Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪

Cosa Si Nasconde Dietro la Maschera di Arlecchino? Scopri la sua storia!

In una città antica arrampicata sui colli, un bambino di nome Arlecchino osserva il mondo da dietro una finestra della sua povera casa. Ma oltre il vetro, si avvicina il più grande evento dell’anno: la festa di Carnevale.
Mentre tutti i bambini del quartiere mostrano i loro costumi sfarzosi, lui stringe i pugni in silenzio, convinto che non potrà mai avere un costume bello come il loro.
Fino a quando una notte, un gesto inaspettato cambierà tutto…
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“Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪“
aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!
Arlecchino e il vestito dai mille colori 🟥🟨🟩🟦🟪
Aveva otto anni, e passava le giornate osservando il mondo da dietro le tende della finestra di casa sua, perché si vergognava ad andare in giro per i vicoli con i suoi vestiti tutti usurati e rattoppati.
La sua mamma lavorava dall’alba al tramonto per mettere insieme una minestra e un tozzo di pane. Ma c’era sempre un sorriso sul suo viso, e questo, pensava Arlecchino, valeva più di qualsiasi tesoro.
Quel febbraio, però, tutti i bambini del quartiere parlavano di una cosa sola: la grande festa di Carnevale dove la piazza della città si sarebbe riempita di maschere e colori, di risate e di musica.
Tutti i bambini raccontavano come sarebbero stati belli i vestiti che avrebbero indossato alla sfilata di Carnevale:
– Quest’anno ho un mantello blu con le stelle dorate! – gridava Marco, il figlio del fornaio.
– E io avrò un cappello con tre piume di pavone! – rispondeva Giulia, gonfiando il petto.
Arlecchino che li ascoltava da dietro la finestra, invece, stringeva forte le mani dietro la schiena, si nascondeva in un angolo e non diceva niente.
Un pomeriggio, arrivò a casa sua Colombina, la sua unica vera amica, lei non lo guardava mai storto per i suoi vestiti rattoppati.
– Arlecchino, domani proviamo tutti i costumi di Carnevale in piazza! Vieni anche tu? – gli disse con entusiasmo.
Il bambino guardò i suoi piedi scalzi, poi alzò lo sguardo verso le nuvole che correvano veloci sopra i tetti.
– Non posso, devo… devo aiutare la mamma – rispose senza molta convinzione.
– Ma dopo averla aiutata? – ribatté subito Colombina.
– Dopo… dopo devo andare al mercato – continuò Arlecchino evitando di guardarla in viso.
– E poi? – lo incalzò ancora Colombina.
Arlecchino si morse il labbro, dire bugie gli pesava sulla lingua come sassi.
– E poi… poi devo sistemare casa – le disse con un filo di voce.
Colombina inclinò la testa, ma non disse nulla, gli prese solo una mano e gliela strinse forte, prima di correre via tra i vicoli.
Quando sua mamma tornò a casa, trovò Arlecchino seduto sul gradino della porta d’ingresso. Non piangeva, i bambini come lui avevano imparato presto che le lacrime non riempiono le pance vuote, ma i suoi occhi parlavano lo stesso.
– Cosa c’è, piccolo mio? – disse dolcemente lei.
– Niente, mamma – rispose lui con lo sguardo basso dando un piccolo calcio ad un sassolino.
Ma la mamma di Arlecchino aveva un cuore che vedeva oltre le parole.
Quella sera, mentre il bambino dormiva, uscì sul pianerottolo e trovò la signora Margherita, la sua vicina, che rammendava un lenzuolo alla luce d’una candela.
– Arlecchino non andrà alla festa di Carnevale – disse piano la mamma di Arlecchino con la voce malinconica – sa che non ho stoffa per fargli un costume e si è inventato mille scuse per non andare, ma io ho visto la vergogna nei suoi occhi…
La signora Margherita posò l’ago e alzò lo sguardo.
– Ma tutti i bambini devono festeggiare Carnevale…! – esclamò sottovoce.
Le due donne si guardarono in silenzio. Poi la signora Margherita sorrise, e quel sorriso aveva dentro il calore di un abbraccio amico.
– È uno scampolo che non mi serve più – disse alla mamma di Arlecchino mentre, sorridendo, usciva dalla porta.
Nel pomeriggio arrivò la signora Teresa con un triangolo di velluto verde. Poi venne la vecchia Rosa con un nastro giallo come il sole. La signora Agnese portò una striscia di tessuto viola, la giovane Elena un quadrato blu di velluto.
La mamma di Arlecchino all’inizio non capiva come mai tutte le donne del vicinato portassero un pezzettino di stoffa, poi mentre guardava quel tesoro crescere sul tavolo, intuì finalmente il loro scopo, e quasi si mise a piangere dalla felicità per la generosità che tutte loro le stavano dimostrando.
Quando il giorno finì e Arlecchino andò a dormire, sua mamma radunò tutte le stoffe e si mise all’opera. Lavorò tutta la notte, le dita che si muovevano veloci con ago e filo e cuciva insieme rosso e verde, giallo e viola, blu e arancione, confezionando un vestito che nessuno ancora aveva immaginato.
All’alba, quando il primo raggio di sole entrò dalla finestra, il vestito era pronto.
Arlecchino si svegliò e, stropicciandosi gli occhi, vide un meraviglioso vestito di Carnevale appeso vicino al camino.
Per un momento pensò di sognare ancora, poi guardò sua mamma che aveva gli occhi stanchi per la nottata passata senza mai fermarsi, ma felici per aver fatto qualcosa di straordinario per il suo bimbo.
– È… è per me? – sussurrò ancora incredulo Arlecchino.
Sua mamma si limitò ad annuire sorridendo, allora Arlecchino corse da lei e l’abbracciò così forte che pensò di non lasciarla mai più.
– È fatto grazie alla generosità di tutto il vicinato. Sei amato, piccolo mio, anche quando pensi di essere invisibile.
Arlecchino indossò subito il vestito, e si ammirò: ogni pezza di colore diverso che indossava raccontava quanto amore si poteva dare grazie a un piccolo pezzettino di stoffa.
Quando arrivò in piazza, tutti i bambini si girarono verso di lui e si zittirono di colpo nel vederlo.
Arlecchino, sorpreso dalla loro reazione, sentì le ginocchia tremare e stava per scappare via quando sentì una vocina vicino a lui.
– Ma è bellissimo! – era Colombina che gli prendeva la mano sorridendo.
Poi accadde qualcosa di inaspettato, gli altri bambini si avvicinarono, uno dopo l’altro, per toccare tutti i colori del suo vestito, lo circondarono come in un abbraccio.
– Ma come brilla! – disse uno.
– Guarda quanti colori! – esclamò un altro.
– Non ho mai visto niente di simile! – gridò un altro ancora.
E tutti guardavano Arlecchino e il suo vestito con meraviglia ed ammirazione.
Poco dopo iniziò la sfilata di Carnevale e Arlecchino camminò per le strade di Bergamo tenendo la mano di Colombina.
Il suo vestito splendeva sotto il sole, e ogni passo era meno timido del precedente.
Il cuore gli batteva forte, ma non più di paura: batteva di gioia.
E quando il giudice della festa dovette scegliere il costume più bello, non ebbe dubbi, chiamò Arlecchino sul palco e gli mise in testa una corona di carta dorata.
Arlecchino guardò la folla e vide tutte le mamme del vicinato sorridere.
Vide sua madre con gli occhi lucidi.
Vide Colombina che saltava dalla felicità.
E per la prima volta nella sua vita, Arlecchino non abbassò lo sguardo, perché grazie alla generosità di tante persone e all’amore della sua mamma, un semplice vestitino fatto di tanti scampoli diversi cuciti assieme, lo aveva fatto diventare l’eroe della sfilata di Carnevale.
Quella sera Arlecchino si addormentò nel suo letto stringendo il suo vestito multicolore.
E nei suoi sogni, non c’era più grigia vergogna, ma solo arcobaleni che brillavano colorati e felici.
⚜️ Fine della fiaba ⚜️
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🎁 In regalo! 🎁
A Luca é piaciuta molto e a carnevale si maschererà proprio da Arlecchino mentre papino si maschererá da Pulcinella e mammina da Colombina.
Ciao Luca!
É fantastico saper che a Carnevale vi vestirete tutti da maschere così belle! 🥳
Un grandissimo abbraccio a te, mamma e papà! 🤗