Pensiero Laterale: Come le Fiabe Aprono le Porte del Pensiero Creativo ✨

Quando una voce racconta, la mente viaggia!

Te lo dico subito: non è la fiaba in sé a fare la magia.
È l’ascolto.
È quella strana alchimia che succede quando tuo figlio si ferma, (finalmente si ferma… 😅), e la sua mente comincia a seguire una voce che racconta.
Può essere la tua voce, mentre infili le parole tra una carezza e l’altra prima della nanna.
Oppure può essere la voce delle audiofiabe di fabulinis, che accompagnano i viaggi in macchina o i pomeriggi piovosi, non importa.
Ciò che conta è che in quel momento si apre uno spazio: uno spazio dove il pensiero può muoversi liberamente, senza fretta, senza giudizio.
Perché vedi, quando ascoltiamo una storia, il cervello fa qualcosa di straordinario. Non si limita a registrare informazioni.
Costruisce immagini, anticipa sviluppi, confronta soluzioni, si chiede “e se?” a ogni svolta narrativa.
E questo, proprio questo, è il pensiero laterale in azione: quella capacità di guardare i problemi da angolazioni inaspettate, di trovare vie d’uscita dove sembrano esserci solo muri.
Edward de Bono lo chiamava così, pensiero laterale, per distinguerlo da quello verticale, quello che procede dritto come un treno sui binari.
Il pensiero laterale invece salta fuori dai binari, prende scorciatoie nei campi, a volte si perde ma poi ritrova la strada in modi sorprendenti.
La Magia Inizia con una Domanda: E Se?
Le fiabe sono perfette per questo gioco mentale perché le conosciamo tutti.
Hanno una struttura rigida come le colonne di un tempio greco: c’è un eroe, problema da risolvere, si utilizza una magia, c’è una soluzione e poi arriva il lieto fine.
E proprio perché sono così solide, così prevedibili, diventa evidente, e sicuro, romperle.
Quando ascolti Cappuccetto Rosso per la centesima volta, la tua mente comincia a vagare.
Ti chiedi: ma se Cappuccetto avesse avuto un drone con telecamera invece del cestino? Come sarebbe andata?
E lì, in quell’istante, mentre la voce continua a raccontare, il pensiero laterale si accende.
Io lo faccio spesso con Lara e Romeo. Ascoltiamo insieme una storia, spesso anche una delle audiofiabe di fabulinis, e poi comincio: “e se il lupo fosse stato solo e triste, invece che cattivo?”
Loro mi guardano con quegli occhi che sanno già dove voglio arrivare, e cominciano a costruire una storia nuova dentro la storia vecchia.
La voce narrante prosegue, ma noi siamo già altrove, in un bosco parallelo dove il lupo ha bisogno di amici, non di prede.
Questo è l’ascolto attivo.
Non è passività.
È partecipazione silenziosa, è un dialogo tra la storia e la mente che la riceve.
Il Mondo Visto con Gli Occhi del Lupo
C’è un’altra cosa meravigliosa che succede quando ascoltiamo fiabe: impariamo a vedere il mondo da prospettive opposte.
Prendi il lupo cattivo.
Nella narrazione classica è l’antagonista, punto.
Ma se ascolti la storia chiedendoti “perché il lupo fa quello che fa?”, tutto cambia.
Forse ha fame.
Forse è inverno e la sua foresta è stata invasa.
Forse gli uomini hanno costruito case proprio dove lui cacciava da generazioni.
Quando proponi a tuo figlio di ascoltare la fiaba dal punto di vista del lupo, gli stai insegnando l’empatia cognitiva: quella capacità di mettersi nei panni dell’altro, anche quando quell’altro è il cattivo della storia.
E questa non è solo creatività.
È intelligenza emotiva, è capacità di risolvere conflitti, è uno strumento che userà per tutta la vita.
Io l’ho scoperto quasi per caso.
Un pomeriggio, dopo aver ascoltato l’ennesima versione dei Tre Porcellini, mio figlio mi ha detto: “Mamma, ma il lupo forse aveva solo fame.”
Ed era vero.
Nella storia nessuno si chiede mai cosa mangi il lupo quando non ci sono porcellini.
La voce che aveva raccontato la fiaba non glielo aveva spiegato, ma la sua mente, ascoltando, immaginando, aveva riempito quel vuoto.

Riscrivere il Finale Mentre la Storia Scorre
Una delle tecniche più potenti per allenare il pensiero laterale è fermare la storia prima del finale.
Immagina: Biancaneve ha morso la mela, è caduta, i nani tornano a casa e la trovano.
Stop.
La voce smette di raccontare.
E ora? Il principe non arriva, come fanno i nani a svegliarla senza il bacio del vero amore?
Questo esercizio, che puoi fare anche anche mettendo in pausa l’audiofiaba, costringe la mente a cercare soluzioni alternative, tipo:
- Lavanda gastrica.
- Un animale della foresta che le fa il solletico in gola.
- Una pozione preparata dai nani stessi, che sono minatori e conoscono le erbe delle montagne.
Le possibilità sono infinite, e ognuna di esse è un piccolo atto di ribellione creativa contro il “così va la storia e basta”.
Con fabulinis, spesso lo facciamo così: ascoltiamo fino a un certo punto, poi premiamo pausa e ci inventiamo il resto. Poi riavviamo l’ascolto per scoprire come va davvero.
E sai cosa succede? Che anche quando la nostra versione è completamente diversa, i miei figli non si sentono “sbagliati”.
Si sentono creativi, si sentono capaci.
Quando Due Fiabe Si Incontrano per Strada
C’è un gioco che adoro ancora di più: il mash-up di fiabe.
Prendi il Gatto con gli Stivali e fallo incontrare con Jack del fagiolo magico.
Cosa combinano insieme?
Come usano il fagiolo e gli stivali per risolvere un problema nuovo?
L’ascolto di storie diverse, magari in giorni diversi, crea nella mente una biblioteca di personaggi, situazioni, soluzioni. E quando cominci a mescolarle, quella biblioteca diventa un laboratorio.
La mente di un bambino che ascolta fiabe è come una casa piena di ospiti: c’è Cenerentola che chiacchiera con Hansel, c’è il lupo che gioca a carte con i nani.
E quando gli chiedi di inventare una storia nuova, quegli ospiti cominciano a collaborare, a scambiarsi trucchi e strategie.
Raperonzolo insegna a Cenerentola come intrecciare corde lunghissime.
I porcellini chiedono consiglio al Gatto con gli Stivali su come trattare gli orchi.
È un caos meraviglioso, ed è esattamente così che funziona la creatività.
Il Dono Silenzioso dell’Ascolto
Alla fine, quello che conta davvero non è la tecnica.
Non è il “pensiero laterale” come concetto astratto.
È il gesto dell’ascolto in sé.
Quando tuo figlio ascolta una fiaba, che sia dalla tua voce o da un’audiofiaba, sta imparando a concentrarsi, a seguire un filo narrativo, a costruire significati.
Sta imparando che le storie hanno un inizio e una fine, ma che quel percorso può prendere infinite strade.
E soprattutto, sta imparando che il mondo non è fatto solo di risposte giuste e sbagliate.
È fatto di possibilità, di “e se…”.
Di draghi che forse hanno paura anche loro, di matrigne che forse erano tristi prima di diventare cattive, di scarpette di cristallo che si rompono e allora bisogna trovare un altro modo per riconoscere la principessa.
Questa flessibilità mentale, questa capacità di vedere che non esiste una sola risposta giusta, non si insegna con le lezioni.
Si respira, si assorbe, si impara nel silenzio dell’ascolto.
E quando tuo figlio poi si troverà di fronte a un problema vero, nella vita vera, avrà dentro di sé un’intera foresta di soluzioni possibili.
Perché le ha ascoltate, le ha immaginate, le ha vissute nelle fiabe.
Le fiabe sono una palestra per la mente, ma è l’ascolto che fa lavorare i muscoli.
Quando ascoltiamo storie insieme, prima di dormire, in macchina, ovunque, stiamo regalando ai nostri figli qualcosa di più prezioso di nozioni o tecniche: stiamo regalando loro la capacità di pensare in modo creativo, di guardare i problemi da angolazioni nuove, di smontare e rimontare la realtà proprio come si smonta e rimonta una fiaba.
E tutto comincia con una voce che racconta e un orecchio che ascolta, curioso e aperto, pronto a viaggiare.
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