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Categoria: scheletrino

Scheletrino e la carota scomparsa 💀🥕

Risolviamo un mistero di Halloween: chi ha rubato la carota magica?!

Nel cuore della notte, tra lapidi illuminate dalla luna e amici un po’ strampalati, Scheletrino scopre che perfino in un cimitero possono nascere avventure incredibili.

Un vampiro pasticcione, uno spaventapasseri volante e una carota scomparsa vi porteranno in un viaggio pieno di magia, risate e mistero… pronti a scoprire che fine ha fatto la carota magica?


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“Scheletrino e la carota scomparsa 💀🥕“

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Scheletrino e la carota scomparsa 💀🥕


La luna, piena e gialla come un formaggio stagionato, illuminava le lapidi del piccolo cimitero di montagna dove Scheletrino viveva.

Era una di quelle notti buie buie, ma non per questo meno noiose.
Una noia mortale, per l’esattezza.

Scheletrino stava contando le lucciole per la terza volta.
– Centotré, centoquattro… ah, chi se ne importa! – borbottò, lasciandosi cadere su una tomba muschiata con un tintinnio di vertebre stanche.

I suoi genitori erano impegnati in una partita a domino con le zie bisbetiche, che ogni tanto si lamentavano dei reumatismi alle falangi.

Proprio quando stava per mettersi a contare i fili d’erba, un’ombra scivolò silenziosa davanti alla luna, l’ombra poi scese a spirale e atterrò in modo piuttosto sgangherato dietro una lapide mezza rotta.

– Psst… Scheletrino! Sei lì?! – sussurrò una voce familiare.
– Draculino? – disse sorpreso Scheletrino che si raddrizzò di colpo – Cosa ci fai qui? Non è la notte del pigiama-party con il Conte Barbanera?

Draculino, un vampiretto paffutello con un mantello un po’ troppo lungo su cui inciampava continuamente, emerse dal buio.
– Ho saltato il pigiama-party! C’è un’emergenza di massima… urgenza! – annunciò, gonfiando il petto per sembrare più importante.

– Un’emergenza? – chiese Scheletrino con le orbite spalancate dalla curiosità.
– Sì! La Nonnina Lupus, ha un problema terribile! – continuò Draculino, drammatizzando al massimo la sua voce – la sua amatissima carota magica, quella che usa per far la zuppa ai suoi amati gattini, è scomparsa! Senza di quella, i suoi gatti miagoleranno affamati per l’eternità! È una tragedia!

Scheletrino, grattandosi il teschio, sentì un’ondata di eccitazione percorrergli ogni singola costola. Finalmente un’avventura! Una missione!
– Dobbiamo aiutarla! – esclamò – Ma… la sua casa nel bosco è così lontana… e i miei genitori non vogliono che io mi allontani dal cimitero…

– I tuoi genitori sono impegnati a battere le tue zie a domino, non si accorgeranno di nulla! – tentò di rassicurarlo Draculino – E per spostarci, ho già un’idea geniale!

Con un gesto teatrale, Draculino fischiò. Dopo qualche istante d’attesa, dal cielo scese sbandando un grosso… spaventapasseri!
Ma non uno spaventapasseri qualunque. Questo era gigante e, soprattutto, aveva due enormi scope di saggina legate incrociate sulla schiena che lo facevano volare!

– Scheletrino, ti presento Spaventibus! – disse Draculino – è Il mio amico spaventapasseri volante!
Scheletrino fissò il buffo essere di paglia con aria perplessa

– Dai, salta su! Aggrappati alle sue scope di saggina! – gli urlò Draculino mentre con un balzo era già sopra la schiena di Spaventibus.

Dopo un attimo di esitazione, Scheletrino salì anche lui e poco dopo Spaventibus si lanciò giù dal dirupo che costeggiava il cimitero, planando goffamente nel buio.

Il vento fischiava tra le costole di Scheletrino e faceva sbattere il mantello di Draculino. Volavano sopra i tetti dei villaggi addormentati, dove tutte le luci erano ormai spente.

– Guarda laggiù! – indicò Draculino a un certo punto – la Casa degli Specchi Storti! Si dice che il fantasma di un clown pasticciere vi sia rimasto intrappolato e non riesca più a uscirne!

Mentre lo diceva, Spaventibus, forse per la distrazione, forse per la sua goffaggine, sbandò bruscamente e andò a schiantarsi contro un albero, ridistribuendo la sua paglia su tutto il terreno circostante.

Scheletrino e Draculino si ritrovarono per terra dentro a un cumulo di foglie secche, mentre Spaventibus, con l’espressione un po’ triste, era rimasto appeso penzolante da un ramo dell’albero.

– Tutto a posto? – chiese Draculino a Scheletrino, sputando una foglia secca.
– Tutto a posto… – borbottò Scheletrino, rimettendosi qualche osso a posto – ma dove siamo?

Si guardarono intorno, erano ai margini di un bosco sconosciuto. Gli alberi erano alti e nodosi, e le loro foglie sussurravano mosse dal vento.

Decisero di camminare seguendo il sentiero a piedi, poi, ad un tratto, un’ombra enorme e pelosa balzò da dietro un cespuglio, emettendo un ringhio basso e minaccioso.

– Un orso! – urlò Draculino, afferrando Scheletrino per un omero.
– Un lupo Mannaro! – gridò Scheletrino, cercando di nascondersi dietro il mantello di Draculino.

La creatura ringhiò ancora, poi fece dei passi pesanti verso di loro.
Scheletrino e Draculino erano paralizzati dal terrore.

La gigantesca creatura pelosa avanzava lentamente, finchè fu illuminata dalla luce della luna che filtrava tra i rami.
Non era né un orso né un lupo, era peggio, molto peggio.
Era un coniglio.
Un coniglio enorme, ma pur sempre un coniglio.

E teneva in bocca una carota enorme, luccicante di una luce dorata e magica.

Il coniglio li fissò con occhi spiritati. Poi, realizzando di avere di fronte uno scheletro e un vampiro, fece ciò che qualsiasi coniglio rispettabile avrebbe fatto: lasciò cadere la carota e scappò via a zampe levate, emettendo un urlo acuto e terrorizzato. “AAAAH!”

Scheletrino e Draculino si guardarono perplessi.
– Cos’è che era quella cosa?! – chiese Scheletrino dubbioso.
– Un coniglio… Mannaro?! – provò a ipotizzare Draculino lisciandosi il mantello – Comunque, guarda lì… la carota magica!

Il mistero forse era risolto. Il coniglio gigante aveva rubato la carota solo per rosicchiarla un po’.

Raccolsero il prezioso ortaggio e, pieni di orgoglio, arrivarono alla capanna della Nonnina Lupus.
La vecchietta li accolse con i bigodini in testa e una vestaglia a fiori e li ringraziò con mille baciotti sulle guance, poi offrì loro una tisana di carota per sdebitarsi.
Draculino declinò educatamente, controllando con ansia l’orologio: mancava poco all’alba.

Scheletrino e Draculino si affrettarono a fare il viaggio di ritorno.
Spaventibus era ancora appeso all’albero, quindi dovettero tirarlo giù, raccattare tutta la paglia che aveva perso in giro e riempirlo alla bell’e meglio per farlo volare di nuovo.

Il volo fu uno sballottamento unico fino a quando planarono verso il cimitero, dove si schiantarono dolcemente nel fosso che stava davanti al cancello d’entrata.

Pieno di paglia fino alle ossa, Scheletrino riuscì a rientrare proprio mentre il cielo a est iniziava a tingersi di un rosa chiaro.

– È stata una bella serata! – sussurrò Scheletrino.
– Altroché! – disse Draculino mentre si trasformava in un pipistrello e volava veloce verso casa sua.

Scheletrino sorrise e lo salutò con la mano finché non lo vide scomparire nel cielo, poi si voltò e chiuse il più dolcemente possibile la porta del cancello dietro di sè.
Si udì appena un “clik” impercettibile.

Proprio in quel momento una voce che non ammetteva repliche ruggì:
– Scheletrinooooooooooo…

Era la voce di sua mamma, chissà che scusa avrà inventato questa volta Scheletrino 😉

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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Scheletrino e la palla di pelo della saggezza 💀🐈‍⬛

Cosa nasconde davvero la Palla di Pelo dell’Infinita Saggezza?

Nel cuore di un cimitero di montagna, Scheletrino e Fantasmino vivono avventure notturne fatte di risate, brividi e incontri inaspettati. Ma quando un furbo e misterioso gatto nero chiede il loro aiuto, la notte prende una piega davvero sorprendente.

Tra soffitte polverose, streghe addormentate e strane scoperte, i due amici dovranno affrontare un compito che non avrebbero mai immaginato… e che li renderà protagonisti di un’avventura piena di mistero…


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Scheletrino e la palla di pelo della saggezza 💀🐈‍⬛


Era una notte buia buia, dove la luna sembrava un’unghia sporca che faticava a illuminare le lapidi del piccolo cimitero di montagna.

Su una di queste sedeva Scheletrino con il mento appoggiato a un metacarpo. Faceva rimbalzare una rotula contro la pietra tombale, producendo un toc-toc-toc che era l’unico suono a rompere il silenzio della monotona notte.

– Che noia mortale – borbottò, tamburellando le falangi sulla lapide – spaventare i pipistrelli, contare i lombrichi… sempre le stesse cose.

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Scheletrino e la maledizione di Halloween 💀🎃

Che barba e che noia stare tutto il tempo da soli al cimitero…

In una notte stellata, nel silenzio di un piccolo cimitero di montagna, vive Scheletrino. La sua esistenza è tranquilla, forse un po’ troppo noiosa, tra genitori e zie bisbetiche. La sua unica compagna è la luna d’argento, fino a quando un rumore inattatto rompe la routine.

Un’improvvisa apparizione cambierà tutto: è Fantasmino, uno spirito vivace in partenza per un viaggio speciale. Insieme, i due nuovi amici si lanceranno in un’avventura verso la Foresta Oscura, pronti a vivere una notte di magia, scherzi e scoperte indimenticabili!


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Scheletrino e la maledizione di Halloween 💀🎃


Era una notte buia buia e Scheletrino stava guardando il primo spicchio di luna crescente nel cielo pieno di stelle.

Scheletrino abitava in un piccolo e sgangherato cimitero di montagna, talmente piccolo che praticamente c’erano solo mamma, papà e le due bisbetiche zie… Una noia mortale.

A fargli compagnia c’erano solo gli animaletti del bosco e la luna d’argento.

Ma quella sera buia buia, mentre guardava la luna spostarsi piano piano nel cielo, sentì uno strano rumore provenire da appena fuori il cancello del cimitero.

Scheletrino corse a vedere cosa succedeva, e dietro ad una delle siepi vide qualcosa color bianco etereo che si muoveva.

Si avvicinò piano piano, senza far rumore, quando all’improvviso, dalla siepe…

‒ Bhoooooo!

Scheletrino fece un balzo all’indietro per lo spavento, mentre il Fantasmino che era saltato fuori dalla siepe ridacchiava per lo scherzo riuscito.

‒ Ti sei spaventato? ‒ chiese il Fantasmino mentre lo aiutava a rialzarsi da terra.
‒ Un po’…. ma tu chi sei?
‒ Sono Fantasmino, passavo di qua per caso e volevo vedere se c’era qualcuno con cui passare un po’ di tempo, sto facendo un lungo viaggio sai…

‒ Ci sono solo io sveglio… gli altri dormono tutti, ma che viaggio stai facendo?
‒ Sto andando dal Grande Mago della Foresta Oscura per chiedergli un favore.
‒ E cosa vuoi chiedergli?

‒ Di ritornare in carne ed ossa, mi ha raccontato una strega che lui può farlo… Vuoi venire con me?
‒ no… non posso, se vado via senza dire nulla a mamma e papà poi si arrabbiano ‒ disse poco convinto Scheletrino.
‒ Ma va’, vedrai ci mettiamo un attimo, domani mattina saremo di ritorno e nessuno si sarà accorto di nulla! ‒ gli sorrise Fantasmino.

Scheletrino ci pensò un attimo, pensò alla sua noiosa vita nel piccolo cimitero sgangherato e alle sue zie insopportabili.
‒ Ok vengo! ‒ e iniziarono a correre per il sentiero che portava al Bosco Oscuro.

Dopo poco sentirono un rumore metallico non molto lontano da loro. Era un treno che si stava fermando alla stazione.

Scheletrino disse a Fantasmino:
‒ E se prendiamo il treno? Così arriviamo Prima!
‒ Ottima idea compagno! rispose Fantasmino.

Così salirono sul treno, Scheletrino dalla porta del vagone, Fantasmino attraversando il finestrino della carrozza, sbucando e sedendosi di fianco ad un distinto uomo d’affari di ritorno dal lavoro.

L’uomo, avvertendo qualcosa di strano al suo lato, si voltò verso Fantasmino che…

‒ Bhoooooo!

L’uomo urlò talmente forte per lo spavento che tutti nel vagone si girarono a guardarlo mentre fuggiva via a gambe levate dalla carrozza.
Poi quando gli altri occupanti della carrozza videro Scheletrino che li salutava felice, scapparono tutti urlando anche loro.

‒ Perchè vanno via urlando? ‒ chiese Scheletrino deluso.
‒ Penso perchè non gli piace il nostro aspetto ‒ rispose Fantasmino che stava ancora ridendo per la scena divertente della gente che scappava terrorizzata ‒ meglio così, viaggeremo comodi comodi.
Scheletrino e Fantasmino si sedettero e il treno ripartì.

Arrivarono finalmente alla stazione di Foresta Oscura, dove scesero tra le urla spaventate di tutti i viaggiatori, ma loro non ci fecero caso e proseguirono per il sentiero che attraversava il bosco.

‒ Ma tu sai dove stiamo andando? ‒ chiese Scheletrino.
‒ Certo! Dobbiamo trovare la grande Quercia Maledetta, ha un grande buco proprio al centro del tronco, e dentro ci vive il grande Mago.
“Dev’essere proprio grande questa quercia se dentro ci vive addirittura un mago!” pensò Scheletrino.

Si addentrarono nel bosco, e man mano che camminavano incontravano tanti animaletti, tutti che scappavano via urlando di paura non appena li vedevano passare.

Solo una civetta dagli occhi gialli che brillavano nel buio non ebbe paura di loro, anzi domandò dall’alto del suo ramo:
‒ Cosa ci fate qui nella Foresta Oscura?
‒ Stiamo cercando la grande Quercia Maledetta, dobbiamo parlare col grande Mago! ‒ rispose Fantasmino.
‒ Il grande Mago? Mai sentito nominare… però se cercate la grande Quercia Maledetta siete sulla strada giusta, la troverete poco più avanti non farete fatica a notarla, i suoi rami argentei brillano nel buio ‒ e detto questo volò via.

Cammina cammina i due erano ormai arrivati nel profondo della Foresta Oscura, dove era più buio della notte buia, e il silenzio era talmente denso che metteva i brividi anche a due come Scheletrino e Fantasmino.

Poi la videro, i suoi rami d’argento brillavano nel buio come aveva detto la civetta! Finalmente erano arrivati alla grande Quercia Maledetta.

‒ Scusi grande Mago è in casa? ‒ disse Fantasmino.
Nessuno rispose.
‒ Grande Mago?! ‒ Dal buco della grande quercia si udì un rumore, poi due occhi di fuoco immersi nel buio spuntarono dal buco al centro dell’albero.

‒ Chi siete voi, e cosa volete!? ‒ rispose un vocione grosso e rauco.
‒ Siamo Fantasmino e Scheletrino e volevamo chiederti un favore…
‒ No! ‒ Rispose il vocione socchiudendo gli occhi di fuoco.

‒ Ma la Strega Griselda mi ha detto che tu esaudisci i desideri…
Ci fu un momento di silenzio assoluto nella foresta, poi:
‒ Si ma solo nella notte di Halloween.
‒ Domani è Halloween! ‒ esclamò Scheletrino ‒ aspetteremo qui!

Dall’interno dell’albero si sentì un rumoraccio tipo imprecazione.
‒ Ma serve che ci sia anche la luna piena! ‒ rispose il vocione.

Scheletrino e Fantasmino si guardarono sconsolati in faccia, la prossima luna piena sarebbe stata tra 28 giorni e Halloween sarebbe passato da un pezzo.
‒ Ma non puoi aiutarci lo stesso? abbiamo fatto tanta strada…
‒ No! E ora sparite da qui!
‒ Ma dai, sei un grande Mago tu, facci un piccolo piacere…
‒ No! Sparite! ‒ e visto che i due non sembravano per nulla intenzionati ad andarsene, dal buco nella Quercia Maledetta vennero lanciate delle ghiande. Una colpì in testa Scheletrino, l’altra trapassò senza problemi il corpo di Fantasmino.

“Ghiande?” pensarono entrambi.
Fantasmino si avvicinò a Scheletrino e sottovoce gli disse:
‒ Adesso gli faccio lo scherzetto… ‒ e ridendo sotto i baffi scivolò veloce fin sotto la Quercia maledetta e attraversò il tronco sbucando all’interno del buco.

‒ Bhoooooo!
‒ AHHHHRRRRGGGGG ‒ si sentì urlare da dentro il buco, e poi veloce come un fulmine sbucò un opossum che saltò giù dal tronco terrorizzato

‒ E tu saresti il grande Mago?! ‒ chiese Scheletrino sconcertato.
‒ No! sono il vecchio Opossum e non faccio nessuna magia, volevo solo prendere in giro due sprovveduti come voi! ‒ gridò.
‒ Ma la Strega Griselda mi aveva detto che…
‒ Di’ alla tua amica strega di aggiornarsi… il grande Mago è già da un secolo che non abita più qui, si era stufato di tutto questa noiosa foresta e ora vive su una spiaggia dei Caraibi… e ora tornatevene a casa che sta per diventare mattino!

Scheletrino e Fantasmino, tristi per la notizia e per il fatto che nessuno avrebbe esaudito i loro desideri, tornarono mestamente a casa.

Arrivati all’ingresso del cimitero si salutarono.
‒ Ciao Scheletrino, mi ha fatto piacere averti come compagno di viaggio.
‒ Ciao Fantasmino, anche a me è piaciuta la nostra avventura, sai qui è una noia mortale, non succede mai niente…
‒ Allora vorrà dire che andremo a fare qualche altro viaggetto io e te… ‒ sorrise furbamente Fantasmino.
‒ Ma certo! Ora però devo andare, che sennò chi la sente mia mamma…

Ma Scheletrino non fece in tempo a mettere piede nel suo sgangherato cimitero, che dal fondo di una tomba arrivò tonante la voce della mamma che lo chiamava per nome…
‒ Scheletrinooooooooooo…

Chissà che scusa avrà inventato Scheletrino 😉

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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