiva che tutti loro avevano lo Spirito del Natale nei loro cuori.

– Buon Natale a tutti noi! Dio ci benedica! – disse Bob Cratchit.
– Dio ci benedica tutti! – disse il piccolo Tim, che si sedette al fianco di suo padre sul suo piccolo sgabello. Bob gli teneva forte la manina, come se temesse di perderlo.
– Spirito – disse Scrooge, che era veramente dispiaciuto per il ragazzo – dimmi se Tiny Tim sopravviverà.
Ci fu il silenzio. Poi il fantasma parlò.

– Vedo un posto vuoto il prossimo Natale, e una stampella senza padrone.
Questa notizia rese Scrooge molto triste. Proprio in quel momento veniva servito in tavola l’arrosto, portato in solenne processione da due dei figli di Bob Cratchit.

Sebbene non avessero potuto permettersi un tacchino come era di tradizione, il profumo dell’arrosto era davvero invitante. Bob si alzò in piedi col bicchiere in mano, e tutti fecero altrettanto.

– Un brindisi al Signor Scrooge, che ci permette di avere questo banchetto! Se non fosse per il lavoro che mi dà ogni giorno, non avremmo nulla su questa tavola.
Scrooge non riusciva a credere che Bob stesse facendo un brindisi proprio a lui.

La signora Cratchit, contrariata, fece una smorfia e disse:
– Patrono del banchetto, come no! Vorrei che fosse qui per dargli il fatto suo a quello spilorcio…
– Cara, ci sono i bambini ed è il giorno di Natale… – disse sorpreso Bob.
– E’ Natale si, ma tu come fai a brindare a quell’avaro e insensibile vecchio?!

Bob guardò la moglie e in tutta tranquillità disse:
– Tesoro, è Natale ed è un giorno di gioia ed amore – Bob infine alzò il bicchiere – Buon Natale a tutti noi, miei cari, che Dio ci benedica!
Gli altri membri della famiglia alzarono i loro calici senza troppo entusiasmo e si unirono al brindisi.
– Che Dio ci benedica! – esclamò invece gioioso Tiny Tim.

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Scrooge osservava la scena rapito.
– Spirito, dimmi che Tiny Tim si salverà – lo implorò Scrooge.
Il fantasma del Natale presente scosse addolorato la testa.
– Se queste ombre non cambieranno in futuro, il bambino morirà.

Scrooge ammutolì per la tristezza. Non fece però in tempo a formulare un’altra frase che lo spirito lo prese e lo portò a casa di suo nipote.
Fred e i suoi amici avevano organizzato una festa molto allegra e avevano fatto dei giochi tra loro e con i bambini.
In quel momento stavano discutendo proprio di Scrooge, e delle frasi infelici che aveva avuto per suo nipote quando era andato a trovarlo nel suo ufficio.

Scrooge cercò di non guardare, ma il fantasma lo prese e lo costrinse. Scrooge aveva capito che ad ogni tappa di quello strano viaggio, si sarebbe sentito sempre più mortificato e addolorato.

– E’ un tipo un po’ strano – disse Fred – e non è di facile compagnia.
– Ma è straricco! – aggiunse la moglie.
– E con questo? – ribatté Fred – La sua ricchezza non gli serve a niente, non ci fa nulla di buono Non li spende nemmeno per le sue comodità e si fa del male da solo. Vedi, lui ha deciso che non verrà a cena da noi, e qual è il risultato? Che si perde una cena.
Nella stanza risero tutti, ma anche se si era divertito, Fred non riusciva a non pensare al suo triste zio.

– Sarebbe comunque da ingrati non brindare a mio zio, un felice Natale allo zio Scrooge!
Tutti alzarono il calice e brindarono insieme a lui.

Scrooge guardava la scena con sentimenti contrastanti, si sentiva deriso ma allo stesso tempo non poteva dare loro torto. E nonostante tutto, suo nipote aveva brindato alla sua salute. Fred aveva ereditato il buon cuore di Fan, la sua amata sorellina.

Tutto d’un tratto Scrooge fu portato via da quella scena e si ritrovò di fronte agli enormi ingranaggi dell’orologio all’interno della torre. Mancava un solo minuto a mezzanotte.

Guardò in viso il fantasma, che era invecchiato di colpo, e notò qualcosa di strano ai suoi piedi.
C’erano due figure simili a bambini: un maschio e una femmina. Ma sembravano vecchi e spaventosi, come piccoli mostri.

– Spirito, chi sono le due creature ai tuoi piedi? – Chiese Scrooge impietrito.
– Sono le creature dell’Umanità – disse lo spirito – Il ragazzo è l’Ignoranza, la ragazza è l’Avidità. Stai attento a entrambi…

Scrooge li guardò bene, e capì che i due bambini rappresentavano semplicemente la sua ignoranza e la sua avidità.

La campane suonarono. Il fantasma del Natale Presente svanì in una polvere luccicante e, attraverso il luccichio, Scrooge intravide il terzo fantasma venire verso di lui.

… continua nel QUARTO CANTO

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Il canto di Natale

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