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Un mondo a metà 🧱

cover della fiaba un mondo a metà

Cosa succede se con la curiosità si oltrepassa il muro di una zona a noi sconosciuta?

Una fiaba tutta in rima per scoprire che in fondo i muri servono solo a dividere i cuori delle persone ❤

Un mondo a metà 🧱


Da qualche parte nella scura e stellata immensità,
c’era una volta un pianeta diviso a metà.
Di qua, vivevano gli Sciortini,
piccoli, scattanti e tutti peperini.
Di là, stavano i Talleroni,
altissimi, flemmatici e con degli enormi piedoni.

Li separava un muro alto quasi fino al cielo,
che nessuno aveva mai sormontato, nemmeno col pensiero.
Tra i due popoli esisteva infatti una diffidenza secolare,
solida come il muro e altrettanto difficile da scavalcare.

“Hanno la testa tra le nuvole”, dicevano gli Sciortini dei Talleroni,
“sono proprio una bella banda di pigroni”.
“Quante arie si danno”, pensavano i Talleroni degli Sciortini,
“e quanto sono presuntosi e perfettini”.

C’era però una bimba, tra gli Sciortini, con una grande curiosità
di scoprire come fosse il mondo, davvero, nell’altra metà.
Si chiamava Scheggia e il suo passatempo preferito
era andare in cerca di avventure all’infinito.

Girovagando, raggiunse un giorno per caso il muro,
dove tutto era tranquillo, perché lì non andava mai nessuno.
Subito si entusiasmò capendo di essere arrivata
a pochi passi dal confine con una terra inesplorata.

Si mise allora a correre con le gambe e con l’immaginazione,
fino a quando si accorse che al muro mancava un mattone.
A quel varco inaspettato la bambina si avvicinò trepidante,
e si trovò davanti un paio di piedi dalla grandezza strabiliante!

Dall’altra parte c’era infatti in quel momento un Tallerone
e Scheggia lo intuì, dopo un attimo di esitazione.
Il buco era grande abbastanza per la bambina,
che passò dall’altro lato facendosi ancora più piccina.

Al suo “Ciao!” squillante, il Tallerone si guardò intorno smarrito,
così Scheggia gli punzecchiò un piede con il dito.
Spilungo, era questo il nome del bambino, abbassò gli occhi e la vide,
e superata l’iniziale timidezza si chinò e sorrise.

Chiacchierando i due divennero amici per la pelle
e le giornate passate insieme erano per entrambi le più belle.
Nascosta nello zaino di Spilungo, sbirciando da una fessura,
Scheggia conobbe il mondo dei Talleroni, come in un’avventura!

E se Spilungo era troppo alto per intrufolarsi di là,
ci pensava la sua amica a raccontargli come fosse la vita nell’altra metà.
Finché un giorno agli Sciortini accadde un fatto eccezionale,
un fenomeno che secondo alcuni aveva del soprannaturale.
Dalla mattina alla sera gli alberi crebbero infatti a dismisura
e divenne impossibile raggiungere i rami carichi di frutta matura.


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Fu deciso allora di organizzare una grande riunione
per risolvere quella spinosa situazione.
Si ragionò e si discusse con passione,
ma non si riuscì a prendere nessuna decisione.

Alla confusione seguì un silenzio profondo come il mare,
da cui si levò una voce argentina che disse: “Io sono come fare!”.
Armandosi di coraggio, con sguardo speranzoso e piglio sicuro,
Scheggia spiegò che la risposta stava dall’altra parte del muro.

Da principio, a tutti quella parve un’idea strampalata
e la proposta venne unanimemente rifiutata.
Quando fu chiaro, però, che non c’erano altre soluzioni,
Scheggia fu mandata in missione dai Talleroni.

Le altissime e flemmatiche creature reagirono con sconcerto,
quando l’amicizia tra Scheggia e Spilungo venne allo scoperto.
Con la promessa che il raccolto sarebbe stato diviso a metà, tuttavia,
i Talleroni accettarono di aiutare gli Sciortini nella loro traversia.

Prima di procedere all’azione c’era un grosso problema a cui pensare:
dal buco nel muro Spilungo e i suoi conterranei non potevano passare!
Per fortuna tra i Talleroni c’erano ingegneri sopraffini,
e gli Sciortini contavano tra le loro fila operai certosini.

In un battibaleno lo stretto passaggio venne allargato,
e fu possibile per tutti mettersi all’opera come concordato.
Appollaiati sulle spalle dei loro aiutanti,
gli Sciortini colsero la frutta dagli alberi svettanti.

Ogni Tallerone teneva tra le mani un grande cestino,
dove scivolava quel dolce e profumato bottino.
Il lavoro di squadra e quell’inaspettata esperienza
indebolirono piano piano la reciproca diffidenza.

Gli Sciortini scoprirono che la calma dei Talleroni era rassicurante,
e i Talleroni che l’energia degli Sciortini era galvanizzante.
Tanto che, portata a termine la raccolta brillantemente,
i due popoli presero a farsi visita di frequente.

Quell’andirivieni giorno dopo giorno diventò abituale,
e ampliare il passaggio tra i due mondi sembrò la cosa più naturale da fare.
Col tempo, il varco nel muro si allargò sempre di più,
fino a quando anche l’ultimo mattone cadde giù.
Perché era cambiato qualcosa nel cuore di tutti, in fondo in fondo,
e dalle due metà era nato un nuovo bellissimo mondo.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Giulia Scianna per aver condiviso con tutti noi questo bel racconto scritto tutto in rima 😊


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