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Paese di fiabe, immagini e fantasia? Basta andare a Sarmede, magari a Natale!

Paese di fiabe, immagini e fantasia? Basta andare a Sarmede, magari a Natale!


Oggi vi chiedo di immaginare di tenere tra le mani un libro. Un libro con la copertina e le pagine ricche di disegni colorati e dal titolo: “Il paese delle fiabe”.
Pronti? Iniziamo a sfogliarlo insieme…

logo sarmede

Sì, il paese delle fiabe esiste.

Il paese delle fiabe esiste e si trova in Italia.

Sì, proprio qui. Il suo nome è Sàrmede, ed è in Veneto, più precisamente in provincia di Treviso. Ancora più precisamente ai piedi della foresta del Cansiglio.

Forse molti di voi lo conoscono, forse in molti l’avete già visitato in un “particolare” (poi vi spiegherò il perché delle virgolette) periodo dell’anno. Io l’ho scoperto invece pochissimo tempo fa ed è talmente affascinante che voglio raccontarvi la sua storia.
Anche se in realtà, Sarmede e le fiabe, hanno iniziato a incontrarsi non molto tempo fa, dal 1982…

C’era una volta…

In quegli anni viveva in una piccola frazione di Sàrmede, Rugolo di Sàrmede, un pittore cecoslovacco, Štěpán Zavřel (qui potete scoprire un po’ di più su di lui). Il suo nome è noto ad alcuni di voi? Io ho scoperto che è stato, in assoluto, uno dei più importanti illustratori di libri per bambini.
Nacque nel 1932 a Praga, dove frequentò la Facoltà delle Arti Cinematografiche. Nel 1959 lasciò il suo Paese ed arrivò in Italia e qui frequentò l’Accademia di Belle Arti di Roma. Visse per un periodo in Germania, dove si dedicò alla scenografia ed al costume teatrale. E dopo ancora a Londra, dove invece seguì la sua passione per il film di animazione.

Poi, finalmente, forse stanco della confusione delle grandi città, scopre Sàrmede, anzi Rugolo di Sàrmede, un piccolo borgo con le case riunite attorno ad un’unica chiesa.
Nella sua Rugolo, in cui visse fino al 1999, anno in cui morì, dipinse e si dedicò all’illustrazione di libri per bambini. Ed è a questo punto che la storia si fa davvero interessante.

vie di sarmede Vie di Sarmede – Foto di Pietro Motta

La passione di Štěpán per il mondo dell’illustrazione per l’infanzia è tale da portarlo a fondare una casa editrice ed ad organizzare, con la partecipazione di bambini, mostre in Italia, negli Stati Uniti, in Sudafrica…..praticamente in tutto il mondo. E ovunque raccolse importanti consensi. Nello stesso momento, a Rugolo e poi proprio a Sarmede, si dedicò anche al dipinto murale, prima con la tecnica dell’affresco e poi a secco.

E riuscì anche a fondare, nel 1989, la Scuola Internazionale di Illustrazione.
Praticamente aprì le porte al mondo della fantasia alle pendici delle Prealpi Venete, in un piccolo paese, che da allora di questo mondo ne è rimasto il centro.
Pensate che la Scuola ospita circa 300 corsisti ogni anno! E la tradizione del dipinto murale sta continuando, tanto che ormai questi dipinti sono quasi cinquanta! Riuscite a vederle sfogliando il nostro libro immaginario?

Immagini e fantasia in giro per il mondo

Ma arriviamo a noi…Vi ricordate le virgolette all’inizio? Il “particolare” periodo dell’anno? Ebbene, dovete sapere che Štěpán Zavřel, nel 1982, mentre chiacchierava a casa con degli amici, ebbe un’idea: “ Potremmo realizzare una mostra dedicata alle illustrazioni destinate ai bambini!”.
Un mondo nuovo in quegli anni, non erano poi tanti gli artisti che se ne occupavano!
Štěpán, o forse il bambino che c’era in lui? Voi cosa ne dite?, aveva semplicemente capito che l’immagine comunica e aiuta ad interpretare un testo, aggiungendo emozioni e sensazioni.
L’immagine aiuta a creare la magia delle fiabe!

illustrazione Foto di Marika Bertelli

Fu così che l’anno dopo venne inaugurata la prima edizione della “Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia”, che, da allora, si tiene ogni anno a Sàrmede, da Ottobre a Gennaio (l’edizione di quest’anno, la 34ma, chiuderà il 29 Gennaio 2017… fateci, facciamoci un pensierino allora, siamo ancora in tempo e ci sono a disposizione le vacanze di Natale!).

Questa Mostra Internazionale è meglio conosciuta come “Le Immagini della Fantasia” e non è una semplice esposizione; attorno alle illustrazioni nascono convegni, corsi, laboratori creativi per bambini e non solo: anche genitori ed insegnanti sono i benvenuti, le fiabe non conoscono età! (qui trovate il programma completo 😉)

E lo sa bene la “Fondazione Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia Štěpán Zavřel”, nata, sempre a Sarmede, nel 1999, per ricordare l’artista scomparso.
Sapete, la Mostra ebbe un grande successo fin dalla prima edizione. Poteva essere diversamente? Chi non ama tuffarsi nelle magiche emozioni delle fiabe?!
Lo state facendo anche voi, insieme a me, sfogliando le coloratissime pagine del nostro libro?

La Fondazione è nata proprio per seguire tutto ciò che si stava sviluppando attorno ai disegni, desideravano parteciparvi illustratori provenienti da ogni parte del mondo! Negli anni, questa Mostra è diventata talmente importante che, quando non è aperta a Sarmede, la si può visitare in altre città, sia italiane che straniere! Nel corso della sua storia è stata presentata, solo per fare degli esempi, in Francia, in Germania, in Spagna ed in Turchia!

Quante cose da vedere e fare tutti insieme!

Ma torniamo a Sarmede… Nel periodo di apertura della Mostra, questo borgo di montagna si trasforma talmente tanto al punto che la realtà di tutti i giorni lascia il posto alla fantasia, al mondo “fiabesco” dei bambini.

Gli artisti fanno a gara per poter partecipare a questa esposizione di illustrazioni per l’infanzia che, come ormai sapete, provengono praticamente da tutto il mondo. E attorno alla manifestazione ruotano tutta una serie di laboratori, corsi, letture animate e tanto altro, dedicate proprio ai bambini ed alle loro famiglie.
Tra queste, quella che ormai è diventata un appuntamento fisso è la Fiera del Teatro, che ospita decine di artisti provenienti da tutto il mondo, trasformando Sarmede in uno spettacolo a cielo aperto.

teatro a sarmedeContinuate a sfogliare il libro e provate ad immaginare voi ed i vostri bambini mentre vagate per le viuzze e le piazzette di questo piccolo borgo. Attorno a voi prima compaiono dei burattinai, poi degli incantatori di serpenti, poi ancora i mangiafuoco.
Continuate a camminare e trovate clown, equilibristi e mimi.
I vostri bambini vengono attirati dai giochi e dalle bancarelle di dolci (eh già, anche questi non possono mancare), rimangono affascinati dai maghi e dagli acrobati. Ascoltano i cantastorie e non importa se questi parlano lingue sconosciute perché chissà da dove arrivano, parlano ai bambini con il linguaggio della fantasia, e questo, i bambini, lo conoscono in un modo che, noi adulti, forse abbiamo un po’ dimenticato.

Anche il nostro amico Štěpán, in un’intervista, aveva detto di non abbandonarsi al mondo plastico che ormai avvolge la società, ma di guardarsi attorno, guardare la magia che c’è nelle persone, negli animali, nelle piante e volare con la fantasia.
Immaginando i disegni del nostro libro, non pensate anche voi che la fantasia sia in grado quasi di fermare il tempo fino a mantenerci sempre bambini?

Ah, adesso che siamo arrivati alla fine del nostro libro immaginario, mi sono ricordata che non vi ho detto una cosa. E’ stato un bambino a consigliarmi di visitare Sarmede, il Paese delle Fiabe, e dei bambini sappiamo che ci si può fidare.

p.s. Ci vuoi andare? Lo trovi qui!

— Scritto da Cristina —
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Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


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C’era una volta… ma quanto tempo fa è stata questa volta? 🏰

C’era una volta… ma quanto tempo fa è stata questa volta? 🏰


C’era una volta… quante volte abbiamo ascoltato fiabe che iniziano in questo modo, quante volte l’abbiamo letto ai nostri bambini? Tantissime immagino, ma anche a voi è successo di chiedervi: “C’era una volta”, ma questa “volta”, in realtà, quand’è stata per davvero?

castello delle favole

Tanto tanto tempo fa…

Allora dovete sapere che, anche cercando di immaginare un’epoca lontana lontana, l’origine di qualunque fiaba è sicuramente ancora più antica.

Ci sono fiabe, come la famosissima “La Bella e la Bestia”, che risalgono ad epoche in cui potevano solo essere raccontate. Non esisteva ancora una scrittura per poterle tramandare.

Addirittura possiamo tornare indietro nel tempo (vi ricordate il nostro viaggio di Halloween? Se non l’avete letto, potete trovarlo a questo link!) anche di 6000 anni, arrivando fino all’Età del Bronzo. E se vi ricordate del viaggio di Halloween, allora vi ricordate anche di Jack-o’-Lantern, il fabbro che una sera in una taverna incontrò il Diavolo (leggi qui la sua storia 🎃).

Ho scoperto che questa potrebbe essere la leggenda più antica al mondo. Alcuni esperti hanno addirittura trovato a tracce di questa leggenda già dall’Età del Bronzo, quindi il fabbro che poi diventerà il nostro Jack ha ben 6000 anni!

Gruppi di persone, prevalentemente nomadi, si radunavano attorno ad un fuoco ed ascoltavano l’avventura di questo furbacchione alle prese con le divinità dell’epoca. E pensate, questa avventura veniva anche narrata in una lingua “indoeuropea” che ora non esiste più, ma che veniva usata prima che nascessero l’italiano, l’inglese, il francese.

E dal momento che sono stati i metalli a dare il nome alle epoche della storia umana (ogni epoca ha come particolarità l’utilizzo di un materiale sempre più complesso da elaborare: dopo l’età della pietra infatti ci sono l’età del rame, del bronzo e del ferro), non a caso il personaggio del fabbro diventò un elemento “classico”, la cui avventura veniva narrata, si pensa, dall’India al nord dell’Europa.

Ormai a Jack ci siamo affezionati, vero? Ma lui non è l’unico personaggio ad essere così “vecchiotto”. Insomma, si può dire che già nella preistoria era in ottima compagnia, perché sembra che già si raccontassero le vicende di personaggi che oggi conosciamo molto bene…

Per avere 3000 anni se li porta bene!

scarpetta di cenerentola

Scarpetta di Cenerentola presso il Castello di Moritzburg

Il nome di Cenerentola vi ricorda qualcosa? Si proprio lei, la fanciulla che perde la scarpetta allo scoccare della mezzanotte, oppure Giacomino e il fagiolo magico, o anche il Genio nella bottiglia, la Pappa dolce, il Giovane gigante, le Tre filatrici, Pelle d’asino, Tremotino…

Tra le fiabe che vi ho appena nominato, forse una delle più conosciute è proprio Cenerentola… Sapete che potrebbe essere di origine egiziana? Ed avere circa 3000 anni? E che anche nella lontana Cina veniva raccontata la storia di una ragazza a cui un principe chiedeva di indossare una scarpetta? Pensate che ne esistono più di 300 diverse versioni, sparse nel mondo, in terre con tradizioni popolari molto distanti tra loro e “sembrerebbe” mai venute a contatto tra loro.

In Italia, la prima versione scritta di Cenerentola risale al 1634 ad opera di Giambattista Basile, nello stesso periodo in Francia, ne scrisse una Charles Perrault, mentre la versione dei famosissimi Fratelli Grimm è del 1812, con Cenerentola che si trova ad indossare non una scarpetta di cristallo, ma addirittura d’oro!

E sono stati proprio i “famosissimi Fratelli Grimm” a pensare che tutti i racconti che li portarono alla loro straordinaria raccolta di fiabe avessero origini molto, molto antiche e comuni a tanti popoli.

Partendo da questa intuizione dei Grimm, e dalla loro grande passione per le fiabe, due ricercatori, Sara Graça da Silva dell’Università di Lisbona, in Portogallo, e Jaime Tehrani dell’Università di Durham, in Inghilterra, hanno creato una specie di “albero genealogico” delle fiabe. Sono gli esperti di cui parlavo all’inizio dell’articolo e, per chi avesse voglia di leggerlo, qui c’è l’articolo completo.

Avete presente tutti quei “rami” che ci permettono di risalire ai nostri antenati? Ebbene, questi due “fiabeschi” ricercatori, usando un catalogo del 1910 dal nome un po’ complicato, Aarne Thompson Uther Index, sono riusciti a risalire agli “antenati” delle fiabe che oggi tutti conosciamo.

Anche voi, come me, molte fiabe le avete conosciute soltanto dai recenti lungometraggi della Disney, che sono veramente belli e di cui è difficile non innamorarsi.

Eppure il film Disney su Cenerentola è del 1950, mentre di lei ne parlavano già gli antichi Egizi. La fiaba egizia racconta infatti di un faraone che chiede ad una schiava di indossare una scarpetta. Magari senza la zucca che si trasforma in carrozza all’ombra delle Piramidi… non ci è dato saperlo, ma in fondo la magia delle fiabe è anche questa!

Mica solo Cenerentola…

raperonzolo

E Giacomino e il fagiolo magico invece? Solo in Italia, è conosciuta in mille e più versioni con tanti titoli diversi, ma hanno scoperto che ha festeggiato ben 5000 anni! Quante candeline sulla sua torta! Ce ne sono tracce addirittura nel periodo in cui le varie lingue europee ed asiatiche iniziavano appena ad avere una propria identità.

E che dire di Raperonzolo, rinchiusa nella torre, e della sua lunghissima treccia? Di anni ne ha compiuti circa 4000! E l’elenco è davvero lunghissimo! Ed ha affascinato anche il grande scrittore Italo Calvino.

Nel 1956 scrisse “Fiabe italiane”. Il titolo completo, in realtà, è “Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino”. Dopo tante ricerche nella tradizione popolare, anche Calvino disse che le storie di magia potessero risalire addirittura alla preistoria.

Allora, che dite? Possiamo davvero dire “c’era una volta, tanto tanto tempo fa”! Ora voglio anche riportarvi le parole di Antonio Faeti, che insegna Letteratura per l’infanzia all’Università di Bologna: “Sono millenni che ci raccontiamo sempre le stesse favole. Il marinaio che non torna, la fanciulla che scappa dall’orco, il mercante che ne sa una più del diavolo sono elementi ricorrenti nelle fiabe di tutto il mondo. Perfino gli indigeni d’America hanno racconti comuni ai nostri. E quando il tedesco Wilhelm Hauff scrisse la Storia de “Il califfo cicogna”, nessuno si accorse che l’autore fosse un tedesco anziché un arabo”.

“Le leggi cambiano, le favole no.”

E parlando del fatto che tutte le fiabe risalgono a tempi antichi, Faeti dice: “ Anzi, le fiabe, analizzate e spogliate di tutti gli elementi posteriori, sono il principale e quasi l’unico documento che ci resta di quelle lontanissime età. Le leggi cambiano, le favole no. Sono il riconoscimento della nostra anima perpetua e hanno la caratteristica di non mentire mai”. E sono magiche, da sempre, aggiungiamo noi.

A proposito dei Fratelli Grimm, sapete che nella loro Germania esiste… no, aspettate, per oggi fermiamoci qua. Vi porterò nel mondo incantato delle loro fiabe in un’altra occasione e faremo insieme un altro magico viaggio.

— Scritto da Cristina —
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E’ Halloween: dolcetto o scherzetto? 🍬👻

E’ Halloween: dolcetto o scherzetto? 🍬👻


Ad Halloween molti bambini vanno a bussare alla porte dicendo “dolcetto o scherzetto?”, ma da dove arriva questa tradizione?

Dolcetto o scherzetto?…


Fino a qualche anno fa, questa domanda ci ricordava scene di film o serie-tv americane, in cui, nella notte tra il 31 Ottobre ed il 1 Novembre, bambini in maschera bussavano alle porte di tutto il vicinato chiedendo caramelle e facendo scherzi nel caso non ne ricevessero. Dicevo fino a qualche anno fa, perché ultimamente questa tradizione di origine anglosassone è entrata a far parte anche nella nostra realtà. Vi è capitato, in questi giorni, di andare in un qualunque supermercato e notare scaffali carichi di zucche e pipistrelli, di costumi da fantasma e da strega? I vostri bambini l’avranno certamente notato. In Italia è una festa che coinvolge soprattutto loro… vi hanno già chiesto di caramellare le mele o preparare biscotti a forma di fantasma?

Ormai mancano pochi giorni; ma quanto sappiamo della storia di questa festa? E’ una delle feste più antiche che si conoscano, pensate che negli Stati Uniti è seconda solo al Natale! Se volete, continuando a leggere, potremo conoscere insieme la sua storia. Ci state? Allora preparatevi ad una notte nell’Irlanda degli antichi Celti! Sì, dobbiamo viaggiare nel tempo e tornare indietro di 2000 anni. L’avreste mai detto che un biscotto a forma di fantasma vi avrebbe mai fatto viaggiare così?

E a proposito di fantasmi, potete andare a leggere la nostra ultima fiaba, “Il fantasma golosone”, la trovate proprio a questo link!

Dunque, i Celti, un popolo di pastori ricco di tradizioni che proprio la notte del 31 Ottobre festeggiava il capodanno. La festa era detta Samhain (pronunciate sah-win oppure sow-in) ed era la notte che segnava la fine dell’estate e dei raccolti e l’inizio del freddo inverno. I Celti associavano l’inverno anche alla morte perchè tutto si fermava in attesa della bella stagione. Proprio quella notte il confine tra mondo dei vivi e mondo dei morti diventava sottile sottile, tanto che gli spiriti riuscivano a tornare sulla terra.

Adesso immaginate questi pastori radunati nei boschi, intenti in cerimonie attorno ad un fuoco sacro… indossando maschere spaventose ricavate da pelli di animali e facendosi luce ponendo braci del fuoco sacro dentro cipolle intagliate. Solo così pensavano di poter spaventare gli spiriti… mascherati…

E pensate, c’era anche l’abitudine di lasciare cibo fuori dalle case in modo che gli spiriti potessero mangiare e così non fare scherzi agli abitanti della casa… questo vi ricorda qualcosa?

Allora voliamo verso l’alto medioevo, poco prima dell’anno 1000.

Il Cristianesimo arriva anche in Irlanda. Ed arriva la festa di Ognissanti il 1° Novembre. Ognissanti che nella lingua del posto non è che All Hallows (tutti i Santi). In poco tempo, questa festa prende il posto dell’antica Sahmain. Ma la tradizione dei Celti non si perde e si inizia così a festeggiare la Vigilia di Ognissanti, All Hallows Eve… Halloween… ancora mascherati e ancora lasciando cibo per gli spiriti.

In questo periodo dell’anno si prepara anche la cosiddetta “soul cake”, la torta dell’anima, fatta con pane e uvetta o ribes. I bambini bussano alle porte delle case chiedendo una fetta di torta in cambio di preghiere per i defunti e cantando una canzone che, pensate un po’, ricorda la filastrocca “Trick or treat/give me something good to eat” (dolcetto o scherzetto? Dammi qualcosa di buono da mangiare).

La tradizione della festa di Halloween continua nei secoli, sempre molto sentita in Irlanda, fino alla seconda metà del 1800, quando…

Che ne dite, arriviamo alla fine del nostro viaggio?… quando un grande carestia colpisce l’Irlanda. Questo spinge gran parte del suo popolo ad emigrare proprio negli Stati Uniti. Gli Irlandesi emigrano portandosi anche tutte le loro tradizioni… e Halloween sembra proprio sia tra quelle che piacciono di più.

In poco tempo, pur perdendo i significati religiosi ed i rituali, diventa una festa nazionale, attesa soprattutto dai bambini. Sapete che anche l’Unicef, fin dagli anni ‘50, ha promosso la campagna “Trick or Treat UNICEF” in occasione di Halloween? I bambini bussano alle porte in cerca di donazioni per il Fondo. Questa campagna ha avuto tanto successo, tanto che il Presidente Johnson dichiarò, nel 1967, il 31 Ottobre “UNICEF Day”.

Ma guardiamoli ora questi bambini, felici nei loro costumi (loro non lo sanno, ma stanno impersonando gli spiriti dell’antica tradizione dei Celti), mentre bussano alle porte di tutto il vicinato… dolcetto o scherzetto?

Ma, un momento… e la zucca? Vi siete accorti che non l’abbiamo mai vista durante tutto il viaggio?

Vi piacerebbe sapere chi è Jack-o-lantern? Eh sì, la nostra zucca si chiama proprio così, e ne parleremo nel prossimo articolo.

A presto, vi aspetto!


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E’ Halloween: la storia di Jack e la zucca 🎃

E’ Halloween: la storia di Jack e la zucca 🎃


Ma perchè per Halloween si usano le zucche intagliate?

Dolci, scherzi ma soprattutto… la zucca!


Halloween è una festa davvero affascinante!… Maschere, dolci, scherzi e… zucche!

Sì, questa volta scopriremo insieme la storia del vero simbolo di Halloween, la zucca intagliata ed illuminata.
Bellissima e terribile allo stesso tempo!

Cosa ne pensano i vostri bambini? Vi hanno già chiesto di comprare una bella zucca quest’anno? Sarà divertente svuotarla, intagliare occhi, naso e bocca, metterci dentro una candela accesa e, insieme ai vostri bambini, metterla sulla porta di casa… per tenere lontani gli spiriti…

Bellissima e terribile ho scritto, ma sapete che avrei dovuto scrivere bellissimo e terribile?
Eh sì, la nostra zucca si chiama in realtà Jack, Jack-o’-lantern per la precisione.
E se vogliamo aggiungere un altro particolare, vi devo dire che il nostro Jack, prima di essere una zucca, era una rapa…

A che punto siete con la curiosità? Possiamo iniziare a raccontare la sua storia? Io direi che è arrivato il momento ed il racconto vi piacerà tantissimo…

Così inizia la storia di Jack…

Torniamo allora in Irlanda ed incontriamo Stingy Jack (Jack il taccagno), un fabbro fannullone e ubriacone, un cosiddetto “Ne’er-do-well” (“non ne combino una giusta”). Sembra che proprio una notte di Halloween, il nostro Jack, incontrò in un pub indovinate chi?
Il Diavolo!
Già, proprio il Diavolo, il quale aveva deciso che quella notte si sarebbe impossessato dell’anima di Jack.

Il nostro amico aveva bevuto molto e stava quasi per cadere nelle mani del Diavolo, quando… sapete che Jack era anche molto furbo? All’improvviso gli disse: ”Ti do’ la mia anima se mi paghi un ultimo bicchierino”.

Il Diavolo, che non aveva capito il disegno di Jack, si trasformò in una moneta per pagare l’oste, ma… invece di pagare l’ultimo bicchierino finì dritto nella tasca di Jack!
Non solo, si trovò accanto ad una croce d’argento, che bloccava i suoi poteri. Insomma, il Diavolo non poteva più riprendere la sua forma, era costretto a rimanere una monetina… si fa sempre più interessante vero?

Il Diavolo era un pochino arrabbiato a questo punto, ma non poté fare altro che accettare la proposta di Jack:
“Io ti lascio andare, ma tu non ti fai vedere per i prossimi 10 anni”.
Vi ho detto prima che il nostro Jack era furbo, forse non abbastanza però… insomma, anche secondo voi, mettersi a discutere con il Diavolo è una bella idea? Eh già perché i 10 anni chiesti dal nostro amico passarono in fretta e, puntuale, il Diavolo tornò da Jack perché non si era dimenticato di quella notte di Halloween. L’anima di quell’ubriacone doveva essere sua!

Ma anche questa volta il nostro Jack si fece furbo, e questa volta il Diavolo si sentì chiedere: “Potresti prendermi una mela da quell’albero, prima di prendermi l’anima?”.
Secondo voi che fece il nostro diavoletto? Ma certo, salì sull’albero! Cosa sarebbe potuto accadere questa volta?
Accadde che Jack “più o meno furbo” con un coltello intagliò rapidamente una croce sul tronco, bloccando così il Diavolo sull’albero.

Provate ad immaginare questo “povero Diavolo” sull’albero, costretto un’altra volta ad accettare le richieste di Jack… ”Io ti faccio scendere, ma tu non verrai mai, mai, mai più a cercare la mia anima!”
…Io quasi faccio il tifo per lui, anche voi? E’ così pasticcione…
Ma siete sicuri che sarà sempre così?

…e così finisce

Andiamo avanti allora e scopriamo cosa accadde il giorno che Jack morì… Dove andò la sua anima? Sappiamo che Jack era stato taccagno, ubriacone e fannullone e chissà cos’altro. Difficile che le porte del Cielo si aprissero per lui, che ne dite?
Ma quelle dell’Inferno invece…?

Potete già immaginarlo, secondo me: proprio così, neppure quelle dell’Inferno si aprirono per farlo entrare!
Il Diavolo aveva infatti promesso che non avrebbe più cercato l’anima di Jack e così fece, dicendogli: “Torna da dove sei venuto!”.
Jack non poté far altro che andarsene, ma gli chiese almeno una luce per non perdere la strada, che era buia e ventosa.
Il Diavolo prese dalle fiamme dell’Inferno un carbone ardente e lo lanciò a Jack.
E sapete che ne fece il furbacchione? Lo mise all’interno di, fate attenzione a questo particolare, una rapa che stava mangiando, così il carbone non si spense…

E questa è l’immagine di Jack che ha attraversato i secoli. Jack-o’-lantern (Jack della lanterna) è diventato il simbolo delle anime dannate. Jack è l’anima costretta a vagare nell’oscurità fino al giorno del Giudizio.
Lo so che state dicendo: “Bella questa leggenda, ma la zucca?”
…Vi chiedo ancora un momento…

E alla fine arriva la zucca…

Vi ricordate quando siamo andati alla ricerca delle origini di Halloween? Se non avete ancora letto la storia, la trovate proprio in questa pagina, non perdetevela!

Abbiamo scoperto che la gente credeva che la notte del 31 Ottobre gli spiriti tornassero sulla terra. Fuori dalle porte si lasciava del cibo per evitare che gli spiriti facessero scherzi.
Ma sapete quale altra abitudine c’era? Secondo me state iniziando a capire, la zucca forse è sempre più vicina…

Voglio tenervi però ancora un momento in sospeso… C’era l’abitudine di intagliare o colorare ed illuminare con candele le rape. Le rape del nostro Jack. Perché? Perché un’anima dannata poteva allontanare gli spiriti… E ora attenzione attenzione, il momento è arrivato……perché quindi si usa la zucca?

Allora, quando gli Irlandesi emigrarono negli Stati Uniti portando con sé anche la tradizione della festa di Halloween, ma si accorsero a poco a poco di una cosa: che lì si coltivavano più zucche che rape!
Da lì, in pochissimo tempo, la zucca, che negli Stati Uniti si trovava facilmente, divenne il nuovo Jack-o’-lantern. Più grande, più colorato, più facile da intagliare e decisamente più spaventoso! Il vero simbolo di Halloween!

E volete sapere ancora una cosa? La zucca di Halloween è talmente importante, al punto di diventare un personaggio dei Peanuts, sì quelli di Snoopy.
The Great Pumpkin (La Grande Zucca), questo il suo nome, nei fumetti di Charlie Brown è quasi una specie di Babbo Natale. Linus, infatti, uno dei personaggi, ogni anno gli scrive una letterina chiedendogli dei regali.
Nella notte di Halloween, La Grande Zucca sceglie un orto in cui crescere per poi portare regali ai bambini di tutto il mondo.

Forse questa storia l’avete già letta e non si parlava di Grande Zucca. Qui da noi, in Italia, infatti, quando Charlie Brown, Linus, Snoopy sono arrivati, la festa di Halloween era praticamente sconosciuta, con tutte le sue zucche intagliate.

E allora? Qualcuno di voi se lo ricorda? Io dico di sì… La Grande Zucca di Linus non è altro che Il Grande Cocomero di Linus. Grande come una zucca, ma decisamente più mediterraneo e a noi decisamente più noto!

Bene, che ne dite,vi è piaciuto il racconto? E siete pronti, adesso, per la notte più spaventosa dell’anno?
Noi ci sentiremo prestissimo, magari con qualche altra sorpresa…


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Le fiabe si fanno digitali: ecco le app di Connie Tells

Le fiabe si fanno digitali: ecco le app di Connie Tells


immagine app connie tells

Il padiglione digitale della Children’s Book Fair a Bologna ci ha colpito e affascinato: ci siamo accorti che la tecnologia si sta facendo sempre più spazio vicino a libri, con fiabe e racconti digitali sotto forma di app, affiancati a libri con realtà aumentata.

In fondo tutti noi usiamo uno smartphone e man mano che passa il tempo, le generazioni future non saranno più consapevoli che è esistita un’epoca in cui questi apparecchi non esistevano. Perciò è compito di genitori ed educatori trovare il modo di insegnare ai bambini ad usare la tecnologia in modo intelligente.

Costanza Pintori non è rimasta a guardare, ma ha proposto la sua strada per far sì che i bambini possano diventare tecnologici in modo sano. Abbiamo approfittato per farle qualche domanda e ci siamo appassionati alle sue app Connie Tells, che al momento sono disponibili solo per iPhone, speriamo che presto arrivi anche la versione Android.

Ecco qui l’intervista che le abbiamo fatto!

immagine app connie tellsCostanza, com’è nata l’idea di Connie Tells?

Io ho un bambino di 12 anni che ha frequentato la scuola inglese e le fiabe e favole classiche che gli raccontavo gli sembravano assurde, lente. In più, mio figlio ha sempre visto i telegiornali e trascorso molto tempo con gli adulti, perciò ha iniziato a fare domande sui problemi di attualità alle quali è difficile rispondere con il linguaggio dei bambini. Il punto è che i bambini, vivono con noi adulti, e sentono tutti questi problemi sulle loro spalle. Noi cerchiamo di farli diventare adulti presto, ma questo vuol dire anche esporli presto ai problemi degli adulti,

Però, come fai a spiegare a un bambino che oggi non può uscire perché c’è smog? Oppure che la spiaggia è sporca perché ci sono persone che buttano la spazzatura in mare? Lui chiede il perché in modo molto immediato, e l’adulto deve trovare un modo di rispondere fantasioso per farlo capire al bambino, non può farlo in modo scientifico.

Quindi sono nati questi racconti…

Sì, sono nati in collaborazione anche con mio figlio.
Ogni racconto affronta una problematica importante e i protagonisti sono animali che si rendono conto che c’è un problema e aiutano gli umani a rendersene carico. Ad esempio, il racconto che parla dello smog, ha come protagonista l’orso bianco Bernardo, mascotte dello zoo, che però proprio a causa dello smog diventa nero, perdendo la sua identità. Lui cerca di lavarsi ma non ci riesce, finché interviene la donna delle pulizie che chiede al bambino di aiutarla. Perciò è proprio il bambino che interagisce con la app per far tornare bianco l’orso.

E questa è la parte più importante: il bambino, risolvendo il problema in prima persona, si scrolla di dosso l’ansia del problema stesso, perché gli stiamo fornendo il mezzo per affrontare la situazione. Perciò, giocando, il bambino risolve il problema e fa un’attività divertente che stimola diverse competenze, attività che cambia in ogni fiaba.


Il bambino quindi viene responsabilizzato!

Sì, il bambino deve impegnarsi per risolvere il problema, e poi viene invitato a dirlo anche ai grandi, i quali devono fare la loro parte. E alla fine vengono dati anche dei suggerimenti pratici per non perdere il lavoro fatto. Nel caso del racconto che parla dello smog ad esempio c’è il suggerimento di andare in bicicletta piuttosto che di usare i mezzi pubblici.immagine app connie tells

In più alla fine alcune parole chiave vengono proposte anche in inglese e in cinese, l’idea è di aiutarli ad aprire la mente ad altre realtà.

Il bambino quindi può divertirsi con il genitore ma anche da solo, e se è da solo il genitore sa che il piccolo sta facendo qualcosa che sì lo diverte ma che anche gli insegna qualcosa di utile e importante. Il ciclo completo di fiaba-gioco-parole dura circa mezz’ora.


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Come mai il cinese?

In Italia la comunità cinese è grandissima ed è difficile relazionarsi con essa perché culturalmente restano separati da noi, perciò mantenere un’apertura è importante anche perché questo insegna ai bambini che in fondo siamo tutti uguali. Inoltre la lingua cinese è completamente diversa dalla nostra e prevede delle sonorità che non ci appartengono. Penso che sia utile che i bambini aprano le orecchie anche ad un altro tipo di sonorità, che poi si avvicina molto alla musica.

immagine app connie tellsAbbiamo parlato della fiaba che tratta il problema dello smog. Quali tematiche affrontano le altre fiabe?

Quella che ha per protagonista il polipo Taddeo parla dei problemi ecologici dovuti alle fuoriuscite di petrolio, la balena Giovanna (disponibile anche in inglese) insegna a non inquinare il mare, infine insieme al Pappagallo viene affrontato il tema della famiglia e dell’abbandono.

Ho voluto scegliere delle tematiche globali: aria, acqua e famiglia sono cose che riguardano tutta l’umanità trasversalmente, vanno oltre lingua, razza, religione. Il bambino le può affrontare con il suo linguaggio, giocando e imparando che è compito di tutti prendersi cura dell’ambiente.


Insomma un progetto innovativo, ben studiato e che vuole insegnare ai bambini un sacco di cose, integrandole in modo intelligente con la tecnologia.

Se vi siete incuriositi, le app di Costanza sono disponibili sull’Apple store e scaricabili per ipad.

Su youtube puoi vedere il video di presentazione delle app Connie tells e puoi seguirla su facebook.

Noi facciamo il più grande in bocca al lupo a Costanza e alla sua idea, sperando che trovi il riscontro e la fortuna che merita!


fabulinis ha pubblicato “Ancora una: Perché fiabe e racconti felici non bastano mai”, la raccolta delle sue favole originali illustrate. Se vuoi leggere tutti i racconti contenuti nell’e-book lo puoi acquistare, prendendolo su amazon attraverso questo link

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Se sei curioso di sapere come e perché, in quest’altro articolo puoi trovare la spiegazione di come funzionano i link affiliati.


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Posted by Silvia in blog, 0 comments
Bomarzo e il parco dei mostri 👹

Bomarzo e il parco dei mostri 👹


il parco dei mostri

Fonte: civitavecchia.portmobility.it


Questo viaggio inizia con delle parole misteriose:

“Sol per sfogare il core”

Qualcuno di voi si è trovato di fronte a questa iscrizione? Sì? Allora avrete capito che il nostro viaggiare ci porta oggi nel Lazio, a Bomarzo. Siamo nel nord della regione, quasi al confine con l’Umbria.
Bomarzo è un piccolo centro di circa 2000 abitanti, ricchissimo di bellezze architettoniche, archeologiche e naturalistiche, un vero gioiello. Il borgo è dominato dal Palazzo Orsini, uno dei cognomi più importanti nella Roma del Rinascimento. Ma, quelli di voi che l’iscrizione non la conoscono, immagino si staranno chiedendo: “Perché ci porti a Bomarzo?”

Il “Sacro Bosco” pieno di sorprese…

statua pegaso bomarzoPerché Bomarzo è conosciuta soprattutto per un parco in grado di affascinare e coinvolgere piccoli e grandi. Un parco dove la fantasia e l’immaginazione vincono su tutto. Un parco che è riuscito ad affascinare persino artisti come Salvador Dalì, il quale disse che si tratta di un’invenzione storica unica. E se lo disse un artista dotato di un’immaginazione fuori dal comune, chissà come sarà questo parco italiano.

Curiosi? E allora ecco di cosa stiamo parlando, del “Sacro Bosco di Bomarzo”, conosciuto anche come “Villa delle Meraviglie di Bomarzo”, ma decisamente noto come “Parco dei Mostri di Bomarzo”!

Parco dei Mostri?

Sì, avete capito bene. E’ un immenso giardino che accoglie un’infinità di statue in pietra bizzarre ed enigmatiche. Alcune di queste statue sono gigantesche e raffigurano personaggi deformi, draghi e titani che lottano. Altre raffigurano serpenti e leoni con tre teste. Altre orche con la bocca spalancata che mostrano i denti, elefanti, eroi, divinità.

Incredibile, vero?

A crearlo fu il Duca Vicino Orsini. Ci vollero trent’anni per completarlo e sembra che il Duca stesso abbia scolpito alcune statue, con l’aiuto di un allievo di Michelangelo!
Il principe Domenico Napoleone Orsini, discendente della celeberrima famiglia aristocratica, parlando della creazione del suo antenato Vicino Orsini, dice queste parole: “Questo parco realizzato nel Cinquecento, unico al mondo, è un’opera geniale, immortale, degna quasi dell’ingegno di Leonardo da Vinci”.

E’ un’opera geniale che si snoda su molte tappe, tutte “fiabesche” (ed ecco perché a noi di fabulinis piace così tanto…), tutte tra mito e fantasy.
Ma, siete curiosi come me? Vi va di accompagnarmi a fare un giretto nel Parco dei Mostri?
Allora entriamo insieme…

A spasso tra statue con la bocca aperta…

bocca dell'orco bomarzo

Foto di Gabriele Papalini

Ed ecco che subito veniamo accolti da due donne con il corpo di leone, le mitologiche Sfingi. Sono a guardia del Parco e spetta a loro darci il benvenuto con l’iscrizione “Voi che entrate qui, considerate ciò che vedete e poi ditemi se tante meraviglie sono fatte per l’inganno o per l’arte”.
Ci allontaniamo poco dal percorso principale, ed ecco che appare il primo mostro, Proteo. Una gigantesca maschera con la bocca spalancata.
E’ uno dei simboli del Parco, insieme all’Orco, che è probabilmente la scultura più conosciuta di tutte. Si tratta ancora di una maschera con la bocca spalancata, ma sapete una cosa? La bocca, che è scavata nel tufo, è una grande stanza. All’interno, dopo aver sceso qualche gradino, si possono trovare un tavolo e delle panche, per una breve sosta.
Ed è un vero divertimento, i bambini ne vanno matti.
Perché? Perché questa “bocca” ha una forma particolare, in grado di amplificare i suoni, cambiarli e creare così un effetto che diventa anche spaventoso… perfetto per la voce di un Orco! Continuiamo il giro?


E’ un luogo fantastico, non trovate? Facciamolo conoscere a tutti, magari condividendolo sul nostro social preferito,
basta cliccare qui sotto!

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…ma non solo: case storte, animali e divinità antiche

casa pendente bomarzoCos’è quella? Per vederla diritta dobbiamo inclinare la testa! Ma è una piccola casa! Certo che la fantasia non conosce davvero confini…è una piccola casa pendente! E’ stata costruita apposta così, su un masso inclinato. Entriamo? Attraversiamo un piccolo ponte e… è ancora tutto pendente, ma in senso opposto rispetto all’esterno: che confusione!
E’ tutto storto, si perde quasi l’equilibrio! Ma chissà i bambini come si divertono, una casa fatta in questo modo poteva esistere solo in questo magico parco!

E solo qui possiamo incontrare la statua gigante di una tartaruga che a sua volta porta sul guscio la statua della Dea della Vittoria. Oppure un’enorme statua del Dio Nettuno, che, adagiato nell’acqua, tiene tra le braccia un delfino. Solo in questo Parco della fantasia si possono vedere una gigantesca balena che “emerge dalla terra” e un enorme elefante che solleva con la proboscide un soldato. E ancora una lunga serie di sculture di pigne e di ghiande, mescolate ad un anfiteatro ed alla gigantesca statua di Ercole, conosciuta come “il Colosso”.

Continuando a vagabondare tra i sentieri possiamo anche giungere su una piccola altura e trovare un tempietto classico.

Vi ricordate che all’inizio ho parlato di Vicino Orsini? Fu sempre lui a volere la costruzione del tempietto e lo dedicò alla moglie, la bellissima Giulia Farnese. Si dice che lui fosse invece molto brutto, addirittura deforme, ma dotato di una mente molto acuta. Chissà, forse voleva che questo Parco fosse come lui, geniale ma mostruoso al tempo stesso.

Quando morì, nel 1585, il Parco non interessò più nessuno e cadde in totale abbandono. Fortunatamente, nella seconda metà del Novecento, Giancarlo e Tina Bettini se ne innamorarono e decisero di restaurarlo.
E’ grazie a loro (i loro nomi vengono ricordati nel tempietto) se oggi possiamo lasciarci ancora incantare da questo mondo fantastico, da questo “regno di sogno” popolato da costruzioni strane, grandi statue, iscrizioni, indovinelli…

Ogni passo porta a qualcosa di sorprendente.

Vi ricordate l’iscrizione con cui è iniziato questo viaggio a Bomarzo? Esatto, quella che dice “Sol per sfogare il core”. Vicino Orsini ci chiede di perderci in questo “giardino magico” e di lasciarci guidare dalla nostra fantasia e da tutto ciò che le maschere, i draghi, le sirene, le divinità antiche ci vogliono raccontare e mostrare.

tartaruga bomarzoPer aggiungere magia alla magia, sapete che alcuni discendenti del Duca sostengono che fosse un esperto alchimista? E che, in realtà, il Parco dei Mostri potrebbe essere considerato un trattato di alchimia, unico nel suo genere perché scritto nella pietra delle statue.
Tutte queste incredibili statue sarebbero, in realtà, i capitoli di un libro. I soggetti non sarebbero stati scelti a caso, “sol per sfogare il core”, ma ognuno di essi potrebbe avere un preciso significato. E così anche il posto che occupano nel Parco non sarebbe assolutamente casuale.

Aggiungiamo ancora un pochino di magia? Dovete sapere che alcuni studiosi di Alchimia sostengono che celeberrimi alchimisti, come Cagliostro, fossero immortali e forse anche il Duca Vicino Orsini lo era.

E, forse, superando i secoli, continua a venire di nascosto a visitare il suo parco.

p.s. Se vuoi sapere esattamente dov’è, ecco la mappa:


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Posted by Cristina in blog, 0 comments