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Categoria: favole scritte da voi

fiabe e favole scritte dagli amici di fabulinis

Il topo giramondo 🌍


A volte per viaggiare il mondo basta aprire un libro!

Il topolino Sam è un tipo curioso, molto curioso, e la sua amica Anna lo aiuterà insegnandogli un sacco di cose!

Il topo giramondo 🌍


Sam era un topolino di campagna, ma non uno qualunque, sapeva leggere e scrivere la lingua degli umani!
Ebbene sì, il topino era cresciuto insieme ad Anna, la figlia del contadino, una graziosa e vivace bambina di otto anni.

Anna conobbe Sam, quando dalla città’ si trasferirono in campagna, per aprire l’azienda agricola tanto sognata dal suo papà, Paolo. Sam si trovò subito a suo agio nella cameretta di Anna, ricca di scatole e scatoline di ogni genere. Potete immaginare che spasso per un topino giocare con tutti quei nascondigli!

Anna amava leggere libri di avventura e Sam
si incantava ascoltando quelle fantastiche storie.
Un giorno, Anna e Sam erano seduti in giardino alle prese con una nuova lettura avvincente, quando alla bimba venne in mente una bizzarra idea : “e se ti insegnassi a leggere e scrivere la mia lingua?” disse al topolino. Sam squittì e con un cenno del capo accettò la fantastica idea.

Anna nella notte prese una scatola e al suo interno costruì una mini scuola, con mini lavagna, mini banco e mini abbecedario, tutto a misura di Sam.
Al mattino il topino uscendo dal suo buchetto non poté credere ai suoi occhi, era entusiasmante sapere che Anna avesse fatto tutto quel lavoro per lui.

Con un gigantesco : ”squiittttt!!!” ringraziò Anna e lei ne fu molto felice. Iniziò così da quel giorno la loro avventura!
Anna cercava di far ripetere lettere e parole al topino che, a fatica, cercava di fare del suo meglio, pian piano con tanta pazienza riuscirono ad imparare l’intero alfabeto e il topolino passava la giornata a ripeterlo continuamente.

Nei giorni successivi, Anna insegnò a Sam moltissime parole come ad esempio abaco e lui scandendo bene tutte le lettere ripeteva: ”aaa-bbb-aaa-ccc-ooo” per essere sicuro di pronunciarle tutte. Non molto tempo dopo sapeva leggere delle piccole frasi e intrattenere brevi discorsi con la sua maestrina.

Sam era un topolino curiosissimo ed ogni passeggiata con Anna era accompagnata da:
“Anna, cos’è quello? – cos’è questo? – perché è così ?”
Lei rispondeva paziente e divertita da come Sam ripeteva le parole, la maggior parte delle volte storpiandole proprio come fanno i bambini piccoli. Anna pensò : ”chissà mamma e papà quanto si saranno divertiti a sentirmi pronunciare le parole storpiandole!”

Passò diverso tempo e ormai Sam e Anna intrattenevano discorsi, conversazioni e perché no anche discussioni su tutto quello che leggevano.
Sam adorava i libri di storia e di mitologia e amava far finta di essere lui il protagonista delle storie più avvincenti.
Anna crescendo si era appassionata ai romanzi e alle avventure fantastiche.

Nella stanza di Anna era appeso un planisfero dove Sam aveva messo una bandierina su ogni luogo da lui letto, nella speranza un giorno di poterlo visitare.
Un giorno decise che fosse giunto il momento di girare quel fantastico mondo di cui aveva tanto sognato.

Come fare per esplorare il mondo? si chiese il topolino. L’unico modo era chiedere l’aiuto della sua amica.
“Anna, vorrei girare il mondo e scoprire tutto quello che ancora non so”, Anna stupita ma non troppo rispose ”bene piccolo Sam, girare il mondo è anche il mio sogno, ma prima di visitare un posto così grande dovremmo studiarlo e conoscerlo, per poi assaporarne tutta la sua bellezza!” Per intraprendere questo “fantaviaggio” bisognava iniziare dal luogo che tutto sa… la biblioteca!

Scelsero la loro prima tappa, ed essendo italiani fu proprio l’Italia il paese da scoprire per primo!
I due non si limitarono solo a leggere il libro, si misero a fabbricare plastici delle città più importanti, cucirono i vestiti tradizionali dei luoghi e cucinarono piatti tipici di ogni paese da loro studiato.

Così facendo, “viaggiarono” in lungo e in largo sperimentando culture, tradizioni e tutto quello che poteva esserci scritto all’interno dei libri, vivendo con la fantasia e la creatività l’emozione di viaggiare con la mente.

che splendida avventura la lettura!!!

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Federica Bertone per aver condiviso con tutti noi questo racconto, che fa parte di una raccolta con tante altre avventure del topolino Sam, le trovate qui sotto:


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La SuperMobile di Alessio 🦽


A volte la sfortuna capita, ma reagire e trovare le risorse per tornare felici si può, sempre.

Questo è un racconto per parlare ai bambini di amicizia e diversità, insegna ad apprezzare le persone per la propria unicità, valorizzando le differenze personali

La SuperMobile di Alessio 🦽


Quasi ogni pomeriggio, un gruppetto di bimbetti delle scuole primarie si riunisce nel parco adiacente il municipio del piccolo paese per giocare insieme.

C’è Federico, la mascotte; c’è Giacomo, il secchione; c’è Mattia, lo scatenato; c’è Alberto, il ghiottone; c’è Alessio, un sorriso contagioso, con la sua inseparabile SuperMobile. Già, perché Alessio, ha subito un incidente: da allora, non potendo più camminare, è costretto a vivere e spostarsi su una sedia a rotelle.

Certo, in un primo tempo è stata dura, vedere gli altri bambini correre, arrampicarsi, pedalare veloci come il vento sulla sella della loro bicicletta, mentre lui seduto su una carrozzina, impossibilitato a muovere le gambe. Dopo lunghi pomeriggi trascorsi tra lamenti e pianti, i famigliari, ma soprattutto, i cari amici, hanno dato ad Alessio la forza di reagire.

«Tu resterai per sempre Alessio il gran simpaticone, anche su una seggiola!» dice sorridendo Mattia.

«Siamo stanchi di vederti triste, vogliamo vederti sorridere, vogliamo ancora la tua allegria contagiosa!» esclama Giacomo.

«Da oggi in poi verrai con noi al parco, ti accompagneremo e ti staremo vicini» dice Alberto il ghiottone, masticando poi voracemente un pezzo di merendina al cioccolato.

«A pensarci bene…questa sedia con le ruote può fare di te un supereroe… se impari ad usarla nel modo giusto, sai cosa puoi farci! Cavolo! Può diventare la tua…SuperMobile!» urla Federico.

Ora Alessio non è più solo, può contare sui suoi SuperAmici.

Con la sua SuperMobile, al parco si diverte un mondo. Tra urla e schiamazzi, la sedia a rotelle si trasforma nell’arma del supereroe: accelera e frena sul sentiero di ghiaia alzando dietro sé una nuvola di polvere, piroetta sulle ruote creando un vortice, scende veloce come il vento attraversando il lungo viale alberato, sotto gli occhi degli amici inseparabili.

A volte, quando rientra nel tardo pomeriggio, mamma non può fare a meno di emettere qualche urlo disperato: la carrozzina è ricoperta da uno strato grigiastro di polvere e le rotelle ripiene di sassolini.

Ma ne vale la pena. Supereroe Alessio è ritornato il simpaticone del gruppo!

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e autrice di racconti per l’infanzia, per aver condiviso con tutti noi questa storia, che parla di rispetto, amicizia e tanta voglia di divertirsi tutti insieme.

www.ritabimbatti.it


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Curiosina, storia di una virtù 🔍


Una bel racconto che fa capire ai bimbi, ma anche ai genitori, come la curiosità sia una cosa preziosa e da coltivare con passione.

Non sempre è semplice rispondere a tutti i “perché, come mai, cos’è” eccetera che ogni giorno i nostri bimbi, spesso con incredibile insistenza,ci domandano. Ma se leggete questo racconto capirete che se i bimbi sono curiosi vuol dire che stanno cercando di crescere nel miglior modo possibile, non solo di statura, ma di testa!

Curiosina, storia di una virtù 🔍


Vi racconto la storia di una bambina speciale, che tutti, parenti e conoscenti, avevano finito per chiamare ‘Curiosina’. Quando, ad esempio, i nonni la incontravano, volevano sapere: “Come sta la nostra Curiosina?”. Lei aveva meritato quel soprannome perché non si vergognava di fare domande di ogni genere, delle quali alcune erano a volte imbarazzanti.

Se un’anziana signora le domandava: “Quanti anni hai, bella bambina ricciolina?”. Lei con le dita mostrava la sua età, ma subito dopo, a sua volta, era capace di chiedere: “E tu, vecchia signora, quanti ne hai?”. Se, poi, qualcuno voleva sapere il suo nome, lei non si nascondeva, come fanno tanti bambini, dietro la gonna della mamma o i pantaloni del papà, ma tranquillamente lo diceva e subito dopo domandava: “E tu come ti chiami?”.

Vedete, quello che lei aveva di speciale non era la curiosità, che non manca a nessun bambino, ma erano la sua mamma e il suo papà che rispondevano sempre alle sue domande, senza perdere la pazienza, anche alle più difficili, ad esempio come quella: “Che lingua parlano i pesci?”. Quanti di noi saprebbero dare una risposta?

I suoi genitori avevano, però, capito una cosa che molti adulti sembrano trascurare: i bambini sono nati da pochissimi anni e non conoscono il mondo che li circonda. E’ quindi normale che un bambino di due, tre, cinque od otto anni non sappia chi siano o come possano comportarsi tutte le persone che lo circondano o lo incontrano; oppure non sappia che cosa siano e come funzionino tutte le cose con le quali egli ha a che fare ogni giorno.

Non c’è nulla di strano che una bambina di tre anni, come Curiosina, possa domandare come facciano a muoversi, senza gambe, quelle cose bianche o grigie che si rincorrono nel cielo e che ogni tanto piangono lacrime dalle quali la mamma e il papa si riparano e lo riparano con gli ombrelli? Non parliamo poi dei bambini piccoli che vedono la loro cacca, depositata nel vasetto, la quale viene poi scaricata nel gabinetto, dove sparisce. Non pensate che sia un diritto del bambino informarsi dove vada a finire quel suo tesoretto?

Il fatto è che, in certi casi, i grandi sembrano non sapere che il mondo dei bambini è diverso dal loro. Bambini, fate come Curiosina, la quale, quando qualcuno le voleva far credere che i regali non li porta Babbo Natale, ma il papà e la mamma, si ribellava pestando i piedi e subito ribatteva: “Non è così, Babbo Natale esiste davvero!” Ricordate anche ai grandi che ogni risposta data ad un bambino, anche ad una che sembra assurda, aumenta la sua fiducia non solo nell’adulto, ma anche in se stesso. Ditelo ai grandi: “Chi dà risposte alle mie curiosità, mi rende più forte e coraggioso”. E verrà, allora, un giorno in cui quel bambino – come capitò a Curiosina – si sentirà tanto coraggioso che sarà capace di sfidare il buio e di entrare da solo in una camera dove la luce non è accesa, senza essere soffocato dalla paura.

Cari bambini, vi svelo adesso un segreto: non dimenticate neppure che non solo Curiosina aveva avuto paura dei tuoni o dei brutti sogni, ma anche i vostri genitori, quando erano piccoli. Domandateglielo se non è vero! E lo sapete perché ci sono anche dei grandi che soffrono di quelle due paure che ho appena nominato? Lo sapete? No? Ve lo dico io. Perché i loro papà e le loro mamme, non gli davano quelle risposte consolatorie di cui avevano bisogno; anzi, spesso, li prendevano in giro, ridendo delle loro paure. Anche Curiosina, si aspettava sempre una risposta: se non le rispondevano non si sentiva più sicura: si sentiva come abbandonata. Per questo, Lei voleva ad ogni costo una risposta. E per ottenerla si era inventata un trucchetto: ripeteva la domanda con voce piagnucolosa e aggiungeva: “Dai, tu sai tutto, dimmelo!”.

Il papà e la mamma di Curiosina non subito, ma dopo un po’, capirono che se non rispondevano alle curiosità della loro ricciolina, ella si rattristava come se fosse rimasta sola. Essi, allora impararono a rispondere sempre. Se poi non conoscevano la risposta esatta, non importava: la risposta se la inventavano come se questa fosse stata una fiaba. Curiosina si rassicurava subito e si rasserenava. A lei non importava che la risposta fosse giusta o sbagliata; lei voleva una risposta qualsiasi, come prova dell’attenzione della mamma e del papà verso di lei. Tutto questo non la faceva più sentire sola.

Quello di cui, Curiosina, come ogni bambino, aveva continuo bisogno, era la presenza rassicurante della mamma e del papà. Un modo per ottenerla è quello di domandare continuamente. Bambini non abbiate paura di domandare! Più avrete domandato più diventerete forti e più sarete capaci, quando sarete grandi, di soddisfare le vostre curiosità infantili.

Da quello che vi ho appena detto, cari bambini, sembra che il contenuto delle risposte che vi vengono date non sia molto importante. Non è proprio così. Adesso dovete stare attentissimi poiché sto per spiegarvi una cosa interessante.

Questa volta sono io a fare a voi una domanda. Dove credete che siano finite tutte le domande che voi avete fatte e le risposte che avete ricevute? Credete forse che siano volate in cielo subito dopo che la vostra curiosità è stata soddisfatta? No, miei cari! No, no! Esse sono rimaste tutte nella vostra testolina. Nel cassetto della vostra memoria. E li rimangono, finché, dopo qualche anno, quando non sarete più bambini piccoli, escono dal cassetto e si trasformano in desideri di controllare se vi era stata detta la verità. Volete un paio di esempi, che riguardano ancora una volta la storia di Curiosina?

La prima esperienza è legata a quando Curiosina, fin da bambina piccola, andava al mare durante le vacanze estive. Come tutti i bambini giocava con la paletta e il secchiello. Ma a lei piaceva, soprattutto, giocare a farsi rincorrere dalle onde che si frangevano sulla spiaggia. Grazie a questo gioco, prese una tale confidenza con il mare che ben presto imparò a nuotare senza paura. Quante volte, però, il pranzo e la cena con papà e mamma si trasformarono in un interrogatorio su che cosa fosse il mare! Non c’era risposta che potesse accontentarla. Ebbene, sapete come andò a finire? Quando ebbe compiuto quattordici anni, durante le vacanze estive al mare, Curiosina chiese ed ottenne – non senza qualche apprensione da parte dei suoi genitori – di poter fare un corso individuale di immersione subacquea nel quale, dopo aver minuziosamente interrogato il suo istruttore, poté spingersi ad esplorare i fondali della costa fino a trenta metri di profondità. Curiosina era entusiasta per il fatto di vedere dal vivo tante cose meravigliose. Finalmente tutte le sue domande avevano una risposta.

La seconda impresa di Curiosina, che segnò la sua vita e che creò più difficoltà a suoi genitori, mettendoli contro i pareri di familiari e conoscenti, ci riporta alla sua prima cena in un ristorante cinese, all’età di sette anni. Riuscite a vedere Curiosina che tempesta di domande non solo il papà e la mamma, ma anche tutto il personale del ristorante stesso, composto da quelle persone con gli occhi così strani e che parlavano fra loro in una lingua incomprensibile? La sua curiosità, anche per quei cibi così diversi dai suoi, non fu mai così grande come quella sera. Alla fine della cena, fece persino scrivere il suo nome in caratteri cinesi, sopra un foglio che volle incorniciato in un quadretto che poi appese alla parete vicina al suo letto.

Come credete che sia andata a finire questa volta? Sono sicuro che lo avete immaginato. Voglio, però confermarvelo. Sì, Curiosina, quando ebbe terminato le scuole superiori, decise di studiare la lingua cinese all’università. Ma c’è di più. Al termine del primo anno di studi, all’età di 19 anni, partì da sola per la Cina. Ce ne voleva di coraggio e di fiducia in se stessa! Ma ci voleva anche… un po’ di curiosità.

— Fine della fiaba —

fabulinis ringrazia Mauro Alfonso, nonno ed ex insegnante, per aver condiviso con tutti noi questo bel racconto dedicato ad uno dei doni più belli che si possa avere, la curiosità!

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Il bosco degli alberi parlanti 🌲🌳


Lo sai che esiste un bosco dove gli alberi parlano tra loro?!

Se ascolti bene in silenzio e cerchi dentro al tuo cuore siamo sicuri che prima o poi anche tu troverai il bosco degli alberi parlanti.

Il bosco degli alberi parlanti 🌲🌳


Pochi bambini lo sanno, ma non molto lontano da qui, esiste un bosco dove crescono alberi particolari, dai grossi tronchi e ricoperti da rigogliose chiome di un verde brillante: sono alberi che parlano…

Alberi parlanti?

Si, ma bisogna ascoltare con attenzione e senza fare rumore, altrimenti non si sentirà nulla.

Appena arrivati, ci si deve addentrare lentamente nel bosco percorrendo i minuscoli sentieri. Durante il giorno, il sole penetra fra i rami degli alti alberi, illuminando di fili dorati il sottobosco.

A terra, tra la soffice e fresca erbetta, si possono scorgere le testine dei funghi, fiori colorati e piantine robuste cariche di mirtilli di un color nero bluastro; qui e là, cespugli rampicanti dove crescono succose more e rossi lamponi.

Al calar della sera, gli alberi parlano tra loro, parlano agli uccelli, agli scoiattoli, a tutti gli animaletti che popolano il bosco.

Mentre una dolce melodia si propaga tutt’intorno nell’aria e una leggera brezza muove le foglie, gli alberi parlano sottovoce.

Discutono dei tanti disastri che affliggono l’ambiente e la natura: dall’inquinamento atmosferico, dovuto alle emissioni di gas nocivi, all’abbattimento degli alberi per motivi di consumo, alla carenza idrica e siccità, poiché l’acqua è vita e oramai risorsa limitata, all’aumento dei rifiuti a causa del crescente progresso della civiltà. Gli alberi hanno paura…

Qualcuno dice che non esiste questo bosco, qualche altro, camminando tra i sentieri in silenzio e munito solamente di una torcia dalla luce fioca per non disturbare gli animaletti che dormono, sembra sia riuscito a sentire le voci di questi alberi.

Da tempo ho chiesto indicazioni su questo luogo magico, ma pare che nessuno lo conosca.

Io ho fiducia. Prima o poi lo troverò e potrò finalmente sentire le voci degli alberi parlanti.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e autrice di racconti per l’infanzia, per aver condiviso con tutti noi questa storia, che parla di ecologia e rispetto per l’ambiente.

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Carlotta e la rondine Maia 👧


Una bella fiaba per aiutare i bimbi a capire come le vere amicizie durano al di là del tempo e dello spazio che li separano.

Non sempre è semplice spiegare ai bambini, specie ai più piccoli, una perdita e/o una separazione; questo racconto ci viene in aiuto in maniera delicata.

Carlotta e la rondine Maia 👧


C’era una volta una bambina di nome Carlotta, che aveva la fortuna di abitare in campagna, immersa nel verde di prati e alberi, fiori e tanta aria sana.

Una calda giornata di primavera, mentre il sole brillava alto nel cielo, Carlotta vide passare sopra la sua testolina un gruppo di rondini. Rimase un attimo incantata, con la boccuccia aperta e il nasino all’insù. Poi iniziò a salutarle con la manina.

«Ciao belle rondini! Dove state andando?» domandò a voce alta.

Il gruppetto iniziò a volare sempre più in basso, fino a che una rondine, vedendo la bimba, si fermò vicino a lei, accomodandosi sul ramo di un gigantesco albero.

«Ciao bambina! Io mi chiamo Maia e vengo da molto lontano. Io e le mie compagne abbiamo dovuto andarcene, perché in quel luogo iniziava a fare freddo! Tu come ti chiami?» chiese la rondine.

L’un l’altra si guardavano con ammirazione e iniziarono a fare amicizia, raccontandosi tante belle storie. Ben presto Carlotta e Maia divennero inseparabili. Ogni giorno, la piccina attendeva l’amica rondine sotto l’ombra del maestoso albero carico di foglie, all’inizio del viale che conduceva alla sua casa di campagna.

Puntualmente Maia arrivava.
Passavano insieme tutta la giornata, rincorrendosi allegre lungo il viale polveroso. Prima di sera, la bambina faceva ritorno a casa e la rondine al suo nido. Il tempo scorreva e le giornate piano piano si accorciavano. Il caldo sole si era come assopito.

Un freddo giorno d’autunno, Carlotta attese invano la sua amica Maia e il giorno dopo pure. Della rondine nemmeno l’ombra.

Arrivò l’inverno e la bambina, nonostante la compagnia di tanti amici, pensava spesso a Maia, sentiva la sua nostalgia. A volte Carlotta passava interi pomeriggi a guardare fuori dalla finestra, con il nasino appiccicato al vetro, speranzosa di rivedere la sua rondine.

Cessò l’inverno e ritornò la primavera. Altre rondini arrivarono da paesi lontani. Carlotta riprese a passeggiare sul viale vicino a casa, aspettando, aspettando. Un mattino, una rondine vide la bimba da lassù e si avvicinò con prudenza.

«Ciao, tu devi essere Carlotta, giusto?» domandò.
Carlotta annuì.

«Sono Bella, un’amica di Maia. Maia quel giorno ha dovuto partire, all’improvviso, poiché qui cominciava a fare freddo. Non è fuggita, anzi, era molto triste per non averti potuto salutare. Quest’anno la sua famiglia ha cambiato destinazione… Mi ha parlato molto di te, Carlotta. Ti vuole un mondo di bene» spiegò la rondine.

A quelle parole, la bimba tirò un sospiro di sollievo. Dopo molti mesi, capì che Maia non l’aveva abbandonata, ma era stata costretta a migrare altrove con la sua famiglia.

«Grazie Bella! Quando rivedrai Maia, salutala tanto. Dille che mi manca. Nemmeno io la dimenticherò e la porterò sempre nel mio cuore» disse Carlotta alla nuova amica rondine
«Certamente» fece Bella alzandosi in volo.

Raggiunse le sue compagne e piano scomparì all’orizzonte, tra l’azzurro del cielo e i dorati raggi del sole.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e autrice di racconti per l’infanzia, per aver condiviso con tutti noi questa storia, che parla di come essere lontani non vuol dire volersi meno bene o non essere più amici.

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Fata Ortolina 🧚‍♀️


Una bella fiaba per aiutare i bimbi a mangiare le verdure

Chissà come mai i bambini non vogliono mangiare le verdure, eppure sono così colorate e si possono fare dei piatti deliziosi!
Meno male che ci pensa Fata Ortolina a fargli cambiare idea.

Fata Ortolina 🧚‍♀️


Una fatina bionda e piccina si aggira tra i pranzetti dei bambini.

Indossa un grembiule a quadretti rossi e vola da un piatto all’altro per controllare lo stato della verdura: deve essere fresca come appena raccolta, profumata e colorata, ma quanta fatica farla mangiare ai bimbi!

Si lamentano di continuo per assaggiarne un bocconcino, sbuffano, non hanno più fame, non la vogliono!

Fata Ortolina è arrivata da un pianeta lontano, chiamato Ortus, ed è qui sulla Terra per aiutare mamme, papà, nonne, cuoche, a preparare e cucinare nel miglior modo gli ortaggi, oltre dispensare consigli utilissimi.

“Così va bene! Taglia a fettine quei pomodorini rossi e aggiungici sopra del formaggio grattugiato. Vedrai che Laura li mangerà!” – dice la fatina rivolgendosi ad una mamma.

Ecco nel piatto di Giorgia il trenino di piselli verdi fare da contorno a succulente polpettine di carne.
Andrea guarda con timore il pasticcio di melanzane al forno.

“Prova ad assaggiarlo. Con la pasta sfoglia e la mozzarella, sentirai che gusto prelibato ” – sorride la fata.

Nel mentre un’emergenza: Luca fa i capricci e si nasconde sotto la tavola, mentre la mamma urla perché il suo bimbo rifiuta di mangiare almeno un pezzettino di torta alle carote, preparata da lei con tanto amore. Arriva puntuale fata Ortolina, con il suo grembiulino a quadretti, cercando di salvare la situazione.

“Ciao Luca! Sono la fatina delle verdure. Non essere arrabbiato, prova ad assaggiare un pochino di torta… anzi, lo faccio prima io! Mmmhhh, squisita!!! E poi le carote fanno così bene, così dolci, colorate, deliziose!”

Luca guarda perplesso la fatina, così piccina e sospesa a mezz’aria, che batte le alette.

“Va bene, mi hai convinto. Adesso ne prendo un pezzettino “- esclama il fanciullo sedendosi a tavola.

Anche questa volta fata Ortolina è riuscita nella difficile missione “S.O.S. bimbo mangia verdura”.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e autrice di racconti per l’infanzia, per aver condiviso con tutti noi questa storia, che parla di educazione e rispetto per la natura da coltivare fin dalla tenera età.

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Sofia e la ninna nanna della luna 🌙


Una dolce fiaba per aiutare i bimbi ad addormentarsi

La piccola Sofia non riesce proprio ad addormentarsi, meno male che la Luna, con la sua magia, riuscirà ad aiutare lei e i suoi genitori a farle prendere sonno serenamente.

Sofia e la ninna nanna della luna 🌙


Ogni sera Sofia proprio non ne voleva sapere di fare la nanna, la sua mamma impazziva per cercare di farla addormentare, tra pannolini e biberon: iniziava a strillare, il suo visino diventava rosso rosso, i sottili capelli neri le si scompigliavano.

Tutte le notti la stessa storia, ore ed ore per tentare di farle prendere sonno nel caldo lettino.

Fino a che, la notizia, giunse all’orecchio della luna.

Preoccupata, decise di andare in soccorso ai genitori di Sofia e portare un po’ di serenità alla piccola.

Una notte, mentre intorno tutto taceva, la luna entrò con luminosi raggi all’interno della stanza, sfiorò delicatamente le paffute guance di Sofia, con grandi braccia l’avvolse nella coperta di polvere di stelle iniziandola a cullare e cantandole una ninna nanna.

La bimba aprì gli occhi e le fece un grande sorriso.

“Dolce amica, vieni, ti farò conoscere il mio mondo incantato” disse la luna.

Prese Sofia per mano e insieme attraversarono una porta ricoperta di diamanti e pietre preziose. Improvvisamente comparvero tante fate vestite di azzurro, buffi maghetti con lunghi cappelli, piccoli gnomi intenti a raccogliere pezzettini di stelle cadenti.

La bambina si guardava intorno meravigliata.

Poi le strane creature lunari, si misero a cantare con voce soave.

Dormi dormi piccina mia
fai la nanna insieme a noi
noi che ti porteremo in posti incantati
andremo per mari blu
arriveremo piano lassù
lassù cavalcando le stelline
volando più in alto del cielo
affinché questa notte
tu sognerai serena.

Per un mese, la luna andò a fare visita alla sua amica Sofia, cantando questa ninna nanna.

Ora la bambina non fa più i capricci per andare a dormire e la mamma finalmente può riposare tranquilla.

Sofia sa che prima o poi, la luna ritornerà a farle compagnia e chiude gli occhietti, felice.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e autrice di racconti per l’infanzia, per aver condiviso con tutti noi questa storia, che parla di educazione e rispetto per la natura da coltivare fin dalla tenera età.

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Le avventure di fungo Cinello 🍄


Meno male che ad aiutare gli adulti a tenere il mondo pulito ci pensano i bambini…

Il funghetto Cinello e i suoi amici vivono dentro un bel parco, ma a fine giornata lo ritrovano sempre tutto sporco… ma con l’aiuto dei bambini riusciranno a trovare una bella soluzione!

Le avventure di fungo Cinello 🍄


Cinello è un piccolo funghetto prataiolo che vive insieme alla sua famiglia in un enorme giardino. Ogni giorno si diverte a rincorrere i piccoli scoiattoli fulvi che saltano da un ramo all’altro di grandi alberi verdi. Quando piove si ripara sotto il suo cappellino bianco, aspettando che esca il sole per scaldarsi tra l’erba.

Tra qualche giorno, il giardino verrà aperto anche alle tante persone che vogliono rilassarsi e godere del meraviglioso paesaggio. Cinello è felice, finalmente potrà conoscere da vicino qualche bimbo e giocarci insieme. Nel frattempo, fa un girotondo con le margherite e le violette.

«Che bello, amiche! Tra non molto arriverà tanta gente a farci compagnia!» esclama Cinello.
«Già, ma io non sono tranquilla, chissà come si comporteranno. La mamma mi ha raccontato certe storie tristi sul loro conto» dice una margherita.

«Anch’io sono tanto curiosa, vedremo!» urla una violetta.

Finalmente il grande momento: il bel giardino viene ufficialmente inaugurato e per l’occasione ci sarà una festa con bancarelle e tanti chioschi dove le persone potranno mangiare e dissetarsi. La giornata promette bene, il cielo è limpido e il sole splende.

«Ciao ragazzi, io sono Cinello!» dice il funghetto al passaggio di un’allegra famigliola con panini e bibite in mano, ma distratti dai colori di una bancarella di stoffe, per poco non calpestano il malcapitato.

«Salve, come va?» riprova Cinello rivolgendosi ad una signora dai capelli raccolti, intenta a divorare la sua ciambella con la crema. Per poco il fungo non rimane soffocato dal sacchettino della merendina che la donna ha gettato indisturbata a terra.

Alla fine della festa, al calar della sera, il parco viene chiuso.

Cinello e i suoi amici si guardano intorno: erba calpestata, fiori strappati dal suolo, rifiuti di ogni tipo sparsi ovunque, un vero disastro!

«Non posso crederci, in un solo pomeriggio hanno distrutto il nostro giardino!» si lamenta un piccolo stelo.

«Guardate che paesaggio, quanta immondizia abbandonata a terra e non dentro i cestini!» mormora una farfalla colorata.

«Ragazzi, non possiamo lasciare il parco in queste condizioni! Domani dobbiamo sistemare!» dice il piccolo fungo rivolgendosi ai compagni.

Il mattino seguente, Cinello, la sua famigliola, le margherite, le violette, gli amici scoiattoli, sono già al lavoro. Cominciano a sollevare le cartacce gettate a terra dai visitatori per riporle nei cestini. Arriva in aiuto anche qualche uccellino e gli insetti del giardino.

Nel mentre, passa un gruppo di alunni accompagnati dalle loro maestre. Un piccolo nota la scena, indicando il funghetto e i suoi compagni al lavoro.

«Guardate là!» urla.

Dopo un primo momento di stupore, tutti comprendono ciò che è successo nel giardino.

«Non possiamo lasciarli soli, anche noi dobbiamo contribuire alla salvaguardia dell’ambiente» dice un bambino con in testa un ciuffetto sbarazzino.

«Dobbiamo imparare a rispettare la natura!» esclama convinta una bimbetta con gli occhi azzurri.

In un attimo, le maestre e i bimbi sono all’interno del parco, ed insieme a Cinello, iniziano a ripulire il prato dalle tante cartacce. Vengono poi sistemati un paio di cartelli sui quali i piccoli hanno scritto: “SI PREGA DI TENERE PULITO E RISPETTARE L’ AMBIENTE”.

«Grazie amici, siete stati fantastici» esclama il funghetto.

Ora il giardino è finalmente in ordine. Cinello sorride, è felice.

Ah! Per fortuna gli adulti possono contare sull’aiuto dei bambini.

— Fine della fiaba —
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Carlo impara a non arrabbiarsi 😡


Come mai Carlo si arrabbia sempre!?

Carlo si arrabbia per tutto, per la colazione troppo calda fatta dalla mamma, per gli amici che secondo lui non sanno giocare a pallone, per i sassi che gli entrano nelle scarpe ecc. ecc. senza mai godersi la vita per quella che è. Ma ci penserà un fiore a fargli cambiare punto di vista… vediamo come.

Carlo impara a non arrabbiarsi 😡


C’era un tempo, al posto dei grandi edifici e delle strade trafficate, una bella e tranquilla campagna adornata da tanti fiori selvatici che ne profumavano l’aria; qui abitava Carlo, un ragazzino che, nonostante avesse per sé tanti docili animali, amici con cui giocare e la fortuna di vivere in quell’incantevole paesaggio bucolico, non riusciva mai ad arrivare a sera senza che qualcuno l’avesse fatto arrabbiare.

Sorse alto il sole in una mattina dal cielo limpido, e baciò tutti i terreni del paesino e infine un raggio, attraverso la finestra, carezzò il volto di Carlo, che piano aprì gli occhi.

Carlo, ancora un po’ intontito, si alzò e si diresse in cucina, dove la sua mamma gli servì la colazione.

“Questo latte scotta, non posso mica berlo!”, esclamò Carlo infastidito.
“Potresti soffiarci un po’ su. O più semplicemente, aspettare che si raffreddi”, gli rispose pacatamente la mamma, che ai capricci di Carlo ormai era abituata.

Ma Carlo non ne volle sapere nulla di aspettare, poiché fermamente convinto che la mamma avrebbe dovuto essere meno sbadata e preparare il latte come piace a lui. Così, con la sua lingua troppo lunga e ora anche bruciata, andò a prepararsi per uscire a giocare.

Durante la sua passeggiata, un cane che giocava in un laghetto, si scosse l’acqua da dosso e schizzò accidentalmente Carlo.

“Che cane stupido!”, ancora una volta, il ragazzino s’innervosì.

Queste cose accadevano proprio sempre a lui che non aveva nessuna colpa, e non ci volle molto prima che la prossima seccatura lo raggiungesse: una volta arrivato dai suoi amici iniziò a giocare con loro a calcio, ma Luca, con un tiro sbagliato, fece finire la palla accidentalmente in testa a Carlo.

“Hai idea di quanto mi sarei potuto far male se l’avessi tirata più forte?”
“Mi dispiace, non l’ho fatto apposta!” Provava a giustificarsi mortificato Luca.
“Se hai una mira così pessima, forse non dovresti proprio giocare col pallone!” Continuava Carlo, infuriato.

Luca provò a farsi perdonare, ma Carlo ormai non ne poteva più, non riusciva mai a trascorrere tranquillamente la sua giornata.

Anche nelle ore successive continuava a sembrargli che tutto gli si ritorcesse contro; durante il tragitto di ritorno un sassolino gli entrò nella scarpa, il vento gli spettinò i capelli, e stava perfino inciampando su un gradino.

“Stupido sasso, stupido vento e stupido gradino!” Carlo ancora non capiva cosa avesse fatto di male per meritarsele tutte.

Carlo tornò a casa spazientito, e inoltre non gradì nemmeno il pranzo: la mamma si ostinava a preparare le verdure, ma lui non le voleva proprio assaggiare.

Carlo riposò, e una volta alzatosi la rabbia per la sua sventurata mattinata era ormai sbollita, ed era deciso, una volta per tutte, ad arrivare al letto col sorriso. Dunque Carlo mise in atto una serie di precauzioni: disse alla mamma cosa avrebbe voluto mangiare a cena, indossò un impermeabile per non bagnarsi o sporcare i propri abiti, un casco per prevenire le pallonate maldestre di Luca e scarpe ben chiuse per evitare che qualche sassolino vi s’intrufolasse all’interno. In più, camminava guardando con la massima attenzione dove metteva i piedi, per evitare di inciampare.

Una volta arrivato dai suoi amici, tutti risero di come Carlo si fosse conciato, ma appena videro che ciò lo stava facendo infuriare per l’ennesima volta, decisero di assecondarlo per evitare inutili litigi.

Carlo, ben protetto, iniziò a giocare con gli altri bambini, ma dopo un po’ dovette fermarsi: faceva troppo caldo per l’impermeabile, il casco era ingombrante e scomodo, le scarpe gli stavano strette e, nel timore d’inciampare, non correva.

Ormai annoiato, Carlo andò via.

Calava uno spettacolare tramonto, ma Carlo non lo notò perché percorreva la strada verso casa a testa bassa e sconsolato, nulla riusciva a distrarlo dal pensare a tutto ciò che lo infastidiva, nemmeno quel bel quadro che i colori della natura stavano dipingendo sulle strade che percorreva.

La spina di una rosa graffiò la caviglia di Carlo, lì dove il suo impermeabile non arrivava.

“Stupida rosa!” Disse Carlo, con tono rassegnato, in quanto aveva constatato accettato di essere un bambino sfortunato.
“Stupida io?” Parlò con voce dolce la rosa. “Potrò non avere occhi e orecchie come le tue ma ci sento, e soprattutto, vedo più di te”

Carlo rimase stupido, ma incuriosito e anche un po’ scettico, si voltò e chiese alla rosa:

“Tu non hai occhi, come potresti vederci meglio di me?” chiese con aria di sfida.
“Sono più saggia di te.” Rispose fieramente la regina dei fiori.
“Io resto qui a testa alta, e accolgo tutto ciò che il cielo mi offre. Lascio che il sole mi scaldi e che la pioggia mi bagni, così ho imparato ad apprezzare il loro ciclico alternarsi e a giovare di entrambi, crescendo forte e bella” continuò la rosa.
“Ma io non ho bisogno ne di bagnarmi ne della luce del sole, non sono un fiore!” Disse un po’ deluso Carlo.
“Certo, ma ti sforzi tanto nel creare tua pace, non sarebbe più facile accettare che gli eventi indesiderate, che tu lo voglia o meno, a volte accadono? E se ti concentri solo su questi aspetti, non ammirerai mai ciò che invece di bello ti viene offerto, hai mai pensato a quanto sei fortunato per la tua mamma, i tuoi amici e l’incanto che ti circonda?

Carlo rimase in silenzio. Guardò il cielo, la rosa, e rimase a pensare.
“Dinanzi a ciò che ti ferisce, la pazienza e l’ottimismo sono disarmanti, e i tuoi problemi così non potranno farti alcun male se non farti crescere più forte, senza che tu abbia bisogno di ripararti tanto” disse per l’ultima volta la rosa, addormentandosi al primo accenno di luna.
Carlo percorse la strada di casa guardando ammaliato ciò che aveva intorno, salì di freneticamente i gradini e baciò la mamma, mangiò con gusto e infine andò a dormire col sorriso, nel suo letto che gli parve per la prima volta il più comodo del mondo.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Laura per aver condiviso con tutti noi questa fiaba, afficace per tutti quei bambini che molto spesso si arrabbiano per un non nulla.


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La mensola vuota 🤖


Come mai la mensola dei giocattoli è vuota!?

Marco appena vede la mensola dei suoi giocattoli improvvisamente vuota, si preoccupa, ma poi capisce che, con i suoi giocattoli, può far felice chi è meno fortunato di lui.
Questa deliziosa fiaba ce l’ha inviata la piccola Miriam di 6 anni, che l’ha scritta ispirandosi a come Silvia racconta le storie nei suoi video ❤

La mensola vuota


Cosa fa Marco Appena vede la mensola vuota?
Vediamo cosa succede in questa storia.
Ciao sono Miriam e oggi vi racconto questa storia la mensola vuota.
Marco era un bambino che aveva sempre la mensola piena di giocattoli. Un giorno mentre andava a scuola e studiava e studiava e studiava appena entrato nella sua stanza ha visto la mensola vuota e disse:
– Vediamo cosa dice mia mamma, perché c’è questa mensola vuota?
la mamma disse:
– Perché tu hai troppi giocattoli così li ho messi tutti uno scatolone e li do’ ai poveri.
Marco si decise che i giocattoli non li voleva mettere tutti là dentro in quello scatolone, soprattutto quelli preferiti. No no e no non voleva assolutamente.
Così la mamma disse:
– I giocattoli che non ti piacciono più come quelli per neonati li dai ai poveri.
Così Marco ha deciso di darli ai poveri.
– Questo per te amico povero, e questo amico per te.
Così ha fatto Marco fino a quando ha avuto una moglie e la moglie ha avuto il figlio.
Vi è piaciuta questa fiaba? Allora iscrivetevi al sito di Silvia e William ciaoooo

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia la piccola Miriam per aver condiviso con tutti noi questa fiaba, semplice ma molto profonda nel significato.


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La grande diga 🌊


Il pianeta è ammalato, chi riuscirà a salvarlo?

In questa bella fiaba a sfondo ecologico, che Rossana Costantino ha voluto regalare a tutti noi, tutti gli animali riuniti prendono in mano le sorti del nostro pianeta, e decidono di trovare una “cura” ai danni prodotti dalla troppa plastica che ormai rischia di avvelenare tutti noi.

La grande diga 🌊 storia completa


Un giorno i rappresentanti di tutti gli animali del mondo decisero di riunirsi in una assemblea generale: il pianeta si era ammalato, e la malattia si chiamava “plastica”.
Naturalmente la causa della tragedia era la cattiva condotta dell’uomo, storicamente poco attento al rispetto della natura.
A sollevare la questione erano stati i pesci, poi gli uccelli marini, poi gli orsi polari, le foche, e in poco tempo tutte le specie capirono che dovevano lottare insieme per la sopravvivenza.

Un capodoglio che aveva ingerito grosse quantità di plastica, prima di morire, arenato in spiaggia, aveva sussurrato ad un gabbiano: “salvate il mondo”.
L’uccello, con il cuore spezzato, volò per giorni per diffondere il messaggio del povero cetaceo.
Tutti gli animali capirono che era tempo di unire le forze, e dai poli all’equatore ci fu un movimento epocale, alla ricerca di una misura straordinaria.

La plastica era ovunque, in frammenti, in agglomerati, in grosse isole galleggianti, e avanzava, minacciosa, letale.
Molte creature trovarono la morte in mezzo alla plastica: alcune mentre la combattevano, altre, ignare, mangiandola, altre ancora intrappolate nei sacchetti: era la fine.
Ci fu un grande scompiglio tra gli animali più astuti e intelligenti: i delfini cercarono di insegnare alle altre creature acquatiche a riconoscere il pericolo, gli albatros organizzarono squadre di soccorso e sulla terra, i lupi e le volpi, ormai alleati, pianificarono strategie difensive.

Ma non era sufficiente allearsi e combattere: bisognava estirpare il male.
Tutti i rappresentanti, durante l’assemblea generale, avevano proposto una soluzione.
Gli animali di grossa taglia avevano pensato di trasportare la plastica in un’isola deserta, ma anche quella era una soluzione temporanea, perché le maree avrebbero sparpagliato di nuovo l’immondizia in ogni luogo.
I pesci, rischiando la vita, volevano seppellire la plastica negli abissi, ma anche dal fondo sarebbe emersa, tornado a galla minacciosa.

Gli uccelli volevano impiegare la plastica per fare un enorme nido, ma il pericolo era evidente: i piccoli, una volta schiuse le uova, avrebbero mangiato i frammenti, e avrebbero fatto la stessa fine delle altre vittime.
Le povere tartarughe, con il guscio deformato dalle trappole di plastica, avevano proposto di formare una barriera tra la spiaggia e il mare, ma le onde, con il tempo, avrebbero distrutto tutto.
Le scimmie, ormai esperte nel riutilizzo dei rifiuti, avevano proposto di costruire delle città in plastica, ma anche in quel caso, molti animali potevano rimanere soffocati o intrappolati nelle strutture: del resto gli animali non sono esperti in opere ingegneristiche.

In realtà, come osservò un orso bruno attempato, un animale esperto in ingegneria poteva essere coinvolto: il castoro.
I castori non sono animali famosi per la loro astuzia, per cui non si erano pronunciati durante l’assemblea.
Timidi, simpatici e impacciati, i castori avevano già combattuto una guerra infinita contro il bracconaggio: infatti la loro pelliccia è molto pregiata.

Tuttavia i castori non si erano mai lasciati abbattere, e continuavano senza sosta a costruire dighe principalmente per due motivi: per proteggere le loro tane costruite sull’acqua e per difendersi dai predatori, grazie ai fossati che si formano dalla stagnazione dell’acqua intorno alle strutture.
Gli animali presenti in assemblea proposero di costruire le dighe in plastica non solo per formare una protezione efficiente per le tane che ospitano i castori, ma anche per impiegare tutto quel materiale sparso in ogni angolo della terra.

Il più anziano dei castori, convocato urgentemente in assemblea, abbozzò un progetto: formare una specie di stagno grazie a bottiglie e sacchetti di plastica, poi costruire una rete di canali molto fitta per conservare il cibo da consumare nel periodo invernale e infine articolare le vie di fuga e le varie tane.
Per realizzare un progetto così laborioso i castori avrebbero dovuto contare su tutti gli animali: gli elefanti per trasportare tutto il materiale, i pellicani e i cormorani per raccogliere i sacchetti, tutti i roditori per modellare la plastica cercando di non ingerirla, e tanti altri esemplari per coordinare i lavori in tutto il pianeta.

L’assemblea durò per giorni, fino a quando il re, il leone, che fino a quel momento era stato in silenzio, seduto sul trono, malinconico per quanto stava accadendo al regno animale, posò la sua corona e indossò un elmetto da operaio.
Ci fu un grande stupore per quell’insolito gesto, ma poi il leone sorrise, e con il cuore pieno di fiducia pose la sua grossa zampa sulla spalla del vecchio castoro e disse: “che tutti gli animali possano salvare il mondo, e che la diga sia l’opera più importante della storia”.

Passarono di lì alcuni uomini, minacciosi, con un fucile in mano: avevano visto tutti quegli animali e volevano portare a casa dei trofei.
Uno di loro, però, fece un passo indietro vedendo un leone con l’elmetto da operaio in compagnia di un vecchio castoro, e cercò di capire.

Per un uomo non è facile cogliere tanto amore in un solo gesto, riconoscere l’umiltà di un re che ripone la sua fiducia in un goffo roditore con la coda larga e piatta, notare che gli attriti tra creature diverse possono essere messe da parte per qualcosa di tanto importante come la sopravvivenza.

I suoi compagni alzarono il fucile, e allora il leone si mise davanti al castoro, per fare scudo con il suo corpo.
Solo allora gli uomini si fermarono, pronti ad ammirare tanto coraggio.
Faceva caldo, tanto caldo.
Prima di andare via, tirarono fuori dell’acqua dagli zaini, e una volta dissetati, consegnarono le bottiglie di plastica ai castori.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rossana Costantino per aver condiviso con tutti noi questa bella fiaba a sfondo ecologico.


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La storia del signor Tempo 🕑


Come spegare il concetto di tempo e il passare delle stagioni ai bambini

Con il passare delle stagioni, il mondo si trasforma e scatena la curiosità dei bambini. Questo racconto può aiutarti a rispondere a domande sul come e il perché i periodi dell’anno sono diversi tra loro. E non c’è risposta migliore di una fiaba, visto che ti permette di spiegare al tuo bimbo la realtà e aiutarlo a crescere e comprendere il mondo, senza però allontanarlo dalla sua fantasia.
Qui sotto trovi sia il video che il testo, buon divertimento!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della storia del signor tempo:

La storia del signor Tempo 🕑 storia completa


– Mamma, quanto è lunga un’ora?
– Mamma, quante sono cento ore?
– Ma quando finisce il tempo?…
Chiedeva spesso Dino alla sua mamma.
La mamma, un giorno, decise di rispondergli raccontando la storia del signor Tempo.

C’era una volta, tanto tanto tempo fa, in un paese molto molto lontano, il Signor Tempo. Era un uomo buono ma girava per le vie sempre imbronciato e scontento perché, a suo dire, i giorni trascorrevano tutti uguali. Il suo sogno era quello di creare nelle giornate cambiamenti e varietà, per stupire gli uomini ma soprattutto i bambini.

Decise allora di rivolgersi ai suoi quattro cari amici poiché lo aiutassero a realizzare questo suo grande desiderio. Cosi tutto sarebbe diventato più bello e vivace. Bastò chiamarli a gran voce una volta per vederli arrivare immediatamente: il Vecchio Soffione, il Mago Nevoso, la Strega Terriccia e la Fata Ondina. Lo ascoltarono attentamente mentre esponeva il suo problema e al volo ciascuno di loro aveva già trovato la soluzione.

– Io sono il Vecchio Soffione e la cosa che so fare meglio, come dice il mio nome, è soffiare per far arrivare il vento. Il vento porterà le nuvole in cielo, farà cadere le foglie degli alberi e i ricci con le castagne. I bambini si divertiranno a raccoglierle! Così facendo porterò l’autunno, la stagione delle foglie rosse, gialle e arancioni, della ripresa della scuola e degli animali che vanno in letargo.


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– Io sono il Mago Nevoso e porterò ; con me il freddo e la neve. Arriverà l’inverno, la stagione in cui tutti dovranno coprirsi ben bene. I bambini potranno giocare a palle di neve aspettando l’arrivo di Babbo Natale!

– Eccomi qua, è arrivato il mio turno! Sono la Strega Terriccia, una strega buona s’intende. .. Io gironzolo qua e là sussurrando alla terra, ai fiori, agli alberi e alle tartarughe: “Sveglia. .. sveglia… sveglia”. Tutta la natura, ascoltando il mio richiamo, si risveglia con gioia perché è in arrivo la primavera. La stagione dove tutto rifiorisce, dove tutto si colora! Dove tutti i bambini possono finalmente tornare a giocare nei prati e nei parchi.

– Ora tocca a me! Sono la Fata Ondina. Dopo la primavera io porterò l’estate, la stagione del sole, del mare e del gelato. È il tempo più spensierato e allegro, con i bambini che si godono la vacanza e il caldo.
Il Signor Tempo accolse tutte queste idee e con aria soddisfatta disse:

– Bene, bene. Faremo proprio come voi proponete. Arriverà l’autunno e poi l’inverno. Dopo sarà il tempo della primavera a cui seguirà l’estate. E così Via, in un susseguirsi senza fine. Allora, amici miei, mettiamoci al lavoro! Uno per tutti e tutti per uno!

— Fine della fiaba —
Ringraziamo Gabriella Arcobello per aver condiviso con noi questa fiaba molto educativa.


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Il bambino che parlava con la Luna 🌙


Non si è mai veramente soli, basta alzare lo sguardo e usare la fantasia

In questa pagina vi presentiamo un racconto notturna, perfetta come fiaba della buonanotte. Parla di un bimbo che guarda la luna fuori dalla finestra e inizia ad osservarla e parlare insieme a lei raccontandole una favola.
fabulinis ringrazia moltissimo Armando e Paola (la maestra Paola) Goldin per aver condiviso con noi questo racconto, che speriamo vi piaccia tanto quanto è piaciuto a noi!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del bambino che parlava con la luna:

Il bambino che parlava con la Luna 🌙 storia completa


In una città qualunque, in un palazzo qualunque, viveva un bambino che si sentiva solo perché non aveva fratelli e nel suo palazzo non vi erano bambini che lui conoscesse con cui giocare.
Così, una sera in cui si sentiva più solo del solito si mise a guardare fuori dalla finestra della sua camera e tutto ad un tratto fu attratto da una luce: quella della luna! Una falce di luna!

Incuriosito cominciò a fissarla e la luna gli tenne compagnia con la sua aura argentata.
Ad un certo punto un bruco fece capolino sulla luna e, strisciando, si acciambellò su se stesso formando un occhio (sembrava che la luna avesse un occhio solo) e tutto ciò fece sorridere il bambino.

Il giorno dopo e nei giorni successivi il bambino si mise sempre a guardare la luna dalla finestra e, a mano a mano che lei cresceva, sembrava quasi che venisse fuori un viso perché, ad un certo punto, invece che un bruco, se ne presentarono due che appallottolati diventarono due occhi e, poco dopo arrivò un terzo bruco che si mise per lungo formando una specie di sorriso nella luna e questo confortava il bambino che iniziava a sentirsi meno solo e, per ringraziare la grande luna, una sera decise di raccontarle una storia.

“Questa è la storia del treno dei desideri” iniziò il piccolo. “È un treno che fa un lungo viaggio e ogni paese che lui attraversa ha un nome speciale: felicita’, amicizia, amore, rispetto, condivisione, gioia…
Ad ogni stazione si può esaudire un desiderio.
Il capotreno quando il treno si ferma, consegna ai viaggiatori una busta contenente un desiderio, così, alla fine del viaggio, anziché essere triste sei felice perché ricco di desideri esauditi!”
“Sarebbe bello” disse il bambino sospirando “ che esistesse davvero un treno del genere”.


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La luna , a quel punto, chiese al bambino quale fosse il suo più grande desiderio “Non essere mai più solo” rispose il piccolo e lei lo invitò a guardarsi intorno e… lui vide le luci delle camere da letto degli altri palazzi tutte accese e tanti bambini e bambine che lo salutavano .

Anche la luna ringraziò il bambino: “mi sentivo tanto sola anche io, non avevo le stelle vicino ed ero sempre triste; poi sei arrivato tu e mi hai fatto tornare il sorriso!”
Infatti i tre bruchi altro non erano che il risultato della fantasia del bambino! Lui aveva desiderato di poter parlare con la luna e il capotreno lo aveva sentito provvedendo ad esaurire i suoi desideri

La sera dopo la luna sorrideva:anche lei era felice perché il cielo era pieno di stelle e da allora non si sentì mai più sola e il bambino trovò tantissimi amici lungo il suo cammino e, diventato grande, diventò il capotreno più gentile al mondo.

— Fine della fiaba —
Ringraziamo Armando e Paola (la maestra Paola) Goldin per aver condiviso con noi questa tenera fiaba.


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Il funghetto vanitoso 🍄


Funghetto è cambiato, ma i suoi amici adesso non lo riconoscono più…

C’è un bosco incantato dove vive un Funghetto vanitoso, che per fortuna si accorge che la sua vanità non lo rende migliore, anzi… Grazie all’amica Isabella Sanfilippo che ha condiviso con fabulinis la sua fiaba. La potete trovare nel suo libro che abbiamo anche recensito, L’astuccio del signor Biù. Buona fiaba!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del funghetto vanitoso:

Il Funghetto vanitoso 🍄 storia completa


C’era laggiù, lontano nel bosco di Biù un Funghetto piccino e grazioso, col gambo bianco, il cappello marrone un po’ spiovente e la punta più chiara come se fosse stato intinto nel latte.
Funghetto però non era molto contento, poiché era talmente piccino da non essere mai notato dalle Fatine della Rugiada.

Anche lui avrebbe voluto avere il cappello adornato di perline luccicanti, come gli altri suoi compagni, loro erano più alti o avevano cappelli più grandi e colorati, e le fatine accorrevano leste leste a fare le loro meraviglie.

Un giorno Funghetto brontolò cosi tanto ma cosi tanto che la regina delle fate andò da lui e gli chiese cosa c’era che lo rendeva cosi scontento.
Funghetto le raccontò tutto, alla fine la regina tacque e rimase in silenzio.
Poi chiese a Funghetto se sarebbe stato disposto a cambiare per riuscire ad essere notato dalle Fatine della rugiada, subito questo rispose che si, era prontissimo!

E balibbalò, tira un po’ qui, alza un po’ lì, in una nuvola di brillante polvere magica il piccolo funghetto era divenuto un bel fungo alto, dal cappello rosso sgargiante, puntinato di macchioline bianche, lucido come le mele al sole!
Funghetto era talmente contento che non vedeva l’ora fosse il mattino seguente per avere le sue goccioline di rugiada.

Al sorgere del sole infatti, quando le fatine giunsero videro subito quel magnifico fungo rosso e accorsero, adornandolo con una miriade di piccole gocce risplendenti, dorate alla luce dell’aurora.

Funghetto si vedeva talmente bello che si pavoneggiava con tutti, mostrando a chiunque passasse di lì quanto fosse brillante il Suo colore, quanto fosse candido il gambo, oppure quanto perfette e lisce le lamelle sotto al cappello.
S’era gonfiato talmente tanto che… si era gonfiato veramente!

Era diventato Cicciotto e ingombrante.
Insomma tutti quelli che passavano di lì non ne poterono più, così cominciarono a cambiare strada: le sue amiche formichine che tutti i giorni in fila indiana gli passavano accanto si spostarono, anche le coccinelle, che si posavano sugli steli d’erba vicino per scambiare due chiacchiere non tornarono più, e cosi tutti gli altri.

Funghetto era rimasto solo.
Nessuno parlava più con lui perché aveva dimenticato quando un tempo chiacchierava con loro solo per il piacere di farlo, scambiandosi gentilezze e chiedendo anche solo semplicemente come andava la giornata.

Funghetto si disse che la sua vita di prima, in fondo in fondo non era poi così male, aveva avuto così tanti amici… che ora senza di loro si sentiva terribilmente solo.


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Ma si vergognava a chiamare la regina e chiederle aiuto una seconda volta, quindi stette zitto in silenzio, cercando di farsi più piccolo e invisibile possibile, anche se sapeva che c’era ben poco da fare: ormai era talmente paffuto e gonfio che era impossibile non notarlo.
– Ah! Quanto mi manca essere un piccolo funghetto, dal cappelluccio spiovente e dalla punta color latte… – pensò.

Un giorno passò di li un’ape e si soffermò accanto a Funghetto per pulirsi le antenne.
Funghetto avrebbe voluto fare quattro chiacchiere ma non ne aveva più il coraggio, sicché l’ape visto che non parlava gli chiese perché fosse così silenzioso:
– Sei forse timido?

L’altro non rispose, ma quella era un’ape curiosa come se ne vedono in giro di solito e quindi non si arrese: come poteva lui, un bel fungo rigoglioso essere tanto modesto.

– Sei forse troppo bello per rispondere?
Alla fine Funghetto capitolò e spiegò a gran singhiozzi il perché fosse così taciturno … e non certo perché era troppo bello!
E ad ogni singhiozzo si faceva sempre più grassoccio, sempre giù tondo…
– Hic! Hic!

A quelle parole, vedendo il funghetto singhiozzare e rattristarsi come non mai, l’ape venne circondata da una nuvola di mille colori.
Quando la nube si dissipò ecco che al posto dell’ape c’era la bellissima Regina delle fate.

Funghetto rimase sbalordito, non si era proprio reso conto che era sempre stata lei fin dall‘inizio.
Si fece coraggio e con la sua vocina chiese scusa alla regina; le disse che non pensava gli sarebbe mancato così tanto essere quel piccolo funghetto marrone dal gambo bianco, e che forse, la rugiada come ornamento era davvero cosa di poco conio.

La regina rispose che lo aveva accontentato solo per mostrargli quanto fosse preso dal rendersi bello davanti a tutti, a tal punto che si era scordato degli amici.
Non avevano bisogno di vederlo impreziosito da alcun gioiello, per loro lui era bello e interessante al medesimo modo, forse anche di più!

– Le mie amiche formichine e le mie amiche coccinelle! – sospirò il Funghetto.
La Regina delle fate si intenerì, capì che Funghetto aveva imparato la lezione e quindi…
Balibbalo’, tira un po’ qui, tira un po’ lì, ecco che funghetto ritornò come prima!

Non esistono parole per descrivere quanto fosse felice, aveva ancora il suo corto gambo bianco e la punta del cappellino color latte.
Promise che mai e poi mai avrebbe più voluto essere ciò che non era.

Tutti i suoi amici ritornarono, risero e scherzarono ancora insieme, circondandolo di abbracci e affetto, e poté quasi toccare il cielo da tanto era felice.

Ma aspettate un po’… a toccare il cielo dalla felicità… Funghetto, più alto di un pollice si ritroverà.
Ogni Fatina Rugiada orbene lo vedrà e di goccine luccicanti Funghetto si rivestita.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia di cuore l’amica Isabella Sanfilippo per aver condiviso qui con noi la sua fiaba.
Se vi è piaciuta potete curiosare sulla sua pagina facebook:
Isabella Sanfilippo Autrice
E qui potete trovare il libro “L’astuccio del signor Biù” con le sue tre fiabe, da non perdere!


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La bacca dell’eternità 🌱


Perchè passare del tempo a litigare quando ci si può aiutare tutti quanti a vicenda?

L’insegnamento che ci vuole dare La bacca dell’eternità, scritta dal piccolo Marco, è molto chiaro: perdere tempo a litigare è assolutamente inutile, molto meglio parlarsi, fare pace e aiutarsi a vicenda.
Noi di fabulinis ringraziamo Marco e la sua mamma Luciana che hanno condividere per voi questa bellissima fiaba.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della bacca dell’eternità:

La bacca dell’eternità 🌱 storia completa


Tanto tempo fa, nella parte più fitta dei boschi dell’appennino Tosco-Emiliano, vivevano maghi, streghe, folletti e troll.
Questi purtroppo, vivevano sempre in lotta perché ognuno di loro voleva per sé l’unica bacca della grande quercia, che avrebbe dato la vita eterna a chiunque l’avesse mangiata in una notte di luna piena.

I maghi, che erano bravi e amavano la natura e tutti gli esseri viventi, erano aiutati dagli elfi e dai folletti.
Mentre le streghe, cattive, egoiste e che pensavano solo a sé stesse, erano aiutate dai trolls che le amavano perdutamente.

In una notte di luna piena, durante una delle battaglie che si svolgevano a colpi di bacchette magiche, spade, pugni e tranelli, scoppiò un terribile temporale, come non se ne vedeva da molto tempo.
Tuoni, fulmini, lampi e grandine, non si capiva più niente, il vento spazzava via ogni cosa, sembrava che la natura si fosse definitivamente stancata di quelle inutili battaglie.
Poi, un fulmine colpì la grande quercia, che prese fuoco e bruciò insieme alla sua bacca della vita eterna.

Tutti, maghi, streghe, folletti e troll si fermarono, finalmente capirono che non esisteva la vita eterna, ma che tutto ha una fine.
Da allora vissero in pace, aiutandosi a vicenda.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia di cuore il piccolo Marco, che ha scritto la fiaba, e la sua mamma Luciana per averla condivisa con noi.


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Robertina e il suo disordine 😵


Ai bambini piace trovare le cose a cui sono tanto affezionati, ma se c’è tanto disordine e non si riesce a trovarle, come si fa?

Il ciclo “I racconti di Margherita” che l’amica Ilaria Pasquali ha condiviso con noi di fabulinis, è composto di brevi racconti in cui il fiore Margherita aiuta i bambini a ritrovare l’allegria, aiutandoli anche un po’ a crescere. Magari quello di Robertina può dare una mano alle mamme che devono lottare con il disordine che i loro cuccioli lasciano costantemente in giro per casa.

Guarda la videofiaba raccontata da Cristina

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della storia del signor tempo:

Robertina e il suo disordine 😵 storia completa


“Tutte le mattine la stessa storia, Robertina: la tua cameretta è sempre in disordine, oggetti sparsi in ogni posto, vestiti buttati sulla sedia, per non parlare poi dei tuoi giocattoli. Se quando torni non metti tutto in ordine puoi dimenticarti il tuo pomeriggio con Clara.” Questa era la storia che tutte le mattine la bimba, un po’ disordinata, ascoltava. Ogni volta pensava che la sua mamma aveva davvero ragione perché la sua camera era un disastro, ma mettere in ordine era veramente noioso per lei.

Quella mattina Margherita era un po’ assonnata.
Dovete sapere che Margherita era un fiore speciale. Non era una una normale margherita con i petali bianchi, i suoi petali erano tutti colorati ed erano magici: potevano sprigionare una polvere magica per attirare l’attenzione dei bambini che incontrava e, parlando con loro, avrebbe potuto rallegrarli se erano tristi.

Quella notte l’aveva passata a cercare di cambiare i colori della sua polverina magica, ma non era convinta del risultato. “Devo assolutamente provarla” pensò e proprio in quel momento notò Robertina che stava camminando tutta pensierosa. Appena la bimba fu sufficientemente vicina sprigionò la polverina e come sempre il risultato fu quello desiderato.
La bimba notò subito la nuvola di brillantini e a differenza di tanti altri bambini che all’inizio rimanevano sempre un po’ impauriti, ci si buttò dentro esclamando: “Che meraviglia, non avevo mai visto una cosa del genere”.
Margherita rimase in disparte a godersi lo spettacolo poi esclamò: “Ciao bambina io sono Margherita tu come ti chiami?”

“Sei tu che hai fatto questa nuvola di brillantini?”.”Sì, ti piace??”
“Tantissimo!! Io mi chiamo Robertina!”. Il fiore ringraziò e poi chiese subito a Robertina come mai fosse pensierosa. La bimba si mise seduta e raccontò tutta la storia del suo disordine in camera, del fatto che la mamma si arrabbiava, e che da giorni in quel disordine non riusciva a trovare la sua bacchetta magica.


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Allora Margherita disse: “Beh cosa aspetti a mettere in ordine tutte le tue cose? Sono sicura che una volta messo in ordine che verrà fuori anche la tua bacchetta magica.”
“Hai ragione, ma è così noioso mettere in ordine!” disse la bambina.

“Mia mamma dice sempre che la musica aiuta quando devi fare qualcosa che non ti va! Chiedi alla tua mamma se ti accende la radio e poi fammi sapere se funziona!”
Robertina allora si avviò verso casa.

Una volta arrivata fece come aveva detto Margherita! Iniziò a mettere subito in ordine magliette, scarpe, giochi, peluche, con tanta musica a farle compagnia, ma della sua bacchetta magica nemmeno l’ombra. La mamma entrata in camera rimase a bocca aperta: “Tesoro cosa ti è successo? Hai sistemato tutto!”.
Robertina raccontò alla mamma che aveva messo in ordine per trovare la sua bacchetta magica da portare a casa di Clara il giorno dopo, ma non la trovava.

“Ti aiuto io a cercarla. Sei stata davvero brava a sistemare!!” e così tutte e due si misero alla ricerca, ma niente. Robertina si stava arrendendo quando sentì la mamma urlare dalla cucina: “Piccola: l’ho trovata, era nella lavastoviglie!!!!!!!!!!!!!”.
“Oh mamma grazie!!! Sono così felice..” e poi aggiunse “…ma secondo te come è arrivata nella lavastoviglie?”
“Potere del tuo disordine” rispose la mamma sorridendo e abbracciando felice Robertina. Anche lei era tornata a sorridere.

Il giorno dopo Robertina andò, insieme alla sua bacchetta magica, a giocare dalla sua amica Clara.
Fu un pomeriggio indimenticabile per le due bambine e anche per Margherita che le guardava da lontano: aveva il cuore pieno di gioia per aver aiutato Robertina e non vedeva l’ora di ridonare il sorriso anche a qualche altro bambino.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia di cuore l’amica Ilaria Pasquali per aver condiviso qui la sua fiaba.

Se vi è piaciuta potete curiosare sul suo blog www.maestratralefiabe.it e sulla sua pagina facebook Maestratralefiabe.
Tutta la raccolta è poi disponibile in formato kindle su amazon, ti basta cliccare sull’immagine qui sotto:


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Un ciuccio per Babbo Natale 🎅


Come faccio a togliere il ciuccio al mio bambino? Questa domanda tormenta tante mamme e papà, ma questa storia di Natale potrà aiutarvi.

Per molti bambini, infatti, il ciuccio è un oggetto molto prezioso ed amato. Eppure per crescere bisogna lasciarlo andare…
Ma una bella storia con un po’ di magia può far superare al piccolo (e a te…) questa fase delicata: c’è chi lo regala a una fatina o chi lo regala ai delfini al mare.
Noi di fabulinis ti proponiamo questa bella fiaba in cui il ciuccio viene donato a Babbo Natale. L’ha scritta Gabriella Arcobello, psicopedagogista esperta di fiabe, e siamo sicuri che ti aiuterà in questo momento così delicato!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de un ciuccio per Babbo Natale:

Un ciuccio per Babbo Natale 🎅 storia completa


Mancavano solo due giorni al Natale e nella casa di Leo era davvero tutto pronto: il presepe preparato nel camino e pieno di lucine; l’albero con le sue decorazioni scintillanti; il vischio verde, un po’ fatato…
Leo aveva quasi cinque anni e non vedeva l’ora che arrivasse il giorno di Natale.
L’attesa era stata lunga ma eccitante.

In quei giorni, alla scuola materna, spesso sognava ad occhi aperti l’arrivo di Babbo Natale con la sua slitta volante, tirata dalle amiche renne e stracolma di doni e pacchettini.
Con l’aiuto della mamma gli aveva scritto una letterina, chiedendogli un robot, una macchinina, un puzzle e un peluche.
Anche nel paese di Babbo Natale era ormai quasi tutto pronto.

Babbo Natale con i suoi folletti aveva lavorato tanto e a lungo per preparare e confezionare tutti i doni per tutti i bambini della terra. Ora stava facendo le ultime conte, perché guai a dimenticarsi di qualcosa e soprattutto di qualcuno.
Il pianto di un folletto piccolo piccolo però disturbava i suoi calcoli…
Conta e riconta, era costretto tutte le volte a rifare la somma. E questo era un bel problema.

Non la conta, ma quel tenero folletto di pochi mesi che piangeva così tanto: piangeva quando doveva addormentarsi; piangeva quando si svegliava; piangeva quando aveva freddo e piangeva quando aveva caldo; piangeva quando qualcuno gli si avvicinava e piangeva quando qualcuno se ne andava; piangeva, piangeva, piangeva!

Babbo Natale decise che era ora di fare qualcosa per aiutare il suo folletto più piccolo, che si chiamava Tendy.
Aveva sentito dire da qualche parte che, sul pianeta Terra, le mamme offrivano ai bambini un ciuccio per consolarli e per calmarli.
Doveva assolutamente chiedere aiuto a una mamma del pianeta Terra. E fu così che scelse proprio la mamma di Leo.


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Questa gli spiegò che il ciuccio, per i bambini piccoli, è un oggetto morbido che li consola, li distrae e li aiuta ad addormentarsi.
Babbo Natale le disse: «Ora comprendo! Ne vorrei uno anch’io per regalare un po’ di serenità al mio folletto Tendy».
Pensa e ripensa, alla mamma venne un’idea:
– Stai tranquillo Babbo Natale. Chiederò a Leo, il mio bambino, e forse lui potrà aiutarti.

Il giorno dopo la mamma disse a Leo:
– Sai, Babbo Natale stanotte arriverà con i doni. Nel suo paese c’è un folletto piccolo piccolo che ha bisogno di un ciuccio. Che ne dici di offrirgli il tuo? Babbo Natale sarà contento e ti sarà grato per averlo aiutato!
Leo la guardò un po’ perplesso e molto indeciso, perché lui era davvero affezionato al suo ciuccio.

Ma alla fine accettò. La sera, prima di andare a letto, impacchettarono il ciuccio con una bella carta rossa e un fiocco dorato. Lo misero sotto l’ albero, insieme al latte per le renne e a qualche delizioso biscotto per Babbo Natale.
La mattina seguente il pacchettino che aveva preparato era sparito, insieme con il latte e i biscotti.

Leo trovò sotto l’ albero tutti i doni che aveva chiesto; anzi, c’era un pacchetto in più, proprio per lui.
Lo scarto per ultimo e dentro Vi trovò un grande lecca-lecca rosso a forma di cuore, al sapore di fragola.
C’era anche un bigliettino che diceva:
– Grazie Leo! Donando il tuo ciuccio hai fatto una cosa molto generosa. Tu hai un cuore grande grande. Per ringraziarti, io ti nomino mio FOLLETTO SPECIALE del pianeta Terra.
Firmato: Babbo Natale.

— Fine della fiaba —
Ringraziamo la psicopedagogista Gabriella Arcobello per aver condiviso con noi questa fiaba molto educativa.


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Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


Riccardino impara a condividere 🎁


In questa fiaba tratta da “I racconti di Margherita” che l’amica Ilaria Pasquali ha condiviso con noi di fabulinis, troviamo un bello spunto per aiutare i bambini a imparare a condividere i giocattoli e quindi le esperienze con gli amici. Tutti i genitori sanno che prima o poi il piccolo imparerà a farlo, ma se lo (e ci) aiutiamo con un piccolo racconto, forse diventa un po’ più facile affrontare questo argomento, a volte così delicato.

Riccardino impara a condividere

Quella mattina splendeva un sole fantastico e Margherita decise di fare una passeggiata in tranquillità: a quell’ora tutti i bambini erano a scuola.
Dovete sapere che Margherita era un fiore speciale. Era sì una margherita ma i suoi petali erano tutti colorati e, soprattutto, erano magici. Potevano infatti sprigionare una polvere speciale che attirava l’attenzione dei bambini che incontrava. A quel punto lei, parlando con loro, avrebbe potuto rallegrarli se erano tristi. E Margherita era sempre entusiasta di ridare il sorriso a un bimbo!

Il nostro fiore iniziò a camminare e notò subito che dagli alberi cominciavano a cadere le foglie, l’autunno era alle porte.
In lontananza sentì le voci di un bimbo e di una mamma che sembravano discutere.
“Riccardo, devi imparare a condividere i tuoi giocattoli con gli amici altrimenti nessuno vorrà giocare più con te”.
Margherita guardò la scena da lontano, ma riuscì a vedere benissimo la faccia di quel bimbo che a dire la verità era proprio triste e pensieroso.

Il mattino seguente Margherita guardò attentamente tutti i bimbi che passavano fino a che notò il bimbo del giorno prima che camminava con un orsetto di peluche. Così si avvicinò piano piano e sprigionò la polverina magica dai suoi petali colorati, ma, a differenza di tutte le altre volte, questo bimbo si spaventò: “Ma che cos’è questa cosa??” e camminò più velocemente per allontanarsi dalla polverina. Margherita non poteva credere ai suoi occhi, in genere i bambini si facevano conquistare, questa volta no!

Il mattino seguente Riccardino ripassò di li sempre un po’ triste.
“Devo farmi venire in mente un’idea!” pensò Margherita e così più il bambino andava verso la sua direzione più lei si afflosciava. Ad un certo punto il bimbo si piegò verso il fiore e disse “Che strano! Le margherite hanno i petali bianchi, perché questa è così colorata??”. Proprio in quell’istante Margherita parlò: “Ciao”
Il bimbo indietreggiò spaventato: “I fiori non parlano, devi essere un mostro!”


…e adesso cosa succederà?
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“Ma quale mostro, vieni qui e parliamo un po’”. Il bimbo si lasciò convincere e si sedette vicino al fiore, che gli chiese subito il motivo della sua tristezza. Riccardo prese coraggio e raccontò allo strano fiore che lui quella mattina a scuola avrebbe voluto giocare con i suoi compagni, ma loro volevano il suo peluche. Lui ci teneva troppo e non voleva prestarlo a nessuno.

“Qualche giorno fa è stato il mio compleanno e i miei genitori mi hanno regalato questo morbido orsetto di stoffa! A me piace portarlo a scuola, ma non voglio prestarlo a nessuno! Ho paura che si possa rompere… e così finisce sempre che gioco da solo.”
“Ma a te piace più giocare con i tuoi amici o solo?”
“Con loro ma non voglio prestare a nessuno il mio gioco” rispose Riccardino.

Margherita allora disse: “Mmmmm… Provo a darti un piccolo consiglio: domani porta a scuola il tuo orsacchiotto, quando i bimbi si avvicineranno per giocare chiedendoti il peluche tu glielo darai dicendo però di fare attenzione a non romperlo”. Riccardo, un po’ incerto, guardò il bel fiore e promise di fare come gli aveva consigliato.

La mattina seguente Riccardo, come sempre, prese il suo orsacchiotto e andò a scuola. Arrivò, lo tirò fuori dallo zaino e subito il suo migliore amico Lorenzo si avvicinò dicendo: “Ehi Riccardo facciamo a scambio di giochi?”

Riccardo ricordando la promessa fatta a Margherita rispose: “Sì, ma per favore fai attenzione a non romperlo perché ci tengo molto”.
Lorenzo trattò molto bene l’orsacchiotto di Riccardo, il quale capì di aver fatto bene a seguire il consiglio di Margherita.

Fu così che Lorenzo e Riccardo finirono per passare tutta la mattinata a giocare insieme. Margherita li guardava da lontano, felicissima di aver aiutato un altro bambino.

— Fine della fiaba —
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Se sei curioso di sapere come e perché, in quest’altro articolo puoi trovare la spiegazione di come funzionano i link affiliati.


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Matteo e il fratellino dispettoso 😜


Matteo e il fratellino dispettoso è un breve racconto scritto da Ilaria Pasquali. E’ un valido aiuto per i genitori se il fratellino più grande ha delle difficoltà con quello più piccolo.
E’ un racconto scritto da chi come te ci segue, lo puoi ascoltare qui sotto: buon divertimento!

Matteo e il fratellino dispettoso

Era un giorno di festa e nel bosco pioveva. Margherita si sentiva un po’ triste perché era sicura che nessun bambino sarebbe passato di lì.
Margherita era un fiore, proprio una margherita, ma era speciale: non aveva i soliti petali bianchi, i suoi erano tutti colorati, ma soprattutto erano magici. Grazie a loro, Margherita poteva sprigionare una polvere magica per attirare l’attenzione dei bambini che incontrava e, parlando con loro, avrebbe potuto rallegrarli se erano tristi. Ma se non ne incontrava nessuno, non poteva farlo, ed era per questo che la pioggia di quel giorno la rattristava.

Ad un tratto però smise di piovere e, come per magia, spuntò un grande e bellissimo arcobaleno.
Dopo poco iniziò a vedere i primi bambini arrivare felici con le biciclette, con il pallone in mano, pronti al divertimento!
Da lontano sentì un bambino piangere, ma non riusciva a capire dove fosse. Curiosando in giro si accorse che il pianto veniva da un bimbo piccolissimo dentro un passeggino. Pensò che questa volta sarebbe stato faticoso ridonargli il sorriso: piangeva disperato!

Si soffermò anche sul bambino un po’ più grande che gli era accanto e vide che anche lui era molto triste. Allora decise di sprigionare la polverina magica e cercare di capire cosa poteva renderli così desolati. In fondo era una giornata bellissima!

Il bambino grande fissava, incantato, lo spettacolo di colori creato da Margherita e rimase senza parole quando si sentì chiamare “Bambino sono qui, abbassa la testa.”
“Ciao mi chiamo Margherita e tu, credo di aver capito, Matteo vero?” “Sì”
“Vuoi giocare un po’ con me?”
Il bimbo, con la faccia un po’ triste ma ora anche meravigliata, le spiegò che non poteva perché il suo fratellino piccolo stava piangendo e lui con la sua famiglia sarebbero dovuti tornare a casa. Margherita prese coraggio e chiese a Matteo il motivo della sua tristezza.

“Il mio fratellino piccolo piange sempre e la mamma deve stare sempre con lui, così non possiamo stare mai insieme”.
“E che vorresti fare?” chiese Margherita curiosa della risposta.
“Venderlo” rispose serio Matteo. Il fiore scoppiò in una grande risata e spiegò a Matteo che i bambini non potevano essere venduti…
“Ma ti prometto che ti aiuterò a volergli bene” disse fiduciosa Margherita.


…e adesso cosa succederà?
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Matteo si mise a raccontare delle cose strane che faceva il suo fratellino: le pernacchie nella minestra quando non voleva più mangiare, oppure il bagnetto e l’acqua che finiva ovunque perché a Valerio non piaceva proprio lavarsi e poi di quella volta in cui la mamma gli stava cambiando il pannolino e lui le aveva fatto la pipì addosso. Margherita si accorse subito che mentre Matteo raccontava queste storie bizzarre rideva e allora gli disse “Io lo trovo divertente tutto questo, tu no?”

Matteo disse “Lui è un bambino simpatico mi fa ridere, ma la mamma, il papà e anche la nonna che prima giocavano sempre con me ora… ecco ora se la mamma mi sta raccontando una fiaba e Valerio inizia a piangere lei deve scappare da lui ed io rimango solo”. Margherita colpita da quelle parole suggerì a Matteo di chiudere gli occhi per un solo istante e di provare a pensare a come sarebbe stato se non ci fosse stato il suo fratellino. E poi di pensare a tutte le cose che potevano fare insieme quando Valerio sarebbe diventato un po’ più grande.

“Potrebbe essere bello giocare insieme a lui e fare castelli di sabbia al mare. Lui mi fa divertire molto. Io gli voglio bene. Però nessuno ha più tempo per me.” Disse Matteo un po’ preoccupato.
Margherita guardò il bimbo e gli disse: “La prossima volta che succede che Valerio piange e la mamma corre da lui ricordati di ciò che ti ho detto: voi da grandi sarete due fratelli fantastici e vi divertirete tantissimo. Poi mentre Valerio dorme tu cerca di stare con la mamma, o di giocare con papà, vedrai anche loro saranno felicissimi. La mamma e il papà hanno tempo per tutti e due bisogna solo organizzarsi, sono sicura che anche tu manchi a loro”

Così il bimbo prese i suoi giochi e corse verso casa felice, in fin dei conti aveva ragione Margherita: Valerio sarebbe diventato un fantastico compagno di marachelle.
Margherita guardò Matteo allontanarsi: era molto contenta di aver reso felice un altro bambino e non vedeva l’ora di aiutarne tanti altri!

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Lola e Margherita 🌼


Lola è triste ma Margherita sa come fare a farla tornare felice!

Lola e Margherita

C’era un sole meraviglioso e caldo quella mattina, si sentivano voci di bambini e mamme allegre. Margherita uscì nel bosco.
Dovete sapere che Margherita era un fiore speciale. Non era una una normale margherita con i petali bianchi, i suoi petali erano tutti colorati ed erano magici. La sua mamma le aveva infatti appena confidato che dai suoi petali Margherita poteva sprigionare una polvere magica per attirare l’attenzione dei bambini che incontrava e, parlando con loro, avrebbe potuto rallegrarli se erano tristi. Margherita non vedeva l’ora di provare!

C’era tranquillità nell’aria, una tranquillità che contagiò anche Margherita fino a che, però, vide una bimba un po’ triste che camminava. Aveva una bella maglia verde, pantaloni rosa, uno zaino tutto colorato e un paio d’occhiali verdi proprio come la sua maglietta. Margherita continuando ad osservarla pensò, tra sé e sé, che magari quella bambina così carina era un po’ triste perchè non aveva molta voglia di andare a scuola. Così decise che avrebbe aspettato prima di parlare con lei.

Passarono un po’ di giorni ed ecco che si ritrovò la stessa bimba davanti agli occhi ed era ancora triste.
Margherita pensò alle parole che le aveva detto la sua mamma e decise di far uscire la polverina magica. Incrociò subito lo sguardo della bimba. Lei incuriosita cercò di capire da dove venissero tutti quei puntini luminosi. Si guardò intorno e vide questo fiore bellissimo, tutto colorato, un po’ come i suoi vestiti. Decise di avvicinarsi per toccarlo e così “MAGIA!” il fiore iniziò a parlare.”Buongiorno bambina io mi chiamo Margherita e tu?”


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“Ciao io sono Lola” rispose la bambina che non credeva ai suoi occhi
“Si lo so i fiori non parlano! Posso farti una domanda? Perchè la mattina vai a scuola sempre triste?”
“Odio i miei occhiali! Le altre bambine sono così belle senza!” Margherita si avvicinò a Lola e l’abbracciò forte, poi disse “Secondo me i tuoi occhiali sono molto belli! Me li presti?”

Lola era un po’ preoccupata, la mamma le diceva sempre che non erano un giocattolo.
“Dai prestameli solo per un pochino , voglio vedere come ci si vede!” disse Margherita.
A quel punto la bambina glieli porse e Margherita se li infilò. In quello stesso istante Lola iniziò a sentirsi strana: tutto ciò che la circondava era diventato appannato, i colori erano sbiaditi e, nonostante fosse tanto vicino a lei, non riusciva a vedere bene neanche Margherita.
La piccola scoppiò a piangere.

“Non posso stare senza i miei occhiali, non riuscirei nemmeno a giocare, a correre, restituiscimeli subito per favore” implorò Lola singhiozzando.
Margherita le restituì gli occhiali e cercò di spiegarle che c’erano dei bambini, proprio come lei, che avevano bisogno di quelle due piccole lenti per vedere meglio. “Non devi sentirti diversa o più brutta! Sei bellissima comunque!”

Lola asciugò le lacrime e riprese i suoi occhiali, se li mise e tutto tornò chiaro, bello com’era sempre. “Ora possiamo anche giocare: riesco a vedere anche te!” Tutte e due scoppiarono in una grande risata e trascorsero insieme tutto il pomeriggio, giocando e divertendosi.

Lola, da quel giorno capì, grazie a Margherita, che i suoi occhiali non la rendevano diversa, anzi! Grazie a loro, lei riusciva a fare tutto quello che facevano le altre bambine! Finalmente non era più triste!
La nostra Margherita era contentissima di aver aiutato Lola grazie alla sua magia e si incamminò in cerca di qualche altro bambino da rendere felice.

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