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Dalla frenesia al relax: come le fiabe della buonanotte possono ridurre il caos 💥

Dalla frenesia al relax: come le fiabe della buonanotte possono ridurre il caos 💥 approfondimento

Posso chiederti una cosa? Com’è, la tua sera con i bambini, quella parentesi caotica tra la cena e il silenzio della notte?

La nostra ha una sua realtà (penso non molto diversa dalla tua), fatta di zaini ancora aperti sul pavimento, di Romeo che non riesce a smettere di saltare da una parte all’altra della casa e di Lara che puntualmente si inventa qualunque tipo di attività (anche la più assurda) pur di non andare a dormire.

È quella forse la parte più difficile della giornata.
Non per i bambini, ma per me.

Perché guardo i miei figli e capisco che sono ancora immersi nella frenesia delle ore precedenti, come se qualcuno avesse alzato il volume dello stereo al massimo e non riuscissero più a trovare il tasto per abbassarlo.

Almeno, io non lo trovavo.
Poi ho capito che il tasto esisteva. E che aveva la forma di una voce che racconta.

Tutto il rumore del giorno

Ci vuole poco a capire quanta energia e stress il giorno accumuli.

Per Romeo, che ha undici anni, deve comprimere la sua energia in otto ore di scuola, poi l’allenamento, poi i compiti, poi la cena, poi finalmente il momento in cui ti aspetti che semplicemente si spenga e stramazzi al suolo pronto per essere messo nel lettino.

E invece no, il cervello di un bambino non funziona così.
È ancora acceso, ancora in elaborazione, ancora a girare intorno a tutto quello che ha vissuto durante la giornata.

Eppure, ogni volta che in casa si inizia a raccontare qualcosa, tutta quest’energia che vaga nell’aria di casa viene rapita ed assorbita dal racconto.

Romeo si ferma, Lara si avvicina, il volume dell’energia si abbassa e in casa si inizia a respirare un po’ di tranquillità.

La fiaba è un punto di partenza

C’è qualcosa di potente, quasi alchemico, nel momento in cui una storia comincia.
Quando ascolti una storia insieme al tuo bambino, il cervello cambia modalità, si concentra sul filo del racconto e smette di rispondere agli stimoli esterni processandoli con meno urgenza.

Comincia invece a seguire, a immaginare, a lasciarsi portare. È una forma di abbandono volontario al momento presente, e i bambini vi si gettano dentro con una naturalezza che ci fa capire quanto ne abbiano bisogno loro, ma anche noi adulti.

La fiaba serale non è solo un modo per addormentare i bambini, è un punto di arrivo e partenza che separa simbolicamente il giorno (con tutta la sua rumorosità) dalla notte.

E il bambino che arriva a quel punto, lascia indietro la lista delle cose non finite e la stanchezza accumulata, per partire verso un nuovo stato di tranquillità dove la stanchezza si trasforma e riesce a diventare tranquillità.

E questo vale per il tuo bambino esattamente come vale per i miei.
La voce che racconta crea uno spazio protetto, un posto lontano e sospeso nel tempo dove il peso della giornata appena passata si può accantonare e mettere da parte.

E funziona anche se si decide di ascoltare le audiofiabe.

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Quello che la storia fa, mentre il bambino ascolta

Devi sapere una cosa: ascoltare una storia non è un atto passivo. Non per un bambino, almeno.

Mentre la storia scorre, il suo sistema nervoso sta lavorando in silenzio rielaborando la giornata, trovando nelle avventure del protagonista un’eco di quello che ha vissuto, sciogliendo le tensioni dentro la trama che viene raccontata.

La fiaba serale offre al tuo bambino qualcosa che il giorno non gli aveva dato il tempo di avere: spazio interiore.

Uno spazio in cui non deve rispondere, performare, essere all’altezza di niente. Deve solo rimanere in ascolto.

E in quello spazio, quasi senza accorgersene, il corpo si rilassa e la mente smette di correre.
Il cervello del tuo bambino, dopo quindici minuti di fiabe, è un cervello che ha imparato a rallentare da solo.

E questo è un regalo che si accumula: come il tuo bambino ha imparato a camminare un passo dopo l’altro, impara anche a trovare la quiete dentro di sé un racconto dopo l’altro.

Come avviene per molti genitori, potrebbe sembrarti un dettaglio, ma costruire ogni sera una piccola routine di calma, col tempo diventa una risorsa interna importante, qualcosa che il bambino porterà con sé anche quando non ci sarai tu a raccontare.

Il sonno non si programma

Sono ormai certo che è il rituale, più che la storia in sé, a fare la differenza.

Il fatto che ogni sera, più o meno alla stessa ora, qualcuno si siede e racconta una storia, fa in modo che il giorno abbia una fine riconoscibile, scandita dalla voce, e che quella fine porta sempre verso qualcosa di sicuro e a lieto fine come le fiabe di fabulinis.

Ed ecco quello che ho imparato: il sonno sereno non si ottimizza, non si programma.

Si guadagna ogni sera, una storia alla volta, con la pazienza di chi sa che rallentare è un atto di cura e gentilezza incredibile nei confronti dei bambini.

Per i nostri figli, certo.
Ma anche, e forse soprattutto, per noi genitori.

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