Il confine tra giorno e notte: creare un rituale di ascolto serale ๐๏ธ

C’รจ un antico patto che si rinnova ogni sera tra una storia raccontata e il bambino che l’ascolta

Ci sono sere in cui Lara non vuole andare a dormire, fa di tutto, si mette a correre, si nasconde dietro al divano giocando a far finta di non essere vista, poi perรฒ ci chiama: โsono quiโฆโ e appena arrivi da lei si rimette a correre.
Non ti dico poi la lotta per farle lavare i dentiโฆ Spesso questo รจ il suo โgioco-ritualeโ quando sente che il giorno ormai รจ scivolato via e non puรฒ fare altro che arrendersi ad andare a dormire.
Ma lei di arrendersi non ha nessuna intenzione.
Ormai io e Silvia ci giochiamo la crisi di nervi una sera a testa, poi perรฒ sospiriamo, prendiamo una pila di libri illustrati e iniziamo fargli scorrere le copertine davanti gli occhi, e lรฌ lei inizia a fermarsi.
Purtroppo perรฒ glieli abbiamo giร letti e riletti tutti unโinfinitร di volte e non li vuole ancora sentire.
Allora a volte facciamo lโunica cosa che mi sembra ancora sensata: prendiamo il telefono, facciamo partire un’audiofiaba di fabulinis lasciando che le nostre voci la tranquillizzassero a poco a poco.
Dopo non molto gli occhietti finalmente iniziano a socchiudersi, poco alla volta, quasi seguendo il ritmo della voce, fino a chiudersi del tutto.
In quel momento io capisco qualcosa che prima sfuggiva alla mia comprensione: non era la storia in sรฉ a fare la differenza, ma l’atto stesso dell’ascolto. Il lasciarsi guidare da una voce che nel buio e crea dentro la sua testa un sentiero sicuro verso il regno del sonno.
Ogni sera noi genitori tracciamo confini invisibili.
La linea tra il caos della giornata e la necessaria tranquillitร della sera per addormentarsi รจ sottile come un filo di seta, eppure deve reggere il peso di tutte le ansie accumulate: quelle dei bambini che non vogliono separarsi da noi per andare a dormire, e le nostre che non vediamo lโora di buttarci alle spalle con una bella dormita…
E allora ho iniziato a pensare all’ascolto delle fiabe non come a un semplice passatempo, ma come a un vero e proprio rito di passaggio, che in fondo รจ solo una pratica antica quanto il bisogno umano di sentirsi protetti quando cala l’oscuritร .
Lo scudo invisibile delle parole
C’รจ una cosa che ho scoperto nel tempo, dopo aver iniziato a scrivere fiabe per fabulinis: nelle culture antiche, prima che esistessero muri solidi e serrature affidabili, le storie erano l’unica difesa contro la notte.
Le parole โcostruivanoโ uno scudo invisibile attorno a chi le ascoltava, e questo scudo non fermava i lupi o i ladri, ma qualcosa di piรน insidioso: la paura dell’ignoto, l’angoscia del buio, il terrore di essere soli.
Ora capisco che quella non era solo una bella metafora.
Ogni volta che Lara finalmente si ferma e ascolta una storia prima di dormire, vedo accadere qualcosa di simile a una trasformazione chimica.
La sua testa, ancora piena delle avventure e stimoli della giornata, trova un ritmo diverso. La voce che racconta una storia per lei diventa un confine sicuro tra tutto ciรฒ che รจ stato il giorno e tutto ciรฒ che sarร la notte.
Ed ecco che l’ascolto assume i contorni di un rituale: non perchรฉ sia ripetitivo o noioso, ma perchรฉ questa ripetizione diventa una colonna portante della loro architettura emotiva.
Silvia, che รจ musicoterapeuta, me lo ha spiegato meglio di come saprei fare io: il ritmo, la prevedibilitร , la certezza che ogni sera ci sarร quel momento, crea nel cervello dei bambini una mappa di sicurezza.
E quando uso le audiofiabe di fabulinis nelle serate in cui la voce mi manca per stanchezza, vedo che funziona lo stesso.
Le fiabe hanno questa struttura rassicurante: c’รจ sempre un drago da sconfiggere, ma alla fine il drago viene sconfitto.
C’รจ sempre un momento di pericolo, ma poi arriva la salvezza.
Questo schema narrativo non รจ una semplificazione della realtร , รจ una promessa: il mondo puรฒ essere spaventoso, ma esiste sempre un modo per attraversarlo e tornare a casa.
E l’ascolto di questa promessa, sera dopo sera, costruisce nei bambini quella che io chiamo โfiducia nel domaniโ: la certezza che anche quando tutto sembra buio, ci sarร sempre una storia che li accompagna, una voce che non li abbandona.
Il filo che ci lega nel sonno
Ma soprattutto ho capito che l’ascolto delle fiabe รจ un atto di fiducia reciproca, un contratto silenzioso tra chi racconta e chi ascolta.
Lara, con la sua dolcezza introversa, ha bisogno di sapere che io ci sono anche quando chiude gli occhi. E l’ascolto di una storia diventa il filo invisibile che ci tiene legati: io sono lรฌ attraverso la voce, lei รจ lรฌ attraverso il suo affetto e attaccamento di bambina.
Non servono parole, non serve che mi risponda o che faccia domande. Basta che ascolti, e in quell’ascolto si compie la magia.
Penso spesso a come questo rituale sia cambiato nel tempo.
Quando i bambini erano piรน piccoli, dovevo essere io a inventare storie, a modulare la voce, a trovare quella giusta inflessione che li faceva ridere o tranquillizzare.
Ora che sono cresciuti, ho scoperto che l’ascolto di audiofiabe non รจ un tradimento della nostra intimitร , ma un’evoluzione: loro stanno imparando che la protezione non viene solo da me, ma da un mondo di storie che continuerร a esistere anche quando io non ci sarรฒ.
ร un piccolo passo verso l’autonomia, mascherato da coccola serale.

Il ritorno a casa di ogni sera
E allora penso che il vero significato di questo rituale sia proprio questo: insegnare ai nostri figli che esiste un modo per tornare a casa ogni sera.
Non alla casa fisica, quella รจ scontata, ma alla casa interiore, quel luogo sicuro dentro di sรฉ dove possono rifugiarsi quando il mondo diventa troppo rumoroso o spaventoso.
L’ascolto delle fiabe costruisce questo spazio, mattone dopo mattone, storia dopo storia.
Romeo ora รจ grande abbastanza da addormentarsi da solo, ma mi chiede ancora di mettere di stare accanto a lui mentre legge un libro prima di andare a dormire.
Non ha bisogno di me seduto accanto a lui per paura della notte, ma per condividere un momento, che per lui รจ diventato un appuntamento importante della serata: la lettura serale.
E io sorrido pensando che gli ho trasmesso qualcosa di prezioso: non la dipendenza dalla nostra presenza fisica, ma la capacitร di creare rituali di cura per se stessi.
Le fiabe che ascoltiamo insieme, sono diventate parte del tessuto della nostra famiglia.
ร un modo per dire โti voglio beneโ senza doverlo ripetere ogni volta.
Credo che questo sia ciรฒ che i nostri antenati sapevano e noi stiamo riscoprendo: l’ascolto notturno non รจ un vezzo, รจ una necessitร antropologica.
Abbiamo bisogno di storie per dormire cosรฌ come abbiamo bisogno di aria per respirare.
Le storie ci ricordano che siamo parte di qualcosa di piรน grande, che la nostra vita individuale si inserisce in un racconto collettivo fatto di eroi e prove, di cadute e resurrezioni.
Ogni sera, quando spengo la luce dopo che si sono addormentati ascoltando l’ultima fiaba, mi fermo e penso a quanto sia sottile il confine tra giorno e notte, tra essere bambini e diventare grandi: mi accorgo che anch’io sto attraversando lo stesso passaggio, da figlio che ascoltava a padre che racconta, e che il cerchio si chiude e si riapre in un ciclo infinito di voci che narrano e orecchie che ascoltano, di paure che si sciolgono e sonni che arrivano.
Forse รจ questo il vero potere dell’ascolto delle fiabe: non risolvere i problemi ma creare lo spazio sicuro dove possono riposare per una notte, e domani avremo di nuovo tutte le energie per affrontare i draghi che ci aspettano, ma per ora basta una voce che racconta, il respiro che rallenta, e il filo invisibile che ci tiene legati anche nel buio.
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