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Categoria: carnevale

La leggenda di Re Carnevale 👑

Cosa succede quando Re Carnevale e Regina Quaresima si incontrano sul trono?

In un regno sospeso fuori dal tempo, l’eccesso festoso di Re Carnevale sta per infrangersi contro la fredda realtà di chi sta arrivando dalle colline.

La Regina della Quaresima avanza per riportare ordine, silenzio e grigio, mettendo fine alla magia delle festa di Carnevale.

Ma una piccola maschera colorata caduta da una tasca, rivelerà la verità sulla Regina…


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“La leggenda di Re Carnevale 👑“

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La leggenda di Re Carnevale 👑


C’era una volta, in un tempo che non si può segnare sul calendario, un regno dove regnava
Re Carnevale.

Re Carnevale era grasso come una botte e rosso in viso come il vino che traboccava dal suo calice d’oro, era vestito con stoffe che urlavano tutti i colori dell’arcobaleno insieme. Sulla sua corona pendevano campanelli che tintinnavano ad ogni movimento, e dalle sue tasche cadevano caramelle e dolci come fossero bucate.

– Oggi è festa! Domani è festa! Dopodomani… ancora festa! – urlava alle folle che festeggiavano sotto il suo castello fatto di carta pesta e coriandoli.

Il suo regno era un caos perfetto. I giorni non avevano orari, le notti non avevano fine.
Le strade erano fiumi di musica dove sfilavano i carri allegorici: c’era il Carro del Sole Stanco, con girasoli grandi come ombrelli che ridevano a crepapelle; c’era la Nave dei Sogni Storti, tutta storta per davvero, che navigava nell’aria portando pescatori che pescavano nuvole; c’era il Drago Mangianuvole, che sputava fumo colorato profumato di zucchero filato; c’era il Castello Ambulante, con torri che si piegavano per salutare i bambini.

E poi, oh, c’era il Carro della Samba Selvaggia, arrivato da terre lontane dove il carnevale non finiva mai. Era una esplosione di piume fucsia, azzurre, dorate, che sembravano ali di uccelli impossibili. Le ballerine danzavano come se i loro piedi non toccassero terra, e la musica faceva ballare tutto il regno.

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Il Carnevale di Venezia, la Maschera del Leone Alato 🎭

La Maschera del Leone Alato è Scomparsa: Chi sarà il Ladro Misterioso?

Durante il Carnevale di Venezia, dove ogni volto è nascosto da una maschera misteriosa e ogni sussurro si perde nei canali, un tesoro inestimabile svanisce nel nulla.

C’è una sola traccia da seguire: un biglietto firmato con un piccolo indizio.

Marina, per amore del nonno, intraprende la caccia al ladro usando il silenzio come un’arma per smascherare il colpevole, ma deve fare in fretta, prima che il Carnevale finisca…


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Il Carnevale di Venezia, la Maschera del Leone Alato 🎭


I

Le luci esplodevano specchiandosi sull’acqua come stelle cadute dal cielo.
Una folla mascherata correva, rideva, vociava, mentre un’orchestra invisibile suonava da qualche parte tra i palazzi.

Sotto i veloci passi di Marina il ponte vibrava. Era un tremore impercettibile, che solo chi conosce Venezia sa riconoscere

Indossava la maschera de la Moretta, in velluto nero a ovale perfetto, per reggerla doveva stringere tra i denti un bottone d’avorio, che così non le permetteva di parlare, ma i suoi occhi, visibili attraverso le fessure a mandorla, parlavano per lei.
Dietro il velluto nero della maschera, Marina era diventata puro sguardo, pura osservazione.

Il suo ventaglio si aprì con un fruscio leggero, Marina lo agitò tre volte, un gesto preciso come una formula magica, e il gondoliere che remava vicino al ponte iniziò a parlare.

– Strano, strano davvero! – esclamò l’uomo senza sapere perché – Stanotte ho visto una barca ferma sotto il Ponte delle Maravegie, era una barca nera, senza lanterna, e ho visto un’ombra che portava qualcosa avvolto in un telo.

Marina annuì impercettibilmente, il ventaglio si richiuse velocemente e i suoi occhi guardarono inquieti la laguna.

Era iniziato tutto tre giorni prima.

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Il Carnevale degli animali 🦁🦘🐢🐓🦢

Cosa succede nel Boschetto della Luna? E perché gli animali hanno iniziato a ballare tutti insieme?

Ci sono inviti che arrivano per posta. E poi ci sono quelli che trovi per caso, scritti su una foglia d’oro, destinati solo a chi ha il coraggio di credere nella propria fantasia.

E quella notte, il bosco non era più fatto di soli alberi, era diventato una gran sala da ballo pronta a fare da palcoscenico ad una incredibile festa!


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Il Carnevale degli animali 🦁🦘🐢🐓🦢


Quella sera io ero lì, nascosto dietro un cespuglio di more, quando vidi quella cosa brillare per terra. Era una foglia dorata, (una vera foglia d’oro!) con delle parole scritte sopra.

“Questa notte, gran ballo nel Boschetto della Luna. Tutti gli animali sono invitati.”

Io non sono un animale, sono solo un bambino. Ma decisi che sarei andato lo stesso, perché le notti magiche non aspettano nessuno.

Quando arrivai nel boschetto, il leone era già lì. Camminava piano piano, con quella sua criniera che sembrava fatta di sole arrotolato. Ogni suo passo faceva tremare l’erba, ma non per paura, per rispetto. Era come quando entra in classe la maestra e tutti, zitti zitti, si siedono al loro posto.

Poi arrivarono le galline e i galli. Mamma mia, che confusione! Beccavano di qua, beccavano di là, parlavano tutti insieme senza mai smettere.

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Pulcinella e le nozze di Teresina 😜

Cosa succede quando un ragazzo dal cuore d’oro, un amico con un’idea pessima e una ragazza innamorata si incontrano?

In una Napoli vibrante e rumorosa, due mondi si scontrano, da una parte, la ricchezza senza cuore del Magnifico Dottore, dall’altra, una fame senza fine e la smisurata generosità di Pulcinella.

Preparati a una storia dove gli spaghetti volano e a un banchetto che diventerà campo di battaglia, perché a volte per vincere, bisogna osare tutto… e mangiare come non si è mai mangiato prima!


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Pulcinella e le nozze di Teresina 😜


C’era una volta, a Napoli, un ragazzo chiamato Pulcinella.
Aveva sempre fame, ma proprio sempre, e la sua pancia brontolava più forte di un tuono nella tempesta. Indossava un camicione bianco così largo che sembrava una vela di barca, e i pantaloni erano pieni di rattoppi come la coperta della nonna.

Dall’altra parte della città viveva il Magnifico Dottore, un signore ricchissimo che contava le monete d’oro prima di andare a dormire, per essere sicuro che nessuno gliele avesse rubate. Aveva più soldi di quanti ne potesse spendere in cento vite, ma non voleva regalarne nemmeno uno.

Il Magnifico Dottore aveva una nipotina, la Teresina, una ragazza che aveva visto Pulcinella al mercato, mentre rubava un pesce da una bancarella, ma poi, impietosito da un gattino affamato, l’aveva dato al gatto invece di mangiarlo lui.

Da quel giorno, Teresina pensava sempre a quel ragazzo buffo con il camicione bianco e il cuore grande.

– Voglio sposare Pulcinella! – aveva dichiarato un giorno a suo zio.
Il Magnifico Dottore quasi soffocò con il caffè.
– Pulcinella?! Quello straccione senza una lira? Mai! Tu sposerai Don Pancrazio, il mercante più ricco del porto!

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Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪

Cosa Si Nasconde Dietro la Maschera di Arlecchino? Scopri la sua storia!

In una città antica arrampicata sui colli, un bambino di nome Arlecchino osserva il mondo da dietro una finestra della sua povera casa. Ma oltre il vetro, si avvicina il più grande evento dell’anno: la festa di Carnevale.

Mentre tutti i bambini del quartiere mostrano i loro costumi sfarzosi, lui stringe i pugni in silenzio, convinto che non potrà mai avere un costume bello come il loro.

Fino a quando una notte, un gesto inaspettato cambierà tutto…


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Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪


A Bergamo, tanti e tanti anni fa, tra le vie che arrampicavano sul colle, viveva un bambino di nome Arlecchino.

Aveva otto anni, e passava le giornate osservando il mondo da dietro le tende della finestra di casa sua, perché si vergognava ad andare in giro per i vicoli con i suoi vestiti tutti usurati e rattoppati.

La sua mamma lavorava dall’alba al tramonto per mettere insieme una minestra e un tozzo di pane. Ma c’era sempre un sorriso sul suo viso, e questo, pensava Arlecchino, valeva più di qualsiasi tesoro.

Quel febbraio, però, tutti i bambini del quartiere parlavano di una cosa sola: la grande festa di Carnevale dove la piazza della città si sarebbe riempita di maschere e colori, di risate e di musica.

Tutti i bambini raccontavano come sarebbero stati belli i vestiti che avrebbero indossato alla sfilata di Carnevale:
– Quest’anno ho un mantello blu con le stelle dorate! – gridava Marco, il figlio del fornaio.
– E io avrò un cappello con tre piume di pavone! – rispondeva Giulia, gonfiando il petto.

Arlecchino che li ascoltava da dietro la finestra, invece, stringeva forte le mani dietro la schiena, si nascondeva in un angolo e non diceva niente.

Un pomeriggio, arrivò a casa sua Colombina, la sua unica vera amica, lei non lo guardava mai storto per i suoi vestiti rattoppati.
– Arlecchino, domani proviamo tutti i costumi di Carnevale in piazza! Vieni anche tu? – gli disse con entusiasmo.

Il bambino guardò i suoi piedi scalzi, poi alzò lo sguardo verso le nuvole che correvano veloci sopra i tetti.
– Non posso, devo… devo aiutare la mamma – rispose senza molta convinzione.
– Ma dopo averla aiutata? – ribatté subito Colombina.
– Dopo… dopo devo andare al mercato – continuò Arlecchino evitando di guardarla in viso.
– E poi? – lo incalzò ancora Colombina.

Arlecchino si morse il labbro, dire bugie gli pesava sulla lingua come sassi.
– E poi… poi devo sistemare casa – le disse con un filo di voce.

Colombina inclinò la testa, ma non disse nulla, gli prese solo una mano e gliela strinse forte, prima di correre via tra i vicoli.

Quando sua mamma tornò a casa, trovò Arlecchino seduto sul gradino della porta d’ingresso. Non piangeva, i bambini come lui avevano imparato presto che le lacrime non riempiono le pance vuote, ma i suoi occhi parlavano lo stesso.

– Cosa c’è, piccolo mio? – disse dolcemente lei.
– Niente, mamma – rispose lui con lo sguardo basso dando un piccolo calcio ad un sassolino.

Ma la mamma di Arlecchino aveva un cuore che vedeva oltre le parole.
Quella sera, mentre il bambino dormiva, uscì sul pianerottolo e trovò la signora Margherita, la sua vicina, che rammendava un lenzuolo alla luce d’una candela.

– Arlecchino non andrà alla festa di Carnevale – disse piano la mamma di Arlecchino con la voce malinconica – sa che non ho stoffa per fargli un costume e si è inventato mille scuse per non andare, ma io ho visto la vergogna nei suoi occhi…

La signora Margherita posò l’ago e alzò lo sguardo.
– Ma tutti i bambini devono festeggiare Carnevale…! – esclamò sottovoce.

Le due donne si guardarono in silenzio. Poi la signora Margherita sorrise, e quel sorriso aveva dentro il calore di un abbraccio amico.

Il giorno dopo, qualcosa di strano accadde nella casa di Arlecchino. La signora Margherita bussò alla porta, entrò e lasciò sul tavolo di casa un pacchettino avvolto in carta di giornale. Dentro c’era un quadrato di stoffa rossa, morbida come una carezza.
– È uno scampolo che non mi serve più – disse alla mamma di Arlecchino mentre, sorridendo, usciva dalla porta.

Nel pomeriggio arrivò la signora Teresa con un triangolo di velluto verde. Poi venne la vecchia Rosa con un nastro giallo come il sole. La signora Agnese portò una striscia di tessuto viola, la giovane Elena un quadrato blu di velluto.

La mamma di Arlecchino all’inizio non capiva come mai tutte le donne del vicinato portassero un pezzettino di stoffa, poi mentre guardava quel tesoro crescere sul tavolo, intuì finalmente il loro scopo, e quasi si mise a piangere dalla felicità per la generosità che tutte loro le stavano dimostrando.

Quando il giorno finì e Arlecchino andò a dormire, sua mamma radunò tutte le stoffe e si mise all’opera. Lavorò tutta la notte, le dita che si muovevano veloci con ago e filo e cuciva insieme rosso e verde, giallo e viola, blu e arancione, confezionando un vestito che nessuno ancora aveva immaginato.

All’alba, quando il primo raggio di sole entrò dalla finestra, il vestito era pronto.

Arlecchino si svegliò e, stropicciandosi gli occhi, vide un meraviglioso vestito di Carnevale appeso vicino al camino.
Per un momento pensò di sognare ancora, poi guardò sua mamma che aveva gli occhi stanchi per la nottata passata senza mai fermarsi, ma felici per aver fatto qualcosa di straordinario per il suo bimbo.

– È… è per me? – sussurrò ancora incredulo Arlecchino.
Sua mamma si limitò ad annuire sorridendo, allora Arlecchino corse da lei e l’abbracciò così forte che pensò di non lasciarla mai più.

– È fatto grazie alla generosità di tutto il vicinato. Sei amato, piccolo mio, anche quando pensi di essere invisibile.

Arlecchino indossò subito il vestito, e si ammirò: ogni pezza di colore diverso che indossava raccontava quanto amore si poteva dare grazie a un piccolo pezzettino di stoffa.

Quando arrivò in piazza, tutti i bambini si girarono verso di lui e si zittirono di colpo nel vederlo.
Arlecchino, sorpreso dalla loro reazione, sentì le ginocchia tremare e stava per scappare via quando sentì una vocina vicino a lui.
– Ma è bellissimo! – era Colombina che gli prendeva la mano sorridendo.

Poi accadde qualcosa di inaspettato, gli altri bambini si avvicinarono, uno dopo l’altro, per toccare tutti i colori del suo vestito, lo circondarono come in un abbraccio.
– Ma come brilla! – disse uno.
– Guarda quanti colori! – esclamò un altro.
– Non ho mai visto niente di simile! – gridò un altro ancora.
E tutti guardavano Arlecchino e il suo vestito con meraviglia ed ammirazione.

Poco dopo iniziò la sfilata di Carnevale e Arlecchino camminò per le strade di Bergamo tenendo la mano di Colombina.
Il suo vestito splendeva sotto il sole, e ogni passo era meno timido del precedente.
Il cuore gli batteva forte, ma non più di paura: batteva di gioia.

E quando il giudice della festa dovette scegliere il costume più bello, non ebbe dubbi, chiamò Arlecchino sul palco e gli mise in testa una corona di carta dorata.

Arlecchino guardò la folla e vide tutte le mamme del vicinato sorridere.
Vide sua madre con gli occhi lucidi.
Vide Colombina che saltava dalla felicità.

E per la prima volta nella sua vita, Arlecchino non abbassò lo sguardo, perché grazie alla generosità di tante persone e all’amore della sua mamma, un semplice vestitino fatto di tanti scampoli diversi cuciti assieme, lo aveva fatto diventare l’eroe della sfilata di Carnevale.

Quella sera Arlecchino si addormentò nel suo letto stringendo il suo vestito multicolore.
E nei suoi sogni, non c’era più grigia vergogna, ma solo arcobaleni che brillavano colorati e felici.

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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