Superare le paure notturne ascoltando le fiabe 😨

C’è sempre un’ombra nell’angolo si muove furtiva… ma una storia raccontata può trasformare la paura in un’avventura da affrontare insieme.

Ricordi l’ultima volta che il tuo bimbo ti ha chiamato nel cuore della notte?
Quella voce piccola, tremante, che diceva: “Mamma, ho paura.”
Lara, la mia bimba, aveva circa 4 anni e spesso si svegliava senza un motivo apparente, a volte piangeva a dirotto.
Rimaneva seduta sul suo letto con gli occhi sgranati nel buio stringendo forte il suo pupazzo preferito.
Io mi sedevo accanto a lei, la stringevo a me, cercavo le parole giuste, l’accarezzavo… ma in quei momenti capivo che non bastavano le rassicurazioni razionali a un bambino spaventato: servono storie.
Servono voci che raccontano, che trasformano il mostro nell’armadio in un vestito appeso, che trasformano le notti da “buco nero” a qualcosa dove anche le paure hanno un nome e, soprattutto, una soluzione.
Quando l’eroe della storia diventa lo specchio del bambino
L’ascolto di una fiaba, come avviene per ogni rituale che si rispetti, non è mai solo intrattenimento.
È un atto di traduzione emotiva, un modo per dare forma a qualcosa di indefinito.
Quando il tuo bimbo ascolta la storia di un ragazzo che attraversa una foresta oscura, non sta semplicemente seguendo una trama: sta imparando che la paura può essere attraversata e che l’oscurità ha un confine.
La voce che racconta guida i bambini attraverso quel labirinto interiore dove abitano le loro paure notturne.
Il protagonista della storia affronta il drago, e tuo figlio, ascoltando, sente che anche lui potrebbe farlo.
Non è magia, è identificazione: il bambino prende in prestito il coraggio dell’eroe, lo fa suo, lo custodisce.
E quando la storia finisce, quel coraggio non svanisce con le ultime parole. Resta, sedimentato, pronto a riemergere quando le ombre torneranno a muoversi nell’angolo della stanza.
Simboli e rituali che aiutano il sonno
Credo che uno dei doni più grandi che le fiabe possano offrire ai nostri figli sia questo: l’idea che esista sempre una forma di aiuto, anche quando ogni soluzione sembra impossibile.
Un incantesimo magico, un animale che ci aiuta, una fata madrina.
Questi simboli diventano punti di riferimento che il bambino porta con sé anche quando la storia è finita, anche quando la luce si spegne e la camera da letto torna a essere buia.
Ed ecco che la narrazione si trasforma in una sorta di “oggetto di conforto immateriale” potentissimo.
Da quando abbiamo introdotto l’ascolto delle fiabe nel nostro rituale della nanna, Lara ad esempio mi dice: “Mamma, stasera voglio quella storia dove la bambina trova la lucciola che fuori nel giardino” (il libro è “Una lucciola per lanterna” ed. Sinnos).
E io so che quella lucciola, per lei, è molto più di un personaggio narrativo.
È la certezza che anche nel buio più fitto qualcosa per lei brillerà, qualcosa la guiderà.
La ripetizione di queste storie crea un effetto calmante, prevedibile: il bambino sa che alla fine tutto si risolverà, che il protagonista tornerà a casa sano e salvo.
E questa prevedibilità, paradossalmente, è ciò che rende la notte meno spaventosa.

Quando dare un nome al mostro significa calmare
Le paure dei bambini sono spesso indeterminate, sfuggenti.
“Ho paura” dicono, ma di cosa esattamente? Del buio? Della solitudine? Di qualcosa che non sanno nemmeno descrivere?
Le fiabe compiono un’operazione straordinaria: trasformano queste paure astratte in figure concrete.
Il mostro sotto al letto può diventare il mago cattivo della storia, la sensazione di abbandono diventa la strega che rapisce i bambini.
E quando la paura ha un volto, un nome, diventa meno potente.
Ascoltare una fiaba permette al bambino di confrontarsi con queste figure simboliche in uno spazio protetto, guidato dalla narrazione.
Non è più solo contro le sue ansie: c’è un eroe che lo precede, che gli mostra la strada.
E può capitare che, dopo aver ascoltato la storia del ragazzo che sconfigge il mago cattivo, la mattina seguente il tuo bimbo ti dice con orgoglio: “Mamma, stanotte il mago cattivo è venuto ma io gli ho detto di andare via, come nella favola.”

Il potere della presenza attraverso la narrazione
Durante l’ascolto della fiaba o di un audiofobia di fabulinis, si crea uno spazio magico insostituibile. La tua presenza fisica accanto al tuo bambino trasmettono un messaggio più profondo di qualsiasi parola: non sei solo.
Anche quando la paura arriva, io sono qui.
E questa vicinanza, unita alla forza simbolica delle fiabe, costruisce nel bambino una base sicura da cui guardare le proprie emozioni difficili senza esserne sopraffatto.
Le storie sono come un abbraccio che continua anche dopo che le braccia si sono aperte.
Ed è vero: le fiabe ascoltate insieme restano nella memoria del bambino come prova tangibile del fatto che qualcuno si prende cura di lui, anche quando la notte sembra troppo grande e lui troppo piccolo.
Le fiabe prima di dormire non servono solo a scacciare i mostri immaginari.
Servono anche a dare un senso alla giornata appena vissuta, a riordinare le emozioni che si sono accumulate.
E così l’ansia si scioglie, i nodi si allentano, il sonno arriva più facilmente.
Ora che Lara sa che l’ascolto serale di una fiaba o racconto è un appuntamento fisso, si addormenta più serena, meno agitata.
Le sue paure notturne non sono scomparse del tutto (magari…) ma hanno perso quella forza paralizzante che avevano prima.
Perché ora lei sa che le storie sono lì, pronte ad accompagnarla, a mostrarle che anche la notte più buia può trasformarsi in un’avventura da attraversare con fiducia.
E io, seduta accanto a lei mentre si addormenta, penso che forse non c’è protezione più grande di questa: insegnare a un bambino che le sue paure hanno il diritto di esistere, ma che lui ha il potere di attraversarle.
Una storia alla volta.
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