Back to School? No… Back to Nanna! 🎒

Il vero rientro che nessuno racconta: quello nel sonno perduto dei tuoi bambini

Sai qual è il vero back to school per noi genitori?
Non lo zainetto pronto o i quaderni nuovi, ma il ritorno a un normale ritmo del sonno dei bambini che durante l’estate è completamente saltato, esploso come un fuoco d’artificio che non ne vuole sapere di spegnersi…
Succede a tutti noi: durante le vacanze estive, quando il sole allunga le ore di luce, abbiamo pensato di poter concedere ai nostri bambini qualche ora in più prima della nanna.
Ed ecco che, sera dopo sera, quei venti-trenta minuti in più sono diventati ore, fino a superare abbondantemente le 23:00 di sera…
E va bene se il giorno dopo siamo tutti in vacanza e ci si può alzare anche a metà mattina inoltrata.
Non va molto bene se il giorno dopo noi si deve andare a lavorare come tutte le persone di questo mondo. Noi ci svegliamo alle 7:00 (o anche prima), mentre i figli hanno ormai il fuso orario di New York e prima delle 10:00 non aprono gli occhi.
Ecco che abbiamo un bel problema…
Quindi cosa facciamo?
Cerchiamo in un paio di giorni di fare un reset del loro sistema circadiano del sonno e di punto in bianco li mandiamo a dormire prima alle 22:00, poi il giorno dopo alle 21:00.
E chissà perché questo ingegnoso sistema infallibile, non funziona. 🤔
É questione di strumenti cognitivi
Purtroppo i bambini piccoli non hanno gli strumenti cognitivi per capire “perché adesso devo andare a letto alle 21:00 se fino a ieri stavo alzato fino alle 23:00?!”
Questo si traduce in capricci, pianti al momento della nanna e richieste di procrastinazione infinite.
Non è cattiveria da parte loro, è semplicemente la fatica reale di riadattarsi a un limite che sentivano ormai lontano e praticamente svanito nel nulla.
Non solo il tuo bambino, ma anche noi genitori abbiamo bisogno di un “passaggio” tra il caos estivo e l’ordine quotidiano, ma quel passaggio non si costruisce con nuove regole rigide o velate minacce…
Quindi cosa può fare un genitore per creare quel “passaggio”?
La risposta non è semplice, ma c’è una cosa che spesso viene sottovalutata: ascoltare le storie.
Inconsci ancestrali
La narrazione di storie è stata per migliaia di anni la chiusura delle giornate “attorno al fuoco” di tutte le popolazioni della terra.
Questo rito ancestrale noi lo portiamo inconsciamente dentro, ed è come un interruttore che fa scattare una serie di processi dentro il nostro corpo che danno il segnale che fa partire la transizione verso il sonno.
La storia della buonanotte comunica indiscutibilmente al corpo dei bambini “la giornata è finita, è ora di andare a nanna”.
Vi garantisco che anche mio figlio Romeo, che oggi ha già 12 anni compiuti, quando iniziamo a leggere qualcosa ad alta voce, si ferma ad ascoltare.
Una storia ben raccontata cattura sempre l’attenzione, di chiunque.
E siccome anche noi arriviamo stanchi morti alla sera, molto più spesso di quanto si possa pensare ricorriamo alle audiofiabe di fabulinis.
Quando i bambini ascoltano una narrazione, è come se potessero “sentire” il ritmo della storia e sincronizzarlo con il proprio corpo. Non serve essere perfetti lettori, basta essere “presenti”.
I benefici sono immediati. Il disallineamento dell’orologio biologico si riduce perché l’ascolto di una storia diventa un segnale preciso che il corpo può riconoscere come “ora è il momento di dormire”.
La perdita della routine serale viene recuperata quasi istantaneamente con la storia della buonanotte, perché quell’ascolto riallinea il corpo al ritmo quotidiano.

Ci sarò anche domani
Grazie alla storia della buonanotte anche l’ansia da rientro, non solo dei bambini ma anche di noi adulti, si attenua perché la narrazione crea un nuovo senso di continuità tra le vacanze e la routine quotidiana e scolastica che sta per arrivare.
Quando ho iniziato a leggere ai miei figli, notavo che non era solo l’immaginarsi la storia a catturarli, ma il tono e il ritmo della voce.
Con la favola che scorre via veloce nella loro testa e li fa sognare ad occhi aperti, non serve essere un narratore professionista con una tecnica perfetta.
Serve esserci.
Serve dire: “stiamo vivendo questa storia insieme”.
In quei momenti si crea qualcosa di più profondo di una semplice lettura, si crea un filo d’affetto che si intreccia storia dopo storia.
I bambini imparano ad “abbandonarsi” alla voce che racconta, e alla fine della storia non finisce il messaggio che noi genitori gli stiamo passando: è come se gli dicessimo senza parole: “Ora sai che sei al sicuro qui con me e domani sarò ancora qui con un’altra storia da ascoltare”.
Questo gesto sembra piccolo, ma in realtà è uno dei fondamenti su cui si costruisce la fiducia tra genitori e figli.
La storia della buonanotte non è solo una pausa prima di dormire; è un rito che ci ricorda quanto sia potente la forza di una voce calante, di una mano posata sulla spalla, di una parola che accompagna l’altro verso il riposo. E in quel silenzio che segue la storia, i bambini dormono più tranquilli, e noi genitori respiriamo un po’ più a lungo.
La costanza è un abbraccio
Il ritorno a scuola o all’asilo non è solo un cambio di orario, per loro è come perdere il giocattolo preferito.
Perdono qualcosa a cui ormai si erano abituati bene e a cui fanno fatica a rinunciare.
La soluzione non è trovare un nuovo orario perfetto in due giorni.
È ricostruire un nuovo orario un passo alla volta.
E qui torniamo alla narrazione.
Raccontare storie prima della nanna trasforma la notte da ostacolo a rito di passaggio. Non si tratta di “dormi ora” dato come un ordine, ma di “entriamo nella storia insieme”.
Ho visto i miei figli chiudere gli occhi dopo solo due o tre storie ascoltate assieme.
Non perché fossero stanchi fisicamente, ma perché inconsciamente sentivano di aver compiuto la transizione che porta dal giorno alla notte e quindi al sonno.
Anche perché la narrazione riempie anche quello spazio vuoto tra l’ansia della separazione (dormire per i bambini è sempre qualcosa di oscuro e un po’ pauroso) e il bisogno fisico di riposo.
Detto questo, ora che il calendario ha ripreso a scorrere, ho capito cosa conta davvero.
Non è la regola dell’orario impostata con precisione al minuto, ma la regola di creare un momento di relazione e accoglienza facendo capire loro che: “io sono qui, e anche stasera ascolteremo una storia insieme prima della nanna”.
Non serve molto per cambiare ritmo già da oggi, basta una storia, cinque-dieci minuti in più prima della nanna, e questo piccolo gesto può trasformare la notte da nemico del vostro riposo a rito di preparazione al sonno fatto insieme.
Le audiofiabe di fabulinis ti aspettano e possono essere ascoltate insieme ai tuoi figli.
È un gesto piccolo, concreto, ma con effetti grandi e duraturi.
Come il tuo bambino, come anche te, tutti noi meritiamo di dormire bene, e ascoltare una storia della buona notte è uno dei modi più semplici per far sì che tutto questo accada.
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