Ascoltare le fiabe: un ponte tra passato e futuro 🌟

Perché ascoltare fiabe cambia la vita dei bambini?

Era una di quelle sere in cui fa buio presto e la casa si riempie di quella particolare quiete che precede l’ora di cena.
Romeo aveva sei anni e si era rannicchiato sul divano con uno dei mille libri illustrati che abbiamo in casa.
“Mamma, mi leggi il libro?” mi aveva chiesto, e io, come sempre, ho lasciato stare quello che stavo facendo e mi sono seduta accanto a lui prendendo in mano il libro.
Iniziai a raccontare, e quella sera mi è sembrato di vedere qualcosa di diverso in lui: aveva gli occhi chiusi per metà, non per stanchezza, ma per concentrazione.
Stava ascoltando con tutto sé stesso.
Ed ecco che in quel momento ho capito cosa significasse davvero ascoltare una storia.
Non era solo una distrazione o un modo per passare il tempo insieme, era un viaggio invisibile dentro mondi che esistono soltanto quando qualcuno li racconta e qualcun altro li ascolta.
Le fiabe, quelle antiche come quelle moderne, vivono precisamente in questo spazio magico tra la voce e l’orecchio, tra chi narra e chi sogna.
E attraverso l’ascolto, i bambini non imparano soltanto storie, ma imparano a stare nel mondo.
Credo che noi genitori sottovalutiamo spesso la potenza dell’ascolto.
Pensiamo alle fiabe come a un intrattenimento innocuo, un passatempo serale.
Ma quando un bambino ascolta Cappuccetto Rosso narrata con una voce dolce e rassicurante, sta facendo molto di più che seguire una trama: sta assorbendo metafore di vita, sta imparando che il bosco può essere pericoloso ma anche meraviglioso, che la prudenza non è codardia ma saggezza.
Ascoltare una voce che narra fa sì che questi insegnamenti non vengano spiegati ma vissuti, sentiti sulla pelle, interiorizzati senza sforzo.
I draghi da sconfiggere e gli specchi in cui riconoscersi
I personaggi delle fiabe sono sempre stati, da secoli, ciò che noi adulti chiamiamo “modelli di comportamento” ma che i bambini semplicemente sentono come amici, nemici, compagni di viaggio.
Quando da piccolo Romeo ascoltava la storia del brutto anatroccolo, io vedevo che sussultava leggermente quando il piccolo veniva respinto dagli altri animali.
E poi lo vedevo sorridere, visibilmente sollevato, quando finalmente l’anatroccolo scopriva di essere uno splendido cigno.
Non sapeva ancora cosa significava “autostima” o “accettazione di sé”, ma attraverso l’ascolto della storia, stava imparando che anche lui poteva trasformarsi, che anche lui avrebbe avuto un posto nel mondo.
Le fiabe permettono ai bambini di identificarsi con i protagonisti in modo intenso e la voce dà corpo alle emozioni: il coraggio diventa un tono deciso, la paura un sussurro, la gioia un’esplosione di suoni.
Ed ecco che i piccoli non solo comprendono cosa prova il personaggio in quel momento, ma lo sentono risuonare dentro di sé. È attraverso questo ascolto empatico che nascono le prime domande su chi vogliamo essere, su quali draghi vogliamo sconfiggere, su quale tipo di eroe o eroina diventare.
Mi ricordo di una sera in cui avevamo ascoltato I musicanti di Brema e Romeo mi disse: “Mamma, quelli vincono perché stanno insieme, vero?”
Aveva colto il cuore della storia senza che nessuno glielo spiegasse. L’aveva capito ascoltando, seguendo il filo della narrazione, immergendosi nel ritmo della voce che raccontava di animali rifiutati dal mondo che diventavano una squadra invincibile.
Questo è il potere dell’ascolto: rende visibile l’invisibile, trasforma i valori astratti in esperienze concrete.
Le radici che ci tengono al suolo
Ascoltare fiabe significa anche partecipare a un rito antico quanto l’umanità stessa.
Ogni volta che Romeo e Lara si siedono ad ascoltare una storia, stanno facendo esattamente ciò che facevano i bambini mille anni fa attorno al fuoco, ciò che facevano i miei nonni quando mia nonna raccontava storie nella cucina della casa di campagna.
Certo, oggi usiamo fabulinis invece di affidarci esclusivamente alla nostra memoria, ma il meccanismo alla base rimane identico: una voce che narra, un orecchio che ascolta, un legame che si crea.
Le storie che ascoltiamo ci connettono alla nostra comunità, alla nostra cultura, ai valori che consideriamo importanti. Quando i miei figli ascoltano fiabe che parlano di solidarietà, giustizia, rispetto per la natura, stanno imparando cosa significa appartenere a qualcosa di più grande di loro stessi.
Stanno comprendendo, attraverso le metafore di Hansel e Gretel o di Biancaneve, che la fiducia reciproca è preziosa, che la foresta va rispettata, che il mondo naturale è misterioso e meritevole di cura.
E qui sta uno degli aspetti più straordinari dell’ascolto delle fiabe: i bambini non hanno bisogno di spiegazioni moralistiche.
La voce fa tutto il lavoro necessario, guidandoli attraverso boschi simbolici e prove archetipiche, permettendo loro di scoprire da soli cosa è giusto e cosa no.
L’ascolto crea uno spazio sicuro in cui esplorare anche temi complessi: la separazione, la perdita, la rinascita.
La bella addormentata, con il suo lungo sonno che precede il risveglio, insegna ai bambini che i periodi difficili fanno parte del percorso di crescita, che dopo il buio c’è sempre una nuova speranza.
Ho notato che mia figlia chiede spesso di riascoltare le stesse fiabe.
All’inizio pensavo fosse semplice routine, poi ho capito: ogni ascolto è diverso, perché lei è diversa.
A quattro anni Cenerentola era solo una storia di scarpe e balli; a sette, è diventata una storia sull’importanza dell’aiuto, come quello della “fata madrina” che si presenta quando più ne abbiamo bisogno.
L’ascolto ripetuto permette ai bambini di ritrovare le storie come si ritrovano vecchi amici: sempre uguali eppure sempre diversi, perché nel frattempo sono cambiati anche loro.

Il filo che lega le generazioni
Ma soprattutto ho capito, in questi anni di genitorialità vissuta tra corse e fatiche quotidiane, che ascoltare fiabe insieme ai nostri figli è uno dei pochi modi rimasti per fermare il tempo.
Quando la sera ci sediamo sul divano e ascoltiamo un’audiofiaba di fabulinis, succede qualcosa di magico: il mondo esterno scompare.
Non ci sono più compiti da finire, cene da preparare, email a cui rispondere. C’è solo la voce che ci avvolge tutti, genitori e figli, in un abbraccio sonoro che ci riporta all’essenziale.
Credo che questo sia, alla fine, il vero tesoro nascosto nell’ascolto delle fiabe: la connessione.
Non solo quella tra noi e i nostri bambini, ma quella tra passato e futuro, tra chi siamo stati e chi diventeremo, tra le storie che ci hanno cresciuto e quelle che cresceranno i nostri figli.
Ogni fiaba ascoltata è un filo d’oro che lega le generazioni intere di bambini.
E allora mi piace pensare che quando Romeo e Lara saranno grandi, quando magari avranno figli loro, si ricorderanno di quelle sere sul divano, della voce calda che raccontava di principesse e porcellini, di lupi e anatroccoli.
E forse faranno la stessa cosa con i loro bambini, perpetuando questo rito antichissimo e sempre nuovo dell’ascolto condiviso. Perché le fiabe, quelle vere, non finiscono mai: continuano a vivere in ogni voce che le racconta, in ogni orecchio che le ascolta, in ogni cuore che le custodisce.
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Innanzitutto grazie per il vostro contributo.
Sono Enrico e sono nonno di un nipote che mi chiede spesso di ascoltare le fiabe di Fabulinis, sono contento di avervi conosciuto, hanno fatto crescere anche me.
Ciao Enrico, quanto è bello leggere questo messaggio! 🥰
“Grazie per il vostro contributo” sono parole che a noi danno una gioia enorme!
Sapere che viaggi con il tuo nipotino tra le nostre fiabe è per noi il regalo più grande che potessimo ricevere!
E la frase “hanno fatto crescere anche me”, è la cosa più bella che potessi dirci.
È esattamente il sogno che abbiamo: creare storie che parlino sia al cuore dei bambini che a quello degli adulti, risvegliando in loro emozioni, ricordi e quella meraviglia che a volte, crescendo, dimentichiamo.
Hai compreso benissimo come le storie non abbiano età e di come, anzi, siano un ponte meraviglioso tra le generazioni.
Continua a raccontare e ascoltare le fiabe col tuo nipotino, tra draghi, principesse e mondi incantati, noi saremo sempre qui, pronti a regalarvi nuovi sogni da condividere.
Un enorme abbraccio 🤗