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Categoria: favole

Lo zucchero filato 🍭


Se potessi esprimere un desiderio chiederei… dello zucchero filato! Ma non ditelo ad Alfio…

Come sempre, chi troppo vuole nulla stringe, come dice il proverbio. E questo lo imparerà presto Alfio che, baciato dalla fortuna di incontrare una fata, capirà come la vera felicità sia fatta di piccoli gesti fatti col cuore.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba dello zucchero filato:

Lo zucchero filato 🍭 storia completa


C’era una volta Alfio, un bimbo curioso e un po’ monello, che un giorno stava gironzolando per il boschetto dietro casa.
Era alla ricerca di nuovi sassolini per la sua collezione, quando ad un tratto sentì una vocina che chiedeva aiuto.
Alfio drizzò le orecchie ma non riusciva a capire da dove provenisse quella vocina.

– Devi guardare più in basso! E stai attento a non calpestarmi! – disse la vocina
Alfio, che fino a quel momento stava cercando tra gli arbusti e sui rami degli alberi, abbassò lo sguardo, e quello che vide lo colse di sorpresa.
C’era una piccola fata che aveva un piede bloccato sotto un ramoscello. Per lei era come fosse un tronco, e non riusciva più a volare.

Alfio si chinò per vedere meglio, non aveva mai visto una fata prima di allora, ne aveva sentito parlare solo nelle fiabe.
– Aiutami bimbo, e ti sarò riconoscente – disse la fata.
Senza pensarci Alfio prese il ramoscello e lo scostò, lasciando così finalmente libera la fata.
– Grazie mille bimbo mio, per sdebitarmi ti farò un dono. La persona a cui vuoi bene potrà esprimere tre desideri e vederli realizzati.
– Grazie mille signora fata!
La fata sorrise e sparì volando via nel bosco.

Alfio, tutto contento, corse verso casa, dove incontrò Serena, la sua inseparabile amica che abitava lì vicino.
– Serena, Serena! Non sai cosa mi è capitato!
Serena lo guardò stupita e chiese:
– E cosa ti è capitato Alfio?
– Ero nel boschetto qua dietro e ho incontrato una fata con un piede bloccato da un ramoscello. Io l’ho liberata ed in cambio lei ha promesso che realizzerà tre desideri di una persona a cui voglio bene!


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– Ma è bellissimo! – esclamò Serena – chissà cosa desidererà quella persona… se fossi io adesso vorrei un sacco di zucchero filato!
E come per magia Serena si ritrovò in mano uno stecco con una montagna di zucchero filato sopra.
Alfio, come anche Serena, rimase sbalordito.

– Ma no Serena! Hai sprecato uno dei desideri per dello zucchero filato! Potevi almeno chiedere una cassa di cioccolato!
E arrabbiato come non mai Alfio cercò di strappare lo zucchero filato di mano a Serena, ma per la foga inciampò e si ritrovò per terra con tutto lo zucchero filato tra i capelli.

– Ecco così impari a fare il monello, adesso hai tutto lo zucchero filato appiccicato ai capelli e non si può più mangiare! Ti meriteresti solo zucchero filato al posto dei capelli per punizione!
E come per magia i capelli di Alfio si trasformarono tutti in zucchero filato!
Serena, sempre più stupita e meravigliate, non perse l’occasione: prese una ciocca di zucchero filato e se lo mangiò.

– Ahi! – gridò Alfio – Mi strappi i capelli!
– Ti ho solo strappato dello zucchero filato… ed è pure buono! – si mise a ridere Serena.
– Noo che vergogna! Non posso rimanere così, chissà come mi sgriderà la mamma!
Serena intanto cercava di avvicinarsi per prendere un altro po’ di zucchero filato, ma Alfio scappava.

– Ti prego Serena fammi tornare i capelli come prima!
– Ma così sprechiamo l’ultimo desiderio!
– Ti prego Serena… – Alfio stava per mettersi a piangere.
– E va bene, però mi prometti che dopo mi compri dello zucchero filato!?
Alfio fece di si con la testa.

– Allora, vorrei che ti tornassero i capelli come prima!
E come per magia ad Alfio tornarono tutti i capelli.
Alfio capì che aveva sbagliato a comportarsi così con Serena. Lei desiderava del semplice zucchero filato, e quello le bastava per essere felice.
Così corse in casa a prendere i soldini e poi, mano nella mano, andarono al mercato a prendere lo zucchero filato.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Il sentiero ‘torna indietro’ ↩️


I veri amici non ti abbandonano mai, soprattutto quando ti cacci nei guai…

Il sentiero torna indietro è un racconto breve che spiega ai bambini come per fortuna, nel momento del bisogno e quando si finisce nei guai, ci sono gli amici pronti ad aiutarci, anche se sarebbe meglio non cacciarsi nei pasticci…

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del sentiero “torna indietro”:

Il sentiero ‘torna indietro’ ↩️ storia completa


Adele, Lino e Dino giocavano vicino ad uno stagno.

Lino e Dino erano fratelli gemelli, ma avevano due caratteri completamente diversi. Lino era introverso e tranquillo, Dino era un chiacchierone sempre a caccia di guai.
Adele li conosceva perché erano suoi compagni di classe a scuola, e quel pomeriggio avevano deciso di fare un giretto tutti assieme.

Quindi, corri di qui, corri di là, arrivarono fino allo stagno che c’era appena prima del bosco.
Mamma e papà avevano detto loro di stare attenti a quel boschetto, perché era fatato, e chi ci entrava finiva sempre per cacciarsi in strane situazioni.

Iniziarono a giocare e a lanciare sassi nello stagno per vedere le onde che si formavano sull’acqua. Adele e Lino si divertivano un mondo, ma Dino dopo poco già si era stancato e voleva trovare qualcosa di più interessante da fare.
Si guardò intorno e vide, sopra la foglia di una ninfea, una grossa rana. Ma non era una delle solite rane: era molto più bella ed aveva uno strano ciuffetto rosso sulla testa.

Dino cominciò a tirarle addosso dei sassolini. La rana, che all’inizio saltava di qua e di là per schivare i sassolini, iniziò ad infastidirsi e schizzò dell’acqua verso Dino, che invece si divertiva sempre di più.
Alla fine Dino riuscì a colpirla in testa con un sassolino e si sentì dire:
– Ahi! Smettila di tirarmi sassi, o trasformo te in un sasso!

Dino, che non credeva alle sue orecchie, invece di smetterla, iniziò a lanciare sassolini con maggior foga.
Adele e Lino, sentendo il gran ridere di Dino, corsero verso di lui.
Dino riuscì a colpire di nuovo la rana con un sassolino, ma proprio in quel momento la rana si infuriò.
– Basta! Ne ho avuto abbastanza! Bimbo gradasso, trasformati in un sasso!
E puff ! Dino si trasformò in un gran bel sasso grigio, con striature bianche.

Adele e Lino non credevano ai loro occhi.
– E che ti serva da lezione! – disse la rana che adesso guardava Adele e Lino con aria soddisfatta.
– Lo perdoni signora rana – disse Lino che già stava per piangere – è un combina guai, ma è un bravo fratello!
– Di questo sono sicura, ma se vuoi che tuo fratello riprenda il suo aspetto, devi prendere il sentiero del bosco che porta dalla fata Dorina. Lei sa come farlo tornare come prima. Ma stai attento, perché quello è un sentiero fatato: ogni volta che girerai la testa per guardare indietro, tornerai al punto di partenza!

La rana quindi fece tre balzi e sparì dietro un grosso cespuglio, dove riprese le sue sembianze di Strega.
La rana, infatti, era la strega Greta, zia di Adele (Adele però non sapeva ancora di avere una zia strega), che aveva deciso di dare una piccola lezione a quel monello di Dino e infondere maggiore coraggio a Lino.


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Lino fece un gran sospiro, prese coraggio e iniziò a camminare per il sentiero che portava dalla fata Dorina.
– Stai attento Lino! – gli gridò Adele.
Lino si girò per dirle che sarebbe stato attento, ma come per magia si ritrovò al punto di partenza accanto ad Adele…
Lino riprese il sentiero, e poco dopo vide uno scoiattolo che gli corse tra le gambe. Lui si girò e… puff ! si ritrovò di nuovo accanto ad Adele.

La cosa andò avanti così per almeno una decina di volte. Lino partiva, stava via alcuni minuti, e poi Adele lo vedeva ricomparire sempre lì, accanto a lei e al suo fratello Dino-sasso.
Adele, per la noia, si era seduta sulla riva dello stagno a guardare le libellule.
– Non è colpa mia! – le disse Lino dopo l’ennesima volta che con un puff ! le ricompariva accanto – è che ad ogni minimo rumore io mi distraggo e guardo sempre indietro!

Ad Adele venne in mente un’idea.
– Adesso ti tappo le orecchie con questi fazzolettini di carta, vedrai che così non sentirai più rumori e non sarai distratto.
– Grande idea Adele! – Lino si tappò le orecchie e ripartì più determinato di prima.
Cammina cammina, era ormai nel fitto bosco, dove tutti gli strani rumori di animali e uccelli erano più forti. Ma lui li sentiva appena, e riusciva ad andare avanti senza girarsi. Così, finalmente, arrivò ad una piccola casetta con una porta piccola piccola: era la casetta di fata Dorina.

Lino si tolse i tappi dalle orecchie e bussò.
– Chi è? – chiese la fata andando ad aprire la porta.
– Mi chiamo Lino, mio fratello Dino è stato trasformato in sasso da una rana e solo lei può aiutarmi!
Alla fata sembrò strano che una rana potesse trasformare in sasso i bambini, e intuì che forse era stato uno scherzetto della strega Greta, sua amica… Prese quindi un vasetto, ci versò dentro del liquido verde e lo diede a Lino.

– Tieni ragazzo, versa questa pozione magica sul sasso e vedrai che tuo fratello tornerà in un batter d’occhio quello di prima.
– Grazie mille signora fata! – disse Lino. Prese il vasetto e corse più veloce che poteva verso lo stagno. Ormai i rumori strani e a volte paurosi del bosco fatato gli facevano poca paura.

Finalmente era arrivato da Adele, aprì il vasetto, versò il liquido verde sul sasso e puff ! Dino era di nuovo quello di prima, solo ricoperto dal verde gelatinoso della pozione magica.
– Bleah! – disse schifato Dino, ma poi, ripulitosi un pochino, corse ad abbracciare e ringraziare il fratello per averlo tirato fuori da quel guaio.

I tre bambini tornarono così a giocare assieme, e dal bordo dello stagno una rana dal ciuffo rosso li guardava tutta contenta.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Lo sposo di Topina 🐭


Quale sarà lo sposo migliore per la piccola Topina?

Questo racconto breve e divertente racchiude un insegnamento importante, forse più per i genitori che per i piccoli: a volte, nella foga di volere il meglio per i nostri figli, noi genitori dimentichiamo di ascoltare il loro parere. Lo si fa in buona fede, ma ogni tanto forse è meglio fermarsi e rifletterci sopra.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba dello sposo di Topina:

Lo sposo di Topina 🐭 storia completa


C’era una volta una Topina che viveva ancora coi genitori. Per loro era la miglior Topina del mondo, e adesso che si era fatta grande avrebbe dovuto meritare un marito speciale.
Se per il papà di Topina bastava un bravo e gentile topino come marito, per la mamma invece un topo non era abbastanza, lei voleva di più.
La mamma di Topina non voleva che cercasse come marito un topo qualunque, per lei voleva il meglio del meglio! Così iniziò a discuter col papà, e furono urla e grida.

– Ma cosa hai contro un bel topino giovanotto, onesto e lavoratore? – chiedeva il papà alla mamma.
– Mia figlia è troppo bella e intelligente e non sposerà mai un topo! Per lei esigo qualcuno di eccezionale! – rispondeva lei.
– E allora se vuoi qualcuno di eccezionale perché non chiedi al Sole!?
La mamma di Topina ci pensò su e disse:
– Sì, credo che il Sole sia un marito all’altezza della mia piccola.
– Allora andiamo a chiedere al Sole – rispose sconsolato il papà.
– Andiamo!

Peccato che nessuno dei due chiese il parere a Topina, che sospirò e li seguì senza dire nulla.
Andarono quindi dal Sole.
– Signor Sole – disse la mamma – guarda la nostra piccola, non pensi che sia una ragazza degna di sposare una persona eccezionale e forte come te?
Il Sole, che di sposarsi non aveva nessuna intenzione, rispose:
– Vedo, la piccola Topina è sicuramente una delle più belle che io abbia mai visto, però vi devo deludere, c’è qualcuno che è più forte di me ed è…

Proprio in quel momento un Nuvolone coprì il Sole, che non riuscì a finire la frase.
Mamma e papà topo capirono che il Nuvolone era più forte del Sole, e gli chiesero se voleva sposare la Topina.
– Io non mi merito la vostra splendida figliola – rispose il Nuvolone – c’è qualcuno che è più forte di me ed è il vento!


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All’istante iniziò a soffiare un forte vento che spazzò via il Nuvolone e fece rotolare tutti i topini fino a fermarsi contro un muro poco più in là.
La famiglia dei topini si rialzò pulendosi i vestiti e ricomponendosi i capelli scompigliati dal vento, e mamma e papà topo gli chiesero se voleva sposare la loro Topina.

– Veramente io non sono all’altezza di sposare la vostra incantevole Topina, c’è qualcuno che è ancora più forte di me, ed è il muro contro cui siete andati a sbattere, nemmeno io posso far nulla per abbatterlo.
Mamma e papà topo si girarono allora verso il Muro. Era un muro umido, fatto di pietre e mattoni tutto coperto di muschio.

La mamma di Topina stava per chiedergli se voleva sposarla quando Topina, che fino ad allora era rimasta zitta e tranquilla, esplose dicendo:
– Eh no! Un vecchio e ammuffito muro no! Va bene il Sole, va bene il Nuvolone e va bene anche il Vento, ma un umido muro fatto di pietre e mattoni non lo sposerò mai!

Il povero Muro, che era lì da secoli ed aveva resistito a qualsiasi tipo di intemperia, ci rimase un poco male a vedersi descritto così, ma disse:
– Vostra figlia ha ragione, è vero che io son più forte del vento impetuoso, ma c’è qualcuno che è ancora più forte di me!
– E chi sarebbe? – chiesero in coro mamma e papà topo.
– Un topolino! – rispose il muro.

Mamma e papà topo si guardarono in faccia increduli.
– Solo un topolino può scavare dentro di me e passarmi attraverso – continuò il muro.

Il papà di topina sorrise e anche la mamma fu finalmente convinta che un bel topino era lo sposo migliore per Topina.
I tre tornarono a casa felici e contenti, e così Topina fu libera di scegliersi come sposo il topino che più le piaceva.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Il viandante 🚶


Le fiabe popolari sono piene di spunti e insegnano, tra le altre cose, ad aguzzare l’ingegno per riuscire a cavarsela in ogni situazione.

Il viandante è una rielaborazione dell’antica fiaba “La minestra di sassi” che noi di fabulinis abbiamo riscritto con la nostra fantasia. E’ una fiaba che fa capire cosa significa la condivisione: infatti, se si condivide ciò che si ha, alla fine si è tutti più felici.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del viandante:

Il viandante 🚶 storia completa


C’era una volta un viandante che camminava per i boschi. Quel sentiero lo avrebbe riportato a casa dopo tanti anni trascorsi viaggiando.
Era sera e la stanchezza iniziava a farsi sentire. “Meglio cercare un posto dove poter fermarsi a riposare e mangiare qualcosa” pensò, ma di taverne o locande non ce n’era nemmeno l’ombra.
Finché, cammina cammina, vide una casetta con le luci accese. Si avvicinò: dentro c’era un bel fuocherello che ardeva scoppiettante. Bussò quindi alla porta.

Arrivò ad aprire una vecchietta che lo squadrò dalla testa ai piedi.
– Buonasera – disse il viandante.
– Cosa vuoi da me?! – rispose burbera la vecchietta.
– Cerco solo un po’ di caldo ed un riparo per la notte.

– Questa non è una locanda! E io non ospito estranei! – rispose ancora più arrabbiata la vecchietta.
– Non essere così scontrosa, mia signora, non pensi che sarebbe un mondo migliore se ci aiutassimo l’un con l’altro?
– Ah si? E chi aiuterà me? Io non ho nulla da darti, nemmeno un tozzo di pane…
– Mi basta poter dormire sotto un tetto, non chiedo altro…

Dopo un po’ di insistenza, finalmente, la vecchietta lo fece entrare. Quando fu dentro casa, il viandante si guardò attorno: la casa era pulita, ben tenuta e con dei bei mobili e lui si accorse che la vecchietta proprio povera non doveva essere. Così le domandò:
– Mia signora, lo so che ho chiesto solo un letto per dormire, ma possibile che non ci sia proprio nulla da mettere sotto i denti?
– Non ho da mangiare nemmeno per me, figurati se ho qualcosa da darti…

– Mi spiace molto per te, comunque se tu non hai nulla da dare a me, forse ho io qualcosa da dare a te.
La vecchietta lo guardò con aria interrogativa, così il viandante continuò.
– Viaggiando ho imparato alcuni trucchetti per preparare delle gustose zuppe usando solo alcuni sassi.
– Solo dei sassi? – chiese meravigliata la vecchietta.

– Certo, mi basta solo una pentola piena d’acqua e un mestolo, poi al resto ci penso io.
La vecchietta incuriosita corse a prendere la pentola, la riempì d’acqua e la mise sul fuoco.
A quel punto il viandante tirò fuori dalla tasca alcuni sassolini bianchi tutti lisci e tondi, li buttò nell’acqua della pentola e cominciò a mescolare.


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La vecchietta guardava prima il viandante e poi la pentola curiosa e incredula.
– Sono proprio curiosa di vedere come fai a fare una zuppa con solo dei sassi – disse.
Il viandante sorrise continuando a mescolare – sassi di questa qualità fanno ottime zuppe, solo che stavolta non sono sicuro del risultato – disse con un’aria preoccupata – sai, li ho usati molte volte nei miei viaggi e penso che ormai non diano più il sapore di una volta… se avessi solo una tazza d’orzo per rendere più densa la zuppa…

– Ora che ci penso forse un po’ di orzo dovrei averlo – la vecchietta si alzò, andò alla dispensa e tornò con una tazza piena d’orzo, che il viandante versò nella pentola continuando a mescolare.
La vecchietta era sempre più incuriosita.

– Se avessimo anche qualche patata e qualche carota, questa zuppa uscirebbe veramente buona… ma inutile pensarci – continuò il viandante.
– Forse qualcosa in cantina dovrei avere – disse la vecchietta, che si alzò e tornò con alcune patate, delle carote e anche una cipolla.

Il viandante le buttò in pentola e continuò a mischiare – questa zuppa sarà proprio buona – disse – se ci fosse anche un pochino di carne avremmo un patto degno di una regina!
– Degno di una regina? – esclamò la vecchietta, che subito corse in dispensa e tornò con un bel pezzettino di carne tagliato a cubetti.
Il viandante prese e buttò nella pentola continuando a mescolare. Dopo un po’ disse che la zuppa era pronta, tolse i sassolini dalla pentola, e i due si misero a mangiare.

Fu una cena squisita, una delle migliori che la vecchietta avesse mai fatto.
– No avrei mai pensato che da dei semplici sassolini potesse uscire una zuppa così buona! – esclamò alla fine la vecchietta.
Poco dopo andarono a dormire, entrambi passarono un’ottima notte, e al mattino il viandante trovò pure la colazione pronta!

Quando fu il momento di salutarsi, la vecchietta lo ringraziò immensamente per averle confidato il segreto della zuppa coi sassi.
Il viandante sorrise e le disse:
– Basta avere qualcosa per darle un po’ di gusto!
E si incamminò per il sentiero che lo avrebbe riportato a casa.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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La principessa triste 👸


la semplicità di alcuni gesti arriva dritta al cuore, fa passare la tristezza e ritornare il sorriso.

La principessa triste ci racconta come la felicità va cercata nei gesti semplici che vengono dal cuore, a volte anche involorontariamente, perchè sono quelli che ci faranno sempre sorridere.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della principessa triste:

La principessa triste 👸 storia completa


C’era una volta, nella terra delle Torri, la Principessa Priscilla, una ragazza sempre triste che viveva, guarda un po’, proprio in una torre.

Suo padre Re Garbuglio non sapeva più cosa fare per tirarle su il morale, e aveva promesso di ricoprire d’oro fino all’ultimo capello chiunque fosse riuscito a strapparle anche un solo sorriso.
Da quel giorno una lunga fila di giocolieri, giullari, saltimbanchi e pagliacci provenienti da ogni dove, si era creata ai piedi della torre, ma nessuno era riuscito a far sorridere Priscilla…

Dall’altra parte del regno viveva Fulvio, un bravo ragazzo ma sfortunato con i soldi: ogni volta che riceveva una moneta per i lavoretti che faceva, la perdeva da qualche parte.
E quando succedeva, non si dava pace! Prima dava la colpa alla sfortuna, poi agli gnomi cattivi che gliela sfilava dalle tasche, poi ai lupi magici che abitavano nella foresta, poi alla vicina di casa poco simpatica, ed infine anche al commesso del negozio di alimentari del quartiere.

Un bel giorno Fulvio, disperato e senza più un soldo, si sedette sul ciglio della strada con le mani fra i capelli.
– Povero me, come posso fare? Ogni volta che guadagno una moneta me la rubano sempre… forse è solo colpa mia che sono uno sbadato incredibile ed in realtà le perdo tutte…

Non appena disse quelle parole, e compreso che forse era solo sua la colpa di tanta sbadataggine, sentì cadere qualcosa: era una moneta!
– E questa da dove salta fuori?
La prese subito in mano e se la mise in tasca. In quel momento si accorse che lì aveva un bel buco da cui molto probabilmente erano uscite tante altre monete, e lui non se ne era mai accorto!
– Ecco come mai perdevo sempre le monete… adesso vado a casa e chiudo questo buco nella tasca.

Appena tornato a casa, Fulvio si mise a cercare ago e filo per cucire la tasca bucata. Aprì tutti i cassetti ma non trovò niente. Allora gli venne in mente che forse li aveva messi in una scatolina dimenticata da tanto tempo sotto al letto. Si chinò per guardare lì sotto e cosa trovò? Altre due monete, proprio accanto alla sedia dove ogni sera riponeva piegati i pantaloni con la tasca bucata!

– Lo sapevo io che erano gli gnomi cattivi che mi sfilavano le monete di tasca! O forse mentre piegavo i pantaloni cadevano da sole, e io sbadato non ci ho mai fatto caso… mmh, mi sa che è andata così…
Fulvio, tutto felice per aver ritrovato le tre monete, decise che era meglio andare in città a comprare un paio di pantaloni nuovi, così uscì di casa e si mise in cammino.

Lungo la strada, vicino ad una cascina, incontrò un topino.
– Buongiorno ragazzo mio, dove vai?
– Buongiorno topino, sto andando in città, devo comprare dei pantaloni nuovi perché questi hanno le tasche bucate e perdo continuamente le monete.
Il topino lo osservò con occhietti curiosi, poi gli disse:
– Ragazzo, io posso esserti molto utile giù in città, ma dovrai darmi una moneta.

Fulvio rimase un poco stupito dalla richiesta. Gli occhietti del topino sembravano sinceri e, siccome era di buon cuore, gli diede una moneta. “Per un paio di pantaloni due monete possono bastare”, pensò.
Il topolino prese la moneta, ringraziò e sparì nel campo di grano.
Fulvio, vedendolo sparire, si sentì imbrogliato, ma capì che era stata solo colpa sua se aveva dato ascolto ad un topino sconosciuto. Senza perdersi d’animo continuò il cammino.


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Attraversò una radura e poi un frutteto, dove sopra un ramo stava un uccellino.
– Buongiorno ragazzo mio, dove vai?
– Buongiorno uccellino, sto andando in città, devo comprare dei pantaloni nuovi perché questi hanno le tasche bucate e perdo continuamente le monete.
L’uccellino lo osservò con occhietti curiosi, poi gli disse:
– Ragazzo, se mi darai una moneta posso esserti molto utile giù in città.

Fulvio che era di buon cuore, e soprattutto uno smemorato, guardò l’uccellino. I suoi occhietti sembravano sinceri e gli diede una moneta. “Tanto per un paio di pantaloni una moneta può bastare”, pensò.
L’uccellino prese la moneta, ringraziò e volò via nel cielo azzurro.
Fulvio, vedendolo sparire, si sentì imbrogliato, ma capì che era stata solo colpa sua se aveva dato ascolto ad un uccellino sconosciuto. Senza perdersi d’animo continuò il cammino.

Cammina cammina, arriva alle porte della città. Doveva solo attraversare il ponte sul fiume, dove una volpe rossa stava bevendo tutta tranquilla.
– Buongiorno ragazzo mio, dove vai?
– Buongiorno volpe, sto andando in città, devo comprare dei pantaloni nuovi perché questi hanno le tasche bucate e perdo continuamente le monete.
La volpe lo osservò con occhietti curiosi, poi gli disse:
– Ragazzo mio, io so che un topino ed un uccellino ti hanno chiesto una moneta ciascuno per aiutarti giù in città. Voglio aiutarti anch’io, e soprattutto farti riavere quelle due monete e molte altre. Mi accontento di una moneta, un prezzo onesto per un buon guadagno, non credi?

Fulvio ci pensò un attimo. Guardò bene la volpe: aveva gli occhietti furbi ma allo stesso tempo sinceri, e decise che sì, valeva la pena dare una moneta alla volpe.
La volpe prese la moneta, ringraziò e corse dentro le mura della città, facendogli cenno di seguirlo.
– Eh no, non mi farò imbrogliare ancora una volta! – esclamò Fulvio, e si mise a rincorrere la volpe.

La volpe correva veloce, ma ogni tanto si fermava per essere sicura che Fulvio la stesse seguendo e scattava via di nuovo non appena lui era abbastanza vicino.
Fulvio ormai era senza fiato, ma non si dava per vinto. Corri e corri, arrivò sotto la torre dove passava le sue giornate la Principessa Priscilla, che guardava giù verso tutti i giocolieri, giullari, saltimbanchi e pagliacci che inutilmente cercavano di farla ridere.

Fulvio fu colpito da tutta quella ressa attorno alla torre e si distrasse per guardarla. Così non si accorse di una enorme pozzanghera di fango proprio di fronte a sé. E… badabum! Inciampò e ci scivolò dentro con tutta la faccia!
Quando riuscì a risollevarsi dal fango disse:
– Povero me! Adesso dovrò comprarmi tutti i vestiti nuovi, e non ho una sola moneta!

La Principessa Priscilla, che stava alla finestra, fu colpita dalla scena e si soffermò a guardare cosa succedeva.
Fulvio si alzò cercando di pulirsi come poteva, ma da un angolo della strada comparve la volpe che come un turbine gli girò intorno levandogli tutto il fango dai vestiti. Poi dal cielo azzurro scese in picchiata l’uccellino che gli ripulì il viso e gli risistemò i capelli, ed infine arrivò il topino che con le manine veloci gli lucidò le scarpe.
Fulvio, incredulo, rimase in mezzo alla strada come uno spaventapasseri, e la Principessa Priscilla che aveva assistito a tutta la buffa scena si portò le mani alla bocca e cominciò a… ridere!

Re Garbuglio fu prontamente informato del miracolo finalmente accaduto alla figlia, e ordinò di portare a palazzo il ragazzo che era riuscito nell’impresa.
Fulvio stava già lasciando la città in compagnia della volpe, dell’uccellino e del topino (che nel frattempo gli avevano restituito le monete) che quasi non credeva a quello che le guardie del Re gli chiedevano: andare a corte per essere ricoperto d’oro fino all’ultimo capello!

E fu così che Fulvio si ritrovò molto più ricco di prima, con tre nuovi amici, e con un lavoretto che non gli dispiaceva affatto: continuare a far ridere la Principessa Priscilla!

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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La storia del signor Tempo 🕑


Come spegare il concetto di tempo e il passare delle stagioni ai bambini

Con il passare delle stagioni, il mondo si trasforma e scatena la curiosità dei bambini. Questo racconto può aiutarti a rispondere a domande sul come e il perché i periodi dell’anno sono diversi tra loro. E non c’è risposta migliore di una fiaba, visto che ti permette di spiegare al tuo bimbo la realtà e aiutarlo a crescere e comprendere il mondo, senza però allontanarlo dalla sua fantasia.
Qui sotto trovi sia il video che il testo, buon divertimento!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della storia del signor tempo:

La storia del signor Tempo 🕑 storia completa


– Mamma, quanto è lunga un’ora?
– Mamma, quante sono cento ore?
– Ma quando finisce il tempo?…
Chiedeva spesso Dino alla sua mamma.
La mamma, un giorno, decise di rispondergli raccontando la storia del signor Tempo.

C’era una volta, tanto tanto tempo fa, in un paese molto molto lontano, il Signor Tempo. Era un uomo buono ma girava per le vie sempre imbronciato e scontento perché, a suo dire, i giorni trascorrevano tutti uguali. Il suo sogno era quello di creare nelle giornate cambiamenti e varietà, per stupire gli uomini ma soprattutto i bambini.

Decise allora di rivolgersi ai suoi quattro cari amici poiché lo aiutassero a realizzare questo suo grande desiderio. Cosi tutto sarebbe diventato più bello e vivace. Bastò chiamarli a gran voce una volta per vederli arrivare immediatamente: il Vecchio Soffione, il Mago Nevoso, la Strega Terriccia e la Fata Ondina. Lo ascoltarono attentamente mentre esponeva il suo problema e al volo ciascuno di loro aveva già trovato la soluzione.

– Io sono il Vecchio Soffione e la cosa che so fare meglio, come dice il mio nome, è soffiare per far arrivare il vento. Il vento porterà le nuvole in cielo, farà cadere le foglie degli alberi e i ricci con le castagne. I bambini si divertiranno a raccoglierle! Così facendo porterò l’autunno, la stagione delle foglie rosse, gialle e arancioni, della ripresa della scuola e degli animali che vanno in letargo.


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– Io sono il Mago Nevoso e porterò ; con me il freddo e la neve. Arriverà l’inverno, la stagione in cui tutti dovranno coprirsi ben bene. I bambini potranno giocare a palle di neve aspettando l’arrivo di Babbo Natale!

– Eccomi qua, è arrivato il mio turno! Sono la Strega Terriccia, una strega buona s’intende. .. Io gironzolo qua e là sussurrando alla terra, ai fiori, agli alberi e alle tartarughe: “Sveglia. .. sveglia… sveglia”. Tutta la natura, ascoltando il mio richiamo, si risveglia con gioia perché è in arrivo la primavera. La stagione dove tutto rifiorisce, dove tutto si colora! Dove tutti i bambini possono finalmente tornare a giocare nei prati e nei parchi.

– Ora tocca a me! Sono la Fata Ondina. Dopo la primavera io porterò l’estate, la stagione del sole, del mare e del gelato. È il tempo più spensierato e allegro, con i bambini che si godono la vacanza e il caldo.
Il Signor Tempo accolse tutte queste idee e con aria soddisfatta disse:

– Bene, bene. Faremo proprio come voi proponete. Arriverà l’autunno e poi l’inverno. Dopo sarà il tempo della primavera a cui seguirà l’estate. E così Via, in un susseguirsi senza fine. Allora, amici miei, mettiamoci al lavoro! Uno per tutti e tutti per uno!

— Fine della fiaba —
Ringraziamo Gabriella Arcobello per aver condiviso con noi questa fiaba molto educativa.


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Il bambino che parlava con la Luna 🌙


Non si è mai veramente soli, basta alzare lo sguardo e usare la fantasia

In questa pagina vi presentiamo un racconto notturna, perfetta come fiaba della buonanotte. Parla di un bimbo che guarda la luna fuori dalla finestra e inizia ad osservarla e parlare insieme a lei raccontandole una favola.
fabulinis ringrazia moltissimo Armando e Paola (la maestra Paola) Goldin per aver condiviso con noi questo racconto, che speriamo vi piaccia tanto quanto è piaciuto a noi!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del bambino che parlava con la luna:

Il bambino che parlava con la Luna 🌙 storia completa


In una città qualunque, in un palazzo qualunque, viveva un bambino che si sentiva solo perché non aveva fratelli e nel suo palazzo non vi erano bambini che lui conoscesse con cui giocare.
Così, una sera in cui si sentiva più solo del solito si mise a guardare fuori dalla finestra della sua camera e tutto ad un tratto fu attratto da una luce: quella della luna! Una falce di luna!

Incuriosito cominciò a fissarla e la luna gli tenne compagnia con la sua aura argentata.
Ad un certo punto un bruco fece capolino sulla luna e, strisciando, si acciambellò su se stesso formando un occhio (sembrava che la luna avesse un occhio solo) e tutto ciò fece sorridere il bambino.

Il giorno dopo e nei giorni successivi il bambino si mise sempre a guardare la luna dalla finestra e, a mano a mano che lei cresceva, sembrava quasi che venisse fuori un viso perché, ad un certo punto, invece che un bruco, se ne presentarono due che appallottolati diventarono due occhi e, poco dopo arrivò un terzo bruco che si mise per lungo formando una specie di sorriso nella luna e questo confortava il bambino che iniziava a sentirsi meno solo e, per ringraziare la grande luna, una sera decise di raccontarle una storia.

“Questa è la storia del treno dei desideri” iniziò il piccolo. “È un treno che fa un lungo viaggio e ogni paese che lui attraversa ha un nome speciale: felicita’, amicizia, amore, rispetto, condivisione, gioia…
Ad ogni stazione si può esaudire un desiderio.
Il capotreno quando il treno si ferma, consegna ai viaggiatori una busta contenente un desiderio, così, alla fine del viaggio, anziché essere triste sei felice perché ricco di desideri esauditi!”
“Sarebbe bello” disse il bambino sospirando “ che esistesse davvero un treno del genere”.


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La luna , a quel punto, chiese al bambino quale fosse il suo più grande desiderio “Non essere mai più solo” rispose il piccolo e lei lo invitò a guardarsi intorno e… lui vide le luci delle camere da letto degli altri palazzi tutte accese e tanti bambini e bambine che lo salutavano .

Anche la luna ringraziò il bambino: “mi sentivo tanto sola anche io, non avevo le stelle vicino ed ero sempre triste; poi sei arrivato tu e mi hai fatto tornare il sorriso!”
Infatti i tre bruchi altro non erano che il risultato della fantasia del bambino! Lui aveva desiderato di poter parlare con la luna e il capotreno lo aveva sentito provvedendo ad esaurire i suoi desideri

La sera dopo la luna sorrideva:anche lei era felice perché il cielo era pieno di stelle e da allora non si sentì mai più sola e il bambino trovò tantissimi amici lungo il suo cammino e, diventato grande, diventò il capotreno più gentile al mondo.

— Fine della fiaba —
Ringraziamo Armando e Paola (la maestra Paola) Goldin per aver condiviso con noi questa tenera fiaba.


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Il funghetto vanitoso 🍄


Funghetto è cambiato, ma i suoi amici adesso non lo riconoscono più…

C’è un bosco incantato dove vive un Funghetto vanitoso, che per fortuna si accorge che la sua vanità non lo rende migliore, anzi… Grazie all’amica Isabella Sanfilippo che ha condiviso con fabulinis la sua fiaba. La potete trovare nel suo libro che abbiamo anche recensito, L’astuccio del signor Biù. Buona fiaba!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del funghetto vanitoso:

Il Funghetto vanitoso 🍄 storia completa


C’era laggiù, lontano nel bosco di Biù un Funghetto piccino e grazioso, col gambo bianco, il cappello marrone un po’ spiovente e la punta più chiara come se fosse stato intinto nel latte.
Funghetto però non era molto contento, poiché era talmente piccino da non essere mai notato dalle Fatine della Rugiada.

Anche lui avrebbe voluto avere il cappello adornato di perline luccicanti, come gli altri suoi compagni, loro erano più alti o avevano cappelli più grandi e colorati, e le fatine accorrevano leste leste a fare le loro meraviglie.

Un giorno Funghetto brontolò cosi tanto ma cosi tanto che la regina delle fate andò da lui e gli chiese cosa c’era che lo rendeva cosi scontento.
Funghetto le raccontò tutto, alla fine la regina tacque e rimase in silenzio.
Poi chiese a Funghetto se sarebbe stato disposto a cambiare per riuscire ad essere notato dalle Fatine della rugiada, subito questo rispose che si, era prontissimo!

E balibbalò, tira un po’ qui, alza un po’ lì, in una nuvola di brillante polvere magica il piccolo funghetto era divenuto un bel fungo alto, dal cappello rosso sgargiante, puntinato di macchioline bianche, lucido come le mele al sole!
Funghetto era talmente contento che non vedeva l’ora fosse il mattino seguente per avere le sue goccioline di rugiada.

Al sorgere del sole infatti, quando le fatine giunsero videro subito quel magnifico fungo rosso e accorsero, adornandolo con una miriade di piccole gocce risplendenti, dorate alla luce dell’aurora.

Funghetto si vedeva talmente bello che si pavoneggiava con tutti, mostrando a chiunque passasse di lì quanto fosse brillante il Suo colore, quanto fosse candido il gambo, oppure quanto perfette e lisce le lamelle sotto al cappello.
S’era gonfiato talmente tanto che… si era gonfiato veramente!

Era diventato Cicciotto e ingombrante.
Insomma tutti quelli che passavano di lì non ne poterono più, così cominciarono a cambiare strada: le sue amiche formichine che tutti i giorni in fila indiana gli passavano accanto si spostarono, anche le coccinelle, che si posavano sugli steli d’erba vicino per scambiare due chiacchiere non tornarono più, e cosi tutti gli altri.

Funghetto era rimasto solo.
Nessuno parlava più con lui perché aveva dimenticato quando un tempo chiacchierava con loro solo per il piacere di farlo, scambiandosi gentilezze e chiedendo anche solo semplicemente come andava la giornata.

Funghetto si disse che la sua vita di prima, in fondo in fondo non era poi così male, aveva avuto così tanti amici… che ora senza di loro si sentiva terribilmente solo.


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Ma si vergognava a chiamare la regina e chiederle aiuto una seconda volta, quindi stette zitto in silenzio, cercando di farsi più piccolo e invisibile possibile, anche se sapeva che c’era ben poco da fare: ormai era talmente paffuto e gonfio che era impossibile non notarlo.
– Ah! Quanto mi manca essere un piccolo funghetto, dal cappelluccio spiovente e dalla punta color latte… – pensò.

Un giorno passò di li un’ape e si soffermò accanto a Funghetto per pulirsi le antenne.
Funghetto avrebbe voluto fare quattro chiacchiere ma non ne aveva più il coraggio, sicché l’ape visto che non parlava gli chiese perché fosse così silenzioso:
– Sei forse timido?

L’altro non rispose, ma quella era un’ape curiosa come se ne vedono in giro di solito e quindi non si arrese: come poteva lui, un bel fungo rigoglioso essere tanto modesto.

– Sei forse troppo bello per rispondere?
Alla fine Funghetto capitolò e spiegò a gran singhiozzi il perché fosse così taciturno … e non certo perché era troppo bello!
E ad ogni singhiozzo si faceva sempre più grassoccio, sempre giù tondo…
– Hic! Hic!

A quelle parole, vedendo il funghetto singhiozzare e rattristarsi come non mai, l’ape venne circondata da una nuvola di mille colori.
Quando la nube si dissipò ecco che al posto dell’ape c’era la bellissima Regina delle fate.

Funghetto rimase sbalordito, non si era proprio reso conto che era sempre stata lei fin dall‘inizio.
Si fece coraggio e con la sua vocina chiese scusa alla regina; le disse che non pensava gli sarebbe mancato così tanto essere quel piccolo funghetto marrone dal gambo bianco, e che forse, la rugiada come ornamento era davvero cosa di poco conio.

La regina rispose che lo aveva accontentato solo per mostrargli quanto fosse preso dal rendersi bello davanti a tutti, a tal punto che si era scordato degli amici.
Non avevano bisogno di vederlo impreziosito da alcun gioiello, per loro lui era bello e interessante al medesimo modo, forse anche di più!

– Le mie amiche formichine e le mie amiche coccinelle! – sospirò il Funghetto.
La Regina delle fate si intenerì, capì che Funghetto aveva imparato la lezione e quindi…
Balibbalo’, tira un po’ qui, tira un po’ lì, ecco che funghetto ritornò come prima!

Non esistono parole per descrivere quanto fosse felice, aveva ancora il suo corto gambo bianco e la punta del cappellino color latte.
Promise che mai e poi mai avrebbe più voluto essere ciò che non era.

Tutti i suoi amici ritornarono, risero e scherzarono ancora insieme, circondandolo di abbracci e affetto, e poté quasi toccare il cielo da tanto era felice.

Ma aspettate un po’… a toccare il cielo dalla felicità… Funghetto, più alto di un pollice si ritroverà.
Ogni Fatina Rugiada orbene lo vedrà e di goccine luccicanti Funghetto si rivestita.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia di cuore l’amica Isabella Sanfilippo per aver condiviso qui con noi la sua fiaba.
Se vi è piaciuta potete curiosare sulla sua pagina facebook:
Isabella Sanfilippo Autrice
E qui potete trovare il libro “L’astuccio del signor Biù” con le sue tre fiabe, da non perdere!


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Cenerentola 👠


Cenerentola, grazie al magico aiuto della fata madrina, parteciperà al gran ballo indetto dal Principe, e perdendo una scarpetta di cristallo riuscirà a coronare il suo sogno!

Le origini di Cenerentola si perdono nella notte dei tempi, la prima versione moderna però è di Giambattista Basile col titolo di La gatta Cenerentola, poi verranno Charles Perrault, i fratelli Grimm ed infine Walt Disney col suo famoso cartone animato del 1950, che ci ha regalato Cenerentola per come la conosciamo oggi e di cui nel 2015 è stato realizzato anche un film. Noi di fabulinis abbiamo creato la nostra versione adatta anche ai bambini più piccoli, speriamo tanto che vi piaccia!

la videofiaba arriverà presto!

Cenerentola 👠 storia completa


C’era una volta una ragazza di nome Lucrezia, ma da tutti veniva ormai chiamata Cenerentola…
Dovete infatti sapere che Cenerentola era stata una bimba molto sfortunata, crebbe senza la mamma fin da quando era molto piccola. Il caro papà per cercare di darle una figura materna sposò una vedova, anche lei con due figlie, con le quali era sempre dolce e benevola, ma si rivelò poi molto severa e ingiusta con Cenerentola.

Il padre cercava sempre di rincuorarla, ma ahimè anche lui poco dopo morì di malattia. E così Cenerentola si ritrovò sola, ma grazie al sorriso del papà che portava sempre nel cuore rimaneva sempre allegra e sorridente.
La matrigna iniziò a trattarla sempre peggio, le faceva fare tutte le faccende domestiche e i lavori più pesanti facendosi servire come se fosse una gran signora. Mentre le sorellastre le facevano ogni tipo di scherzo, visto che erano invidiose della sua naturale bellezza.

Così la sera, stanca ed esausta, Cenerentola si rintanava in un angolo della casa, vicino al caminetto acceso e caldo.
Proprio dal tempo passato vicino al caminetto, sporcandosi i vestiti con la cenere, le sorellastre presero a chiamarla col nomignolo di Cenerentola. Ma a lei non importava, aveva infatti scoperto che dietro al camino c’era la tana di alcuni piccoli topolini che le tenevano compagnia e la rallegravano nei momenti di sconforto.

Un giorno però nel paese accadde un fatto davvero straordinario. Dal castello arrivò un messaggero del Re che proclamò:
“Il figlio del re, il Principe erede al trono, ha indetto un gran ballo nelle sale reali a cui sono invitate tutte le ragazze del regno in età da marito!”

Quando la matrigna lo venne a sapere prese le sue due figlie e iniziò a prepararle come principesse per il gran ballo.
Cenerentola, che stava correndo a destra e sinistra per obbedire agli ordini delle tre donne, sognava ad occhi aperti di quanto sarebbe stato bello poter partecipare a quel gran ballo.

Così prese coraggio e disse alla matrigna:
– Voglio anche io partecipare al ballo! L’invito è aperto a tutte le ragazze del regno in età da marito…
La matrigna e le sue sorellastre, guardandola tutta impolverata e vestita di stracci, si misero a ridere.
– Come pensi di presentarti al castello? Vestita di stracci sporchi?! – e se ne andò via facendole capire che non c’era nessuna possibilità che lei partecipasse al ballo.

Così arrivò la sera del ballo, Cenerentola vide la matrigna e le sorellastre prepararsi, vestirsi con abiti meravigliosi e indossare splendidi gioielli. Aspettò che uscissero di casa, e una volta che si furono allontanate corse a piangere disperata nell’angolino vicino al camino.
I topini suoi amici uscirono dalla tana e cercarono di consolarla strofinando il loro musetto contro le guance bagnate dalle lacrime di Cenerentola.

Le sue lacrime erano così tante che caddero per terra, sopra un piccolo mucchietto di cenere. Ma da quel mucchietto di cenere accadde una cosa inaspettata, piano piano come per magia, una piccola luce iniziò a brillare sempre più forte, finché davanti a Cenerentola non si materializzò una fata!
– Su non fare così piccola Cenerentola mia… – disse la fata Madrina.
– Chi ha parlato!? – esclamò Cenerentola che aveva ancora gli occhi pieni di lacrime e non riusciva a vederci bene.
– Sono io, la tua fata Madrina, e vedrai che adesso sistemeremo un po’ di cose…
– La mia fata Madrina… ? – chiese stupita Cenerentola – … e cosa dovremmo sistemare?
– Beh, tanto per iniziare, ti piacerebbe partecipare al gran ballo di stasera?
– Ma certo! Mi piacerebbe tanto… – rispose Cenerentola che si stava ancora asciugando le lacrime col dorso delle mani – … ma come faccio? Non ho neppure un abito da sera…
– Di questo non ti devi preoccupare, piuttosto portami una zucca e raduna qui i tuoi amici topolini.
– Una zucca? – chiese sorpresa Cenerentola, ma senza chiederle il perché si precipitò nell’orto a prenderne una bella tonda e gliela portò.

Così, la fata Madrina di fronte agli occhi stupefatti di Cenerentola, pronunciò una formula magica e trasformò la zucca in una splendida carrozza, e i topolini in magnifici cavalli bianchi che la trainavano.
Cenerentola rimase a bocca aperta, e non riusciva a pronunciare nemmeno una parola per la meraviglia.

– E ora veniamo a te, mia bella fanciulla – disse la fata che in un colpo di bacchetta magica trasformò l’abito fatto di stracci di Cenerentola in un magnifico vestito da sera color bianco perla, degno di una regina.
– Ma… ma… ma è stupendo! – balbettava Cenerentola – come posso ringraziarti fata Madrina!?
La fata sorrise e disse:
– Piuttosto, ti mancano ancora delle scarpette, degne di questi piedini così piccoli e graziosi – e così ai piedi di Cenerentola comparvero delle magnifiche scarpette di cristallo che le calzavano alla perfezione.

Ora Cenerentola sembrava veramente una principessa.
– E ora vai, corri al ballo ma ricorda solo una cosa, la più importante: questa magia durerà solo fino a mezzanotte, entro il dodicesimo rintocco del campanile tutto ciò che ho fatto sparirà! La carrozza tornerà zucca, i cavalli topolini e il tuo vestito sarà di nuovo di stracci!


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Cenerentola, che ancora non credeva a quello che le stava succedendo, non se lo fece ripetere due volte, salì sulla carrozza e partì per il castello.
Al castello era tutto un susseguirsi di musiche e danze, e Cenerentola fu ricevuta con gli omaggi che si fanno ad una principessa.
Le persone presenti al gran ballo iniziarono a chiedersi da dove mai venisse quella fanciulla così bella ma di cui nessuno sapeva il nome.
Il Principe aveva promesso un ballo a tutte le ragazze presenti, ma quando finalmente fu il turno di Cenerentola, non volle più ballare con nessun’altra.

Tutte le altre ragazze diventarono verdi d’invidia, comprese la matrigna e le sorellastre di Cenerentola.
Così il Principe e Cenerentola continuarono a ballare per tutta la serata, tanto che lei si scordò del del tempo che passava…
Ma ci pensò il campanile a ricordarle che ormai era giunta la mezzanotte, e la campana iniziò a fare i primi rintocchi.
Cenerentola fu presa dal panico.

– Mi scusi sua maestà, ma io ora devo proprio andare… – si congedò frettolosamente dal Principe che non capiva il perché di una fuga così improvvisa, così decise di rincorrerla.
Cenerentola correva veloce, ma mentre scendeva la scalinata che portava alla carrozza perse una delle scarpette di cristallo. Fece per voltarsi a riprenderla, ma mancava ancora un solo rintocco di campana e tutta la magia sarebbe svanita, e il Principe avrebbe visto chi era in realtà.
Così saltò sulla carrozza e gridò ai cavalli di correre al galoppo verso casa.

Al Principe non rimase altro da fare che raccogliere la scarpetta di cristallo, e vedere la carrozza di quella fanciulla senza nome che si allontanava a tutta velocità.
Non appena dal campanile arrivò il dodicesimo rintocco, la carrozza svanì, i cavalli ritornarono ad essere topolini e Cenerentola tornò ad essere vestita di stracci. Per fortuna erano ormai abbastanza lontani dal castello e nessuno vide nulla, così a Cenerentola toccò fare l’ultimo tratto di strada a piedi, in compagnia dei topolini.

Il giorno dopo la matrigna e le sorellastre erano furenti, avevano saputo che il Principe aveva ordinato alle sue guardie di cercare la splendida fanciulla senza nome. Per essere certi che la fanciulla fosse quella giusta, avrebbero fatto calzare la scarpetta di cristallo per scoprire quella al cui piede avrebbe calzato alla perfezione.
Dopo qualche giorno dunque le guardie bussarono anche alla porta della casa di cenerentola.
– Vai a nasconderti subito nell’orto – disse la matrigna a Cenerentola – che sennò ci fai fare brutta figura.

Così Cenerentola si mise a fare lavori nell’orto, mentre intanto cercava di origliare cosa stesse succedendo in casa. Ovviamente a nessuna delle due sorellastre, per quanto provassero e riprovassero, la scarpetta di cristallo andava bene.
Così le guardie dopo innumerevoli prove sentenziarono che nessuna delle due era la ragazza del ballo.
Ma quando uscirono di casa, ad una delle guardie cadde l’occhio proprio nell’orto dove stava Cenerentola, e vista la ragazza la chiamarono per farle provare la scarpetta.

– Ma cosa volete far provare la scarpetta a quella ragazza, non vedete che è vestita di stracci? – disse la matrigna quando si accorse delle intenzioni delle guardie – non avrebbe mai potuto partecipare al gran ballo conciata a quel modo!
– Noi abbiamo l’ordine di far provare la scarpetta a tutte le ragazze del regno, nessuna esclusa!
La matrigna dopo quelle parole non ebbe il coraggio di aggiungere nulla.

A Cenerentola batteva forte il cuore, quella era la scarpetta di cristallo che aveva usato al ballo, e il Principe aveva ordinato di cercare per tutto il regno la ragazza che l’aveva indossata!
E questa ragazza era proprio lei!
Mentre la guardia si inchinava per infilarle la scarpetta Cenerentola tremava, e per la paura chiuse gli occhi, finché non sentì la scarpetta perfettamente calzata sul piede e la guardia esclamare a gran voce:
– E’ lei!!!

Cenerentola riaprì gli occhi, la scarpetta era lì sul suo piccolo piedino.
– Non è possibile! – esclamò la matrigna.
– Non è possibile! – ribatterono le due sorellastre.
Le guardie invece chiamarono una carrozza ed invitarono Cenerentola a salirci sopra.
– Sua maestà il Principe la sta aspettando a corte – dissero le guardie facendola salire, e la carrozza partì verso il castello sotto sguardo esterrefatto della matrigna e delle sorellastre.

E così una volta giunta a corte il Principe riconobbe in Cenerentola la bellissima ragazza con cui aveva ballato un’intera sera.
Così le propose di sposarla, Cenerentola felice come non mai accettò, e di lì a poco si sarebbero celebrate le più belle nozze del regno.
E vissero tutti felici e contenti.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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La bacca dell’eternità 🌱


Perchè passare del tempo a litigare quando ci si può aiutare tutti quanti a vicenda?

L’insegnamento che ci vuole dare La bacca dell’eternità, scritta dal piccolo Marco, è molto chiaro: perdere tempo a litigare è assolutamente inutile, molto meglio parlarsi, fare pace e aiutarsi a vicenda.
Noi di fabulinis ringraziamo Marco e la sua mamma Luciana che hanno condividere per voi questa bellissima fiaba.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della bacca dell’eternità:

La bacca dell’eternità 🌱 storia completa


Tanto tempo fa, nella parte più fitta dei boschi dell’appennino Tosco-Emiliano, vivevano maghi, streghe, folletti e troll.
Questi purtroppo, vivevano sempre in lotta perché ognuno di loro voleva per sé l’unica bacca della grande quercia, che avrebbe dato la vita eterna a chiunque l’avesse mangiata in una notte di luna piena.

I maghi, che erano bravi e amavano la natura e tutti gli esseri viventi, erano aiutati dagli elfi e dai folletti.
Mentre le streghe, cattive, egoiste e che pensavano solo a sé stesse, erano aiutate dai trolls che le amavano perdutamente.

In una notte di luna piena, durante una delle battaglie che si svolgevano a colpi di bacchette magiche, spade, pugni e tranelli, scoppiò un terribile temporale, come non se ne vedeva da molto tempo.
Tuoni, fulmini, lampi e grandine, non si capiva più niente, il vento spazzava via ogni cosa, sembrava che la natura si fosse definitivamente stancata di quelle inutili battaglie.
Poi, un fulmine colpì la grande quercia, che prese fuoco e bruciò insieme alla sua bacca della vita eterna.

Tutti, maghi, streghe, folletti e troll si fermarono, finalmente capirono che non esisteva la vita eterna, ma che tutto ha una fine.
Da allora vissero in pace, aiutandosi a vicenda.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia di cuore il piccolo Marco, che ha scritto la fiaba, e la sua mamma Luciana per averla condivisa con noi.


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