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Autore: William

Paese di fiabe, immagini e fantasia? Basta andare a Sarmede, magari a Natale!


Oggi vi chiedo di immaginare di tenere tra le mani un libro. Un libro con la copertina e le pagine ricche di disegni colorati e dal titolo: “Il paese delle fiabe”.
Pronti? Iniziamo a sfogliarlo insieme…

logo sarmede

Sì, il paese delle fiabe esiste.

Il paese delle fiabe esiste e si trova in Italia.

Sì, proprio qui. Il suo nome è Sàrmede, ed è in Veneto, più precisamente in provincia di Treviso. Ancora più precisamente ai piedi della foresta del Cansiglio.

Forse molti di voi lo conoscono, forse in molti l’avete già visitato in un “particolare” (poi vi spiegherò il perché delle virgolette) periodo dell’anno. Io l’ho scoperto invece pochissimo tempo fa ed è talmente affascinante che voglio raccontarvi la sua storia.
Anche se in realtà, Sarmede e le fiabe, hanno iniziato a incontrarsi non molto tempo fa, dal 1982…

C’era una volta…

In quegli anni viveva in una piccola frazione di Sàrmede, Rugolo di Sàrmede, un pittore cecoslovacco, Štěpán Zavřel (qui potete scoprire un po’ di più su di lui). Il suo nome è noto ad alcuni di voi? Io ho scoperto che è stato, in assoluto, uno dei più importanti illustratori di libri per bambini.
Nacque nel 1932 a Praga, dove frequentò la Facoltà delle Arti Cinematografiche. Nel 1959 lasciò il suo Paese ed arrivò in Italia e qui frequentò l’Accademia di Belle Arti di Roma. Visse per un periodo in Germania, dove si dedicò alla scenografia ed al costume teatrale. E dopo ancora a Londra, dove invece seguì la sua passione per il film di animazione.

Poi, finalmente, forse stanco della confusione delle grandi città, scopre Sàrmede, anzi Rugolo di Sàrmede, un piccolo borgo con le case riunite attorno ad un’unica chiesa.
Nella sua Rugolo, in cui visse fino al 1999, anno in cui morì, dipinse e si dedicò all’illustrazione di libri per bambini. Ed è a questo punto che la storia si fa davvero interessante.

vie di sarmede Vie di Sarmede – Foto di Pietro Motta

La passione di Štěpán per il mondo dell’illustrazione per l’infanzia è tale da portarlo a fondare una casa editrice ed ad organizzare, con la partecipazione di bambini, mostre in Italia, negli Stati Uniti, in Sudafrica…..praticamente in tutto il mondo. E ovunque raccolse importanti consensi. Nello stesso momento, a Rugolo e poi proprio a Sarmede, si dedicò anche al dipinto murale, prima con la tecnica dell’affresco e poi a secco.

E riuscì anche a fondare, nel 1989, la Scuola Internazionale di Illustrazione.
Praticamente aprì le porte al mondo della fantasia alle pendici delle Prealpi Venete, in un piccolo paese, che da allora di questo mondo ne è rimasto il centro.
Pensate che la Scuola ospita circa 300 corsisti ogni anno! E la tradizione del dipinto murale sta continuando, tanto che ormai questi dipinti sono quasi cinquanta! Riuscite a vederle sfogliando il nostro libro immaginario?

Immagini e fantasia in giro per il mondo

Ma arriviamo a noi…Vi ricordate le virgolette all’inizio? Il “particolare” periodo dell’anno? Ebbene, dovete sapere che Štěpán Zavřel, nel 1982, mentre chiacchierava a casa con degli amici, ebbe un’idea: “ Potremmo realizzare una mostra dedicata alle illustrazioni destinate ai bambini!”.
Un mondo nuovo in quegli anni, non erano poi tanti gli artisti che se ne occupavano!
Štěpán, o forse il bambino che c’era in lui? Voi cosa ne dite?, aveva semplicemente capito che l’immagine comunica e aiuta ad interpretare un testo, aggiungendo emozioni e sensazioni.
L’immagine aiuta a creare la magia delle fiabe!

illustrazione Foto di Marika Bertelli

Fu così che l’anno dopo venne inaugurata la prima edizione della “Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia”, che, da allora, si tiene ogni anno a Sàrmede, da Ottobre a Gennaio (l’edizione di quest’anno, la 34ma, chiuderà il 29 Gennaio 2017… fateci, facciamoci un pensierino allora, siamo ancora in tempo e ci sono a disposizione le vacanze di Natale!).

Questa Mostra Internazionale è meglio conosciuta come “Le Immagini della Fantasia” e non è una semplice esposizione; attorno alle illustrazioni nascono convegni, corsi, laboratori creativi per bambini e non solo: anche genitori ed insegnanti sono i benvenuti, le fiabe non conoscono età! (qui trovate il programma completo 😉)

E lo sa bene la “Fondazione Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia Štěpán Zavřel”, nata, sempre a Sarmede, nel 1999, per ricordare l’artista scomparso.
Sapete, la Mostra ebbe un grande successo fin dalla prima edizione. Poteva essere diversamente? Chi non ama tuffarsi nelle magiche emozioni delle fiabe?!
Lo state facendo anche voi, insieme a me, sfogliando le coloratissime pagine del nostro libro?

La Fondazione è nata proprio per seguire tutto ciò che si stava sviluppando attorno ai disegni, desideravano parteciparvi illustratori provenienti da ogni parte del mondo! Negli anni, questa Mostra è diventata talmente importante che, quando non è aperta a Sarmede, la si può visitare in altre città, sia italiane che straniere! Nel corso della sua storia è stata presentata, solo per fare degli esempi, in Francia, in Germania, in Spagna ed in Turchia!

Quante cose da vedere e fare tutti insieme!

Ma torniamo a Sarmede… Nel periodo di apertura della Mostra, questo borgo di montagna si trasforma talmente tanto al punto che la realtà di tutti i giorni lascia il posto alla fantasia, al mondo “fiabesco” dei bambini.

Gli artisti fanno a gara per poter partecipare a questa esposizione di illustrazioni per l’infanzia che, come ormai sapete, provengono praticamente da tutto il mondo. E attorno alla manifestazione ruotano tutta una serie di laboratori, corsi, letture animate e tanto altro, dedicate proprio ai bambini ed alle loro famiglie.
Tra queste, quella che ormai è diventata un appuntamento fisso è la Fiera del Teatro, che ospita decine di artisti provenienti da tutto il mondo, trasformando Sarmede in uno spettacolo a cielo aperto.

teatro a sarmedeContinuate a sfogliare il libro e provate ad immaginare voi ed i vostri bambini mentre vagate per le viuzze e le piazzette di questo piccolo borgo. Attorno a voi prima compaiono dei burattinai, poi degli incantatori di serpenti, poi ancora i mangiafuoco.
Continuate a camminare e trovate clown, equilibristi e mimi.
I vostri bambini vengono attirati dai giochi e dalle bancarelle di dolci (eh già, anche questi non possono mancare), rimangono affascinati dai maghi e dagli acrobati. Ascoltano i cantastorie e non importa se questi parlano lingue sconosciute perché chissà da dove arrivano, parlano ai bambini con il linguaggio della fantasia, e questo, i bambini, lo conoscono in un modo che, noi adulti, forse abbiamo un po’ dimenticato.

Anche il nostro amico Štěpán, in un’intervista, aveva detto di non abbandonarsi al mondo plastico che ormai avvolge la società, ma di guardarsi attorno, guardare la magia che c’è nelle persone, negli animali, nelle piante e volare con la fantasia.
Immaginando i disegni del nostro libro, non pensate anche voi che la fantasia sia in grado quasi di fermare il tempo fino a mantenerci sempre bambini?

Ah, adesso che siamo arrivati alla fine del nostro libro immaginario, mi sono ricordata che non vi ho detto una cosa. E’ stato un bambino a consigliarmi di visitare Sarmede, il Paese delle Fiabe, e dei bambini sappiamo che ci si può fidare.

p.s. Ci vuoi andare? Lo trovi qui!

— Scritto da Cristina —
Copyright e Testi © fabulinis.com


Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


C’era una volta… ma quanto tempo fa è stata questa volta? 🏰


C’era una volta… quante volte abbiamo ascoltato fiabe che iniziano in questo modo, quante volte l’abbiamo letto ai nostri bambini? Tantissime immagino, ma anche a voi è successo di chiedervi: “C’era una volta”, ma questa “volta”, in realtà, quand’è stata per davvero?

castello delle favole

Tanto tanto tempo fa…

Allora dovete sapere che, anche cercando di immaginare un’epoca lontana lontana, l’origine di qualunque fiaba è sicuramente ancora più antica.

Ci sono fiabe, come la famosissima “La Bella e la Bestia”, che risalgono ad epoche in cui potevano solo essere raccontate. Non esisteva ancora una scrittura per poterle tramandare.

Addirittura possiamo tornare indietro nel tempo (vi ricordate il nostro viaggio di Halloween? Se non l’avete letto, potete trovarlo a questo link!) anche di 6000 anni, arrivando fino all’Età del Bronzo. E se vi ricordate del viaggio di Halloween, allora vi ricordate anche di Jack-o’-Lantern, il fabbro che una sera in una taverna incontrò il Diavolo (leggi qui la sua storia 🎃).

Ho scoperto che questa potrebbe essere la leggenda più antica al mondo. Alcuni esperti hanno addirittura trovato a tracce di questa leggenda già dall’Età del Bronzo, quindi il fabbro che poi diventerà il nostro Jack ha ben 6000 anni!

Gruppi di persone, prevalentemente nomadi, si radunavano attorno ad un fuoco ed ascoltavano l’avventura di questo furbacchione alle prese con le divinità dell’epoca. E pensate, questa avventura veniva anche narrata in una lingua “indoeuropea” che ora non esiste più, ma che veniva usata prima che nascessero l’italiano, l’inglese, il francese.

E dal momento che sono stati i metalli a dare il nome alle epoche della storia umana (ogni epoca ha come particolarità l’utilizzo di un materiale sempre più complesso da elaborare: dopo l’età della pietra infatti ci sono l’età del rame, del bronzo e del ferro), non a caso il personaggio del fabbro diventò un elemento “classico”, la cui avventura veniva narrata, si pensa, dall’India al nord dell’Europa.

Ormai a Jack ci siamo affezionati, vero? Ma lui non è l’unico personaggio ad essere così “vecchiotto”. Insomma, si può dire che già nella preistoria era in ottima compagnia, perché sembra che già si raccontassero le vicende di personaggi che oggi conosciamo molto bene…

Per avere 3000 anni se li porta bene!

scarpetta di cenerentola
Scarpetta di Cenerentola presso il Castello di Moritzburg

Il nome di Cenerentola vi ricorda qualcosa? Si proprio lei, la fanciulla che perde la scarpetta allo scoccare della mezzanotte, oppure Giacomino e il fagiolo magico, o anche il Genio nella bottiglia, la Pappa dolce, il Giovane gigante, le Tre filatrici, Pelle d’asino, Tremotino…

Tra le fiabe che vi ho appena nominato, forse una delle più conosciute è proprio Cenerentola… Sapete che potrebbe essere di origine egiziana? Ed avere circa 3000 anni? E che anche nella lontana Cina veniva raccontata la storia di una ragazza a cui un principe chiedeva di indossare una scarpetta? Pensate che ne esistono più di 300 diverse versioni, sparse nel mondo, in terre con tradizioni popolari molto distanti tra loro e “sembrerebbe” mai venute a contatto tra loro.

In Italia, la prima versione scritta di Cenerentola risale al 1634 ad opera di Giambattista Basile, nello stesso periodo in Francia, ne scrisse una Charles Perrault, mentre la versione dei famosissimi Fratelli Grimm è del 1812, con Cenerentola che si trova ad indossare non una scarpetta di cristallo, ma addirittura d’oro!

E sono stati proprio i “famosissimi Fratelli Grimm” a pensare che tutti i racconti che li portarono alla loro straordinaria raccolta di fiabe avessero origini molto, molto antiche e comuni a tanti popoli.

Partendo da questa intuizione dei Grimm, e dalla loro grande passione per le fiabe, due ricercatori, Sara Graça da Silva dell’Università di Lisbona, in Portogallo, e Jaime Tehrani dell’Università di Durham, in Inghilterra, hanno creato una specie di “albero genealogico” delle fiabe. Sono gli esperti di cui parlavo all’inizio dell’articolo e, per chi avesse voglia di leggerlo, qui c’è l’articolo completo.

Avete presente tutti quei “rami” che ci permettono di risalire ai nostri antenati? Ebbene, questi due “fiabeschi” ricercatori, usando un catalogo del 1910 dal nome un po’ complicato, Aarne Thompson Uther Index, sono riusciti a risalire agli “antenati” delle fiabe che oggi tutti conosciamo.

Anche voi, come me, molte fiabe le avete conosciute soltanto dai recenti lungometraggi della Disney, che sono veramente belli e di cui è difficile non innamorarsi.

Eppure il film Disney su Cenerentola è del 1950, mentre di lei ne parlavano già gli antichi Egizi. La fiaba egizia racconta infatti di un faraone che chiede ad una schiava di indossare una scarpetta. Magari senza la zucca che si trasforma in carrozza all’ombra delle Piramidi… non ci è dato saperlo, ma in fondo la magia delle fiabe è anche questa!

Mica solo Cenerentola…

raperonzolo

E Giacomino e il fagiolo magico invece? Solo in Italia, è conosciuta in mille e più versioni con tanti titoli diversi, ma hanno scoperto che ha festeggiato ben 5000 anni! Quante candeline sulla sua torta! Ce ne sono tracce addirittura nel periodo in cui le varie lingue europee ed asiatiche iniziavano appena ad avere una propria identità.

E che dire di Raperonzolo, rinchiusa nella torre, e della sua lunghissima treccia? Di anni ne ha compiuti circa 4000! E l’elenco è davvero lunghissimo! Ed ha affascinato anche il grande scrittore Italo Calvino.

Nel 1956 scrisse “Fiabe italiane”. Il titolo completo, in realtà, è “Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino”. Dopo tante ricerche nella tradizione popolare, anche Calvino disse che le storie di magia potessero risalire addirittura alla preistoria.

Allora, che dite? Possiamo davvero dire “c’era una volta, tanto tanto tempo fa”! Ora voglio anche riportarvi le parole di Antonio Faeti, che insegna Letteratura per l’infanzia all’Università di Bologna: “Sono millenni che ci raccontiamo sempre le stesse favole. Il marinaio che non torna, la fanciulla che scappa dall’orco, il mercante che ne sa una più del diavolo sono elementi ricorrenti nelle fiabe di tutto il mondo. Perfino gli indigeni d’America hanno racconti comuni ai nostri. E quando il tedesco Wilhelm Hauff scrisse la Storia de “Il califfo cicogna”, nessuno si accorse che l’autore fosse un tedesco anziché un arabo”.

“Le leggi cambiano, le favole no.”

E parlando del fatto che tutte le fiabe risalgono a tempi antichi, Faeti dice: “ Anzi, le fiabe, analizzate e spogliate di tutti gli elementi posteriori, sono il principale e quasi l’unico documento che ci resta di quelle lontanissime età. Le leggi cambiano, le favole no. Sono il riconoscimento della nostra anima perpetua e hanno la caratteristica di non mentire mai”. E sono magiche, da sempre, aggiungiamo noi.

A proposito dei Fratelli Grimm, sapete che nella loro Germania esiste… no, aspettate, per oggi fermiamoci qua. Vi porterò nel mondo incantato delle loro fiabe in un’altra occasione e faremo insieme un altro magico viaggio.

— Scritto da Cristina —
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E’ Halloween: dolcetto o scherzetto? 🍬👻


Ad Halloween molti bambini vanno a bussare alla porte dicendo “dolcetto o scherzetto?”, ma da dove arriva questa tradizione?

Dolcetto o scherzetto?…


Fino a qualche anno fa, questa domanda ci ricordava scene di film o serie-tv americane, in cui, nella notte tra il 31 Ottobre ed il 1 Novembre, bambini in maschera bussavano alle porte di tutto il vicinato chiedendo caramelle e facendo scherzi nel caso non ne ricevessero. Dicevo fino a qualche anno fa, perché ultimamente questa tradizione di origine anglosassone è entrata a far parte anche nella nostra realtà. Vi è capitato, in questi giorni, di andare in un qualunque supermercato e notare scaffali carichi di zucche e pipistrelli, di costumi da fantasma e da strega? I vostri bambini l’avranno certamente notato. In Italia è una festa che coinvolge soprattutto loro… vi hanno già chiesto di caramellare le mele o preparare biscotti a forma di fantasma?

Ormai mancano pochi giorni; ma quanto sappiamo della storia di questa festa? E’ una delle feste più antiche che si conoscano, pensate che negli Stati Uniti è seconda solo al Natale! Se volete, continuando a leggere, potremo conoscere insieme la sua storia. Ci state? Allora preparatevi ad una notte nell’Irlanda degli antichi Celti! Sì, dobbiamo viaggiare nel tempo e tornare indietro di 2000 anni. L’avreste mai detto che un biscotto a forma di fantasma vi avrebbe mai fatto viaggiare così?

E a proposito di fantasmi, potete andare a leggere la nostra ultima fiaba, “Il fantasma golosone”, la trovate proprio a questo link!

Dunque, i Celti, un popolo di pastori ricco di tradizioni che proprio la notte del 31 Ottobre festeggiava il capodanno. La festa era detta Samhain (pronunciate sah-win oppure sow-in) ed era la notte che segnava la fine dell’estate e dei raccolti e l’inizio del freddo inverno. I Celti associavano l’inverno anche alla morte perchè tutto si fermava in attesa della bella stagione. Proprio quella notte il confine tra mondo dei vivi e mondo dei morti diventava sottile sottile, tanto che gli spiriti riuscivano a tornare sulla terra.

Adesso immaginate questi pastori radunati nei boschi, intenti in cerimonie attorno ad un fuoco sacro… indossando maschere spaventose ricavate da pelli di animali e facendosi luce ponendo braci del fuoco sacro dentro cipolle intagliate. Solo così pensavano di poter spaventare gli spiriti… mascherati…

E pensate, c’era anche l’abitudine di lasciare cibo fuori dalle case in modo che gli spiriti potessero mangiare e così non fare scherzi agli abitanti della casa… questo vi ricorda qualcosa?

Allora voliamo verso l’alto medioevo, poco prima dell’anno 1000.

Il Cristianesimo arriva anche in Irlanda. Ed arriva la festa di Ognissanti il 1° Novembre. Ognissanti che nella lingua del posto non è che All Hallows (tutti i Santi). In poco tempo, questa festa prende il posto dell’antica Sahmain. Ma la tradizione dei Celti non si perde e si inizia così a festeggiare la Vigilia di Ognissanti, All Hallows Eve… Halloween… ancora mascherati e ancora lasciando cibo per gli spiriti.

In questo periodo dell’anno si prepara anche la cosiddetta “soul cake”, la torta dell’anima, fatta con pane e uvetta o ribes. I bambini bussano alle porte delle case chiedendo una fetta di torta in cambio di preghiere per i defunti e cantando una canzone che, pensate un po’, ricorda la filastrocca “Trick or treat/give me something good to eat” (dolcetto o scherzetto? Dammi qualcosa di buono da mangiare).

La tradizione della festa di Halloween continua nei secoli, sempre molto sentita in Irlanda, fino alla seconda metà del 1800, quando…

Che ne dite, arriviamo alla fine del nostro viaggio?… quando un grande carestia colpisce l’Irlanda. Questo spinge gran parte del suo popolo ad emigrare proprio negli Stati Uniti. Gli Irlandesi emigrano portandosi anche tutte le loro tradizioni… e Halloween sembra proprio sia tra quelle che piacciono di più.

In poco tempo, pur perdendo i significati religiosi ed i rituali, diventa una festa nazionale, attesa soprattutto dai bambini. Sapete che anche l’Unicef, fin dagli anni ‘50, ha promosso la campagna “Trick or Treat UNICEF” in occasione di Halloween? I bambini bussano alle porte in cerca di donazioni per il Fondo. Questa campagna ha avuto tanto successo, tanto che il Presidente Johnson dichiarò, nel 1967, il 31 Ottobre “UNICEF Day”.

Ma guardiamoli ora questi bambini, felici nei loro costumi (loro non lo sanno, ma stanno impersonando gli spiriti dell’antica tradizione dei Celti), mentre bussano alle porte di tutto il vicinato… dolcetto o scherzetto?

Ma, un momento… e la zucca? Vi siete accorti che non l’abbiamo mai vista durante tutto il viaggio?

Vi piacerebbe sapere chi è Jack-o-lantern? Eh sì, la nostra zucca si chiama proprio così, e ne parleremo nel prossimo articolo.

A presto, vi aspetto!


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E’ Halloween: la storia di Jack e la zucca 🎃


Ma perchè per Halloween si usano le zucche intagliate?

Dolci, scherzi ma soprattutto… la zucca!


Halloween è una festa davvero affascinante!… Maschere, dolci, scherzi e… zucche!

Sì, questa volta scopriremo insieme la storia del vero simbolo di Halloween, la zucca intagliata ed illuminata.
Bellissima e terribile allo stesso tempo!

Cosa ne pensano i vostri bambini? Vi hanno già chiesto di comprare una bella zucca quest’anno? Sarà divertente svuotarla, intagliare occhi, naso e bocca, metterci dentro una candela accesa e, insieme ai vostri bambini, metterla sulla porta di casa… per tenere lontani gli spiriti…

Bellissima e terribile ho scritto, ma sapete che avrei dovuto scrivere bellissimo e terribile?
Eh sì, la nostra zucca si chiama in realtà Jack, Jack-o’-lantern per la precisione.
E se vogliamo aggiungere un altro particolare, vi devo dire che il nostro Jack, prima di essere una zucca, era una rapa…

A che punto siete con la curiosità? Possiamo iniziare a raccontare la sua storia? Io direi che è arrivato il momento ed il racconto vi piacerà tantissimo…

Così inizia la storia di Jack…

Torniamo allora in Irlanda ed incontriamo Stingy Jack (Jack il taccagno), un fabbro fannullone e ubriacone, un cosiddetto “Ne’er-do-well” (“non ne combino una giusta”). Sembra che proprio una notte di Halloween, il nostro Jack, incontrò in un pub indovinate chi?
Il Diavolo!
Già, proprio il Diavolo, il quale aveva deciso che quella notte si sarebbe impossessato dell’anima di Jack.

Il nostro amico aveva bevuto molto e stava quasi per cadere nelle mani del Diavolo, quando… sapete che Jack era anche molto furbo? All’improvviso gli disse: ”Ti do’ la mia anima se mi paghi un ultimo bicchierino”.

Il Diavolo, che non aveva capito il disegno di Jack, si trasformò in una moneta per pagare l’oste, ma… invece di pagare l’ultimo bicchierino finì dritto nella tasca di Jack!
Non solo, si trovò accanto ad una croce d’argento, che bloccava i suoi poteri. Insomma, il Diavolo non poteva più riprendere la sua forma, era costretto a rimanere una monetina… si fa sempre più interessante vero?

Il Diavolo era un pochino arrabbiato a questo punto, ma non poté fare altro che accettare la proposta di Jack:
“Io ti lascio andare, ma tu non ti fai vedere per i prossimi 10 anni”.
Vi ho detto prima che il nostro Jack era furbo, forse non abbastanza però… insomma, anche secondo voi, mettersi a discutere con il Diavolo è una bella idea? Eh già perché i 10 anni chiesti dal nostro amico passarono in fretta e, puntuale, il Diavolo tornò da Jack perché non si era dimenticato di quella notte di Halloween. L’anima di quell’ubriacone doveva essere sua!

Ma anche questa volta il nostro Jack si fece furbo, e questa volta il Diavolo si sentì chiedere: “Potresti prendermi una mela da quell’albero, prima di prendermi l’anima?”.
Secondo voi che fece il nostro diavoletto? Ma certo, salì sull’albero! Cosa sarebbe potuto accadere questa volta?
Accadde che Jack “più o meno furbo” con un coltello intagliò rapidamente una croce sul tronco, bloccando così il Diavolo sull’albero.

Provate ad immaginare questo “povero Diavolo” sull’albero, costretto un’altra volta ad accettare le richieste di Jack… ”Io ti faccio scendere, ma tu non verrai mai, mai, mai più a cercare la mia anima!”
…Io quasi faccio il tifo per lui, anche voi? E’ così pasticcione…
Ma siete sicuri che sarà sempre così?

…e così finisce

Andiamo avanti allora e scopriamo cosa accadde il giorno che Jack morì… Dove andò la sua anima? Sappiamo che Jack era stato taccagno, ubriacone e fannullone e chissà cos’altro. Difficile che le porte del Cielo si aprissero per lui, che ne dite?
Ma quelle dell’Inferno invece…?

Potete già immaginarlo, secondo me: proprio così, neppure quelle dell’Inferno si aprirono per farlo entrare!
Il Diavolo aveva infatti promesso che non avrebbe più cercato l’anima di Jack e così fece, dicendogli: “Torna da dove sei venuto!”.
Jack non poté far altro che andarsene, ma gli chiese almeno una luce per non perdere la strada, che era buia e ventosa.
Il Diavolo prese dalle fiamme dell’Inferno un carbone ardente e lo lanciò a Jack.
E sapete che ne fece il furbacchione? Lo mise all’interno di, fate attenzione a questo particolare, una rapa che stava mangiando, così il carbone non si spense…

E questa è l’immagine di Jack che ha attraversato i secoli. Jack-o’-lantern (Jack della lanterna) è diventato il simbolo delle anime dannate. Jack è l’anima costretta a vagare nell’oscurità fino al giorno del Giudizio.
Lo so che state dicendo: “Bella questa leggenda, ma la zucca?”
…Vi chiedo ancora un momento…

E alla fine arriva la zucca…

Vi ricordate quando siamo andati alla ricerca delle origini di Halloween? Se non avete ancora letto la storia, la trovate proprio in questa pagina, non perdetevela!

Abbiamo scoperto che la gente credeva che la notte del 31 Ottobre gli spiriti tornassero sulla terra. Fuori dalle porte si lasciava del cibo per evitare che gli spiriti facessero scherzi.
Ma sapete quale altra abitudine c’era? Secondo me state iniziando a capire, la zucca forse è sempre più vicina…

Voglio tenervi però ancora un momento in sospeso… C’era l’abitudine di intagliare o colorare ed illuminare con candele le rape. Le rape del nostro Jack. Perché? Perché un’anima dannata poteva allontanare gli spiriti… E ora attenzione attenzione, il momento è arrivato……perché quindi si usa la zucca?

Allora, quando gli Irlandesi emigrarono negli Stati Uniti portando con sé anche la tradizione della festa di Halloween, ma si accorsero a poco a poco di una cosa: che lì si coltivavano più zucche che rape!
Da lì, in pochissimo tempo, la zucca, che negli Stati Uniti si trovava facilmente, divenne il nuovo Jack-o’-lantern. Più grande, più colorato, più facile da intagliare e decisamente più spaventoso! Il vero simbolo di Halloween!

E volete sapere ancora una cosa? La zucca di Halloween è talmente importante, al punto di diventare un personaggio dei Peanuts, sì quelli di Snoopy.
The Great Pumpkin (La Grande Zucca), questo il suo nome, nei fumetti di Charlie Brown è quasi una specie di Babbo Natale. Linus, infatti, uno dei personaggi, ogni anno gli scrive una letterina chiedendogli dei regali.
Nella notte di Halloween, La Grande Zucca sceglie un orto in cui crescere per poi portare regali ai bambini di tutto il mondo.

Forse questa storia l’avete già letta e non si parlava di Grande Zucca. Qui da noi, in Italia, infatti, quando Charlie Brown, Linus, Snoopy sono arrivati, la festa di Halloween era praticamente sconosciuta, con tutte le sue zucche intagliate.

E allora? Qualcuno di voi se lo ricorda? Io dico di sì… La Grande Zucca di Linus non è altro che Il Grande Cocomero di Linus. Grande come una zucca, ma decisamente più mediterraneo e a noi decisamente più noto!

Bene, che ne dite,vi è piaciuto il racconto? E siete pronti, adesso, per la notte più spaventosa dell’anno?
Noi ci sentiremo prestissimo, magari con qualche altra sorpresa…


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Il Gatto con gli stivali 🐈👢


Per diventare fortunati bisogna anche saper usare anche un po’ di furbizia ed ingegno!

“Il Gatto con gli stivali” è una fiaba popolare della tradizione europea che è stata rivisitata in mille modi. Nell’originale il gatto era l’eredità che il protagonista riceveva dal padre, mentre il messaggio insegnato dalla favola è questo: bisogna impegnarsi e ingegnarsi per ottenere la fortuna che si desidera.
Noi di fabulinis abbiamo preparato la nostra versione e quello che vogliamo dire è questo: anche un amico fidato e astuto può dare un aiuto prezioso, anche se all’apparenza sembra solo in grado di… miagolare!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del Gatto con gli stivali:

Il Gatto con gli stivali 🐈👢 storia completa


C’era una volta Marcello, un ragazzo che aveva per migliore amico un gatto, ma non uno qualunque. Questo gatto se ne andava sempre in giro con addosso un paio di stivali, perciò Marcello l’aveva chiamato “Gatto con gli Stivali”.

I due erano cresciuti assieme, e il gatto si era sempre dimostrato molto furbo e felice di aiutare Marcello, quando era in difficoltà.
Un giorno parteciparono alla festa del paese, dove Marcello conobbe Sandra, la figlia del ricco Signorotto del posto.
I due si trovarono subito simpatici, ma Sandra già sapeva che non avrebbe potuto frequentare Marcello perché suo padre non l’avrebbe permesso. Infatti, il padre di Sandra non voleva che la figlia avesse amici tra gli abitanti del paese, da lui ritenuti dei sempliciotti.

Marcello quando capì che non avrebbe più potuto vedere Sandra, diventò triste.
– Non abbatterti Marcello, vedrai, ti darò una mano io! – gli disse il Gatto con gli Stivali.
– E come puoi aiutarmi? – chiese perplesso Marcello.
– Tu non ti preoccupare – gli rispose il Gatto dopo avergli fatto l’occhiolino. E sparì nel bosco.
Era andato a caccia, e in breve tempo riuscì a catturare un paio di leprotti. Poi si recò a casa del Signorotto, padre di Sandra, e gli porse le due prede dicendogli:
– Sono il Gatto con gli Stivali e questi leprotti sono un omaggio del Signor di Carabàs – e fece un profondo inchino.

Il Signorotto, tutto contento, ringraziò il Gatto con gli stivali, chiedendosi chi mai fosse questo Signor di Carabàs.
Il Gatto portò dei doni anche il giorno dopo e il giorno dopo ancora.
Il Signorotto era sempre più curioso, perciò quando rivide il Gatto gli chiese:
– Ma quando posso incontrare il vostro signore, per poterlo ringraziare di tutte queste cortesie?
– Lo incontrerete presto, statene certo – rispose il Gatto con gli Stivali inchinandosi. E corse via.

Sandra osservava quell’andirivieni già da un po’ di tempo. Le sembrò di ricordare che quello era il gatto tanto amico di Marcello.
Quel giorno decise di chiamarlo.
– Gatto con gli Stivali! Posso parlarti?

Il Gatto già temeva il peggio, pensando di essere stato scoperto nel suo piano.
– Ma tu non sei il gatto amico di Marcello?
– Sì Sandra, lo sono – rispose il gatto.
– E sei anche amico di questo Signor di Carabàs?
– …sì… – rispose timoroso il gatto, sapendo ormai di essere stato scoperto.
Sandra intuì, e sorrise.



– E per caso io lo conosco il Signor di Carabàs?
– … hem, in qualche modo sì… – il gatto non sapeva più come togliersi dall’imbarazzo.
– Ho capito… – disse Sandra sempre sorridente – Puoi riferire al Signor di Carabàs che domani io e mio padre andremo al paese qui vicino a far compere? Chissà mai che non ci si incontri…

Il Gatto con gli Stivali fu sorpreso da quelle parole, e intuì a sua volta che Sandra aveva sì capito il suo piano, ma anche che stava dalla sua parte.
– Certamente Sandra – il gatto sorrise, fece un inchino e corse via.

Lungo la strada per il paese vicino c’erano molti campi. Il Gatto con gli Stivali portò ai contadini che lavoravano lì un po’ di selvaggina, convincendoli così a dire che quei campi erano proprietà del Signor di Carabàs.
E così, man mano che quel giorno Sandra e suo padre procedevano a cavallo, i contadini li salutavano a nome del Signor di Carabàs.

Il Signorotto pensò non solo che il Signor di Carabàs fosse di una gentilezza mai vista, ma che fosse anche molto ricco.
A quel punto il Gatto con gli Stivali tornò da Marcello e gli disse:
– Sbrigati! Corri al fiume, e quando te lo dico io, buttati dentro gridando che sei il Signor di Carabàs e che ti hanno derubato di tutti i tuoi averi!

Marcello era all’oscuro di tutte le mosse del Gatto e chiese incuriosito:
– E chi sarebbe il Signor di Carabàs? –
– Vuoi incontrare di nuovo Sandra e poterla vedere finalmente quando ti pare?
– Certamente! – rispose Marcello.
– E allora non discutere e fa come ti dico!
Marcello, fidandosi dell’amico Gatto, corse veloce al fiume e si nascose dietro una siepe, in attesa del segnale per buttarsi dentro.

Intanto, il Signorotto e Sandra stavano arrivando al ponte sul fiume.
Il Gatto con gli Stivali fece un fischio, e Marcello capì che era il momento di buttarsi.
Dopo poco si sentì un grido.
– Aiuto! Aiuto! Sono il Signor di Carabàs e sono stato derubato di tutti i miei averi! Aiuto!

Il Signorotto e Sandra accorsero per vedere cosa stava succedendo, e videro Macello uscire tutto bagnato dalle acque del fiume.
– Cosa ti è successo, ragazzo? – disse il Signorotto.
– Sono il Signor di Carabàs, e due furfanti mi hanno derubato di tutti i miei averi e scaraventato nel fiume…
Finalmente il Signorotto aveva l’occasione di conoscere chi, nei giorni scorsi, gli aveva fatto tanti regali.

– Padre, non possiamo lasciarlo così bagnato fradicio. Portiamolo a casa nostra e diamogli dei vestiti! – disse Sandra che aveva riconosciuto Marcello.
– Certamente! – rispose il Signorotto.
E così Marcello fu portato a casa del Signorotto, asciugato e vestito con abiti molto eleganti.

Il Signorotto lo ringraziò per tutti i regali che gli aveva fatto, e anzi, lo invitò a frequentare spesso quella casa: per lui le porte sarebbero sempre state aperte.
E fu così che finalmente Marcello e Sandra poterono vedersi come e quando volevano, e il Gatto Con gli Stivali fu contento di vederli insieme e felici.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com



Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


Il brutto anatroccolo 🐣


La fiaba che racconta come credere in sè stessi e non perdere mai la fiducia nelle proprie capacità.

Questa favola di Andersen non ha bisogno di molte presentazioni, è una fiaba classica che da bambini fa sempre piacere ascoltare. Noi di fabulinis speriamo ti possa aiutare se devi spiegare al tuo piccolo che col tempo diventerà un magnifico cigno, anche se al momento c’è qualcuno che al momento gli dice il contrario.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del brutto anatroccolo:

Il brutto anatroccolo 🐣 storia completa

C’era una volta un’anatra che stava aspettando la schiusa delle sue uova, poste nel nido fatto sulla riva di un laghetto all’interno del campo di una fattoria.
Poco a poco le uova si schiusero tutte, e ne uscirono dei bellissimi pulcini tutti dorati. Però mancava ancora un uovo, quello più grande di tutti, lui tardava a schiudersi.

Finalmente l’uovo si aprì e… Che sorpresa! Mamma anatra e i suoi fratellini videro uscire da quell’uovo più grande del normale uno strano anatroccolo, tutto grigio e goffo!
I suoi fratellini lo ribattezzarono subito “Brutto Anatroccolo” e non mancavano mai di prenderlo in giro e fargli gli scherzi.

Mamma anatra cercava di difenderlo come poteva, e quando era triste il Brutto Anatroccolo correva da lei a farsi stringere e coccolare.
Ma purtroppo anche le altre anatre che abitavano il laghetto lo deridevano e lo prendevano in giro, tanto che il poverino tornava sempre a casa con i lacrimoni agli occhi.

Un giorno il Brutto Anatroccolo decise che ne aveva abbastanza di tutte quelle stupide anatre che lo trattavano male.
– Andrò dove troverò delle anatre che mi sapranno apprezzare per quello che sono – si disse, e spiccò un volo incerto con le sue piccole alette.

Non riuscì ad andare molto lontano, e per la stanchezza si fermò in uno stagno lì vicino, dove vide arrivare uno stormo di anatre selvatiche.
– Forse loro mi accetteranno meglio di come mi hanno accettato le anatre della fattoria – pensò.

Il Brutto Anatroccolo si avvicinò piano piano allo stormo che stava riposando sulle acque dello stagno, e quando fu abbastanza vicino si presentò facendo la riverenza.
– Salve a tutte signore anatre selvatiche io sono…

Ma non fece in tempo a finire la frase che già le anatre selvatiche lo stavano additando e deridendo.



– E cosa saresti tu? Un anatroccolo mostriciattolo? – e continuarono a ridere.
Il povero anatroccolo, deluso, amareggiato e pieno di lacrime, scappò via anche da lì, finché stremato dal volo non si fermò sulle rive di un altro stagno non molto lontano.

Lì vide degli splendidi e candidi cigni che nuotavano con grazia ed eleganza sullo specchio d’acqua.
Erano così belli che il Brutto Anatroccolo ne rimase incantato.
Più li guardava e più pensava: “quanto vorrei essere bello come loro…”

Così, senza nemmeno accorgersene, aveva nuotato verso di loro, fino ad arrivare praticamente in mezzo al gruppo.
“Forse mi beccheranno e mi cacceranno anche loro” pensò l’anatroccolo “ma preferisco che siano a farlo loro, che sono bellissimi davvero, piuttosto che quelle stupide anatre vanitose…”

Ma invece che deriderlo e cacciarlo, i cigni gli corsero tutti incontro, salutandolo e abbracciandolo.
Il Brutto Anatroccolo non capiva, e chiese: – come mai non mi deridete e non mi prendete in giro per quanto sono brutto?
Una di loro gli rispose – brutto tu?! Ma se stai per diventare uno splendido cigno!

– Cigno io?! – rispose sbalordito il Brutto Anatroccolo
Tutti i cigni si misero a far di sì con la testa e gli sorrisero con calore.
– Aspetta qualche giorno e vedrai…

E fu così che dopo pochi giorni il Brutto Anatroccolo si svegliò, ed andatosi a specchiare nello stagno vide che tutte le sue piume grigiastre erano diventate bianche come il latte, e la sua goffaggine si era trasformata in un portamento elegante ed aggraziato: era diventato un cigno!

E quanto era bello, il più bello di tutto lo stagno!
– Quando ero ancora un Brutto Anatroccolo, non avrei mai immaginato che un giorno sarei stato così felice!
E spiccò il volo insieme a tutti i suoi nuovi amici.

Morale della favola: solo credendo sempre in sè stessi e nelle proprie capacità alla fine si riesce a diventare grandi accettandosi per quello che si è.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com

Se vuoi leggere al tuo bimbo un libro molto particolare sul brutto anatroccolo, ti consigliamo la versione illustrata da Arianna Papini, che oltretutto è scritto con simboli PCS, così anche chi ha qualche difficoltà di lettura può seguire bene la storia!
Leggi qui la nostra recensione 🙂


La principessa sul pisello 👸


Essere delle persone molto sensibili non è un difetto, anzi, a volte è una caratteristica che premia!

Questa è una fiaba scritta da Hans Christian Andersen, che si è ispirato ad una storia che gli avevano raccontato quando lui era piccolo, e grazie alla sua trascrizione è diventato un classico tra le fiabe per bambini. Come sempre noi di fabulinis ti proponiamo una nostra simpatica versione

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della principessa sul pisello:

La principessa sul pisello 👸 storia completa


C’era una volta il principe Ilario, spirito libero e selvaggio, a cui piaceva sempre andare in giro per il mondo, far festa e divertirsi.
Sua madre la regina però, visto che il figlio tra un po’ sarebbe dovuto diventare re, voleva che Ilario mettesse la testa a posto e gli ordinò di sposare una bella principessa.

Ilario accettò ma, per allontanare il più possibile il giorno delle nozze, pose una condizione: doveva essere la principessa più principesca tra le principesse.
La regina dovette accettare la richiesta, e indisse il bando reale in cui annunciava la ricerca della futura sposa.

In men che non si dica, alle porte del castello si formò una lunga coda di principesse. La cosa non stupì la regina. Ilario era un bel ragazzo, conosciuto da tutti per il suo animo indipendente, leale e gentile. Ebbe quindi un gran daffare ad esaminare le credenziali di tutte queste principesse.
Ma l’ultima parola spettava sempre ad Ilario, che di sposarsi non aveva nessuna intenzione.

Le principesse venivano ricevute ad una ad una nella grande sala del re, dove Ilario le esaminava. Lui però riusciva sempre a trovare dei difetti e quindi a mandarle via.
Una aveva i capelli troppo lunghi, l’altra troppo corti, una aveva gli occhi troppo scuri, l’altra camminava storta, e così via…
Finché di principesse da esaminare non ce ne furono più. Ilario le aveva scartate tutte senza pietà.

La regina era furiosa, non capiva perché suo figlio avesse rifiutato di sceglierne almeno una.
Arrabbiata come non mai, gli disse:
– Figlio mio, adesso devi dirmi una caratteristica, una soltanto, che deve avere per forza la principessa che sposerai!
Le parole della regina non lasciavano scampo, e Ilario, colpito e impaurito, rispose con un po’ di esitazione:
– Deve essere la più sensibile tra le principesse!
– Bene! – tuonò la regina, e lo lasciò andare.

Passarono un paio di mesi e nessuna principessa si presentò al castello. Ormai Ilario si sentiva tranquillo, aveva quasi dimenticato la questione del matrimonio.

Ma una notte d’autunno, in cui infuriava un forte temporale, qualcuno bussò al portone.
Il maggiordomo andò ad aprire e trovò una ragazza, bagnata fradicia e sporca di fango.
– Sono la principessa Holga, vengo qui per incontrare il principe Ilario – disse la ragazza tremando dal freddo.

Il maggiordomo, vedendola così conciata, la fece entrare subito. La portò in cucina davanti al camino e le diede una zuppa calda e una coperta per scaldarsi. Dopodiché corse ad informare la regina della visita.
La regina, che non vedeva principesse da mesi, accorse subito, ma quando la vide rimase delusa. Così coperta di fango, Holga non sembrava una principessa, e non capiva se potesse piacere a suo figlio Ilario.
Titubante, decise di darle un’opportunità.


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La principessa sul pisello

La principessa sul pisello


– Buonasera, sono la regina madre di Ilario. Con chi ho il piacere di parlare?
– Buona sera maestà, sono la principessa Holga e vengo per incontrare vostro figlio – e mostrò alla regina il diadema che aveva appeso al collo, a dimostrazione di essere una vera principessa.
La regina rimase molto colpita. Chiamò degli altri inservienti e ordinò di farle fare un bagno caldo.
– Purtroppo questa sera il principe Ilario è già a dormire. Potrete incontrarlo domattina, principessa Holga.
– Come desiderate maestà – disse Holga inchinandosi.

In realtà, Ilario si stava divertendo con gli amici in una sala del castello, ma la regina voleva prendere tempo. “Devo inventarmi qualcosa che riesca a dimostrare la sensibilità di questa principessa, ma cosa?” pensava la regina mentre andava ad avvertire Ilario di questa visita.
Appena prima di entrare nella sala dove si trovava il figlio, le venne un’idea.

– Figlio mio, poco fa è venuta a farci visita una principessa. Ho pensato a una prova per vedere se ha la sensibilità di cui tu parli: le metterò un piccolo pisello sotto il materasso. Solo le principesse più sensibili possono accorgersene, che ne dici?
Ilario pensò che nessuno avrebbe mai sentito un pisello sotto il materasso. E così, pur di riprendere al più presto la serata con gli amici, acconsentì alla prova.
La regina, soddisfatta, mise il piccolo pisello sotto il materasso dove avrebbe dormito Holga, e tornò da lei.

Nel frattempo Holga si era lavata e preparata per la notte, e… quale sorpresa per la regina!
Ripulita da tutto il fango, Holga era di una bellezza mai vista prima. La regina si pentì di non aver inventato una prova più facile da superare…
La accompagnò personalmente in camera e le diede la buona notte, dopodiché andò a dormire pure lei.

Il mattino seguente, la regina svegliò di buon’ora Ilario, e gli disse di seguirla per andare a trovare la principessa Holga.
Quando entrarono nella stanza, al principe Ilario quasi venne un colpo per quanto era bella quella ragazza.
Holga, però, aveva un viso molto stanco e due grandi borse sotto gli occhi.
– Principessa Holga, vi vedo molto stanca. Per caso non avete dormito bene questa notte? – chiese la regina.
– Purtroppo no, mia regina. Ho passato la notte in bianco per via di un continuo dolore alla schiena, come se ci fosse un sassolino nel materasso…

La regina sorrise e guardò il figlio, che, ancora colpito dalla bellezza di Holga, non aveva capito cosa fosse successo.
– Ilario, figlio mio, questa principessa è sicuramente la più sensibile di tutte le principesse della terra. Come hai potuto sentire, non ha dormito tutta la notte a causa del pisello che ho messo sotto il materasso.
Holga guardò incuriosita la regina, che continuò dicendo:
– Quindi, figlio mio, in virtù della grande sensibilità dimostrata da questa ragazza, credo che acconsentirai di buon grado a sposarla.

Ilario non ebbe nulla da controbattere, anzi, già innamorato di Holga disse solo: – Certamente!
E fu così che finalmente il principe Ilario mise la testa a posto e sposò la principessa Holga.

E vissero tutti felici e contenti.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com



Il principe felice 🤴


Un grande cuore può nascondersi ovunque, anche dentro una fredda statua di metallo.

Tutti possiamo fare molto per aiutare gli altri, e il racconto Il principe felice mostra che perfino una statua ci può riuscire grazie all’aiuto di un valido amico. Il testo originale è stato scritto da Oscar Wilde e noi di fabulinis, come sempre, ne abbiamo fatto la nostra versione.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del principe felice:

Il principe felice 🤴 storia completa


C’era una volta un principe, ma non un principe qualunque, lui era un Principe felice.
Durante il suo regno ci fu pace e prosperità, tanto che alla sua morte tutta gli abitanti della città decisero di erigere in suo onore una statua tutta d’oro, con zaffiri per occhi e rubini sull’elsa della spada.
Così da quel giorno la statua del Principe felice fece sempre compagnia alla gente della città.

Ma passarono molti anni, talmente tanti che le persone quasi non si ricordavano più del perché quella statua si chiamasse “il Principe felice”.
Una sera di fine estate una rondine, che stava volando verso sud per passare l’inverno al caldo, decise di riposarsi ai piedi della statua.

– Qui troverò un po’ di riparo – pensò la rondine.
Stava per mettere la testolina sotto l’ala per dormire quando una goccia le cadde addosso. Guardò il cielo, ma lo vide tutto stellato e senza una nuvola.
– Che strana cosa, piove col cielo sereno – e rimise la testa sotto l’ala.
Ma un’altra goccia le cadde addosso, alzò la testa e non vide nulla di strano.
– Ma guarda te, questa statua non riesce a ripararmi nemmeno dalla pioggia, disse guardando verso il viso del principe felice, e fu allora che cadde un’altra goccia, proprio sulla sua testa.

La rondine capì: quelle non erano gocce di pioggia, erano lacrime che cadevano dagli occhi della statua. Spiccò il volo e andò a vedere meglio.
– Cosa ti succede statua, perché piangi? – chiese la rondine.
– Sono il Principe felice, e piango perché da qui posso vedere tutte le miserie del mio popolo, e il mio cuore anche se di piombo, è molto triste.

– Mi spiace molto – disse la rondine, colpita dall’espressione addolorata della statua.
– Cara rondine, tu potresti aiutarmi. Giù in quella casa c’è una donna molto povera, il suo lavoro di ricamatrice non le permette di guadagnare abbastanza soldi per curare il suo bambino malato. Le porteresti il rubino che ho incastonato nella spada? – disse il Principe felice.
– Ma io devo volare verso sud… – replicò la rondine.
Ma lo sguardo pieno di lacrime del principe la commosse.
– Va bene, solo per questa notte rimarrò qui e ti aiuterò.



La rondine prese il rubino e lo portò alla donna, e quando vide suo figlio a letto con la febbre alta si fermò un attimo sopra il suo viso a rinfrescarlo col suo battito d’ali.
Poi tornò dal Principe felice e riposò.
La sera seguente la rondine disse al principe che sarebbe partita.

– Rondine mia, resta ancora una notte. Vedo un giovane che è affamato e vive al freddo in quella casa, prendi uno degli zaffiri che mi fanno da occhi e portaglielo.
La rondine sul momento protestò, ma il principe insistette, e il buon cuore della rondine lo accontentò e portò lo zaffiro al giovane.
Il giorno dopo la rondine cercò di salutare il Principe, ma lui le chiese di rimanere un’ultima notte: c’era una piccola fiammiferaia da aiutare, non aveva venduto nemmeno un fiammifero, e di certo non avrebbe passato una bella notte se non avesse ricevuto aiuto.

– Portale l’altro zaffiro che ho per occhio – la disse il Principe felice.
– Ma così rimarrai cieco! – esclamò la rondine.
– Non importa.
Così la rondine prese lo zaffiro e lo portò alla piccola fiammiferaia, che non sapeva come ringraziarla dalla gioia.
La rondine tornò dal principe, e notò che il suo viso era più sereno. Ma ora era cieco e non poteva lasciarlo così da solo.

– Tu ora non puoi più vedere la gente della tua città… rimarrò io al tuo fianco, e sarò i tuoi occhi – gli disse.
– Ma rondine mia, tu devi andare al caldo verso sud!
Ma la rondine non volle lasciarlo e iniziò a volare per tutta la città e raccontargli tutto quello che vedeva. Quando incontrava un mendicante, un povero o un bisognoso, prendeva una fogliolina d’oro dal corpo della statua del Principe felice e andava a portargliela.

Finché la statua del Principe felice divenne tutta grigia e spoglia, senza più neanche una fogliolina d’oro sopra.
Ma nonostante questo, ora gli abitanti della città erano tutti un po’ più felici.
Finalmente sul viso del Principe c’era un gran sorriso, e la rondine non smise mai di fargli compagnia.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com



Il gigante egoista 😡


Chi allontana da sè i bambini non può che diventare solo, vecchio e triste; e nel suo cuore albergherà soltanto un freddo inverno…

Questa fiaba si ispira al racconto originale di Oscar Wilde semplificandola un poco per farla apprezzare anche ai bimbi più piccoli. Noi di fabulinis siamo d’accordo con l’autore: i bambini ci faranno anche dannare, questo è certo, ma portano luce e gioia nella nostra vita. Portano la primavera.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del Gigante egoista:

Il gigante egoista 😡 storia completa


C’era una volta un gigante che era andato a trovare il suo amico orco e insieme avevano deciso di fare un lungo viaggio in giro per il mondo.
La casa del gigante aveva un grande giardino pieno di alberi e fiori, e tutti i bambini del paese, visto che lui non era più lì, avevano iniziato ad andarci a giocare ogni giorno.

Ma, dopo sette lunghi anni, il gigante ritornò. Vedendo tutti quei bambini giocare nel suo giardino, li cacciò via e decise di costruire un muro per impedire che tornassero di nuovo.
Una volta finito il muro, ci mise sopra un gran cartello con scritto “VIETATO ENTRARE” e si chiuse dentro casa.
Era inverno, e finalmente il gigante poteva godersi il suo bel giardino in santa pace e senza tutti gli schiamazzi dei bambini.

I bambini del paese ci rimasero molto male per il gesto egoista del gigante, ma non potevano farci nulla e dovevano trovare altri posti dove giocare. Ma nessun altro giardino era così bello come quello del gigante.

Arrivò la primavera e il gigante ogni giorno controllava che nel suo giardino non ci fossero bambini. Un giorno però si accorse di una cosa strana: fuori dal muro del suo giardino gli alberi e i fiori ricoprivano i prati e riempivano campi, mentre dentro al suo giardino pareva ancora inverno con ghiaccio e neve ovunque…

Il gigante, egoista com’era, fece finta di niente e continuò a vivere rinchiuso dentro le mura del suo giardino.
Ma anche l’estate arrivò e dentro il giardino del gigante imperversava ancora l’inverno. Senza i bambini il suo giardino si era rifiutato di tornare vivo e pieno di fiori!

Il gigante, con tutto quel continuo freddo finì per ammalarsi, e passava le sue giornate a letto, controllando sempre dalla finestra che nel suo giardino non ci fossero bambini.



E arrivò l’autunno e poi un altro inverno, finché il gigante, sempre più malato, sentì il canto di un uccellino.
Era quasi primavera e al gigante quello era sembrato il canto più bello del mondo.
Si alzò a fatica per vedere da dove arrivasse quella melodia e notò un uccellino fermo sul davanzale che cantava felice.

Il cuore del gigante si riempì di felicità: finalmente anche nel suo giardino gli uccellini erano tornati a cantare! Poi si sporse e guardò giù nel suo giardino.
C’erano tre bambini che giocavano felici, e ovunque correvano facevano sparire il ghiaccio e la neve dal suo giardino, riportando i fiori e l’allegria.

I tre bambini avevano fatto un buco nel muro e si erano intrufolati dentro, ma il gigante finalmente aveva capito: era solo grazie a loro se adesso anche nel suo giardino era tornata la primavera e gli uccellini avevano ripreso a cantare.
Il gigante scese in giardino. I bambini, quando lo videro, scapparono terrorizzati e si nascosero dietro il tronco di alcuni alberi.

Ma il gigante li rassicurò subito:
– Non voglio farvi del male bimbi miei, anzi, voglio ridarvi tutto il mio giardino!
E prese subito a buttare giù il muro che aveva costruito.
Man mano che lo buttava giù, invece di sentirsi stanco, si sentiva sempre più pieno di forza e vigore, ed il suo cuore si riempiva di gioia.

Tra i bambini del paese si sparse subito la voce che il gigante era diventato buono, e il suo splendido giardino si riempì di nuovo di bambini festanti.
Il gigante finalmente si sentiva felice passando le giornate a giocare insieme ai bambini. E da quel giorno in quel giardino fu sempre primavera.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Il gigante egoista

Il gigante egoista


Il pesciolino d’oro 🐟


Chi troppo vuole, nulla stringe! Dice il proverbio…

Il pesciolino d’oro è una fiaba di origini russe trascritta originariamente da Aleksandr Pushkin, e ci insegna ad essere contenti di ciò che già si ha, perché ad esagerare, spesso si rischia di rimanere con un pugno di mosche in mano. Un avvertimento importante per i bimbi che magari fanno troppi capricci… Noi di fabulinis ne abbiamo fatto la nostra versione, buona fiaba!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del pesciolino d’oro:

Il pesciolino d’oro 🐟 storia completa


Ivan era un vecchio pescatore che viveva in una capanna vicino al mare, con sua moglie. Ogni giorno andava a pescare, mentre la moglie restava a casa a filare la lana e fare tutte le faccende domestiche.

Un giorno, però, la pesca andò peggio del solito. Al primo tentativo trovò nella rete solo uno scarpone rotto, al secondo un po’ di fango. Al terzo c’era un unico pesce.
“Meglio che niente” pensò Ivan.
Guardandolo meglio, però, si accorse che quello era un pesce veramente strano, diverso da quelli che aveva sempre visto: era tutto dorato.

Stava cercando di liberarlo dalla rete quando sentì una voce dire: – Se mi lasci andare esaudirò ogni tuo desiderio.
Ivan si guardò intorno, cercando di capire chi avesse parlato, ma non vide nessuno. Allora tornò a girarsi verso il pesce, il quale ripeté – Se mi lasci andare esaudirò ogni tuo desiderio.
Ivan sobbalzò: un pesce parlante non l’aveva davvero mai visto!

Un po’ confuso riuscì solo a dire: – Non mi serve niente, caro pesciolino. Io e mia moglie stiamo bene così. Ti lascio andare senza chiederti in cambio niente.
Il pesce d’oro si rituffò in acqua con un gran salto, ma mentre si allontanava gridò al pescatore: – Grazie, Ivan, non dimenticherò il tuo gesto. Se ti dovesse servire qualcosa, devi solo venire a chiamarmi.

Ivan tornò a casa e raccontò alla moglie l’incontro insolito.
Quella, dopo averlo ascoltato, si arrabbiò moltissimo e lo sgridò: – Non hai chiesto niente? Guarda la nostra casa, è una capanna! Potevi almeno chiedere che fosse trasformata in una casetta di mattoni con dentro il camino. Torna al mare, chiama il pesce e chiedigli questo favore!

Ivan era frastornato: lui pensava di aver fatto una bella cosa a liberare il pesce, ma la moglie forse aveva ragione a volere una casa fatta di mattoni. Così andò a chiamare il pesce d’oro.
– Ciao pesciolino, scusa se ti disturbo, ma mia moglie vorrebbe una casetta di mattoni con dentro il camino. E’ troppo tardi per chiederti di esaudire questo desiderio?
– Non c’è problema, Ivan, quando arriverai a casa sarà tutto come chiedi.
Gli fece l’occhiolino e scomparve in mare con un tuffo.

Ivan tornò dalla moglie e trovò davvero una graziosa casa di mattoni.
Era tutto contento, ma pochi giorni dopo la moglie cominciò a lamentarsi: – Già che c’eri potevi chiedere di farci diventare dei nobili. Io sono stanca di essere la moglie di un povero pescatore, mi merito molto di più.
Ivan, pur di farla contenta, tornò a chiamare il pesce.

– Ciao pesciolino, scusami se torno di nuovo a disturbarti. Mia moglie vorrebbe essere una nobildonna, è troppo tardi per chiederti anche questo favore?
– Non c’è problema, Ivan, quando arriverai a casa sarà tutto come chiedi.
Gli fece l’occhiolino e scomparve in mare con un tuffo.



Una grossa sorpresa aspettava Ivan al suo ritorno a casa: la casetta di mattoni non c’era più, al suo posto c’era un palazzo e sua moglie, vestita tutta elegante, lo aspettava insieme a servi e maggiordomi.
Ivan era contento e voleva abbracciarla, ma lei lo cacciò via e lo fece mandare in cucina a pelare patate.

I giorni passavano, finché la moglie capricciosa non lo fece chiamare e gli disse:
– Devo assolutamente diventare regina. Non sopporto di essere una nobile qualunque, voglio che tutto il popolo si inchini quando passo per la strada, voglio viaggiare in carrozze con cavalli e partecipare a feste con tutti i sovrani d’Europa.
– Ma, cara, non stai forse esagerando? Non eri felice quando vivevamo nella nostra capanna? In fondo non ci è mai mancato nulla…
–Zitto! – gridò lei. – Sono sicura che sarei un’ottima regina, perciò vai dal pesce e digli di esaudire questo mio desiderio.

Ivan era davvero perplesso, sua moglie stava esagerando secondo lui. Ma le voleva molto bene e tornò quindi a chiamare il pesce.
– Ciao pesciolino, scusami se torno di nuovo a disturbarti, ma mia moglie adesso vuole essere regina. Io gliel’ho detto che sta esagerando, ma lei è sicura che sia la cosa migliore…
– Davvero vuole essere regina? Non è un capriccio troppo grosso? – chiese il pesce.
– Secondo me sì, ma le voglio molto bene, perciò ti chiedo: è troppo tardi per esaudire anche questo desiderio?
– Non c’è problema, Ivan, quando arriverai a casa sarà tutto come chiedi. Però avvisala: se solo proverà a desiderare qualcosa di ancora più grande, si ritroverà in un batter d’occhio al punto di partenza, cioè nella capanna sulla spiaggia. Dille di fare attenzione…
Così detto, il pesce gli fece l’occhiolino e scomparve nel mare con un tuffo.

Ivan questa volta trovò un castello al posto del palazzo. Servitori e dame di compagnia giravano dappertutto e lui non trovava il modo di parlare con sua moglie.
Lei era sempre troppo impegnata in feste e ricevimenti o in passeggiate a cavallo o in riunioni importanti riguardo le sorti del paese, e lo cacciava sempre via. Finalmente Ivan riuscì a riferirle l’avvertimento del pesce, ma lei lo liquidò con un – Sì, sì, figurati se è vero… – e tornò alla sua vita di regina, ogni giorno più capricciosa.

Finché un giorno lo mandò a chiamare e gli disse: – E’ ora che io sia imperatrice. Il mondo intero deve sapere che donna importante sono e mi deve rendere omaggio…
Ma non fece in tempo a finire la frase che… puff!
Tutto era scomparso e i due erano di nuovo nella capanna sulla spiaggia, con dentro solo le reti da pesca di Ivan e il pentolone per cucinare la minestra.

La moglie di Ivan andò su tutte le furie, già si immaginava imperatrice e invece era di nuovo la moglie di un povero pescatore. Piano piano, però, la rabbia le passò, capì di aver veramente esagerato e tornò alle sue normali faccende domestiche.

Ivan andò in riva al mare e ringraziò il pesce per avergli ridato la sua vita, povera ma tranquilla.
Il pesce non si avvicinò, ma da lontano gli gridò: – Hai visto? Tutto si è sistemato!
Gli fece l’occhiolino e scomparve nel mare con un tuffo.

— Fine della fiaba —
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Neve pesciolino bianco

Neve pesciolino bianco


Giardino blu 🏡🌝


Hai un giardino e il tuo bambino è curioso di come sia fatto di notte? Ecco un libro che lo descrive con un po’ di magia: lo fa diventare blu e dà degli spunti sui rumori e su ciò che si vede tra le foglie. E in più è un libro pop up! Ma un pop up speciale…
Guarda la video recensione così potrai sfogliarlo insieme a noi, è qui sotto!

Si avvicina un rumore… che cos’è?

Sei mai stato in un giardino di notte? Diventa tutto blu, bisogna scoprire le sue forme e ascoltare il fruscio del vento, che rivela rumori diversi da quelli che si sentono di giorno.
Anche quelli fatti da un bimbo birichino che si diverte a fare qualche scherzo!
Questo libro è originalissimo perché non è il solito pop up: le pagine si sfogliano in verticale e davanti ai tuoi occhi si apre una specie di scenografia, quasi ci si trovasse a teatro, che con tutti i suoi intagli su più livelli ti fa letteralmente entrare in questo giardino notturno.
Un gioiello che piacerà a tutta la famiglia, da sfogliare insieme magari inventando una meravigliosa storia della buonanotte, che solo in questo giardino può prendere vita.

Di questo libro ci piace:

  • le pagine con gli intagli che diventano scene di un piccolo teatro;
  • l’idea di descrivere il giardino di notte, così diverso da quello che magari il tuo bimbo è abituato a vedere…


Titolo: Giardino Blu
Autore: Elena Selena
Casa editrice: L’Ippocampo – 2017
Materiale: pagine di cartoncino
Dimensioni: 21x20cm circa


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Canti dell’attesa 🤰



Mentre aspetti un bambino, puoi già metterti in contatto con lui e uno dei modi migliori per farlo è leggergli dei libri ad alta voce. Ancora meglio se questi libri parlano di quello che ti succede e di come ti senti tu, mamma, perché in fondo tutto quello che riguarda te riguarda anche lui.
Ecco allora un meraviglioso libro illustrato attraverso il quale raccontargli le tue emozioni, da continuare a leggere anche dopo che il piccolo è nato. Guarda la video recensione qui sotto!

Cantare le emozioni e rendere (ancora) più dolce l’attesa…

La gravidanza è un viaggio meraviglioso e unico, breve ma lunghissimo, pieno di speranza e di paure. Perché allora non cantare e vivere attraverso la poesia tutte le sue fasi e le sue emozioni? Con questo magnifico libro per mamme in attesa, potrai raccontare tutto al tuo bimbo: la sorpresa iniziale, i dubbi e la meraviglia, la paura e la tempesta che vi farà incontrare. Il tutto descritto con dolcezza infinita, che ispira serenità e ti accompagnerà verso l’incontro col tesoro che porti dentro di te.

Di questo libro ci piace:

  • la poesia con cui vengono descritte anche le emozioni più forti che si provano durante la gravidanza;
  • le illustrazioni delicate che accompagnano i testi, anche quelle vanno raccontate al bimbo in arrivo!


Titolo: Canti dell’attesa
Autore: Sabrina Giarratana
Illustrazioni: Sonia Maria Luce Possentini
Casa editrice: Il Leone Verde Edizioni – 2015
Materiale: pagine di carta patinata
Dimensioni: 19,5x30cm circa


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Colorama 🎨



Se al tuo bambino piacciono i colori, questo libro è perfetto: ogni volta che girerà pagina potrà scoprire una sfumatura diversa e innamorarsene.
Curiosaci dentro con la nostra video recensione!

Colori, colori, colori!!!

Quante sfumature possono avere i colori? Lo sapevi che l’alabastro è diverso dal bianco polare? E che il rosa gambero non è uguale al rosa messicano? Colorama ha nelle sue pagine una quantità enorme di gradazioni di colore, dal bianco neve al nero carbone, passando per verdi, blu, rossi e gialli di ogni tipo. Sulla pagina sinistra c’è una descrizione o una piccola storia sul colore che vuoi guardare, mentre la pagina destra è tutta di quel colore, che riempie la pagina ma anche gli occhi e il cuore.
È un vero e proprio campionario cromatico, che darà al tuo bambino tante idee per scegliere il prossimo colore da usare nel disegno che vuole dipingere. Un libro per piccoli (ma anche grandi) artisti che non si accontentano di scegliere i colori a caso ma vogliono esplorare e capire il loro universo e tutta la poesia che c’è dentro.

Di questo libro ci piace:

  • le innumerevoli sfumature rappresentate, tratte dalla natura ma anche dalla vita degli uomini;
  • le descrizioni associate ad ogni colore, spiegano la sua storia con semplicità e chiarezza.


Titolo: Colorama
Autore: Crushiform
Illustrazioni: Crushiform
Casa editrice: L’Ippocampo, 2017
Materiale: pagine di carta spessa
Dimensioni: 23x16cm circa


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Pulcino 🐣



In questo libro c’è un condensato della relazione tra una mamma e il suo piccolo: la voglia di diventare grande di lui, la capacità di lei di lasciarglielo fare ma di esserci lo stesso, il senso di protezione e, perché no, anche un po’ di ribellione.
È un libro da iniziare a leggere già in gravidanza, per raccontarsi al bimbo che verrà e che piano piano dovrà conoscere la sua mamma, che sarà perfetta per lui proprio grazie ai suoi limiti. Scoprilo con la nostra recensione in video!

Mamma, io voglio volare!

Il Pulcino protagonista di questo dolcissimo libro vuole imparare a volare, ed è disposto addirittura a lasciare Mamma Chioccia pur di farlo, visto che lei non lo sa fare. Ma che succede se arriva un temporale e nessuno degli uccelli che lui incontra lo protegge? Bè, succede una cosa bellissima: lui scopre che le ali della sua mamma lo possono riparare e coccolare, anche se non sanno volare. Questo tenero album illustrato aiuterà i piccoli a cercare di volare da soli e le neomamme a sentirsi all’altezza del loro compito perché le incoraggia a lasciare libero il loro cucciolo (anche se è molto piccolo…) ma contemporaneamente le rassicura e le coccola: una mamma non è perfetta e forse non può volare, ma saprà sempre proteggere il suo piccolo meglio di chiunque altro.

Di questo libro ci piace:

  • il messaggio per le mamme: non serve essere perfette, basta essere presenti nei momenti difficili e offrire ciò che si ha perché andrà benissimo;
  • il testo scritto in maiuscolo, perfetto se qualche bimbo in casa sta iniziando a leggere.


Titolo: Pulcino
Autore: Chiara de Fernex
Illustrazioni: Chiara de Fernex
Casa editrice: Albe Edizioni – 2017
Materiale: pagine di carta patinata
Dimensioni: 24,5×17,5cm circa


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Giochi d’arte 🎨



Il tuo bambino è per natura un artista e tu puoi aiutarlo a non perdere questa sua capacità di inventare e immaginare grazie a dei libri come questo, che stimolano la fantasia permettendogli di combinare colori, forme e chissà quante altre cose.
Guarda la video recensione, è qui sotto!

Sono un artista!

Segni, tracce, lettere, forme, tagli sulla pagina e chi più ne ha più ne metta: sono tutte cose che potete trovare in questo volume che è un vero e proprio libro d’arte. Gli elementi rappresentati sono semplicissimi e portano il piccolo in un mondo dove il colore e le sue combinazioni regnano sovrani. Ogni pagina è divisa a metà, perciò si possono anche sfogliare solo la parte superiore o inferiore, rendendo la creazione artistica ancora più interessante. Non c’è giusto né sbagliato, perché non c’è nemmeno una parola, solo chi sfoglia può dire che cosa sta componendo e scegliere come rappresentarlo. Un libro imperdibile, un’esplosione di fantasia che aiuta il piccolo a raccontarsi e costringe i grandi a guardare molto oltre una ‘semplice’ pagina colorata…

Di questo libro ci piace:

  • la totale assenza di testo, costringe a usare davvero l’immaginazione e a far sprigionare quella dei bambini;
  • le combinazioni tra le mezze pagine, permettono di trovare mille e più modi di abbinare i vari elementi.


Titolo: Giochi d’arte
Autore: Hervé Tullet
Illustrazioni: Hervé Tullet
Casa editrice: L’Ippocampo – 2017
Materiale: pagine di cartoncino
Dimensioni: 25x26cm circa


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I doni degli Dei ⚡



I doni degli dei di VerbaVolant è un libro-poster. Guarda il video per scoprire come è fatto, è davvero particolare 🙂

Apriamoci (letteralmente) alla mitologia!

Chi non è stato affascinato dai miti dell’antica Grecia? Con questo libro possiamo raccontare ai piccoli come Atena ha donato l’ulivo agli abitanti della città che proprio per questo prende il nome di Atene, un racconto che sicuramente li rapirà. Ma c’è di più, perché la collana I libri da parati® è davvero insolita. La storia si sviluppa man mano che apriamo le pieghe del foglio, e questo diventa sempre più grande finché… ci troviamo davanti un vero e proprio poster da appendere al muro!
Le illustrazioni richiamano i disegni delle antiche ceramiche greche e i testi sono semplici e accattivanti. Un bellissimo libro letteralmente da “spiegare”, per donarci altri modi di raccontare e la passione per la mitologia.

Di questo libro ci piace:

  • l’idea del foglio unico che diventa poster, chissà che qualche bimbo non lo voglia davvero appeso di fianco al suo lettino;
  • le illustrazioni, con il loro sapore antico riescono a rendere moderna una storia che nasce tanto tanto tempo fa.


Titolo: I doni degli dei
Autore: Giuseppina Norcia
Illustrazioni:Marcella Brancaforte
Casa editrice: VerbaVolant, 2017
Materiale: cartoncino leggero
Dimensioni: 25cm x 18cm circa, ma diventa un poster 70x100cm da appendere al muro


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Storie di cose così 👪



A volte è più facile rispondere alle domande dei bambini usando un racconto: la fantasia li aiuterà a trovare un senso e una risposta. Curiosa dentro a questo libro con la nostra video recensione, magari scopri che fa proprio al caso tuo.

Questa fiaba è perfetta per me…

Crescere è un mestiere difficile, e per un bambino non sempre è semplice trovare delle risposte alle domande che si pone quando osserva il mondo. Perché non aiutarlo allora con una fiaba? Ancora meglio se il protagonista è un oggetto, ad esempio una pallina o un regalo, che spiega al bimbo qualcosa di importante, come il valore della pazienza o l’importanza di essere uniti contro i prepotenti.
Come in ‘Ti dono una fiaba’ (qui puoi trovare la recensione), l’autrice dà a genitori ed educatori un valido supporto per aiutare i piccoli a trovare un senso alla realtà che li circonda e a valorizzarla, rispecchiandosi nelle avventure degli oggetti protagonisti e aiutandoli quindi a diventare grandi.

Di questo libro ci piace:

  • le storie raccontate dal punto di vista degli oggetti, un bambino le può capire davvero bene;
  • i temi trattati sono importanti e anche un po’ spinosi, ma spiegati in questo modo possono essere recepiti molto bene dai bambini


Titolo: Storie di cose così
Autore: Gabriella Arcobello
Illustrazioni: Giovanni Lombardi
Casa editrice: Editrice Monti, 2013
Materiale: pagine di carta patinata
Dimensioni: 20x20cm circa


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GattoBrutto 🙀



A volte i bimbi pensano di essere brutti e che per questo gli adulti non gli vogliano bene (in fondo si dice sempre ‘brutto e cattivo’, vero?). Ma GattoBrutto li aiuterà a capire che c’è altro oltre all’aspetto fisico e che il piccolo è invece amato così com’è.
Curiosa in questo bel volume con la nostra viderecensione!

Tu non sei brutto!

GattaMamma ha quattro cuccioli, uno di loro, per via del suo pelo, si sente proprio brutto. E, come anche i bimbi che pensano così di loro stessi, si allontana. Ma dalla sua avventura in giardino porta un sacco di cose che gli altri vedono come un dono, perciò lo festeggiano e mostrano di volergli molto bene. Ecco che l’aspetto del gatto perde importanza e questo libro rivela il suo messaggio: spesso qualche parte di noi ci sembra un difetto, ma in realtà può essere il nostro punto di forza. Godiamoci allora questo libro divertente, scritto in maiuscolo (che per noi di fabulinis è sempre importante) e ben illustrato, e intanto coccoliamo il nostro piccolo che così si sentirà sempre bellissimo 🙂

Di questo libro ci piace:

  • la storia divertente, che diventa una scusa per rassicurare il bimbo sul fatto che gli vogliamo bene così com’è;
  • le illustrazioni, delicate e simpatiche.


Titolo: GattoBrutto
Autore: Silvia Oriana Colombo
Illustrazioni: Silvia Oriana Colombo
Casa editrice: VerbaVolant, 2017
Materiale: pagine di cartoncino leggero
Dimensioni: 23,5×27,5cm circa


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Ti dono una fiaba 🌠



Per diventare grandi bisogna affrontare molti momenti e superare molte piccole crisi, se una fiaba ci aiuta diventa più semplice sia per i bambini che per i genitori. Sfoglia con la nostra video recensione questo volume di racconti brevi scritto da Gabriella Arcobello, un’esperta in materia.

Questa fiaba è perfetta per me…

Questa raccolta di fiabe è un vero e proprio dono per i genitori che devono affrontare temi o momenti particolari con il loro piccolo: lasciare il ciuccio, spiegare l’arrivo di un fratellino o frequentare l’asilo sono passaggi che possono essere molto ammorbiditi grazie ad un bel racconto. In più, l’autrice è una pedagogista esperta di problematiche educative, che svolge incontri e seminari incentrati sulla fiaba e sulle possibilità che offre.
Non resta quindi che fidarsi di questi brevi racconti, che aiutano a comunicare e a superare le piccole grandi crisi dei nostri bimbi, perché, con la fantasia e un pizzico di magia, diventa tutto più facile, anche per i grandi.

Di questo libro ci piace:

  • i racconti brevi e incentrati su una sola tematica, permettono di affrontarla senza appesantirla con altri argomenti;
  • i temi trattati, a volte anche importanti, ma spiegati sempre a misura di bimbo.


Titolo: Ti dono una fiaba
Autore: Gabriella Arcobello
Illustrazioni: Giovanni Lombardi
Casa editrice: Editrice Monti, 2012
Materiale: pagine di carta patinata
Dimensioni: 20x20cm circa


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Il piccolo coniglio bianco 🐇



Il piccolo coniglio bianco è un libro che usa i simboli Widgit, che vogliono semplificare la lettura ai bimbi che fanno un po’ di fatica a leggere e fargli comunque amare i libri.
Prova a scoprirli grazie a questa storia.

Voglio tornare a casa!

Il piccolo coniglio bianco va a raccogliere il cavolo per la zuppa, ma la Capra Capraccia non lo lascia più tornare a casa. Alla fine, dopo aver chiesto aiuto a molti animali, l’unica ad accettare di aiutarlo sarà la formichina, che risolverà la situazione. Una storia divertente che colpisce soprattutto per l’uso dei simboli Widgit, un codice curato da Enza Crivelli che permette anche a bimbi con difficoltà di apprendimento di leggere i libri. Questo volume fa infatti parte della collana “I libri di Camilla”, una serie che, accanto al testo, riporta tutti questi simboli ed è pensata proprio per rendere la lettura accessibile anche a chi fa un po’ di fatica (su fabulinis puoi trovare anche altri libri che li usano, magari ti interessano “Lindo Porcello” e “Riccioli d’oro”).
Seguiamo allora la vicenda di questo piccolo coniglio che non riceve nessun aiuto da grossi animali ma solo da una furba formica, perché si sa: spesso è proprio il più piccolo a cavarsela meglio.

Di questo libro ci piace:

  • le rime sul nome della capra: capraccia, caprona, caprella e chi più ne ha più ne metta…;
  • i simboli WLS, è bello pensare che possano rendere i libri accessibili a tutti.


Titolo: Il piccolo coniglio bianco
Autore: Xosé Ballesteros
Illustrazioni: Óscar Villán
Casa editrice: Uovonero, 2017 – collana I Libri di Camilla
Materiale: pagine di carta patinata
Dimensioni: 22,5 x 22,5cm circa


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Il piccolo coniglio bianco

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Benvenuti a Toc-Toc 👀



Benvenuti a Toc-Toc è un album illustrato che stimola la curiosità e sviluppa la capacità di osservazione, grazie ai mille dettagli colorati che si trovano al suo interno. Ecco qui la video recensione 🙂

Mamma, io vado a fare un giro in città!

Billy-Bobby abita a Toc-Toc e, visto che è sabato, ce la fa visitare tutta. Ci troviamo quindi ad attraversare pagine coloratissime che mostrano il museo, la scuola di musica, il cinema e molti altri luoghi. Le pagine sono piene di dettagli e personaggi, tutti da osservare e scoprire (un po’ come per i tre volumi della serie “Bimbi curiosi”, magari ti interessa guardare la recensione). Ma non dobbiamo perdere di vista Billy-Bobby: dove sarà finito in mezzo a tutta questa gente? E dove saranno gli amici e i conoscenti di cui ci parla? E riesci a trovare i personaggi mostrati nell’ultima pagina? Bella sfida, che però i piccoli vinceranno presto, perché sappiamo bene che ai loro occhietti non sfugge proprio nulla.

Di questo libro ci piace:

  • l’esplosione di colore, mette allegria e fa venire voglia di non andarsene mai da Toc-Toc;
  • la possibilità di osservare tanti dettagli e di scovarli, un bell’esercizio anche per i grandi…


Titolo: Benvenuti a Toc-Toc
Autore: Florie Saint-Val
Illustrazioni: Florie Saint-Val
Casa editrice: Sinnos, 2017
Materiale: pagine di cartoncino
Dimensioni: 31 x 124,5cm circa


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Riccioli d’oro 👧🏼 e i tre orsi 🐻



Le favole classiche vengono continuamente pubblicate in nuovi formati e con nuove illustrazioni, in questo video potete vedere la recensione di “Riccioli d’oro e i tre orsi” in una versione davvero unica e particolare.

Rendere uniche le favole classiche

La fiaba di Riccioli d’oro e della sua avventura nella casa dei tre orsi è famosissima, come fare allora per renderla di nuovo unica e speciale?
Con una edizione particolare come questa:
il testo è stato semplificato e affiancato ai simboli PCS (picture communication symbols) per permetterne la lettura anche ai bimbi che faticano un po’ di più (qui su fabulinis trovi altri libri che usano questi simboli, ad esempio Lindo Porcello);
le illustrazioni sono chiarissime e facilmente comprensibili anche ai più piccoli;
le pagine sono sagomate nel formato sfogliafacile©, che facilita la lettura e la manipolazione del libro.
In questo modo tutti (ma proprio tutti) possono godersi questo classico, in compagnia di mamma e papà ma anche da soli.

Di questo libro ci piace:

  • i testi sono scritti in maiuscoletto, così i bimbi che si affacciano alla lettura possono provare a leggere da soli;
  • le pagine sagomate, si fa sfogliare che è una meraviglia anche da manine piccoline. ❤


Titolo: Riccioli d’oro e i tre orsi
Autore: Peppo Bianchessi
Illustrazioni: Peppo Bianchessi
Casa editrice: Uovonero, 2016
Materiale: pagine cartonate
Dimensioni: 22×22 cm circa


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Riccioli d'oro e i tre orsi

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La finestra 🔲



Guardare il mondo da una finestra con gli occhi di un bambino è meraviglioso, soprattutto se poi quella finestra si trasforma in apertura verso qualcun altro.

Il mondo da una finestra

Cosa vede un bambino dalla sua finestra in cima ad un palazzo di città? La fretta dell’ora di punta che gli sembra una gara organizzata per i grandi, una signora sempre vestita di nero che deve per forza amare la notte, il camion che alle otto meno sei pulisce le strade e… un’altra finestra, con dentro un altro bambino.
E siccome i bambini hanno dalla loro la fantasia, che permette di trovare una strada anche quando sembra troppo difficile, i due riescono a fare amicizia e a costruire una loro complicità piena di immaginazione, nonostante la distanza che separa i loro palazzi e non gli permette di incontrarsi.
Un libro che fa capire come le finestre siano aperture verso il mondo e verso noi stessi, come ci permettono sì di sbirciare da lontano, ma anche di comunicare con gli altri, che poi è la cosa più importante.

Di questo libro ci piace:

  • capire il modo in cui un bambino osserva il mondo, così diverso e così meraviglioso rispetto a quello dei grandi;
  • il modo che i due bambini trovano per comunicare e diventare amici, a dimostrazione che, se si vuole, tutte le barriere si possono superare.


Titolo: La finestra
Autore: Lorenzo Naia
Illustrazioni: Roberta Rossetti
Casa editrice: VerbaVolant 2017
Materiale: carta materica riciclata
Dimensioni: 32×16 cm circa


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Mammut! 🐘



“Mammut!” è un fumetto per bambini dai 7 anni in su. É però un libro che dovrebbero leggere anche i genitori, perché può aiutare molto a comprendere meglio il proprio bambino. Guarda la nostra videorecensione!

Posso andare a giocare?

Teo è un bambino speciale, fa danza, pianoforte, judo e yoga e ha una casa con un parco enorme… dove però non può andare a giocare. Non ci sono amici, solo una sorella che vive lontano e una tata che sta con lui tutto il giorno.
Non ci vuole molto per organizzare la fuga che lo porterà in un giardino preistorico, dove potrà incontrare un mammut e personaggi stravaganti: dovrà combattere, la tata perfino lo aiuterà e alla fine, dopo aver dimostrato quanto vale, questi nemici diventeranno i suoi amici. Ma cosa diranno poi i genitori di Teo?
Un fumetto veloce come la fantasia dei bambini, un fumetto da far leggere ai genitori: siamo sicuri di aiutare davvero i nostri bambini imprigionandoli in mille attività? Non rischiamo di imprigionare anche la fantasia che poi da grandi tutti rimpiangiamo?

Di questo libro ci piace:

  • il formato a fumetto, si fa divorare
  • il messaggio: i bambini sono diversi dai grandi, hanno bisogno di giocare e di far volare l’immaginazione, non freniamoli!


Titolo: Mammut!
Autore: Stefan Boonen
Illustrazioni: Melvin
Casa editrice: Sinnos, 2017
Materiale: pagine di carta semplice
Dimensioni: 23,5×16,5 cm circa


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Il Re calzolaio 👞



Un libro che in modo poetico affronta la disabilità è una grande risorsa per i genitori che devono rispondere alle domande dei loro bambini. I piccoli infatti sono sensibili e curiosi e si chiedono cosa sia accaduto a persone che vedono “diverse”.
Con questo racconto possiamo aiutarli a capire che ciascuno ha delle enormi capacità, più di quante ci immaginiamo.

Le difficoltà si superano, ma richiedono coraggio, consapevolezza e speranza.

Questa fiaba illustrata parla di disabilità e ha molto da insegnare, a grandi e piccini. Il protagonista è un calzolaio un po’ strambo che vuole raggiungere la principessa. Non gli è concessa la via semplice, bensì deve affrontare un percorso ostile con creature terribili.
Ma ce la farà, perché, anche se “diverso”, ha più risorse di quante lui stesso si possa immaginare. Testo e illustrazioni ci portano quindi un importante messaggio: la strada di chi sembra avere meno capacità è più difficile e tortuosa, ci vuole molto coraggio per percorrerla. Però non bisogna assolutamente arrendersi, perché il risultato finale può essere splendido.

Di questo libro ci piace:

    .

  • il messaggio che manda: ciascuno ha delle potenzialità enormi, bisogna solo avere la forza e il coraggio di scovarle.
  • la freschezza e la passione con cui è scritta, davvero coinvolgente.


Titolo: Il Re Calzolaio
Autore: Emanuela Contran
Illustrazioni: Emanuela Contran
Casa editrice: Erga Edizioni 2017
Materiale: carta patinata
Dimensioni: 20x20cm


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Quando il sole si sveglia 🌞



Questo libro ci racconta in modo semplice e poetico l’alternarsi tra il giorno e la notte, e come sono diverse le cose che si fanno durante l’uno o durante l’altro.

Quando il sole si sveglia…

Quando il sole si sveglia succedono un sacco di cose: il fiore sboccia, la mosca ronza, il gatto si stira e il bimbo sorride. Insomma la vita si muove, mentre quando si sveglia la luna, tutto si calma e si prepara per la nanna: la rondine si posa, il pesce si nasconde, la casa dorme. Con le illustrazioni che ricordano lo stile del collage, questo libro sembra uscito dagli anni ’70, e la sua atmosfera un po’ retro è fantastica per far scoprire al bambino modi sempre diversi di esprimersi con i disegni, infiniti come la fantasia.
A proposito, cosa fa il bimbo quando la luna si sveglia? Shh, sogna…

Di questo libro ci piace:

  • Le differenze tra giorno e notte viste dagli stessi personaggi
  • le illustrazioni vintage che imitano il collage, meravigliose


Titolo: Quando il sole si sveglia
Autore: Giovanna Zoboli
Illustrazioni: Philip Giordano
Casa editrice: Topipittori, 2015
Materiale: pagine di cartoncino resistente
Dimensioni: 19cm x 24cm circa


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Alla fattoria 🚜



Questo libro fa toccare e giocare i più piccolini con alcuni degli animali e delle cose che si possono trovare in una fattoria.

C’è un’intera fattoria, tutta da toccare!

I libri da toccare sono piacevolissimi, soprattutto per delle manine curiose che hanno voglia di imparare.
Ecco che in questo volume i piccoli possono imparare come è diversa la sensazione che si ha accarezzando una gallina piuttosto che un cavallo o del fieno.
Qua e là insieme agli animali sono disegnati dei bambini intenti a guardarli o a giocare con loro. Questo ai piccoli piace, perché si riconoscono in questi piccoli protagonisti e sono ancora più invogliati a scoprire il libro.
I disegni sono teneri e simpatici e sopra ognuno è indicata la parolina che descrive la situazione. Ai più piccoli non serve, è vero, ma magari per qualche fratellino più grande che cerca di imparare a leggere può essere molto interessante.

Di questo libro ci piace:

  • gli inserti di materiale diversi, sempre benvenuti


Titolo: Alla fattoria
Autore: Amélie Graux
Illustrazioni: Amélie Graux
Casa editrice: Il Castello, 2014
Materiale: pagine di cartoncino resistente
Dimensioni: 15cm x 15cm circa


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Il macinino magico 🌊


Ti sei mai chiesto perchè il mare è salato?

Il macinino magico è un racconto che si perde nella notte dei tempi e che per l’occasione noi di fabulinis abbiamo rielaborato per te, così riuscirai a spiegare in modo fantasioso ai tuoi bimbi perché il mare è salato.

Guarda la videofiaba raccontata da Cristina

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del macinino magico:

Il macinino magico 🌊 storia completa


C’erano una volta due fratelli, Enrico che era ricco ma antipatico, e Nicola che era simpatico, ma senza nemmeno un soldo bucato.
Una sera Nicola, aprendo la dispensa della cucina e vedendola ancora vuota, decise di andare dal fratello per chiedergli qualcosa da mangiare.

– Sempre qui a chiedere qualcosa tu…” – disse sbuffando Enrico – tieni, ti do questo bel pezzo di carne, ma che sia l’ultima volta che vieni qui a chiedere qualcosa, la prossima volta sarà meglio che tu vada al diavolo!

Nicola, prese la carne e si avviò verso casa tutto preoccupato, stava facendo buio, e tutto preso dai suoi pensieri non si accorse di aver sbagliato strada.
– Mi sa che questa volta ho fatto proprio arrabbiare Enrico… la prossima volta che non avrò nulla da mangiare farò meglio ad andare direttamente dal diavolo a chiedere qualcosa.

Caso vuole che proprio nei paraggi c’era un vecchietto con la barba lunga e bianca, che mentre si stava riposando dallo spaccar la legna, aveva ascoltato le parole di Nicola.
– Ho sentito le tue parole ragazzo mio, se vuoi ti posso aiutare e vedrai che non sarà necessario andare dal diavolo – disse il vecchietto.

– Veramente tu mi puoi aiutare? – rispose Nicola, e il vecchietto annuì.
– Dammi quel pezzo di carne e io in cambio ti darò un macinino magico.
– E cosa ci faccio con un macinino magico? – disse Nicola dubbioso.

Il vecchietto sorrise, entrò nella sua casetta e tornò con il mano il macinino.
– Guarda, puoi chiedergli tutto quello che vuoi.

Il vecchietto poggiò il macinino a terra e disse – macina della legna! – batté due volte le mani e il macinino iniziò a sputar fuori pezzi di legna a tutt’andare.
– Smetti di macinare! – batté di nuovo le mani e il macinino si fermò.
– Allora lo vuoi? – chiese il vecchietto a Nicola.

Nicola senza farselo dire due volte diede il pezzo di carne al vecchietto e prese in mano il macinino, ma quando rialzò lo sguardo per ringraziarlo, il vecchietto e la sua casetta non c’erano più.
Nicola corse a casa dalla moglie, che vedendolo rincasare col macinino in mano e senza nulla da mangiare lo rimproverò subito.
– Aspetta cara! – disse Nicola – guarda!



Nicola poggiò sulla tavola il macinino e disse battendo le mani.
– Macina una tavola imbandita piena di cibo! – e il macinino partì ad apparecchiare la tavola con ogni ben di dio.

Quando ebbe finito Nicola batté di nuovo le mani e il macinino si fermò.
Sua moglie era sbalordita, e da quella sera non ebbero più fame, anzi iniziarono ad invitare tutti i loro amici a cena preparando delle feste sempre più grandi e meravigliose.

Enrico, il fratello di Nicola, non riusciva a spiegarsi il motivo di tutta quella improvvisa fortuna. Così durante una delle cene di Nicola, Enrico si nascose in cucina per capire come mai Nicola aveva vietato a tutti di entrarci, e lì vide il macinino in azione.

Non appena Nicola uscì dalla cucina, Enrico prese il macinino e scappò via. Ma Enrico era talmente ricco che di quel macinino non sapeva bene che farsene, lo aveva rubato al fratello solo per fargli un dispetto e perché era invidioso del fatto che era diventato quasi più ricco di lui.

Così, per non farsi scoprire come il ladro che aveva rubato il macinino al fratello, Enrico decise di sbarazzarsene.
– Andrò al porto e lo darò a qualche capitano che se porti via con sé per i sette mari, così Nicola non lo troverà mai più e non saprà a chi dare la colpa.

Così Enrico andò al porto e chiamò vicino a sé il capitano di una nave.
Gli spiegò che con quel macinino avrebbe potuto macinare tutto quello che voleva.
– Macina anche il sale? – chiese il capitano.
– Si si, tutto quello che vi serve – rispose Enrico — funziona così…

Enrico batté le mani e disse macina del sale, il macinino cominciò e il capitano vedendo quel prodigio non capì più nulla, strappò dalle mani di Enrico il macinino e scappò via.

Il macinino continuava a produrre sale, e in men che non si dica il capitano riuscì a riempire la sua barca.
– Così non sarò più costretto a navigare per i mari più pericolosi in cerca del sale! – disse il capitano.

Ma il capitano non aveva aspettato di sapere come fermare il macinino, che continuava imperterrito a produrre sale.
Finché ogni angolo della nave fu piena, tanto che il capitano si ritrovava su una montagna di sale.
Il capitano disperato e preoccupato per la nave che stava per affondare, decise a malincuore di buttare il macinino nel mare.

Il macinino andò a posarsi sul fondo, ed è ancora lì che macina sale senza fermarsi mai.
Ecco perché il mare è salato.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com



Matteo e il fratellino dispettoso 😜


Questo breve racconto è un valido aiuto per i genitori se il fratellino più grande ha delle difficoltà con quello più piccolo.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della storia del signor tempo:

Matteo e il fratellino dispettoso 😜


Era un giorno di festa e nel bosco pioveva. Margherita si sentiva un po’ triste perché era sicura che nessun bambino sarebbe passato di lì.
Margherita era un fiore, proprio una margherita, ma era speciale: non aveva i soliti petali bianchi, i suoi erano tutti colorati, ma soprattutto erano magici. Grazie a loro, Margherita poteva sprigionare una polvere magica per attirare l’attenzione dei bambini che incontrava e, parlando con loro, avrebbe potuto rallegrarli se erano tristi. Ma se non ne incontrava nessuno, non poteva farlo, ed era per questo che la pioggia di quel giorno la rattristava.

Ad un tratto però smise di piovere e, come per magia, spuntò un grande e bellissimo arcobaleno.
Dopo poco iniziò a vedere i primi bambini arrivare felici con le biciclette, con il pallone in mano, pronti al divertimento!
Da lontano sentì un bambino piangere, ma non riusciva a capire dove fosse. Curiosando in giro si accorse che il pianto veniva da un bimbo piccolissimo dentro un passeggino. Pensò che questa volta sarebbe stato faticoso ridonargli il sorriso: piangeva disperato!

Si soffermò anche sul bambino un po’ più grande che gli era accanto e vide che anche lui era molto triste. Allora decise di sprigionare la polverina magica e cercare di capire cosa poteva renderli così desolati. In fondo era una giornata bellissima!

Il bambino grande fissava, incantato, lo spettacolo di colori creato da Margherita e rimase senza parole quando si sentì chiamare “Bambino sono qui, abbassa la testa.”
“Ciao mi chiamo Margherita e tu, credo di aver capito, Matteo vero?” “Sì”
“Vuoi giocare un po’ con me?”
Il bimbo, con la faccia un po’ triste ma ora anche meravigliata, le spiegò che non poteva perché il suo fratellino piccolo stava piangendo e lui con la sua famiglia sarebbero dovuti tornare a casa. Margherita prese coraggio e chiese a Matteo il motivo della sua tristezza.

“Il mio fratellino piccolo piange sempre e la mamma deve stare sempre con lui, così non possiamo stare mai insieme”.
“E che vorresti fare?” chiese Margherita curiosa della risposta.
“Venderlo” rispose serio Matteo. Il fiore scoppiò in una grande risata e spiegò a Matteo che i bambini non potevano essere venduti…
“Ma ti prometto che ti aiuterò a volergli bene” disse fiduciosa Margherita.

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Fiori! di Hervé Tullet

Fiori! di Hervé Tullet


Matteo si mise a raccontare delle cose strane che faceva il suo fratellino: le pernacchie nella minestra quando non voleva più mangiare, oppure il bagnetto e l’acqua che finiva ovunque perché a Valerio non piaceva proprio lavarsi e poi di quella volta in cui la mamma gli stava cambiando il pannolino e lui le aveva fatto la pipì addosso. Margherita si accorse subito che mentre Matteo raccontava queste storie bizzarre rideva e allora gli disse “Io lo trovo divertente tutto questo, tu no?”

Matteo disse “Lui è un bambino simpatico mi fa ridere, ma la mamma, il papà e anche la nonna che prima giocavano sempre con me ora… ecco ora se la mamma mi sta raccontando una fiaba e Valerio inizia a piangere lei deve scappare da lui ed io rimango solo”. Margherita colpita da quelle parole suggerì a Matteo di chiudere gli occhi per un solo istante e di provare a pensare a come sarebbe stato se non ci fosse stato il suo fratellino. E poi di pensare a tutte le cose che potevano fare insieme quando Valerio sarebbe diventato un po’ più grande.

“Potrebbe essere bello giocare insieme a lui e fare castelli di sabbia al mare. Lui mi fa divertire molto. Io gli voglio bene. Però nessuno ha più tempo per me.” Disse Matteo un po’ preoccupato.
Margherita guardò il bimbo e gli disse: “La prossima volta che succede che Valerio piange e la mamma corre da lui ricordati di ciò che ti ho detto: voi da grandi sarete due fratelli fantastici e vi divertirete tantissimo. Poi mentre Valerio dorme tu cerca di stare con la mamma, o di giocare con papà, vedrai anche loro saranno felicissimi. La mamma e il papà hanno tempo per tutti e due bisogna solo organizzarsi, sono sicura che anche tu manchi a loro”

Così il bimbo prese i suoi giochi e corse verso casa felice, in fin dei conti aveva ragione Margherita: Valerio sarebbe diventato un fantastico compagno di marachelle.
Margherita guardò Matteo allontanarsi: era molto contenta di aver reso felice un altro bambino e non vedeva l’ora di aiutarne tanti altri!

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia di cuore l’amica Ilaria Pasquali per aver condiviso qui la sua fiaba.


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Inventario illustrato dei fiori

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Lola e Margherita 🌼


Lola è triste ma Margherita sa come fare a farla tornare felice!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia


Lola e Margherita 🌼

C’era un sole meraviglioso e caldo quella mattina, si sentivano voci di bambini e mamme allegre. Margherita uscì nel bosco.
Dovete sapere che Margherita era un fiore speciale. Non era una una normale margherita con i petali bianchi, i suoi petali erano tutti colorati ed erano magici. La sua mamma le aveva infatti appena confidato che dai suoi petali Margherita poteva sprigionare una polvere magica per attirare l’attenzione dei bambini che incontrava e, parlando con loro, avrebbe potuto rallegrarli se erano tristi. Margherita non vedeva l’ora di provare!

C’era tranquillità nell’aria, una tranquillità che contagiò anche Margherita fino a che, però, vide una bimba un po’ triste che camminava. Aveva una bella maglia verde, pantaloni rosa, uno zaino tutto colorato e un paio d’occhiali verdi proprio come la sua maglietta. Margherita continuando ad osservarla pensò, tra sé e sé, che magari quella bambina così carina era un po’ triste perchè non aveva molta voglia di andare a scuola. Così decise che avrebbe aspettato prima di parlare con lei.

Passarono un po’ di giorni ed ecco che si ritrovò la stessa bimba davanti agli occhi ed era ancora triste.
Margherita pensò alle parole che le aveva detto la sua mamma e decise di far uscire la polverina magica. Incrociò subito lo sguardo della bimba. Lei incuriosita cercò di capire da dove venissero tutti quei puntini luminosi. Si guardò intorno e vide questo fiore bellissimo, tutto colorato, un po’ come i suoi vestiti. Decise di avvicinarsi per toccarlo e così “MAGIA!” il fiore iniziò a parlare.”Buongiorno bambina io mi chiamo Margherita e tu?”

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Fiori! di Hervé Tullet

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“Ciao io sono Lola” rispose la bambina che non credeva ai suoi occhi
“Si lo so i fiori non parlano! Posso farti una domanda? Perchè la mattina vai a scuola sempre triste?”
“Odio i miei occhiali! Le altre bambine sono così belle senza!” Margherita si avvicinò a Lola e l’abbracciò forte, poi disse “Secondo me i tuoi occhiali sono molto belli! Me li presti?”

Lola era un po’ preoccupata, la mamma le diceva sempre che non erano un giocattolo.
“Dai prestameli solo per un pochino , voglio vedere come ci si vede!” disse Margherita.
A quel punto la bambina glieli porse e Margherita se li infilò. In quello stesso istante Lola iniziò a sentirsi strana: tutto ciò che la circondava era diventato appannato, i colori erano sbiaditi e, nonostante fosse tanto vicino a lei, non riusciva a vedere bene neanche Margherita.
La piccola scoppiò a piangere.

“Non posso stare senza i miei occhiali, non riuscirei nemmeno a giocare, a correre, restituiscimeli subito per favore” implorò Lola singhiozzando.
Margherita le restituì gli occhiali e cercò di spiegarle che c’erano dei bambini, proprio come lei, che avevano bisogno di quelle due piccole lenti per vedere meglio. “Non devi sentirti diversa o più brutta! Sei bellissima comunque!”

Lola asciugò le lacrime e riprese i suoi occhiali, se li mise e tutto tornò chiaro, bello com’era sempre. “Ora possiamo anche giocare: riesco a vedere anche te!” Tutte e due scoppiarono in una grande risata e trascorsero insieme tutto il pomeriggio, giocando e divertendosi.

Lola, da quel giorno capì, grazie a Margherita, che i suoi occhiali non la rendevano diversa, anzi! Grazie a loro, lei riusciva a fare tutto quello che facevano le altre bambine! Finalmente non era più triste!
La nostra Margherita era contentissima di aver aiutato Lola grazie alla sua magia e si incamminò in cerca di qualche altro bambino da rendere felice.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia di cuore l’amica Ilaria Pasquali per aver condiviso qui la sua fiaba.


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Bomarzo e il parco dei mostri 👹


il parco dei mostri
Fonte: civitavecchia.portmobility.it


Questo viaggio inizia con delle parole misteriose:

“Sol per sfogare il core”

Qualcuno di voi si è trovato di fronte a questa iscrizione? Sì? Allora avrete capito che il nostro viaggiare ci porta oggi nel Lazio, a Bomarzo. Siamo nel nord della regione, quasi al confine con l’Umbria.
Bomarzo è un piccolo centro di circa 2000 abitanti, ricchissimo di bellezze architettoniche, archeologiche e naturalistiche, un vero gioiello. Il borgo è dominato dal Palazzo Orsini, uno dei cognomi più importanti nella Roma del Rinascimento. Ma, quelli di voi che l’iscrizione non la conoscono, immagino si staranno chiedendo: “Perché ci porti a Bomarzo?”

Il “Sacro Bosco” pieno di sorprese…

statua pegaso bomarzoPerché Bomarzo è conosciuta soprattutto per un parco in grado di affascinare e coinvolgere piccoli e grandi. Un parco dove la fantasia e l’immaginazione vincono su tutto. Un parco che è riuscito ad affascinare persino artisti come Salvador Dalì, il quale disse che si tratta di un’invenzione storica unica. E se lo disse un artista dotato di un’immaginazione fuori dal comune, chissà come sarà questo parco italiano.

Curiosi? E allora ecco di cosa stiamo parlando, del “Sacro Bosco di Bomarzo”, conosciuto anche come “Villa delle Meraviglie di Bomarzo”, ma decisamente noto come “Parco dei Mostri di Bomarzo”!

Parco dei Mostri?

Sì, avete capito bene. E’ un immenso giardino che accoglie un’infinità di statue in pietra bizzarre ed enigmatiche. Alcune di queste statue sono gigantesche e raffigurano personaggi deformi, draghi e titani che lottano. Altre raffigurano serpenti e leoni con tre teste. Altre orche con la bocca spalancata che mostrano i denti, elefanti, eroi, divinità.

Incredibile, vero?

A crearlo fu il Duca Vicino Orsini. Ci vollero trent’anni per completarlo e sembra che il Duca stesso abbia scolpito alcune statue, con l’aiuto di un allievo di Michelangelo!
Il principe Domenico Napoleone Orsini, discendente della celeberrima famiglia aristocratica, parlando della creazione del suo antenato Vicino Orsini, dice queste parole: “Questo parco realizzato nel Cinquecento, unico al mondo, è un’opera geniale, immortale, degna quasi dell’ingegno di Leonardo da Vinci”.

E’ un’opera geniale che si snoda su molte tappe, tutte “fiabesche” (ed ecco perché a noi di fabulinis piace così tanto…), tutte tra mito e fantasy.
Ma, siete curiosi come me? Vi va di accompagnarmi a fare un giretto nel Parco dei Mostri?
Allora entriamo insieme…

A spasso tra statue con la bocca aperta…

bocca dell'orco bomarzo
Foto di Gabriele Papalini

Ed ecco che subito veniamo accolti da due donne con il corpo di leone, le mitologiche Sfingi. Sono a guardia del Parco e spetta a loro darci il benvenuto con l’iscrizione “Voi che entrate qui, considerate ciò che vedete e poi ditemi se tante meraviglie sono fatte per l’inganno o per l’arte”.
Ci allontaniamo poco dal percorso principale, ed ecco che appare il primo mostro, Proteo. Una gigantesca maschera con la bocca spalancata.
E’ uno dei simboli del Parco, insieme all’Orco, che è probabilmente la scultura più conosciuta di tutte. Si tratta ancora di una maschera con la bocca spalancata, ma sapete una cosa? La bocca, che è scavata nel tufo, è una grande stanza. All’interno, dopo aver sceso qualche gradino, si possono trovare un tavolo e delle panche, per una breve sosta.
Ed è un vero divertimento, i bambini ne vanno matti.
Perché? Perché questa “bocca” ha una forma particolare, in grado di amplificare i suoni, cambiarli e creare così un effetto che diventa anche spaventoso… perfetto per la voce di un Orco! Continuiamo il giro?


E’ un luogo fantastico, non trovate? Facciamolo conoscere a tutti, magari condividendolo sul nostro social preferito,
basta cliccare qui sotto!

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…ma non solo: case storte, animali e divinità antiche

casa pendente bomarzoCos’è quella? Per vederla diritta dobbiamo inclinare la testa! Ma è una piccola casa! Certo che la fantasia non conosce davvero confini…è una piccola casa pendente! E’ stata costruita apposta così, su un masso inclinato. Entriamo? Attraversiamo un piccolo ponte e… è ancora tutto pendente, ma in senso opposto rispetto all’esterno: che confusione!
E’ tutto storto, si perde quasi l’equilibrio! Ma chissà i bambini come si divertono, una casa fatta in questo modo poteva esistere solo in questo magico parco!

E solo qui possiamo incontrare la statua gigante di una tartaruga che a sua volta porta sul guscio la statua della Dea della Vittoria. Oppure un’enorme statua del Dio Nettuno, che, adagiato nell’acqua, tiene tra le braccia un delfino. Solo in questo Parco della fantasia si possono vedere una gigantesca balena che “emerge dalla terra” e un enorme elefante che solleva con la proboscide un soldato. E ancora una lunga serie di sculture di pigne e di ghiande, mescolate ad un anfiteatro ed alla gigantesca statua di Ercole, conosciuta come “il Colosso”.

Continuando a vagabondare tra i sentieri possiamo anche giungere su una piccola altura e trovare un tempietto classico.

Vi ricordate che all’inizio ho parlato di Vicino Orsini? Fu sempre lui a volere la costruzione del tempietto e lo dedicò alla moglie, la bellissima Giulia Farnese. Si dice che lui fosse invece molto brutto, addirittura deforme, ma dotato di una mente molto acuta. Chissà, forse voleva che questo Parco fosse come lui, geniale ma mostruoso al tempo stesso.

Quando morì, nel 1585, il Parco non interessò più nessuno e cadde in totale abbandono. Fortunatamente, nella seconda metà del Novecento, Giancarlo e Tina Bettini se ne innamorarono e decisero di restaurarlo.
E’ grazie a loro (i loro nomi vengono ricordati nel tempietto) se oggi possiamo lasciarci ancora incantare da questo mondo fantastico, da questo “regno di sogno” popolato da costruzioni strane, grandi statue, iscrizioni, indovinelli…

Ogni passo porta a qualcosa di sorprendente.

Vi ricordate l’iscrizione con cui è iniziato questo viaggio a Bomarzo? Esatto, quella che dice “Sol per sfogare il core”. Vicino Orsini ci chiede di perderci in questo “giardino magico” e di lasciarci guidare dalla nostra fantasia e da tutto ciò che le maschere, i draghi, le sirene, le divinità antiche ci vogliono raccontare e mostrare.

tartaruga bomarzoPer aggiungere magia alla magia, sapete che alcuni discendenti del Duca sostengono che fosse un esperto alchimista? E che, in realtà, il Parco dei Mostri potrebbe essere considerato un trattato di alchimia, unico nel suo genere perché scritto nella pietra delle statue.
Tutte queste incredibili statue sarebbero, in realtà, i capitoli di un libro. I soggetti non sarebbero stati scelti a caso, “sol per sfogare il core”, ma ognuno di essi potrebbe avere un preciso significato. E così anche il posto che occupano nel Parco non sarebbe assolutamente casuale.

Aggiungiamo ancora un pochino di magia? Dovete sapere che alcuni studiosi di Alchimia sostengono che celeberrimi alchimisti, come Cagliostro, fossero immortali e forse anche il Duca Vicino Orsini lo era.

E, forse, superando i secoli, continua a venire di nascosto a visitare il suo parco.

p.s. Se vuoi sapere esattamente dov’è, ecco la mappa:


fabulinis ha pubblicato “Ancora una: Perché fiabe e racconti felici non bastano mai”, la raccolta delle sue favole originali illustrate. Se vuoi leggere tutti i racconti contenuti nell’e-book lo puoi acquistare, prendendolo su amazon attraverso questo link

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