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Autore: William

Vess e Bess e la tana del T-Rex 🦖

Tesoro o trappola? Cosa si nasconde davvero nella tana del T-Rex?

Nella verdeggiante Valle di Rocciaverde, un piano perfetto sta per essere messo in atto.
Due fratelli Velociraptor, spinti dal sogno di avere una ricchezza sfacciata, si apprestano a razziare la tana del terrore assoluto: il T-Rex!

Ma ciò che li aspetta nell’oscurità della grotta non è il feroce dinosauro che immaginavano.
È qualcosa di molto, molto più pericoloso e… colorato.

Riusciranno Vess e Bess a sopravvivere all’incontro con il più terribile degli artisti preistorici?


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“Vess e Bess e la tana del T-Rex 🦖“

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L’audiofiaba te la racconto io!

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Vess e Bess e la tana del T-Rex 🦖


Nella Valle di Rocciaverde, dove le felci crescevano alte come grattacieli e le libellule avevano l’apertura alare di un deltaplano, vivevano due fratelli Velociraptor.

Vess, il più piccolo, stava cercando di catturare una lucertola, c’era solo un problema: stava guardando nella direzione completamente opposta.
– Vess, la lucertola è dall’altra parte – disse Bess, il fratello maggiore, mentre si limava gli artigli appoggiato ad un albero.
– Lo so benissimo! – rispose Vess, continuando a fissare un cespuglio vuoto con la concentrazione di un monaco zen.
La lucertola nel frattempo gli stava passando davanti alle zampe posteriori.

Bess era il tipo di dinosauro che diceva “tranqui” anche durante l’attacco di uno stormo di pterodattili.
– Comunque, fratellino, oggi è il tuo giorno fortunato.
Vess si girò di scatto – Perché? – disse incuriosito.

Bess si stiracchiò la coda con studiata nonchalance.
– Perché la mia nuova fiamma, la Bronty, mi ha fatto una soffiata clamorosa – disse sogghignando dietro gli occhiali da sole.
– Che tipo di soffiata?
– Un TESORO, baby! Il T-Rex nasconde un tesoro nella sua tana: ossa luccicanti come diamanti, roba da diventare ricchi sfondati!

Vess sgranò gli occhi – un tesoro?! – disse con voce emozionata.
Avrebbe potuto finalmente comprarsi quella bellissima e morbidissima pietra piatta che aveva visto al mercato! Sarebbe stata perfetta per sedersi a guardare le nuvole mentre si dimenticava cosa stesse facendo!

– Esattamente – annuì Bess, lisciandosi la cresta sulla testa – che dici, andiamo ad aumentare la mia popolarità?
Vess stava già scodinzolando dall’emozione, così partirono inoltrandosi nel folto della foresta.

Dopo aver attraversato ruscelli profondi 10 centimetri, saltato canyon larghi 20 centimetri e scalato rocce alte 30 centimetri arrivarono finalmente all’ingresso della grotta del T-Rex.

I due si bloccarono di colpo quando iniziarono a sentire degli strani rumori provenienti dall’interno.

Bess mise una zampa sulla spalla del fratello:
– Ehi fra’, è giunta l’ora dell’eroe, adesso tu entri, prendi il tesoro e poi esci, 60 secondi e passa la paura!
– Cosa?! Io entro e tu…? – disse con voce tremante Vess.
– Ma stai chill, che io ti guardo le spalle! Il T-Rex a quest’ora sarà a caccia di galline qui intorno, qualcuno deve pur restare qui fuori ad avvisarti se ritorna, no?! – disse in modo convincente Bess mentre si abbassava gli occhiali da sole e faceva l’occhiolino a Vess.

Vess, gocciolante di sudore, si avviò dentro la tana del T-Rex, cercava di fare i passi più leggeri che poteva, per non fare il benché minimo rumore.
Poi arrivò al centro della grotta.

Sotto un fascio di luce che filtrava da un buco nel soffitto c’era lui, il T-Rex.
Alto come una casa a due piani.
Denti lunghi come pugnali.
Braccine corte come… come… come le braccine di un T-Rex.

E stava dipingendo, aveva un osso davanti a sé, appoggiato su un sasso piatto, e lo stava decorando con argilla colorata: rosso, giallo, blu.
Usava un lungo pennello tenuto dalle piccole “manine” con una delicatezza che non ci si sarebbe aspettati da un feroce T-Rex.

Il T-Rex diede ancora qualche pennellata, fece un passo indietro per ammirare compiaciuto la sua creazione ma poi, si girò di scatto verso Vess, i suoi piccoli occhi lo fissarono.
– Chi osa disturbare il maestro durante la sua sessione creativa?!
La voce del T-Rex fece tremare le stalattiti sul soffitto, una di loro cadde e mancò Vess di tre centimetri.

– Ehm, io stavo solo… – iniziò Vess.
– Solo cosa?! Volevi criticare la mia arte?! – ruggì il T-Rex.
– No no, anzi, molto bello l’oss… l’osso rosso lì – tentò Vess, indicando a caso.

Il T-Rex guardò l’osso rosso.
– Quella è “Passione n.47: Tramonto sul Cretaceo”. Ci ho messo sette giorni per farla, sai quanto è difficile sfumare l’argilla usando il mignolo?
Il T-Rex agitò il suo braccino, oggettivamente era difficile sfumare i colori con quelle manine così piccoline.

Il T-Rex iniziò a fare dei passi verso Vess, che stava già prendendo la rincorsa per evaporare via dalla grotta, e poi disse:
– Tutti mi vedono solo come il T-Rex feroce cacciatore! Ma nessuno sa dell’artista che sono dentro!

– Eh sì… – disse Vess timoroso, cercando di indietreggiare verso l’uscita.
– Fermo! – Il T-Rex bloccò l’uscita con una zampa – Non sei curioso di vedere tutta la mia collezione d’arte? – disse inarcando un sopracciglio.

– Assolutamente sì – rispose Vess d’impulso.
– Perfetto! – disse felicissimo il T-Rex battendo le sue “manine”.

Il T-Rex mostrò a Vess ogni singolo osso da lui dipinto.
– Ecco “Melancolia Blu n.3” – diceva, e poi – “La Gioia del Giallo” – che era un osso tutto giallo e poi – “Fusione Cromatica Sperimentale” – che era un osso con tutti i colori buttati a caso.

– Bellissimi… – commentava Vess a denti stretti.
Il T-Rex lo guardò con occhi compiaciuti.
– Bravo, tu sì che ne capisci di arte! – gli disse.

Poi il T-Rex accompagnò Vess all’uscio della grotta dicendogli:
– Va’, e diffondi la mia arte nel mondo! Sennò… ti mangio!
– Mi mangi!? – disse Vess sbiancando in viso.
– Si, ti mangio.
– Ok, vado e diffondo! – Vess sorrise e si allontanò con passo spedito dalla caverna.

Bess lo stava aspettando limandosi gli artigli appoggiato al tronco di un albero.
– Uè fra’, dove sono le ossa di diamanti?! – gli urlò contro.
Vess, che stava ancora correndo come un missile per la paura, gli saltò al collo e, con una mossa di wrestling, lo atterrò.
– Il tesoro era finto! – urlò Vess, tenendo Bess schiacciato a terra – erano solo ossa dipinte! E il T-Rex mi ha quasi mangiato!
– Ehi ehi, tranqui bro’, almeno sei vivo no? – disse Bess cercando di divincolarsi.
– Tranqui?! Tranqui un corno!

In quel momento si udì un ruggito dalla grotta.
Il T-Rex uscì dall’ingresso con due secchi di argilla colorata.
– Aspettate piccoli velociraptor! – urlò – ho avuto un’ispirazione! Voi due sarete la mia nuova opera d’arte!

Bess sbiancò.
– Corri! – disse Vess.
– Corro! – disse Bess.
I due corsero, ma il T-Rex li inseguì con i secchi di argilla, canticchiando felice.
Dieci minuti dopo, Vess e Bess tornavano alla Valle di Rocciaverde completamente dipinti: Vess era tutto giallo a pois rossi, Bess era blu a righe verdi.

– Questa – disse il T-Rex soddisfatto, ammirandoli da lontano – si chiamerà “Fratelli Cromatici: Studio sui Velociraptor!”.

Bess cercò di togliersi l’argilla dalla cresta.
– L’argilla colorata non se ne va via… – disse disperato.
– Bene – disse Vess, sorridendo per la prima volta – così tutti sapranno che sei una testa di rapa patentata…

Il colore impiegò tre giorni per andarsene via.
La Bronty lasciò Bess il giorno dopo perché “non era più trendy”.
Vess scoprì per caso che, dietro casa sua, c’era una bellissima e morbidissima pietra piatta dove poter sedersi a guardare le nuvole, e dimenticarsi di cosa stesse facendo.

Il T-Rex invece vinse il premio “Artista dell’Anno” nella categoria “Arte Viva”.

Morale della storia:
Il vero tesoro non è quello che cerchi, ma l’argilla appiccicosa che ti ritrovi addosso lungo la strada. E se l’argilla non se ne va per tre giorni, pazienza: almeno sei diventato un’opera d’arte vivente.

⚜️ Fine della fiaba ⚜️

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Vess e Tartagino che illumina la notte 💥

Il mal di pancia di Tartagino può davvero salvare un’intera valle dai dinosauri?

Immaginate di dover salvare il mondo, ma il vostro alleato più fidato ha appena esagerato con la cena a base di felci…

Questa è la sfida di Vess il Velociraptor, il suo piano è semplice: lui vede il pericolo, pizzica la coda del suo amico Tartagino, e lo Stegosauro con un fischio potentissimo mette in allarme l’intera valle.

Un piano infallibile.

Almeno fino a quando il T-Rex non fa la sua comparsa e Tartagino, con il pancino pieno di gas di felci fermentate, scopre di avere un problema ben più urgente da risolvere…


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Vess e Tartagino che illumina la notte 💥


C’era una volta, tanto, ma tanto tempo fa, la Valle di Rocciaverde.
Era una valle bellissima, piena di felci, alberi giganteschi e dinosauri che vivevano in relativa pace, e quella notte la luna piena illuminava la valle con la sua luce argentata.

Vess il Velociraptor aveva un incarico importantissimo: doveva fare la guardia e avvisare tutti gli altri dinosauri se il T-Rex avesse deciso di venire a fare il gradasso nei paraggi.
Così si preparò, piazzando molte torce fiammeggianti vicino a sé per illuminare la notte che stava sopraggiungendo.

A fare compagnia a Vess quella sera c’era Tartagino lo Stegosauro.
– Ho un’idea geniale! – disse Vess, saltellando verso Tartagino.
Tartagino stava masticando felci con l’espressione beata di chi ha appena trovato il cibo più delizioso del mondo, poi diede uno sguardo a Vess che gli si stava avvicinando.

– Tartagino! Tu sarai la mia campanella d’allarme! – annunciò Vess, solenne come un generale che annuncia una strategia militare rivoluzionaria.
– Mmmmh? – fece Tartagino, mentre ruminava con la bocca piena.

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Tito e il pacco sbagliato 📦

Consegnare o non consegnare? Il dilemma preistorico di Tito di fronte al sonno pesante di Tonko.

Un pacco consegnato all’indirizzo sbagliato, Tito il triceratopo è determinato a fare la cosa giusta: consegnarlo al suo legittimo proprietario.

Ma Tonko dorme come un sasso e Tito non vuole assolutamente svegliarlo!
L’ostinazione di Tito lo porterà a escogitare i piani più improbabili, più cerca di essere delicato, più il disastro sembra inevitabile.

E quando tutto sembra perduto, la soluzione arriva dall’unica cosa che non aveva considerato: il contenuto del pacco stesso…

Scopri come un gesto di pura cortesia possa innescare una reazione a catena di risate!


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Tito e il pacco sbagliato 📦


C’era tanto tanto tempo fa la valle di Rocciaverde, dove quella mattina regnava la tranquillità. Tito il triceratopo stava facendo colazione con foglie di felce, di cui la valle era piena, quando all’improvviso sentì un tonfo davanti alla sua grotta.
Era un pacco.

Un pacco bello grande, avvolto in corteccia di sequoia, con su scritto “Per Tonko, Via delle Pietre 45”
Grattandosi la testa con la zampa Tito borbottò:
– Quel postino pterodattilo ha sbagliato di nuovo!

Sospirò, avrebbe portato lui il pacco a Tonko, il suo vicino anchilosauro abitava solo cinque grotte più in là, sarebbe stata una cortesia da buon vicinato facile facile.

O forse no.

Tito arrivò davanti alla grotta di Tonko trascinando il pacco, mise la testa dentro ma non vide nulla perché c’era il buio più totale.

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Tartagino e la zuppa dello chef 🍲

Zuppe di felci e amicizia preistorica: come si supera una “puzzolente” prova di fedeltà?

Nella turbolenta Valle di Rocciaverde, un cuoco improvvisato e il suo migliore amico stanno per sedersi a tavola.
Il menù? Sette zuppe, sei sono immangiabili, ma l’ultima, la “Zuppa di Felci Fresche”, è buonissima.

Peccato che a Tartagino le felci facciano degli scherzetti al pancino…

Un gorgoglio, poi un tremore, poi… una puzzetta silenziosa capace di piempire un’intera caverna in pochi secondi.

Riuscirà la loro amicizia a sopravvivere ad un odore simile ai calzini bagnati di un mammut?
Preparate le mollette per il naso, sta per iniziare una storia… “aromatica”.


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Tartagino e la zuppa dello chef 🍲


Tanto tanto tempo fa, nella Valle di Rocciaverde, dove i vulcani eruttavano un giorno sì e l’altro anche, vivevano due grandi amici: Tartagino e Tonko.

Tartagino era uno stegosauro, con le placche sulla schiena e un sorriso sempre stampato sul muso. Aveva un solo, piccolissimo difetto: se mangiava troppe felci il suo pancino produceva peti così potenti da far tremare le montagne.

Tonko, invece, era un anchilosauro con la coda a mazza chiodata e un carattere buono ma brontolone. Passava le giornate a lamentarsi del caldo, del freddo, della luce, del buio e soprattutto del fatto che non riusciva mai a dormire abbastanza.

Un pomeriggio però Tonko ebbe un’idea grandiosa: decise che sarebbe diventato un grande chef stellato!
Così iniziò a preparare tutta una serie di zuppe seguendo ricette di sua invenzione.
Una volta che furono pronte andò dal suo amico Tartagino e lo invitò ad assaggiarle tutte.

E così Tartagino, pensando che fosse sempre il momento buono per mangiare qualcosa, si incamminò verso la caverna di Tonko.

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La grande caccia al tesoro di Rocciaverde 🐝

Dalla tana del T-Rex al ponte pericolante: riusciranno i tre amici a trovare il Tesoro Perduto di Rocciaverde?

Cosa succede quando affidi una mappa del tesoro al velociraptor più distratto della preistoria?
Semplice: ti ritrovi a testa in giù appeso a una liana, inseguito da un tirannosauro con le braccia corte e con un dirupo di lava incandescente ad aspettarti.

Questa è l’epopea di Volas, Tito e Vess, tre dinosauri, un obiettivo e zero senso dell’orientamento.

La loro avventura vi dimostrerà che a volte il vero tesoro è la capacità di ridere delle disavventure mentre delle api giganti vi rincorrono minacciose.


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La grande caccia al tesoro di Rocciaverde 🐝


C’era una volta, tanto tanto tempo fa, una valle chiamata Rocciaverde. Era verde e aveva tante rocce, come il nome faceva intuire.

In quella valle viveva Volas, uno pterodattilo, e quella mattina stava facendo il giro della morte sopra il laghetto davanti casa quando atterrò (malamente) davanti alla grotta del suo amico Tito.

Volas, senza nemmeno bussare entrò nella grotta dell’amico e gli parlò tutto emozionato:
– Guarda qua Tito! Secondo me ho trovato una mappa del tesoro! – urlò sventolandogli davanti al naso una foglia gigante tutta scarabocchiata.

Tito il triceratopo alzò un sopracciglio.
– Volas, l’ultima volta che hai trovato qualcosa di “fantastico” era un sasso che secondo te era una pizza appena sfornata…

– E sembrava davvero una pizza! – si difese Volas – comunque questa volta è diversa, guarda, ci sono disegnate delle montagne, degli alberi e… credo… una torta gigante!

– È un vulcano – aggiunse con tono pacato Tito, che alla vista della mappa iniziava ad incuriosirsi.
– Ah, questo spiega le fiammelle – continuò Volas avvicinando la mappa agli occhi per guardarla meglio.

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La leggenda di Re Carnevale 👑

Cosa succede quando Re Carnevale e Regina Quaresima si incontrano sul trono?

In un regno sospeso fuori dal tempo, l’eccesso festoso di Re Carnevale sta per infrangersi contro la fredda realtà di chi sta arrivando dalle colline.

La Regina della Quaresima avanza per riportare ordine, silenzio e grigio, mettendo fine alla magia delle festa di Carnevale.

Ma una piccola maschera colorata caduta da una tasca, rivelerà la verità sulla Regina…


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La leggenda di Re Carnevale 👑


C’era una volta, in un tempo che non si può segnare sul calendario, un regno dove regnava
Re Carnevale.

Re Carnevale era grasso come una botte e rosso in viso come il vino che traboccava dal suo calice d’oro, era vestito con stoffe che urlavano tutti i colori dell’arcobaleno insieme. Sulla sua corona pendevano campanelli che tintinnavano ad ogni movimento, e dalle sue tasche cadevano caramelle e dolci come fossero bucate.

– Oggi è festa! Domani è festa! Dopodomani… ancora festa! – urlava alle folle che festeggiavano sotto il suo castello fatto di carta pesta e coriandoli.

Il suo regno era un caos perfetto. I giorni non avevano orari, le notti non avevano fine.
Le strade erano fiumi di musica dove sfilavano i carri allegorici: c’era il Carro del Sole Stanco, con girasoli grandi come ombrelli che ridevano a crepapelle; c’era la Nave dei Sogni Storti, tutta storta per davvero, che navigava nell’aria portando pescatori che pescavano nuvole; c’era il Drago Mangianuvole, che sputava fumo colorato profumato di zucchero filato; c’era il Castello Ambulante, con torri che si piegavano per salutare i bambini.

E poi, oh, c’era il Carro della Samba Selvaggia, arrivato da terre lontane dove il carnevale non finiva mai. Era una esplosione di piume fucsia, azzurre, dorate, che sembravano ali di uccelli impossibili. Le ballerine danzavano come se i loro piedi non toccassero terra, e la musica faceva ballare tutto il regno.

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Il Carnevale di Venezia, la Maschera del Leone Alato 🎭

La Maschera del Leone Alato è Scomparsa: Chi sarà il Ladro Misterioso?

Durante il Carnevale di Venezia, dove ogni volto è nascosto da una maschera misteriosa e ogni sussurro si perde nei canali, un tesoro inestimabile svanisce nel nulla.

C’è una sola traccia da seguire: un biglietto firmato con un piccolo indizio.

Marina, per amore del nonno, intraprende la caccia al ladro usando il silenzio come un’arma per smascherare il colpevole, ma deve fare in fretta, prima che il Carnevale finisca…


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Il Carnevale di Venezia, la Maschera del Leone Alato 🎭


I

Le luci esplodevano specchiandosi sull’acqua come stelle cadute dal cielo.
Una folla mascherata correva, rideva, vociava, mentre un’orchestra invisibile suonava da qualche parte tra i palazzi.

Sotto i veloci passi di Marina il ponte vibrava. Era un tremore impercettibile, che solo chi conosce Venezia sa riconoscere

Indossava la maschera de la Moretta, in velluto nero a ovale perfetto, per reggerla doveva stringere tra i denti un bottone d’avorio, che così non le permetteva di parlare, ma i suoi occhi, visibili attraverso le fessure a mandorla, parlavano per lei.
Dietro il velluto nero della maschera, Marina era diventata puro sguardo, pura osservazione.

Il suo ventaglio si aprì con un fruscio leggero, Marina lo agitò tre volte, un gesto preciso come una formula magica, e il gondoliere che remava vicino al ponte iniziò a parlare.

– Strano, strano davvero! – esclamò l’uomo senza sapere perché – Stanotte ho visto una barca ferma sotto il Ponte delle Maravegie, era una barca nera, senza lanterna, e ho visto un’ombra che portava qualcosa avvolto in un telo.

Marina annuì impercettibilmente, il ventaglio si richiuse velocemente e i suoi occhi guardarono inquieti la laguna.

Era iniziato tutto tre giorni prima.

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Il Carnevale degli animali 🦁🦘🐢🐓🦢

Cosa succede nel Boschetto della Luna? E perché gli animali hanno iniziato a ballare tutti insieme?

Ci sono inviti che arrivano per posta. E poi ci sono quelli che trovi per caso, scritti su una foglia d’oro, destinati solo a chi ha il coraggio di credere nella propria fantasia.

E quella notte, il bosco non era più fatto di soli alberi, era diventato una gran sala da ballo pronta a fare da palcoscenico ad una incredibile festa!


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Il Carnevale degli animali 🦁🦘🐢🐓🦢


Quella sera io ero lì, nascosto dietro un cespuglio di more, quando vidi quella cosa brillare per terra. Era una foglia dorata, (una vera foglia d’oro!) con delle parole scritte sopra.

“Questa notte, gran ballo nel Boschetto della Luna. Tutti gli animali sono invitati.”

Io non sono un animale, sono solo un bambino. Ma decisi che sarei andato lo stesso, perché le notti magiche non aspettano nessuno.

Quando arrivai nel boschetto, il leone era già lì. Camminava piano piano, con quella sua criniera che sembrava fatta di sole arrotolato. Ogni suo passo faceva tremare l’erba, ma non per paura, per rispetto. Era come quando entra in classe la maestra e tutti, zitti zitti, si siedono al loro posto.

Poi arrivarono le galline e i galli. Mamma mia, che confusione! Beccavano di qua, beccavano di là, parlavano tutti insieme senza mai smettere.

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