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Categoria: natale

Canto di Natale 🕯 di Charles Dickens

Lo Spritito del Natale vive in ognuno di noi, basta saperlo ascoltare.

Canto di Natale di Charles Dickens è uno dei racconti di Natale tra i più famosi e commoventi, incentrato sulla conversione dell’arcigno Ebeneezer Scrooge da vecchio avaro ed egoista a uomo generoso e altruista pronto ad aiutare il prossimo. Ci penserano lo spirito del suo ex socio in affari e tre bei fantasmi a riportarlo sulla retta via.

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Canto di Natale 🕯 racconto completo


Indice dei capitoli

  1. Primo canto: il fantasma di Marley
  2. Secondo canto: il fantasma del Natale passato
  3. Terzo canto: il fantasma del Natale presente
  4. Quarto canto: il fantasma del Natale futuro
  5. Quinto canto: lo spirito del Natale

 

Primo canto: il fantasma di Marley


Sette anni erano passati da quando Jacob Marley era morto, eppure il suo socio in affari Ebeneezer Scrooge non era per nulla cambiato. L’unica cosa a cui teneva per davvero erano i soldi.

Anche nel giorno della vigilia di Natale, il vecchio e avaro Scrooge se ne stava seduto nell’ufficio della “Scrooge & Marley”, una ditta di cambi e prestiti, tutto preso dai suoi affari.

Era una giornata nebbiosa e cupa, fuori faceva molto freddo e nell’ufficio di Scrooge non faceva molto più caldo rispetto all’esterno.
Scrooge teneva sempre un occhio sul suo commesso, Bob Cratchit, che era intento a copiare delle lettere, riscaldato da un unico pezzo di carbone che ardeva nella stufa. La cassetta del carbone era nell’ufficio di Scrooge, e lui non avrebbe dato al commesso un altro pezzo per tutto il resto della giornata.

– Buon Natale, zio! Un allegro Natale! Dio vi benedica! – gridò una voce allegra.
Era la voce di Fred, nipote di Scrooge, piombato nell’ufficio così all’improvviso che lo zio non lo aveva sentito arrivare.
– Bah! – disse Scrooge – sciocchezze!
– Come, zio, Natale sarebbe una sciocchezza?! – esclamò Fred.
– Al diavolo il Natale con tutta l’allegria! – ribatté Scrooge – Cos’altro è il Natale se non un giorno in cui ci si trova più vecchi di un anno e nemmeno di un’ora più ricchi?!

– Ma perchè siete così amaro, ricco come siete? – continuò il nipote.
– E che ragione hai tu di esser così felice, povero come sei?! – lo zittì Scrooge.
– Ma zio, il Natale… – lo pregò Fred.
– Nipote! – lo rimbeccò Scrooge – Tu festeggia il Natale come vuoi tu, che io lo festeggio come voglio io! – sentenziò Scrooge.
Fred non si perse d’animo e per rallegrare lo zio lo invitò a cena il giorno di Natale, come aveva fatto per tutti i Natali precedenti.
Ma Scrooge rispose di no a tutte le suppliche di suo nipote e infine lo salutò facendogli capire che la conversazione era finita. Così Fred se ne andò, scambiandosi gli auguri con Bob Cratchit.

Poco dopo, entrarono nell’ufficio due distinti signori per raccogliere denaro da dare ai poveri che non avevano un posto dove andare in quel freddo inverno.
Scrooge li accolse in malo modo, non diede loro nemmeno un soldo bucato e anzi, chiese sarcasticamente ai due gentiluomini di lasciare l’ufficio. I due, capito che non avrebbero ricavato nulla, se ne andarono.

Quando fu il momento di chiudere l’ufficio, Scrooge si rivolse al suo impiegato, Bob Cratchit:
– Vuoi tutto il giorno libero domani, vero?
– Se per lei va bene, signore – rispose l’impiegato.
– Non va bene e non è giusto – disse Scrooge – dopotutto, devo pagarti la giornata anche se non lavori. Ma se così deve essere, vedi di iniziare a lavorare molto presto la mattina seguente…
Cratchit promise che l’avrebbe fatto e i due tornarono ognuno a casa propria.

Scrooge viveva tutto solo in una casa vecchia e decrepita. Quella sera il cortile sembrava più buio e scuro del solito e, quando Scrooge cercò di aprire la porta, ebbe l’impressione di vedere nel battiporta dell’ingresso il viso del suo vecchio socio in affari Marley, morto sette anni prima.

La cosa lo scosse per un attimo, ma Scrooge non si lasciava spaventare facilmente e, strizzati gli occhi, si accertò che il battiporta fosse tornato quello di sempre. Ripresosi da quella singolare visione, aprì ed entrò chiudendo a chiave la porta, cosa che di solito non faceva.
Ancora sgomento per l’accaduto, Scrooge fece il giro delle stanze per controllare che tutto fosse a posto.

Non trovò nulla di diverso dal normale, perciò si infilò la camicia da notte e le pantofole e si mise seduto comodo davanti al fuoco del camino a sorseggiare una tisana.
Improvvisamente, proprio quando stava iniziando a rilassarsi, Scrooge udì un rumore cupo, come se qualcuno stesse trascinando delle pesanti catene.

Il rumore saliva per le scale di casa e si faceva sempre più vicino, fino a sembrare appena dietro la porta della stanza, dove cessò di colpo. Scrooge si voltò. Uno spettro stava attraversando la porta e, per la paura, il suo viso diventò bianco tanto quanto lo spettro.
– Ma io ti conosco! Sei il fantasma di Marley! – esclamò Scrooge.
Era proprio lo spettro del suo vecchio socio in affari.

– Cosa vuoi da me? – continuò Scrooge con tono di freddo distacco.
– Sono Marley, e sono venuto per darti un avvertimento… le vedi queste pesanti catene che mi cingono il corpo? Me le sono fabbricate io in vita grazie alla mia avarizia e taccagneria. Non ho mai pensato ad altro se non al mio tornaconto, e questo è il peso che debbo pagare per la mia misera vita egoista.

Scrooge tremava mentre il fantasma continuava a parlare.
– Ora sono qui per avvertirti: tu hai ancora una possibilità, Ebenezer. Questa notte, già dal primo rintocco delle campane, tre spiriti verranno a farti visita. Se non vuoi fare la mia stessa fine, seguili e ascoltali.
Non appena ebbe detto queste parole, il fantasma di Marley scomparve, e la notte tornò tranquilla.

Scrooge andò subito a letto, e forse per la stanchezza della giornata e le troppe emozioni appena vissute, cadde subito in un sonno profondo.

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Secondo canto: il fantasma del Natale passato


Quando Scrooge si svegliò, nella stanza faceva un gran freddo e non c’era rumore di persone per le strade. Il pensiero del fantasma di Marley lo infastidiva, non capiva se fosse stato un sogno o meno. Poi si ricordò che uno spirito avrebbe dovuto visitarlo al primo rintocco delle campane, così Scrooge decise di rimanere sveglio e aspettare di vedere cosa sarebbe successo.

Infine udì le campane rintoccare: era l’una del mattino.
Una luce brillò nella stanza e una piccola manina tirò indietro le tende del letto a baldacchino. Scrooge si ritrovò faccia a faccia con un nuovo fantasma.

Era una strana figura, il corpo era quello di un bambino ma i suoi capelli, che ricadevano intorno al collo e lungo la schiena, erano bianchi come quelli di un vecchio. Eppure il viso non aveva una ruga.

– Chi e cosa sei? – chiese Scrooge al fantasma.
– Io sono il fantasma del Natale passato. Alzati e vieni con me.

Scrooge, come per magia iniziò a fluttuare nell’aria sopra il letto, e nonostante implorasse di non voler uscire e che non era l’ora per fare una passeggiata, fu portato dallo spirito fuori, attraverso la finestra.

Scrooge tremava e urlava dalla paura, eppure non precipitava, volava insieme allo spirito sopra le campagne intorno alla città. In poco tempo si ritrovarono su una strada che portava ad un altro paese.

– Ma questo è il luogo dove sono cresciuto da bambino! – esclamò Scrooge.
Il fantasma aveva riportato Scrooge indietro nel tempo. Lì Scrooge poteva vedersi più giovane, mentre giocava con altri bambini. Correvano allegramente intorno all’albero di Natale intonando canti e facendosi gli auguri; e sebbene fossero molto poveri, si divertivano molto.
Scrooge osservava la scena con occhi velati di nostalgia, ma il fantasma lo portò davanti ad un edificio di mattoni rossi.
– La mia scuola… – mormorò tra sé Scrooge.

Guardando dentro un’aula si poteva intravedere un bambino tutto solo che leggeva un libro; era lui da giovane, abbandonato per volere di suo padre in quel collegio. Scrooge dovette sforzarsi per non scoppiare in lacrime.

Poi come per magia, la scena cambiò. Era la stessa identica stanza, ma invecchiata di dieci anni, e il giovane che vi stava dentro era Scrooge diciassettenne.

La porta dell’aula si aprì ed entrò una giovinetta che corse ad abbracciare al collo Scrooge ricoprendolo di baci – Caro fratello mio! – esclamò – sono venuta per riportarti a casa!
– A casa? Per davvero?! – rispose meravigliato il giovane Scrooge.

Fan, sua sorella, rispose di sì. Il loro padre era mutato profondamente negli ultimi anni ed era diventato una persona molto buona, così ora lo rivoleva a casa con loro.

– Aveva un cuore gentile – mormorò il vecchio Scrooge al fantasma – è morta poco dopo aver messo al mondo mio nipote…
– Vero – disse lo spirito – tuo nipote…
– Si… – Scrooge di colpo si sentì in colpa per come aveva trattato Fred il giorno prima, quando era andato a trovarlo in ufficio.
Poi tutto svanì di nuovo.

Lo spirito portò Scrooge in un magazzino, dove un giovane Scrooge faceva l’apprendista. Il signor Fezziwig, proprietario della ditta, aveva organizzato una gran festa con cibo, musica e balli. C’era tanta felicità quella vigilia di Natale.

– C’è voluto poco a far divertire tutte quelle persone – disse il fantasma del Natale passato – quella festa sarà costata pochi soldi, ma tutti erano felici.
– Che Dio Benedica il buon caro vecchio Fezziwig – disse con voce raggiante Scrooge – era così buono e gentile…

Le emozioni che Scrooge stava provando erano così forti e intense che avrebbe voluto entrare nella scena e riallacciare tutti i rapporti persi con i suoi vecchi colleghi e amici, ma la scena svanì di nuovo.

Uno Scrooge ormai trentenne stava lavorando alla “Scrooge & Marley” e negli occhi aveva i primi segni dell’avidità, dati da una ricchezza guadagnata improvvisamente.

Marley, nell’altra stanza, stava chiudendo a chiave con le catene la cassetta di sicurezza della ditta e a quella vista il vecchio Scrooge rabbrividì: erano le stesse catene che tenevano prigioniero il fantasma di Marley.

Poi sentì piangere qualcuno, la scena era nuovamente cambiata, Scrooge era più vecchio adesso. Non era solo, ma sedeva a fianco di una bellissima ragazza, Belle.

– È triste constatare che un altro amore ha preso posto nel tuo cuore, l’amore per i soldi… – disse tristemente, ma con una nota di dolcezza nella voce, la giovane ragazza.
Scrooge era cambiato, la ricchezza lo aveva reso freddo e distante.

– Posso chiederti perché giudichi così male la voglia di guadagnare molto denaro? – le rispose lo Scrooge
– Il tuo cuore era pieno d’amore una volta, ma ora…? Penso che sia meglio per noi separarci. Possa tu essere felice nella vita che hai scelto – concluse Belle, mentre usciva piangendo dall’ufficio di Scrooge.

– Basta così – disse il vecchio Scrooge con voce rotta – Riportami indietro Spirito! Non torturarmi oltre, non posso più sopportare tutto questo!
Il volto del fantasma sorrise beffardo e tutto iniziò a brillare di una luce fortissima. A Scrooge sembrò di precipitare nel vuoto e per la paura chiuse gli occhi.

Quando li riaprì si ritrovò di nuovo nel suo letto. Era talmente esausto che non ebbe nemmeno la forza di gridare, e sprofondò in un sonno profondo.

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Terzo canto: il fantasma del Natale presente


Scrooge si svegliò mentre russava sonoramente, poco prima che l’orologio suonasse di nuovo l’una. Si sedette sul letto e aspettò che arrivasse il secondo fantasma.

La campana rintoccò. Subito dopo la stanza fu nuovamente inondata di luce, ed ecco lì davanti a lui il fantasma.
Aveva capelli ricci, occhi scintillanti e indossava una semplice veste verde con pelliccia bianca. I suoi piedi erano nudi e sul capo portava una ghirlanda di agrifoglio.

– Sono il fantasma del Natale Presente – annunciò a gran voce lo spettro.
Compreso che non avrebbe potuto sottrarsi alla lezione che gli sarebbe stata impartita da quel fantasma, Scrooge disse:
– Spirito, sono pronto, portami dove desideri.

Il fantasma sorrise allegro e portò Scrooge a casa di Bob Cratchit, una piccola dimora molto povera. In cucina si vedeva la signora Cratchit che preparava la cena di Natale. I suoi figli correvano allegramente in giro per le stanze e Bob Cratchit entrò con Tiny Tim sulle spalle. Tiny Tim era il figlio più giovane di Bob Cratchit e camminava con una piccola stampella. Aveva le gambe malate che dovevano venire sorrette da una specie di gabbia metallica, per poter camminare.

– Questo è quello che il tuo fedele dipendente può permettersi con il misero stipendio che gli dai – disse lo spirito.
Scrooge sospirò.
Il pranzo di Natale di casa Cratchit era pronto e tutti si sedettero a tavola. Dato che i Cratchit erano molto poveri, non avevano molto da mangiare per la cena di Natale. Ma nonostante ciò, tutti erano gioiosi e si sentiva che tutti loro avevano lo Spirito del Natale nei loro cuori.

– Buon Natale a tutti noi! Dio ci benedica! – disse Bob Cratchit.
– Dio ci benedica tutti! – disse il piccolo Tim, che si sedette al fianco di suo padre sul suo piccolo sgabello. Bob gli teneva forte la manina, come se temesse di perderlo.
– Spirito – disse Scrooge, che era veramente dispiaciuto per il ragazzo – dimmi se Tiny Tim sopravviverà.
Ci fu il silenzio. Poi il fantasma parlò.

– Vedo un posto vuoto il prossimo Natale, e una stampella senza padrone.
Questa notizia rese Scrooge molto triste. Proprio in quel momento veniva servito in tavola l’arrosto, portato in solenne processione da due dei figli di Bob Cratchit.

Sebbene non avessero potuto permettersi un tacchino come era di tradizione, il profumo dell’arrosto era davvero invitante. Bob si alzò in piedi col bicchiere in mano, e tutti fecero altrettanto.

– Un brindisi al Signor Scrooge, che ci permette di avere questo banchetto! Se non fosse per il lavoro che mi dà ogni giorno, non avremmo nulla su questa tavola.
Scrooge non riusciva a credere che Bob stesse facendo un brindisi proprio a lui.

La signora Cratchit, contrariata, fece una smorfia e disse:
– Patrono del banchetto, come no! Vorrei che fosse qui per dargli il fatto suo a quello spilorcio…
– Cara, ci sono i bambini ed è il giorno di Natale… – disse sorpreso Bob.
– E’ Natale si, ma tu come fai a brindare a quell’avaro e insensibile vecchio?!

Bob guardò la moglie e in tutta tranquillità disse:
– Tesoro, è Natale ed è un giorno di gioia ed amore – Bob infine alzò il bicchiere – Buon Natale a tutti noi, miei cari, che Dio ci benedica!
Gli altri membri della famiglia alzarono i loro calici senza troppo entusiasmo e si unirono al brindisi.
– Che Dio ci benedica! – esclamò invece gioioso Tiny Tim.

Scrooge osservava la scena rapito.
– Spirito, dimmi che Tiny Tim si salverà – lo implorò Scrooge.
Il fantasma del Natale presente scosse addolorato la testa.
– Se queste ombre non cambieranno in futuro, il bambino morirà.

Scrooge ammutolì per la tristezza. Non fece però in tempo a formulare un’altra frase che lo spirito lo prese e lo portò a casa di suo nipote.
Fred e i suoi amici avevano organizzato una festa molto allegra e avevano fatto dei giochi tra loro e con i bambini.
In quel momento stavano discutendo proprio di Scrooge, e delle frasi infelici che aveva avuto per suo nipote quando era andato a trovarlo nel suo ufficio.

Scrooge cercò di non guardare, ma il fantasma lo prese e lo costrinse. Scrooge aveva capito che ad ogni tappa di quello strano viaggio, si sarebbe sentito sempre più mortificato e addolorato.

– E’ un tipo un po’ strano – disse Fred – e non è di facile compagnia.
– Ma è straricco! – aggiunse la moglie.
– E con questo? – ribatté Fred – La sua ricchezza non gli serve a niente, non ci fa nulla di buono Non li spende nemmeno per le sue comodità e si fa del male da solo. Vedi, lui ha deciso che non verrà a cena da noi, e qual è il risultato? Che si perde una cena.
Nella stanza risero tutti, ma anche se si era divertito, Fred non riusciva a non pensare al suo triste zio.

– Sarebbe comunque da ingrati non brindare a mio zio, un felice Natale allo zio Scrooge!
Tutti alzarono il calice e brindarono insieme a lui.

Scrooge guardava la scena con sentimenti contrastanti, si sentiva deriso ma allo stesso tempo non poteva dare loro torto. E nonostante tutto, suo nipote aveva brindato alla sua salute. Fred aveva ereditato il buon cuore di Fan, la sua amata sorellina.

Tutto d’un tratto Scrooge fu portato via da quella scena e si ritrovò di fronte agli enormi ingranaggi dell’orologio all’interno della torre. Mancava un solo minuto a mezzanotte.

Guardò in viso il fantasma, che era invecchiato di colpo, e notò qualcosa di strano ai suoi piedi.
C’erano due figure simili a bambini: un maschio e una femmina. Ma sembravano vecchi e spaventosi, come piccoli mostri.

– Spirito, chi sono le due creature ai tuoi piedi? – Chiese Scrooge impietrito.
– Sono le creature dell’Umanità – disse lo spirito – Il ragazzo è l’Ignoranza, la ragazza è l’Avidità. Stai attento a entrambi…

Scrooge li guardò bene, e capì che i due bambini rappresentavano semplicemente la sua ignoranza e la sua avidità.

La campane suonarono. Il fantasma del Natale Presente svanì in una polvere luccicante e, attraverso il luccichio, Scrooge intravide il terzo fantasma venire verso di lui.

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Canto di Natale

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Quarto canto: il fantasma del Natale futuro


Lentamente e silenziosamente il fantasma si avvicinò. Era molto alto e indossava un indumento nero che copriva tutto il suo corpo e non lasciava visibile nulla, tranne una mano tesa.

– Tu sei il fantasma del Natale Futuro? – chiese quasi in lacrime Scrooge – ti temo più di ogni altro spirito incontrato finora, ma so che sei qui per il mio bene e sono pronto a seguirti.

Il fantasma non disse una parola, ma poco dopo Scrooge si sentì precipitare nel vuoto. Cadde con un tonfo, poi Scrooge cercò di rialzarsi in piedi.

Erano in una strada vicino casa sua, e due uomini stavano parlando di una persona appena morta.

Da lontano stava arrivando un carro funebre, e Scrooge aveva la netta sensazione che fosse stato chiamato per lui.

– Spirito, c’è qualcuno che ha provato compassione per quel morto?
Il fantasma non rispose, ma lo condusse ad una casa che riconobbe subito, quella di Bob Cratchit. Bob stava rientrando, mentre sua moglie lo stava aspettando come se attendesse una notizia importantissima.

– E’ morto – disse Bob.
– Dio sia lodato! – esclamò la donna, pentendosi subito di aver provato gioia per la morte di una persona – ma adesso a chi passeranno i nostri debiti?
– Non lo so, ma nessuno sarà mai peggio del vecchio Scrooge…

Scrooge era sconvolto. Non era pronto a sapere che i sentimenti provati per la sua morte sarebbero stati di gioia.

Ci fu un bagliore e poi tornò la stessa stanza, dove l’intera famiglia Cratchit era riunita intorno allo stesso tavolo della loro gioiosa festa di Natale. Ma ora l’aria che si respirava era tetra, silenziosa e triste.

I piccoli e rumorosi Cratchit erano immobili come statue. Quando Bob entrò, i bambini gli corsero incontro a salutarlo e lui li strinse forte abbracciandoli.
– Ci sei andato oggi? – chiese sua moglie.

Bob Cratchit, che era appena tornato dal cimitero alzò lo sguardo verso di lei e le rispose in lacrime:
– Sì, mia cara… gli ho promesso che saremmo andati a trovarlo ogni domenica… Il mio piccolo, piccolo Tim…
Gli altri figli lo abbracciarono più forte che poterono.

Scrooge si sentì sopraffare dal dolore, con un filo di voce disse allo spirito:
– Immagino che il momento in cui noi due ci separeremo sia vicino.. non so come ma lo so… dimmi, chi era la persona trasportata nel carro funebre?

Il fantasma del Natale Futuro fece un gesto con la mano e tutto scomparve nell’oscurità.

Quando un filo di luce iniziò ad illuminare debolmente il paesaggio intorno a loro, Scrooge capì di essere in un cimitero. Lo spettro camminò lentamente avanti a lui, finché non si fermò tra le tombe e ne indicò una.

Scrooge si avvicinò e, seguendo il dito del fantasma, lesse sulla pietra della tomba un nome, il suo: EBENEZER SCROOGE.

– Spirito! – gridò Scrooge – ascoltami! Non sono più l’uomo che ero! Non sarò più l’uomo che sono stato finora! Perché mostrarmi tutto questo se ormai ho superato ogni speranza? …Buon spirito, onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di mantenerlo tutto l’anno. Vivrò nel passato, nel presente e nel futuro, gli spiriti di tutti e tre saranno dentro di me e non ignorerò le lezioni che mi hanno insegnato. Oh, dimmi che posso cambiare il mio destino, dimmelo!

Pieno di paura, Scrooge prese la mano dello spirito con forza. Lo spirito cercò di divincolarsi ma Scrooge, con tutta la tenacia che gli rimaneva in corpo, non mollò la presa.

Più si dimenava, più lo spirito cambiava forma, rimpicciolendosi, contorcendosi e mutando, come per magia, fino a trasformarsi in un letto.

Il suo letto.
La sua stanza.
Ebenezer Scrooge era di nuovo a casa sua.

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Quinto canto: lo spirito del Natale


– Vivrò nel Natale passato, in quello presente e in quello futuro – ripeté a bassa voce Scrooge, alzandosi dal letto.

“Sono felice come un angelo! Non so che giorno del mese sia. Non so quanto tempo sono stato tra gli spiriti, non…” pensò tra sé.
D’improvviso corse alla finestra, l’aprì e sporse fuori la testa, vide un ragazzo giù in strada e gli urlò:
– Che giorno è oggi?!
– Oggi? – rispose il ragazzo stupito dalla domanda – oggi è il giorno di Natale!

“È il giorno di Natale!” si disse Scrooge. “Non l’ho perso! Gli spiriti hanno fatto tutto in una sola notte.”

– Ragazzo! – continuò Scrooge – vai dal pollivendolo all’angolo e prendimi il tacchino più grande che hanno, torna qui col garzone del pollivendolo e ti darò una moneta d’oro se lo consegnerai all’indirizzo che ti dirò!
Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte e corse dal pollivendolo.

“lo farò recapitare a casa di Bob Cratchit, penso che Tiny Tim ne sarà felice…”
Scese le scale ed il ragazzo era già di ritorno col garzone, che teneva in mano un tacchino enorme. Diede i soldi a entrambi e l’indirizzo a cui portarlo.

– Bravo ragazzo! – gli disse, e questi volò a casa di Bob Cratchit.
Scrooge, ancora tremante per l’emozione, risalì in casa, si mise l’abito buono e scese in strada.

Non era andato lontano, quando intravide due signori. Erano gli stessi che erano entrati nel suo ufficio a chiedere la carità per i poveri.
– Miei cari signori – disse Scrooge – come state? Temo di non essere stato molto gentile con voi ieri. Permettetemi di chiedervi scusa, avrete la gentilezza di accettare questo piccolo dono da parte mia.
Scrooge prese la mano di uno dei due e gli mise nel palmo un piccolo sacchetto.

– Dio vi benedica! – gridò il gentiluomo – Mio caro signor Scrooge, fate sul serio? Non so cosa dire per tanta generosità!
Scrooge sorrise, ma in un batter d’occhio si voltò e a passi veloci si allontanò da loro.

Scrooge andò a casa di suo nipote e bussò alla porta.
– Fred, sono tuo zio Scrooge! Sono venuto a cena. Mi lasci entrare? Fred, sorpreso, lo fece entrare con gioia, tutti gli diedero un caloroso benvenuto e fecero una festa meravigliosa in splendida compagnia.

Il mattino seguente Scrooge era in ufficio di buon’ora. Oh, era in anticipo, se solo fosse riuscito a sorprendere Bob Cratchit arrivare in ritardo… E c’era riuscito!

Bob era in ritardo di ben diciotto minuti e mezzo. Scrooge sedeva davanti alla porta spalancata, per poterlo vedere entrare.

– Buongiorno! – grugnì Scrooge quando lo vide arrivare, cercando di imitare il suo solito tono di voce arcigno – come ti viene in mente di presentarti al lavoro a quest’ora!?
– Sono desolato signor Scrooge – disse Bob col berretto in mano e gli occhi bassi – non si ripeterà mai più, ieri sera abbiamo fatto un po’ di festa e…

– Ascolta bene quello che ti dico – riprese Scrooge – non intendo tollerare ulteriormente questo genere di cose!
Bob Cratchit sbiancò in viso e si mise a tremare per la paura.

– Quindi – aggiunse Scrooge mentre il ghigno gli si trasformava in sorriso – ho deciso di darti un sostanzioso aumento di stipendio!
Bob spalancò gli occhi e per l’emozione quasi svenne, ma lo sorresse Scrooge, che lo abbracciò forte e gli disse:
– Buon Natale Bob! Che sia migliore di tutti quelli che ti ho fatto passare in tutti questi anni. Ti aumenterò lo stipendio e farò di tutto per aiutare la tua famiglia.

Scrooge mantenne la parola, fece di tutto e anche di più, e per Tiny Tim , che non morì, fu come un secondo padre.

Scrooge divenne un uomo buono, amato da tutta la città. Tutti si chiesero, nei tanti anni che Scrooge ebbe ancora da vivere, il motivo del suo grande cambiamento. Ma lui non se la prendeva, anzi ne ridacchiava felice.

In lui e nel suo cuore era finalmente sceso il vero spirito del Natale.

Buon Natale a tutti, e che Dio vi benedica!

 

⚜️ Fine della fiaba ⚜️
© Copyright dei Testi: Silvia e William – fabulinis.com


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Canto di Natale. Oscar Junior

Canto di Natale. Oscar Junior

Il rapimento di Babbo Natale 🎅😈

E se Babbo natale non può consegnare i regali, cosa succede?

I diavoletti hanno deciso di rapire Babbo Natale per far arrabbiare tutti i bambini del mondo, ma il loro astuto piano non andrà come previsto…

Ispirata al racconto di Frank Baum, già autore de “Il mago di Oz” (che potete leggere anche nella nostra versione di fabulinis) questa fiaba vi terrà compagnia in attesa della magica notte di Natale.

🎨 Disegno da colorare! 🖌️

Alla fine del racconto troverai anche il disegno da colorare del Rapimento di Babbo Natale!


 

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del Rapimento di Babbo Natale raccontata da William:

 

Il rapimento di Babbo Natale 🎅😈 – racconto completo

Babbo Natale viveva nella Valle Ridente insieme ai suoi cari amici folletti e fate che, dentro alla sua grande casa sempre sommersa dalla neve, fabbricavano i giocattoli da regalare ai bambini.

In tutta la Valle Ridente di Babbo Natale la felicità regnava sovrana.

Tutta questa felicità fa pensare che il caro buon vecchio Babbo Natale, così gentile e
affettuoso, non abbia nemici. E invece non è così!

Rintanati nelle cinque grotte delle montagne intorno alla Valle Ridente, vivono cinque piccoli Diavoletti, a cui Babbo Natale non piaceva per niente.

Ciascun Diavoletto viveva in una grotta tutta sua, e ognuno di loro aveva una caratteristica ben precisa; c’era il Diavoletto dell’Egoismo, il Diavoletto dell’Invidia, il Diavoletto dell’Odio, il Diavoletto dell’Inganno e infine il Diavoletto del Pentimento.

Questi Diavoletti delle caverne, pensando di avere un buon motivo per non amare il caro Babbo Natale, un giorno si riunirono per discutere la questione.

‒ Sono davvero arrabbiato! ‒ disse il Diavoletto dell’Egoismo ‒ Babbo Natale distribuisce così tanti bei regali di Natale a tutti i bambini, che diventano felici e generosi e non ascoltano più i miei consigli egoisti.

‒ Sto avendo lo stesso problema ‒ rispose il Diavoletto dell’Invidia ‒ I più piccoli sono così contenti di Babbo Natale, che in effetti riesco a convincerne pochi a diventare invidiosi.

‒ E questo mi fa infuriare! ‒ dichiarò il Diavoletto dell’Odio ‒ Perché se un bambino non prova egoismo o invidia, non può diventare odioso…‒

‒ E non pensa a ingannare il prossimo… ‒ aggiunse il Diavoletto dell’Inganno.

‒ Se è per quello ‒ disse il Diavoletto del Pentimento ‒ se nessun bambino ha bisogno di voi, figuratevi di me…

‒ E tutto a causa di Babbo Natale! ‒ esclamò il Diavoletto dell’Invidia ‒ Sta semplicemente rovinando il nostro lavoro. Bisogna fare qualcosa subito!

Approvarono tutti queste ultime parole e decisero di cercare di turbare le belle convinzioni di Babbo Natale con le loro cattiverie, per farlo diventare molto meno buono…

Così il giorno dopo, mentre Babbo Natale era impegnato al lavoro, circondato dai suoi piccoli assistenti, il Diavoletto dell’Egoismo gli spuntò vicino ad un orecchio e gli disse:

‒ Questi giocattoli sono meravigliosi! Perché non li tieni per te? È un peccato darli a quei ragazzi che li rompono e li distruggono così in fretta.

‒ E’ una cosa senza senso! ‒ disse Babbo Natale ‒ se riesco a renderli felici anche per un solo giorno all’anno, sono contento.

Il Diavoletto capì che non sarebbe riuscito a far cambiare idea a Babbo Natale e tornò dagli altri dicendo:

‒ Ho fallito, perché Babbo Natale non è affatto egoista.

Il giorno seguente il Diavoletto dell’Invidia fece visita a Babbo Natale e gli disse nell’orecchio:
‒ I negozi di giocattoli sono pieni di giocattoli belli quanto quelli che stai facendo tu. Li vendono per denaro, mentre tu non ottieni nulla per il tuo enorme lavoro.

Ma Babbo Natale si rifiutò di essere invidioso dei negozi di giocattoli.

‒ Il mio lavoro è fatto di amore e gentilezza, mi vergognerei di ricevere denaro per i miei piccoli doni. E poi io faccio i regali una volta sola l’anno, ma durante tutto l’anno i bambini devono divertirsi in qualche modo. I negozi di giocattoli sono in grado di portare molta felicità ai miei piccoli amici. Mi piacciono i negozi di giocattoli e sono felice di vederli prosperare.

Il Diavoletto dell’Invidia andò via sconsolato. Così il giorno dopo il Diavoletto dell’Odio entrò nell’affollata officina e disse all’orecchio di Babbo Natale:

‒ Nel mondo ci sono molte persone che non credono in Babbo Natale! Dovresti odiarle da tanto sono cattive!

‒ Ma io non li odio! ‒ esclamò positivamente Babbo Natale ‒ Queste persone non mi fanno nessun male, semplicemente rendono infelici se stesse e i loro figli. Preferirei di gran lunga aiutarle in qualche modo piuttosto che ferirle.

I Diavoletti capirono che, cercando di instillare sentimenti cattivi in Babbo Natale, non avrebbero ottenuto nulla. Così abbandonarono le parole dolci e decisero di usare la forza.

Era risaputo che Babbo Natale, finchè si trovava nella Valle Ridente, era ben protetto dalle fate e dagli elfi. Ma alla vigilia di Natale guidava le sue renne nel grande mondo, portando una slitta carica di regali per i bambini. Era questo il momento migliore per colpirlo. Così i Diavoletti prepararono i loro piani e aspettarono l’arrivo della vigilia di Natale.

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Fiabe di Natale per Bambini

Fiabe di Natale per Bambini

 

La luna splendeva grande e bianca nel cielo, e la neve giaceva fresca e scintillante sul terreno, mentre Babbo Natale si allontanava a tutta velocità dalla Valle Ridente per andare nel grande mondo.

Assieme a lui erano partiti quattro fedeli aiutanti elfi, che stavano seduti sotto il sedile di guida, felici ed emozionati.

Babbo Natale rideva, fischiava e cantava per la gioia. Perché in tutta la sua vita allegra questo era il giorno dell’anno in cui era più felice, il giorno in cui con amore donava i tesori della sua bottega ai bambini.

Improvvisamente, però, accadde una cosa strana: una fune schizzò al chiaro di luna, un grosso cappio si posò sulle braccia e sul corpo di Babbo Natale e si strinse, legandolo stretto. Prima che potesse resistere o anche solo gridare, fu strattonato via dal sedile della slitta e ruzzolò con la testa in avanti in un cumulo di neve.

Le renne che trainavano la slitta non si accorsero di nulla e continuarono il loro viaggio, allontanandosi velocemente. Neppure gli elfi si accorsero di nulla, da sotto il sedile non potevano vedere cosa fosse successo.

I Diavoletti tirarono fuori Babbo Natale dal cumulo di neve e lo legarono per bene, per portarlo nelle loro grotte nascoste sulla montagna

‒ Ah, ah, ah! ‒ risero i Diavoletti con gioia crudele ‒ Cosa faranno adesso i bambini? Come piangeranno e si arrabbieranno quando scopriranno che non ci sono giocattoli sotto i loro alberi di Natale! Vedrai come esploderà in loro l’egoismo, l’invidia, l’odio e l’inganno!

Intanto i piccoli elfi sistemati sotto il sedile di guida iniziarono a sentire la mancanza della voce allegra di Babbo Natale, e siccome lui cantava o fischiava sempre durante tutti i suoi viaggi, il silenzio faceva intendere che qualcosa non andava.

Sporsero la testa da sotto il sedile e videro che Babbo Natale era sparito, nessuno stava guidando il volo delle renne.
Il più vicino alle briglie le prese in mano e gridò alle renne di fermarsi.

‒ Che cosa facciamo adesso? ‒ chiese uno di loro.

‒ Dobbiamo tornare subito indietro e trovare Babbo Natale ‒ disse il secondo con molta determinazione.

‒ No, no! ‒ esclamò il terzo ‒ Se ci fermiamo a cercarlo o torniamo indietro, non ci sarà tempo per portare i giocattoli ai bambini prima dell’alba, e questo addolorerebbe Babbo Natale più di ogni altra cosa.

‒ Hai ragione, dobbiamo prima compiere la nostra missione, poi cercheremo Babbo Natale! ‒ concluse l’ultimo.

Così presero le redini della slitta e ripartirono a tutta velocità per consegnare i regali a tutti i bambini del mondo.

Ma gli elfi non conoscevano bene i bambini quanto Babbo Natale. Quindi non c’è da meravigliarsi che abbiano commesso alcuni piccoli errori.

Ad una bambina che voleva una bambola consegnarono un un tamburo. Mentre un bambino che voleva degli stivali di gomma nuovi per giocare all’aperto, ricevette una scatola da cucito piena di fili colorati e aghi.

Se avessero fatto molti di questi errori, i Diavoletti avrebbero realizzato il loro malvagio scopo e reso infelici i bambini. Ma i piccoli amici di Babbo Natale si impegnarono moltissimo, cercando di concentrarsi su quello che Babbo Natale in persona avrebbe fatto, e commisero meno errori di quanto ci si potesse aspettare in circostanze così insolite.

Lavorando il più rapidamente possibile, riuscirono a distribuire tutti i regali e a tornare nella Valle Ridente. Dopo aver messo le renne e la slitta nella stalla, il piccolo popolo degli elfi e delle fate cominciò a chiedersi come avrebbe potuto salvare Babbo Natale. Tutti si resero conto che la prima cosa da fare era scoprire cosa gli fosse successo e dove si trovasse.

Tutte le fate cominciarono a sorvolare la Valle Ridente e i suoi confini, finché una di loro non notò un andirivieni strano tra le caverne dei piccoli Diavoletti. Si intrufolò in una grotta senza farsi vedere e scoprì… Babbo Natale legato come un salame! Subito tornò indietro a riferire quanto aveva visto.

Babbo Natale per tutta la notte appena trascorsa non era stato per niente allegro. Sebbene avesse fiducia nel buon cuore dei suoi piccoli amici bambini, non poteva non essere preoccupato per la delusione che una notte di Natale senza regali avrebbe portato loro.

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Fiabe e racconti per il Natale

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I Diavoletti, che lo sorvegliavano a turno uno dopo l’altro, non mancavano di prenderlo in giro, e all’alba del giorno di Natale, il Diavoletto dell’Inganno gli disse:

‒ I bambini si stanno svegliando Babbo Natale! E non stanno trovando regali sotto l’albero! Vedrai come verranno a cercarci tutti i bambini arrabbiati!

Ma Babbo Natale lo guardò senza dire nulla. Vedendo che Babbo Natale non avrebbe risposto ai suoi scherni il Diavoletto dell’Inganno se ne andò e chiamò il Diavoletto del Pentimento a prendere il suo posto.

Quest’ultimo Diavoletto non era così sgradevole come gli altri. A volte era gentile, e la sua voce aveva un tono dolce e cortese.

‒ Buongiorno Babbo Natale ‒ disse ‒ ormai è mattina e la notte di Natale è andata. Non potrai più far visita ai bambini per tutto un intero anno.

‒ Vero ‒ rispose Babbo Natale quasi allegramente ‒ La vigilia di Natale è passata, e per la prima volta in molti secoli non ho portato i regali ai bambini.

‒ I piccoli saranno molto delusi ‒ mormorò il Diavoletto del Pentimento, quasi con rammarico ‒ È probabile che il loro dolore renda i bambini egoisti, arrabbiati, invidiosi e pieni di odio, e verranno a cercare noi Diavoletti. Poi forse qualcuno verrà anche da me, ma sai sono poche le persone che si pentono per davvero…

‒ Ma tu non ti penti mai? ‒ chiese Babbo Natale, curioso.

‒ Oh, sì, a volte capita ‒ rispose il Diavoletto ‒ Anche adesso mi pento di aver contribuito alla tua cattura. Naturalmente è troppo tardi per rimediare al male che ti abbiamo fatto; ma il pentimento, sai, può venire solo dopo un pensiero o un’azione cattiva, perché all’inizio non c’è niente di cui pentirsi.

‒ Ho capito ‒ disse Babbo Natale ‒ se non si fa del male, nessuno viene mai a cercarti per parlare con te. Sei sempre tanto solo…

‒ Vero… ‒ rispose il Diavoletto pensieroso ‒ tu però sei qui con me e mi stai parlando senza odio o rancore perchè non hai fatto alcun male… è la prima volta che succede… per dimostrarti che mi pento sinceramente ti permetterò di scappare.

Questo discorso sorprese molto Babbo Natale, finché non rifletté che era proprio quello che ci si poteva aspettare dal Diavoletto del Pentimento. Il tipo si diede subito da fare per sciogliere i nodi che legavano Babbo Natale quindi gli fece strada attraverso un lungo tunnel finché entrambi emersero dalla Grotta del Pentimento.

‒ Spero che mi perdonerai ‒ disse il Diavoletto ‒ Non sono un cattivo ragazzo e credo che pentirsi ogni tanto faccia molto bene alle persone.

Babbo Natale annusò l’aria fresca con gratitudine.
‒ Non porto rancore ‒ disse con voce gentile ‒ e sono sicuro che il mondo sarebbe un posto molto triste senza di te. Quindi buon Natale a te!”

Con queste parole uscì per salutare il luminoso mattino, e un attimo dopo stava fischiettando verso la sua casa nella Valle Ridente.

A camminargli incontro sulla neve c’era una colonna di elfi circondati dalle fate, partiti per salvare Babbo Natale dalle grinfie dei Diavoletti.

Non appena lo videro gli corsero incontro e iniziarono a ballare e danzare di gioia

‒ È inutile dare la caccia ai Diavoletti ‒ disse Babbo Natale ‒ Saranno pure fastidiosi, ma hanno anche loro un compito in questo mondo, e non si possono togliere di mezzo…

Gli elfi raccontarono a Babbo Natale di come avevano distribuito i giocattoli. Raccontarono anche dei piccoli errori che erano stati commessi.

Babbo Natale si mise a ridere sonoramente, poi li abbracciò tutti ringraziandoli per il grande lavoro fatto, ordinando prontamente di andare a sostituire o aggiungere regali là dove ce ne fosse stato bisogno. Così che anche quei pochi bimbi delusi dal regalo sbagliato, diventarono felici.

Per quanto riguarda i Diavoletti delle Caverne, si riempirono di rabbia e dispiacere quando scoprirono che la loro astuta cattura di Babbo Natale non era servita a nulla per colpa degli elfi.

In effetti, nessuno in quel giorno di Natale sembrava essere diventato egoista, invidioso o pieno di odio.

Fu così che i Diavoletti delle caverne non tentarono mai più di interferire con la consegna dei regali di Babbo Natale, ma si limitarono a brontolare mentre guardavano i bambini di tutto il mondo diventare molto felici nel giorno di Natale.

⚜️ Fine della fiaba ⚜️
Copyright dei Testi © Silvia e William – fabulinis.com

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La magia del natale. Storie sotto la neve

La magia del natale. Storie sotto la neve

Il primo albero di Natale 🎄


Tanto tempo fa non c’erano gli alberi di Natale perchè nessuno li aveva ancora inventati! Ma chi sarà mai stato quindi ad avere questa splendida idea?!

Questa simpatica fiaba risponde in modo semplice e allegro a questa domanda; è stata ripresa da una leggenda nordica che noi di fabulinis abbiamo pensato di riscrivere usando un po’ di immaginazione.
Ecco allora una storia natalizia, adatta a questo periodo dell’anno in cui i bambini sognano e sperano di vedere realizzare i loro desideri.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba del primo albero di Natale:

Il primo albero di Natale 🎄 racconto completo

La vigilia di Natale, nel tardo pomeriggio, Babbo Natale camminava nel bosco col suo sacco in spalla, tutto nervoso…
Tra poco sarebbe dovuto partire con la sua slitta per portare i doni ai bambini di tutto il mondo, ma un pensiero lo tormentava.
Rifletteva su come lo spirito del Natale fosse cambiato negli ultimi anni.

Certo, i bambini erano felici di ricevere giocattoli e dolci, ma lui avrebbe voluto che cantassero e ballassero con le loro famiglie per festeggiare il Natale, cosa che purtroppo ormai accadeva sempre più raramente.
Avrebbe voluto riportare di nuovo tutta questa gioia ai bambini, ma non gli era venuta nessuna bella idea.
“Adesso ne parlerò con il mio aiutante Gimpy.” pensò. “Dobbiamo incontrarci per organizzare la distribuzione dei regali, magari insieme riusciamo a trovare una soluzione anche per questa cosa.”

Gimpy stava già aspettando Babbo Natale nella casetta in mezzo al bosco da dove partivano tutti i regali. Appena vide Babbo Natale gli corse incontro, ma si fermò, vedendolo così cupo.
– Cosa succede, Babbo Natale? Non sei pronto per andare a portare i regali ai bambini?-
– Non lo so – rispose Babbo Natale. – Quest’anno mi sento tanto stanco, forse è successo qualcosa che mi ha fatto perdere l’entusiasmo. Cibo e giocattoli vanno bene, ma bisognerebbe trovare un’idea nuova per rendere davvero felici le persone, per farle di nuovo cantare e ridere di gioia…

– Ci avevo pensato anch’io sai, ma non è così facile – disse Gimpy pensieroso.
– Lo so – continuò Babbo Natale, – E io ormai sono troppo vecchio. A forza di pensare ad inventare qualcosa, mi è perfino venuto mal di testa. Se si va avanti così, rischiamo che il Natale diventi una festa come tutte le altre, e questo mi renderebbe davvero molto triste.

Nel frattempo era arrivata la sera. La luna ormai saliva in cielo e il tempo iniziava a stringere, perciò decisero di fare una passeggiata: camminare nel bosco li avrebbe forse aiutati a trovare un po’ di ispirazione.
Cammina cammina, giunsero ad una grande radura circondata da piccoli e grandi abeti. Era un posto bellissimo. La neve brillava sui rami degli alberi e, sotto la luce della luna, sembrava fatta d’argento.
Gli abeti scuri per la notte e bianchi per la neve formavano un paesaggio incantato.

Rimasero però colpiti da un abete in particolare: aveva dei ghiaccioli che penzolavano dalla punta dei rami e che scintillavano per i riflessi di luce. Non avevano mai visto niente di simile.
Gimpy si avvicinò a quell’abete ed esclamò: – Che meraviglia! Babbo Natale, non è bellissimo quest’albero?
– Sì, davvero… – rispose Babbo Natale.

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L'albero di Natale: E altri racconti

L’albero di Natale: E altri racconti


Erano lì incantati a guardarlo, quando Gimpy all’improvviso disse – Dammi delle mele!
– Mele? – chiese meravigliato Babbo Natale
– Su, veloce, ho avuto un’idea. Dobbiamo legarle con delle cordicelle in modo da poterle appendere all’abete.

Babbo Natale era molto perplesso, ma iniziò a cercare nel suo grande sacco e trovò sia delle mele che un po’ di corda.
Fabbricò dei piccoli lacci con la corda e, dopo averci legato le mele, le diede a Gimpy. L’elfo le prese, le lucidò bene fino a farle diventare di un rosso acceso e le appese all’albero. Quando finì sorrise soddisfatto.
– Già che ci siamo, attacchiamoci anche delle noci – continuò Gimpy.
Babbo Natale era sempre più confuso, non riusciva a capire dove l’elfo volesse andare a parare. Ma lo vedeva così deciso che non replicò.

Gimpy sfregò le noci su un panno speciale che portava sempre con sé, così da farle diventare dorate.
Quando ebbero finito, Gimpy chiese ancora: – Per caso nel tuo sacco hai delle luci, Babbo Natale?
– Purtroppo no, ma ho delle candeline, e dei fiammiferi per accenderle.
– Perfetto! – gridò Gimpy con gioia. Così presero anche tutte le candeline e le misero sui rami dell’abete e sulla sua cima. Poi le accesero.

Lo spettacolo era meraviglioso.

Nel buio, questo piccolo albero brillava come una stella, le mele mandavano riflessi rossi e le noci lo facevano splendere come se fosse d’oro. Gimpy batteva le mani e rideva felice, mentre Babbo Natale non era più arrabbiato.
Gimpy, serio ma felice, guardò Babbo Natale e disse – Ora portiamo l’albero giù in paese così com’è.
Così fecero. Giunsero in paese a notte fonda, quando tutti ancora dormivano. Gimpy indicò la porta della casa più povera del villaggio, la aprì piano e aiutò Babbo Natale a portare dentro l’abete.

Lo sistemarono in mezzo al salotto e Babbo Natale ci lasciò sotto anche un sacco di belle cose: dolci, giochi, mele e noci. Poi, sempre in silenzio, andarono via.
La mattina dopo, il più piccolo dei bambini che abitavano in quella casa si alzò per primo e, come sempre, andò in salotto.
Immaginate quanto grande fu lo stupore nel vedere lo spettacolo dell’albero addobbato!

Corse subito a svegliare mamma, papà e i fratelli, e tutti, sbalorditi per quella meravigliosa sorpresa, cominciarono a ballare e cantare intorno all’albero tenendosi per mano.
La gioia era talmente grande che non guardarono nemmeno i regali: l’albero era il vero dono per tutti.
I vicini, sentendo tutto quel cantare, corsero a vedere e a poco a poco tutto il paese si riversò in quella casa.

Rimasero tutti incantati e volevano tutti un abete così in casa loro!
Andarono nel bosco a prendere un abete e lo addobbarono con mele, noci e luci, proprio come quello fatto da Babbo Natale e Gimpy.
Quando fu sera, in ogni casa si poteva vedere brillare un albero e si potevano sentire canti di Natale.

Nel giro di pochi anni tutte le famiglie del mondo iniziarono ad addobbare un abete per Natale.
Ma la cosa più importante era che Babbo Natale era riuscito a rendere unica e indimenticabile la festa del Natale.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Il mio meraviglioso albero di Natale

Il mio meraviglioso albero di Natale


Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤


La storia di Rudolph la renna 🦌 🎅


Sapete che Babbo Natale ha una renna col naso rosso? Ed è anche la più famosa nonostante sia la più giovane di tutte… Ma questo non è importante, perché la renna Rudolph ha un naso davvero speciale!

Rudolph la renna è stata creata da Robert L. May nel 1939, e da quel momento non ha mai smesso di essere la renna che col suo naso rosso è a capo della slitta di Babbo Natale. Noi di fabulinis abbiamo preparato la nostra versione della sua storia, ascoltala o leggila qui con noi mentre aspetti il Natale!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba della storia di Rudolph la renna:

La storia di Rudolph la renna 🦌 🎅 storia completa

Le renne abitano lassù a nord, dove le notti d’inverno sono lunghissime e la neve è bianchissima. Babbo Natale va sempre lì a cercare quelle più forti e più veloci: gli servono per far volare la sua slitta.

Lì a nord viveva una famiglia di renne che aveva cinque piccoli. Il più giovane si chiamava Rudolph ed era un cucciolo particolarmente vivace e curioso.
Lui infilava il suo naso dappertutto. Ed era un naso veramente particolare. Infatti, quando Rudolph era felice, arrabbiato o si emozionava, il naso si illuminava e diventava rosso come un pomodoro.

I suoi genitori ed i suoi fratelli lo trovavano adorabile e lo amavano per questa sua particolarità, ma fin dall’asilo era diventato lo zimbello dei compagni.
“Rudolph ha il naso rosso! Rudolph ha il naso rosso!” lo prendevano in giro.
E alla scuola elementare andò anche peggio! Rudolph cercava con tutti i mezzi di nascondere il suo naso ma non ci riusciva.

Aveva provato a rimanere sempre serio, a metterci un cappuccio di gomma e addirittura a dipingerlo di nero, ma non c’era niente da fare. In qualche modo quel naso rosso e luminoso saltava sempre fuori e i suoi compagni ridevano a crepapelle. Rudolph ci restava molto male: piangeva amareggiato, e i suoi genitori e i suoi fratelli non riuscivano mai davvero a consolarlo.

Passarono gli anni e Rudolph divenne un giovane forte e agile. Finché fu abbastanza grande da poter partecipare alla selezione delle renne che avrebbero trainato la slitta di Babbo Natale.
Anche quell’anno, infatti, l’inverno era ormai alle porte e la visita di Babbo Natale visita si avvicinava. In vista di quell’appuntamento, le renne giovani e forti si facevano belle. Le loro pellicce venivano strigliate e spazzolate fino a brillare come il rame, le corna venivano lucidate fino a risplendere più della neve. Ed ecco che arrivò il gran giorno.

Tutte le renne si riunirono nel piazzale dove di solito atterrava Babbo Natale in quell’occasione e, nell’attesa, cercavano di intimorire e impressionare gli altri concorrenti. Ciascuno avrebbe infatti voluto essere scelto: trainare la slitta di Babbo Natale è un onore immenso!
Tra di loro c’era anche Rudolph, e bisogna ammettere che spiccava tra gli altri per bellezza e vigore.

Babbo Natale atterrò puntuale. Era partito da casa sua con la slitta leggera trainata solo da Donner, il suo fedele caporenna.
Babbo Natale si mise subito al lavoro ed esaminò ogni concorrente. Siccome le renne erano molte e Babbo Natale ne avrebbe scelte solo otto, ci volle molto tempo per guardarle tutte con attenzione e il tempo sembrava non passare mai. Anzi, a Rudolph sembrava un’eternità.

Quando finalmente toccò a lui, però, il suo naso diventò incandescente per l’agitazione, era quasi luminoso come il sole.
Babbo Natale lo guardò e sorrise amichevole, ma scosse la testa. – Sei grande e robusto. E sei un bellissimo giovanotto – disse – ma purtroppo non posso sceglierti. Il tuo naso rosso potrebbe spaventare i bambini.

Non potete immaginare la tristezza ed il dolore che queste parole diedero a Rudolph.
Corse nel bosco più veloce che poteva, scalpitando e ruggendo per la rabbia. A tutti gli scoiattoli che venivano a chiedergli cosa succedesse, rispondeva: – Guarda come brilla il mio naso. Nessuno ha bisogno di una renna con il naso rosso! – e piangeva per la tristezza.

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Ollie e la renna di Natale.

Ollie e la renna di Natale.


Piano piano si calmò e tornò a casa, dove i suoi genitori e i suoi fratelli lo abbracciarono forte. Lui riprese le sue normali attività, cercando di non badare a quanto si vantavano i suoi compagni che erano stati scelti da Babbo Natale. Spesso tornava nel bosco a salutare gli scoiattoli che l’avevano aiutato quel giorno che era stato tanto triste.

Intanto il Natale si avvicinava e tutti erano così occupati con i preparativi per le feste, che nessuno si accorse che il tempo peggiorava ogni giorno di più.
Al punto che Babbo Natale, quando lesse le previsioni per la notte della Vigilia, disse preoccupato: – Come potrò trovare la strada per arrivare alle case dei bambini? Nevicherà così tanto che rischio di non vedere nemmeno le mie renne!

Quella notte non riuscì a dormire. Doveva trovare una soluzione. Perciò decise di tornare al paese delle renne, forse loro avrebbero potuto aiutarlo.
Ma nevicava così tanto che Babbo Natale non riusciva a vedere niente tranne una luce rossa. Tutto ciò che era intorno a lei era illuminato a giorno.

Babbo Natale si avvicinò e si accorse che quella luce proveniva dal naso della renna che lui aveva scartato. La ricordava benissimo.
– Ciao – le disse – mi ricordo ti te. Ti dissi che il tuo naso avrebbe spaventato i bambini, ma mi rendo conto che è eccezionale. Illumina a giorno la strada anche nella bufera. Ti va di essere la prima delle renne attaccate alla mia slitta e di mostrarmi così la strada per raggiungere i bambini?

Rudolph non credeva alle sue orecchie: per l’emozione inciampò nella neve e il suo naso divenne ancora più rosso.
Finalmente rispose: – Naturalmente, lo farò volentieri. Mi fa un enorme piacere.
– Allora ti aspetto domani sera con tutti gli altri. Dobbiamo partire puntuali per essere sicuri che i bambini ricevano i loro doni a mezzanotte.

Figuratevi la faccia dei compagni di Rudoplh quando lo videro a capo della squadra di renne. Loro l’avevano sempre preso in giro per il suo naso bizzarro, ma proprio quel naso si era rivelato indispensabile per permettere a Babbo Natale di portare a termine la sua missione.
Nonostante la bufera di neve, la slitta partì puntuale e fece tutto il suo giro senza intoppi. La luce del naso di Rudolph aveva guidato le renne sane e salve.

Il giorno dopo Rudolph venne festeggiato come un eroe. Le renne ballarono e cantarono felici perché una di loro era entrata nella storia.
Da allora Rudolph è sempre a capo della slitta di Babbo Natale, per illuminargli la strada e far sì che tutti i bambini ricevano il loro regalo di Natale.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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La renna di Babbo Natale. Prime fiabe pop-up.

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Un ciuccio per Babbo Natale 🎅


Come faccio a togliere il ciuccio al mio bambino? Questa domanda tormenta tante mamme e papà, ma questa storia di Natale potrà aiutarvi.

Per molti bambini, infatti, il ciuccio è un oggetto molto prezioso ed amato. Eppure per crescere bisogna lasciarlo andare…
Ma una bella storia con un po’ di magia può far superare al piccolo (e a te…) questa fase delicata: c’è chi lo regala a una fatina o chi lo regala ai delfini al mare.
Noi di fabulinis ti proponiamo questa bella fiaba in cui il ciuccio viene donato a Babbo Natale. L’ha scritta Gabriella Arcobello, psicopedagogista esperta di fiabe, e siamo sicuri che ti aiuterà in questo momento così delicato!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de un ciuccio per Babbo Natale:

Un ciuccio per Babbo Natale 🎅 storia completa


Mancavano solo due giorni al Natale e nella casa di Leo era davvero tutto pronto: il presepe preparato nel camino e pieno di lucine; l’albero con le sue decorazioni scintillanti; il vischio verde, un po’ fatato…
Leo aveva quasi cinque anni e non vedeva l’ora che arrivasse il giorno di Natale.
L’attesa era stata lunga ma eccitante.

In quei giorni, alla scuola materna, spesso sognava ad occhi aperti l’arrivo di Babbo Natale con la sua slitta volante, tirata dalle amiche renne e stracolma di doni e pacchettini.
Con l’aiuto della mamma gli aveva scritto una letterina, chiedendogli un robot, una macchinina, un puzzle e un peluche.
Anche nel paese di Babbo Natale era ormai quasi tutto pronto.

Babbo Natale con i suoi folletti aveva lavorato tanto e a lungo per preparare e confezionare tutti i doni per tutti i bambini della terra. Ora stava facendo le ultime conte, perché guai a dimenticarsi di qualcosa e soprattutto di qualcuno.
Il pianto di un folletto piccolo piccolo però disturbava i suoi calcoli…
Conta e riconta, era costretto tutte le volte a rifare la somma. E questo era un bel problema.

Non la conta, ma quel tenero folletto di pochi mesi che piangeva così tanto: piangeva quando doveva addormentarsi; piangeva quando si svegliava; piangeva quando aveva freddo e piangeva quando aveva caldo; piangeva quando qualcuno gli si avvicinava e piangeva quando qualcuno se ne andava; piangeva, piangeva, piangeva!

Babbo Natale decise che era ora di fare qualcosa per aiutare il suo folletto più piccolo, che si chiamava Tendy.
Aveva sentito dire da qualche parte che, sul pianeta Terra, le mamme offrivano ai bambini un ciuccio per consolarli e per calmarli.
Doveva assolutamente chiedere aiuto a una mamma del pianeta Terra. E fu così che scelse proprio la mamma di Leo.


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Togliamo il ciuccio. Sei storie illustrate e i consigli della logopedista

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Questa gli spiegò che il ciuccio, per i bambini piccoli, è un oggetto morbido che li consola, li distrae e li aiuta ad addormentarsi.
Babbo Natale le disse: «Ora comprendo! Ne vorrei uno anch’io per regalare un po’ di serenità al mio folletto Tendy».
Pensa e ripensa, alla mamma venne un’idea:
– Stai tranquillo Babbo Natale. Chiederò a Leo, il mio bambino, e forse lui potrà aiutarti.

Il giorno dopo la mamma disse a Leo:
– Sai, Babbo Natale stanotte arriverà con i doni. Nel suo paese c’è un folletto piccolo piccolo che ha bisogno di un ciuccio. Che ne dici di offrirgli il tuo? Babbo Natale sarà contento e ti sarà grato per averlo aiutato!
Leo la guardò un po’ perplesso e molto indeciso, perché lui era davvero affezionato al suo ciuccio.

Ma alla fine accettò. La sera, prima di andare a letto, impacchettarono il ciuccio con una bella carta rossa e un fiocco dorato. Lo misero sotto l’ albero, insieme al latte per le renne e a qualche delizioso biscotto per Babbo Natale.
La mattina seguente il pacchettino che aveva preparato era sparito, insieme con il latte e i biscotti.

Leo trovò sotto l’ albero tutti i doni che aveva chiesto; anzi, c’era un pacchetto in più, proprio per lui.
Lo scarto per ultimo e dentro Vi trovò un grande lecca-lecca rosso a forma di cuore, al sapore di fragola.
C’era anche un bigliettino che diceva:
– Grazie Leo! Donando il tuo ciuccio hai fatto una cosa molto generosa. Tu hai un cuore grande grande. Per ringraziarti, io ti nomino mio FOLLETTO SPECIALE del pianeta Terra.
Firmato: Babbo Natale.

— Fine della fiaba —
Ringraziamo la psicopedagogista Gabriella Arcobello per aver condiviso con noi questa fiaba molto educativa.


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Lupetto vuole il ciuccio.

Lupetto vuole il ciuccio.


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Sara alla ricerca di Babbo Natale 🎁


La piccola Sara vuole scoprire dove vive Babbo Natale, anche perchè a furia di non vederlo mai per davvero sta iniziando a credere che non esiste! Ma per fortuna alla fine ascolterà il suo cuore…

Nel periodo di Natale è sempre bello raccontare delle favole che parlano di sogni e di desideri che si realizzano. Quello di Sara alla ricerca di Babbo Natale lo abbiamo scrito noi di fabulinis per insegnare ai bamibini che ad ascoltare il proprio cuore non si sbaglia mai. Sara lo ha fatto ed ha ricevuto una bellissima sorpresa!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba di Sara alla ricerca di Babbo Natale:

Sara alla ricerca di Babbo Natale 🎁 storia completa

C’era una volta una bimba che non era per niente convinta dell’esistenza di Babbo Natale.
Sara, questo era il suo nome, aveva sempre chiesto di essere portata a vedere la casa di Babbo Natale, ma nessuno era mai riuscito ad accontentarla.

La sera della Vigilia di Natale, mamma e papà le avevano messo il pigiamino e portata in cameretta per darle il bacio della buona notte.
Quando fu tutta sola, Sara iniziò a parlare al suo caro orsacchiotto.

– Io non capisco perché nessuno mi riesce a dire dove abita Babbo Natale… io vorrei tanto incontrarlo di persona!
L’orsacchiotto la fissava con i suoi grandi occhioni neri, ma non poteva darle una risposta.
– Nessuno sa dove sia Babbo Natale, e nessuno l’ha mai visto… secondo me non esiste…
In quel momento nella stanza si sentì come il suono di un campanellino.
– Ne sei proprio sicura? – disse una vocina leggera che non si sapeva da dove arrivasse.
Sarà si guardò intorno per capire chi avesse parlato, poi guardò il suo orsacchiotto, che la guardava col solito sorriso.

– Sei sicura che Babbo Natale non esista? – continuò la vocina.
– Bè no, non ne sono sicura, è che vorrei tanto vederlo, ma nessuno mi sa dire dove sia…
– E cosa ti dice il tuo cuore…?
Sara esitò un attimo.
– Che esiste…
– Allora infilati le pantofole, forse questa sera il tuo desiderio verrà esaudito…

Sara balzò giù dal letto e infilò le pantofole, che però non erano proprio le sue, erano pantofole magiche! Ma Sara non ci fece nemmeno caso.
Una volta infilate le pantofole, la finestra della cameretta si aprì, e come per magia i suoi piedini si staccarono dal pavimento e Sara uscì dalla stanza volando leggera come un soffio di vento.

Sara era tutta circondata da piccole scintille, e continuò a salire sempre più in alto, finché le luci delle case del paese diventarono piccole piccole.
Sara iniziò a sorvolare prati innevati, foreste e pianure, finché ad un certo punto arrivò ad una vallata tutta piena di abeti addobbati con luci e festoni. In mezzo c’era una piccola casetta, tutta illuminata.

Piano piano Sara cominciò a scendere verso la casetta, fino a posarsi proprio di fronte alla porta.
Sara era ancora tutta emozionata per il volo appena fatto e per i meravigliosi paesaggi visti, ed era rimasta davanti alla porta con la bocca aperta.
Dalla casetta tutta illuminata si sentivano provenire dei bellissimi canti di Natale.

Sara alzò la manina per bussare, ma la porta si aprì ancor prima di averla toccata. Davanti a lei c’era un elfo vestito di verde, tutto sorridente.
– Ciao! – esclamò l’elfo – benvenuta nella casa di Babbo Natale!
Sara, sempre più meravigliata e piena di gioia, entrò.

Si ritrovò in un enorme e fiabesco salone, dove c’era l’albero di Natale più grande che avesse mai visto.
Nella sala cantavano e saltellavano un sacco di elfi, tutti indaffarati per i preparativi della Vigilia di Natale, e tutt’intorno all’albero era un tripudio di regali, dolci, festoni e colori.
Sara era talmente sbalordita da tutta quella meraviglia che continuava a guardarsi intorno ancora a bocca aperta.

Finché, da una porta laterale, entrò un grande omone, tutto vestito di rosso e bianco. Era Babbo Natale!
Sara non credeva ai propri occhi, era lui, era veramente lui! Finalmente ogni dubbio era svanito.
Babbo Natale le andò incontro per salutarla.
– Ciao piccolina, come ti chiami? – le chiese con la sua vociona bella e calda.
– Io mi chiamo Sara.. Ma tu… ma tu.. sei Babbo Natale!? – chiese esitante Sara.
– Certo, mia piccola Sara! – e ridendo per la domanda, Babbo Natale fece un “Oh oh oh” che rimbombò per tutto il salone.


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Il mondo segreto di Babbo Natale. Libro pop-up

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La bocca di Sara si spalancò dalla gioia come mai si era spalancata prima.
– Ma allora esisti!
Babbo Natale annuì con un gran sorriso, e accarezzandole i capelli, le rispose:
– Mi spiace solo di non poterti dedicare molto tempo mia piccola Sara. Purtroppo stasera è la Vigilia di Natale, e io e i miei amici Elfi siamo molto indaffarati a preparare tutti i regali da consegnare ai bambini, vedi? – e indicò con la mano il grande salone e tutti i doni posti intorno all’albero.

Sara si voltò a guardare gli elfi che correvano come matti in ogni dove a prendere e spostare i pacchi regalo.
“Con tutto quello che ha da fare, Babbo Natale è riuscito a trovare un momento tutto per me e salutarmi”.
Sara era commossa da tanta gentilezza.
– Scusami piccola Sara, ma ora devo proprio andare – disse Babbo Natale sorridendole.
Sara lo guardò, ed in un impeto di coraggio gli chiese:
– Posso venire con te sulla tua slitta? Sono piccolina, mi metto in un angolino e prometto di non disturbare…!

Babbo Natale guardò il suo aiutante elfo, che sorrise.
– Va bene, vieni con me! – la prese per mano e la portò fuori sul retro della casa, dove c’era la grande slitta di Babbo Natale.

Era la più grande slitta che avesse mai visto, strapiena di regali, con le renne scalpitanti pronte a partire.
Babbo Natale prese Sara e la fece sedere accanto a lui.
– Tieniti forte al mio braccio! – le disse facendole l’occhiolino. Partirono veloci veloci sulla neve finché, come per magia, la slitta cominciò a volare sopra gli alberi della vallata, e poi sempre più su!

A Sara sembrava di vivere in un sogno. Sotto di lei il mondo era piccolo piccolo, e la slitta andava così veloce che in un attimo furono sopra una città.
Babbo Natale si fermava sopra i tetti, spariva giù per i camini a consegnare i regali e, in un batter di ciglia, era di nuovo accanto a lei.

E continuarono così di città in città, fino ad arrivare al paesello dove viveva Sara.
Babbo Natale accostò la slitta alla finestra ancora aperta della cameretta di Sara, la accompagnò dentro e le rimboccò le coperte.
Sara sentì gli occhietti chiudersi dalla stanchezza: quante emozioni aveva vissuto in così poco tempo…
– Buon Natale mia piccola Sara, e sogni d’oro.

Mentre Sara chiudeva gli occhi, Babbo Natale le fece un’altra carezza, e prima di ripartire con la sua grande slitta a consegnare tutti i regali, andò dove c’era l’albero di Natale di Sara…

Così arrivò il mattino di Natale. Non appena sveglia, Sara infilò le pantofole, prese il suo orsacchiotto e corse in salone, dove c’era l’albero di Natale.
E il suo regalo era proprio lì sotto, una bellissima scatola rossa con un fiocco d’oro sopra.

Papà e mamma la presero in braccio e le augurarono buon Natale.
Lei li abbracciò entrambi tutta felice e raccontò loro la meravigliosa avventura della notte appena trascorsa. I suoi genitori erano un po’ confusi, non si erano accorti di niente e stentavano ad immaginare la loro bambina in compagnia di Babbo Natale a consegnare i regali… Ma non importava.

Per Sara quello era stato il Natale più bello della sua vita, già non vedeva l’ora che arrivasse quello successivo!
Perché ora sapeva che Babbo Natale esiste veramente, le era bastato ascoltare il suo cuore.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Il secondo lavoro di Babbo Natale

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Nevina e Solleone ❄ 🌞


Riuscirà Nevina, figlia di re Gennaio a raggiungere e vedere il mare? Per lei che non è mai uscita dal paese dei ghiacci potrebbe essere una pericolosa avventura, ma per fortuna un nuovo amico l’aiuterà.

La storia di “Nevina e Solleone” spiega come grazie agli amici possiamo realizzare i nostri desideri, aiutandoci a vicenda. Per scrivere questo racconto noi di fabulinis ci siamo ispirati ad una fiaba di Guido Gozzano, speriamo tanto che vi piaccia!

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba di Nevina e Solleone:

Nevina e Solleone ❄ 🌞 storia completa

La Principessa Nevina viveva da sola con suo padre Gennaio, il fabbrica neve.

Re Gennaio preparava la neve che Nevina raccoglieva nelle sue tasche e poi spargeva sulle terre fredde del ghiaccio.
Nevina era una bambina bravissima, ma tanto triste. Quando padre Gennaio dormiva e non produceva più la neve, Nevina fissava la fredda notte stellata sognando le terre calde del mare che non aveva mai potuto vedere.

Ma un giorno prese coraggio e, senza farsi vedere, partì, lasciando le terre dei ghiacci.

Giunse a valle. Lì l’aria era più calda e Nevina iniziava a sentirsi affannata, ma continuò a camminare per i prati pieni di fiori e alberi. Non si accorgeva che dalle sue tasche usciva ancora la neve, e alle sue spalle si formavano nuvoloni grigi e un vento di aria gelida.

Cammina cammina, arrivò sul ciglio di una collina dove fu abbagliata dai riflessi di una sterminata distesa azzurra: era il mare!
All’improvviso le corse incontro un bimbo, il suo nome era Solleone. Le disse che doveva fermarsi, perché quello non era il suo regno e non poteva andare oltre perché stava portando neve e gelo per tutte le sue terre.


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Fiocco di neve

Fiocco di neve


Ma a Nevina si formarono delle grosse lacrime agli angoli degli occhi, voleva toccare solo per una volta le cose che non aveva mai potuto vedere. Solleone si commosse e, invece di bloccarle la strada, si offrì di farle vedere tutto il suo regno. Tenendosi per mano, i due bambini cominciarono a scendere verso la spiaggia.

Fu così che Nevina riuscì finalmente a toccare il mare!

Ma le tasche di Nevina erano ormai senza più un fiocco di neve, e lei si sentiva così stanca che cadde sulla sabbia sfinita.
Solleone capì che doveva riportarla al più presto nelle sue terre del ghiaccio e della neve. Se la caricò sulle spalle e iniziò a correre.
Mano a mano che si avvicinavano alle terre fredde Nevina si sentiva meglio, ma Solleone cominciava a fare sempre più fatica, finché, pieno di brividi, non si fermò e la posò a terra.

Nevina gli prese le mani e lo ringraziò per quella giornata così bella che le aveva regalato, però capì che Solleone non poteva resistere ancora molto con tutto quel freddo e lo pregò di ritornare di corsa verso il mare.

Ma, prima di lasciarsi, si promisero che ogni anno, per un intero giorno, si sarebbero incontrati di nuovo per tornare a tenersi per mano.

— Fine della fiaba — (Liberamente ispirata a “Nevina e Fiordaprile” di Guido Gozzano)
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Il pupazzo di neve

Il pupazzo di neve


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Stella di neve ❄


E se un pupazzo di neve diventasse una bambina? Sarebbe un regalo bellissimo, soprattutto per la sua mamma e il suo papà che desideravano tanto avere un figlio.

“Stella di neve” è una rielaborazione della leggenda russa che ha per protagonista Sneguročka, la fanciulla di neve, che nel periodo natalizio porta i doni assieme al Nonno Gelo (il nostro Babbo Natale). Viene citata anche nel cartone animato Masha e Orso nell’episodio intitolato “Buon Natale”.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba di Stella di neve:

Stella di neve ❄ storia completa

C’era una volta un vecchietto ed una vecchina che abitavano in una casetta isolata, in cima ad una collina.
Non avevano avuto figli, e perciò, per passare in tranquillità gli ultimi anni della loro vita, avevano scelto di isolarsi dal resto del mondo.

Passarono molti anni in cui i due, felici, non avevano avuto più contatti con nessuno, finché, in un freddo giorno d’inverno, con la neve alta fino alle ginocchia, andarono a cercare legna nel bosco vicino.
Il buon vecchietto sapeva che nei paraggi c’era anche un piccolo lago, e voleva vedere se era ghiacciato per il freddo.
Una volta arrivati sulle sponde del laghetto, videro che effettivamente era completamente ghiacciato, e ci si poteva camminare sopra!

Ma la vera sorpresa fu quella di vedere un piccolo gruppo di bambini che si divertiva a pattinare, o semplicemente a scivolare il più a lungo possibile senza cadere sbattendo il muso.
Altri bambini, invece, stavano sulla riva facendo pupazzi di neve. I due rimasero lungo a guardare la scena: avrebbero sempre voluto avere dei bambini e vederli giocare in quel modo!

La vecchina guardò suo marito sorridendogli e gli disse:
– Caro, perché non facciamo anche noi un pupazzo di neve come quei bambini?
Il vecchino rispose di sì con un cenno del capo, e subito si misero ad accumulare la neve.

Piano piano quello che doveva essere un semplice pupazzo di neve diventava una figura sempre più elaborate, finché, dopo quasi un’ora di lavoro, il pupazzo somigliava molto ad una bambina con cappellino, sciarpa e guanti.
Era la bambina che avevano sempre sognato di avere ma che non era mai arrivata…

I due vecchi guardavano la loro creazione con le lacrime agli occhi. Quanto avrebbero voluto che fosse reale!
Ma non si erano accorti che, sul ramo di un pino, li stava osservando una fata. Commossa da quella scena emozionante, la fata decise di avverare il loro sogno. Dalle sue mani partì una scintilla che volò leggera leggera fino sulla punta del naso della bimba fatta di neve.

I due vecchini videro quella minuscola stella posarsi sul nasino di neve, e… Meraviglia! Davanti ai loro occhi la bimba di neve, piano piano, stava prendendo colore!
Ma ancora più sbalorditi furono quando la bimba di neve, che ormai era una bimba in carne ed ossa, aprì gli occhi e sorrise loro.

I due vecchini scoppiarono a piangere dalla gioia, l’abbracciarono e la coprirono di baci. Decisero di chiamarla Stella.
Stella era una bimba piena di vita, correva, saltava ed era sempre sorridente. Ma, soprattutto, Stella cresceva in fretta, in un solo anno era quasi diventata una ragazzina, e ai due vecchini non sembrava vero di veder crescere la loro bimba.

A Stella, però, non piaceva l’estate. Si sentiva fiacca e svogliata e non voleva mai uscire di casa; si sentiva meglio e più felice solo quando arrivavano i grandi temporali che rinfrescavano l’aria.

Giunse quindi un altro inverno e poi un’altra estate. I tre vivevano felici e contenti ma, abitando lontani dal paese, Stella passava le sue giornate sempre da sola. Vedendola anche un poco triste, visto che era estate, la convinsero ad andare alla grande festa che si teneva giù in paese, dove alla sera avrebbero acceso anche un grande falò.
Stella non voleva andare, ma dopo le insistenti preghiere della vecchina, si mise il vestitino più bello e prese la strada che portava al paese.

– Ciao mia cara Stella, divertiti stasera!
Stella le sorrise e incominciò a camminare.


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La neve in tasca

La neve in tasca


Quel giorno il sole era particolarmente forte e l’aria molto calda, Stella doveva riposarsi spesso all’ombra dei grandi alberi, beveva molto e poi ripartiva.
Giunse in paese, che aveva visto solo un paio di volte in occasione delle feste invernali, quando con la vecchina andava a comprare il cibo.

Il paese era tutto addobbato a festa, e le persone ballavano ad ogni angolo delle strade, molti giovani danzavano a gruppi i balli popolari. Stella si avvicinò a loro, e dopo qualche timido sorriso tra lei ed altre ragazze del gruppo, fu trascinata nelle danze.
Stella ballava e ballava, senza mai fermarsi, finché poco a poco giunse la sera.
L’aria era diventata di colpo fresca e Stella nonostante fosse da ore che ballava, si sentiva ancora piena di energie, e continuava a ballare.

Fu il momento di accendere l’enorme falò per concludere in bellezza la festa del paese; era talmente grande che tutte in cerchio, prendendosi per mano, servivano quasi cento persone per circondarlo.
Stella e le altre ragazze presero a danzare tutta la notte intorno al falò che aveva fiamme alte fino al cielo.

Il falò però era caldo, troppo caldo per Stella, che iniziava a sudare e sentirsi male. Lei non voleva smettere di ballare, ma ad un certo punto, guardandosi le mani, si accorse che erano diventate quasi trasparenti!
Si guardò i piedi ed anche loro erano trasparenti! Si toccò il viso e sentì come se stesse toccando dell’acqua gelatinosa…

Stella si rese conto che si stava lentamente sciogliendo, di quel passo si sarebbe sicuramente trasformata in una pozzanghera!
Raccolse tutte le sue forze e corse fuori dal paese e il più lontano possibile da quel falò, voleva tornare a casa ma era buio e si sarebbe sicuramente persa.
Cercò quindi del refrigerio in riva al fiume immergendosi quasi completamente. Il fiume era freddo, ma per Stella il freddo significava la vita.

Fu in quel momento che capì che non poteva più rimanere in quel paese dove le estati erano così calde e afose. Doveva andare più a nord, verso le terre dei ghiacci, solo lì avrebbe potuto vivere serena ed essere veramente felice.

Poco dopo, sul fiume, comparve un tremulo bagliore. Era la barca di un pescatore che risaliva la corrente.
– Scusi signor pescatore, dove sta andando? – chiese Stella.
– Sto andando verso nord, verso il regno roccioso. Ma tu, che ci fai qui in riva al fiume e a quest’ora della notte?!
– Cerco un po’ di refrigerio… visto che va verso nord posso chiederle un passaggio?

Il pescatore sembrava un po’ confuso, ma le disse che non c’era nessun problema, che l’avrebbe portata fino al regno delle rocce, poi lui sarebbe tornato indietro.
A Stella andava benissimo, saltò sulla barchetta e si sedette rannicchiata sulla panchetta davanti, pensando ai due vecchini, mamma e papà, che non vedendola arrivare avrebbero avuto un grande dispiacere.

Ma Stella sentiva che stava per intraprendere una grossa avventura, l’avventura della sua vita.
Dalla riva del fiume una piccola scia luminosa fluttuò fino a lei, era una piccola fata, che le si posò sulla spalla.

– Ciao, io sono la fata Thea, tu non lo sai ma io ti conosco fin da quando eri piccina…
– Ciao fata Thea, piacere di conoscerti… – Stella e Thea si sorrisero, e capirono che erano destinate ad un lungo e meraviglioso viaggio assieme.

— Fine della fiaba —
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Fiocco di neve

Fiocco di neve


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L’arrivo dei Magi 🎁


Sicuri che valga veramente la pena litigare con una persona e rischiare di perderla anche se le si vuole veramente bene…?

“L’arrivo dei Magi” è una fiaba creata da noi di fabulinis ispirandoci al racconto di O. Henry “Il dono dei Magi”. E’ ambientata nel periodo dell’epifania e della festa della Befana. Spiega ai bambini come la generosità venga sempre premiata, ed é un racconto con un po’ di nostalgica magia da raccontare ai nostri bambini durante tutto il periodo delle feste natalizie.

Guarda la videofiaba raccontata da Silvia

🔊 Ascolta qui l’audiofiaba de l’arrivo dei Magi:

L’arrivo dei Magi 🎁


Era il giorno prima dell’arrivo dei Magi, i grandi saggi che venivano da oriente a portare i doni ai bambini, e in paese si stavano facendo i preparativi per le feste.
In questo piccolo paesino vivevano due fratellini, Delia e Gioele, che si volevano tanto bene e stavano sempre insieme.
Ma anche loro, come tutti i fratellini, ogni tanto bisticciavano, e a volte si facevano dei dispetti veramente tremendi.

E quel giorno Delia e Gioele litigarono furiosamente. I due si azzuffarono talmente tanto che quando la mamma li divise, li sgridò così sonoramente che Delia e Gioele piansero tantissimo.
– Se non fate subito la pace i Magi penseranno che siete due bambini cattivi, e saranno veramente dispiaciuti! – disse loro la mamma.
Ma Delia e Gioele non volevano ascoltarla. Ognuno di loro pensava di aver ragione e non avrebbe mai chiesto scusa all’altro.
Così la mamma li mise in castigo, a riflettere sul loro comportamento.

Delia stringeva forte la sua bambola, era il suo giocattolo preferito e non la lasciava mai.
Gioele stringeva forte il suo inseparabile trenino di legno, che trascinava col cordino per tutta la casa.
Dopo un po’ la mamma tornò e chiese:
– Avete riflettuto bene sulla vostra condotta?
– Sì… – risposero i due con un tono non molto convinto.
– Fate la pace?
– Sì… – sempre con lo stesso tono.
– Allora datevi un bell’abbraccio e fate pace.
Delia e Gioele si avvicinarono lentamente, si diedero un abbraccio velocissimo e poi si allontanarono sempre col broncio.

La mamma, che aveva notato questo finto abbraccio di pace, li riprese:
– Bimbi miei, ricordatevi che i Magi sanno leggere nel vostro cuore, e se le vostre scuse non sono sincere loro lo sapranno, e ne saranno veramente dispiaciuti!
Delia e Gioele furono molto colpiti da queste parole.
I Magi venivano una volta sola l’anno, e per i bambini avevano sempre dei bei regali, ma sapevano anche che ai bambini monelli portavano solo del carbone…

I due si guardarono di nuovo negli occhi, ma l’orgoglio ferito bruciava ancora troppo, e corsero via nelle rispettive camerette.
Le parole della mamma continuavano a ronzare nelle loro teste. In fin dei conti Delia e Gioele si volevano veramente un gran bene, e iniziavano a sentirsi veramente dispiaciuti per come si erano comportati.
Delia teneva in mano un disegno che Gioele le aveva fatto e a cui era tanto affezionata. Più lo guardava e più si sentiva in colpa per quello che era successo.

Decise che doveva andare a scusarsi. Lasciò andare il disegno, che scivolò per terra, e in punta di piedi andò verso la cameretta di Gioele.
Gioele stava per fare la stessa cosa, ma mentre infilava una delle ciabatte inciampò e cadde per terra. Guardando furioso la ciabatta disse:
– Cattiva!
Ma Delia era lì sulla porta e, sentendo quelle parole, credette che Gioele fosse ancora arrabbiato con lei. Perciò corse via.

– Gioele è davvero arrabbiato con me, devo farmi perdonare ad ogni costo! – si disse la bimba con le lacrime agli occhi, mentre stringeva a sé la sua amata bambola.
Gioele sentì correre, capì che era Delia, e quando uscì in corridoio vide la sua cameretta vuota col disegno per terra.
– Delia non avrebbe mai buttato a terra il mio disegno se non fosse veramente arrabbiata con me… devo assolutamente farmi perdonare! – si disse Gioele, mentre tirando il suo trenino di legno correva a vedere dove fosse andata Delia. Ma di lei in casa non c’era più nessuna traccia…

Delia era uscita. Per le vie del paese c’erano tante bancarelle, piene di cose bellissime: dolci, vestiti, leccornie e chi più ne ha più ne metta.
– Per farmi perdonare da Gioele potrei fargli un super regalo… – pensò Delia.
Cammina cammina, Delia arrivò alla bancarella di un rigattiere, che tra le altre cose aveva un sacco di giocattoli usati ma ancora tenuti bene.


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I re Magi. Libro pop-up. Ediz. illustrata

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Delia si avvicinò e tra tutte le cose notò una piccola stazioncina ferroviaria in legno, che sarebbe stata benissimo col trenino di Gioele.
Delia guardò il rigattiere e indicò la stazioncina di legno.
– Sono venti soldini piccola mia – disse il rigattiere.
Ma Delia venti soldini non li aveva… l’unica cosa che aveva era la sua amata bambola, e la porse al rigattiere.
L’uomo fu molto colpito da quel gesto.

– Vuoi fare a cambio con la stazioncina?
Delia fece di sì con la testa.
Il rigattiere prese la bambola e diede la stazioncina alla bimba, che dando un ultimo sguardo alla sua amata bambola, corse via.
Il rigattiere, ancora stupito per quel gesto, guardò la bambola, e poi la mise sotto il suo banchetto, in modo che non si potesse vedere.

Anche Gioele era uscito in cerca di un regalo da fare a Delia per farsi perdonare, e anche lui capitò alla bancarella del rigattiere.
Vide tra tutti i giocattoli una bella culla per le bambole. Lì dentro Delia avrebbe potuto mettere la sua e giocare tutta felice.
Gioele guardò il rigattiere e indicò la culla.
– Sono venti soldini piccolo mio – disse il rigattiere.

Ma Gioele venti soldini non li aveva… l’unica cosa che aveva era il suo trenino, e lo porse al rigattiere.
– Vuoi fare a cambio con la culla?
Gioele fece di sì con la testa.
Il rigattiere prese il trenino e diede la culla al bimbo, che dando un ultimo sguardo al suo amato giocattolo, corse via urtando una signora che passava.

– Gioele! Attento a dove corri! – lo sgridò la signora, ma Gioele ormai era lontano per sentirla.
– Conosce quel bambino signora? – chiese il rigattiere.
– Si, è il figlio di una mia cara amica…
Il rigattiere annuì, e ripose il trenino sotto il suo banchetto, proprio accanto alla bambola di Delia.

Quando Gioele tornò a casa c’era Delia ad aspettarlo, aveva le mani dietro la schiena e sembrava molto emozionata.
Gioele non vedeva l’ora di fare pace con la sorellina ed era così emozionato che inciampò e cadde a terra insieme alla culla.
Delia gli corse incontro – ti sei fatto male?
– No no… tutto a posto – e prendendo la culla da terra gliela porse – tieni Delia, questa è per la tua bambola… scusami tanto per prima… mi perdoni?

Delia guardò la culla dove avrebbe potuto mettere la sua bambola, poi prese la stazioncina e la porse a Gioele.
– Perdonami tu fratellino, anche a me dispiace tanto per prima… ma dov’è il tuo trenino?
Gioele, mentre rimirava la stazioncina in legno, le disse:
– L’ho scambiato per la culla… ma dov’è la tua bambola?
Delia indicò la stazioncina e Gioele capì.

I due si abbracciarono forte forte piangendo di gioia e si promisero che non avrebbero mai più litigato, non ricordavano nemmeno il motivo…
Avevano sacrificato entrambi la cosa più preziosa che avevano per far felice l’altro, e i Magi sarebbero stati fieri di loro.

Delia e Gioele andarono a nanna felici, stringendo forte forte i loro nuovi giocattoli, e fecero sogni bellissimi.
Al mattino la mamma li svegliò di buon’ora – Delia, Gioele, sveglia che è pronta la colazione!
I due corsero in cucina dove li aspettava la mamma che subito chiese loro:
– Ma come mai questa notte avete lasciato la bambola e il trenino fuori dalla porta di casa a prendere il freddo?
Delia e Gioele si guardarono stupiti, i Magi erano passati per davvero a dare i regali, e che regali! Avevano riportato i loro amati giocattoli!
Per Delia e Gioele fu uno dei giorni più felici della loro vita, e da quel momento non smisero mai più di volersi bene.

— Fine della fiaba — (Liberamente ispirata al racconto di O. Henry “Il dono dei Magi”.)
Copyright e Testi © Silvia e William – fabulinis.com


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Il viaggio dei tre re. Aspettando Natale

Il viaggio dei tre re. Aspettando Natale


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Giacomino il piccolo elfo 🧝


Come si sente un elfo alla sua prima consegna dei regali di Natale?

Beatrice di 10 anni ha scritto questa dolce fiaba in cui parla dell’elfo Giacomino e delle sue emozioni nella prima notte in giro con Babbo Natale a consegnare regali

Giacomino il piccolo elfo 🧝


Tutti gli elfi e le fatine di Babbo Natale erano allegri e ubbidienti e non disubbidivano mai alle sue indicazioni.
Gli elfi erano di gran lunga più golosi delle loro amiche fate, ogni volta che si sedevano a tavola, divoravano tutto il cibo così in fretta, da non lasciare il tempo a Babbo Natale neanche di sedersi, a contrario delle fatine, che erano così educate da aspettare tutti prima di iniziare a mangiare.

Quando si trattava di costruire giocattoli, gli elfi erano precisi e ordinati nel loro lavoro, ad eccezione di uno, si chiamava Giacomino ed era il più piccolo.

La Vigilia di Natale, Babbo Natale, elencò i nomi degli elfi che lo avrebbero aiutato a consegnare tutti i doni a tutti i bambini, indovinate un po’?

Giacomino fu chiamato, era la prima volta per lui e non sapeva come comportarsi, cosa fare e dove andare, Babbo Natale gli disse che sarebbe andato insieme a lui a consegnare i doni, giusto per imparare.

Quella sera, Giacomino era super terrorizzato, aveva paura di fare qualcosa di sbagliato e di rallentare Babbo Natale, il quale in quel periodo, era un po’ stanco per l’enorme quantità di letterine con troppi desideri da parte dei bambini.


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Il giro del mondo in 24 elfi

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Dopo aver salutato i loro amici rimasti al Polo Nord, gli elfi partirono e furono impegnati tutta la notte, mentre Giacomino andò dalla nonna per farsi rassicurare. Appena giunto da lei, si vergognò a dire che aveva paura, poiché lo guardava orgogliosa e quindi, proprio non se la sentiva.

Arrivò il momento in cui Giacomino, con Babbo Natale, salì sulla loro slitta magica e gli altri elfi sulle loro.
Incominciarono dal Canada, Babbo Natale mostrò a Giacomino come infilare i pacchetti nei camini e come scendere giù senza farsi sentire e vedere.

Dopo toccò all’Alaska, Babbo Natale disse a Giacomino di infilare i pacchi nei caminetti e a entrare nelle case senza farsi scoprire, Giacomino si divertì nel farlo e nel riuscirci.

Andarono in tutti i Continenti insieme agli altri elfi e portarono i regali in tutto il mondo.

Quando tornarono al Polo Nord, la mamma, la nonna e gli amici di Giacomino lo applaudirono per aver consegnato i regali la prima volta e Babbo Natale gli disse che aveva sentito tutto quello che diceva nella sua mente, che non doveva agitarsi così tanto e che doveva avere più fiducia in sé stesso.

Giacomino annuì e gli chiese come facesse a sapere quello che stava pensando, allora Babbo Natale gli disse… beh… che lui era
Babbo Natale!

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Beatrice Bonizzoni di 10 anni per aver condiviso con tutti noi questo bel racconto sulla notte di Natale.
Beatrice ha anche un canale youtube in cui racconta le sue storie.


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Gli elfi di Babbo Natale. Con adesivi.

Gli elfi di Babbo Natale. Con adesivi.


Lo scoiattolo Coda mozza 🐿️


Un racconto di Natale per imparare a essere più felici, anche quando ci manca qualcosa…

Capita nella vita di perdere qualcosa, e il nostro piccolo scoiattolo è tanto triste perché ha perso un pezzo di coda in un incidente… ma grazie a tutti gli amici che gli sono rimasti vicino, ritroverà il sorriso.

Lo scoiattolo Coda mozza 🐿️

C’era una volta uno scoiattolo molto triste perché, a differenza di tutti gli altri, compresi i suoi fratelli, aveva una coda cortissima, come se fosse stata mozzata a metà. Per questo era sempre deriso dagli altri animali del bosco e aveva pochi amici in quanto si isolava spesso, in seguito al suo problema.

Un giorno andò dalla sua mamma e gli chiese:
«Mamma, io voglio essere come tutti. Perché la mia coda non cresce più? Non mi piace e tutti mi prendono in giro per questo.»
«Figlio mio…» disse la mamma «lo sai che la tua bellissima coda alcuni mesi fa è rimasta incastrata tra i rami dell’albero da cui saltavi ogni giorno. Devi rassegnarti, hai un bellissimo pelo morbido e lucente, due stupendi occhi, delle forti zampette, sei molto agile e simpatico. Devi vedere quello che possiedi non quello che non hai.»

Il piccolo scoiattolo si rassegnò: la sua mamma proprio non lo capiva. Nessuno riusciva a comprendere il malessere che aveva dentro. I suoi numerosi fratelli erano orgogliosi della loro coda mentre lui si vergognava di farla vedere.

Si stava avvicinando il Natale e tutti gli animali del bosco avevano parlato con i loro amici gnomi perché comunicassero a Babbo Natale il regalo desiderato ma coda mozza, come lo soprannominavano tutti, non aveva richieste da fare. Nulla gli interessava.

Lo gnomo incaricato di portare tutte le richieste di doni si accorse che quest’anno, per la prima volta, il suo amico scoiattolo non era andato da lui come sempre aveva fatto.

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Lo scoiattolo cha amava il cioccolato

Lo scoiattolo cha amava il cioccolato


Ma le voci nel bosco girano veloci e la storia di coda mozza la conoscevano tutti. Come poteva fare? La cosa più ovvia era parlarne con Babbo Natale che sicuramente avrebbe trovato una soluzione.

Era giunta la notte del Santo Natale e tutti gli animali andarono nelle loro tane appena si fece buio, in attesa di vedere il regalo richiesto alle prime luci dell’alba.

Il mattino dopo, il giorno di Natale, il bosco si animò velocemente. Tutti gli animali, grandi e piccoli, trovarono i loro doni: castagne, noci, bucce di banane, funghi, semi ma anche cappelli, bastoni, scope, ecc. Le richieste inviate erano varie.

Tutti si radunarono per fare festa ma coda mozza non uscì dal suo nido nell’albero. Era troppo triste per festeggiare. Fino a quando un pacchettino dal fiocco rosso attirò il suo sguardo. Cosa poteva contenere? Lui non aveva chiesto nulla. La curiosità prevalse per cui scartò il pacco e… sorpresa. Conteneva una coda! Ogni animale aveva donato alcuni dei suoi peli perché Babbo Natale potesse costruirgliene una.

Era troppo bello ed eccitante. Inserì l’elastico della nuova coda nel suo moncone e voilà, finalmente si sentiva di nuovo uno scoiattolo, e addirittura super dotato.

Saltò da un albero all’altro, saltellando in mezzo a tutti i suoi amici. Cosa poteva desiderare di più? Sentiva il calore della loro amicizia.

Era di nuovo, finalmente, felice!

— Fine della fiaba —

Copyright del Testo © Lulù Barabino


Chi sono

Lulù - fabulinis.com

Ciao sono Lulù, sono una nonna con molteplici passioni fra cui quella di attingere da esperienze quotidiane spunti per scrivere una fiaba o una filastrocca. Sono appassionata di tutto ciò che è bello. Non mi pongo obiettivi ma mi piacerebbe un giorno riuscire a pubblicare un libretto con i miei racconti. 😊

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Lo scoiattolo e la luna. Ediz. illustrata

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Freddy, il pupazzo di neve ☃️


I momenti belli della vita non scompaiono, ma si portano con gioia nel cuore per sempre.❤️

A volte anche i pupazzi di neve parlano! e ci ricordano che se anche si dovessero sciogliere per il sole, basterà un’altra nevicata per ritrovare la magia di farne un altro!

Freddy, il pupazzo di neve ☃️

Candidi fiocchi iniziavano a scendere sul paesino di Arcobaldo. I bambini non attendevano altro, tanta neve per poter finalmente giocarci.
Caterina e Lorenzo avevano passato tutto il pomeriggio al parco, dopo l’abbondante nevicata, per costruire con cura il loro pupazzo di neve: due tappi di bottiglia per gli occhi, una carota per il naso, un pezzo di stoffa rosso per la bocca.
Sulla testa un vecchio cappello nero e una sciarpa scolorita al collo, al corpo cicciotto avevano applicato una fila di bottoni marroni e una fibbia di metallo per cintura.

«Che carino questo pupazzo, siamo stati bravi, vero sorellina?» esclamò felice Lorenzo.
«Bellissimo, pare quasi vero, gli manca solamente… la parola!» disse Caterina.
«La parola… chi dice che i pupazzi di neve non parlino, eh?» fece una voce roca.

I bimbi sul momento pensarono ad uno scherzo degli amici. Si guardarono intorno, ma non videro nessuno.
«Ehi, piccoli! Dico a voi!» tuonò nuovamente la voce roca.
Caterina e Lorenzo si girarono entrambi in direzione del pupazzo di neve e videro che la sua bocca si era spostata lievemente dalla posizione originale.

«Si, si, sono proprio io che vi parlo! L’amico di neve che avete appena costruito» fece il pupazzo.
«Ma i pupazzi di neve non parlano… o almeno…» mormorò Lorenzo.
«Io sono speciale, mi chiamo Freddy! Sono veramente felice di fare la vostra conoscenza, mi avete modellato davvero bene» disse il pupazzo.

Iniziò a farsi buio.
«Ciao Freddy, domani torneremo a trovarti!» fecero i due fratelli.
«Va bene, ma dovete farmi una promessa. Spero di rivedervi presto, ma se questo non dovesse accadere, non rattristatevi: ritornerò con la prossima nevicata e voi mi ricostruirete più grande e più bello!».

Caterina e Lorenzo scossero la testa, il giorno dopo si sarebbero ritrovati tutti e tre nello stesso punto, nello stesso parco.
Il mattino seguente i bambini si alzarono presto, fecero colazione, si infilarono il cappotto e uscirono. La giornata era fredda ma soleggiata. Corsero dal loro pupazzo di neve… ma una brutta sorpresa li attendeva: Freddy non c’era più. Il sole lo aveva sciolto quasi completamente.

«Che tristezza, il nostro amico è sparito!» disse Lorenzo con le lacrime agli occhi.
Caterina si ricordò allora della promessa fatta a Freddy.
«Dai, Lorenzo, non piangere! Il nostro amico ritornerà, vedrai, ritornerà!».

Alzando lo sguardo al cielo, la bimba vide alcune nuvole scure avanzare nascondendo il sole. Sorrise.
«Ora andiamo fratellino! Mamma e papà ci stanno aspettando per il pranzo! Vediamo chi arriva primo!».
Iniziarono a correre veloci, lungo la stradina che portava alla loro casa.

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e autrice di racconti per l’infanzia, per aver condiviso con tutti noi questa storia, per far capire con delicatezza ai piccoli che i momenti belli della vita non scompaiono, ma si portano con gioia nel cuore per sempre.

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Il pupazzo di neve

Il pupazzo di neve


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Il buon falegname


Donare quel poco che si ha, porta sempre a grandi ricompense!

Beatrice di 10 anni ha scritto questo bel racconto natalizio in cui si parla di generosità e buon cuore, anche se si ha poco da dare.

Il buon falegname


C’era una volta un anziano falegname molto solo, abitava in un paesino di montagna, vicino ad una grande foresta dove andava ogni mattina all’alba.

Il falegname non incontrava mai nessuno con cui poteva scambiare, anche solo uno sguardo, le uniche volte in cui aveva contatti con le persone, era quando andava a comprare del vino o del pane.

La sua casetta, si trovava in un piccolo prato in montagna, da cui si poteva vedere il paese.
La casa del vecchietto, profumava di legna, aveva tende di puro lino, c’era un tappetino di lana vicino a un caminetto al centro del salotto. Vedere le sue fiamme scoppiettare, la legna bruciare e le sfumature dal rosso all’arancione, erano l’unica cosa che dava calore al cuore dell’anziano signore.

Era la settimana prima di Natale, tutte le famiglie si stavano già preparando alla festa tanto attesa, solo il falegname sarebbe rimasto tutto solo nella magica notte.

Una sera, un uomo con la barba bianca più della neve, si presentò alla porta del falegname, era vestito con un abito un po’strappato e rattoppato, aveva degli stivali sporchi di fango e con sé, c’erano due cagnoloni di nome Stella e Fulmine.

Il falegname lo guardò un attimo, pensando cosa ci facesse una persona davanti alla sua porta, erano passati anni da quando qualcuno andava a casa sua.


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Il mondo segreto di Babbo Natale. Libro pop-up.

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Il signore gli chiese se avesse del latte e dei biscotti, il falegname rispose che aveva solo il latte, ma non i biscotti, allora l’uomo gli disse che la sera dopo si sarebbe ripresentato alla sua porta e gli avrebbe richiesto le stesse cose e che se lui avesse detto che non ce le aveva, non si sarebbe mai più presentato.

Il falegname non capiva, nessuno lo andava a trovare da anni e solo per dei biscotti e del latte si era presentato un uomo alla sua porta.

Quella notte, dopo che il falegname si fu addormentato, magicamente, nella sua casa apparve un albero addobbato con oro e argento. La mattina seguente, il falegname si stupì nel vedere l’albero tutto agghindato e sopra il camino, vide del latte e dei biscotti.

Quella sera, si ripresentò il signore povero, bussò alla porta e il falegname gli aprì, l’uomo gli chiese se avesse del latte e dei biscotti, allora il falegname gli diede ciò che aveva chiesto.

Gli chiese se volesse entrare dentro la sua casa, l’uomo entrò, si tolse le scarpe e vedendo che erano rotte, il falegname provò ad aggiustargliele come poteva, per i vestiti strappati non c’era molto da fare, quindi gli regalò una coperta di lana che usava d’inverno quando doveva andare a tagliare la legna.

L’uomo lo ringraziò e gli disse che era una brava persona.
Uscì dalla casa e rientrò con due renne, giubbotto e cappello rossi e un pacco regalo.

Il falegname, stupito, accettò il dono e gli chiese perché avesse finto di essere povero, l’uomo rispose di averlo fatto per sapere se fosse una persona generosa, che dava il poco che aveva a una persona che ne aveva più bisogno, o se fosse una persona avara che pensava solo a sé stessa.

Allora il falegname, gli domandò chi fosse veramente, l’uomo rispose di essere Babbo Natale…

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Beatrice Bonizzoni di 10 anni per aver condiviso con tutti noi questo bel racconto di Natale.
Beatrice ha anche un canale youtube in cui racconta le sue storie.


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J. R. R. Tolkien, Lettere da Babbo Natale

J. R. R. Tolkien, Lettere da Babbo Natale

Il lavoro degli Elfi 🧝


Gli Elfi di Babbo Natale sono sempre al lavoro!

Su nel freddo nord, c’è chi prepare i giocattoli da regalare ai bambini di tutto il mondo, sono gli Elfi! Andiamoli a scoprire!

Il lavoro degli Elfi 🧝

Vicino al Polo Nord si trova la casa di Babbo Natale, dove vive indisturbato con i suoi amici Elfi.

Gli Elfi sono creature buone, pacifiche ed immortali, con grandi orecchie appuntite, sensibili a suoni e rumori lontanissimi: sono molto legati a Babbo Natale, che li considera i suoi adorati figli. In questo periodo, vista la quantità di letterine che stanno arrivando in prossimità delle feste, i piccoli Elfi sono già al lavoro.

Hanno idee geniali, ogni giorno costruiscono centinaia di divertimenti di ogni tipo: bambole, trenini, macchinine e tanto ancora.
Appena terminato di costruire un giocattolo gli spruzzano sopra un po’ di polvere di stelle per renderlo più leggero, altrimenti Babbo Natale non riuscirebbe a trasportare il grande sacco con milioni di regali per i bambini di tutto il mondo.

I piccoli Elfi lavorano con grande dedizione, precisione e velocità. Quando si sentono stanchi, si riposano un pochino su minuscoli lettini intrecciati con la paglia, oppure si ricaricano gustando morbidi panini al latte farciti di cioccolata, di cui vanno ghiotti.

Nella fabbrica delle magie tutti sono già ai loro posti: tra poco Babbo Natale inizierà il lungo viaggio, con la sua slitta ricolma di doni trainata dalle renne volanti.

Bisogna sbrigarsi, i bimbi buoni quest’anno sono molti e devono essere accontentati.
Buon lavoro, miei cari Elfi!

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e autrice di racconti per l’infanzia, per aver condiviso con tutti noi questa storia sugli aiutanti magici di Babbo Natale che sono già al lavoro per preparare i tanti regali…

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Dov'è il mio elfo? Ediz. Con Giocattolo morbido

Dov’è il mio elfo? Ediz. Con Giocattolo morbido


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La pallina canterina 🟢🎶


Che noia le fredde e silenziose serate invernali… molto meglio cantare tutti assieme!

E se gli addobbi dell’albero di Natale si mettessero a cantare tutti assieme? Che grande festa sarebbe!

La pallina canterina 🟢🎶

Laggiù, ai piedi della montagna, c’è un paesello piccino piccino chiamato Magicondolo dove gli abitanti si preparano ad addobbare con cura l’abete della piazza: ognuno ha acquistato un oggetto da appendere al grande albero per le festività natalizie, chi un filo dorato o argentato, chi una pallina colorata, chi un angioletto, una stella, altri più poveri hanno impastato in casa un biscotto e poi agganciato un cordoncino.

Terminati i lavori, l’albero risplende in tutta la sua bellezza al centro del paese, a pochi passi dalla chiesetta.
Mancano pochi giorni al Natale; gli abitanti di Magicondolo attendono con ansia l’evento. Tutt’intorno, un grande silenzio.
Anche le campane della chiesa tacciono. Ad un certo punto, la sera della vigilia di Natale, si sente una vocina acuta canticchiare nella piazza:

– Astro del ciel, Pargol divin, mite Agnello Redentor! Tu che i Vati da lungi sognar, tu che angeliche voci nuziar, luce dona alle genti, pace infondi nei cuor!
E’ una piccola pallina color verde, stanca di questo silenzio.

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Pallini pallini, di Hervé Tullet

Pallini pallini, di Hervé Tullet


– E allora, è lunga? – sbuffa l’angioletto vestito di azzurro, appeso vicino la cima dell’abete.
– Ma ragazzi, queste feste devono portare allegria e gioia, non tristezza! – esclama convinta la pallina.
– Ma noi siamo stanchi e raffreddati qui fuori, non abbiamo voglia di cantare – fa una stellina.

La pallina invece insiste:
– Jingle bells, jingle bells, jingle all the way…
– Ma che noiosa! – mormora un filo dorato.
– Invece la pallina ha ragione! Perché questo silenzio? Noi dobbiamo portare la gioia del Natale, amici! – urla la stella cometa dall’alto del grande albero.
– Rallegriamo la piazza e tutte le persone! – dice un filo argento.

La piccola pallina ha finalmente convinto gli addobbi dell’abete a cantare con lei.
Tutti insieme iniziano un coro festoso, per la gioia degli abitanti del paesino di Magicondolo:
– Tu scendi dalle stelle o Re del cielo e vieni in una grotta al freddo e al gelo, e vieni in una grotta al freddo e al gelo!

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e autrice di racconti per l’infanzia, per aver condiviso con tutti noi questa storia di una pallina colorata che rallegra con la sua vocina l’albero di Natale

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Oh! Un libro che fa dei suoni, di Hervé Tullet

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Gli Acciacchi della vecchia Befana 🧦


Più aumenta l’età, più la Befana ha problemi di salute. Riuscirà a consegnare in tempo i regali ai bambini?

Se avete fatto i bravi la Befana non vi porterà il carbone, ma delle buone caramelle, e per ringraziarla basteranno una minestra calda e un buon bicchier di vino.

Gli Acciacchi della vecchia Befana 🧦

Anche quest’anno l’anziana Befana sta sistemando le ultime cosette all’interno del sacco ed eseguito la revisione alla scopa volante, visto i migliaia di chilometri percorsi nel cielo.

Per lei l’età sta diventando un problema: è ingrassata una decina di chili per via di un’alimentazione troppo ricca di grassi, ha sviluppato un leggero diabete, un’artrosi importante a piedi e mani, una gobba ancor più pronunciata e dolorante, oltre un perenne raffreddore dovuto all’aria gelida sul viso durante le consegne dei regali.

Quest’estate è stata dal medico, che le ha prescritto una cura a base di farmaci antinfiammatori.
Ora deve ricominciare il giro del globo per lasciare caramelle e regali ai bambini. Ma non crediate sia semplice, le insidie sono all’ordine del giorno!

Le case moderne non hanno più i camini e bisogna stare attenti a non finire risucchiati nei termosifoni, o peggio ancora, far scattare improbabili allarmi antifurto e finire scambiati per ladruncoli.
Lo scorso anno poi, durante l’atterraggio sul tetto di una casa di un bambino meritevole, la Befana si è slogata una caviglia.

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Le più belle storie della befana. Ediz. a colori

Le più belle storie della befana. Ediz. a colori


Per fortuna Babbo Natale si trovava nei paraggi: è andato in suo soccorso cercando di aiutarla a rialzarsi, tra le urla della poveretta.
Gli ultimi regali ai bimbi sono stati recapitati i primi giorni di Marzo: un notevole ritardo!
Quest’anno, i “grandi supervisori del cielo” le hanno consigliato di trovarsi un’aiutante, magari più giovane e magra.

Quindi, miei cari fanciulli, prepariamoci ad accoglierla nel miglior modo possibile la notte tra il cinque e sei Gennaio: sistemiamo la tavola, stendiamo il tovagliolo con sopra un piatto di minestra calda (visto che non ha più denti), un bicchiere di buon vino, qualche dolcetto, mandarini e magari un’aspirina, visto i suoi innumerevoli acciacchi!
Appendiamo le calze e se la nostra casa è provvista di camino, cerchiamo di pulire bene la cappa prima della sua discesa.

Buon lavoro, mia cara Befana!

— Fine della fiaba —
fabulinis ringrazia Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e autrice di racconti per l’infanzia, per aver condiviso con tutti noi questa simpatica storia sulla Befana.

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La befana. Ediz. a colori

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Continua il tuo viaggio tra le fiabe 🏰 qui sotto te ne suggeriamo alcune che sicuramente ti piaceranno! ❤