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Gestire la paura del buio con le fiabe 👻

Gestire la paura del buio grazie alle fiabe 👻 approfondimento

E se il buio della cameretta diventasse un bosco magico da esplorare insieme?

Ti è mai capitato di sentirti chiamare, a notte fonda, da una vocina che arriva dalla cameretta?

A me succede ancora, anche se Lara ormai ha sette anni e dovrebbe avere superato quella fase.

Invece no: ci sono sere in cui il buio le pesa addosso come una coperta troppo pesante, e allora arriva quel richiamo flebile, quasi un sussurro, che mi fa alzare dal letto andare alla sua cameretta.

Perché è curioso: io nel buio ci cammino tranquilla, mentre lei, nella sua stanza, lo vive come un’entità minacciosa.

E allora mi siedo sul bordo del suo letto e faccio l’unica cosa che so fare davvero bene in quei momenti: le racconto una storia.

Tra Luce e Ombra

Ci penso spesso, a come funziona questo meccanismo.

I nostri antenati si radunavano attorno al fuoco per allontanare con le parole ciò che la notte portava con sé: l’incertezza, il pericolo e tutto quello che non si poteva vedere.
E raccontavano.

Raccontavano di lupi e di streghe, di boschi impenetrabili e di eroi coraggiosi, trasformando il terrore dell’ignoto in qualcosa di nominabile, quindi affrontabile.

Oggi tuo figlio non deve temere animali selvatici fuori dalla tenda, eppure quella paura ancestrale è rimasta impressa da qualche parte, nel profondo.

E allora il buio della sua cameretta diventa il bosco di un tempo, e i rumori della casa che si assesta diventano i passi del lupo cattivo.

Ma ecco che la storia, ancora una volta, arriva a fare il suo antico mestiere: dare forma a ciò che spaventa, renderlo meno mostruoso perché finalmente visibile.

Perché dare un nome ai mostri

Quando tuo bambino ascolta una fiaba in cui compare un lupo, sta facendo un lavoro straordinario: sta dando un volto preciso alla sua paura.

Non è più quel grumo indistinto di ansia che lo assale quando spegni la luce, ma diventa un personaggio con caratteristiche precise, una storia, perfino delle debolezze.

Ed ecco che l’ascolto ripetuto di quella stessa storia crea una sorta di familiarità: il lupo è sempre quello, si comporta sempre allo stesso modo, e soprattutto viene sempre sconfitto (o diventa un alleato).

C’è qualcosa di profondamente rassicurante in questa prevedibilità.

La narrazione, con il suo andamento ciclico, insegna a tuo figlio che le paure hanno una struttura, un inizio e una fine, e che la fine è sempre accessibile.

Romeo, quando aveva l’età di sua sorella, si era letteralmente innamorato della storia de “il lupo e i sette capretti”: la voleva ascoltare ogni sera, e io capivo che non era il lupo ad affascinarlo, ma il fatto che ogni volta il capretto riuscisse a salvare i suoi fratellini grazie all’aiuto della madre.

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Il rituale che trasforma il buio

E poi c’è il rituale.

Perché ascoltare una fiaba prima di dormire non è solo una coccola o intrattenimento: è entrare in una dimensione protetta, dove le regole del mondo diurno si ammorbidiscono e tutto diventa possibile.

Anche quando usiamo le audiofiabe di fabulinis i nostri bambini si rilassano visibilmente.
Anche se non sono io in quel momento a raccontare, ma la mia voce registrata, comunque il messaggio che arriva è questo: “Sono qui, non siete soli, ora potete lasciarvi andare”.

E in effetti è proprio questo che succede, è la narrazione che crea un ambiente sonoro capace di riempire il silenzio inquietante della notte.

Il buio smette di essere un nemico e diventa invece lo sfondo necessario perché la storia possa svilupparsi nell’immaginazione dei bambini.

C’è una particolarità nelle storie che trovi su fabulinis: hanno sempre finali positivi.
Perché il lieto fine diventa una promessa implicita: “Vedi? Anche questa giornata, anche questa notte, tutto finirà bene”.

E tuo figlio, ascoltando la risoluzione serena, il “…e vissero per sempre felici e contenti” impara a fidarsi del domani.

Quando i bambini diventano eroi

Ma soprattutto ho capito che l’identificazione con i protagonisti coraggiosi delle fiabe è un dono prezioso che regaliamo ai nostri figli.

Quando ascoltano di un bambino che attraversa il bosco buio per salvare qualcuno, o di una bambina che affronta la sua paura per scoprire un tesoro nascosto, stanno costruendo dentro di loro un modello di comportamento.

È come se la loro mente dicesse: “Se quel bambino ce l’ha fatta, forse posso farcela anch’io”.

Ed è esattamente ciò che vedo negli occhi di Lara quando, dopo aver ascoltato una storia particolarmente intensa, mi dice: “Mamma, io sarei stata coraggiosa come lei”.

Certo, magari la sera dopo avrà di nuovo paura, perché il coraggio non è l’assenza di paura ma la capacità di attraversarla.

E proprio questo insegnano le fiabe: che la paura è normale, che tutti la provano, perfino gli eroi, ma che si può imparare ad affrontarla senza esserne sopraffatti.

Adesso Lara dorme serena, con la sua audiofiaba che continua a sussurrare storie di boschi illuminati dalla luna e di bambini coraggiosi.

E io, tornando verso la camera da letto, penso che forse il regalo più grande che possiamo fare ai nostri figli non è eliminare le loro paure, ma insegnare loro ad ascoltarle, a riconoscerle e poi a lasciare che possano affrontarle un po’ alla volta.

Perché il buio, in fondo, è solo l’altra faccia della luce: e nelle storie che si ascoltano insieme, quella faccia diventa sempre meno oscura, e sempre più familiare.

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