Il tempo per rallentare e disconnettersi: il potere delle fiabe serali 📱

Esiste un momento della sera in cui tutto è ancora troppo acceso, i giochi non del tutto rimessi a posto, la tavola da rassettare, la mente piena di cose che non ci vogliono mollare…

Sì quel momento esiste, e noi lo conosciamo bene.
Anche a casa nostra, per molto tempo, le nostre serate sono state un piccolo campo di battaglia…
E poi, quasi per caso, abbiamo capito che le fiabe potevano essere una soluzione (e non a caso abbiamo realizzato fabulinis).
Quando rallentare è necessario
Il giorno, per ogni bambino, è come se fosse una giostra, che gira e gira come una trottola.
Romeo torna dagli allenamenti con l’adrenalina ancora addosso, le guance rosse, la voce che sale tre toni sopra il normale per la stanchezza. Lara, che è più timida, porta dentro di sé tutto ciò che ha visto e sentito e lo elabora lentamente, senza sosta.
Fermarli, rallentarli, è sempre una piccola impresa. Puoi provarci in ogni modo, arrivando anche ad alzare la voce per disperazione, ma alla fine io ho capito che l’unica soluzione non era opporre resistenza all’energia che si portavano dentro, ma offrire un’alternativa che deviasse quel flusso di energia: una storia.
L’ascolto di una fiaba fa qualcosa di preciso: inverte la direzione del flusso di energia.
Il corpo si rilassa, la voce si abbassa, la mente comincia a seguire un filo che non è il suo, capace di distoglierlo dai pensieri precedenti.
È come se la narrazione offrisse al bambino un altro posto dove stare, un posto che non richiede di fare, di rispondere, di performare. Solo di ascoltare.
E in quell’ascolto, qualcosa succede.
Tuo figlio, in quel momento, non sa che si sta preparando al sonno. Sa solo che c’è una voce, e una storia, e che entrambe lo aspettano.
La voce come interruttore
Credo che non sia banale soffermarsi su questo: non è solo cosa viene raccontato, ma come viene detto.
La voce che racconta porta con sé qualcosa che nessuno schermo può replicare: il calore della voce umana, il ritmo del respiro, le pause.
Quando leggo ad alta voce, a volte mi sorprendo a usare un’intonazione che non uso mai di giorno. Qualcosa di più lento, più morbido, come se anche la mia voce capisse che è ora di calmarsi.
E Romeo, che di solito rimbalza da un angolo all’altro della stanza, si ferma, e anche Lara si avvicina, a me in ascolto.
È lì che ho capito una cosa: la voce non è solo un veicolo per le parole. È essa stessa una forma di presenza. Il tuo bambino la riconosce come rassicurante non perché sia perfetta, ma perché è umana, come lui, come te.
Ed è per questo che, nelle sere in cui il tempo stringe o la stanchezza vince anche me, uso io stesso le audiofiabe di fabulinis (e mi fa sempre strano sentire la mia voce, quando non è quella di Silvia).
Nelle nostre audiofiabe non ci sono effetti speciali, noi non facciamo le vocine o parliamo come attori.
C’è solo una voce e una storia: esattamente ciò di cui tuo figlio ha bisogno.
Lo spazio tra il giorno e la notte
C’è una parola che amo molto, anche se la uso raramente: soglia. Quella zona di mezzo in cui non sei ancora andato via, ma non sei più del tutto dove eri.
La fiaba serale è precisamente questo: una soglia.
Il bambino che ascolta una storia non è più nel giorno, con i suoi compiti, i suoi problemi e i suoi schermi, ma non è ancora nella notte.
È in quello spazio sospeso dove i pensieri e le emozioni rallentano.
Come avviene per qualunque bambino pieno di vita, anche i miei figli avevano bisogno di un rituale che segnasse il confine in modo netto, riconoscibile.
La fiaba è è quel confine. Non un’imposizione, ma un invito: questo è il momento in cui la giornata finisce, e tu puoi lasciarla andare.
Per il tuo bambino è lo stesso (ognuno a modo suo ovviamente), la narrazione gli offre uno spazio che non impone nulla, solo la possibilità di lasciare andare la giornata, in silenzio, mentre qualcuno racconta.

Disconnettersi
Viviamo in un tempo in cui il termine disconnessione sembra quasi una parola d’ordine, qualcosa di un po’ militante. Ma quello di cui parlo non è una battaglia contro gli schermi: è qualcosa di molto più semplice e di molto più antico.
Quando tuo figlio smette di guardare un video o di giocare e comincia ad ascoltare una storia, accade qualcosa di preciso a livello neurologico: gli stimoli si riducono e il cervello comincia a produrre le condizioni per il sonno. Non è magia, è fisiologia, ma sembra magia, e forse è giusto che sembri così.
La disconnessione che offre la fiaba è uno spazio pieno di immagini interiori, di mondi costruiti solo con le parole e la voce. Il bambino non si stacca dalla realtà, anzi, accede a una realtà diversa, più lenta, più sicura.
E in quella realtà, il sonno arriva quasi da solo.
Ma soprattutto ho capito, e questo è forse il dato più prezioso di questi anni di serate condivise, che il rituale conta quanto il contenuto.
Non importa che la storia sia perfetta.
Importa che ci sia.
Possibilmente ogni sera.
Essere abbastanza
Mi rendo conto, scrivendo queste righe, che sto raccontando qualcosa che va molto al di là del sonno.
Le fiabe serali ci hanno dato qualcosa che non avevamo messo in preventivo: ci hanno insegnato a stare insieme, senza dover inventare attività particolari.
Entrambi i miei figli, a loro modo, hanno trovato nella favola della buonanotte il filo che li accompagna fuori dal giorno.
Io ho trovato in quel momento serale qualcosa di inatteso: la sensazione di essere abbastanza.
Non il papà che ha fatto tutto, che ha risolto tutto.
Solo quello che racconta.
E allora ti dico: se stai cercando un modo per trasformare la sera da campo di battaglia a momento di pace, inizia con una storia.
La tua voce, o quella di qualcuno che la racconta con la stessa cura, come le nostre audiofiabe su fabulinis, faranno il lavoro che solo le parole sanno fare: costruire una soglia morbida tra il rumore del giorno e il silenzio della notte.
Tuo figlio è lì che aspetta solo di attraversarla.
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