Alice nel Paese delle Meraviglie 🐇🕓🎩🐱🧡

CAPITOLO 9 – Chi ha rubato la torta?

🖌 Disegno da colorare 🎨

Alla fine del racconto troverai anche il disegno da colorare di Alice nel Paese delle Meraviglie!

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CAPITOLO 9 – Chi ha rubato la torta?.


– Non puoi immaginare quanto sia felice di rivederti mia cara! – disse la Duchessa mentre prendeva affettuosamente il braccio di Alice.
Alice fu molto contenta di trovarla di buon umore, ma non le piaceva molto che la Duchessa le stesse così vicino, anche perchè le appoggiava il mento sulla spalla.

Poi Alice alzò lo sguardo e davanti a loro c’era la regina, con le braccia conserte, accigliata come un temporale.
– Una bella giornata, Maestà! – cominciò la Duchessa con voce bassa e debole.
– Ora vi avverto – gridò la Regina, battendo i piedi per terra mentre parlava – o tu o la tua testa dovete sparire, e in men che non si dica! Scegli!

La Duchessa fece la sua scelta e se ne andò via in un attimo.
– Continuiamo con il gioco – disse la Regina ad Alice, che era troppo spaventata per controbattere e la seguì lentamente fino al campo da croquet.

Per tutto il tempo in cui giocarono, la Regina non smise mai di litigare con gli altri giocatori e di gridare “Tagliagli la testa!”.
I condannati furono presi in custodia dai soldati, i quali ovviamente dovettero smettere di fare gli archi, così che dopo circa mezz’ora non rimasero più archi, e tutti, tranne il re, la regina ed Alice, erano in custodia e condannati a morte.

Allora la Regina si interruppe e disse ad Alice:
– Sei pronta per il Processo?
– Che processo è?! – chiese Alice
– Vieni, tra poco dobbiamo iniziare – disse la Regina.

Mentre si allontanavano insieme, Alice sentì il Re dire a bassa voce, alla compagnia in generale: “Siete tutti perdonati”.

La Regina accompagnò Alice al tribunale, e poi sparì.
Non passarono due minuti che si sentì urlare: “Il processo abbia inizio!”
Alice si girò e vide il Re e la Regina di Cuori seduti sul loro trono, circondati da una grande folla.

Il Fante stava davanti a loro in catene, con un soldato su ciascun lato per proteggerlo, accanto al re c’era il Bianconiglio, con una tromba in una mano e un rotolo di pergamena nell’altra.

Proprio al centro della corte c’era un tavolo, con sopra un grande piatto di crostate: sembravano così buone, che ad Alice venne fame nel guardarle.

Il Bianconiglio gridò: – Silenzio in tribunale! – e il Re si mise gli occhiali e si guardò intorno ansiosamente per vedere chi parlava.

– Araldo, leggi l’accusa! – disse il re.
Il Bianconiglio suonò tre squilli di tromba, poi srotolò il rotolo di pergamena e lesse quanto segue:

“La Regina di Cuori ha preparato le crostate
In un bel giorno d’estate,
Il Fante di Cuori ha rubato le crostate
E tutte le ha mangiate!”

– Date il vostro verdetto – disse il Re alla giuria.
– Non ancora, non ancora! – lo interruppe frettolosamente il Bianconiglio. – C’è ancora molto da fare prima!

– Chiama il primo testimone – disse il Re.
Il Coniglio suonò tre squilli di tromba e gridò – Primo testimone!

Il primo testimone fu il Cappellaio Matto, entrò con una tazza di tè in una mano e un pezzo di pane e burro nell’altra.
– Toglietevi il cappello – disse il Re al Cappellaio Matto.
– Non è mio – disse il Cappellaio Matto.
– Ladro! – esclamò il Re rivolgendosi ai giurati, che subito presero nota.

– Ma il cappello ce l’ho per venderlo! Non è mio, sono un cappellaio! – aggiunse.
A questo punto la Regina si mise gli occhiali e cominciò a fissare intensamente il Cappellaio, che impallidì e si agitò.

In quel momento Alice provò una sensazione molto curiosa, che la lasciò molto perplessa finché non capì di cosa si trattasse: cominciava a diventare di nuovo più grande.

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All’inizio pensò di andarsene, ma ripensandoci decise di restare dov’era finché ci fosse stato posto per lei.

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– Dai la tua testimonianza – ripeté con rabbia il Re – o ti farò giustiziare!
il povero Cappellaio Matto tremò tanto che per la confusione addentò un pezzo di tazza da tè al posto del pane e burro.
– Sono un povero uomo, Vostra Maestà – cominciò, con voce tremante – e avevo appena cominciato a prendere il tè… non più di una settimana o giù di lì… e con il pane e burro… e poi la Lepre Marzolina ha detto…
– Non ho detto un bel niente! – lo interruppe in gran fretta la Lepre Marzolina.
– L’hai detto! – disse il Cappellaio Matto.
– Lo nego! – disse la Lepre Marzolina.
– Lui nega – disse il Re – andiamo avanti.

– Bene, in ogni caso, il Ghiro ha detto… – continuò il Cappellaio Matto, guardandosi attorno con ansia per vedere se anche lui avrebbe negato, ma il Ghiro non negò nulla, visto che era profondamente addormentato.

– Ma cosa ha detto il Ghiro? – chiese uno dei giurati.
– Questo non lo ricordo – disse il Cappellaio Matto.
– Devi ricordartelo – osservò il Re – altrimenti ti farò giustiziare.

Il Cappellaio Matto lasciò cadere la tazza di tè e il pane imburrato e cadde in ginocchio – Sono un povero uomo Vostra Maestà…
– Sei un pessimo oratore – disse il Re – se questo è tutto ciò che sai, puoi andare.
Il Cappellaio Matto lasciò più in fretta che potè la corte.

– …tagliategli la testa non appena esce – aggiunse la Regina a uno degli ufficiali, ma il Cappellaio era scomparso prima che l’ufficiale potesse acciuffarlo.

– Il prossimo testimone!” disse il re.
Il testimone successivo fu il cuoco della Duchessa.
– Dai la tua prova”, disse il re.
– No – disse il cuoco.
Il Re guardò il Coniglio Bianco accigliato, poi disse con voce profonda:
– Di che cosa sono fatte le crostate?
– Pepe, soprattutto pepe – disse il cuoco..

– Non importa… – disse il Re – chiamate il prossimo testimone.
Alice osservò il Bianconiglio mentre armeggiava con la lista, immaginate la sua sorpresa, quando il Coniglio Bianco lesse ad alta voce:
– Alice!
– Cosa?! – esclamò Alice, balzando in piedi.

– Cosa sai di questa faccenda? – disse il Re ad Alice.
– Niente – disse Alice.
– Niente di niente? – insistette il Re.
– Niente di niente – ripetè Alice.

In quel momento il Re, che era occupato a scrivere sul suo taccuino, disse:
– Regola Quarantadue, tutte le persone alte più di un kilometro devono lasciare la corte.
Tutti si voltarono a guardare Alice.

– Non sono alta un kilometro – disse Alice.
– Lo sei – disse il Re.
– Quasi due kilometri d’altezza – aggiunse la Regina.

Alice non si era accorta che stava di nuovo crescendo.

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– Non sono d’accordo! – disse Alice.
– Tagliatele la testa! – gridò la Regina a squarciagola. Nessuno si mosse.

Alice, che ormai aveva raggiunto la sua grandezza naturale, fu assalita dall’intero mazzo di carte dei fanti che le piombò addosso coprendola tutta.

Cercò di respingerli con le mani ma si ritrovò distesa sulla riva, con la testa in grembo a sua sorella, che stava delicatamente spazzando via alcune foglie morte che erano cadute dagli alberi sul suo viso.

– Svegliati, Alice cara! – disse sua sorella – ma che lungo sonno hai avuto!

– Ho fatto un sogno così curioso! – disse Alice, e raccontò a sua sorella, per quanto poteva ricordarle, tutte le sue strane avventure.
Sua sorella la baciò e disse:
– Era un sogno curioso, certo, ma ora si sta facendo tardi.
Così Alice si alzò e corse via, e mentre correva pensava al meraviglioso sogno che aveva avuto.

Sua sorella invece rimase immobile a guardarla andare via, pensando a quanto era dolce e spensierata la piccola Alice.
Così rimase seduta e chiuse gli occhi, sperando di poter viaggiare anche lei nel Paese delle Meraviglie, e mentre l’erba alta frusciava dolce ai suoi piedi, un Bianconiglio le passò accanto correndo…

⚜ Fine della fiaba ⚜

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Note ad Alice nel Paese delle Meraviglie

Alice nel Paese delle Meraviglie è un racconto veramente famoso, forse uno dei più famosi racconti per bambini.

Ne hanno fatto film, cartoni animati ed adattamenti teatrali.

Alice nel Paese delle Meraviglie è anche un racconto molto particolare dal punto di vista dello svolgimento, pieno di situazioni surreali e senza senso (il cui motivo fondamentalmente viene svelato nel finale) e anche soprattutto per i dialoghi tra i personaggi, non sempre semplici o immediatamente comprensibili.

Una delle più grandi sfide infatti, per chi vuole tradurre Alice nel Paese delle meraviglie, è cercare di ricondurre ad un senso molti dei “giochi di parole” e “nonsense” usati da Lewis Carroll, che ben si prestano ad essere usati nella lingua inglese, ma che subiscono un forte “lost in traslation” e perdita totale di significato quando si cerca di adattarli in altre lingue.

E’ per questo motivo che nel nostro adattamento troverete solo una delle tante filastrocche e parti in rima presenti nel testo originale. La storia rimane comunque completamente comprensibile e godibile anche senza quelle parti.

In questa versione sono stati volutamente tralasciati due capitoli (quelli sulla tartaruga ed il grifone) per rendere la storia più scorrevole e non troppo lunga. Nonostante la mancanza di questi due capitoli, la storia non perde la sua magia ed il magnifico significato.

Speriamo che questa nostra versione vi piaccia quanto è piaciuta a noi riscriverla!

P.S. Alice è esistita veramente e si chiamava Alice Liddel, figlia di amici di famiglia di Lewis Carroll

😊

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Ciao sono Silvia, sono una Musicista e Musicoterapeuta, realizzo laboratori di musicalità per i più piccini da 0 a 6 anni, utilizzando il gioco come mezzo per migliorare e rendere più sereno il rapporto tra genitori e figli. Mentre nel tempo libero mi diverto a leggere e raccontar fiabe ai bambini. 😊

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