Il piccolo principe 💫
Il piccolo principe non è un racconto, ma una poesia che insegna soprattutto una cosa: l’essenziale è invisibile agli occhi.

Il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry tocca le emozioni più profonde che tutti noi portiamo dentro, fa riflettere sul significato dell’amore, dell’amicizia e della vita.
Il piccolo principe è un viaggio dentro ciascuno di noi, e proprio per questo è diventato un classico della letteratura mondiale, per grandi e piccini.
Qui su fabulinis abbiamo creato la nostra versione del racconto, cercando di interpretare al meglio lo spirito della storia, siamo sicuri che vi piacerà!
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Il piccolo principe 💫“!
Il piccolo principe 💫
Indice dei capitoli
Il Piccolo Principe 💫 CAPITOLO 1
Ho pensato molto alle avventure della jungla e, a mia volta, sono riuscito con una matita colorata a fare il mio primo disegno e mostravo il mio capolavoro ai grandi.
Ma loro, invece di un serpente boa che digeriva un elefante, vedevano qualcosa di simile a un cappello da uomo.
Poi ho disegnato l’interno del serpente boa, in modo che gli adulti potessero capirlo, ma loro mi consigliavano di lasciar stare i disegni di serpenti boa e di concentrarmi invece su geografia, storia, aritmetica e grammatica.
È così che ho rinunciato, all’età di sei anni, a una magnifica carriera nella pittura.
Ero stato scoraggiato dal fallimento del mio primo e secondo disegno.
I grandi non capiscono mai niente da soli, e per i bambini è stancante dare sempre spiegazioni.
Così ho imparato a pilotare gli aerei. Ho volato in tutto il mondo. E la geografia, è vero, mi è stata molto utile.
Ho conosciuto molte persone nella mia vita. Ho vissuto molto con gli adulti, li ho visti molto da vicino, e non ho per niente migliorato la mia opinione.
Così ho vissuto da solo, senza nessuno con cui parlare veramente, fino a quando ebbi un incidente nel deserto del Sahara, sei anni fa. Qualcosa si era rotto nel motore del mio aereo e, poiché ero solo nel deserto, provai a ripararlo.
Era questione di vita o di morte, perché avevo a malapena acqua da bere per circa una settimana.
La prima sera mi addormentai sulla sabbia, a mille miglia da qualsiasi terra abitata, e quindi potete immaginare la mia sorpresa quando, all’alba, una vocina buffa mi ha svegliato dicendo:
– Per favore… mi disegni una pecora?
– Eh!?
– Disegnami una pecora…
Balzai in piedi come se fossi stato colpito da un fulmine, mi strofinai gli occhi, guardai bene e vidi un ometto piuttosto strano che mi guardava con aria seria.
Lo guardavo con gli occhi sbarrati per lo stupore: quel piccoletto sembrava un bambino, e non mi sembrava né perso, né morto di fatica, di fame, di sete o di paura.
Non assomigliava per niente a un bambino perso in mezzo al deserto.
Quando finalmente riuscii a parlare, gli chiesi:
– Ma che ci fai qui?
Ma lui ignorando la mia domanda, mi ripetè molto seriamente:
– Ti prego… disegnami una pecora…
Non osai disobbedire, premettendo però che non sapevo disegnare. Ma a lui non importava, voleva solo che disegnassi una pecora.
Quando finii, lui la guardò attentamente e disse che non voleva una pecora malata.
In effetti il disegno non era il massimo, così ne feci un’altro, ma mi rispose sorridendo che quella non era una pecora ma un montone perché aveva le corna.
Feci un altro disegno, rifiutato anch’esso perché la pecora era troppo vecchia.
Iniziai però a perdere la pazienza, volevo riparare il motore del mio aereo, e quindi scarabocchiai al volo una scatola con dei buchi:
– Questa è una cassetta, la tua pecora è lì dentro.
Rimasi piuttosto sorpreso nel vedere il suo viso illuminarsi:
– È esattamente come la volevo! Pensi che questa pecora abbia bisogno di molta erba?
– Perché? – chiesi io.
– Perché dove vivo io è tutto molto piccolo…
– Basta sicuramente, ti ho dato una piccola pecorella.
E fu così che conobbi il piccolo principe.
Mi ci è voluto molto tempo per capire da dove venisse.
Il piccolo principe mi fece molte domande, e sembrava non sentire per nulla le mie.
Quando vide il mio aereo mi chiese:
– Cos’è quella cosa?
– Quella cosa vola. È un aeroplano. È il mio aereo.
Ero orgoglioso di fargli sapere che volavo, poi esclamò:
– Ma sei caduto dal cielo!?
– Sì – risposi modestamente.
– Ah! È divertente… – e scoppiò in una grossa risata che mi irritò molto, poi aggiunse:
– Allora anche tu vieni dal cielo! Da che pianeta vieni?
Intravidi una luce nel mistero della sua presenza, e chiesi bruscamente:
– Quindi tu vieni da un altro pianeta?
Non mi rispose. Scosse dolcemente la testa guardando il mio aereo e sprofondò in una lunga meditazione. Poi, tirò fuori dalla tasca i disegni delle mie pecore, e contemplò il suo tesoro.
Cercai di saperne di più:
– Da dove vieni, ometto mio? Dov’è casa tua? Dove vuoi portare le mie pecore?
Mi rispose dopo un silenzio meditativo:
– La scatola che mi hai dato, di notte, farà da casa alla pecora.
– Certo, se vuoi disegno anche una corda per legarla durante la giornata.
La proposta sembrò stupire il piccolo principe:
– Legarla? Che idea divertente!
– Ma se non la leghi, andrà ovunque, e si perderà…
E il mio amico scoppiò di nuovo a ridere:
– Dove vuoi che vada!?
– Ovunque riuscirà a camminare…
Allora il piccolo principe osservò seriamente:
– Non importa, da me è tutto molto piccolo! – e, con un po’ di malinconia, aggiunse:
– Non si può andare molto lontano…
Avevo così capito una seconda cosa molto importante: il suo pianeta d’origine era appena più grande di una casa!
Ho seri motivi per credere che il pianeta da cui proveniva il piccolo principe fosse l’asteroide B 612.
Questo asteroide fu visto una sola volta attraverso un telescopio, nel 1909, da un astronomo turco.
Fece una grande dimostrazione della sua scoperta in un Congresso Astronomico Internazionale, ma nessuno gli credette per via del suo abbigliamento alla turca, bizzarro per gli occidentali.
Gli adulti sono così.
L’astronomo ripeté la sua dimostrazione nel 1920, vestito con un abito occidentale molto elegante. E questa volta tutti gli credettero.
Agli adulti piacciono i numeri.
Non ti chiedono mai l’essenziale, non ti chiedono mai “Come suona la tua voce?”, oppure “Quali sono i giochi che ti piacciono di più?” o anche “Collezioni farfalle?”…
No, ti chiedono “Quanti anni hai?”, “Quanti fratelli hai?”, “Quanto pesi?”… Solo così pensano di conoscerti.
Se ai grandi dici: “Ho visto una bella casa di mattoni rosa, con i gerani alle finestre e le colombe sul tetto…” non possono immaginare questa casa. Devi dire loro: “Ho visto una casa che vale centomila euro”.
Solo allora esclamano: “Che bella!”
Quindi, se dici loro: “La prova che il piccolo principe è esistito è, che era adorabile e che voleva una pecora, e quando vuoi una pecora è la prova che esisti”, ti guarderanno alzando le spalle e ti chiameranno “bambino”!
Ma se dici loro: “Il pianeta da cui è venuto è l’asteroide B 612”, allora saranno convinti e ti lasceranno in pace con le loro domande.
Sono fatti così. Non devi arrabbiarti. I bambini devono essere molto indulgenti con gli adulti.
… continua nel CAPITOLO 2
Note al piccolo principe
La versione del piccolo principe che avete appena letto non è una rielaborazione di una fiaba o racconto classico come di solito facciamo, ma una vera e propria traduzione/riduzione dall’originale francese.
Il piccolo principe in realtà e un’unica lunga, magnifica e immensa poesia, che se fosse stata riassunta in forma di racconto avrebbe perso tutto il significato e la magia che contiene.
Non si può arrivare alla frase “l’essenziale è invisibile agli occhi” senza aver raccontato e descritto tutti i passaggi che sono serviti al piccolo principe per arrivare fin lì…
Il piccolo principe è un’opera abbastanza inscindibile dai dolci acquarelli dello stesso Saint-Exupery, molte parti del racconto originale fanno direttamente riferimento ai disegni che bisogna guardare e “inserire” all’interno della storia. Non potendo inserirli su fabulinis, è qui che abbiamo deciso di rimaneggiare più “pesantemente” il piccolo principe, descrivendo dove possibile i disegni in modo che entrassero a far parte del racconto, facendo in modo di poterli immaginare anche senza poterli vedere.
Speriamo che questo adattamento vi sia piaciuto!
😊
Lily e la macchia 🦄 I racconti della ruggine 1
Quale oscura magia sta rendendo opaco il magico Lago degli Specchi?

Nel regno di Arcromia, dove il cielo si specchia nell’acqua come in un sogno, qualcosa sta per spezzare questo magico incanto.
Un unicorno dal manto nero e dal cui corno escono scintille color ruggine compare all’improvviso sulle rive del lago.
Lily ed Hera corrono per capire cosa sta succedendo, ma poi una scintilla colpisce Lily, e lei scopre che qualcosa non è andato per il verso giusto…
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Lily e la macchia 🦄 I racconti della ruggine 1“!
“Lily e la macchia 🦄 I racconti della ruggine 1“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Lily e la macchia 🦄 I racconti della ruggine 1
Era famoso perché era uno di quei posti che sembravano esistere solo nei sogni. L’acqua era così ferma, così trasparente, che non si capiva dove finisse il cielo e dove cominciasse il lago.
Lily ci andava per godersi la pace e il silenzio.
Hera invece ci andava perché ci veniva Lily, che era la sua migliore amica.
Quel pomeriggio erano lì da almeno un’ora, quando Hera vide qualcosa di strano.
– Lily, guarda là! – disse Hera con un tono di voce insolito.
Lily socchiuse gli occhi e si girò nella direzione indicata.
Dall’altra parte del lago c’era un unicorno che non avevano mai visto, il suo manto era di un nero spento, opaco come il carbone.
Si muoveva a scatti: tre passi avanti, uno indietro, sembrava quasi stesse litigando con qualcosa di invisibile.
Dal suo corno scaturivano scintille, ma non oro o argento come al solito, queste erano color ruggine, arancioni e scure come ferro vecchio e, dove cadevano, l’erba diventava grigia e secca.
– Andiamo a vedere! – disse Hera.
– Aspetta. Non sappiamo nemmeno chi è – rispose Lily titubante.
– C’è qualcosa che non va – rispose Hera scattando in piedi e iniziando a correre.
Lily la seguì senza aggiungere altro.
Lily ed Hera si avvicinavarono all’unicorno nero, che si voltò di scatto verso di loro.
Per un istante rimase immobile, aveva gli occhi color ambra bruciata e l’espressione di chi viene colto in flagrante a fare qualcosa di imbarazzante e non sa cosa fare.
Poi l’unicorno nero scappò, inciampò su una radice e si girò a guardarle sperando forse di non essere stato visto e sparì tra gli alberi.
Lily guardò per terra, nel punto in cui fino ad un attimo prima si trovava quello strano unicorno. L’erba intorno ai suoi zoccoli era grigia e si sgretolava, mentre il lago, proprio in quel tratto, aveva perso la sua famosa limpidezza e l’acqua era diventata opaca, quasi torbida.
E la macchia opaca si stava espandendo.
Dove arrivava, i pesci sparivano sotto la superficie, i fiori di loto si chiudevano e il riflesso del cielo scompariva, sostituito da un grigio piatto e scuro.
– Lo inseguiamo? – chiese Hera pronta a correre.
– Aspetta, guarda il lago – le rispose Lily preoccupata.
Hera guardò e corrucciò la fronte.
– La macchia si sta allargando – continuò Lily.
– Dobbiamo trovare quell’unicorno nero e chiedergli cos’ha fatto! – esclamò Hera ormai partita al galoppo.
Seguire le tracce di quell’unicorno non fu difficile perché, ovunque era passato, l’erba era secca e grigia.
– Sta girando in cerchio – disse Hera con tono incredulo.
– Sì – aggiunse Lily – non sa dove andare.
Lo trovarono in una piccola radura, non lontano da dove era sparito. Era fermo davanti ad uno stagnetto a fissare la propria immagine nell’acqua.
Aveva un’espressione che Lily riconobbe subito: quella di chi non gradisce quello che vede.
Quando l’unicorno sentì i loro passi avvicinarsi, si irrigidì.
– Non scappare – disse Hera – ti chiedo solo di ascoltarmi.
L’unicorno nero rimase immobile, le scintille rugginose continuavano a cadere dal suo corno.
– Il lago sta diventando opaco – disse Hera – e tu sei l’unico che può fermarlo.
– Non l’ho fatto apposta e non so come l’ho rovinato – disse l’unicorno, con voce bassa – come potrei sistemarlo?
– Non lo so – disse Hera – ma se la magia che esce dal tuo corno lo ha rovinato, forse la stessa magia potrebbe sistemarlo.
– Come ti chiami? – aggiunse Lily.
– Ash – disse alla fine.
– Ash – ripeté Lily – come mai il tuo corno fa quelle strane scintille?
– Non lo so… – rispose – ero venuto al lago perché volevo solo specchiarmi, per vedere se ero come gli altri…
– Vieni con noi, aiutaci – disse Lily dolcemente, e Ash le seguì.
Tornarono al lago, la macchia opaca lo aveva ormai coperto per metà.
Ash si fermò sul bordo con le zampe rigide e le scintille che crepitavano dal suo corno.
– Non so come si fa – disse con voce tremante.
– Neanch’io – disse Lily – ma tu sei venuto qui perché volevi specchiarti giusto? Allora prova a guardare la tua immagine nell’acqua.
– Non c’è niente da vedere, l’acqua è grigia – rispose seccato Ash.
– Guarda lo stesso – continuò Hera.
Ash abbassò lentamente la testa verso l’acqua opaca. Per un lungo momento non successe niente, le scintille rugginose continuarono a cadere facendo cerchi concentrici.
Poi accadde una cosa strana.
Una delle scintille cadde nell’acqua, e invece di diffondere altra opacità, luccicò, e nel punto dove era caduta si formò un cerchio d’acqua limpido e chiaro che si allargò all’interno nella macchia grigia.
– Ce l’hai fatta! – Gridò Lily emozionata.
Ash alzò la testa di scatto e, nel farlo, una scintilla del suo corno colpì Lily vicino agli occhi.
Lily per la sorpresa fece un salto all’indietro.
– Ahi! – disse con un piccolo gridolino.
– Cos’hai fatto!? – esclamò Hera preoccupata per l’amica.
Ash, spaventato per quello che era appena successo fece un passo indietro, dicendo qualcosa tra sè e sè:
– Io non… io non… – poi si voltò e scappò via veloce di nuovo tra gli alberi del bosco.
– Ma cosa… – disse Hera stupita nel vederlo scappare, poi si voltò verso Lily – tutto bene?
– Si, si, tutto bene, mi sono solo un po’ spaventata, quella scintilla non mi ha fatto nulla e, se è come quella che è caduta nel lago, non mi dovevo preoccupare. Guarda!
Il Lago stava piano piano ritornando limpido e Lily ed Hera iniziarono a fare salti di gioia.
– Forse non avresti dovuto sgridarlo in quel modo – disse Lily ad Hera.
– Mi spiace, mi è uscito d’istinto… mi sa che l’ho spaventato… – le rispose.
Le due amiche tornarono a casa felici. Lungo il sentiero Lily vide un piccolo specchio d’acqua e senza pensarci si guardò: aveva un bel manto bianco, la criniera rosa e il corno bello affusolato.
Stava già per voltarsi quando, alla base del corno, vide una sfumatura che non c’era mai stata, piccola, quasi invisibile.
Era di color ruggine.
Lily sbatté le palpebre e quando riaprì gli occhi, non c’era più niente.
Rimase ferma ancora un momento, a guardarsi riflessa nell’acqua, poi seguì Hera, che l’aspettava sorridente qualche passo più avanti. Non riusciva a smettere di pensare ad Ash e al suo corno dalla magia rugginosa.
Morale:
Chi porta dentro di sé qualcosa di negativo non necessariamente è cattivo, forse è semplicemente spaventato.
La saga continua ne “Il ritardo di Pearl 🦄 I racconti della ruggine 2”
⚜️ Fine della fiaba ⚜️
Il ritardo di Pearl 🦄 I racconti della ruggine 2
Perché Pearl scompare proprio alla vigilia del Galà della Luna?

Cosa accadrebbe se la tua più grande paura diventasse visibile a tutti? E se a salvarti non fosse una pozione, ma due amiche disposte ad accettarti per come sei?
Pearl ha due scelte: nascondersi sotto un salice piangente o fidarsi di Lily ed Hera. Perché ad Arcromia c’è un’epidemia silenziosa, e la vera magia non è nel manto perfetto… ma nel coraggio di mostrarsi per quello che si è.
Perché certe amicizie non chiedono il permesso, arrivano, ti aiutano davvero, e ti danno il coraggio di affrontare il mondo!
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Il ritardo di Pearl 🦄 I racconti della ruggine 2“!
“Il ritardo di Pearl 🦄 I racconti della ruggine 2“
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L’audiofiaba te la racconto io!
Il ritardo di Pearl 🦄 I racconti della ruggine 2
Era una di quelle cose che tutti sapevano, come sapevano che il sole tramontava a ovest e che il Lago dello Specchio era il posto più bello di tutta Arcromia. Pearl arrivava sempre prima degli altri, sempre con la criniera perfetta e gli zoccoli tirati a lucido.
Il Grande Galà della Luna era l’appuntamento più importante di tutto l’anno, si facevano mesi di prove, settimane di preparazione, e Pearl aveva detto a tutti che sarebbe stata la stella della serata.
Quindi, quando non la videro arrivare, si preoccuparono immediatamente.
– Deve esserle successo qualcosa – disse Lily
– O ha trovato un posto migliore dove andare – rispose Hera con un sorrisetto.
Lily la guardò male.
– Era solo una battuta… su andiamo a cercarla! – disse Hera.
La trovarono nascosta sotto i rami di un salice piangente, rannicchiata e immobile come se sperasse di non essere vista.
– Pearl… – disse Lily sottovoce.
Pearl alzò la testa, aveva gli occhi rossi e la criniera disfatta, che era una cosa così rara da sembrare quasi impossibile. Ma non era quello che fece trasalire Lily.
Era il suo manto.
Il manto di Pearl era sempre stato come il suo nome: perlato, cangiante di una luce morbida che sembrava magica.
Adesso invece aveva delle piccole macchie rugginose distribuite sul fianco sinistro.
– Non voglio che mi vediate! – piagnucolò Pearl.
Lily ed Hera rimasero in silenzio per un attimo, poi Lily si sedette vicino a lei e le disse dolcemente:
– Raccontaci cosa ti è successo, non deve essere facile per te ritrovarti con quelle macchie sul corpo.
Pearl allora raccontò tutto: tre giorni prima era andata al Lago dello Specchio nel tardo pomeriggio.
Sul sentiero che costeggiava il lago aveva visto uno strano arbusto, era di color ruggine ed emanava strani bagliori e riflessi arancione scuro.
Si ricordava di essergli passata troppo vicino, tanto vicino che uno dei suoi rami le toccò il fianco. Subito aveva sentito una fitta strana, ma lì per lì non ci aveva badato, si era allontanata ed aveva continuato la sua passeggiata.
Le macchie erano comparse solo il mattino seguente.
– Sono brutta – disse Pearl con la voce triste.
– Non sei brutta… – le rispose Lily dolcemente.
– Non lo direte a nessuno, vero…? – continuò Pearl.
Lily ed Hera si guardarono in faccia, poi annuirono e la aiutarono a rimettersi in piedi.
Lily distolse gli occhi da Pearl, se lo ricordava bene Ash e le scintille del suo corno, che rendevano grigia l’erba e opaco il lago…
– Forse è come dici tu, forse è ancora colpa di Ash… – disse Lily.
– E allora cosa facciamo? –
Lily guardò il cielo, pensò al lago e pensò, con un piccolo brivido, alla sfumatura rugginosa che aveva visto, o creduto di vedere, alla base del suo corno qualche giorno prima.
– Prima aiutiamo Pearl – disse – poi andiamo a cercare Ash.
Portarono quindi Pearl a casa di Doris, la zia di Lily, famosa truccatrice di unicorni.
Appena Doris la vide alzò un sopracciglio.
– Eccone un’altra con le macchie di ruggine, sembra quasi un’epidemia… – disse sorridendo.
Lily ed Hera si guardarono in faccia stupite.
– Vuoi dire che hai già visto altri unicorni con queste macchie? – disse Lily.
– Sarà almeno la quarta che sistemo oggi… – continuò Doris mettendosi al lavoro.
Lily ed Hera sembravano confuse, ma solo dieci minuti dopo, Pearl era come nuova.
Prima di salutare Doris, Lily fissò negli occhi Pearl:
– Adesso vai al Galà della Luna – le disse.
Pearl abbassò lo sguardo.
– E se qualcuno se ne accorge?
– Nessuno se ne accorgerà cara mia – disse Doris facendole l’occhiolino.
– Pearl, tu sei la migliore ballerina di Arcromia! Hai già vinto la Gara delle Stelle Danzanti! – esclamò Hera per incoraggiarla.
Era vero, Pearl era la migliore ballerina di tutta Arcromia. Rialzò lo sguardo fiera, e macchie o non macchie sarebbe andata al Galà e avrebbe fatto vedere a tutti quanto valeva.
Lily e Hera videro la loro amica andare al galoppo verso il palazzo del Galà.
Loro due invece avevano deciso di prendersela comoda, dovevano capire come trovare un certo Ash che forse poteva dare loro delle spiegazioni…
In giro per Arcromia l’erba aveva preso a seccarsi in piccole chiazze grigie e il manto di alcuni unicorni iniziava a riempirsi di macchie rugginose…
Lily e Hera, con la testa ancora piena di domande, arrivarono al Galà, e videro Pearl ballare e danzare come non aveva mai fatto prima.
Anche se stava nascondendo delle macchie, quella sera brillò più di tutti gli unicorni presenti, e vinse il Gran premio del Galà.
Pearl quella sera imparò che la cosa più importante era la fortuna di avere due vere amiche come Lily ed Hera, che le avevano fatto capire che nessuna macchia avrebbe mai potuto togliere nulla alla sua bravura e al suo valore.
Morale:
Nascondere le proprie macchie non le fa scomparire, ma mostrarle agli amici giusti è il primo passo per capire da dove vengono. E gli amici giusti non ti abbandonano mai.
La saga continua ne “La collina brulla 🦄 I racconti della ruggine 3”
⚜️ Fine della fiaba ⚜️
La collina brulla 🦄 I racconti della ruggine 3
Chi è davvero l’unicorno nero? É una minaccia o solo un mistero da comprendere?

Il regno di Arcromia sta cambiando: l’erba diventa grigia, i fiori appassiscono e sugli unicorni compaiono strane macchie di ruggine.
Il problema? L’unico che potrebbe avere le risposte è un unicorno nero, solitario e spaventato, che nessuno è mai riuscito ad avvicinare.
Ma la vera domanda é perché ha tanta paura di essere trovato…
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “La collina brulla 🦄 I racconti della ruggine 3“!
“La collina brulla 🦄 I racconti della ruggine 3“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
La collina brulla 🦄 I racconti della ruggine 3
– Io conosco ogni angolo di Arcromia – ripeteva sempre, con quel suo tono da simpatico sbruffoncello.
Gli altri unicorni lo guardavano, annuivano e cambiavano discorso.
Ma quella mattina, Lily e Hera si presentarono davanti a casa sua con una domanda precisa, e il suo tono da sbruffoncello scomparve subito.
– Hai visto un unicorno nero di recente? – disse Hera
– O delle cose strane tipo chiazze di erba grigia? – lo incalzò Lily.
Zeus assunse la sua migliore aria da esploratore vissuto.
– Ho visto molte cose… – e sorrise ammiccando verso le due amiche.
– Zeus, non fare lo sciocco – lo riprese subito Hera.
– Okay, okay, sì, forse ho visto qualcosa, venite – e fece loro cenno di seguirlo.
Le portò verso nord-est, in quella zona di Arcromia dove il prato finiva e cominciava il bosco arido.
Zeus camminava davanti e parlava, raccontava di quando aveva esplorato quella zona da solo, di notte, senza nemmeno un riflesso di luna.
Lily lo ascoltava con la pazienza di chi ha imparato ad apprezzare le storie degli altri, anche quando sono lunghe il triplo del necessario. Hera ascoltava molto meno.
Ash il rugginoso 🦄 I racconti della ruggine 4
Cosa serve davvero ad Ash per fermare le sue scintille fuori controllo?

C’è un regno, Arcromia, dove si sussurra che un unicorno nero sia una minaccia per tutti.
Lui si chiama Ash. Il suo corno emana scintille che appassiscono l’erba, rendono opaca l’acqua e fa macchia il manto degli altri unicorni con chiazze di ruggine.
Tutti lo temono, ma Lily ha una teoria diversa: Ash non è un cattivo, ha solo paura di essere rifiutato un’altra volta.
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“Ash il rugginoso 🦄 I racconti della ruggine 4“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Ash il rugginoso 🦄 I racconti della ruggine 4
Lily si svegliò prima dell’alba, aveva preso la decisione nel cuore della notte, anche se sapeva che sarebbe stata una cosa avventata.
Non lasciò nessun messaggio per Hera, la sua migliore amica, e questo, come avrebbe scoperto qualche ora dopo, sarebbe stato un errore imperdonabile
Ma Lily era fatta così, e uscì nel buio fresco di Arcromia con l’aria di chi sapeva perfettamente cosa stava facendo.
Si diresse verso la Collina Brulla, che si stagliava sotto il cielo ancora buio. A Lily faceva una certa impressione, eppure andò avanti lo stesso.
Sapeva che nei paraggi di quella collina si nascondeva Ash.
Ash era l’unicorno nero che, solo qualche giorno prima, era apparso nei pressi del Lago dello Specchio col suo corno che faceva scintille color ruggine.
Il corno ritrovato 🦄 I racconti della ruggine 5
Cosa accade quando la diversità diventa un superpotere?

Ad Arcromia, ogni cosa che Ash tocca si trasforma. Non come vorrebbe. Non come gli altri si aspettano. E più cerca di nascondersi, più le sue scintille rugginose raggiungono chi gli sta intorno.
Quanto costa davvero avere paura di sé stessi?
Lily lo sa, lo vede ogni mattina riflesso sulle striature del suo manto.
Forse è arrivato il momento di smettere di scappare per tutti e due.
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“Il corno ritrovato 🦄 I racconti della ruggine 5“
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L’audiofiaba te la racconto io!
Il corno ritrovato 🦄 I racconti della ruggine 5
O meglio, funzionava benissimo, ma nel modo sbagliato. Ogni cosa che Ash toccava con il suo corno si trasformava: l’erba diventava grigia ed appassita, l’acqua diventava opaca e il manto degli altri unicorni pieno di chiazze scure.
Ash si vergognava di questo suo potere, e provava tanta rabbia, e Lily lo sapeva.
Lo sapeva perché lei stessa, da qualche giorno, portava sul manto delle macchie color ruggine causate dalle scintille del corno di Ash, che crescevano ogni notte un poco di più.
Ogni mattina si guardava allo specchio e quelle macchie le raccontavano quanta solitudine doveva provare anche Ash.
Non era la sola ad Arcromia ad essere stata colpita dalle scintille del corno di Ash, e tutti quelli che come lei avevano le macchie iniziavano ad essere evitati dagli altri unicorni.
Per fortuna gli amici di Lily le rimanevano accanto, perché sapevano benissimo che quelle macchie non cambiavano ciò che Lily era per davvero.
L’Uovo un fuga 🥚🏃➡️
La fuga di un Uovo di Pasqua: come un piccolo gesto può accendere la magia nel cuore delle persone.

Non tutti i tesori restano fermi ad aspettare. Alcuni scelgono di muoversi, di cercare, di trovare.
Un Uovo di Pasqua fugge nel mondo, seminando sorrisi e lasciando scie di profumato cioccolato.
Ma dove sta andando? E soprattutto… perché?
Scopri come l’Uovo di Pasqua ha trovato il suo vero scopo… ai piedi di chi ne aveva più bisogno.
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L’Uovo un fuga 🥚🏃➡️
L’avevano appena decorato con riccioli dorati e stelline di zucchero, lo avevano avvolto in carta crespa che frusciava sotto le dita.
Ma proprio mentre lo stavano sistemando su uno scaffale insieme a tante altre uova di Pasqua, lui sentì qualcosa vibrare dentro di sé.
E così, con un piccolo sobbalzo che nessuno notò, rotolò giù dallo scaffale e scappò via dal negozio!
L’Uovo rotolava veloce per le vie del paese lasciandosi dietro una scia profumata di cioccolato al latte.
Per lui il mondo era enorme e meraviglioso.
Rotolò accanto a una panchina, dove un vecchio signore leggeva il giornale con la fronte corrucciata. L’Uovo gli passò così vicino che la sua carta brillante, riflettendo i raggi del sole, gli fece stringere gli occhi. il signore allora, abbassando il giornale, guardò il buffo Uovo di Pasqua che rotolava via veloce, e sorrise.
Vess e Bess e la tana del T-Rex 🦖
Tesoro o trappola? Cosa si nasconde davvero nella tana del T-Rex?

Nella verdeggiante Valle di Rocciaverde, un piano perfetto sta per essere messo in atto.
Due fratelli Velociraptor, spinti dal sogno di avere una ricchezza sfacciata, si apprestano a razziare la tana del terrore assoluto: il T-Rex!
Ma ciò che li aspetta nell’oscurità della grotta non è il feroce dinosauro che immaginavano.
È qualcosa di molto, molto più pericoloso e… colorato.
Riusciranno Vess e Bess a sopravvivere all’incontro con il più terribile degli artisti preistorici?
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“Vess e Bess e la tana del T-Rex 🦖“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Vess e Bess e la tana del T-Rex 🦖
Vess, il più piccolo, stava cercando di catturare una lucertola, c’era solo un problema: stava guardando nella direzione completamente opposta.
– Vess, la lucertola è dall’altra parte – disse Bess, il fratello maggiore, mentre si limava gli artigli appoggiato ad un albero.
– Lo so benissimo! – rispose Vess, continuando a fissare un cespuglio vuoto con la concentrazione di un monaco zen.
La lucertola nel frattempo gli stava passando davanti alle zampe posteriori.
Bess era il tipo di dinosauro che diceva “tranqui” anche durante l’attacco di uno stormo di pterodattili.
– Comunque, fratellino, oggi è il tuo giorno fortunato.
Vess si girò di scatto – Perché? – disse incuriosito.
Bess si stiracchiò la coda con studiata nonchalance.
– Perché la mia nuova fiamma, la Bronty, mi ha fatto una soffiata clamorosa – disse sogghignando dietro gli occhiali da sole.
– Che tipo di soffiata?
– Un TESORO, baby! Il T-Rex nasconde un tesoro nella sua tana: ossa luccicanti come diamanti, roba da diventare ricchi sfondati!
Vess sgranò gli occhi – un tesoro?! – disse con voce emozionata.
Avrebbe potuto finalmente comprarsi quella bellissima e morbidissima pietra piatta che aveva visto al mercato! Sarebbe stata perfetta per sedersi a guardare le nuvole mentre si dimenticava cosa stesse facendo!
– Esattamente – annuì Bess, lisciandosi la cresta sulla testa – che dici, andiamo ad aumentare la mia popolarità?
Vess stava già scodinzolando dall’emozione, così partirono inoltrandosi nel folto della foresta.
Dopo aver attraversato ruscelli profondi 10 centimetri, saltato canyon larghi 20 centimetri e scalato rocce alte 30 centimetri arrivarono finalmente all’ingresso della grotta del T-Rex.
I due si bloccarono di colpo quando iniziarono a sentire degli strani rumori provenienti dall’interno.
Bess mise una zampa sulla spalla del fratello:
– Ehi fra’, è giunta l’ora dell’eroe, adesso tu entri, prendi il tesoro e poi esci, 60 secondi e passa la paura!
– Cosa?! Io entro e tu…? – disse con voce tremante Vess.
– Ma stai chill, che io ti guardo le spalle! Il T-Rex a quest’ora sarà a caccia di galline qui intorno, qualcuno deve pur restare qui fuori ad avvisarti se ritorna, no?! – disse in modo convincente Bess mentre si abbassava gli occhiali da sole e faceva l’occhiolino a Vess.
Vess, gocciolante di sudore, si avviò dentro la tana del T-Rex, cercava di fare i passi più leggeri che poteva, per non fare il benché minimo rumore.
Poi arrivò al centro della grotta.
Sotto un fascio di luce che filtrava da un buco nel soffitto c’era lui, il T-Rex.
Alto come una casa a due piani.
Denti lunghi come pugnali.
Braccine corte come… come… come le braccine di un T-Rex.
E stava dipingendo, aveva un osso davanti a sé, appoggiato su un sasso piatto, e lo stava decorando con argilla colorata: rosso, giallo, blu.
Usava un lungo pennello tenuto dalle piccole “manine” con una delicatezza che non ci si sarebbe aspettati da un feroce T-Rex.
Il T-Rex diede ancora qualche pennellata, fece un passo indietro per ammirare compiaciuto la sua creazione ma poi, si girò di scatto verso Vess, i suoi piccoli occhi lo fissarono.
– Chi osa disturbare il maestro durante la sua sessione creativa?!
La voce del T-Rex fece tremare le stalattiti sul soffitto, una di loro cadde e mancò Vess di tre centimetri.
– Ehm, io stavo solo… – iniziò Vess.
– Solo cosa?! Volevi criticare la mia arte?! – ruggì il T-Rex.
– No no, anzi, molto bello l’oss… l’osso rosso lì – tentò Vess, indicando a caso.
Il T-Rex guardò l’osso rosso.
– Quella è “Passione n.47: Tramonto sul Cretaceo”. Ci ho messo sette giorni per farla, sai quanto è difficile sfumare l’argilla usando il mignolo?
Il T-Rex agitò il suo braccino, oggettivamente era difficile sfumare i colori con quelle manine così piccoline.
– Tutti mi vedono solo come il T-Rex feroce cacciatore! Ma nessuno sa dell’artista che sono dentro!
– Eh sì… – disse Vess timoroso, cercando di indietreggiare verso l’uscita.
– Fermo! – Il T-Rex bloccò l’uscita con una zampa – Non sei curioso di vedere tutta la mia collezione d’arte? – disse inarcando un sopracciglio.
– Assolutamente sì – rispose Vess d’impulso.
– Perfetto! – disse felicissimo il T-Rex battendo le sue “manine”.
Il T-Rex mostrò a Vess ogni singolo osso da lui dipinto.
– Ecco “Melancolia Blu n.3” – diceva, e poi – “La Gioia del Giallo” – che era un osso tutto giallo e poi – “Fusione Cromatica Sperimentale” – che era un osso con tutti i colori buttati a caso.
– Bellissimi… – commentava Vess a denti stretti.
Il T-Rex lo guardò con occhi compiaciuti.
– Bravo, tu sì che ne capisci di arte! – gli disse.
Poi il T-Rex accompagnò Vess all’uscio della grotta dicendogli:
– Va’, e diffondi la mia arte nel mondo! Sennò… ti mangio!
– Mi mangi!? – disse Vess sbiancando in viso.
– Si, ti mangio.
– Ok, vado e diffondo! – Vess sorrise e si allontanò con passo spedito dalla caverna.
Bess lo stava aspettando limandosi gli artigli appoggiato al tronco di un albero.
– Uè fra’, dove sono le ossa di diamanti?! – gli urlò contro.
Vess, che stava ancora correndo come un missile per la paura, gli saltò al collo e, con una mossa di wrestling, lo atterrò.
– Il tesoro era finto! – urlò Vess, tenendo Bess schiacciato a terra – erano solo ossa dipinte! E il T-Rex mi ha quasi mangiato!
– Ehi ehi, tranqui bro’, almeno sei vivo no? – disse Bess cercando di divincolarsi.
– Tranqui?! Tranqui un corno!
In quel momento si udì un ruggito dalla grotta.
Il T-Rex uscì dall’ingresso con due secchi di argilla colorata.
– Aspettate piccoli velociraptor! – urlò – ho avuto un’ispirazione! Voi due sarete la mia nuova opera d’arte!
Bess sbiancò.
– Corri! – disse Vess.
– Corro! – disse Bess.
I due corsero, ma il T-Rex li inseguì con i secchi di argilla, canticchiando felice.
Dieci minuti dopo, Vess e Bess tornavano alla Valle di Rocciaverde completamente dipinti: Vess era tutto giallo a pois rossi, Bess era blu a righe verdi.
– Questa – disse il T-Rex soddisfatto, ammirandoli da lontano – si chiamerà “Fratelli Cromatici: Studio sui Velociraptor!”.
Bess cercò di togliersi l’argilla dalla cresta.
– L’argilla colorata non se ne va via… – disse disperato.
– Bene – disse Vess, sorridendo per la prima volta – così tutti sapranno che sei una testa di rapa patentata…
Il colore impiegò tre giorni per andarsene via.
La Bronty lasciò Bess il giorno dopo perché “non era più trendy”.
Vess scoprì per caso che, dietro casa sua, c’era una bellissima e morbidissima pietra piatta dove poter sedersi a guardare le nuvole, e dimenticarsi di cosa stesse facendo.
Il T-Rex invece vinse il premio “Artista dell’Anno” nella categoria “Arte Viva”.
Morale della storia:
Il vero tesoro non è quello che cerchi, ma l’argilla appiccicosa che ti ritrovi addosso lungo la strada. E se l’argilla non se ne va per tre giorni, pazienza: almeno sei diventato un’opera d’arte vivente.
⚜️ Fine della fiaba ⚜️
Tartagino e la zuppa dello chef 🍲
Zuppe di felci e amicizia preistorica: come si supera una “puzzolente” prova di fedeltà?

Nella turbolenta Valle di Rocciaverde, un cuoco improvvisato e il suo migliore amico stanno per sedersi a tavola.
Il menù? Sette zuppe, sei sono immangiabili, ma l’ultima, la “Zuppa di Felci Fresche”, è buonissima.
Peccato che a Tartagino le felci facciano degli scherzetti al pancino…
Un gorgoglio, poi un tremore, poi… una puzzetta silenziosa capace di piempire un’intera caverna in pochi secondi.
Riuscirà la loro amicizia a sopravvivere ad un odore simile ai calzini bagnati di un mammut?
Preparate le mollette per il naso, sta per iniziare una storia… “aromatica”.
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Tartagino e la zuppa dello chef 🍲“!
“Tartagino e la zuppa dello chef 🍲“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Tartagino e la zuppa dello chef 🍲
Tartagino era uno stegosauro, con le placche sulla schiena e un sorriso sempre stampato sul muso. Aveva un solo, piccolissimo difetto: se mangiava troppe felci il suo pancino produceva peti così potenti da far tremare le montagne.
Tonko, invece, era un anchilosauro con la coda a mazza chiodata e un carattere buono ma brontolone. Passava le giornate a lamentarsi del caldo, del freddo, della luce, del buio e soprattutto del fatto che non riusciva mai a dormire abbastanza.
Un pomeriggio però Tonko ebbe un’idea grandiosa: decise che sarebbe diventato un grande chef stellato!
Così iniziò a preparare tutta una serie di zuppe seguendo ricette di sua invenzione.
Una volta che furono pronte andò dal suo amico Tartagino e lo invitò ad assaggiarle tutte.
E così Tartagino, pensando che fosse sempre il momento buono per mangiare qualcosa, si incamminò verso la caverna di Tonko.
Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪
Cosa Si Nasconde Dietro la Maschera di Arlecchino? Scopri la sua storia!

In una città antica arrampicata sui colli, un bambino di nome Arlecchino osserva il mondo da dietro una finestra della sua povera casa. Ma oltre il vetro, si avvicina il più grande evento dell’anno: la festa di Carnevale.
Mentre tutti i bambini del quartiere mostrano i loro costumi sfarzosi, lui stringe i pugni in silenzio, convinto che non potrà mai avere un costume bello come il loro.
Fino a quando una notte, un gesto inaspettato cambierà tutto…
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“Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪“
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Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪
Aveva otto anni, e passava le giornate osservando il mondo da dietro le tende della finestra di casa sua, perché si vergognava ad andare in giro per i vicoli con i suoi vestiti tutti usurati e rattoppati.
La sua mamma lavorava dall’alba al tramonto per mettere insieme una minestra e un tozzo di pane. Ma c’era sempre un sorriso sul suo viso, e questo, pensava Arlecchino, valeva più di qualsiasi tesoro.
Quel febbraio, però, tutti i bambini del quartiere parlavano di una cosa sola: la grande festa di Carnevale dove la piazza della città si sarebbe riempita di maschere e colori, di risate e di musica.
Tutti i bambini raccontavano come sarebbero stati belli i vestiti che avrebbero indossato alla sfilata di Carnevale:
– Quest’anno ho un mantello blu con le stelle dorate! – gridava Marco, il figlio del fornaio.
– E io avrò un cappello con tre piume di pavone! – rispondeva Giulia, gonfiando il petto.
Arlecchino che li ascoltava da dietro la finestra, invece, stringeva forte le mani dietro la schiena, si nascondeva in un angolo e non diceva niente.
Un pomeriggio, arrivò a casa sua Colombina, la sua unica vera amica, lei non lo guardava mai storto per i suoi vestiti rattoppati.
– Arlecchino, domani proviamo tutti i costumi di Carnevale in piazza! Vieni anche tu? – gli disse con entusiasmo.
Il bambino guardò i suoi piedi scalzi, poi alzò lo sguardo verso le nuvole che correvano veloci sopra i tetti.
– Non posso, devo… devo aiutare la mamma – rispose senza molta convinzione.
– Ma dopo averla aiutata? – ribatté subito Colombina.
– Dopo… dopo devo andare al mercato – continuò Arlecchino evitando di guardarla in viso.
– E poi? – lo incalzò ancora Colombina.
Arlecchino si morse il labbro, dire bugie gli pesava sulla lingua come sassi.
– E poi… poi devo sistemare casa – le disse con un filo di voce.
Colombina inclinò la testa, ma non disse nulla, gli prese solo una mano e gliela strinse forte, prima di correre via tra i vicoli.
Quando sua mamma tornò a casa, trovò Arlecchino seduto sul gradino della porta d’ingresso. Non piangeva, i bambini come lui avevano imparato presto che le lacrime non riempiono le pance vuote, ma i suoi occhi parlavano lo stesso.
– Cosa c’è, piccolo mio? – disse dolcemente lei.
– Niente, mamma – rispose lui con lo sguardo basso dando un piccolo calcio ad un sassolino.
Ma la mamma di Arlecchino aveva un cuore che vedeva oltre le parole.
Quella sera, mentre il bambino dormiva, uscì sul pianerottolo e trovò la signora Margherita, la sua vicina, che rammendava un lenzuolo alla luce d’una candela.
– Arlecchino non andrà alla festa di Carnevale – disse piano la mamma di Arlecchino con la voce malinconica – sa che non ho stoffa per fargli un costume e si è inventato mille scuse per non andare, ma io ho visto la vergogna nei suoi occhi…
La signora Margherita posò l’ago e alzò lo sguardo.
– Ma tutti i bambini devono festeggiare Carnevale…! – esclamò sottovoce.
Le due donne si guardarono in silenzio. Poi la signora Margherita sorrise, e quel sorriso aveva dentro il calore di un abbraccio amico.
– È uno scampolo che non mi serve più – disse alla mamma di Arlecchino mentre, sorridendo, usciva dalla porta.
Nel pomeriggio arrivò la signora Teresa con un triangolo di velluto verde. Poi venne la vecchia Rosa con un nastro giallo come il sole. La signora Agnese portò una striscia di tessuto viola, la giovane Elena un quadrato blu di velluto.
La mamma di Arlecchino all’inizio non capiva come mai tutte le donne del vicinato portassero un pezzettino di stoffa, poi mentre guardava quel tesoro crescere sul tavolo, intuì finalmente il loro scopo, e quasi si mise a piangere dalla felicità per la generosità che tutte loro le stavano dimostrando.
Quando il giorno finì e Arlecchino andò a dormire, sua mamma radunò tutte le stoffe e si mise all’opera. Lavorò tutta la notte, le dita che si muovevano veloci con ago e filo e cuciva insieme rosso e verde, giallo e viola, blu e arancione, confezionando un vestito che nessuno ancora aveva immaginato.
All’alba, quando il primo raggio di sole entrò dalla finestra, il vestito era pronto.
Arlecchino si svegliò e, stropicciandosi gli occhi, vide un meraviglioso vestito di Carnevale appeso vicino al camino.
Per un momento pensò di sognare ancora, poi guardò sua mamma che aveva gli occhi stanchi per la nottata passata senza mai fermarsi, ma felici per aver fatto qualcosa di straordinario per il suo bimbo.
– È… è per me? – sussurrò ancora incredulo Arlecchino.
Sua mamma si limitò ad annuire sorridendo, allora Arlecchino corse da lei e l’abbracciò così forte che pensò di non lasciarla mai più.
– È fatto grazie alla generosità di tutto il vicinato. Sei amato, piccolo mio, anche quando pensi di essere invisibile.
Arlecchino indossò subito il vestito, e si ammirò: ogni pezza di colore diverso che indossava raccontava quanto amore si poteva dare grazie a un piccolo pezzettino di stoffa.
Quando arrivò in piazza, tutti i bambini si girarono verso di lui e si zittirono di colpo nel vederlo.
Arlecchino, sorpreso dalla loro reazione, sentì le ginocchia tremare e stava per scappare via quando sentì una vocina vicino a lui.
– Ma è bellissimo! – era Colombina che gli prendeva la mano sorridendo.
Poi accadde qualcosa di inaspettato, gli altri bambini si avvicinarono, uno dopo l’altro, per toccare tutti i colori del suo vestito, lo circondarono come in un abbraccio.
– Ma come brilla! – disse uno.
– Guarda quanti colori! – esclamò un altro.
– Non ho mai visto niente di simile! – gridò un altro ancora.
E tutti guardavano Arlecchino e il suo vestito con meraviglia ed ammirazione.
Poco dopo iniziò la sfilata di Carnevale e Arlecchino camminò per le strade di Bergamo tenendo la mano di Colombina.
Il suo vestito splendeva sotto il sole, e ogni passo era meno timido del precedente.
Il cuore gli batteva forte, ma non più di paura: batteva di gioia.
E quando il giudice della festa dovette scegliere il costume più bello, non ebbe dubbi, chiamò Arlecchino sul palco e gli mise in testa una corona di carta dorata.
Arlecchino guardò la folla e vide tutte le mamme del vicinato sorridere.
Vide sua madre con gli occhi lucidi.
Vide Colombina che saltava dalla felicità.
E per la prima volta nella sua vita, Arlecchino non abbassò lo sguardo, perché grazie alla generosità di tante persone e all’amore della sua mamma, un semplice vestitino fatto di tanti scampoli diversi cuciti assieme, lo aveva fatto diventare l’eroe della sfilata di Carnevale.
Quella sera Arlecchino si addormentò nel suo letto stringendo il suo vestito multicolore.
E nei suoi sogni, non c’era più grigia vergogna, ma solo arcobaleni che brillavano colorati e felici.
⚜️ Fine della fiaba ⚜️
Il grande pasticcio degli Elfi di Natale 🎁
Scopri come Grufoldo cerca di rovinare il Natale ma 4 elfi pasticcioni lo salvano!

Era quasi Natale, mentre la neve avvolgeva il Polo Nord, un’ombra sinistra si muoveva tra i giocattoli del laboratorio di Babbo Natale.
Zeffirino e la sua squadra di Elfi “Speciali” improvvisamente scopriranno che la vigilia di Natale sarebbe stata diversa.
Ma non potevano immaginare quanto.
Un grugnito nell’oscurità, regali mischiati con perfidia e una creatura di fuliggine e frustrazione che si nasconde nel camino, decisa a cancellare la magia del Natale.
Come possono degli Elfi pasticcioni sconfiggere la minaccia più grande che il Natale abbia mai affrontato?
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“Il grande pasticcio degli Elfi di Natale 🎁“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Il grande pasticcio degli Elfi di Natale 🎁
Mi chiamo Zeffirino Scarpafina, e devo dirvi subito una cosa importante: non sono un elfo normale.
Nessuno di noi lo è, a dire il vero.
C’è Pasqualina Bislacca, che ha le orecchie così appuntite che quando si gira troppo veloce buca i sacchi dei regali.
C’è Gedeone Sbilenco, che cammina sempre storto verso sinistra e quando deve andare dritto fa cerchi concentrici intorno al laboratorio.
E poi c’è Priscilla Capovolti, che vede tutto al contrario e per questo legge le letterine dei bambini partendo dalla firma.
Insieme, siamo la “Squadra Speciale Impacchettamento Regali”, Babbo Natale ci ha dato questo nome importante perché suona meglio di “Quelli Che Hanno Rotto Più Cose Anche Quest’Anno…”
Era la sera del 23 dicembre, nella Grande Fabbrica dei Giocattoli noi quattro eravamo impegnati nell’importantissima missione di impacchettare gli ultimi regali.
Eira la principessa dei ghiacci ⛓️💥
Scopri il Segreto per Sconfiggere il Krampus e Spezzare le Sue Catene!

In un regno incantato, avvolto da neve e profumi natalizi, un’ombra si risveglia. È il Krampus, un demone fatto di pura rabbia e catene, che spezza la pace del villaggio per rapire la principessa Eira.
Contro di lui non servirà un esercito, ma un’alleanza impensabile: un bambino coraggioso e un grande orso bianco.
La loro missione li condurrà oltre la foresta, per affrontare non una creatura, ma l’antico dolore che l’ha generata.
La vera battaglia si combatterà nell’oscurità più profonda: il cuore pieno di dolore del Krampus stesso.
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“Eira la principessa dei ghiacci ⛓️💥“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Eira la principessa dei ghiacci ⛓️💥
La sua pelle aveva il colore dell’ambra e i suoi capelli bianchi scintillavano come se qualcuno avesse intrappolato cristalli lucenti dentro ogni ciocca.
Eira viveva in un castello dalle torri alte e slanciate come abeti, e ogni mattina si svegliava con il canto degli uccelli che venivano a posarsi sulla sua finestra. Lei sussurrava loro parole dolci, e gli uccellini la comprendevano, perché Eira possedeva un dono raro: sapeva parlare al cuore di tutte le creature.
Nel regno di Eira, il Natale era vicino, le vie del villaggio profumavano di cannella e mele cotte, e nelle piazze si accendevano falò intorno ai quali la gente si radunava a cantare e fare balli.
Ma quella sera, mentre la luna saliva nel cielo, qualcosa di oscuro si mosse tra le ombre degli alberi.
Catene ferrose tintinnarono nell’aria gelida.
Il fantasma inesperto 👻
Un fantasma pasticcione può diventare amico di un bambino?

Nella penombra di un’antica casa, tra scricchiolii e ombre fluttuanti, si nasconde una storia che intreccia mistero e dolcezza.
Clayton, un bambino curioso, incontra un fantasma che non sa spaventare nessuno.
Questa fiaba, scritta in originale da H. G. Wells, accende la magia dell’amicizia nei luoghi più inaspettati. Preparatevi a seguire i passi di Clayton in un racconto che mescola brividi e meraviglia.
Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Il fantasma inesperto 👻“!
Il fantasma inesperto 👻
Quel tardo pomeriggio, Clayton e i suoi amici erano radunati nel salone di casa sua dove era acceso il caminetto. Il fuoco scoppiettava e disegnava animali di luce sulle pareti di legno scuro.
Quel giorno l’aria sapeva di storie, e infatti Clayton, che era il bimbo più curioso di tutti, decise di raccontarne una.
Si sistemò nell’angolo, vicino al fuoco. Guardò i compagni con occhi brillanti, come fanno i bambini quando stanno per rivelare un segreto importante.
– Sentite questa – disse Clayton, abbassando la voce come quando si confida un segreto – ieri notte, qui tutto solo… ho catturato un fantasma.













