Il piccolo principe 💫
Il piccolo principe non è un racconto, ma una poesia che insegna soprattutto una cosa: l’essenziale è invisibile agli occhi.

Il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry tocca le emozioni più profonde che tutti noi portiamo dentro, fa riflettere sul significato dell’amore, dell’amicizia e della vita.
Il piccolo principe è un viaggio dentro ciascuno di noi, e proprio per questo è diventato un classico della letteratura mondiale, per grandi e piccini.
Qui su fabulinis abbiamo creato la nostra versione del racconto, cercando di interpretare al meglio lo spirito della storia, siamo sicuri che vi piacerà!
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Il piccolo principe 💫“!
Il piccolo principe 💫
Indice dei capitoli
Il Piccolo Principe 💫 CAPITOLO 1
Ho pensato molto alle avventure della jungla e, a mia volta, sono riuscito con una matita colorata a fare il mio primo disegno e mostravo il mio capolavoro ai grandi.
Ma loro, invece di un serpente boa che digeriva un elefante, vedevano qualcosa di simile a un cappello da uomo.
Poi ho disegnato l’interno del serpente boa, in modo che gli adulti potessero capirlo, ma loro mi consigliavano di lasciar stare i disegni di serpenti boa e di concentrarmi invece su geografia, storia, aritmetica e grammatica.
È così che ho rinunciato, all’età di sei anni, a una magnifica carriera nella pittura.
Ero stato scoraggiato dal fallimento del mio primo e secondo disegno.
I grandi non capiscono mai niente da soli, e per i bambini è stancante dare sempre spiegazioni.
Così ho imparato a pilotare gli aerei. Ho volato in tutto il mondo. E la geografia, è vero, mi è stata molto utile.
Ho conosciuto molte persone nella mia vita. Ho vissuto molto con gli adulti, li ho visti molto da vicino, e non ho per niente migliorato la mia opinione.
Così ho vissuto da solo, senza nessuno con cui parlare veramente, fino a quando ebbi un incidente nel deserto del Sahara, sei anni fa. Qualcosa si era rotto nel motore del mio aereo e, poiché ero solo nel deserto, provai a ripararlo.
Era questione di vita o di morte, perché avevo a malapena acqua da bere per circa una settimana.
La prima sera mi addormentai sulla sabbia, a mille miglia da qualsiasi terra abitata, e quindi potete immaginare la mia sorpresa quando, all’alba, una vocina buffa mi ha svegliato dicendo:
– Per favore… mi disegni una pecora?
– Eh!?
– Disegnami una pecora…
Balzai in piedi come se fossi stato colpito da un fulmine, mi strofinai gli occhi, guardai bene e vidi un ometto piuttosto strano che mi guardava con aria seria.
Lo guardavo con gli occhi sbarrati per lo stupore: quel piccoletto sembrava un bambino, e non mi sembrava né perso, né morto di fatica, di fame, di sete o di paura.
Non assomigliava per niente a un bambino perso in mezzo al deserto.
Quando finalmente riuscii a parlare, gli chiesi:
– Ma che ci fai qui?
Ma lui ignorando la mia domanda, mi ripetè molto seriamente:
– Ti prego… disegnami una pecora…
Non osai disobbedire, premettendo però che non sapevo disegnare. Ma a lui non importava, voleva solo che disegnassi una pecora.
Quando finii, lui la guardò attentamente e disse che non voleva una pecora malata.
In effetti il disegno non era il massimo, così ne feci un’altro, ma mi rispose sorridendo che quella non era una pecora ma un montone perché aveva le corna.
Feci un altro disegno, rifiutato anch’esso perché la pecora era troppo vecchia.
Iniziai però a perdere la pazienza, volevo riparare il motore del mio aereo, e quindi scarabocchiai al volo una scatola con dei buchi:
– Questa è una cassetta, la tua pecora è lì dentro.
Rimasi piuttosto sorpreso nel vedere il suo viso illuminarsi:
– È esattamente come la volevo! Pensi che questa pecora abbia bisogno di molta erba?
– Perché? – chiesi io.
– Perché dove vivo io è tutto molto piccolo…
– Basta sicuramente, ti ho dato una piccola pecorella.
E fu così che conobbi il piccolo principe.
Mi ci è voluto molto tempo per capire da dove venisse.
Il piccolo principe mi fece molte domande, e sembrava non sentire per nulla le mie.
Quando vide il mio aereo mi chiese:
– Cos’è quella cosa?
– Quella cosa vola. È un aeroplano. È il mio aereo.
Ero orgoglioso di fargli sapere che volavo, poi esclamò:
– Ma sei caduto dal cielo!?
– Sì – risposi modestamente.
– Ah! È divertente… – e scoppiò in una grossa risata che mi irritò molto, poi aggiunse:
– Allora anche tu vieni dal cielo! Da che pianeta vieni?
Intravidi una luce nel mistero della sua presenza, e chiesi bruscamente:
– Quindi tu vieni da un altro pianeta?
Non mi rispose. Scosse dolcemente la testa guardando il mio aereo e sprofondò in una lunga meditazione. Poi, tirò fuori dalla tasca i disegni delle mie pecore, e contemplò il suo tesoro.
Cercai di saperne di più:
– Da dove vieni, ometto mio? Dov’è casa tua? Dove vuoi portare le mie pecore?
Mi rispose dopo un silenzio meditativo:
– La scatola che mi hai dato, di notte, farà da casa alla pecora.
– Certo, se vuoi disegno anche una corda per legarla durante la giornata.
La proposta sembrò stupire il piccolo principe:
– Legarla? Che idea divertente!
– Ma se non la leghi, andrà ovunque, e si perderà…
E il mio amico scoppiò di nuovo a ridere:
– Dove vuoi che vada!?
– Ovunque riuscirà a camminare…
Allora il piccolo principe osservò seriamente:
– Non importa, da me è tutto molto piccolo! – e, con un po’ di malinconia, aggiunse:
– Non si può andare molto lontano…
Avevo così capito una seconda cosa molto importante: il suo pianeta d’origine era appena più grande di una casa!
Ho seri motivi per credere che il pianeta da cui proveniva il piccolo principe fosse l’asteroide B 612.
Questo asteroide fu visto una sola volta attraverso un telescopio, nel 1909, da un astronomo turco.
Fece una grande dimostrazione della sua scoperta in un Congresso Astronomico Internazionale, ma nessuno gli credette per via del suo abbigliamento alla turca, bizzarro per gli occidentali.
Gli adulti sono così.
L’astronomo ripeté la sua dimostrazione nel 1920, vestito con un abito occidentale molto elegante. E questa volta tutti gli credettero.
Agli adulti piacciono i numeri.
Non ti chiedono mai l’essenziale, non ti chiedono mai “Come suona la tua voce?”, oppure “Quali sono i giochi che ti piacciono di più?” o anche “Collezioni farfalle?”…
No, ti chiedono “Quanti anni hai?”, “Quanti fratelli hai?”, “Quanto pesi?”… Solo così pensano di conoscerti.
Se ai grandi dici: “Ho visto una bella casa di mattoni rosa, con i gerani alle finestre e le colombe sul tetto…” non possono immaginare questa casa. Devi dire loro: “Ho visto una casa che vale centomila euro”.
Solo allora esclamano: “Che bella!”
Quindi, se dici loro: “La prova che il piccolo principe è esistito è, che era adorabile e che voleva una pecora, e quando vuoi una pecora è la prova che esisti”, ti guarderanno alzando le spalle e ti chiameranno “bambino”!
Ma se dici loro: “Il pianeta da cui è venuto è l’asteroide B 612”, allora saranno convinti e ti lasceranno in pace con le loro domande.
Sono fatti così. Non devi arrabbiarti. I bambini devono essere molto indulgenti con gli adulti.
… continua nel CAPITOLO 2
Note al piccolo principe
La versione del piccolo principe che avete appena letto non è una rielaborazione di una fiaba o racconto classico come di solito facciamo, ma una vera e propria traduzione/riduzione dall’originale francese.
Il piccolo principe in realtà e un’unica lunga, magnifica e immensa poesia, che se fosse stata riassunta in forma di racconto avrebbe perso tutto il significato e la magia che contiene.
Non si può arrivare alla frase “l’essenziale è invisibile agli occhi” senza aver raccontato e descritto tutti i passaggi che sono serviti al piccolo principe per arrivare fin lì…
Il piccolo principe è un’opera abbastanza inscindibile dai dolci acquarelli dello stesso Saint-Exupery, molte parti del racconto originale fanno direttamente riferimento ai disegni che bisogna guardare e “inserire” all’interno della storia. Non potendo inserirli su fabulinis, è qui che abbiamo deciso di rimaneggiare più “pesantemente” il piccolo principe, descrivendo dove possibile i disegni in modo che entrassero a far parte del racconto, facendo in modo di poterli immaginare anche senza poterli vedere.
Speriamo che questo adattamento vi sia piaciuto!
😊
Lily e la macchia 🦄 I racconti della ruggine 1
Quale oscura magia sta rendendo opaco il magico Lago degli Specchi?

Nel regno di Arcromia, dove il cielo si specchia nell’acqua come in un sogno, qualcosa sta per spezzare questo magico incanto.
Un unicorno dal manto nero e dal cui corno escono scintille color ruggine compare all’improvviso sulle rive del lago.
Lily ed Hera corrono per capire cosa sta succedendo, ma poi una scintilla colpisce Lily, e lei scopre che qualcosa non è andato per il verso giusto…
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Lily e la macchia 🦄 I racconti della ruggine 1“!
“Lily e la macchia 🦄 I racconti della ruggine 1“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Lily e la macchia 🦄 I racconti della ruggine 1
Era famoso perché era uno di quei posti che sembravano esistere solo nei sogni. L’acqua era così ferma, così trasparente, che non si capiva dove finisse il cielo e dove cominciasse il lago.
Lily ci andava per godersi la pace e il silenzio.
Hera invece ci andava perché ci veniva Lily, che era la sua migliore amica.
Quel pomeriggio erano lì da almeno un’ora, quando Hera vide qualcosa di strano.
– Lily, guarda là! – disse Hera con un tono di voce insolito.
Lily socchiuse gli occhi e si girò nella direzione indicata.
Dall’altra parte del lago c’era un unicorno che non avevano mai visto, il suo manto era di un nero spento, opaco come il carbone.
Si muoveva a scatti: tre passi avanti, uno indietro, sembrava quasi stesse litigando con qualcosa di invisibile.
Dal suo corno scaturivano scintille, ma non oro o argento come al solito, queste erano color ruggine, arancioni e scure come ferro vecchio e, dove cadevano, l’erba diventava grigia e secca.
– Andiamo a vedere! – disse Hera.
– Aspetta. Non sappiamo nemmeno chi è – rispose Lily titubante.
– C’è qualcosa che non va – rispose Hera scattando in piedi e iniziando a correre.
Lily la seguì senza aggiungere altro.
Lily ed Hera si avvicinavarono all’unicorno nero, che si voltò di scatto verso di loro.
Per un istante rimase immobile, aveva gli occhi color ambra bruciata e l’espressione di chi viene colto in flagrante a fare qualcosa di imbarazzante e non sa cosa fare.
Poi l’unicorno nero scappò, inciampò su una radice e si girò a guardarle sperando forse di non essere stato visto e sparì tra gli alberi.
Lily guardò per terra, nel punto in cui fino ad un attimo prima si trovava quello strano unicorno. L’erba intorno ai suoi zoccoli era grigia e si sgretolava, mentre il lago, proprio in quel tratto, aveva perso la sua famosa limpidezza e l’acqua era diventata opaca, quasi torbida.
E la macchia opaca si stava espandendo.
Dove arrivava, i pesci sparivano sotto la superficie, i fiori di loto si chiudevano e il riflesso del cielo scompariva, sostituito da un grigio piatto e scuro.
– Lo inseguiamo? – chiese Hera pronta a correre.
– Aspetta, guarda il lago – le rispose Lily preoccupata.
Hera guardò e corrucciò la fronte.
– La macchia si sta allargando – continuò Lily.
– Dobbiamo trovare quell’unicorno nero e chiedergli cos’ha fatto! – esclamò Hera ormai partita al galoppo.
Seguire le tracce di quell’unicorno non fu difficile perché, ovunque era passato, l’erba era secca e grigia.
– Sta girando in cerchio – disse Hera con tono incredulo.
– Sì – aggiunse Lily – non sa dove andare.
Lo trovarono in una piccola radura, non lontano da dove era sparito. Era fermo davanti ad uno stagnetto a fissare la propria immagine nell’acqua.
Aveva un’espressione che Lily riconobbe subito: quella di chi non gradisce quello che vede.
Quando l’unicorno sentì i loro passi avvicinarsi, si irrigidì.
– Non scappare – disse Hera – ti chiedo solo di ascoltarmi.
L’unicorno nero rimase immobile, le scintille rugginose continuavano a cadere dal suo corno.
– Il lago sta diventando opaco – disse Hera – e tu sei l’unico che può fermarlo.
– Non l’ho fatto apposta e non so come l’ho rovinato – disse l’unicorno, con voce bassa – come potrei sistemarlo?
– Non lo so – disse Hera – ma se la magia che esce dal tuo corno lo ha rovinato, forse la stessa magia potrebbe sistemarlo.
– Come ti chiami? – aggiunse Lily.
– Ash – disse alla fine.
– Ash – ripeté Lily – come mai il tuo corno fa quelle strane scintille?
– Non lo so… – rispose – ero venuto al lago perché volevo solo specchiarmi, per vedere se ero come gli altri…
– Vieni con noi, aiutaci – disse Lily dolcemente, e Ash le seguì.
Tornarono al lago, la macchia opaca lo aveva ormai coperto per metà.
Ash si fermò sul bordo con le zampe rigide e le scintille che crepitavano dal suo corno.
– Non so come si fa – disse con voce tremante.
– Neanch’io – disse Lily – ma tu sei venuto qui perché volevi specchiarti giusto? Allora prova a guardare la tua immagine nell’acqua.
– Non c’è niente da vedere, l’acqua è grigia – rispose seccato Ash.
– Guarda lo stesso – continuò Hera.
Ash abbassò lentamente la testa verso l’acqua opaca. Per un lungo momento non successe niente, le scintille rugginose continuarono a cadere facendo cerchi concentrici.
Poi accadde una cosa strana.
Una delle scintille cadde nell’acqua, e invece di diffondere altra opacità, luccicò, e nel punto dove era caduta si formò un cerchio d’acqua limpido e chiaro che si allargò all’interno nella macchia grigia.
– Ce l’hai fatta! – Gridò Lily emozionata.
Ash alzò la testa di scatto e, nel farlo, una scintilla del suo corno colpì Lily vicino agli occhi.
Lily per la sorpresa fece un salto all’indietro.
– Ahi! – disse con un piccolo gridolino.
– Cos’hai fatto!? – esclamò Hera preoccupata per l’amica.
Ash, spaventato per quello che era appena successo fece un passo indietro, dicendo qualcosa tra sè e sè:
– Io non… io non… – poi si voltò e scappò via veloce di nuovo tra gli alberi del bosco.
– Ma cosa… – disse Hera stupita nel vederlo scappare, poi si voltò verso Lily – tutto bene?
– Si, si, tutto bene, mi sono solo un po’ spaventata, quella scintilla non mi ha fatto nulla e, se è come quella che è caduta nel lago, non mi dovevo preoccupare. Guarda!
Il Lago stava piano piano ritornando limpido e Lily ed Hera iniziarono a fare salti di gioia.
– Forse non avresti dovuto sgridarlo in quel modo – disse Lily ad Hera.
– Mi spiace, mi è uscito d’istinto… mi sa che l’ho spaventato… – le rispose.
Le due amiche tornarono a casa felici. Lungo il sentiero Lily vide un piccolo specchio d’acqua e senza pensarci si guardò: aveva un bel manto bianco, la criniera rosa e il corno bello affusolato.
Stava già per voltarsi quando, alla base del corno, vide una sfumatura che non c’era mai stata, piccola, quasi invisibile.
Era di color ruggine.
Lily sbatté le palpebre e quando riaprì gli occhi, non c’era più niente.
Rimase ferma ancora un momento, a guardarsi riflessa nell’acqua, poi seguì Hera, che l’aspettava sorridente qualche passo più avanti. Non riusciva a smettere di pensare ad Ash e al suo corno dalla magia rugginosa.
Morale:
Chi porta dentro di sé qualcosa di negativo non necessariamente è cattivo, forse è semplicemente spaventato.
La saga continua ne “Il ritardo di Pearl 🦄 I racconti della ruggine 2”
⚜️ Fine della fiaba ⚜️
Il ritardo di Pearl 🦄 I racconti della ruggine 2
Perché Pearl scompare proprio alla vigilia del Galà della Luna?

Cosa accadrebbe se la tua più grande paura diventasse visibile a tutti? E se a salvarti non fosse una pozione, ma due amiche disposte ad accettarti per come sei?
Pearl ha due scelte: nascondersi sotto un salice piangente o fidarsi di Lily ed Hera. Perché ad Arcromia c’è un’epidemia silenziosa, e la vera magia non è nel manto perfetto… ma nel coraggio di mostrarsi per quello che si è.
Perché certe amicizie non chiedono il permesso, arrivano, ti aiutano davvero, e ti danno il coraggio di affrontare il mondo!
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Il ritardo di Pearl 🦄 I racconti della ruggine 2“!
“Il ritardo di Pearl 🦄 I racconti della ruggine 2“
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L’audiofiaba te la racconto io!
Il ritardo di Pearl 🦄 I racconti della ruggine 2
Era una di quelle cose che tutti sapevano, come sapevano che il sole tramontava a ovest e che il Lago dello Specchio era il posto più bello di tutta Arcromia. Pearl arrivava sempre prima degli altri, sempre con la criniera perfetta e gli zoccoli tirati a lucido.
Il Grande Galà della Luna era l’appuntamento più importante di tutto l’anno, si facevano mesi di prove, settimane di preparazione, e Pearl aveva detto a tutti che sarebbe stata la stella della serata.
Quindi, quando non la videro arrivare, si preoccuparono immediatamente.
– Deve esserle successo qualcosa – disse Lily
– O ha trovato un posto migliore dove andare – rispose Hera con un sorrisetto.
Lily la guardò male.
– Era solo una battuta… su andiamo a cercarla! – disse Hera.
La trovarono nascosta sotto i rami di un salice piangente, rannicchiata e immobile come se sperasse di non essere vista.
– Pearl… – disse Lily sottovoce.
Pearl alzò la testa, aveva gli occhi rossi e la criniera disfatta, che era una cosa così rara da sembrare quasi impossibile. Ma non era quello che fece trasalire Lily.
Era il suo manto.
Il manto di Pearl era sempre stato come il suo nome: perlato, cangiante di una luce morbida che sembrava magica.
Adesso invece aveva delle piccole macchie rugginose distribuite sul fianco sinistro.
– Non voglio che mi vediate! – piagnucolò Pearl.
Lily ed Hera rimasero in silenzio per un attimo, poi Lily si sedette vicino a lei e le disse dolcemente:
– Raccontaci cosa ti è successo, non deve essere facile per te ritrovarti con quelle macchie sul corpo.
Pearl allora raccontò tutto: tre giorni prima era andata al Lago dello Specchio nel tardo pomeriggio.
Sul sentiero che costeggiava il lago aveva visto uno strano arbusto, era di color ruggine ed emanava strani bagliori e riflessi arancione scuro.
Si ricordava di essergli passata troppo vicino, tanto vicino che uno dei suoi rami le toccò il fianco. Subito aveva sentito una fitta strana, ma lì per lì non ci aveva badato, si era allontanata ed aveva continuato la sua passeggiata.
Le macchie erano comparse solo il mattino seguente.
– Sono brutta – disse Pearl con la voce triste.
– Non sei brutta… – le rispose Lily dolcemente.
– Non lo direte a nessuno, vero…? – continuò Pearl.
Lily ed Hera si guardarono in faccia, poi annuirono e la aiutarono a rimettersi in piedi.
Lily distolse gli occhi da Pearl, se lo ricordava bene Ash e le scintille del suo corno, che rendevano grigia l’erba e opaco il lago…
– Forse è come dici tu, forse è ancora colpa di Ash… – disse Lily.
– E allora cosa facciamo? –
Lily guardò il cielo, pensò al lago e pensò, con un piccolo brivido, alla sfumatura rugginosa che aveva visto, o creduto di vedere, alla base del suo corno qualche giorno prima.
– Prima aiutiamo Pearl – disse – poi andiamo a cercare Ash.
Portarono quindi Pearl a casa di Doris, la zia di Lily, famosa truccatrice di unicorni.
Appena Doris la vide alzò un sopracciglio.
– Eccone un’altra con le macchie di ruggine, sembra quasi un’epidemia… – disse sorridendo.
Lily ed Hera si guardarono in faccia stupite.
– Vuoi dire che hai già visto altri unicorni con queste macchie? – disse Lily.
– Sarà almeno la quarta che sistemo oggi… – continuò Doris mettendosi al lavoro.
Lily ed Hera sembravano confuse, ma solo dieci minuti dopo, Pearl era come nuova.
Prima di salutare Doris, Lily fissò negli occhi Pearl:
– Adesso vai al Galà della Luna – le disse.
Pearl abbassò lo sguardo.
– E se qualcuno se ne accorge?
– Nessuno se ne accorgerà cara mia – disse Doris facendole l’occhiolino.
– Pearl, tu sei la migliore ballerina di Arcromia! Hai già vinto la Gara delle Stelle Danzanti! – esclamò Hera per incoraggiarla.
Era vero, Pearl era la migliore ballerina di tutta Arcromia. Rialzò lo sguardo fiera, e macchie o non macchie sarebbe andata al Galà e avrebbe fatto vedere a tutti quanto valeva.
Lily e Hera videro la loro amica andare al galoppo verso il palazzo del Galà.
Loro due invece avevano deciso di prendersela comoda, dovevano capire come trovare un certo Ash che forse poteva dare loro delle spiegazioni…
In giro per Arcromia l’erba aveva preso a seccarsi in piccole chiazze grigie e il manto di alcuni unicorni iniziava a riempirsi di macchie rugginose…
Lily e Hera, con la testa ancora piena di domande, arrivarono al Galà, e videro Pearl ballare e danzare come non aveva mai fatto prima.
Anche se stava nascondendo delle macchie, quella sera brillò più di tutti gli unicorni presenti, e vinse il Gran premio del Galà.
Pearl quella sera imparò che la cosa più importante era la fortuna di avere due vere amiche come Lily ed Hera, che le avevano fatto capire che nessuna macchia avrebbe mai potuto togliere nulla alla sua bravura e al suo valore.
Morale:
Nascondere le proprie macchie non le fa scomparire, ma mostrarle agli amici giusti è il primo passo per capire da dove vengono. E gli amici giusti non ti abbandonano mai.
La saga continua ne “La collina brulla 🦄 I racconti della ruggine 3”
⚜️ Fine della fiaba ⚜️
La collina brulla 🦄 I racconti della ruggine 3
Chi è davvero l’unicorno nero? É una minaccia o solo un mistero da comprendere?

Il regno di Arcromia sta cambiando: l’erba diventa grigia, i fiori appassiscono e sugli unicorni compaiono strane macchie di ruggine.
Il problema? L’unico che potrebbe avere le risposte è un unicorno nero, solitario e spaventato, che nessuno è mai riuscito ad avvicinare.
Ma la vera domanda é perché ha tanta paura di essere trovato…
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “La collina brulla 🦄 I racconti della ruggine 3“!
“La collina brulla 🦄 I racconti della ruggine 3“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
La collina brulla 🦄 I racconti della ruggine 3
– Io conosco ogni angolo di Arcromia – ripeteva sempre, con quel suo tono da simpatico sbruffoncello.
Gli altri unicorni lo guardavano, annuivano e cambiavano discorso.
Ma quella mattina, Lily e Hera si presentarono davanti a casa sua con una domanda precisa, e il suo tono da sbruffoncello scomparve subito.
– Hai visto un unicorno nero di recente? – disse Hera
– O delle cose strane tipo chiazze di erba grigia? – lo incalzò Lily.
Zeus assunse la sua migliore aria da esploratore vissuto.
– Ho visto molte cose… – e sorrise ammiccando verso le due amiche.
– Zeus, non fare lo sciocco – lo riprese subito Hera.
– Okay, okay, sì, forse ho visto qualcosa, venite – e fece loro cenno di seguirlo.
Le portò verso nord-est, in quella zona di Arcromia dove il prato finiva e cominciava il bosco arido.
Zeus camminava davanti e parlava, raccontava di quando aveva esplorato quella zona da solo, di notte, senza nemmeno un riflesso di luna.
Lily lo ascoltava con la pazienza di chi ha imparato ad apprezzare le storie degli altri, anche quando sono lunghe il triplo del necessario. Hera ascoltava molto meno.
Ash il rugginoso 🦄 I racconti della ruggine 4
Cosa serve davvero ad Ash per fermare le sue scintille fuori controllo?

C’è un regno, Arcromia, dove si sussurra che un unicorno nero sia una minaccia per tutti.
Lui si chiama Ash. Il suo corno emana scintille che appassiscono l’erba, rendono opaca l’acqua e fa macchia il manto degli altri unicorni con chiazze di ruggine.
Tutti lo temono, ma Lily ha una teoria diversa: Ash non è un cattivo, ha solo paura di essere rifiutato un’altra volta.
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Ash il rugginoso 🦄 I racconti della ruggine 4“!
“Ash il rugginoso 🦄 I racconti della ruggine 4“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Ash il rugginoso 🦄 I racconti della ruggine 4
Lily si svegliò prima dell’alba, aveva preso la decisione nel cuore della notte, anche se sapeva che sarebbe stata una cosa avventata.
Non lasciò nessun messaggio per Hera, la sua migliore amica, e questo, come avrebbe scoperto qualche ora dopo, sarebbe stato un errore imperdonabile
Ma Lily era fatta così, e uscì nel buio fresco di Arcromia con l’aria di chi sapeva perfettamente cosa stava facendo.
Si diresse verso la Collina Brulla, che si stagliava sotto il cielo ancora buio. A Lily faceva una certa impressione, eppure andò avanti lo stesso.
Sapeva che nei paraggi di quella collina si nascondeva Ash.
Ash era l’unicorno nero che, solo qualche giorno prima, era apparso nei pressi del Lago dello Specchio col suo corno che faceva scintille color ruggine.
Il corno ritrovato 🦄 I racconti della ruggine 5
Cosa accade quando la diversità diventa un superpotere?

Ad Arcromia, ogni cosa che Ash tocca si trasforma. Non come vorrebbe. Non come gli altri si aspettano. E più cerca di nascondersi, più le sue scintille rugginose raggiungono chi gli sta intorno.
Quanto costa davvero avere paura di sé stessi?
Lily lo sa, lo vede ogni mattina riflesso sulle striature del suo manto.
Forse è arrivato il momento di smettere di scappare per tutti e due.
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Il corno ritrovato 🦄 I racconti della ruggine 5“!
“Il corno ritrovato 🦄 I racconti della ruggine 5“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Il corno ritrovato 🦄 I racconti della ruggine 5
O meglio, funzionava benissimo, ma nel modo sbagliato. Ogni cosa che Ash toccava con il suo corno si trasformava: l’erba diventava grigia ed appassita, l’acqua diventava opaca e il manto degli altri unicorni pieno di chiazze scure.
Ash si vergognava di questo suo potere, e provava tanta rabbia, e Lily lo sapeva.
Lo sapeva perché lei stessa, da qualche giorno, portava sul manto delle macchie color ruggine causate dalle scintille del corno di Ash, che crescevano ogni notte un poco di più.
Ogni mattina si guardava allo specchio e quelle macchie le raccontavano quanta solitudine doveva provare anche Ash.
Non era la sola ad Arcromia ad essere stata colpita dalle scintille del corno di Ash, e tutti quelli che come lei avevano le macchie iniziavano ad essere evitati dagli altri unicorni.
Per fortuna gli amici di Lily le rimanevano accanto, perché sapevano benissimo che quelle macchie non cambiavano ciò che Lily era per davvero.
Lo zucchero filato 🍭
Tra magia e zucchero filato: la storia di un’amicizia e di una lezione indimenticabile.
Nel silenzio di un boschetto incantato, Alfio, sente una vocina flebile chiedere aiuto.
Guardando tra gli arbusti, scopre una piccola fata in difficoltà e, con un gesto gentile, la libera. Lei in cambio gli da un dono magico: tre desideri da far esprimere alla persona a cui teneva di più.
Emozionato, Alfio corre a condividere questa magia con Serena, la sua migliore amica.
Ma cosa accade quando Serena pronuncia il primo desiderio?
Scopri come Alfio e Serena impararono che la felicità spesso si nasconde nelle cose più semplici.
Questa simpatica fiaba è la rielaborazione di fabulinis di un racconto popolare di Perrault “I desideri ridicoli”
Alla fine del racconto troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Lo zucchero filato 🍭“!
Guarda la videofiaba
Lo zucchero filato 🍭
Era alla ricerca di nuovi sassolini per la sua collezione, quando ad un tratto sentì una vocina che chiedeva aiuto.
Alfio drizzò le orecchie ma non riusciva a capire da dove provenisse quella vocina.
– Devi guardare più in basso! E stai attento a non calpestarmi! – disse la vocina
Alfio, che fino a quel momento stava cercando tra gli arbusti e sui rami degli alberi, abbassò lo sguardo, e quello che vide lo colse di sorpresa.
C’era una piccola fata che aveva un piede bloccato sotto un ramoscello. Per lei era come fosse un tronco, e non riusciva più a volare.
Alfio si chinò per vedere meglio, non aveva mai visto una fata prima di allora, ne aveva sentito parlare solo nelle fiabe.
– Aiutami bimbo, e ti sarò riconoscente – disse la fata.
Senza pensarci Alfio prese il ramoscello e lo scostò, lasciando così finalmente libera la fata.
– Grazie mille bimbo mio, per sdebitarmi ti farò un dono. La persona a cui vuoi bene potrà esprimere tre desideri e vederli realizzati.
– Grazie mille signora fata!
La fata sorrise e sparì volando via nel bosco.
Alfio, tutto contento, corse verso casa, dove incontrò Serena, la sua inseparabile amica che abitava lì vicino.
– Serena, Serena! Non sai cosa mi è capitato!
Serena lo guardò stupita e chiese:
– E cosa ti è capitato Alfio?
– Ero nel boschetto qua dietro e ho incontrato una fata con un piede bloccato da un ramoscello. Io l’ho liberata ed in cambio lei ha promesso che realizzerà tre desideri di una persona a cui voglio bene!
E come per magia Serena si ritrovò in mano uno stecco con una montagna di zucchero filato sopra.
Alfio, come anche Serena, rimase sbalordito.
– Ma no Serena! Hai sprecato uno dei desideri per dello zucchero filato! Potevi almeno chiedere una cassa di cioccolato!
E arrabbiato come non mai Alfio cercò di strappare lo zucchero filato di mano a Serena, ma per la foga inciampò e si ritrovò per terra con tutto lo zucchero filato tra i capelli.
– Ecco così impari a fare il monello, adesso hai tutto lo zucchero filato appiccicato ai capelli e non si può più mangiare! Ti meriteresti solo zucchero filato al posto dei capelli per punizione!
E come per magia i capelli di Alfio si trasformarono tutti in zucchero filato!
Serena, sempre più stupita e meravigliate, non perse l’occasione: prese una ciocca di zucchero filato e se lo mangiò.
– Ahi! – gridò Alfio – Mi strappi i capelli!
– Ti ho solo strappato dello zucchero filato… ed è pure buono! – si mise a ridere Serena.
– Noo che vergogna! Non posso rimanere così, chissà come mi sgriderà la mamma!
Serena intanto cercava di avvicinarsi per prendere un altro po’ di zucchero filato, ma Alfio scappava.
– Ti prego Serena fammi tornare i capelli come prima!
– Ma così sprechiamo l’ultimo desiderio!
– Ti prego Serena… – Alfio stava per mettersi a piangere.
– E va bene, però mi prometti che dopo mi compri dello zucchero filato!?
Alfio fece di si con la testa.
– Allora, vorrei che ti tornassero i capelli come prima!
E come per magia ad Alfio tornarono tutti i capelli.
Alfio capì che aveva sbagliato a comportarsi così con Serena. Lei desiderava del semplice zucchero filato, e quello le bastava per essere felice.
Così corse in casa a prendere i soldini e poi, mano nella mano, andarono al mercato a prendere lo zucchero filato.
⚜️ Fine della fiaba ⚜️
Vess e Tartagino che illumina la notte 💥
Il mal di pancia di Tartagino può davvero salvare un’intera valle dai dinosauri?

Immaginate di dover salvare il mondo, ma il vostro alleato più fidato ha appena esagerato con la cena a base di felci…
Questa è la sfida di Vess il Velociraptor, il suo piano è semplice: lui vede il pericolo, pizzica la coda del suo amico Tartagino, e lo Stegosauro con un fischio potentissimo mette in allarme l’intera valle.
Un piano infallibile.
Almeno fino a quando il T-Rex non fa la sua comparsa e Tartagino, con il pancino pieno di gas di felci fermentate, scopre di avere un problema ben più urgente da risolvere…
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“Vess e Tartagino che illumina la notte 💥“
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L’audiofiaba te la racconto io!
Vess e Tartagino che illumina la notte 💥
Era una valle bellissima, piena di felci, alberi giganteschi e dinosauri che vivevano in relativa pace, e quella notte la luna piena illuminava la valle con la sua luce argentata.
Vess il Velociraptor aveva un incarico importantissimo: doveva fare la guardia e avvisare tutti gli altri dinosauri se il T-Rex avesse deciso di venire a fare il gradasso nei paraggi.
Così si preparò, piazzando molte torce fiammeggianti vicino a sé per illuminare la notte che stava sopraggiungendo.
A fare compagnia a Vess quella sera c’era Tartagino lo Stegosauro.
– Ho un’idea geniale! – disse Vess, saltellando verso Tartagino.
Tartagino stava masticando felci con l’espressione beata di chi ha appena trovato il cibo più delizioso del mondo, poi diede uno sguardo a Vess che gli si stava avvicinando.
– Tartagino! Tu sarai la mia campanella d’allarme! – annunciò Vess, solenne come un generale che annuncia una strategia militare rivoluzionaria.
– Mmmmh? – fece Tartagino, mentre ruminava con la bocca piena.
Tito e il pacco sbagliato 📦
Consegnare o non consegnare? Il dilemma preistorico di Tito di fronte al sonno pesante di Tonko.

Un pacco consegnato all’indirizzo sbagliato, Tito il triceratopo è determinato a fare la cosa giusta: consegnarlo al suo legittimo proprietario.
Ma Tonko dorme come un sasso e Tito non vuole assolutamente svegliarlo!
L’ostinazione di Tito lo porterà a escogitare i piani più improbabili, più cerca di essere delicato, più il disastro sembra inevitabile.
E quando tutto sembra perduto, la soluzione arriva dall’unica cosa che non aveva considerato: il contenuto del pacco stesso…
Scopri come un gesto di pura cortesia possa innescare una reazione a catena di risate!
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Tito e il pacco sbagliato 📦
Era un pacco.
Un pacco bello grande, avvolto in corteccia di sequoia, con su scritto “Per Tonko, Via delle Pietre 45”
Grattandosi la testa con la zampa Tito borbottò:
– Quel postino pterodattilo ha sbagliato di nuovo!
Sospirò, avrebbe portato lui il pacco a Tonko, il suo vicino anchilosauro abitava solo cinque grotte più in là, sarebbe stata una cortesia da buon vicinato facile facile.
O forse no.
Tito arrivò davanti alla grotta di Tonko trascinando il pacco, mise la testa dentro ma non vide nulla perché c’era il buio più totale.
Tartagino e la zuppa dello chef 🍲
Zuppe di felci e amicizia preistorica: come si supera una “puzzolente” prova di fedeltà?

Nella turbolenta Valle di Rocciaverde, un cuoco improvvisato e il suo migliore amico stanno per sedersi a tavola.
Il menù? Sette zuppe, sei sono immangiabili, ma l’ultima, la “Zuppa di Felci Fresche”, è buonissima.
Peccato che a Tartagino le felci facciano degli scherzetti al pancino…
Un gorgoglio, poi un tremore, poi… una puzzetta silenziosa capace di piempire un’intera caverna in pochi secondi.
Riuscirà la loro amicizia a sopravvivere ad un odore simile ai calzini bagnati di un mammut?
Preparate le mollette per il naso, sta per iniziare una storia… “aromatica”.
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“Tartagino e la zuppa dello chef 🍲“
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Tartagino e la zuppa dello chef 🍲
Tartagino era uno stegosauro, con le placche sulla schiena e un sorriso sempre stampato sul muso. Aveva un solo, piccolissimo difetto: se mangiava troppe felci il suo pancino produceva peti così potenti da far tremare le montagne.
Tonko, invece, era un anchilosauro con la coda a mazza chiodata e un carattere buono ma brontolone. Passava le giornate a lamentarsi del caldo, del freddo, della luce, del buio e soprattutto del fatto che non riusciva mai a dormire abbastanza.
Un pomeriggio però Tonko ebbe un’idea grandiosa: decise che sarebbe diventato un grande chef stellato!
Così iniziò a preparare tutta una serie di zuppe seguendo ricette di sua invenzione.
Una volta che furono pronte andò dal suo amico Tartagino e lo invitò ad assaggiarle tutte.
E così Tartagino, pensando che fosse sempre il momento buono per mangiare qualcosa, si incamminò verso la caverna di Tonko.
La grande caccia al tesoro di Rocciaverde 🐝
Dalla tana del T-Rex al ponte pericolante: riusciranno i tre amici a trovare il Tesoro Perduto di Rocciaverde?

Cosa succede quando affidi una mappa del tesoro al velociraptor più distratto della preistoria?
Semplice: ti ritrovi a testa in giù appeso a una liana, inseguito da un tirannosauro con le braccia corte e con un dirupo di lava incandescente ad aspettarti.
Questa è l’epopea di Volas, Tito e Vess, tre dinosauri, un obiettivo e zero senso dell’orientamento.
La loro avventura vi dimostrerà che a volte il vero tesoro è la capacità di ridere delle disavventure mentre delle api giganti vi rincorrono minacciose.
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“La grande caccia al tesoro di Rocciaverde 🐝“
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L’audiofiaba te la racconto io!
La grande caccia al tesoro di Rocciaverde 🐝
In quella valle viveva Volas, uno pterodattilo, e quella mattina stava facendo il giro della morte sopra il laghetto davanti casa quando atterrò (malamente) davanti alla grotta del suo amico Tito.
Volas, senza nemmeno bussare entrò nella grotta dell’amico e gli parlò tutto emozionato:
– Guarda qua Tito! Secondo me ho trovato una mappa del tesoro! – urlò sventolandogli davanti al naso una foglia gigante tutta scarabocchiata.
Tito il triceratopo alzò un sopracciglio.
– Volas, l’ultima volta che hai trovato qualcosa di “fantastico” era un sasso che secondo te era una pizza appena sfornata…
– E sembrava davvero una pizza! – si difese Volas – comunque questa volta è diversa, guarda, ci sono disegnate delle montagne, degli alberi e… credo… una torta gigante!
– È un vulcano – aggiunse con tono pacato Tito, che alla vista della mappa iniziava ad incuriosirsi.
– Ah, questo spiega le fiammelle – continuò Volas avvicinando la mappa agli occhi per guardarla meglio.
Pulcinella e le nozze di Teresina 😜
Cosa succede quando un ragazzo dal cuore d’oro, un amico con un’idea pessima e una ragazza innamorata si incontrano?

In una Napoli vibrante e rumorosa, due mondi si scontrano, da una parte, la ricchezza senza cuore del Magnifico Dottore, dall’altra, una fame senza fine e la smisurata generosità di Pulcinella.
Preparati a una storia dove gli spaghetti volano e a un banchetto che diventerà campo di battaglia, perché a volte per vincere, bisogna osare tutto… e mangiare come non si è mai mangiato prima!
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“Pulcinella e le nozze di Teresina 😜“
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L’audiofiaba te la racconto io!
Pulcinella e le nozze di Teresina 😜
Aveva sempre fame, ma proprio sempre, e la sua pancia brontolava più forte di un tuono nella tempesta. Indossava un camicione bianco così largo che sembrava una vela di barca, e i pantaloni erano pieni di rattoppi come la coperta della nonna.
Dall’altra parte della città viveva il Magnifico Dottore, un signore ricchissimo che contava le monete d’oro prima di andare a dormire, per essere sicuro che nessuno gliele avesse rubate. Aveva più soldi di quanti ne potesse spendere in cento vite, ma non voleva regalarne nemmeno uno.
Il Magnifico Dottore aveva una nipotina, la Teresina, una ragazza che aveva visto Pulcinella al mercato, mentre rubava un pesce da una bancarella, ma poi, impietosito da un gattino affamato, l’aveva dato al gatto invece di mangiarlo lui.
Da quel giorno, Teresina pensava sempre a quel ragazzo buffo con il camicione bianco e il cuore grande.
– Voglio sposare Pulcinella! – aveva dichiarato un giorno a suo zio.
Il Magnifico Dottore quasi soffocò con il caffè.
– Pulcinella?! Quello straccione senza una lira? Mai! Tu sposerai Don Pancrazio, il mercante più ricco del porto!
Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪
Cosa Si Nasconde Dietro la Maschera di Arlecchino? Scopri la sua storia!

In una città antica arrampicata sui colli, un bambino di nome Arlecchino osserva il mondo da dietro una finestra della sua povera casa. Ma oltre il vetro, si avvicina il più grande evento dell’anno: la festa di Carnevale.
Mentre tutti i bambini del quartiere mostrano i loro costumi sfarzosi, lui stringe i pugni in silenzio, convinto che non potrà mai avere un costume bello come il loro.
Fino a quando una notte, un gesto inaspettato cambierà tutto…
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“Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪
Aveva otto anni, e passava le giornate osservando il mondo da dietro le tende della finestra di casa sua, perché si vergognava ad andare in giro per i vicoli con i suoi vestiti tutti usurati e rattoppati.
La sua mamma lavorava dall’alba al tramonto per mettere insieme una minestra e un tozzo di pane. Ma c’era sempre un sorriso sul suo viso, e questo, pensava Arlecchino, valeva più di qualsiasi tesoro.
Quel febbraio, però, tutti i bambini del quartiere parlavano di una cosa sola: la grande festa di Carnevale dove la piazza della città si sarebbe riempita di maschere e colori, di risate e di musica.
Tutti i bambini raccontavano come sarebbero stati belli i vestiti che avrebbero indossato alla sfilata di Carnevale:
– Quest’anno ho un mantello blu con le stelle dorate! – gridava Marco, il figlio del fornaio.
– E io avrò un cappello con tre piume di pavone! – rispondeva Giulia, gonfiando il petto.
Arlecchino che li ascoltava da dietro la finestra, invece, stringeva forte le mani dietro la schiena, si nascondeva in un angolo e non diceva niente.
Un pomeriggio, arrivò a casa sua Colombina, la sua unica vera amica, lei non lo guardava mai storto per i suoi vestiti rattoppati.
– Arlecchino, domani proviamo tutti i costumi di Carnevale in piazza! Vieni anche tu? – gli disse con entusiasmo.
Il bambino guardò i suoi piedi scalzi, poi alzò lo sguardo verso le nuvole che correvano veloci sopra i tetti.
– Non posso, devo… devo aiutare la mamma – rispose senza molta convinzione.
– Ma dopo averla aiutata? – ribatté subito Colombina.
– Dopo… dopo devo andare al mercato – continuò Arlecchino evitando di guardarla in viso.
– E poi? – lo incalzò ancora Colombina.
Arlecchino si morse il labbro, dire bugie gli pesava sulla lingua come sassi.
– E poi… poi devo sistemare casa – le disse con un filo di voce.
Colombina inclinò la testa, ma non disse nulla, gli prese solo una mano e gliela strinse forte, prima di correre via tra i vicoli.
Quando sua mamma tornò a casa, trovò Arlecchino seduto sul gradino della porta d’ingresso. Non piangeva, i bambini come lui avevano imparato presto che le lacrime non riempiono le pance vuote, ma i suoi occhi parlavano lo stesso.
– Cosa c’è, piccolo mio? – disse dolcemente lei.
– Niente, mamma – rispose lui con lo sguardo basso dando un piccolo calcio ad un sassolino.
Ma la mamma di Arlecchino aveva un cuore che vedeva oltre le parole.
Quella sera, mentre il bambino dormiva, uscì sul pianerottolo e trovò la signora Margherita, la sua vicina, che rammendava un lenzuolo alla luce d’una candela.
– Arlecchino non andrà alla festa di Carnevale – disse piano la mamma di Arlecchino con la voce malinconica – sa che non ho stoffa per fargli un costume e si è inventato mille scuse per non andare, ma io ho visto la vergogna nei suoi occhi…
La signora Margherita posò l’ago e alzò lo sguardo.
– Ma tutti i bambini devono festeggiare Carnevale…! – esclamò sottovoce.
Le due donne si guardarono in silenzio. Poi la signora Margherita sorrise, e quel sorriso aveva dentro il calore di un abbraccio amico.
– È uno scampolo che non mi serve più – disse alla mamma di Arlecchino mentre, sorridendo, usciva dalla porta.
Nel pomeriggio arrivò la signora Teresa con un triangolo di velluto verde. Poi venne la vecchia Rosa con un nastro giallo come il sole. La signora Agnese portò una striscia di tessuto viola, la giovane Elena un quadrato blu di velluto.
La mamma di Arlecchino all’inizio non capiva come mai tutte le donne del vicinato portassero un pezzettino di stoffa, poi mentre guardava quel tesoro crescere sul tavolo, intuì finalmente il loro scopo, e quasi si mise a piangere dalla felicità per la generosità che tutte loro le stavano dimostrando.
Quando il giorno finì e Arlecchino andò a dormire, sua mamma radunò tutte le stoffe e si mise all’opera. Lavorò tutta la notte, le dita che si muovevano veloci con ago e filo e cuciva insieme rosso e verde, giallo e viola, blu e arancione, confezionando un vestito che nessuno ancora aveva immaginato.
All’alba, quando il primo raggio di sole entrò dalla finestra, il vestito era pronto.
Arlecchino si svegliò e, stropicciandosi gli occhi, vide un meraviglioso vestito di Carnevale appeso vicino al camino.
Per un momento pensò di sognare ancora, poi guardò sua mamma che aveva gli occhi stanchi per la nottata passata senza mai fermarsi, ma felici per aver fatto qualcosa di straordinario per il suo bimbo.
– È… è per me? – sussurrò ancora incredulo Arlecchino.
Sua mamma si limitò ad annuire sorridendo, allora Arlecchino corse da lei e l’abbracciò così forte che pensò di non lasciarla mai più.
– È fatto grazie alla generosità di tutto il vicinato. Sei amato, piccolo mio, anche quando pensi di essere invisibile.
Arlecchino indossò subito il vestito, e si ammirò: ogni pezza di colore diverso che indossava raccontava quanto amore si poteva dare grazie a un piccolo pezzettino di stoffa.
Quando arrivò in piazza, tutti i bambini si girarono verso di lui e si zittirono di colpo nel vederlo.
Arlecchino, sorpreso dalla loro reazione, sentì le ginocchia tremare e stava per scappare via quando sentì una vocina vicino a lui.
– Ma è bellissimo! – era Colombina che gli prendeva la mano sorridendo.
Poi accadde qualcosa di inaspettato, gli altri bambini si avvicinarono, uno dopo l’altro, per toccare tutti i colori del suo vestito, lo circondarono come in un abbraccio.
– Ma come brilla! – disse uno.
– Guarda quanti colori! – esclamò un altro.
– Non ho mai visto niente di simile! – gridò un altro ancora.
E tutti guardavano Arlecchino e il suo vestito con meraviglia ed ammirazione.
Poco dopo iniziò la sfilata di Carnevale e Arlecchino camminò per le strade di Bergamo tenendo la mano di Colombina.
Il suo vestito splendeva sotto il sole, e ogni passo era meno timido del precedente.
Il cuore gli batteva forte, ma non più di paura: batteva di gioia.
E quando il giudice della festa dovette scegliere il costume più bello, non ebbe dubbi, chiamò Arlecchino sul palco e gli mise in testa una corona di carta dorata.
Arlecchino guardò la folla e vide tutte le mamme del vicinato sorridere.
Vide sua madre con gli occhi lucidi.
Vide Colombina che saltava dalla felicità.
E per la prima volta nella sua vita, Arlecchino non abbassò lo sguardo, perché grazie alla generosità di tante persone e all’amore della sua mamma, un semplice vestitino fatto di tanti scampoli diversi cuciti assieme, lo aveva fatto diventare l’eroe della sfilata di Carnevale.
Quella sera Arlecchino si addormentò nel suo letto stringendo il suo vestito multicolore.
E nei suoi sogni, non c’era più grigia vergogna, ma solo arcobaleni che brillavano colorati e felici.
⚜️ Fine della fiaba ⚜️
Lyra la Stella Cometa 💫
La vera magia del Natale è aiutare chi ne ha più bisogno

In una notte di Natale, mentre il mondo festeggia, una stella cometa di nome Lyra avverte un’ondata di fredda tristezza salire dalla Terra. Il suo sguardo cade su una piccola casa buia, dove una bambina veglia la madre malata in una stanza senza fuoco né speranza.
Lyra tenta di scaldare quel cuore spezzato con la sua luce, ma non basta.
Serve un miracolo più grande, un miracolo che solo il cuore di un bambino può aiutare a compiersi.
Riuscirà Lyra a trovare qualcuno, laggiù, abbastanza coraggioso da ascoltare un sussurro magico?
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Lyra la Stella Cometa 💫
Guardò giù, verso un villaggio addormentato tra le colline dove dai comignoli delle case illuminate a festa, usciva il fumo dei camini accesi.
Poi notò una casetta piccola piccola, dove dal comignolo non usciva un filo di fumo, e dentro vi era solo una debole candela che illuminava una finestra quasi completamente buia.
Fu allora che la vide: era una bambina piccina piccina, seduta accanto a un letto dove dormiva sua madre. La stanza era gelida, non c’era fuoco nel camino, non c’era pane sulla tavola, solo il respiro pesante della madre della bimba riempiva l’aria.
La donna era gravemente malata, e forse non avrebbe superato la notte.
Ada, così si chiamava la bambina, teneva stretta la mano della madre ma non piangeva, forse perché aveva già consumato tutte le sue lacrime.
Scheletrino e la palla di pelo della saggezza 💀🐈⬛
Cosa nasconde davvero la Palla di Pelo dell’Infinita Saggezza?

Nel cuore di un cimitero di montagna, Scheletrino e Fantasmino vivono avventure notturne fatte di risate, brividi e incontri inaspettati. Ma quando un furbo e misterioso gatto nero chiede il loro aiuto, la notte prende una piega davvero sorprendente.
Tra soffitte polverose, streghe addormentate e strane scoperte, i due amici dovranno affrontare un compito che non avrebbero mai immaginato… e che li renderà protagonisti di un’avventura piena di mistero…
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“Scheletrino e la palla di pelo della saggezza 💀🐈⬛“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Scheletrino e la palla di pelo della saggezza 💀🐈⬛
Su una di queste sedeva Scheletrino con il mento appoggiato a un metacarpo. Faceva rimbalzare una rotula contro la pietra tombale, producendo un toc-toc-toc che era l’unico suono a rompere il silenzio della monotona notte.
– Che noia mortale – borbottò, tamburellando le falangi sulla lapide – spaventare i pipistrelli, contare i lombrichi… sempre le stesse cose.





