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Canto di Natale 🕯 di Charles Dickens

Canto di Natale di Charles Dickens

Lo Spritito del Natale vive in ognuno di noi, basta saperlo ascoltare.

Canto di Natale di Charles Dickens è uno dei racconti di Natale tra i più famosi e commoventi, incentrato sulla conversione dell’arcigno Ebeneezer Scrooge da vecchio avaro ed egoista a uomo generoso e altruista pronto ad aiutare il prossimo. Ci penserano lo spirito del suo ex socio in affari e tre bei fantasmi a riportarlo sulla retta via.

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Canto di Natale 🕯 racconto completo


Indice dei capitoli

  1. Primo canto: il fantasma di Marley
  2. Secondo canto: il fantasma del Natale passato
  3. Terzo canto: il fantasma del Natale presente
  4. Quarto canto: il fantasma del Natale futuro
  5. Quinto canto: lo spirito del Natale

 

Primo canto: il fantasma di Marley


Sette anni erano passati da quando Jacob Marley era morto, eppure il suo socio in affari Ebeneezer Scrooge non era per nulla cambiato. L’unica cosa a cui teneva per davvero erano i soldi.

Anche nel giorno della vigilia di Natale, il vecchio e avaro Scrooge se ne stava seduto nell’ufficio della “Scrooge & Marley”, una ditta di cambi e prestiti, tutto preso dai suoi affari.

Era una giornata nebbiosa e cupa, fuori faceva molto freddo e nell’ufficio di Scrooge non faceva molto più caldo rispetto all’esterno.
Scrooge teneva sempre un occhio sul suo commesso, Bob Cratchit, che era intento a copiare delle lettere, riscaldato da un unico pezzo di carbone che ardeva nella stufa. La cassetta del carbone era nell’ufficio di Scrooge, e lui non avrebbe dato al commesso un altro pezzo per tutto il resto della giornata.

– Buon Natale, zio! Un allegro Natale! Dio vi benedica! – gridò una voce allegra.
Era la voce di Fred, nipote di Scrooge, piombato nell’ufficio così all’improvviso che lo zio non lo aveva sentito arrivare.
– Bah! – disse Scrooge – sciocchezze!
– Come, zio, Natale sarebbe una sciocchezza?! – esclamò Fred.
– Al diavolo il Natale con tutta l’allegria! – ribatté Scrooge – Cos’altro è il Natale se non un giorno in cui ci si trova più vecchi di un anno e nemmeno di un’ora più ricchi?!

– Ma perchè siete così amaro, ricco come siete? – continuò il nipote.
– E che ragione hai tu di esser così felice, povero come sei?! – lo zittì Scrooge.
– Ma zio, il Natale… – lo pregò Fred.
– Nipote! – lo rimbeccò Scrooge – Tu festeggia il Natale come vuoi tu, che io lo festeggio come voglio io! – sentenziò Scrooge.
Fred non si perse d’animo e per rallegrare lo zio lo invitò a cena il giorno di Natale, come aveva fatto per tutti i Natali precedenti.
Ma Scrooge rispose di no a tutte le suppliche di suo nipote e infine lo salutò facendogli capire che la conversazione era finita. Così Fred se ne andò, scambiandosi gli auguri con Bob Cratchit.

Poco dopo, entrarono nell’ufficio due distinti signori per raccogliere denaro da dare ai poveri che non avevano un posto dove andare in quel freddo inverno.
Scrooge li accolse in malo modo, non diede loro nemmeno un soldo bucato e anzi, chiese sarcasticamente ai due gentiluomini di lasciare l’ufficio. I due, capito che non avrebbero ricavato nulla, se ne andarono.

Quando fu il momento di chiudere l’ufficio, Scrooge si rivolse al suo impiegato, Bob Cratchit:
– Vuoi tutto il giorno libero domani, vero?
– Se per lei va bene, signore – rispose l’impiegato.
– Non va bene e non è giusto – disse Scrooge – dopotutto, devo pagarti la giornata anche se non lavori. Ma se così deve essere, vedi di iniziare a lavorare molto presto la mattina seguente…
Cratchit promise che l’avrebbe fatto e i due tornarono ognuno a casa propria.

Scrooge viveva tutto solo in una casa vecchia e decrepita. Quella sera il cortile sembrava più buio e scuro del solito e, quando Scrooge cercò di aprire la porta, ebbe l’impressione di vedere nel battiporta dell’ingresso il viso del suo vecchio socio in affari Marley, morto sette anni prima.

La cosa lo scosse per un attimo, ma Scrooge non si lasciava spaventare facilmente e, strizzati gli occhi, si accertò che il battiporta fosse tornato quello di sempre. Ripresosi da quella singolare visione, aprì ed entrò chiudendo a chiave la porta, cosa che di solito non faceva.
Ancora sgomento per l’accaduto, Scrooge fece il giro delle stanze per controllare che tutto fosse a posto.

Non trovò nulla di diverso dal normale, perciò si infilò la camicia da notte e le pantofole e si mise seduto comodo davanti al fuoco del camino a sorseggiare una tisana.
Improvvisamente, proprio quando stava iniziando a rilassarsi, Scrooge udì un rumore cupo, come se qualcuno stesse trascinando delle pesanti catene.

Il rumore saliva per le scale di casa e si faceva sempre più vicino, fino a sembrare appena dietro la porta della stanza, dove cessò di colpo. Scrooge si voltò. Uno spettro stava attraversando la porta e, per la paura, il suo viso diventò bianco tanto quanto lo spettro.
– Ma io ti conosco! Sei il fantasma di Marley! – esclamò Scrooge.
Era proprio lo spettro del suo vecchio socio in affari.

– Cosa vuoi da me? – continuò Scrooge con tono di freddo distacco.
– Sono Marley, e sono venuto per darti un avvertimento… le vedi queste pesanti catene che mi cingono il corpo? Me le sono fabbricate io in vita grazie alla mia avarizia e taccagneria. Non ho mai pensato ad altro se non al mio tornaconto, e questo è il peso che debbo pagare per la mia misera vita egoista.

Scrooge tremava mentre il fantasma continuava a parlare.
– Ora sono qui per avvertirti: tu hai ancora una possibilità, Ebenezer. Questa notte, già dal primo rintocco delle campane, tre spiriti verranno a farti visita. Se non vuoi fare la mia stessa fine, seguili e ascoltali.
Non appena ebbe detto queste parole, il fantasma di Marley scomparve, e la notte tornò tranquilla.

Scrooge andò subito a letto, e forse per la stanchezza della giornata e le troppe emozioni appena vissute, cadde subito in un sonno profondo.

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Secondo canto: il fantasma del Natale passato


Quando Scrooge si svegliò, nella stanza faceva un gran freddo e non c’era rumore di persone per le strade. Il pensiero del fantasma di Marley lo infastidiva, non capiva se fosse stato un sogno o meno. Poi si ricordò che uno spirito avrebbe dovuto visitarlo al primo rintocco delle campane, così Scrooge decise di rimanere sveglio e aspettare di vedere cosa sarebbe successo.

Infine udì le campane rintoccare: era l’una del mattino.
Una luce brillò nella stanza e una piccola manina tirò indietro le tende del letto a baldacchino. Scrooge si ritrovò faccia a faccia con un nuovo fantasma.

Era una strana figura, il corpo era quello di un bambino ma i suoi capelli, che ricadevano intorno al collo e lungo la schiena, erano bianchi come quelli di un vecchio. Eppure il viso non aveva una ruga.

– Chi e cosa sei? – chiese Scrooge al fantasma.
– Io sono il fantasma del Natale passato. Alzati e vieni con me.

Scrooge, come per magia iniziò a fluttuare nell’aria sopra il letto, e nonostante implorasse di non voler uscire e che non era l’ora per fare una passeggiata, fu portato dallo spirito fuori, attraverso la finestra.

Scrooge tremava e urlava dalla paura, eppure non precipitava, volava insieme allo spirito sopra le campagne intorno alla città. In poco tempo si ritrovarono su una strada che portava ad un altro paese.

– Ma questo è il luogo dove sono cresciuto da bambino! – esclamò Scrooge.
Il fantasma aveva riportato Scrooge indietro nel tempo. Lì Scrooge poteva vedersi più giovane, mentre giocava con altri bambini. Correvano allegramente intorno all’albero di Natale intonando canti e facendosi gli auguri; e sebbene fossero molto poveri, si divertivano molto.
Scrooge osservava la scena con occhi velati di nostalgia, ma il fantasma lo portò davanti ad un edificio di mattoni rossi.
– La mia scuola… – mormorò tra sé Scrooge.

Guardando dentro un’aula si poteva intravedere un bambino tutto solo che leggeva un libro; era lui da giovane, abbandonato per volere di suo padre in quel collegio. Scrooge dovette sforzarsi per non scoppiare in lacrime.

Poi come per magia, la scena cambiò. Era la stessa identica stanza, ma invecchiata di dieci anni, e il giovane che vi stava dentro era Scrooge diciassettenne.

La porta dell’aula si aprì ed entrò una giovinetta che corse ad abbracciare al collo Scrooge ricoprendolo di baci – Caro fratello mio! – esclamò – sono venuta per riportarti a casa!
– A casa? Per davvero?! – rispose meravigliato il giovane Scrooge.

Fan, sua sorella, rispose di sì. Il loro padre era mutato profondamente negli ultimi anni ed era diventato una persona molto buona, così ora lo rivoleva a casa con loro.

– Aveva un cuore gentile – mormorò il vecchio Scrooge al fantasma – è morta poco dopo aver messo al mondo mio nipote…
– Vero – disse lo spirito – tuo nipote…
– Si… – Scrooge di colpo si sentì in colpa per come aveva trattato Fred il giorno prima, quando era andato a trovarlo in ufficio.
Poi tutto svanì di nuovo.

Lo spirito portò Scrooge in un magazzino, dove un giovane Scrooge faceva l’apprendista. Il signor Fezziwig, proprietario della ditta, aveva organizzato una gran festa con cibo, musica e balli. C’era tanta felicità quella vigilia di Natale.

– C’è voluto poco a far divertire tutte quelle persone – disse il fantasma del Natale passato – quella festa sarà costata pochi soldi, ma tutti erano felici.
– Che Dio Benedica il buon caro vecchio Fezziwig – disse con voce raggiante Scrooge – era così buono e gentile…

Le emozioni che Scrooge stava provando erano così forti e intense che avrebbe voluto entrare nella scena e riallacciare tutti i rapporti persi con i suoi vecchi colleghi e amici, ma la scena svanì di nuovo.

Uno Scrooge ormai trentenne stava lavorando alla “Scrooge & Marley” e negli occhi aveva i primi segni dell’avidità, dati da una ricchezza guadagnata improvvisamente.

Marley, nell’altra stanza, stava chiudendo a chiave con le catene la cassetta di sicurezza della ditta e a quella vista il vecchio Scrooge rabbrividì: erano le stesse catene che tenevano prigioniero il fantasma di Marley.

Poi sentì piangere qualcuno, la scena era nuovamente cambiata, Scrooge era più vecchio adesso. Non era solo, ma sedeva a fianco di una bellissima ragazza, Belle.

– È triste constatare che un altro amore ha preso posto nel tuo cuore, l’amore per i soldi… – disse tristemente, ma con una nota di dolcezza nella voce, la giovane ragazza.
Scrooge era cambiato, la ricchezza lo aveva reso freddo e distante.

– Posso chiederti perché giudichi così male la voglia di guadagnare molto denaro? – le rispose lo Scrooge
– Il tuo cuore era pieno d’amore una volta, ma ora…? Penso che sia meglio per noi separarci. Possa tu essere felice nella vita che hai scelto – concluse Belle, mentre usciva piangendo dall’ufficio di Scrooge.

– Basta così – disse il vecchio Scrooge con voce rotta – Riportami indietro Spirito! Non torturarmi oltre, non posso più sopportare tutto questo!
Il volto del fantasma sorrise beffardo e tutto iniziò a brillare di una luce fortissima. A Scrooge sembrò di precipitare nel vuoto e per la paura chiuse gli occhi.

Quando li riaprì si ritrovò di nuovo nel suo letto. Era talmente esausto che non ebbe nemmeno la forza di gridare, e sprofondò in un sonno profondo.

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Terzo canto: il fantasma del Natale presente


Scrooge si svegliò mentre russava sonoramente, poco prima che l’orologio suonasse di nuovo l’una. Si sedette sul letto e aspettò che arrivasse il secondo fantasma.

La campana rintoccò. Subito dopo la stanza fu nuovamente inondata di luce, ed ecco lì davanti a lui il fantasma.
Aveva capelli ricci, occhi scintillanti e indossava una semplice veste verde con pelliccia bianca. I suoi piedi erano nudi e sul capo portava una ghirlanda di agrifoglio.

– Sono il fantasma del Natale Presente – annunciò a gran voce lo spettro.
Compreso che non avrebbe potuto sottrarsi alla lezione che gli sarebbe stata impartita da quel fantasma, Scrooge disse:
– Spirito, sono pronto, portami dove desideri.

Il fantasma sorrise allegro e portò Scrooge a casa di Bob Cratchit, una piccola dimora molto povera. In cucina si vedeva la signora Cratchit che preparava la cena di Natale. I suoi figli correvano allegramente in giro per le stanze e Bob Cratchit entrò con Tiny Tim sulle spalle. Tiny Tim era il figlio più giovane di Bob Cratchit e camminava con una piccola stampella. Aveva le gambe malate che dovevano venire sorrette da una specie di gabbia metallica, per poter camminare.

– Questo è quello che il tuo fedele dipendente può permettersi con il misero stipendio che gli dai – disse lo spirito.
Scrooge sospirò.
Il pranzo di Natale di casa Cratchit era pronto e tutti si sedettero a tavola. Dato che i Cratchit erano molto poveri, non avevano molto da mangiare per la cena di Natale. Ma nonostante ciò, tutti erano gioiosi e si sentiva che tutti loro avevano lo Spirito del Natale nei loro cuori.

– Buon Natale a tutti noi! Dio ci benedica! – disse Bob Cratchit.
– Dio ci benedica tutti! – disse il piccolo Tim, che si sedette al fianco di suo padre sul suo piccolo sgabello. Bob gli teneva forte la manina, come se temesse di perderlo.
– Spirito – disse Scrooge, che era veramente dispiaciuto per il ragazzo – dimmi se Tiny Tim sopravviverà.
Ci fu il silenzio. Poi il fantasma parlò.

– Vedo un posto vuoto il prossimo Natale, e una stampella senza padrone.
Questa notizia rese Scrooge molto triste. Proprio in quel momento veniva servito in tavola l’arrosto, portato in solenne processione da due dei figli di Bob Cratchit.

Sebbene non avessero potuto permettersi un tacchino come era di tradizione, il profumo dell’arrosto era davvero invitante. Bob si alzò in piedi col bicchiere in mano, e tutti fecero altrettanto.

– Un brindisi al Signor Scrooge, che ci permette di avere questo banchetto! Se non fosse per il lavoro che mi dà ogni giorno, non avremmo nulla su questa tavola.
Scrooge non riusciva a credere che Bob stesse facendo un brindisi proprio a lui.

La signora Cratchit, contrariata, fece una smorfia e disse:
– Patrono del banchetto, come no! Vorrei che fosse qui per dargli il fatto suo a quello spilorcio…
– Cara, ci sono i bambini ed è il giorno di Natale… – disse sorpreso Bob.
– E’ Natale si, ma tu come fai a brindare a quell’avaro e insensibile vecchio?!

Bob guardò la moglie e in tutta tranquillità disse:
– Tesoro, è Natale ed è un giorno di gioia ed amore – Bob infine alzò il bicchiere – Buon Natale a tutti noi, miei cari, che Dio ci benedica!
Gli altri membri della famiglia alzarono i loro calici senza troppo entusiasmo e si unirono al brindisi.
– Che Dio ci benedica! – esclamò invece gioioso Tiny Tim.

Scrooge osservava la scena rapito.
– Spirito, dimmi che Tiny Tim si salverà – lo implorò Scrooge.
Il fantasma del Natale presente scosse addolorato la testa.
– Se queste ombre non cambieranno in futuro, il bambino morirà.

Scrooge ammutolì per la tristezza. Non fece però in tempo a formulare un’altra frase che lo spirito lo prese e lo portò a casa di suo nipote.
Fred e i suoi amici avevano organizzato una festa molto allegra e avevano fatto dei giochi tra loro e con i bambini.
In quel momento stavano discutendo proprio di Scrooge, e delle frasi infelici che aveva avuto per suo nipote quando era andato a trovarlo nel suo ufficio.

Scrooge cercò di non guardare, ma il fantasma lo prese e lo costrinse. Scrooge aveva capito che ad ogni tappa di quello strano viaggio, si sarebbe sentito sempre più mortificato e addolorato.

– E’ un tipo un po’ strano – disse Fred – e non è di facile compagnia.
– Ma è straricco! – aggiunse la moglie.
– E con questo? – ribatté Fred – La sua ricchezza non gli serve a niente, non ci fa nulla di buono Non li spende nemmeno per le sue comodità e si fa del male da solo. Vedi, lui ha deciso che non verrà a cena da noi, e qual è il risultato? Che si perde una cena.
Nella stanza risero tutti, ma anche se si era divertito, Fred non riusciva a non pensare al suo triste zio.

– Sarebbe comunque da ingrati non brindare a mio zio, un felice Natale allo zio Scrooge!
Tutti alzarono il calice e brindarono insieme a lui.

Scrooge guardava la scena con sentimenti contrastanti, si sentiva deriso ma allo stesso tempo non poteva dare loro torto. E nonostante tutto, suo nipote aveva brindato alla sua salute. Fred aveva ereditato il buon cuore di Fan, la sua amata sorellina.

Tutto d’un tratto Scrooge fu portato via da quella scena e si ritrovò di fronte agli enormi ingranaggi dell’orologio all’interno della torre. Mancava un solo minuto a mezzanotte.

Guardò in viso il fantasma, che era invecchiato di colpo, e notò qualcosa di strano ai suoi piedi.
C’erano due figure simili a bambini: un maschio e una femmina. Ma sembravano vecchi e spaventosi, come piccoli mostri.

– Spirito, chi sono le due creature ai tuoi piedi? – Chiese Scrooge impietrito.
– Sono le creature dell’Umanità – disse lo spirito – Il ragazzo è l’Ignoranza, la ragazza è l’Avidità. Stai attento a entrambi…

Scrooge li guardò bene, e capì che i due bambini rappresentavano semplicemente la sua ignoranza e la sua avidità.

La campane suonarono. Il fantasma del Natale Presente svanì in una polvere luccicante e, attraverso il luccichio, Scrooge intravide il terzo fantasma venire verso di lui.

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Canto di Natale

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Quarto canto: il fantasma del Natale futuro


Lentamente e silenziosamente il fantasma si avvicinò. Era molto alto e indossava un indumento nero che copriva tutto il suo corpo e non lasciava visibile nulla, tranne una mano tesa.

– Tu sei il fantasma del Natale Futuro? – chiese quasi in lacrime Scrooge – ti temo più di ogni altro spirito incontrato finora, ma so che sei qui per il mio bene e sono pronto a seguirti.

Il fantasma non disse una parola, ma poco dopo Scrooge si sentì precipitare nel vuoto. Cadde con un tonfo, poi Scrooge cercò di rialzarsi in piedi.

Erano in una strada vicino casa sua, e due uomini stavano parlando di una persona appena morta.

Da lontano stava arrivando un carro funebre, e Scrooge aveva la netta sensazione che fosse stato chiamato per lui.

– Spirito, c’è qualcuno che ha provato compassione per quel morto?
Il fantasma non rispose, ma lo condusse ad una casa che riconobbe subito, quella di Bob Cratchit. Bob stava rientrando, mentre sua moglie lo stava aspettando come se attendesse una notizia importantissima.

– E’ morto – disse Bob.
– Dio sia lodato! – esclamò la donna, pentendosi subito di aver provato gioia per la morte di una persona – ma adesso a chi passeranno i nostri debiti?
– Non lo so, ma nessuno sarà mai peggio del vecchio Scrooge…

Scrooge era sconvolto. Non era pronto a sapere che i sentimenti provati per la sua morte sarebbero stati di gioia.

Ci fu un bagliore e poi tornò la stessa stanza, dove l’intera famiglia Cratchit era riunita intorno allo stesso tavolo della loro gioiosa festa di Natale. Ma ora l’aria che si respirava era tetra, silenziosa e triste.

I piccoli e rumorosi Cratchit erano immobili come statue. Quando Bob entrò, i bambini gli corsero incontro a salutarlo e lui li strinse forte abbracciandoli.
– Ci sei andato oggi? – chiese sua moglie.

Bob Cratchit, che era appena tornato dal cimitero alzò lo sguardo verso di lei e le rispose in lacrime:
– Sì, mia cara… gli ho promesso che saremmo andati a trovarlo ogni domenica… Il mio piccolo, piccolo Tim…
Gli altri figli lo abbracciarono più forte che poterono.

Scrooge si sentì sopraffare dal dolore, con un filo di voce disse allo spirito:
– Immagino che il momento in cui noi due ci separeremo sia vicino.. non so come ma lo so… dimmi, chi era la persona trasportata nel carro funebre?

Il fantasma del Natale Futuro fece un gesto con la mano e tutto scomparve nell’oscurità.

Quando un filo di luce iniziò ad illuminare debolmente il paesaggio intorno a loro, Scrooge capì di essere in un cimitero. Lo spettro camminò lentamente avanti a lui, finché non si fermò tra le tombe e ne indicò una.

Scrooge si avvicinò e, seguendo il dito del fantasma, lesse sulla pietra della tomba un nome, il suo: EBENEZER SCROOGE.

– Spirito! – gridò Scrooge – ascoltami! Non sono più l’uomo che ero! Non sarò più l’uomo che sono stato finora! Perché mostrarmi tutto questo se ormai ho superato ogni speranza? …Buon spirito, onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di mantenerlo tutto l’anno. Vivrò nel passato, nel presente e nel futuro, gli spiriti di tutti e tre saranno dentro di me e non ignorerò le lezioni che mi hanno insegnato. Oh, dimmi che posso cambiare il mio destino, dimmelo!

Pieno di paura, Scrooge prese la mano dello spirito con forza. Lo spirito cercò di divincolarsi ma Scrooge, con tutta la tenacia che gli rimaneva in corpo, non mollò la presa.

Più si dimenava, più lo spirito cambiava forma, rimpicciolendosi, contorcendosi e mutando, come per magia, fino a trasformarsi in un letto.

Il suo letto.
La sua stanza.
Ebenezer Scrooge era di nuovo a casa sua.

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Quinto canto: lo spirito del Natale


– Vivrò nel Natale passato, in quello presente e in quello futuro – ripeté a bassa voce Scrooge, alzandosi dal letto.

“Sono felice come un angelo! Non so che giorno del mese sia. Non so quanto tempo sono stato tra gli spiriti, non…” pensò tra sé.
D’improvviso corse alla finestra, l’aprì e sporse fuori la testa, vide un ragazzo giù in strada e gli urlò:
– Che giorno è oggi?!
– Oggi? – rispose il ragazzo stupito dalla domanda – oggi è il giorno di Natale!

“È il giorno di Natale!” si disse Scrooge. “Non l’ho perso! Gli spiriti hanno fatto tutto in una sola notte.”

– Ragazzo! – continuò Scrooge – vai dal pollivendolo all’angolo e prendimi il tacchino più grande che hanno, torna qui col garzone del pollivendolo e ti darò una moneta d’oro se lo consegnerai all’indirizzo che ti dirò!
Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte e corse dal pollivendolo.

“lo farò recapitare a casa di Bob Cratchit, penso che Tiny Tim ne sarà felice…”
Scese le scale ed il ragazzo era già di ritorno col garzone, che teneva in mano un tacchino enorme. Diede i soldi a entrambi e l’indirizzo a cui portarlo.

– Bravo ragazzo! – gli disse, e questi volò a casa di Bob Cratchit.
Scrooge, ancora tremante per l’emozione, risalì in casa, si mise l’abito buono e scese in strada.

Non era andato lontano, quando intravide due signori. Erano gli stessi che erano entrati nel suo ufficio a chiedere la carità per i poveri.
– Miei cari signori – disse Scrooge – come state? Temo di non essere stato molto gentile con voi ieri. Permettetemi di chiedervi scusa, avrete la gentilezza di accettare questo piccolo dono da parte mia.
Scrooge prese la mano di uno dei due e gli mise nel palmo un piccolo sacchetto.

– Dio vi benedica! – gridò il gentiluomo – Mio caro signor Scrooge, fate sul serio? Non so cosa dire per tanta generosità!
Scrooge sorrise, ma in un batter d’occhio si voltò e a passi veloci si allontanò da loro.

Scrooge andò a casa di suo nipote e bussò alla porta.
– Fred, sono tuo zio Scrooge! Sono venuto a cena. Mi lasci entrare? Fred, sorpreso, lo fece entrare con gioia, tutti gli diedero un caloroso benvenuto e fecero una festa meravigliosa in splendida compagnia.

Il mattino seguente Scrooge era in ufficio di buon’ora. Oh, era in anticipo, se solo fosse riuscito a sorprendere Bob Cratchit arrivare in ritardo… E c’era riuscito!

Bob era in ritardo di ben diciotto minuti e mezzo. Scrooge sedeva davanti alla porta spalancata, per poterlo vedere entrare.

– Buongiorno! – grugnì Scrooge quando lo vide arrivare, cercando di imitare il suo solito tono di voce arcigno – come ti viene in mente di presentarti al lavoro a quest’ora!?
– Sono desolato signor Scrooge – disse Bob col berretto in mano e gli occhi bassi – non si ripeterà mai più, ieri sera abbiamo fatto un po’ di festa e…

– Ascolta bene quello che ti dico – riprese Scrooge – non intendo tollerare ulteriormente questo genere di cose!
Bob Cratchit sbiancò in viso e si mise a tremare per la paura.

– Quindi – aggiunse Scrooge mentre il ghigno gli si trasformava in sorriso – ho deciso di darti un sostanzioso aumento di stipendio!
Bob spalancò gli occhi e per l’emozione quasi svenne, ma lo sorresse Scrooge, che lo abbracciò forte e gli disse:
– Buon Natale Bob! Che sia migliore di tutti quelli che ti ho fatto passare in tutti questi anni. Ti aumenterò lo stipendio e farò di tutto per aiutare la tua famiglia.

Scrooge mantenne la parola, fece di tutto e anche di più, e per Tiny Tim , che non morì, fu come un secondo padre.

Scrooge divenne un uomo buono, amato da tutta la città. Tutti si chiesero, nei tanti anni che Scrooge ebbe ancora da vivere, il motivo del suo grande cambiamento. Ma lui non se la prendeva, anzi ne ridacchiava felice.

In lui e nel suo cuore era finalmente sceso il vero spirito del Natale.

Buon Natale a tutti, e che Dio vi benedica!

 

⚜️ Fine della fiaba ⚜️
© Copyright dei Testi: Silvia e William – fabulinis.com


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Ciao sono Silvia, sono una Musicista e Musicoterapeuta, realizzo laboratori di musicalità per i più piccini da 0 a 6 anni, utilizzando il gioco come mezzo per migliorare e rendere più sereno il rapporto tra genitori e figli. Mentre nel tempo libero mi diverto a leggere e raccontar fiabe ai bambini. 😊

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