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Autore: William

Sherazade e il re Sharir ✨

Mille e una notte per conquistare un cuore: l’incanto delle storie di Sherazade

In un regno tormentato da un re ferito nell’onore, Sherazade, una giovane donna intelligente e coraggiosa, escogita un piano audace.

Ogni notte, per salvare la propria vita e quella delle altre donne, narra al re storie incantate, lasciandole sempre in sospeso.

Con le sue parole, intrise di magia e mistero, riesce a far innamorare Sharir, trasformando le mille e una notte in un incantesimo senza fine.


Alla fine del racconto troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di Sherazade e il re Sharir ✨!

Qui sotto trovi la fiaba da leggere, ma se vuoi puoi ascoltare l’audiofiaba 🧸 raccontata da William!

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Sherazade e il re Sharir ✨


C’era una volta, nel lontano regno di Persia un re con due figli, Sharir e Shazan, e quando morì, Sharir il figlio maggiore, gli succedette al trono.

I due fratelli erano però molto legati, e per dargli prova del suo affetto Sharir cedette al fratello Shazan il governo di tutto il territorio della Tartaria. Ma per governare la Tartaria, Shazan dovette salutare Sharir e trasferirsi nel nuovo regno.

Passarono i mesi e Shazan decise di fare visita al fratello per poterlo riabbracciare. Sharir fu molto felice della visita e fecero gran festa, ma dopo pochi giorni Shazan decise di tornare in Tartaria perché l’adorata moglie gli mancava molto.

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Le tre meraviglie 🧺

La Principessa che sfidò la Montagna Maledetta: Un Racconto dalle Mille e una Notte

Un misterioso abbandono, tre neonati reali scomparsi nelle acque del palazzo, e due sorelle consumate dall’invidia.

Questa affascinante fiaba orientale svela il destino di Bahman, Perviz e la coraggiosa Parizade, cresciuti ignari della loro vera identità. Ma cosa si nasconde dietro la visita di una misteriosa vecchina che parla di tre oggetti magici?

Dalla tradizione delle Mille e una Notte, un racconto dove il destino di un regno intero dipende dalla determinazione di una giovane ragazza, pronta a sfidare una montagna maledetta per salvare i suoi fratelli e scoprire una verità sepolta nel tempo…


Alla fine del racconto troverai anche il 🎨 Disegno da colorare de Le tre meraviglie 🧺!

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Le tre meraviglie 🧺


C’era una volta un Sultano che amava passeggiare per le vie della sua capitale indossando semplici abiti da privato cittadino.

Passando per una stradina solitaria, il Sultano udì delle donne che discutevano ad alta voce e, sbirciando dalla fessura della porta, vide tre splendide sorelle che parlavano animatamente su quale fosse il loro marito ideale.

– Non chiedo altro che avere per marito il fornaio del Sultano – esclamò la maggiore,
– Io potrei accontentarmi del cuoco del Sultano – rispose la seconda sorella.
– Quanto a me – disse la più giovane – se debbo desiderare un marito, vorrei che fosse il Sultano stesso!

Il Sultano fu così divertito dalla conversazione che decise di soddisfare i loro desideri e, rivolto al gran Visir, gli ordinò di portare le ragazze al palazzo reale.

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La principessa del mare 🌊

Il segreto della principessa del mare: un amore che unisce due mondi

L’amore, si sa, può sbocciare nei luoghi più inaspettati. E così accadde al re Shazaman, un sovrano solitario alla ricerca della felicità.

Il suo destino incroca quello di Gulnare, una giovane donna dal passato misterioso.

Ma il loro amore era destinato a essere messo alla prova da un segreto che Gulnare porta nel cuore: un legame speciale con il mare…


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La principessa del mare 🌊


C’era una volta nella terra dei Persiani un re chiamato Shazaman, che non aveva avuto la fortuna in tutta la sua vita di avere un figlio.
Non aveva quindi nessun erede a cui lasciare il regno alla sua morte, e questo gli causava grande tristezza.

Un giorno, uno dei suoi servitori, gli disse che due persone chiedevano la sua udienza:
– O mio signore, alla porta c’è un mercante con una ragazza e chiedono di voi.
– Portatemeli qui – rispose Shazaman.

Non appena ebbe davanti il mercante e la ragazza, Shazaman rimase così affascinato dalla misteriosa fanciulla che se ne innamorò all’istante.

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La fata Paribanou 🧚‍♀️

Tre fratelli, un amore e un mistero: chi conquisterà il cuore della principessa?

In un regno lontano, tre principi si contendono l’amore della splendida principessa Nunniar.

Ognuno di loro, per conquistarla, intraprende un’avventura epica alla ricerca dell’oggetto più straordinario da regalare al loro padre, il Sultano.

Ma uno dei tre fratelli farà una scoperta inaspettata…


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La fata Paribanou 🧚‍♀️


C’era una volta un Sultano che aveva tre figli, il maggiore si chiamava Hussein, il secondo Alì e il più giovane Ahmed.
Tutti e tre i ragazzi erano innamorati della principessa Nunniar e chiedevano incessantemente al Sultano il consenso per sposarla.

Volendo bene a tutti e tre in egual modo, il Sultano decise di metterli alla prova: chi gli avrebbe portato l’oggetto più prodigioso sulla faccia della terra, avrebbe sposato Nunniar.

Tutti e tre i figli accettarono, e partirono per il mondo alla ricerca di qualcosa che avrebbe impressionato il loro padre.

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Il pescatore e il genio🎣

Il pescatore e il genio, nelle profondità di un mistero orientale

Lasciati trasportare dalla magia di questo gioiello delle Mille e una notte, dove dentro un barattolo pescato dal mare si nasconde un Genio.

Un racconto che parte da un povero pescatore e si trasforma in un’epica avventura con pesci incantati, un principe pietrificato e un astuto Sultano.

Una storia dove niente è come sembra, e dove la gentilezza di un umile pescatore svela misteri che cambieranno per sempre il destino di un intero regno.


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Il pescatore e il genio🎣


C’era una volta un vecchio pescatore, era molto povero e a malapena guadagnava da vivere per sé e la sua famiglia.
Un giorno tirando in barca le reti da pesca, vi trovò dentro uno strano barattolo sigillato col piombo.

In un primo momento pensò di venderlo al fabbro, e con quello che ne avrebbe guadagnato si sarebbe preso un po’ di cereali per cucinarsi una buona zuppa.
Incuriosito però dall’oggetto decise di aprirlo per vedere cosa contenesse.

Fece saltare via il coperchio e subito dal barattolo uscì una nuvoletta azzurra che si addensò fino a formare un’imponente uomo dallo sguardo fiero.
– Io sono un potente Genio, sono stato rinchiuso dentro questo barattolo con l’inganno, per ringraziarti di avermi liberato ti renderò ricco.

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Il cavallo magico 🐎

Il cavallo magico tra le meraviglie del cielo d’Oriente

Lasciati trasportare dalla magia di questo gioiello delle Mille e una notte, dove un misterioso cavallo magico col potere di volare, fa vivere al principe Firaz delle avventure straordinarie.

Un racconto dove fantasia e magia si fondono in un viaggio attraverso le nuvole e palazzi imperiali, dove solo il coraggio di Firaz e l’ingegno della principessa Raha li porteranno a condividere una storia incantata.


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Il cavallo magico 🐎


Era la Festa di Primavera, la più antica e splendida di tutte le feste della Persia, e nella città di Schiraz il re aveva fatto preparare tanti magnifici spettacoli.
Tra i tanti artisti arrivati in città, un mago apparve davanti al trono del re, conducendo un cavallo di legno che era somigliante in tutto e per tutto a un cavallo reale.

– Sire – disse il mago – posso assicurarvi con certezza che nessuna delle meraviglie che avete visto oggi può essere paragonata a questo cavallo!
– Non ci vedo nulla di particolare tranne che è una bella imitazione di un cavallo – rispose il re.
– Sire, questo è un cavallo magico che mi permette di volare ovunque io voglia, in un batter d’occhio.

Il re curioso di vedere cosa faceva il cavallo gli ordinò di andare sulla montagna che gli stava indicando col dito e ritornare indietro con una foglia della grande palma che vi stava in cima.

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Sinbad il marinaio ⛵

Sinbad il marinaio, alla scoperta dei sette mari d’Oriente

Salpa verso l’ignoto con Sinbad il marinaio, il leggendario navigatore delle Mille e una notte che ha sfidato mostri marini, tempeste e creature fantastiche.

Da povero marinaio a esploratore intrepido, il suo viaggio è un’avventura mozzafiato attraverso mari inesplorati, isole misteriose e terre esotiche.

Viaggi straordinari dove il coraggio si mescola alla fortuna, e dove ogni porto nasconde tesori, pericoli e meraviglie mai viste prima.


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Sinbad il marinaio ⛵


Sinbad era un giovane e imprudente ragazzo che aveva ereditato una notevole ricchezza dai suoi genitori, ma non sapendo amministrare il suo patrimonio iniziò a sperperarlo in ogni tipo di divertimento.

Un giorno però si accorse che di ricchezze ormai gliene rimanevano ben poche, decise quindi di cambiare vita: vendette quel poco che gli rimaneva e con quello che ci guadagnò decise di comprare delle spezie da poter rivendere come mercante.

Sinbad venne a conoscenza di una nave, che salpava di lì a poco per le Indie Orientali. Decise quindi di unirsi alla ciurma come marinaio semplice sperando di fare un buon affare vendendo le sue spezie una volta arrivato a destinazione.

Il giorno dopo salparono, all’inizio Sinbad era tormentato dal mal di mare, tanto da pensar di aver sbagliato completamente nello scegliere la vita da marinaio, ma dopo qualche giorno si abituò.

Durante il lungo viaggio di tanto in tanto approdavano in una delle molte isolette che incontravano, scambiando le mercanzie. Un giorno, quando il vento calò improvvisamente e non si poteva più navigare, Sinbad e compagni si trovarono vicino a una minuscola isoletta piatta simile ad un bel prato verde, che si alzava appena poco sopra la superficie del mare.

Ammainarono le vele e alcuni marinai, tra cui Sinbad, giusto per sgranchirsi le gambe sbarcarono sull’isoletta con una barchetta, e dopo aver chiacchierato per un po’, accesero un fuoco e prepararono il pranzo.

Ma un improvviso e violento tremore dell’isola li colse di sorpresa.
I pochi compagni rimasti sulla nave lanciarono un grido verso di loro invitandoli a salire a bordo della nave il più presto possibile: quella che avevano pensato fosse un’isoletta in realtà non era altro che il dorso di una gigantesca balena che riposava.

Quelli che erano più vicini alla barca vi si gettarono dentro, altri invece si tuffarono in mare. Sinbad invece, non fu abbastanza veloce e la balena si inabissò prima che potesse salvarsi.

Per fortuna trovò uno dei pezzi di legno usati per accendere il fuoco e vi si aggrappò. In lontananza scorgeva la sua nave che, dopo aver tirato su gli ultimi compagni dal mare, aprì le vele e riprese il suo viaggio.

– Aiuto! Aiuto! – provò a gridare il povero Sinbad, ma nessuno dalla nave sentì le sue grida.
Rimase così aggrappato al pezzo di legno in balia delle onde per tutto il giorno e la notte.
Solo quando arrivò l’alba scorse in lontananza un’isola e con le poche forze rimaste nuotò fino a riva dove si stese, più morto che vivo, a riposare.

Dopo essersi finalmente un po’ riposato sentì i morsi della fame, per fortuna l’isola era piena di vegetazione che offriva erbe e frutti commestibili con cui poter riempire la pancia.

Poco dopo raggiunse una grande pianura dove, ad un albero, era legato un cavallo. Mentre stava lì a guardarlo gli pareva di sentire delle voci che apparentemente provenivano da sottoterra.

Un attimo dopo dal nulla gli apparve davanti un uomo che gli chiese come fosse arrivato sull’isola.
Allora Sinbad gli raccontò tutta la sua avventura, l’uomo lo stette ad ascoltare con attenzione, poi gli disse che era lo stalliere di Mirage, il re dell’isola, e che portava a passeggiare i cavalli del suo padrone in quella pianura disabitata.

L’uomo chiese quindi a Sinbad che se voleva accompagnarlo nella parte abitata dell’isola e conoscere il re Mirage.
Sinbad accettò volentieri l’offerta, sapendo che da solo non sarebbe sopravvissuto molto a lungo…

La mattina dopo partirono presto e quando raggiunsero la capitale Sinbad fu gentilmente ricevuto dal re, al quale raccontò le sue avventure.
Gli fu offerto quindi un alloggio, vestiti e cibo con cui sfamarsi per qualche giorno.

Essendo un mercante, nei giorni seguenti Sinbad iniziò a cercare per la città persone che facessero lo stesso mestiere, sperando in questo modo di trovare un modo per tornare a casa.

Il giorno dopo però arrivò in porto una nave che Sinbad conosceva bene, era la nave su cui era salpato da casa e da cui era stato abbandonato in mare giorni prima.
Sapeva che quella nave trasportava ancora le sue mercanzie, e senza farsi vedere diede un’occhiata ai magazzini dove venivano scaricate le merci. Su alcune casse vide il suo nome.

Sinbad decise quindi di andare dal capitano della nave e reclamare quanto gli spettava di diritto. Quando gli fu vicino gli disse:
– Capitano! Io sono Sinbad il marinaio, e questi sono i miei beni!

Quando il capitano udì queste parole lo guardò stupito, poi lo squadrò da cima a fondo pensando di essere davanti ad un impostore pronto a rubare gli averi di un povero marinaio defunto.
– Come puoi dire questo! Ho visto con i miei occhi Sinbad e molti altri affogare! Sei solo un orribile impostore!

Ma Sinbad lo supplicò di ascoltarlo e gli raccontò la sua storia.
Il capitano lo ascoltava attentamente, e mentre Sinbad parlava arrivarono alcuni suoi compagni di ciurma che lo riconobbero e lo abbracciarono, allora anche il comandante si convinse che quello era veramente Sinbad il marinaio.

– Sia lodato il cielo! – esclamò il capitano – sei scampato ad un grande pericolo! Questi sono i tuoi beni, fanne ciò che vuoi.

Sinbad lo ringraziò e decise di preparare un prezioso regalo per il re Mirage che, quando lo ricevette, rimase stupito e lo ringraziò sentitamente.

Con quello che gli rimaneva, Sinbad scambiò le sue mercanzie con altre, riuscendo a racimolare molto di più della somma che gli sarebbe servita per riprendere il viaggio verso casa.

Si fece quindi costruire una barca tutta sua e salpò con l’aiuto di quattro marinai esperti.

Durante il viaggio di ritorno, un giorno verso il tramonto, Sinbad scorse una strana isoletta che rifletteva la luce del sole come se fosse fatta di pietra preziosa. Ma la cosa incredibile fu constatare che l’isoletta era per davvero fatta di gioielli!

Mentre si avvicinavano si riconoscevano sulla spiaggia enormi diamanti, rubini e smeraldi.
Sinbad decise di sbarcare, ma uno dei suoi marinai lo mise in guardia:
– Deve essere sicuramente un’isola stregata! Se così non fosse ne avremmo sicuramente sentito narrare le leggendarie ricchezze…

Gli altri marinai, sentite queste parole, si rifiutarono di scendere sull’isola. Allora Sinbad che non credeva alle superstizioni dei marinai, ma solo alla propria fortuna, scese da solo.

Iniziò a raccogliere quante più gemme poteva mettendole dentro un sacco. Poi d’improvviso dall’alto sentì un sinistro rumore, alzò gli occhi e vide un’enorme aquila che volava nel cielo e sembrava volergli piombare addosso.

Dalla sua barca i marinai gli gridavano di scappare, ma ormai era troppo tardi, Sinbad sfuggì per miracolo agli artigli dell’aquila gettandosi dentro ad una grotta lì vicino.

Tirando un sospiro di sollievo per essersi salvato, iniziò a pensare come poteva uscire di lì senza essere attaccato dall’aquila. Iniziò quindi ad esplorare la grotta in cerca di qualcosa che lo potesse aiutare.

Quello che trovò però non lo confortò per niente, anzi… intravide per terra quella che con tutta probabilità doveva essere la pelle di una muta abbandonata da un serpente dalle dimensioni gigantesche!

Sinbad fu preso dal terrore, probabilmente quella era la grotta dove, nell’oscurità, stava riposando un enorme serpente, che lo avrebbe divorato in un sol boccone non appena si fosse svegliato.
Poi però a Sinbad venne in mente un’idea.

Si avvicinò cautamente all’uscio della grotta senza far rumore e senza poter essere visto dall’aquila che ancora volava in tondo sopra la sua testa. Poi cominciò a picchiare con un bastone sull’entrata della grotta.

Già al secondo colpo, vide due grandi occhi di fuoco aprirsi in fondo alla grotta, era il serpente che si era svegliato e procedeva lentamente verso di lui.

Sinbad immaginava che il serpente, al momento opportuno, sarebbe scattato per azzannarlo, così attese immobile dominando a stento l’istinto di fuggire via.

Poi il serpente scattò in avanti per prenderlo, ma Sinbad fece un veloce balzo di lato e lo schivò, così il serpente si ritrovò completamente fuori dalla grotta, pronto per attaccarlo di nuovo

Ma come aveva previsto Sinbad, subito l’aquila di precipitò in picchiata e afferrò la cosa più grande che vide, ovvero il serpente.

L’aquila si allontanò col suo enorme pasto lontano in un’altra parte dell’isola e Sinbad fu libero di tornare a bordo della sua barca con un sacco pieno di pietre preziose.
Tutti i marinai fecero festa e salparono le vele verso casa.

Sinbad dopo molti giorni finalmente ritornò alla sua terra dove iniziò un redditizio commercio di beni preziosi. Si sposò e, con tutte le ricchezze che aveva guadagnato, visse per sempre felice e contento.

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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Filastrocche di Natale 🎅

Mentre si aspetta il Natale, e fuori fa tanto freddo, perché non divertirsi a recitare o cantare delle simpaticissime filastrocche?

In questa pagina raccogliamo alcune bellissime filastrocche a tema natalizio, così da poter passare dei bei momenti insieme ai vostri bambini, ridendo e scherzando con le rime.

Indice delle filastrocche

Buon viaggio Babbo Natale 🎅

Babbo Natale è andato via,
nel cielo ha lasciato una lunga scia,
nella sua slitta non ci sono più doni,
li ha distribuiti ai bambini buoni.

In verità li ha anche portati
a tutti quelli che sono ammalati,
chi in una casa, chi in Ospedale,
quest’anno ha avuto molto da fare.

Ha portato “Speranza” in un pacco regalo,
dal colore del cielo e nel centro un aeroplano,
in un sacchetto con un fiocco arancione,
ha messo dentro la parola “Amore”.

Di tanti doni, quello più bello,
lo ha donato a un orfanello,
c’era un biglietto con scritto “domani”,
ti verranno a prendere per non lasciarti mai.

Tanti pacchetti dai mille colori,
tanti progetti per lenire dei cuori,
in fondo lui è solo un vecchietto,
ma ha tanti sogni dentro un cassetto.

Il prossimo anno sarà più veloce,
deve fare di meglio, deve sparger la voce,
molte più persone lo devon aiutare,
qui, sulla terra, c’è bisogno di amare!

Il piccolo elfo 🎁

Babbo Natale è proprio arrabbiato,
uno degli elfi è influenzato,
non era proprio questo il momento,
ma che vuoi farci, con questo tempo…

L’amico elfo era quello dei pacchetti,
li disponeva sempre perfetti,
i più pesanti li metteva sotto,
altrimenti tutto arrivava rotto.

Questo compito a chi poteva affidare,
non c’era nessuno che lo poteva fare,
l’elfo brontolone se lo poteva scordare,
l’elfo ghiottone pensava solo a mangiare.

Poi vide in un cantuccio l’elfo “bambino”,
chiamato così perché era il più piccino,
stava in disparte, ma guardava ogni cosa,
forse con lui poteva risolver qualcosa.

Gli diede dei pacchi, senza dirgli il perché,
doveva fare una torre, altro da sapere non c’è,
il piccolo elfo comincia a sistemare,
i pacchi più pesanti, in fondo, dovevano stare.

Oh oh, che gioia, disse Babbo Natale,
ho trovato l’elfo che mi può aiutare,
non serve l’altezza per certi lavori,
serve la testa, con tutti i suoi accessori.

Come regalo gli fece fare un viaggetto,
il piccolo elfo era interdetto,
aveva fatto giusto perché si era interessato,
si meritava questo viaggio fatato.

Sognare il Natale 🎅

In casa scoppietta il camino,
una luce fioca nell’abbaino,
Babbo Natale se n’è già andato,
chissà se a casa è già arrivato.

I bimbi stanno ancora giocando
e alla scuola non stanno pensando,
c’è ancora nell’aria odore di festa
e molti sogni ancora nella loro testa.

Ma i nostri cuori non sono sereni,
ogni giorno è pieno di mille pensieri,
vediamo i bambini che stanno soffrendo
e tutti quelli che stanno morendo.

Non può esserci pace per tutto questo,
puoi solo pensare che è disonesto
che alcuni bambini siano contenti,
ma molti altri siano dolenti.

Ma non c’è niente che possiamo fare?
Non abbiamo risorse da sfruttare?
Noi mamme e nonne possiamo solo pensare,
che ogni bambino ha il diritto di sognare.

Festeggiamo il Natale 🎄

Per questo Natale un po’ strampalato,
in questi giorni che ricordan il passato,
è molto difficile stare a guardare
quello che avviene in oltremare.

Eppure dobbiamo chinare la testa
e fare lo stesso una grande festa,
per tutti quelli che ci sono vicini,
ma soprattutto per i bambini.

Allora apriamo la nostra casetta,
accendiamo le luci e iniziamo la festa,
Babbo Natale ci porterà i doni
anche quest’anno, se siamo stati buoni.

Stampiamo sul viso un grande sorriso,
poniamo il cibo che sarà condiviso,
pensiamo un attimo a chi ci ha lasciato
perché in questo giorno non sia scordato.

E allora facciamo che questa giornata,
possa esser di gioia e non rovinata,
diamo la mano a chi ci è vicino
e non scordiamo che oggi è nato un Bambino.

Gesù Bambino 👼

Oggi la mia nipotina
mi è venuta vicina
e mi ha chiesto, d’amblé
“Nonna, il Natale cos’è?”

Cara, il Natale è assai bello,
c’è un bue e un asinello
e nella grotta un bambino
che giace nel suo paglierino

A fianco ha la sua mamma
che gli mette a posto la paglia,
mentre il suo papà lo governa
e guarda in alto una stella

La nascita di questo bambino
è stata un evento divino,
tutti lo voglion vedere
e accorron per questo ottenere

Ecco il Natale cos’è,
non regali o luci, ahimè,
ma la nascita di questo Bambino
che ha cambiato il destino

Babbo Natale in mutande 🎅🩲

Oh oh, che fatica, sono arrivato
ma il mio vestito è tutto bagnato,
ho tanta strada ancora da fare,
devo per forza farlo asciugare.

Lo stendo per bene in un cortile,
devo far piano, non mi devon sentire.
Sento rumore nella casetta,
voci di bimbi e di una maestra.

Sono in mutande, non mi devon vedere,
sennò che figura…è meglio tacere.
Mi affaccio un pochino alla finestra,
tanti visini, c’è aria di festa.

Vedo le luci, un alberello,
vedo il presepe con l’asinello,
che armonia, che pace mi dà,
presto il vestito si asciugherà.

Mi spiace lasciare questo ambiente fatato,
ma il mio tempo ormai se n’è andato,
metto il vestito tutto di fretta,
aspetto la slitta e auguro “Buona Festa!”

Gli elfi e Babbo Natale 🎅

Siamo gli elfi e siam piccini,
noi piacciamo a tutti i bambini
ma non abbiamo ancora capito
se è per i doni o il nostro vestito.

Alla mattina di buon’ora
siamo ancora sotto le lenzuola,
una campana rimbomba nell’aria,
è la nostra sveglia ed è necessaria.

Tutti di corsa andiamo a lavarci,
è un grande caos per accaparrarci
sia il sapone che l’asciugamano,
facciamo presto o la colazione saltiamo.

Poi profumati e tutti bellini
andiamo a finire i giocattolini,
chi è addetto alle bambole o ai trenini,
chi ai peluche o ai cavallini.

Che bella atmosfera che noi creiamo,
una musica dolce nell’aria sentiamo,
siamo ancora assonnati e anche stanchini
ma Natale è vicino: pensiamo ai bambini!

Ecco, siam pronti, è tutto finito,
facciamo i pacchetti con qualche candito,
le renne aspettano che i sacchi mettiamo,
son pronte a partire e tutti aspettiamo.

Ecco Babbo Natale, è ancora più bello,
per noi lui è un caro fratello,
no , anzi, qualcosa di più,
gli vogliamo un gran bene tutti quassù.

Ed ecco che partono, con un saluto,
anche questo Natale abbiamo potuto
costruire giocattoli per i bambini,
siamo proprio contenti, anche se siam piccini.

Caro Babbo Natale 🧸

Toc toc. Posso entrare?
Però nessuno mi deve disturbare,
sono venuto a portare dei doni,
mi hanno detto che i bimbi son stati buoni.

Ecco in un angolo una letterina,
non c’è nessuno in casa stamattina.
Con questo freddo chissà dove sono andati,
c’è anche la neve, si saran bagnati!

Ora mi siedo in questa bella poltrona,
è di raso rosso e sono sveglio di buon’ora.
Sprofondo così nel morbido tessuto
mi sento proprio molto benvoluto.

Però purtroppo nel caldo tepore
mi addormento e passano le ore
e mi ricordo d’un tratto della letterina,
non l’ho ancora aperta, che figura barbina!

“Caro Babbo Natale, sono dovuta partire,
oggi la mamma deve partorire,
ti ho lasciato sul tavolo i biscottini,
un poco di latte e alcuni grissini.

Dona i miei regali a un altro bambino,
a me basta avere un fratellino,
non c’è al mondo cosa più bella,
sul mio albero di Natale aggiungo una stella!”

Arriva il Natale 🌠

Arriva il Natale
è tutto imbiancato, 
guardo la neve 
e resto abbagliato.

Tutti i bambini
comincian a sognare
e invece le mamme
ad incartare…

Brilla la luce
sull’alberello, 
ha tante palline, 
è proprio bello.

Dona allegria
in tutti i cuori
e i bambini
sono più buoni. 

Dentro al presepe
l’asino raglia
e il bue lo osserva
e mangia la paglia. 

Gesù Bambino 
deve arrivare
e dentro al presepe
poi riposare.

E tu che dici,
sei stato buono?
allora ecco, 
questo è il mio dono.

Babbo Natale e la casa nel bosco 🎅

In una piccola casa nel bosco
viveva un uomo, era un po’ orso,
non gli piaceva molto parlare
ma tutto il giorno si dava da fare.

Tagliava la legna, curava gli uccelli,
amava molto i pipistrelli,
erano brutti, nessun li voleva,
forse per questo ad esso piacevan.

Un giorno al caldo, nella casetta,
mentre di fuori c’era tempesta,
si mise a pensare: “Che vita che faccio,
sono qui solo, con questo tempaccio.

Io sono qui, nella casetta,
sono al caldo ma nessuno mi aspetta,
lo so, non amo molto parlare,
ma se insisto ce la posso fare”.

Chiamò a raccolta i suoi amici animali,
doveva lasciarli e andar dagli umani,
solo così poteva trovare
un nuovo amico con cui conversare.

Qualcosa di bello doveva portargli,
qualcosa di raro doveva fargli,
prese del legno e cominciò a lavorare,
fece un carretto, poteva bastare.

Ma fece ancora tanti altri oggetti,
venivano bene, eran perfetti.
Un cavallino, la macchinina,
anche un pupazzo e la bambolina.

E mise tutto dentro un sacco,
pesava tanto, era proprio fiacco,
chiamò allora degli amichetti,
erano gnomi, piccoletti.

Avete capito di chi parliamo,
e che ogni anno noi festeggiamo?
È Babbo Natale, che ama i bambini
e porta i doni anche ai birichini.

Chi sono

Lulù - fabulinis.com

Ciao sono Lulù, sono una nonna con molteplici passioni fra cui quella di attingere da esperienze quotidiane spunti per scrivere una fiaba o una filastrocca. Sono appassionata di tutto ciò che è bello. Non mi pongo obiettivi ma mi piacerebbe un giorno riuscire a pubblicare un libretto con i miei racconti. 😊

www.tiraccontounastoriablog.com

Filastrocche sull’inverno ❄

Le filastrocche invernali, adatte per quando fuori fa freddo.

Queste simpatiche filastrocche a tema invernale, terranno compagnia a te e i tuoi bambini durante tutta la fredda stagione 😊

L’uccellino altruista 🐦

Un uccellino è passato su un prato
e si è appoggiato ad un ramo spezzato,
gira la testa di qua e di là,
ha molta fame ma fortuna non ha.

Nel freddo inverno, dove tutto è ghiacciato,
trovare del cibo non è proprio scontato,
i vermi ormai sono tutti spariti
e anche i semi si son rinsecchiti.

Eppure qualcosa deve trovare,
non può vivere senza mangiare.
Ecco, vede una luce in una casina,
è molto lontana ma è tanto carina.

Dispiega le ali, è pronto a partire,
prima o poi la fortuna deve venire,
comincia a volare e va piano piano,
fa molta fatica e la casa è lontano!

Si appoggia sul vetro della finestra,
si accorge che dentro c’è una gran festa,
ma poi, con lo sguardo vede un piattino
con dentro le briciole, sul balconcino.

Anche per lui oggi è un festa,
mangia le briciole ma qualcuna ne resta,
vuole dividerle con un altro uccellino
e spicca il volo dal balconcino.

Gennaio ❄

Sono Gennaio, non son tanto bello
e porto in testa un grande cappello,
a molti piaccio e sono proprio buoni
invece molti mi voglion far fuori.

Sono un po’ strano, questo lo so,
porto la pioggia oppure no,
porto la neve che riscalda i cuori
ma solo ai bambini perché giocano fuori.

Molti vecchietti di me han paura,
io porto il freddo e non è cosa sicura,
ma che volete, non c’è nulla da fare,
io devo venire, non mi posso assentare.

Chi sono

Lulù - fabulinis.com

Ciao sono Lulù, sono una nonna con molteplici passioni fra cui quella di attingere da esperienze quotidiane spunti per scrivere una fiaba o una filastrocca. Sono appassionata di tutto ciò che è bello. Non mi pongo obiettivi ma mi piacerebbe un giorno riuscire a pubblicare un libretto con i miei racconti. 😊

www.tiraccontounastoriablog.com

Gli scioglilingua 😝

Gli scioglilingua, detti anche scioglilingue, sono delle frasi che intenzionalmente mettono in difficoltà la nostra capacità di pronunciarle.
Il bello degli scioglilingua infatti è sfidare sè stessi a pronunciarli il più velocemente possibile senza fare errori… ma il divertimento sta proprio quando si inciampa e ci si aggroviglia tra le parole.
Prova anche tu da solo o insieme ai tuoi amici!

INDICE DEGLI SCIOGLILINGUA 😝


Gli scioglilingua più famosi

  • Trentatré trentini entrarono a Trento, tutti e trentatré trotterellando.
  • Li vuoi quei kiwi? E se non vuoi quei kiwi che kiwi vuoi?
  • A quest’ora il questore in questura non c’è.
  • Treno troppo stretto e troppo stracco stracca troppi storpi e stroppia troppo
  • Una platessa lessa lesse la esse di Lassie su un calesse fesso.
  • Ma fossi tu quel barbaro barbiere che barbassi quella barba così barbaramente a piazza Barberini.
  • Se oggi seren non è, doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà.
  • Tito, tu m’hai ritinto il tetto, ma non t’intendi tanto di tetti ritinti.
  • Una rana nera e rara sulla rena errò una sera.
  • Assolto in assise l’assassino dell’assessore di Frasassi in missione segreta a Sassari.
  • Eva dava l’uva ad Ava, Ava dava le uova ad Eva, ora Eva è priva d’uva mentre Ava è priva d’uova .
  • Sul tagliere gli agli taglia non tagliare la tovaglia la tovaglia non è aglio se la tagli fai uno sbaglio.
  • Forse Pietro potrà proteggerla.
  • Caro conte chi ti canta tanto canta che t’incanta.
  • Chi ama chiama chi ama, chiamami, tu che chi ami chiami. Chi amo chiamerò se tu non chiami.
  • In un pozzo poco cupo si specchiò una volta un lupo, che nel cupo pozzo andò a sbattere di cozzo con un cupo tonfo fioco da smaltire a poco a poco e credette di azzanare un feroce suo compare, ma rimase brutto e cupo il feroce lupo
  • Filastrocca sciogligrovigli con la lingua ti ci impigli ma poi te la sgrovigli basta che non te la pigli
  • Filo fine dentro il foro, se l’arruffi non lavoro, non lavoro e il filo fine fora il foro come un crine.
  • Guglielmo coglie ghiaia dagli scogli scagliandola oltre gli scogli tra mille gorgogli.
  • Ho in tasca l’esca ed esco per la pesca, ma il pesce non s’adesca, c’è l’acqua troppo fresca. Convien che la finisca, non prenderò una lisca! Mi metto in tasca l’esca e torno dalla pesca.
  • Sa chi sa se sa chi sa che se sa non sa se sa, sol chi sa che nulla sa ne sa più di chi ne sa.
  • Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.
  • Sotto un cespo di rose scarlatte offre il rospo té caldo con latte. Sotto un cespo di rose paonazze tocca al rospo sciacquare le tazze.
  • Stiamo bocconi cogliendo cotoni, stiamo sedendo cotoni cogliendo.
  • Quanti rami di rovere roderebbe un roditore se un roditore potesse rodere rami di rovere?
  • Il cuoco cuoce in cucina e dice che la cuoca giace e tace perché sua cugina non dica che le piace cuocere in cucina col cuoco.

Scioglilingua simili tra di loro

  • A che serve che la serva si conservi la conserva se la serva quando serve non si serve di conserva?
  • A che serve una serva che non serve? Manda la serva che non serve da chi si servirà di una serva che non serve e serviti di una serva che serve.
  • Porta aperta per chi porta, chi non porta parta pure per la porta aperta, poco importa.
  • A chi porta porta aperta, a chi non porta porta aperta non importa.
  • Mi attacchi i tacchi tu che attacchi i tacchi? Io attaccarti i tacchi a te? Attaccati te i tuoi tacchi tu che attacchi i tacchi!
  • Ti che te tacchet i tacc’, tacchem i tacc’! Chi?! Mi, taccat’ i tacc’ a ti, che te tacchet i tacc’. taccheti ti i tó tacc’, ti che te tacchet i tacc’.

Mettiti alla prova con gli indovinelli!
Dai più semplici ai più difficili, ma sempre divertenti!

Scioglilingua basati su una simmetria della frase

  • Tigre contro tigre
  • Tre tigri contro tre tigri
  • Apelle figlio d’Apollo fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio d’Apollo.
  • Sono un setaccia sassi, ho un setaccio di sassi setacciati e un setaccio di sassi non setacciati, perché sono un setaccia sassi.
  • Andavo a Lione cogliendo cotone, tornavo correndo cotone cogliendo.
  • Figlia, sfoglia la foglia sfoglia la foglia, figlia.
  • Il Papa pesa e pesta il pepe a Pisa, Pisa pesa e pesta il pepe al Papa.
  • Pisa pesa e pesta il pepe al papa; il papa pesa e pesta il pepe a Pisa.
  • Al solstizio il Sol sta, sol stando; sol stando il Sol sta al solstizio!
  • Nel giardin di don Andrea don Anton cogliea coton, nel giardin di don Anton don Andrea coton cogliea.
  • Scopo la casa, la scopa si sciupa; ma, se non scopo sciupando la scopa, la mia casetta con cosa la scopo?
  • Porte aperte per chi porta; chi non porta parta, pur che non importa aprir la porta.
  • Regna il ragno dentro il buco, nella mela regna il bruco, nella mela il bruco regna, dentro il buco il ragno regna.
  • Se l’arcivescovo di Costantinopoli si volesse disarcivescostantinopolizzare vi disarcivescostantinopolizzereste anche voi per disarcivescostantinopolizzare l’arcivescovo di Costantinopoli?

Scioglilingua basati sui numeri

  • Due tazze strette in due strette tazze
  • Tre stecchi secchi in tre strette tasche stanno.
  • Tre fiaschi stretti stan dentro tre stretti fiaschi, ed ogni fiasco stretto sta dentro lo stretto fiasco.
  • Tré tozzi di pan secco in tré strette tasche stanno in tré strette tasche stan tré tozzi di pan secco
  • Sopra quattro rossi sassi quattro grossi gatti rossi.
  • Sette zucche secche e storte stanno strette dentro al sacco
  • Stanno stretti sotto i letti sette spettri a denti stretti.
  • Nove navi nuove navigavano.
  • Nell’anfratto della grotta trentatré gretti gatti si grattano

Prova a risolvere i colmi più fantasiosi e geniali!

Scioglilingua che parlano di pozzi e pazzi…

  • Dietro il palazzo c’è un povero cane pazzo, chi darà un pezzo di pane a quel povero pazzo cane.
  • Sopra al terrazzo, c’è un cane pazzo, te’ pazzo cane, sto pezzo di pane.
  • Dentro quel palazzo c’è un povero cane pazzo, date un pezzo di pane a quel povero pazzo cane.
  • Quel pazzo ha rubato un pizzo prezioso con un pezzo di pizza in un pozzo.
  • Al pozzo dei pazzi c’era una pazza che lavava pizzi e pezze. Andò un pazzo, prese la pazza e buttò nel pozzo la pazza, i pizzi e le pezze.
  • Al pozzo di santa Pazzia protettrice dei pazzi c’è una pazza che lava una pezza. Arriva un pazzo con un pezzo di pizza e chiede alla pazza se ne vuole un pezzo. La pazza rifiuta, il pazzo si infuria e butta la pazza la pezza e la pizza nel pozzo di santa Pazzia protettrice dei pazzi.
  • Al pozzo di Santo Patrizio, ci va una pazza a lavare una pezza, arriva un pazzo con un pezzo di pizza, offre la pizza alla pazza, la pazza rifiuta, il pazzo s’adira, prende la pizza, la pazza, la pezza, le butta nel pozzo di Santo Patrizio.

INDICE DEGLI SCIOGLILINGUA 😝

Conte per bambini in rima 🤸

Con le conte per bambini in rima… sei sotto proprio tu!

Vi ricordate quando da piccoli dovevamo scegliere a chi toccava fare un certo ruolo in un gioco? Usavamo le conte, e ognuno di noi ha di sicuro la sua preferita! 🥰

In questa pagina abbiamo raccolto tutte le conte per bambini che abbiamo trovato, cerca la tua preferita e “cantala” insieme al tuo bimbo, siamo sicuri che vi divertirete come matti 😄

Indice delle conte

Conte con gli animali 🐈

  • Din, din, din, gattino mio,
    tutto il bene lo voglio a te,
    la ciccina la mangio io,
    e l’ossicino lo do a te.
  • L’uccellin che vien dal mare quante penne puo’ portare?
    puo’ portarne 33 un, due e tre!
  • Farfallina bella bianca
    vola, vola mai si stanca,
    vola, vola sempre in su,
    farfallina non c’è più
    e resti fuori sempre tu.
  • Tre gattini tre gattini
    se ne van per i camini
    i gattini sono tre
    a star sotto tocca a te.
  • L’uccellin dal becco rosso
    è caduto giù nel fosso;
    giù nel fosso non c’è più:
    resti fuori proprio tu.
  • Lepre leprottino
    la mamma col bambino
    uno due tre
    tocca a te.
  • Cavallino arrò, arrò,
    prendi la biada che ti do,
    prendi i ferri che ti metto
    per andare a San Francesco.
    A San Francesco c’è una via
    che ti porta a casa mia.
    A casa mia c’è un altare
    con tre monache a pregare
    una dell’altre è più belletta
    è Santa Barbara benedetta.
  • Rinoceronte che passa sul ponte
    che sta sull’attenti,
    che fa i complimenti,
    che dice buongiorno
    girandosi attorno.
    Gira e rigira, la testa mi gira,
    non ne posso più
    e puff cade giù:
    a star fuori sei proprio tu!
  • Orlando paladino
    avea un bel cavallino.
    Trotterella, trotterella
    per cercar la caramella.
    Caramelle non ce n’è:
    a cercarla tocca a te.
  • Passa Paperino
    con la pipa in bocca
    guai a chi la tocca,
    la tocchi proprio te
    uno due e tre!
  • Questa è la conta dei tre somarelli
    che si baciavano sotto gli ombrelli.
    Un giorno disse il re:
    “Vi ordino di contare fino a tre!”
    Uno, due, tre.
  • Luzega luzega barbagialla
    metti la briglia alla mia cavalla,
    la cavalla è di un re,
    luzega, luzega, vien con me.
  • An ghin gò
    tre galline e tre cappò
    per andare alla cappella
    c’era una ragazza bella
    che suonava le ventitre
    uno due e tre.
  • Un due tre
    la gallina fa coccodè
    chicchirichì
    fa il gal che canta
    puoi contare fino a quaranta
    quarantuno e quarantatre
    sei più bella e scelgo te.
  • Margherita col corallo
    salta su che canta il gallo!
    Canta il gallo e la gallina,
    salta su Margherita!
  • Una gallina zoppa
    quante penne tiene in groppa?
    Ne tiene ventiquattro
    uno due tre e quattro.
  • Uno, due, tre, quattro
    la moglie di maestro Giacomo
    Maestro Giacomo va al mulino
    tira la coda al cagnolino
    il cagnolino fa bug, bug
    il gattino miao, miao
    il pulcino pio, pio
    Ti saluto caro mio.

Conte con i numeri 🔢

  • sette, quattordici, ventun ventotto,
    questo è il gioco di paperotto,
    paperotto medicina,
    vai fuor tu che sei regina.
  • Macchinina rossa rossa dove vai? (un bambino dice il nome di una città)
    e quanti chilometri farai? (il bambino dice un numero, poi si comincia a contare).
  • 4,3,2,1
    a casa tua non c’è nessuno.
    Ma se vai a casa mia
    lì di certo c’è mia zia.
    C’è mia zia che lava i panni
    e saluta tutti quanti,
    tutti quanti tranne uno…
    Non è un fante, non è un re
    la fortuna ha scelto te!
  • Uno, due, tre, quattro,
    c’era un topo e c’era un gatto,
    cinque , sei sette otto,
    che mangiavano il risotto
    nove chicchi e dieci piatti,
    topo e gatto sono matti.
    L’uno è piccolino
    il due è più grandino
    e poi arriva il tre
    e se lo prende il re.
  • Ci son tante fragoline
    tutte rosse e piccoline,
    ci son tante pecorelle
    tutte bianche e tutte belle,
    ci son fiori nei giardini,
    ci son tanti pesciolini.
    Tutto questo sai perché?
    Ora tocca proprio a te!
  • Conta dieci, conta venti,
    leva tutti e quattro i denti,
    poco male ti farà
    se nel cielo volerà.
    Vola vola, canta canta,
    scrivi sulla carta bianca.
    Io ti scrivo e ti rispondo,
    ho girato tutto il mondo
    fino al giorno ventitrè,
    a star sotto tocca a te!
  • Il reuccio alla fontana
    nel bel mezzo della piana
    vede tre brocche, tre orchi, tre dame
    e fatine ventitrè.
    A chi tocca? Tocca a te!
  • Uno, due e tre cancelli
    ceci cotti e campanelli
    mentre incontra l’uccello papà
    quante penne mi vuol portar?
    Me ne porta ventitre
    Uno, due e tre
  • Hai visto mio marito,
    di che colore era vestito,
    quanti soldi aveva in tasca… (Si dice la cifra)
    (si conta)…!
  • Bin, bin, cinesin,
    conta tutti i cappellin.
    Bin, bin, cinesin,
    casta giù dal lettin
    a contare i cappellini:
    conta uno due tre,
    ora tocca proprio a te!
  • Mio fratellino
    ha perso un ciabattino.
    Va dal calzolaio,
    ne compra un altro paio.
    “Scusi quanto costa?”
    “Mille e otto”
    “Ma lei è pazzo!”
    “Facciamo mille e quattro.”
    Uno, due, tre e quattro.
  • Din e Dan, Dan e Din
    bolle l’acqua nel catin.
    Il catin va in sette cocci,
    se ne fan sette cartocci,
    uno a me, uno a te,
    uno allo sguattero del re,
    uno dallo a chi vuoi tu,
    che di cocci non ne ho più
  • Uno il pruno
    Due il bue,
    Tre il re,
    Quattro il cioccolato,
    Cinque le aringhe,
    Sei gli scarabei,
    Sette le civette,
    Otto il biscotto,
    Nove le ove,
    Dieci pasta e ceci.
  • Conta dieci conta venti
    leva tutti e quattro i denti
    poco male ti farà
    se nel cielo volerà
    Vola vola, canta canta
    scrivi sulla carta bianca.
    Io ti scrivo io ti rispondo
    ho girato tutto il mondo
    fino al giorno ventitre
    a star sotto tocca a te!
  • Pepino Pepè
    va incontro al re
    seduto sulla panca
    per centocinquanta
    per uno per due per tre
    per quattro per cinque per sei
    per sette per ottobre
    pan biscotto
    biscottino
    sta fuori Peppino.
  • Uno due tre
    conta conta fin che ce n’è
    ce n’è quattro cinque sei
    sono sette e sono otto
    questo fuori e questo sotto.
  • Un due tre
    La pepina la fa’l cafè
    la fa’l cafè co la cioccolata
    la Pepina l’è meza ma…ta!
    Veneto.
  • 1 2 3 4 5 6 7 8 mortadella pan biscotto
    pan biscotto mortadella era morto Pulcinella.
    Pulcinella aveva un podere
    che ogni giorno andava a vedere.
    Quando mancava uno dava la colpa al muro,
    quando manca due dava la colpa al bue,
    quando mancava tre dava la colpa al Re,
    1 2 3 a star fuori tocca a te.

Conte con la frutta o il cibo 🍓🍝

  • Amblimblone goccia di limone
    goccia d’arancia viene il mal di pancia
    bevo un tè, ma non c’è
    conto fino a tre, uno due tre
  • Il re del Portogallo
    va a trovare la regina
    che fa la torta con la farina.
    La farina è troppo bianca,
    la regina è molto stanca,
    molto stanca del lavoro;
    esci fuori e vai con loro.
  • Coccodè
    La mamma non c’è
    è in cucina
    Che prepara il caffè
    Tutto per me
    Niente per te
    Uno due tre.
  • Sotto la pergola nasce l’uva,
    prima acerba, poi matura.
    Zeffirin, zeffirà,
    a chi tocca toccherà.
    Toccherà al figlio del re,
    il figlio del re va al mulino
    col cane vicino.
    Il cane bau-bau,
    la gatta miao-miao,
    il pulcino pio-pio:
    ti saluto caro mio.
  • Sotto la pergola nasce l’uva
    prima acerba e poi matura
    cenci cenci rattoppati
    rivenduti e ricomprati
    rivenduti in Barberia
    salti fuori la bella Maria.
  • Olio, pepe e sale, per condire l’insalata
    insalata non ce n’è,
    a star fuori tocca a te.
    Lava lava le scodelle
    per mangiare le tagliatelle
    lava bene, lava male
    butta l’acqua nel canale
    Sei per otto quarantotto
    vai in cucina fai il risotto
    fallo come lo vuoi tu
    un due tre
    stai fuori tu
  • Piso pisello colore così bello
    colore così fino di Portofino
    la bella pulinaia che sale sulle scale
    le scale del pavone la piuma del piccione
    la bella zitella che gioca a pollastrella
    la figlia del re…
    …tocca precisamente a te!

Conte famose ⭐

  • Ambarabà cicci coccò
    tre civette sul comò
    che facevano l’amore
    con la figlia del dottore
    il dottore si ammalò
    ambarabà cicci coccò
  • Conta conta contarello
    questo gioco è molto bello,
    molto bello come te,
    conta uno, due, tre!
    Conta conta tamburino
    che il nemico è qui vicino,
    se giochiamo in compagnia
    il nemico scappa via.
    Fafofì, fifofà, a chi tocca non si sa.
    Fafofà, fifofì, chi comanda eccolo qua.
  • Cade la stella in mezzo al mare
    mamma mia mi sento male
    mi sento male in agonia
    prendo la barca e fuggo via
    fuggo via di là dal mare
    dove sono i marinai
    che lavoran tutto il dì
    a bi ci di!
  • Carlomagno re di Francia
    con tre pulci sulla pancia.
    Una tira, l’altra molla,
    l’altra fabbrica la colla.
    Gratta gratta tutto il dì
    ma le pulci restan lì.. (l’ultimo è il prescelto…)
  • sotto la cappa del camino
    c’era un vecchio contadino
    che suonava la chitarra
    pim pum barra
  • pimpum d’oro la rincia e l’arancia
    quanti giorni sei stato in Francia?
    al lunedì, al martedì
    tocca sempre e proprio a ti
  • Affacciata al balcone
    c’è la figlia del dottore.
    Forza, avanti chi si fa?
    Zero, uno, due e tre:
    ora tocca proprio a te!
  • Sono alto sono basso?
    Sono magro oppure grasso?
    Sono bruno o sono biondo?
    Ogni specchio che c’è al mondo
    mi risponde lì per lì
    che io son così.
  • Tic tac la fontana
    chi la rompe e chi la sana
    l’ha sanata San Francesco
    che veniva giù da Urbino
    e portava l’uccellino
    l’uccellino fa cucù
    scappa fuori che sei tu!
  • Ho una spilla regalata
    ma non so chi me l’ha data
    me l’ha data mia sorella
    che si chiama mortadella
    me l’ha data mio cognato
    che si chiama scornacchiato
    me l’ha data mio cugino
    che si chiama formaggino
    me l’ha data mio papà
    che si chiama baccalà.
  • Sotto il ponte ci sono tre bombe
    passa il lupo e non le rompe
    passa il re e ne rompe tre
    passa la regina e ne rompe una dozzina
    passa il reggimento e ne rompe cinquecento.
  • Chi è dentro è dentro
    chi è fuori è fuori
    chi è dietro di me
    batte uno due e tre.
  • Encio bilencio
    le scarpe di cencio
    le calze di lana
    vattene fuori
    la mamma ti chiama.
  • Alla cena del signore
    c’eran centoventi suore
    la più vecchia s’ammalò
    e un dottore si chiamò
    la guarì da quel malanno
    tu sta fuori tutto l’anno.
  • Il rombo rimbomba, suona la tromba,
    suona l’italiano, suona il tedesco,
    suona il francese, suona l’inglese,
    stai fuori perlo-meno un mese!
  • I tre saggi di Baviera
    hanno per barca una zuppiera
    che se a galla fosse stata
    la conta sarebbe continuata
    anche fino a centoventitrè,
    toccherebbe precisamente a te!
  • La luna è una ruota gialla,
    cade in mare e resta a galla,
    gettano le reti i pescatori,
    noi siamo dentro e tu sei fuori.
  • Mariolino biricchino
    tutti i giorni va a Portofino
    e va pure in Portogallo,
    se si sveglia al canto del gallo.
    Certe volte si sveglia alle tre,
    a giocare tocca a te!
  • La regina è andata a Roma
    a comprare la corona
    la corona è già venduta
    la regina è già svenuta
    è svenuto pure il re
    a star fuori tocca a te.
  • Passin passetto,
    salii sul tetto,
    salii sulla cima
    d’un’alta collina.
    Di lassù vidi il mondo
    da quadrato farsi tondo.
  • Guardandomi in giro
    mi venne il capogiro.
    Giro girello
    esci fuori bimbo bello.
    Tre ragazze a una fontana
    una strizza e l’altra lava
    una prega a Santo Vito
    che le mandi un buon marito
    bianco rosso e colorito
    come la faccia di Santo Vito.
  • Barabì barabà
    tu sei andato in Canadà
    per trovare il tuo papà
    e perciò fuori di qua.
  • Per te per te per te
    io ne tengo solo tre
    solo tre cavalli e re
    uno due e tre.
  • Santa Chiara monachella
    tira fuori la più bella
    la più bella del maggiore
    Sant’Antonio pescatore
    pesca e ripesca
    salta fuori questa
    questa e quest’altra
    tira fuori l’altra
    l’altra l’altrina
    salta fuori colombina.
  • Nel giardino del papa
    ci si pianta l’insalata
    l’insalata e la lattuga
    salta fuori la più ciuca
    la più ciuca e la più elegante
    quella che porta il guardinfante
    guardinfante e chicchirichì
    bella zitella vuoi te venir?
    Volete venire a raccoglier le rose?
    Ce ne sono troppo poche
    Pipene una pipene due pipene tre
    Bella zitella venite con me.
  • Trippe trappe con rose e fiori
    questo è dentro e questo è fuori
    questo è fuori e questo è dentro
    il serpente fa spavento
    fa spavento quando c’è
    trippe trappe tocca a te.
  • Un pezzo di legno, poco fuoco
    due pezzi un po’ di fuoco,
    ma se un altro, o due, ce ne metto,
    ecco fatto un bel fuochetto.
  • Mappamondo, mappamondo,
    fa girare tutto il mondo,
    fa girare anche te:
    uno, due, tre!
  • Lincia, lancia
    la melarancia;
    Francia e Lombardia:
    insegnami la via.
    Via, viella,
    incontrai una fontanella:
    mi ci lavai le mani,
    persi l’anello
    del dito picciriello.
    Andai dal curato,
    il curato non c’era,
    c’era la cuoca
    che friggeva le frittelle.
    Dammene una,
    dammene due,
    dammene tre,
    andar via tocca a te.
  • Alle bombe del cannon
    Pastasciutta e maccheron
    da buttare nel bidon
    Bim bum bom!
  • Le belle statuine
    d’oro e d’argento
    che valgon mille e cento
    uno due tre
    uno due tre
    ora tocca a te!
    Ora tocca a me!
  • Questo è l’occhio bello
    quetso è suo fratello
    Questa è l’orecchietta bella
    questa è sua sorella
    Questo è il campanin
    che fa sempre din din
    Questo è il grande forno
    che mastica tutto il giorno.
  • Oh Maria Giulia
    alza gli occhi al cielo
    fai un salto
    fanne un altro
    fa la riverenza
    fa la penitenza
    leva il cappellino
    fai un bell’inchino
    guarda in su
    guarda in giù
    offri il fiore a chi vuoi tu.
  • Giro giro tondo
    il pane cotto in forno
    un mazzo di viole
    per darle a chi le vuole
    le vuole la Sandrina
    caschi a terra la più piccina
    Giro giro tondo
    il pane cotto in forno
    un mazzo di viole
    per darle a chi le vuole
    le vuole la Marina
    caschi a terra la più piccina.
  • Pon pon d’ora
    larillarancia
    quanti giorni
    sei stato in Francia
    uno due tre
    uno due tre
    pon pon d’oro
    tocca a te!
  • Evviva la torre di Pisa
    che pende che pende
    che mai casca giù
    Evviva la torre di Pisa
    che pende che pende
    che mai casca giù.
  • Ciribiribì
    cirimbirimbella
    a chi tocca la più bella
    la più bella tocca al re
    a star sotto tocca a te!
  • Botta bottanta
    chi viene a Roma
    chi ha perso la corona
    la corona dei ventitre
    uno due tre.
  • Son venuto su al castello
    per trovare mio fratello
    tuo fratello qui non c’è
    esci fuori via anche te!
  • Uno, due… un due tre
    cerchi il papa e trovi il re
    cerchi il quadro e trovi il tondo
    cerchi il capo e trovi il fondo
    cerchi il saggio e trovi il matto
    cerchi il cane e trovi il gatto
    cerchi il gatto e trovi il topo…
    … io vengo prima e tu vieni dopo.
  • Piedi pieduno
    La madre digiuno
    La bella pettegola
    Comandi Maria
    Anna Susanna
    Prendi la scopa
    Gettala in terra
    Quando arriva la figlia del re
    Uno due tre
    Alza la gamba che tocca a te!
  • Torino Torino che bella città
    si mangia si beve l’amore si fa.
    Hai visto mio marito? (si deve rispondere si o no)
    Di che colore era vestito? (si deve dire un colore)
    Quanti soldi aveva in tasca? (si deve dire un numero, poi si conta quel numero)

Conte senza senso 🤷

  • pi pun punta reta reta pinta pita pirugia
    pin pun punta reta reta pinta pita pigrin
    (Ringraziamo Remy Musu per avercela suggerita 😊)
  • Ponte ponente
    ponteeppi’tappetapperugia,
    ponte ponente ponteppi’
    tappe tapperi’
  • Ritico,
    vitico,
    sanatoco,
    vitoco,
    ravanello,
    bonavito e fora quello
  • Au liu lè tuli lè
    a tam blem a tam blum
    fora buseta fora boton,
    fora mi, dentro ti!
  • Auli’ ule’
    catamiflit all’usigne’
    tulilemblemblu’
    tulile’ mblemblu’
  • Auli ule meta buse,
    metà perfitte da lusinghè
    tutli lem blem blu
    tuli lem blen blu.
  • Auli aulè che te prime a lusingher,
    tu li lem blem blum
    tu li lè blem blum.
  • Pimperipetta nusa?
    Pimperipetta pan
  • Oh mony mony mony accademia mustafà
    mustafà fa dartagnan gnan gnan
    mucci demi demi demi
    mucci uà uà uà
    mucci demi demi demi
    mucci uà uà uà

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Filastrocche sulla Natura 🌱

Le filastrocche che parlano della natura

Queste filastrocche per bambini sono scritte pensando alla natura e all’ambiente, ma non solo, esplorano anche le emozioni e le stagioni della vita, sempre piene di sogni e speranze.

Lulù ha condiviso noi queste stupende filastrocche, per darci un sorriso e anche qualche momento di riflessione.

Indice delle filastrocche

Il potere dell’acqua 💦

Ci son due bambine sedute su un masso,
guardano il fiume che fa un gran fracasso,
seguon con gli occhi le onde sull’acqua,
le può bagnare e avrebbero un’esultanza.

L’acqua è proprio un bene prezioso,
ogni bambino la guarda gioioso,
che sia di un fiume oppure del mare,
ci porta gioia, non si può negare.

Le onde del mare sulla battigia,
una barca al largo in una giornata grigia,
una boa lontano per non affogare,
molte conchiglie si posson trovare.

Il fiume invece ti porta lontano,
le onde scorrono ma non vanno piano,
i sassi rotolano e fanno rumore,
un pesce salta e ti viene il batticuore.

Di altra acqua si può ancora citare,
ma è un’altra storia da raccontare,
per oggi del fiume e anche del mare,
abbiamo parlato e può bastare.

L’albero nel bosco 🌲

C’era un albero in fondo a un bosco,
non era bello, lo riconosco,
una volta aveva una grande famiglia,
sorelle e fratelli, una meraviglia.

Lui era stato sempre gracilino,
tutto il tronco macchiato, poverino,
tutti i suoi aghi cadevano giù,
quindi era spoglio con il capo all’ingiù.

I suoi fratelli eran stati tagliati
nel freddo inverno e poi portati,
chi in una casa, chi in un grande giardino,
chi in un terrazzo o un balconcino.

E lui da solo era rimasto
nel freddo bosco, con un tempaccio,
no, non poteva stare così,
che senso aveva ancora star lì?

Ma venne il caldo e il suo cuoricino
cominciò a battere quando un bambino,
venuto nel bosco, con molta fatica,
si appoggiò al suo tronco con esili dita.

Guardò il bambino e le sue gambette,
erano esili, non eran perfette
e lui capì perché era ancora lì,
per fare da appoggio a lui ogni dì.

La vita nel laghetto 🌅

Nel mio giardino
c’è un laghetto,
non è tanto grande
ma è perfetto.

Ci sono rane
e anche girini
ed è la gioia
di tutti i bambini.

Se guardi dentro
ci sono tante foglie
con sopra le rane
e l’acqua le accoglie.

Si tuffano sempre,
è un trampolino
e il loro ‘splash’
fa sussultare il bambino.

I fiori nell’acqua
sono ondeggiati
basta un poco di vento
per vederli spostati.

Non hanno una sede,
non sono ancorati,
si mischian tra loro
son molto fortunati.

E se la sera
ti fermi a guardare
è tutto più calmo
e ti ci puoi specchiare.

Sol le libellule
librano sopra,
dai colori brillanti,
verde, blu o rosa.

I semi delle virtù 🌱

Sono piccina ma tanto carina,
forse il visino ho da furbina,
ma sono brava con gli altri bambini,
so farmi amare per averli vicini.

Ogni mattino vado a vangare,
molte cose ho da seminare,
in un lungo solco metto la Speranza,
ma non credo che ce ne sia abbastanza.

Nel solco vicino vorrei l’Amore,
quella bella virtù che ti riempie il cuore,
di questi semi ne ho abbastanza
e ogni anno me ne avanza.

L’ultima cosa che vorrei seminare
si chiama Gioia, il lasciarsi andare:
un caldo abbraccio, un bacino fraterno,
con tutto questo il mondo è più bello.

Ora annaffio tutto per benino,
fra poco tempo spunterà un piantino,
e poi un altro e un altro ancora…
Che bella cosa, non vedo l’ora!

Scende la pioggia 🌧️

Scende la pioggia
sopra un ragnetto,
si bagna tutto,
persino il colletto.

Scende la pioggia
su un gattino,
gli bagna il pelo
sembra un barboncino.

Scende la pioggia
dentro una tana
e tutto galleggia,
anche una rana.

Scende la pioggia
in un giardino,
il cane è fradicio
e anche il nasino.

Scende la pioggia
sopra un bambino.
È tutto contento
e fa un bel saltino.

La pioggia fa bene,
nutre le piante,
i fiori e l’erba:
è molto importante.

Se dalla finestra
lei viene giù,
non essere triste,
la manda Gesù.

La presentazione degli ortaggi 🥦

Io sono una cipolla,
ma guai a chi mi spoglia,
comincia a singhiozzare
piangendo a tutto andare.

E io una melanzana,
beato chi mi ama,
sono sempre abbronzata
e mai sono arrabbiata.

Io sono una zucchina,
sono snella e sono carina,
ho sempre il cappellino,
faccio invidia al mio vicino.

E io che ci sto a fare,
sol cruda mi puoi mangiare,
sono l’insalata,
a volte frastagliata.

Noi siamo un po’ piccanti,
chi ci vuole si faccia avanti,
lasciamo tutti voi
a bocca aperta poi.

Io sono timidino,
arrossisco pian pianino,
sono un pomodoro,
mi piace star da solo.

Attento a non toccarmi,
mi difendo da tutti quanti,
sono un carciofino
per un gusto sopraffino.

Noi invece insieme danziamo
e ci teniamo per mano,
noi siamo i fagiolini
siam sempre magrolini.

Questa è la nostra danza,
per noi ora è abbastanza,
ce ne dobbiamo andare,
nell’orto a riposare.

Chi sono

Lulù - fabulinis.com

Ciao sono Lulù, sono una nonna con molteplici passioni fra cui quella di attingere da esperienze quotidiane spunti per scrivere una fiaba o una filastrocca. Sono appassionata di tutto ciò che è bello. Non mi pongo obiettivi ma mi piacerebbe un giorno riuscire a pubblicare un libretto con i miei racconti. 😊

www.tiraccontounastoriablog.com

La casa abbandonata 🏚️

Come faranno due bambini, armati solo del loro coraggio, a salvare i nonni e l’intero villaggio?!

In un villaggio silenzioso e apparentemente abbandonato, ai margini di un bosco stregato, Tristan e Matilda iniziano una ricerca piena di inquietudine. I loro amati nonni sono svaniti nel nulla, senza lasciare traccia.

Un’atmosfera di mistero avvolge ogni casupola deserta, mentre il vento sussurra tra gli alberi antichi.

Scopri una fiaba che celebra l’astuzia, il legame familiare e la forza di non arrendersi mai.


Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “La casa abbandonata 🏚️“!

“La casa abbandonata 🏚️“

aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!

👇

⚜️

La casa abbandonata 🏚️


C’era una volta, tanto tempo fa un villaggio sperduto ai bordi di una grande foresta.
In quel villaggio, in una bella casetta immersa nel verde e vicino ad un piccolo ruscello vivevano i nonni di Tristan e Matilda.

Era già autunno e purtroppo era da prima dell’estate che i bambini e i loro genitori non avevano più notizie dei due vecchietti, così il loro papà decise di andare a far loro visita.

Prese il calesse, vi caricò sopra le loro poche cose, fece montare i due bimbi e la moglie e partirono per il villaggio, al quieto passo del somarello che li trainava.

Il mattino di due giorni dopo arrivarono infine a destinazione. Rimasero alquanto stupiti di non trovare anima viva, tutte le poche casupole che formavano il villaggio sembravano disabitate.

Arrivarono quindi alla casa dei nonni. La trovarono completamente chiusa e sprangata, come se da mesi nessuno vi abitasse più.
Forzando la porta con un bastone riuscirono ad entrare, ma trovarono solo polvere stantia che ricopriva tutto. Dei due nonni non c’era l’ombra.
Molto preoccupati Tristan e Matilda cominciarono a cercarli in lungo e in largo per il bosco vicino, ma non trovarono nessun indizio. Non c’era nemmeno la possibilità di chiedere informazioni a qualcuno, dato che le case erano praticamente tutte chiuse.

I nonni sembravano spariti nel nulla senza lasciare traccia.

La mamma aveva comunque rassettato e pulito alla bell’e meglio la casa e il papà aveva cacciato della selvaggina per cena. Avevano deciso di rimanere in quella casa finchè non avessero capito che fine avessero fatto i nonni.

Giunse quindi la sera, il tiepido sole arancio sbiadito faceva capolino sulle cime degli alberi sulla collina, e un venticello fresco e umido di muschio accarezzava dolcemente la casa e il villaggio.

La famiglia di Tristan e Matilda era tutta riunita attorno al tavolo, il fuoco crepitava gentilmente nel camino e il profumo di carne arrosto riempiva la stanza. Erano tutti tristi per la mancanza dei nonni, ma erano sicuri che il giorno dopo li avrebbero ritrovati.
Qualcuno bussò alla porta.

Tristan, Matilda e i loro genitori si girarono tutti di scatto verso la porta. Il papà si alzò con circospezione, pesò ogni passo fino alla porta, poi l’aprì piano, facendola lentamente cigolare.

– Buonasera! – urlarono tre ragazzini nella penombra.
Il papà quasi trasalì per la sorpresa, poi vedendo che si trattava di tre ragazzini sorrise e li invitò ad entrare in casa.

Loro però indietreggiarono facendo di no con la testa. Tristan e Matilda si affacciarono sulla soglia per vederli.
– Non possiamo entrare, ci è proibito… siamo qui per invitarvi alla festa di benvenuto che vi abbiamo organizzato nella piazza del villaggio questa sera, vi aspettiamo! – disse uno di loro con una voce bassa e monotona, priva di espressione.

Senza aggiungere altro, i tre ragazzetti si voltarono e s’incamminarono rapidamente verso il centro del paese
Tristan e Matilda, sorpresi da quella visita, ma curiosi di farsi dei nuovi amici chiesero:
– Possiamo andare con loro per giocare un po’ mentre vi aspettiamo in piazza?!
Il papà esitò un attimo, poi acconsentì.

– Mi raccomando però state attenti che è già buio! – gridò loro mentre ormai si allontanavano.
I due ragazzi cercarono di recuperare i tre ragazzi, li intravidero proprio mentre arrivavano in centro paese.
Qualcosa però fece scattare un campanello di allarme in Matilda:
– Fermati Tristan! – disse sottovoce – c’è qualcosa che non mi piace…

Anche Tristan si fermò preoccupato, nell’aria si sentiva l’eco di strane e surreali voci che supplicavano di avere pietà e farli ritornare alla loro originaria vita.

I due fratelli quasi pietrificati dalla paura, si presero per mano. Non vollero però scappare, anzi, con cautela e riparati dal muretto di una casa si avvicinarono per vedere meglio cosa stava succedendo nella piazza.

Videro con i loro occhi i tre ragazzini trasformarsi in tre demonietti malvagi, che saltavano e ridevano davanti ad un gran falò sopra il quale vagavano degli spiriti.

Ma non erano spiriti qualunque, erano in realtà tutti gli abitanti del villaggio trasformati in fantasmi da un malvagio sortilegio dei demonietti.

– Guarda la! I nonni! – esclamò Tristan a Matilda senza pensare che i tre demonietti avevano l’udito molto fino… infatti uno di loro si voltò nella loro direzione con sguardo malevolo.

Tristan e Matilda si nascosero sotto il muretto sperando di non essere visti, poi carponi ripresero la via di casa dei nonni per avvisare mamma e papà.

Corsero a perdifiato senza mai voltarsi indietro, speravano di non essere stati scoperti dai demonietti. Arrivati sulla soglia di casa trovarono mamma e papà che si apprestavano ad uscire.

– Dobbiamo scappare! – esclamò Matilda.
– E perché mai? – chiese la madre.
– I tre ragazzi di prima sono in realtà tre demonietti che hanno trasformato in fantasmi tutti gli abitanti del villaggio, e vogliono trasformare anche noi! – disse Tristan.

– Nella piazza del villaggio arde un grande falò attorna al quale ci sono anche gli spiriti dei nonni! – continuò Matilda.
– Ma voi due siete impazziti… – aggiunse il loro papà guardandoli con occhi stupiti.
– E invece no! – gridò uno dei demonietti spuntando fuori dall’ombra proprio in quel momento brandendo una bacchetta magica. Toccò il papà di Tristan e Matilda con la punta della bacchetta e lo trasformò all’istante in uno spirito.

La mamma gridò, ma fu toccata anche lei dalla bacchetta e trasformata in fantasma.
Tristan voleva urlare, ma preso dall’impeto di vendicare i genitori, con un calcio fece cadere il diavoletto che perse la bacchetta magica.
Prontamente Matilda raccolse la bacchetta da terra e con un colpo ben assestato toccò il diavoletto che sparì in una nuvoletta di fumo grigio.
Senza sapere se potesse funzionare, d’istinto Matilda toccò anche i due fantasmi di mamma e papà che ritornarono all’istante se stessi.

– Dobbiamo andare a liberare i nonni e tutti gli abitanti del villaggio! – esclamò Tristan. Matilda approvò con un cenno del capo e corsero di nuovo alla piazza del paese.

Tristan lanciò un grande sasso in mezzo alla piazza per distrarre gli altri due demonietti, mentre Matilda di soppiatto e velocemente ne colpiva uno alle spalle facendolo sparire in una nuvoletta di fumo.

– Ma cosa…?! – il terzo demonietto non fece in tempo a rendersi conto di quello che era successo al suo compagno che era ormai anche lui una grigia nuvoletta di fumo.

Matilda allungò la bacchetta toccando i loro nonni, che finalmente poterono riabbracciare dopo tanto tempo, e poi ad uno ad uno tutti gli abitanti del villaggio furono riportati alla normalità.

Il giorno dopo ci fu una grande festa al villaggio. La bacchetta magica fu spezzata e buttata nel grande falò e Tristan e Matilda furono osannati come due grandi eroi.

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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La leggenda di Sleepy Hollow 🐎

A Sleepy Hollow circolano strane leggende su un nero Cavaliere senza testa che spaventa l’intera valle… Chi sarà?

Nella misteriosa valle di Sleepy Hollow, tra zucche d’autunno e racconti attorno al fuoco, prende vita una delle fiabe più suggestive della tradizione americana.

Spiriti inquieti, amori contesi e il leggendario Cavaliere senza testa si intrecciano in un’atmosfera magica e un po’ spettrale.

Questo racconto, originariamente scritto da Washington Irving, è forse più famoso per il film di Tim Burton con protagonisti Johnny Depp e Christina Ricci.

⚠️ Questo è tra i racconti più “paurosi” fra quelli pubblicati fino ad adesso su fabulinis, tenete quindi ben abbracciati i vostri bimbi più piccoli! 😉


Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “La leggenda di Sleepy Hollow 🐎“!

“La leggenda di Sleepy Hollow 🐎“

aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!

👇

⚜️

La leggenda di Sleepy Hollow 🐎


C’era una volta, in una di quelle ampie insenature sulla sponda orientale del fiume Hudson, una piccola valle conosciuta con il nome di Sleepy Hollow.

Le leggende narrano che l’intera valle sia stata un tempo stregata da un vecchio sciamano indiano, che teneva lì i suoi riti magici. Così nel tempo la valle si riempì di storie e leggende, tutte che parlavano di spiriti e fantasmi non proprio amichevoli…

La più famosa parlava del “Cavaliere senza testa di Sleepy Hollow”, un nero cavaliere in sella al suo cavallo la cui particolarità era quella di essere senza testa.

Alcuni dicevano che fosse il fantasma di un soldato dell’Assia, la cui testa era stata portata via da una palla di cannone, e affermavano che il suo fantasma, ogni tanto soprattutto la notte di Halloween, uscisse alla furiosa ricerca della sua testa perduta.

A Sleepy Hollow un giorno capitò anche Ichabod Crane, un giovane insegnante inviato da New York allo scopo di istruire i bambini della zona.

Ichabod Crane era un bravo maestro, e di tanto in tanto aiutava i contadini del paese a fare il fieno, riparare le staccionate o portare i cavalli al fiume, mentre la sera si deliziava a raccontare storie fantastiche agli stessi figli dei contadini, suoi alunni.

Una di queste sere nella fattoria dei Van Tassel, Katrina, la figlia del buon contadino Baltus, gli raccontò la bizzarra leggenda del Cavaliere senza testa di Sleepy Hollow.

Ichabod rimase molto affascinato sia dalla bella Katrina, che dalla misteriosa storia del fantasma del Cavaliere senza testa.

Quella notte Ichabod fece sogni molto strani tra cui un incubo dove il Cavaliere senza testa gli portava via dalle braccia Katrina, la ragazza di cui si era appena innamorato.
Si svegliò di soprassalto, per fortuna era soltanto un brutto sogno.

Quella mattina, camminando verso la scuola e passando di fronte alla fattoria dei Van Tassel, Ichabod scoprì forse il significato del brutto sogno di quella notte.

Vide in lontananza Katrina che sorrideva a Brom Van Brunt, il ragazzo più in vista, famoso e muscoloso di Sleepy Hollow; anche Brom sorrideva a Katrina e la salutava con affetto.
Forse a portare via Katrina dalle sue braccia non sarebbe stato il Cavaliere senza testa, ma Brom…

Ichabod non si perse d’animo e decise comunque di corteggiare la bella ragazza, anche se questo avrebbe voluto dire rivaleggiare con il bello e forte Brom Van Brunt.

Dopo l’estate arrivò presto l’autunno e un bel giorno Ichabod si fece prestare un cavallo da un contadino e uscì a farsi una trottata per la valle.
Da tutte le parti vedeva una vasta distesa di grandi campi pieni di zucche gialle e arancioni pronte per la festa di Halloween.

Mentre osservava tutte quelle belle zucche fu colpito da una zucca già intagliata posta su un muretto vicino al sentiero: sembrava guardarlo sorridendogli in modo beffardo, quasi che la risata si sentisse per davvero echeggiando per la valle.

Ichabod scosse la testa e spronò il cavallo allontanandosi dal campo di zucche. Era così bello vagare per la valle che non si accorse nemmeno che il sole stava ormai tramontando.

Ritornò indietro che ormai era sera e al paese si stava già celebrando la festa per Halloween.

Canti, balli, risa e un sacco di leccornie accompagnarono la lieta serata dei compaesani. E alla fine, quando era ormai già notte fonda in molti si radunarono intorno al falò a raccontar storie e leggende.

Come potete immaginare la storia principale riguardava lo spettro preferito di Sleepy Hollow, il Cavaliere senza testa, che negli ultimi tempi era stato visto diverse volte pattugliare il paese e, si diceva, legare il suo cavallo di notte tra le tombe del cimitero vicino alla chiesetta del bosco.

Questa chiesetta, proprio perché appartata nel bosco, sembrava il posto ideale per diventare il ritrovo preferito degli spiriti. Quello era anche il ritrovo preferito del Cavaliere senza testa e il luogo in cui lo si incontrava più di frequente.

Tutti questi racconti colpirono profondamente i pensieri di Ichabod, che li ascoltava assorto e rapito. Ma mentre ascoltava una delle storie raccontate delle anziane donne del paese, vide con la coda dell’occhio Katrina che, seduta dall’altra parte del falò, stringeva dolcemente la mano a Brom, entrambi anche loro assorti dal racconto di una nonna.

A Ichabod gli si spezzò il cuore, in quel momento capì che non avrebbe mai conquistato il cuore di Katrina, così decise di ritornare a casa sua prima che la festa finisse.

Ichabod, col cuore infranto e le lacrime che a stento tratteneva dagli occhi, cavalcava piano col suo cavallo verso casa. Sull’intera valle aleggiava una densa foschia intervallata qua e là da qualche casa o fattoria. Nel silenzio della notte, si sentivano solo i versi delle civette e degli allocchi.

Tutte le storie di fantasmi e folletti che aveva sentito quella sera ora si affollavano nella sua testa. La notte diventava sempre più buia; le stelle sembravano sprofondare nel cielo nascoste da nere nubi.

Non si era mai sentito così triste e solo. E nel suo vagabondare con la testa piena di pensieri, non si era accorto di aver imboccato il sentiero che portava proprio alla chiesetta nel bosco, il luogo in cui erano state ambientate molte delle storie di fantasmi che aveva appena ascoltato.

Ichabod, sovrappensiero, alzò lo sguardo e si ritrovò di colpo davanti alla chiesetta, si guardò sperduto attorno e iniziò a fischiettare per farsi coraggio. Il suo cuore cominciò a battere forte, raccolse tuttavia tutto il suo coraggio, diede due colpi al cavallo e cercò di oltrepassare la chiesetta il più rapidamente possibile.

Ma il cavallo si imbizzarrì e si impennò, non ne voleva sapere di andare oltre. Quando finalmente Ichabod riuscì a domare il cavallo, si accorse che non era solo.

Nel buio dall’altra parte del ponte, sembrava esserci un cavaliere di grandi dimensioni avvolto in un grande mantello nero, montato su un cavallo nero di corporatura possente.

Ichabod spronò forte il cavallo e iniziò la fuga per tornare verso il paese, ma il cavaliere lo seguì.
Mentre cavalcava veloce Ichabod si girò per vedere meglio chi lo inseguiva, e ne ebbe la conferma: era proprio lui, il Cavaliere senza testa!

Ichabod spronò ancor di più il suo cavallo, ma sentì qualcosa di molto caldo colpirgli la testa, e poi ci fu un lampo accecante. In quel momento il suo cavallo inciampò e capitombolò a terra portando con sé anche Ichabod…

La mattina seguente il cavallo fu trovato che mangiava serenamente il fieno nella fattoria del suo padrone.

Ichabod invece non fece la sua comparsa né a colazione né a pranzo, e anche quando venne l’ora di cena, di Ichabod non c’era ancora nessuna traccia.

Tutti nel paese iniziarono allora a cercarlo, nel tratto di strada che portava alla chiesetta vennero ritrovate le tracce degli zoccoli del cavallo e, cosa curiosa, fu ritrovato il cappello dello sfortunato Ichabod, sopra una grande zucca intagliata di Halloween…

Di Ichabod non si ebbe mai più nessuna notizia.

Il misterioso evento causò molti mormorii nel paese, e fiorirono quindi numerose nuove leggende sul Cavaliere senza testa e su Ichabod, l’insegnante scomparso.

Anni dopo il buon contadino Baltus Van Tassel si recò a New York per condurre degli affari, e mentre passeggiava per il grande Central Park, fu avvicinato da un distinto signore che lo salutò con affetto.

Baltus guardò meglio il signore e sgranò gli occhi quando riconobbe che si trattava di Ichabod Crane!
Quasi avesse visto un fantasma Baltus fece un balzo all’indietro.

Ichabod sorrise e lo calmò, Baltus ancora incredulo gli chiese che fine avesse fatto e come mai sparì così all’improvviso da Sleepy Hollow.
Ichabod allora gli raccontò di come quella sera di Halloween il suo cuore infranto dalla sua bella figlia Katrina lo avesse ridotto quasi alla pazzia, ma poi non sapeva aggiungere più nulla.

Di quella notte aveva solo ricordi confusi e poco chiari. si ricordava solo che, il mattino seguente, senza sapere come, si risvegliò sopra ad un battello che ormai stava già ormeggiando a New York, con un gran bel mal di testa e senza il suo cappello.

Ah, e anche che stranamente era avvolto in un grande mantello nero che non aveva la minima idea da dove arrivasse…

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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FrankenPlush 🧸

Anche i pelouche brutti e birichini possono avere un cuore d’oro…

Noi di fabulinis abbiamo voluto scrivere una storia che fosse anche carica di un significato più profondo: solo perchè non si è perfetti non vuol dire che non si abbia un cuore a cui poter dare tanto amore e affetto.

Ma soprattutto che se impariamo ad andare oltre le apparenze possiamo essere tutti più felici, perché l’abito non fa il monaco… 😉


Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “FrankenPlush 🧸“!

“FrankenPlush 🧸“

aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!

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FrankenPlush 🧸


Stano era un bambino molto curioso, non stava mai con le mani in mano e amava trafficare smontando e rimontando i suoi giochi.

Era quasi il giorno di Halloween e a Stano venne una bizzarra idea: per fare uno scherzo alla sua sorellina Sveva, avrebbe realizzato uno spaventosissimo peluche e gliel’avrebbe messo nel lettino prima della nanna. Lei si sarebbe spaventata moltissimo e lui avrebbe riso a crepapelle!

Allora andò nella sua cameretta, prese alcuni dei suoi pupazzi, i più rovinati e maltrattati, li scucì e li ricompose con ago e filo.
Il risultato era alquanto bizzarro.

Questo nuovo pupazzo aveva la testa di un gatto blu a cui mancava un occhio (sostituito da un bottone attaccato male), con un orecchio di un orsetto e l’altro di un cagnolino.

Il corpo era quello di un panda a cui avevano fatto qualche strana operazione chirurgica, ricucito alla fine con del filo di lana rosso. Un braccio era quello di una zebra mentre l’altro era di un topolino.

Come gambe, Stano aveva usato due robuste zampette di elefante, mentre sulla schiena del pupazzo regnava trionfante la pinna di uno squalo.
Stano ammirava compiaciuto la sua creazione.

“Sono stato proprio bravo!” si diceva tra sè, “bravo come il dottor Frankenstain!” ridendo in modo sguaiato “ah! ah! ah!”.
Ricordando in modo vago la storia del dottor Frankenstein, raccontatagli da suo cugino Corrado proprio quell’estate, voleva ricopiare fedelmente il momento in cui “la creatura” prendeva vita.

Prese tutta una serie di cianfrusaglie, cavi, fili e tubetti per costruire una finta centrale elettrica con cui dare vita alla sua creazione.
Come fosse un segno del destino, in lontananza si sentiva il rombo di alcuni tuoni e qualche lampo iniziava a farsi vedere. Stava arrivando un bel temporale.

Stano accese tutte le luci della stanza e infilò un paio di occhiali da sole, dopodichè afferrò una levetta di legno e l’abbassò.
– E ora prendi vita mio FrankenPlush!

Ci fu un lampo fortissimo fuori dalla finestra e poi un fragoroso rombo di tuono. Per un paio di secondi la luce andò via.

Per lo spavento Stano si rifugiò sotto le coperte del suo lettino. Quando sbirciò fuori dalle coperte il suo FrankenPlush era sparito.
“Dov’è finito il mio FrankenPlush?!” si chiese.
Un agghiacciante urlo di Sveva arrivò dal soggiorno.

Stano preoccupato per la sorellina, ma allo stesso tempo terrorizzato, si precipitò a vedere cos’era successo in soggiorno.
Non poteva credere ai suoi occhi: Sveva, con in mano una spada laser giocattolo, cercava di togliersi dalla gamba qualcosa… FrankenPlush!
Il pupazzo era aggrappato alla gamba di Sveva e con il braccio da zebra cercava di toccarle il viso.

Stano si precipitò a salvare sua sorella, afferrò con forza FrankenPlush e lo strattonò via.
– Lascia stare la mia sorellina, cattivo pupazzo! – gli urlò contro.

FrankenPlush per tutta risposta gli fece la linguaccia e una pernacchia e scappò via, infilando la porta di casa.

Stano non fece in tempo a capire che cosa fosse successo che sentì l’anziana vicina di casa urlare per lo spavento. Guardò allora fuori di casa e vide la vecchina semistesa a terra che, mentre si faceva aria col fazzoletto, per lo spavento gridava “Un mostro! Un mostro!”

Mentre Stano si infilava le scarpe, un altro urlo si udì poco lontano. Doveva fare in fretta! Inforcò la bici e partì all’inseguimento.

FrankenPlush aveva già sconvolto un paio di vicini, la signora del chiosco di fiori (a cui aveva rubato un mazzetto di fiori), il panettiere (dove aveva dato un morso ad una focaccia con le olive, sputazzando poi le olive…) e il bar, dove la barista per lo spavento si era rovesciata addosso un caffè macchiato caldo in tazza di vetro col manico in metallo e senza zucchero, che stava servendo al bancone.

“Ma è velocissimo! Meno male che gli ho messo delle zampette di elefante, pensa se usavo quelle del giaguaro…” pensava Steno tra sé, mentre lo inseguiva.
In meno di dieci minuti FrankenPlush aveva già terrorizzato mezzo quartiere.

Stano, mentre pedalava in cerca di una pista da seguire, sentì d’improvviso il pianto di una bambina che proveniva dal parchetto. La raggiunse e le chiese cosa fosse successo.

– Un mostriciattolo mi ha rubato la bambola… – e continuò a piangere tra i singhiozzi.
– Hai visto dov’è andato? – le chiese Stano, la bambina gli indicò la strada che portava al fiume. Stano la consolò, l’abbracciò e le promise che avrebbe cercato di riportarle la bambola, poi prese la bici e pedalò veloce giù al fiume.

Lo trovò lì, seduto immobile sulla riva con la bambola in mano. La stava fissando con uno sguardo intenso e curioso.

Stano si avvicinò cautamente per non farsi sentire, ma FrankenPlush non sembrava badargli. Arrivò fino al suo fianco, il pupazzo ruotò la testa dando uno sguardo veloce verso di lui, poi tornò a guardare la bambola.

FrankenPlush mostrò la bambola dal sorriso raggiante, gli occhi dolci e la faccia paffutella a Stano, poi con la sua zampetta di topolino indicò il suo viso ricucito e raffazzonato, e anche tutto sé stesso.

Cercò pure di farfugliare qualcosa, i suoi occhi erano tristi e se avessero potuto avrebbero versato qualche lacrima.
Stano capì: – Mi stai chiedendo perchè ti ho fatto così… ?
FrankenPlush annuì debolmente.

Stano non sapeva cosa rispondergli, per lui era stato un semplice scherzo, ma ora la sua creazione era lì davanti a lui, brutta e fatta male, ma piena di vita. E non capiva perché tutti avessero così paura di lui.

Stano si sedette vicino a FrankenPlush in silenzio, poi gli accarezzò la testolina. Il pupazzo si inclinò leggermente verso di lui, finché Stano non lo abbracciò forte forte.

– Ti voglio bene FrankenPlush, sei il pupazzo più straordinario che io abbia mai avuto – disse Stano.
FrankenPlush si strinse forte al suo braccio, ringraziandolo.

– Dobbiamo riportare la bambola alla bambina! – disse di soprassalto Stano ricordandosi della promessa fatta.
Corsero allora con la bici al parchetto, la bambina stava attendendo ansiosa la sua cara bambola.

Quando vide FrankenPlush la bimba si ritrasse paurosa, ma poi il pupazzo gliela porse gentilmente e cercò di scusarsi a suo modo. La bambina prese fra le braccia la sua bambola e guardando in faccia FrankenPlush, vide che aveva lo sguardo buono di chi vuole scusarsi.

La bimba gli sorrise, ora non aveva più paura di lui, anzi chiese come si chiamava.
– FrankenPlush! – rispose orgoglioso Stano.

Passarono quindi da tutte le persone che FrankenPlush aveva spaventato per scusarsi delle marachelle e rimediare se possibile.

La signora del bar, all’inizio molto arrabbiata, dopo le scuse lo prese in braccio e lo coccolò con amore. Il panettiere finì per regalargli una focaccia, la fioraia dopo una bella chiaccherata con Stano disse che FrankenPlush era il pupazzo più straordinario del quartiere e la vicina di casa, colpita dalla dolcezza di Frankenplush gli chiese se voleva passare ogni tanto a farle compagnia.

Tutti dopo che lo ebbero conosciuto per davvero, non ebbero più paura di lui.

Neppure Sveva, che appena lo rivide scappò a nascondersi dietro al divano, ma poi dopo che FrankenPlush la abbracciò dolcemente facendo le fusa, iniziò a riempirlo di bacetti e carezze.

E tutte le volte che poteva cercava di rubarlo al fratello per giocarci insieme.
Non capita tutti i giorni di avere un pupazzo che salta, balla, fa le linguacce e anche le pernacchie!

FrankenPlush era finalmente felice, e la sera Stano lo prendeva con sé, lo metteva nel lettino e gli teneva forte la zampetta.
Così tutti e due avrebbero fatto di sicuro dei magnifici e stupendi sogni.

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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Il pipistrello Brighello 🦇🎃

Cercasi casa, ma non per paura… per un nuovo inizio!

In una notte di Halloween buia e tempestosa, un piccolo pipistrello di nome Brighello prende un coraggioso volo.
Lascia la sua torre fredda e solitaria, deciso a trovare finalmente un posto caldo e accogliente che possa chiamare casa.

Incontrerà strani personaggi nel bosco, ma sarà un aiuto inaspettato a guidarlo verso una scoperta magica.

L’avventura di Brighello è una toccante ricerca di amicizia e calore, una fiaba sulla speranza e la gioia di trovare una nuova “famiglia”.


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“Il pipistrello Brighello 🦇🎃“

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Il pipistrello Brighello 🦇🎃


C’era una volta un pipistrello che si chiamava Brighello.
Lui Abitava tutto solo in una torre alta alta di un castello vicino ad un bosco, questa torre però era tutta piena di buchi, di spifferi e ci entrava tanto freddo, e quando faceva il temporale il povero pipistrello si ritrovava sempre zuppo e fradicio.
Brighello, poverino, non ce la faceva più, così sentì che ne aveva abbastanza e una notte decise di andare via dalla sua torre umida e sgangherata.

Quella notte era proprio quella di Halloween ed era tanto buia, c’era anche qualche lampo in lontananza, ma Brighello prese coraggio e volò via lo stesso, deciso a trovare una nuova casetta.
Cominciò a cercarla dal bosco vicino al castello e, vola vola, nel bosco incontrò un gufo.

– Buona sera signor gufo!
– Buona sera a te pipistrellino mio, dimmi, cosa ci fai in giro con questo buio nella notte di Halloween, non vedi che là ci sono dei lampi? Forse arriverà il temporale…

Il pipistrello decise quindi di raccontare tutta la sua storia.
– Io mi chiamo Brighello e abito nella torre del castello, che ha un sacco di buchi, è brutta, rotta, e piena di spifferi. Ci abito tutto solo e sto cercando una nuova casetta. Mi puoi aiutare signor gufo?

Il gufo gli rispose:
– Io abito in quest’albero, dentro quel buco, però per te caro pipistrello mio non c’è posto…
Brighello ci rimase un po’ male.
– Vabbè andrò in cerca di un’altra casetta… grazie lo stesso signor gufo!

Salutò il gufo e continuò a volare nel bosco finché non incontrò una volpe.
– Buonasera signora volpe!
– Buonasera pipistrello, cosa ci fai in giro con questcon questo buio nella notte di Halloween ?
Brighello allora raccontò la sua storia anche alla volpe:

– Io mi chiamo Brighello e abito nella torre del castello, che ha un sacco di buchi, è brutta, rotta, e piena di spifferi. Ci abito tutto solo e sto cercando una nuova casetta. Mi puoi aiutare signora volpe?
La volpe allora gli rispose:
– Io ti darei anche un lettino nella mia piccola tana, però sta sotto terra, e i pipistrelli come te non riescono a volare li dentro… Sarebbe una trappola per te!
Brighello ci rimase un po’ male.
– Vabbè andrò in cerca di un’altra casetta… grazie lo stesso signora volpe!

Salutò la volpe e continuò a cercare. Questa volta uscì dal bosco e si ritrovò sopra un grande prato, dove la luna ogni tanto riusciva a farsi vedere in mezzo alle nuvole scure e minacciose.
Vola vola e vola a Brighello venne in mente un’idea:
– Chiederò aiuto alla luna!
Così Brighello volò sempre più in alto finché non riuscì a vedere in viso la luna che stava sonnecchiando.

– Buona sera signora luna!
– Buona sera a te pipistrellino mio – disse la luna sbadigliando – cosa ci fai in giro con questo buio nella notte di Halloween?
Il pipistrello prese coraggio e raccontò tutta la sua storia.
– Io mi chiamo Brighello e abito nella torre del castello, che ha un sacco di buchi, è brutta, rotta, e piena di spifferi. Ci abito tutto solo e sto cercando una nuova casetta. Mi puoi aiutare signora luna?

La luna gli rispose:
– Buon pipistrello mio, vola verso la montagna, li dovresti trovare una grotta dove abitano tanti pipistrelli come te, sono sicura che accetteranno ben volentieri la tua compagnia e ti lasceranno stare con loro!
– Grazie! Grazie infinite signora luna, non so come ringraziarla!

E, salutata la luna, Brighello iniziò a volare verso la montagna. Arrivato lì, vide la grotta e vide che dentro c’era della luce.
Fu subito fermato però da un pipistrello che faceva la guardia all’ingresso!
– Chi sei tu?! Cosa ci fai qui?!
– Io mi chiamo Brighello e abito nella torre del castello, che ha un sacco di buchi, è brutta, rotta, e piena di spifferi. Ci abito tutto solo e sto cercando una nuova casetta…

Sentito il racconto di Brighello, la guardia gli disse:
– Allora penso proprio che tu abbia trovato la tua nuova casetta! Entra dentro alla nostra grotta, sono sicuro che tutti i miei amici pipistrelli ti accoglieranno ben volentieri, tra pipistrelli ci si deve sempre aiutare!
– Davvero posso stare con voi? – rispose tutto emozionato Brighello.
– Ma certo! Anzi, proprio stasera stiamo facendo una festa per Halloween, e la festa diventerà ancora più bella se si aggiunge un nuovo amico! Vieni con me!

Il pipistrello di guardia prese Brighello e lo portò al centro della grotta, dove si stava cantando, ballando e festeggiando.
– Fermi tutti! – disse la guardia – Voglio presentarvi Brighello, un pipistrello solo soletto in cerca di una nuova casa.
Dal gruppo di pipistrelli parlò uno di loro, che doveva essere l’anziano saggio, capo della tribù.
– Se vuoi, caro pipistrello mio, questa sarà la tua nuova casa, e questa la tua nuova famiglia.
Brighello non stava più in sé dalla gioia, tanto che riuscì solo a dire un fortissimo:
– Siiiiiii!

Allora tutti i pipistrelli corsero ad abbracciarlo e salutarlo, e subito dopo ripresero le danze in suo onore!
Da quel giorno Brighello non fu più solo, aveva finalmente trovato una bella casetta, e, cosa più importante aveva trovato tantissimi amici!

️⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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Lo scherzetto della strega Greta 🎃

Cosa succede quando una strega dal cuore d’oro incontra un adulto troppo cattivo?

Immergiti nella notte più magica dell’anno, dove l’aria sa di mistero e le risate dei bambini si mescolano al fruscio di scope volanti.

Segui Greta, una strega simpatica e birbantella, in un’avventura che ha per protagonista la più dolce delle magie: quella della giustizia e della condivisione.

Incontrerai una banda di bimbi in maschera e una zucca davvero speciale che daranno una bella lezione ad un burbero signore…


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“Lo scherzetto della strega Greta 🎃“

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Lo scherzetto della strega Greta 🎃


Nella notte di Halloween, una strega pazzerella volava sulla sua scopa sopra i tetti del paese.

Greta, questo era il suo nome, stava andando dalle sue amiche, e siccome era in gran ritardo, volava via talmente veloce che perfino i gatti neri avevano paura di lei.
Lei e le altre sue compari avrebbero fatto grande festa, perché quella era la notte di Halloween, la notte delle streghe!

Vola sopra un tetto, vola attorno ad un campanile, vola dentro un vicolo, ecco che per la strada vide una compagnia di bambini tutti mascherati.
Erano tutti bimbi che andavano di casa in casa a chiedere “dolcetto o scherzetto”, per riempirsi le tasche di caramelle.

Incuriosita, Greta si fermò dietro ad un albero a guardare la scena. Dovete sapere che anche lei aveva una nipotina grande come loro. Si chiamava Adele ed era tanto simpatica.

I bimbi stavano bussando ad una grande porta di legno, e dopo poco uscì un uomo grande e grosso, con la barba lunga così.
Quando l’uomo si sentì chiedere “dolcetto o scherzetto”, fece una grossa risata. I bambini porsero comunque i loro sacchettini per raccogliere le caramelle, ma quel cattivone grande e grosso ci mise dentro solo dei piccoli pezzi di pane raffermo. Dopodiché chiuse loro la porta in faccia, ridendo sonoramente.

I bambini ci rimasero molto male, i più piccoli di loro avevano le lacrimone agli occhi. Non si aspettavano una cattiveria simile.
La strega Greta, dopo aver visto tutta quella brutta scena, decise che quell’omone si meritava una bella lezione.

Con due parole magiche si trasformò in una bambina travestita da piccola strega, e si avvicinò alla compagnia di bimbi.
– Ciao bambini, io mi chiamo Greta!

I bimbi, ancora un po’ tristi per l’accaduto, la guardarono chiedendosi da dove saltasse fuori.
– Ho visto tutta la scena – continuò Greta – e penso che quel cattivone grande e grosso si meriti una bella lezione!
Gli occhi dei bimbi più grandi si ravvivarono subito – Quella bimba ha ragione! – disse uno di loro, e corsero tutti incontro a Greta.
– Guardate qui – disse Greta.

Dalla sua borsa tirò fuori una boccetta color giallo fosforescente, versò un paio di gocce su una zucca intagliata che stava lì vicino, e… magia! La zucca iniziò a fare delle facce bruttissime!

Alcuni bimbi furono molto impressionati da quella magia e stavano per mettersi a piangere dalla paura.
– Non temete, questa zucca adesso andrà a far morire di paura quel cattivone!
– Siiiii! – gridarono insieme tutti i bambini.

Mentre la zucca piano piano si avviava verso la porta della casa, Greta versò un altro paio di gocce su un grande lenzuolo, su un secchio di latte ed infine su un rastrello.

Ed ecco che una piccola squadra di oggetti fluttuanti nell’aria stava per bussare alla porta della casa.
Greta e tutti i bambini, intanto, si erano nascosti dietro ad un muretto, per gustarsi la scena.

Quando finalmente il rastrello bussò alla porta, da dentro la casa si sentì una grossa risata, e poco dopo l’omone grande e grosso aprì la porta.

Immaginate che spavento quando di fronte a sé trovò una zucca intagliata che fluttuava a mezz’aria, un lenzuolo che sembrava un fantasma e un rastrello ed un secchio che sbattevano tra di loro, facendo un gran fracasso!

L’uomo, per quanto fosse grande e grosso, non riuscì nemmeno a gridare per la paura, e corse via dentro casa.
Ma la zucca, il lenzuolo, il rastrello e il secchio lo inseguirono ululando per tutte le stanze.

Il pover’uomo correva da una stanza all’altra terrorizzato, gridando:
– Scusate! Scusate! Ho capito, sono stato cattivo! Scusate!
Finché non andò in cucina, aprì la dispensa, prese tutti i dolci che aveva e li portò fuori ai bambini.
– Scusatemi bambini, scusatemi! Sono stato cattivo! Eccovi tutti i miei dolci!

I bambini, vedendo l’omone portare fuori tutti quei dolci, scattarono da dietro il muretto e corsero a prenderli. Ma non li presero tutti, ne lasciarono un poco anche all’uomo grande e grosso, perché così anche lui poteva festeggiare la notte delle streghe!

L’omone promise che l’anno successivo li avrebbe aspettati con ancora più dolci e caramelle, e i bambini tutti contenti poterono finalmente andare a bussare alla porta della casa vicina.

“Dolcetto o scherzetto?”

Nella confusione e felicità generale, i bambini non si erano accorti che Greta era sparita in groppa alla sua scopa, riprendendo il suo normale aspetto.
Meglio così. Per la strega Greta quello che davvero era importante era il sorriso di quei bambini in festa.

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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Masino e la Strega Micilina 🧙‍♀️

Chi Ruba davvero il bestiame nel paese di Pocapaglia?

In un borgo arroccato su una collina ripida, la paura regna sovrana. Le notti sono turbate dalla terribile Strega Micilina, che con un soffio malvagio ruba il bestiame e getta nello sconforto tutti gli abitanti. Falò e coraggio non bastano a svelare l’arcano.

Quando tutto sembra perduto, il ritorno dell’amato Masino promette non una battaglia, ma un’indagine geniale. Attraverso dettagli trascurati, il mistero si dipana, rivelando una verità più umana e sorprendente di qualsiasi magia…

Masino e la Strega Micilina è un racconto popolare di origine piemontese, dove le streghe sono chiamate “masche”. Ne parla anche Italo Calvino nella sua raccolta “Fiabe Italiane”


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“Masino e la Strega Micilina 🧙‍♀️“

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Masino e la Strega Micilina 🧙‍♀️


Masino veniva dal paese di Pocapaglia, era un tipo molto sveglio ma era partito per fare il soldato in giro per il mondo. Mancava molto ai suoi compaesani perché, essendo così in gamba riusciva a risolvere sempre i misteri del paese e i guai di tutti i suoi abitanti.

Pocapaglia è una paesino nato sul versante di una collina talmente ripida che gli abitanti legavano un sacchetto sotto la coda delle galline, per evitare che le uova rotolassero giù fino in pianura, quando venivano deposte.

E qui inizia la nostra storia: infatti, non passava notte senza che la Strega Micilina sbucasse fuori dai boschi, furtiva, per portarsi via, con il suo malefico soffio, capre, pecore e buoi, mentre rientravano alle stalle.

Gli abitanti avevano acceso grandi falò per illuminare la via e avevano organizzato spedizioni per ritrovare gli animali rubati, ma la Strega Micilina sorprendeva i pastori alle spalle stordendoli col suo terribile soffio. Purtroppo le orme lasciate dalle scarpe della Strega, sparivano nel sottobosco senza lasciare traccia, l’unica cosa che rimaneva erano ciuffi di pelo scuri attaccati ai cespugli.

I contadini alla fine, per disperazione, rinchiusero nelle stalle gli animali, e si riunivano tutti, la sera, attorno al fuoco acceso nel bel mezzo della piazza, per piangere questo triste destino. Nel frattempo, mucche, pecore e capre diventavano sempre più magre… e la Micilina continuava a rubarle lo stesso, approfittando del fatto che i contadini in piazza non facevano la guardia alle stalle.

I Pocapagliesi, ormai, avevano talmente tanta paura da non riuscire a prendere nessuna decisione, e l’unica cosa che ormai riuscivano a fare era sperare che arrivasse Masino. Ma Masino era sempre in giro per il mondo a fare il soldato e nessuno sapeva quando sarebbe tornato.

Pensa e ripensa, decisero di andare dal Conte.

Il Conte viveva chiuso nel castello in cima alla collina, ed aveva una schiera di soldati al suo servizio. Gli abitanti erano sicuri che tutti questi guerrieri non avrebbero avuto difficoltà a catturare la Strega Micilina.

Così, una mattina, salirono al castello, e lo trovarono in un cortile pieno di soldati mentre si lisciava la lunga barba nera e ben pettinata.
I contadini si inchinarono, toccando quasi terra con la testa; e il più vecchio di loro, fattosi coraggio, prese a parlare.

– Signor Conte – disse – siamo venuti qui per chiedervi aiuto per risolvere un problema, solo Vostra Signoria è in grado di liberarci da questa sventura. Nei boschi vive nascosta la Strega Micilina, e di notte arriva furtiva e ci porta via tutte le bestie. Noi non possiamo che disperarci senza fare nulla, perché non siamo armati e basta il suo soffio malvagio per buttarci a terra. Imploriamo perciò Vostra Signoria di mandare i soldati a far la guardia e prendere la ladra.

– Se mando i soldati – ribattè il Conte – devo mandare anche il capitano; ma il capitano la sera deve giocare a tombola con me, perciò se ne resta qui.

I contadini si gettarono ai piedi del Conte, lo supplicarono di aver pietà di loro e di concedere il suo aiuto, ma invano.

Alla fine il Conte, infastidito, chiuse la discussione dicendo:
– Io di streghe non ne ho mai viste, quindi la Strega Micilina non esiste!
E fece cenno ai soldati, i quali cacciarono via i contadini.

I Pocapagliesi, quella sera, si ritrovarono attorno al falò ancora più disperati di prima. Discutevano sul da farsi, e alla fine il più vecchio disse:
– Dobbiamo proprio cercare Masino.

Furono tutti d’accordo, e, sapendo che si trovava in Africa, gli scrissero per chiedergli di tornare.

Fu così che Masino arrivò a Pocapaglia una sera, e trovò tutti i suoi compaesani disperati accanto al fuoco. Quando lo videro, gli fecero una gran festa ed erano tutti curiosi di conoscere tutte le sue avventure.
Ma lui volle prima sapere perché l’avevano fatto tornare.

I contadini raccontarono tutta la storia della Strega e del Conte, e alla fine Masino disse:
– Forza e coraggio! A mezzanotte andrò io nel bosco e vi porterò la Strega, parola di Masino. Ma devo prima sapere tre cose.

– Che cosa vuoi sapere? – fecero i contadini rincuorati.
– Barbiere, quanti clienti ha avuto in questo mese?
– Tutti i presenti sono stati sbarbati e rasati da me nell’ultimo mese. Ho tagliato tante di quelle barbe e tanti di quei capelli che potrei riempirci un fosso! – rispose il barbiere.

– Ciabattino, quante scarpe ha riparato nell’ultimo mese?
– Eh, nessuna, qui i contadini vanno tutti scalzi e il mio mestiere serve ben a poco… – disse con voce triste il calzolaio.

– E tu, cordaio, quante corde hai venduto ultimamente? – chiese ancora Masino.
– Ho venduto tutto quello che avevo in bottega: corde, funi, canape e corregge: non mi è rimasto nulla!

– Adesso so quanto mi basta, svegliatemi a mezzanotte e manterrò la mia promessa – concluse Masino. E si mise a dormire.

A mezzanotte in punto lo svegliarono. Masino si scrollò il sonno di dosso, bevve una ciotola di brodo bollente e se ne andò, addentrandosi da solo nel bosco scuro.

I contadini rimasero seduti attorno al fuoco in silenzio, fino a quando il fuoco morì. Attesero ancora e, quando ormai albeggiava, ecco tornare Masino e portare dietro di sè, tirandolo legato ad una fune, il signor Conte dalla lunga, lucida e nera barba.

– Questa è la vostra Strega! E’ il signor Conte, che, guarda un po’ non vi aveva voluto aiutare.
Tutti lo guardarono meravigliati, poi Masino continuò:
– Ho capito che non potesse essere uno spirito perché aveva bisogno di legare le bestie per portarle via; dunque il ladro doveva essere un essere umano. Ma non era nessuno di voi, perché voi camminate scalzi senza scarpe o zoccoli ai piedi, e c’erano invece le orme. Tutti, poi, avete barba e capelli corti, perciò non potevate lasciare ciuffi di pelo attaccati ai cespugli. Ma il Conte ha la barba lunga, e in più porta le scarpe e ha a disposizione molte funi.»

– E il terribile soffio che ci buttava a terra? – Chiesero i Pocapagliesi.

– Macché soffio! Portava con sè un bastone coperto di stracci, con il quale vi colpiva per tramortirvi: voi lo sentivate fischiare nell’aria e, quando vi risvegliavate dal colpo, vi ritrovavate con la testa pesante e senza ferite. Perciò credevate di essere stati abbattuti da un soffio, ma in realtà vi aveva solo dato una bella legnata. Ma adesso del Conte che cosa ne volete fare? – concluse Masino.

I contadini iniziarono a vociare e a parlarsi uno sopra l’altro: qualcuno proponeva di mettere il Conte al rogo, altri volevano gettarlo nel fiume, magari chiuso in un sacco con quattro gatti arrabbiati…

Il Conte, in ginocchio, invocava pietà e chiedeva perdono.

Infine Masino chiese a tutti di tacere e disse:
– Morto non serve a nessuno. Possiamo però approfittare del fatto che conosce il bosco come le sue tasche e che, per fingersi la Strega, è abituato a stare sveglio di notte. La mia proposta è questa: lo manderemo di notte a raccogliere legna nel bosco e portarvela già in fascine. E, già che c’è, potrà dare l’allarme se un lupo o qualunque altro pericolo si avvicina al paese. Così sarà stato utile a tutti e potrà ripagare il suo debito con tutti voi.

I contadini furono d’accordo, ed il Conte lavorò per loro, finché la barba gli divenne bianca e non ebbe più le forze per farlo. Ma a quel punto era ormai diventato amico di tutti in paese e i Pocapagliesi si presero cura di lui durante la sua vecchiaia.

Masino però non potè vedere invecchiare il conte e rifiorire Pocapaglia, perché appena risolto questo mistero ripartì per il mondo, tanto adesso di lui non avevano più bisogno.

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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Scheletrino e la maledizione di Halloween 💀🎃

Che barba e che noia stare tutto il tempo da soli al cimitero…

In una notte stellata, nel silenzio di un piccolo cimitero di montagna, vive Scheletrino. La sua esistenza è tranquilla, forse un po’ troppo noiosa, tra genitori e zie bisbetiche. La sua unica compagna è la luna d’argento, fino a quando un rumore inattatto rompe la routine.

Un’improvvisa apparizione cambierà tutto: è Fantasmino, uno spirito vivace in partenza per un viaggio speciale. Insieme, i due nuovi amici si lanceranno in un’avventura verso la Foresta Oscura, pronti a vivere una notte di magia, scherzi e scoperte indimenticabili!


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“Scheletrino e la maledizione di Halloween 💀🎃“

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Scheletrino e la maledizione di Halloween 💀🎃


Era una notte buia buia e Scheletrino stava guardando il primo spicchio di luna crescente nel cielo pieno di stelle.

Scheletrino abitava in un piccolo e sgangherato cimitero di montagna, talmente piccolo che praticamente c’erano solo mamma, papà e le due bisbetiche zie… Una noia mortale.

A fargli compagnia c’erano solo gli animaletti del bosco e la luna d’argento.

Ma quella sera buia buia, mentre guardava la luna spostarsi piano piano nel cielo, sentì uno strano rumore provenire da appena fuori il cancello del cimitero.

Scheletrino corse a vedere cosa succedeva, e dietro ad una delle siepi vide qualcosa color bianco etereo che si muoveva.

Si avvicinò piano piano, senza far rumore, quando all’improvviso, dalla siepe…

‒ Bhoooooo!

Scheletrino fece un balzo all’indietro per lo spavento, mentre il Fantasmino che era saltato fuori dalla siepe ridacchiava per lo scherzo riuscito.

‒ Ti sei spaventato? ‒ chiese il Fantasmino mentre lo aiutava a rialzarsi da terra.
‒ Un po’…. ma tu chi sei?
‒ Sono Fantasmino, passavo di qua per caso e volevo vedere se c’era qualcuno con cui passare un po’ di tempo, sto facendo un lungo viaggio sai…

‒ Ci sono solo io sveglio… gli altri dormono tutti, ma che viaggio stai facendo?
‒ Sto andando dal Grande Mago della Foresta Oscura per chiedergli un favore.
‒ E cosa vuoi chiedergli?

‒ Di ritornare in carne ed ossa, mi ha raccontato una strega che lui può farlo… Vuoi venire con me?
‒ no… non posso, se vado via senza dire nulla a mamma e papà poi si arrabbiano ‒ disse poco convinto Scheletrino.
‒ Ma va’, vedrai ci mettiamo un attimo, domani mattina saremo di ritorno e nessuno si sarà accorto di nulla! ‒ gli sorrise Fantasmino.

Scheletrino ci pensò un attimo, pensò alla sua noiosa vita nel piccolo cimitero sgangherato e alle sue zie insopportabili.
‒ Ok vengo! ‒ e iniziarono a correre per il sentiero che portava al Bosco Oscuro.

Dopo poco sentirono un rumore metallico non molto lontano da loro. Era un treno che si stava fermando alla stazione.

Scheletrino disse a Fantasmino:
‒ E se prendiamo il treno? Così arriviamo Prima!
‒ Ottima idea compagno! rispose Fantasmino.

Così salirono sul treno, Scheletrino dalla porta del vagone, Fantasmino attraversando il finestrino della carrozza, sbucando e sedendosi di fianco ad un distinto uomo d’affari di ritorno dal lavoro.

L’uomo, avvertendo qualcosa di strano al suo lato, si voltò verso Fantasmino che…

‒ Bhoooooo!

L’uomo urlò talmente forte per lo spavento che tutti nel vagone si girarono a guardarlo mentre fuggiva via a gambe levate dalla carrozza.
Poi quando gli altri occupanti della carrozza videro Scheletrino che li salutava felice, scapparono tutti urlando anche loro.

‒ Perchè vanno via urlando? ‒ chiese Scheletrino deluso.
‒ Penso perchè non gli piace il nostro aspetto ‒ rispose Fantasmino che stava ancora ridendo per la scena divertente della gente che scappava terrorizzata ‒ meglio così, viaggeremo comodi comodi.
Scheletrino e Fantasmino si sedettero e il treno ripartì.

Arrivarono finalmente alla stazione di Foresta Oscura, dove scesero tra le urla spaventate di tutti i viaggiatori, ma loro non ci fecero caso e proseguirono per il sentiero che attraversava il bosco.

‒ Ma tu sai dove stiamo andando? ‒ chiese Scheletrino.
‒ Certo! Dobbiamo trovare la grande Quercia Maledetta, ha un grande buco proprio al centro del tronco, e dentro ci vive il grande Mago.
“Dev’essere proprio grande questa quercia se dentro ci vive addirittura un mago!” pensò Scheletrino.

Si addentrarono nel bosco, e man mano che camminavano incontravano tanti animaletti, tutti che scappavano via urlando di paura non appena li vedevano passare.

Solo una civetta dagli occhi gialli che brillavano nel buio non ebbe paura di loro, anzi domandò dall’alto del suo ramo:
‒ Cosa ci fate qui nella Foresta Oscura?
‒ Stiamo cercando la grande Quercia Maledetta, dobbiamo parlare col grande Mago! ‒ rispose Fantasmino.
‒ Il grande Mago? Mai sentito nominare… però se cercate la grande Quercia Maledetta siete sulla strada giusta, la troverete poco più avanti non farete fatica a notarla, i suoi rami argentei brillano nel buio ‒ e detto questo volò via.

Cammina cammina i due erano ormai arrivati nel profondo della Foresta Oscura, dove era più buio della notte buia, e il silenzio era talmente denso che metteva i brividi anche a due come Scheletrino e Fantasmino.

Poi la videro, i suoi rami d’argento brillavano nel buio come aveva detto la civetta! Finalmente erano arrivati alla grande Quercia Maledetta.

‒ Scusi grande Mago è in casa? ‒ disse Fantasmino.
Nessuno rispose.
‒ Grande Mago?! ‒ Dal buco della grande quercia si udì un rumore, poi due occhi di fuoco immersi nel buio spuntarono dal buco al centro dell’albero.

‒ Chi siete voi, e cosa volete!? ‒ rispose un vocione grosso e rauco.
‒ Siamo Fantasmino e Scheletrino e volevamo chiederti un favore…
‒ No! ‒ Rispose il vocione socchiudendo gli occhi di fuoco.

‒ Ma la Strega Griselda mi ha detto che tu esaudisci i desideri…
Ci fu un momento di silenzio assoluto nella foresta, poi:
‒ Si ma solo nella notte di Halloween.
‒ Domani è Halloween! ‒ esclamò Scheletrino ‒ aspetteremo qui!

Dall’interno dell’albero si sentì un rumoraccio tipo imprecazione.
‒ Ma serve che ci sia anche la luna piena! ‒ rispose il vocione.

Scheletrino e Fantasmino si guardarono sconsolati in faccia, la prossima luna piena sarebbe stata tra 28 giorni e Halloween sarebbe passato da un pezzo.
‒ Ma non puoi aiutarci lo stesso? abbiamo fatto tanta strada…
‒ No! E ora sparite da qui!
‒ Ma dai, sei un grande Mago tu, facci un piccolo piacere…
‒ No! Sparite! ‒ e visto che i due non sembravano per nulla intenzionati ad andarsene, dal buco nella Quercia Maledetta vennero lanciate delle ghiande. Una colpì in testa Scheletrino, l’altra trapassò senza problemi il corpo di Fantasmino.

“Ghiande?” pensarono entrambi.
Fantasmino si avvicinò a Scheletrino e sottovoce gli disse:
‒ Adesso gli faccio lo scherzetto… ‒ e ridendo sotto i baffi scivolò veloce fin sotto la Quercia maledetta e attraversò il tronco sbucando all’interno del buco.

‒ Bhoooooo!
‒ AHHHHRRRRGGGGG ‒ si sentì urlare da dentro il buco, e poi veloce come un fulmine sbucò un opossum che saltò giù dal tronco terrorizzato

‒ E tu saresti il grande Mago?! ‒ chiese Scheletrino sconcertato.
‒ No! sono il vecchio Opossum e non faccio nessuna magia, volevo solo prendere in giro due sprovveduti come voi! ‒ gridò.
‒ Ma la Strega Griselda mi aveva detto che…
‒ Di’ alla tua amica strega di aggiornarsi… il grande Mago è già da un secolo che non abita più qui, si era stufato di tutto questa noiosa foresta e ora vive su una spiaggia dei Caraibi… e ora tornatevene a casa che sta per diventare mattino!

Scheletrino e Fantasmino, tristi per la notizia e per il fatto che nessuno avrebbe esaudito i loro desideri, tornarono mestamente a casa.

Arrivati all’ingresso del cimitero si salutarono.
‒ Ciao Scheletrino, mi ha fatto piacere averti come compagno di viaggio.
‒ Ciao Fantasmino, anche a me è piaciuta la nostra avventura, sai qui è una noia mortale, non succede mai niente…
‒ Allora vorrà dire che andremo a fare qualche altro viaggetto io e te… ‒ sorrise furbamente Fantasmino.
‒ Ma certo! Ora però devo andare, che sennò chi la sente mia mamma…

Ma Scheletrino non fece in tempo a mettere piede nel suo sgangherato cimitero, che dal fondo di una tomba arrivò tonante la voce della mamma che lo chiamava per nome…
‒ Scheletrinooooooooooo…

Chissà che scusa avrà inventato Scheletrino 😉

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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Il fantasma golosone 👻

Ma i fantasmi sono tutti spaventosi? A volte ce ne sono alcuni che sono solo molto golosi di dolci…

Immagina una notte di Halloween, dove l’imprevisto trasforma una semplice festa in un’avventura indimenticabile.

Quattro piccoli amici, tra costumi colorati e risate, si ritrovano sotto un temporale improvviso. La loro corsa verso un riparo li porterà in un luogo misterioso e proibito, che tutti nel paese evitano con timore.

Scopri una fiaba sulla magia dell’amicizia, dove la paura si trasforma in dolcetti e risate.


Alla fine della pagina troverai anche il 🎨 Disegno da colorare di “Il fantasma golosone 👻“!

“Il fantasma golosone 👻“

aspetta solo di essere ascoltata!
L’audiofiaba te la racconto io!

👇

⚜️

Il fantasma golosone 👻


C’erano quattro piccoli amici che il pomeriggio del 31 ottobre, prima della notte di Halloween, si erano ritrovati al parchetto del paese.
Erano già vestiti pronti per andare a fare “dolcetto o scherzetto” in tutte le case, ma prima volevano decidere che giro fare, e dove era meglio bussare…

– Io so che i genitori di Giorgino hanno la dispensa piena zeppa di dolci! – disse Lino.
– Ma anche Anita ha le tasche sempre piene di caramelle, e va in giro a vantarsene! – disse Adele.
– Bene – disse Dino, il fratello di Lino – inizieremo a bussare proprio da loro.
– E non dimentichiamoci dei vecchietti in fondo alla strada, ogni volta che li incontro mi allungano sempre un cioccolatino! – disse infine Tamara, e tutti annuirono.

Ma da nord arrivò una folata di vento gelido che li fece rabbrividire, e in pochi minuti tante nuvolone grigie iniziarono a formarsi sopra le loro teste.
– Mi sa che sta per piovere… – disse preoccupata Adele.
– Speriamo di no! – dissero in coro gli altri tre – sennò stasera niente “dolcetto o scherzetto”!
– Conviene tornare a casa, prima che piova – disse Tamara.

Il parchetto dove si erano ritrovati, non era proprio in centro al paese, anzi, era più vicino al bosco, che alle case. E se si fosse messo a piovere, avrebbero dovuto correre a gambe levate!
Ma proprio in quel momento si sentì il rombo di un tuono. I quattro bimbi non ebbero nemmeno il tempo di alzare lo sguardo al cielo, che già pioveva a dirotto.
– Scappiamo! – gridò Dino.
– Ma arriveremo a casa bagnati fradici! – rispose Tamara.
– Dobbiamo trovare un riparo. Guardate la! – disse Adele indicando una casetta malconcia e dalle finestre sempre chiuse, appena fuori dal boschetto.

– Ma quella è una casa infestata dai fantasmi! – disse Lino.
Ma gli altri tre stavano già correndo verso la casetta, così anche Lino si mise a correre, prima di ritrovarsi zuppo d’acqua.

I quattro si erano riparati sotto la veranda di quella casetta, che avevano sempre visto disabitata. Le finestre erano sempre state chiuse, e non avevano mai visto nessuno uscire o entrare da quella porta.
Proprio per questo tutti i bambini del paese la chiamavano “la casa dei fantasmi”.
Adele, che era abituata a frequentare case dove succedevano un sacco di cose strane (sua zia Greta era una strega, ma lei ancora non lo sapeva), non aveva mai dato peso a tutte quelle storie. L’importante era trovare un riparo per non bagnarsi e sgualcire il bellissimo costume da streghetta che indossava per Halloween.

– Speriamo che smetta di piovere presto – disse Tamara, stringendosi nel suo costume da zucca per il freddo.
– Guardate qui! – disse Dino – la porta è aperta! – e aprì per bene la porta d’ingresso per darci uno sguardo dentro.
– Ma lì dentro ci sono i fantasmi! Stai attento Dino! – gli gridò suo fratello Lino.
– Io non credo ai fantasmi – disse Adele, e fece due passi per sbirciare dentro anche lei.

La casetta era buia, ma un po’ di luce filtrava dalle persiane mezze rotte. Dentro c’erano un tavolo e alcune sedie, una cucina e un divano. In fondo alla stanza si intravedevano le scale per andare al piano di sopra.
– C’è nessuno? – disse timidamente Tamara, ma nessuno rispose.

Al piano di sopra, però, stava dormendo un fantasmino, che sentito tutto quel baccano decise di sbirciare al piano di sotto. Per lui era facile: siccome era un fantasma, gli bastava attraversare con la faccia il soffitto.
– Quei monelli sono venuti a disturbarmi, devo mandarli via subito di qui! – disse sottovoce il piccolo fantasma.

Poi guardando meglio, vide che i quattro bimbi erano tutti vestiti per la notte di Halloween.
– Se sono vestiti per Halloween, vuol dire che sono pieni di dolcetti e caramelle! Mmm… che voglia di dolci che ho, devo prenderglieli tutti!

Così il fantasma, senza farsi vedere, scivolò dietro di loro e con un colpo chiuse la porta alle loro spalle.
I quattro bimbi gridarono tutti per lo spavento! Si precipitarono alla porta per uscire, ma la trovarono chiusa e non riuscivano ad aprirla.

Lino iniziò a piagnucolare: – Lo sapevo che questa casa è infestata dai fantasmi…
Proprio in quel momento si sentì un “Buuuuuuuuuu” provenire dal piano di sopra.
Tamara, Lino e Dino si strinsero forte forte tra loro, sussultando.

– Bimbi monelli, siete venuti a disturbarmi! Se volete che vi lasci in pace dovete darmi tutte le vostre caramelle!
– Ma noi non abbiamo caramelle! – rispose Adele.
– Non dite bugie, siete vestiti per Halloween e ad Halloween ci si riempie le tasche di dolcetti! – rispose il fantasma.

– Ma noi non siamo ancora andati in giro per le case! E’ ancora presto e siamo entrati qui solo perché fuori è cominciato il temporale – continuò Adele.
– Ma davvero? – rispose il fantasmino, che non sapeva esattamente che ore erano.
I quattro annuirono e risposero in coro – Siii…

Il fantasma decise allora di farsi vedere. Era bianco, pallido e semitrasparente, e Lino per la paura si nascose dietro a suo fratello Dino.
Tutti e quattro i bimbi rimasero comunque impressionati.

– Ma allora i fantasmi esistono veramente… – esclamò Tamara.
– Certo che esistono! –rispose il fantasma.
Adele ci rimase un po’ male, lei era convinta che i fantasmi non esistessero.

– Ma tu sei un fantasma cattivo? – chiese Tamara leggermente impaurita.
– Io cattivo? Ma no! Io sono un fantasma buono. Vi ho fatto paura solo perché avevo una gran voglia di dolci… è un sacco che non ne mangio, sapete sono tanto goloso…

– Come ti chiami? – chiese Dino.
– Mi chiamo Bruno.
– Io sono Dino, questo bimbo pauroso è mio fratello Lino e queste sono le mie amiche Adele e Tamara.
Si presentarono tutti.

– Scusaci se siamo entrati in casa tua senza il permesso – disse Adele – ma forse possiamo aiutarci a vicenda…
Gli altri bimbi e il fantasmino Bruno la guardarono con curiosità.
– Questa sera potresti farci compagnia mentre andiamo per le case a chiedere “dolcetto o scherzetto”, e sono sicura che tu sarai bravissimo a spaventare la gente! Sai quanti dolci riusciremo a racimolare?! – propose Adele.

Si guardarono tutti in faccia, era un’ottima idea! Anche Lino, che ormai non aveva più paura di Bruno, ne fu entusiasta.
Bruno aprì la porta e tutti guardarono fuori. Il temporale era passato e il cielo era diventato tutto arancione per il tramonto.
Così poterono tornare a casa di corsa a prepararsi per la serata. Tutti assieme andarono a bussare alle porte delle case del paese, e quando aprivano Bruno faceva dei “buuuuu” spaventosissimi.

Così le loro tasche si riempirono di caramelle e dolci, e passarono tutti una bellissima serata.

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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Frasi belle e Aforismi su Halloween 🎃👻🦇

Le più belle frasi, citazioni e aforismi per rendere più magica la notte di Halloween

Regala una frase gentile ai tuoi bambini per la notte di Halloween, magari come divertente invito per una simpatica festa a tema! 🦇

O anche semplicemente come immagini del buongiorno! 😱

👻 Halloween è la notte paurosa dell’anno, la notte delle streghe, dei fantasmi e dei gatti neri. I pipistrelli volano nella notte buia e nelle zucche intagliate sono illuminate dalle candele.

E i bambini si travestono e vanno in giro a fare “dolcetto o scherzetto” 🍬

Se vuoi saperne di più prova a leggere i nostri articoli sulle origini della festa di Halloween e sulla storia della zucca di Halloween!

Le streghe volano attraverso il cielo, i gufi vanno, Chi? Chi? Chi? I gatti neri miagolano e fantasmi verdi ululano, Spaventoso Halloween a voi!
(Nina Willis Walter)
Halloween avvolge la paura nell’innocenza, come se fosse un dolce leggermente acidulo. Lascia che terrore, quindi, si trasformi in una delizia…
(Nicholas Gordon)
Questo è Halloween, grida insieme a noi, fate largo a chi è speciale più di voi!
(Dal film Nightmare Before Christmas)
Ad Halloween vestitevi da libri. La cultura a tanti fa ancora paura.
(anonimo)
Nessun giorno è così perfetto come Halloween. Gli incubi non fanno più paura, quando li si può affrontare mascherati.
(Ray Bradbury)
Caro grande cocomero, attendo con ansia il tuo arrivo la notte di Halloween. Spero che mi porterai un sacco di regali. Tutti mi dicono che sei un imbroglio, ma io credo in te. Sinceramente, Linus Van Pelt.
(Charles M. Schulz, Peanuts)
Venite con me, è la festa di Ognissanti, faremo scherzetti a tutti quanti.
(anonimo)
Tutti abbiamo diritto a un bello spavento.
(Leigh Brackett)
Halloween: festa magica e misteriosa strapiena di sorprese in cui, tra dolcetti e scherzetti, la paura e l’orrore diventano gioia e divertimento.
(Jean Paul Malfatti)
Chi i dolcetti non mi dà, prima o poi si pentirà!
(anonimo)

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fabulinis plus, tutta la fantasia di cui hai bisogno

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