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La vita Ateniese

cover del racconto per bambini "la vita ateniese"

Come vivevano i bimbi nell’antica Grecia?

Beatrice di 10 anni ci descrive la vita di Iris, una bambina ateniese della Grecia antica.

La vita Ateniese


Ciao a tutti, il mio nome è Iris e come avrete già capito dal titolo, sono una bambina Ateniese.

Vivo ad Atene con mia madre, che mentre cucina squisite pietanze come zuppe di orzo, legumi e olio, ci sforna anche buonissime focacce aromatizzate con miele e sesamo e beve del vino con mio papà, poi bada a me e a mia sorella Eleni, la quale adora cucire e filare stoffe di tutti i tipi e aiutare la serva Agape (che è la sua migliore amica) a modellare i vasi con l’argilla e decorarli con ricamini di vita quotidiana fatti da loro.

Nella nostra città, i bambini vengono accolti dal padre a cinque giorni dalla nascita.

Mio padre di mestiere fa l’“amanuense”, cioè colui che trascrive testi o documenti di autori, copiando i manoscritti a servizio di privati o per la vendita al pubblico (prima dell’invenzione e diffusione della stampa era l’unico modo per pubblicarli). Il suo maestro privato, quand’era piccolo, gli insegnò a leggere e scrivere e da allora gli è sempre piaciuta molto sia la letteratura che la filosofia.

Ma ora parliamo un po’ di me. La mia passione l’ho ereditata da mio nonno, al quale piaceva molto navigare per i mari. Io vado a pesca con una barca che mio padre ha costruito per il mio compleanno, avvenuto pochi giorni fa. La mia barca viene chiamata “Galea o Galera”, una nave da commercio che sicuramente mi sarà molto utile quando dovrò andare nell’Agorà delle varie città, a vendere i vasi che Agape ed Eleni hanno preparato.

Dimenticavo! Se non lo sapete, l’Agorà è la piazza principale di ogni poleis (città indipendente) della Grecia, un vero centro di commercio dove si discute anche dei problemi della poleis e si trova a nord-ovest dell’Acropoli, ovvero la parte più alta della città.
Io non vado a scuola, le femmine non possono, però siamo comunque in grado di imparare a leggere e scrivere in casa, nostro padre può insegnarci, in più impariamo anche a filare, tessere, cucire, cucinare e pulire la casa.



Noi bambini e bambine Ateniesi, ci divertiamo a giocare con giocattoli che costruiamo (ad esempio bambole in legno, trottole, cavalli in terracotta, yo-yo o barchette di legno) o giochi che inventiamo, tra cui:

• l’AKINE TINDA, un gioco dove occorre stare immobili sopportando le spinte degli avversari, e resistendo senza muoversi
• il GIROTONDO, un gioco dove cantiamo delle canzoni e ci teniamo tutti per mano e alla fine delle cantate ci buttiamo tutti a terra
• il COCCIO, noi bambini ci separiamo in due gruppi, divisi da una linea tracciata sul terreno: una squadra si posiziona dalla parte dove sorge il Sole e l’altra dalla parte opposta. Uno di noi lancia una conchiglia o un coccio tinto di nero da una parte e di bianco dall’altra, gridando: “Giorno o notte”. Se la conchiglia cade dalla parte bianca, l’altra squadra insegue gli avversari che devono cercare di non farsi prendere. Chi viene preso, è deriso dai suoi compagni.
• PARI O DISPARI, si nascondono nella mano un certo numero di noci, sassi o mandorle ed il compagno deve indovinare se il numero è pari o dispari.

Come tante popolazioni, anche noi Ateniesi abbiamo molte danze, che balliamo in situazioni particolari, sono tutte in onore del dio Apollo, del Sole, della giovinezza, della bellezza e dell’arte. Tra le più famose troviamo: l’Emmèleia, danza usata nella tragedia, il Peana, danza magica eseguita dal coro, e infine la danza Ipochermatica, un abbinamento perfetto per la vivacità del ritmo.

La nostra scala sociale è divisa in tre categorie:

• gli Eupàtridi sono i nobili di nascita ed infatti il termine significa uomini ben nati. Essi sono grossi proprietari terrieri.
• i Geòmori sono i piccoli proprietari terrieri ed i lavoratori della terra.
• i Demiurgi sono piccoli artigiani e operai

I Geòmori e i Demiurgi sono esclusi da ogni carica pubblica, però fanno parte dell’Ecclesia, cioè una riunione di aristocratici politici.

Le abitazioni private dei Greci sono semplici, senza decorazioni. Normalmente hanno un solo piano o al massimo due, nel caso delle abitazioni delle famiglie più ricche. Al loro interno le case hanno un cortile, su cui si affacciano tutte le stanze. Nella casa, ci sono tante stanze, tra cui quella degli uomini, e quella delle donne, chiamata gineceo. Nelle case dei ricchi o degli aristocratici, il gineceo si trova al piano superiore e lì le donne tessono, filano.

I letti con i materassi si trovavano solo nelle case dei ricchi; le persone comuni dormono per terra, su sacchi riempiti di foglie secche o paglia. Per riscaldarsi c’è un braciere, mentre l’illuminazione è costituita da torce. Le nostre abitazioni sono fatte di mattoni.

Penso di avervi raccontato abbastanza cose su di me e credo che vi siate fatti un’idea di chi siamo io, la mia famiglia, noi Ateniesi e di come sia il posto in cui abito, ora però devo andare a letto e la mia giornata finisce qui…

Un’ultima cosa, io vivo in una famiglia di benestanti, quindi come sarà il mio letto?
Se siete stati attenti al mio racconto, lo avrete già capito, buona notte.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Beatrice Bonizzoni di 10 anni per aver condiviso con tutti noi questo racconto ambientato ad Atene nella Grecia antica.
Beatrice ha anche un canale youtube in cui racconta le sue storie.


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